2 Aprile 2025 di Roberto de Mattei – Corrispondenza umana – 1892
La situazione del mondo oggi è talmente intricata da richiedere una grande tranquillità d’animo e lucidità di mente a chiunque voglia orientarsi. La pandemia, la guerra russo-ucraina e l’elezione di Donald Trump hanno sconvolto un falso equilibrio internazionale. La classe politica e intellettuale che governa il mondo dall’epoca della Rivoluzione francese vede oggi sgretolarsi il suo potere e le sue illusioni. I cattolici non possono che rallegrarsi del crollo della pseudo-civiltà nata dalla Rivoluzione francese, ricordando che c’è una sola civiltà degna di questo nome: la Civiltà cristiana. Oggi però l’ordine naturale e cristiano è minacciato da un caos globale a cui contribuiscono tutte quelle posizioni che si allontanino dagli insegnamenti immutabili della Chiesa. Ed alla luce di questi insegnamenti che bisogna giudicare anche la complessa situazione internazionale. Lo sforzo che i cattolici sono chiamati a fare in questo momento è quello di risalire da una lettura puramente politica degli eventi a una lettura soprannaturale, che tenga conto in primo luogo degli interessi di Dio e della Chiesa.
Per comprenderlo bisogna rileggere con attenzione gli insegnamenti pontifici raccolti dai Monaci di Solesmes, nei due volumi dedicati a La Paix Internationale (Desclée, Paris 1956), tradotti in italiano nel 1962 dalle Edizioni Paoline, e, in particolare, il Radiomessaggio rivolto da Pio XII al mondo intero il 24 dicembre 1951, vigilia del Santo Natale (vol. II, 615-627; testo integrale in A.A.S., vol. 44 (1952), n. 1, pp. 5-15). In questo importante documento il Papa affronta il tema del contributo della Chiesa alla causa della pace per spiegare in che cosa realmente consiste.
L’errore che il Papa vuole dissipare è quello di coloro che «considerano la Chiesa quasi come una qualsiasi potenza terrena, come una sorta d’impero mondiale» e chiedono ad essa o di prendere partito politico, in favore di una parte o dell’altra o, al contrario, di assumere una posizione di neutralità politica, dimenticando che la Chiesa non può mettersi al servizio di interessi puramente politici. Perciò, ammonisce Pio XII, «uomini politici, e talvolta perfino uomini di Chiesa, che intendessero fare della Sposa di Cristo la loro alleata o lo strumento delle loro combinazioni politiche nazionali o internazionali, lederebbero l’essenza stessa della Chiesa, arrecherebbero danno alla vita propria di lei; in una parola, l’abbasserebbero al medesimo piano, in cui si dibattono i conflitti d’interessi temporali. E ciò è e rimane vero anche se avviene per fini ed interessi in sé legittimi».
La Chiesa non contribuisce alla pace con scelte politiche, ma ricordando al mondo le grandi verità che trascendono la politica. «Chi dunque volesse staccare la Chiesa dalla sua supposta neutralità, o premere su di lei nella questione della pace, o menomare il suo diritto di determinare liberamente se e quando e come voglia prendere partito nei vari conflitti, non faciliterebbe la sua cooperazione all’opera della pace, perché una tale presa di partito da parte della Chiesa, anche nelle cose politiche, non può mai essere puramente politica, ma deve essere sempre “sub specie aeternitatis”, nella luce della legge divina, del suo ordine, dei suoi valori, delle sue norme».
Il Papa aggiunge: «Non è raro il caso, in cui potenze e istituti puramente terreni si vedono uscire dalla loro neutralità, per schierarsi oggi in un campo, domani forse nell’altro. È un giuoco di combinazioni, che può spiegarsi col fluttuare incessante degl’interessi temporali. Ma la Chiesa si tiene lontana da simili mutevoli combinazioni. Se giudica, non è per essa uscire da una neutralità fino allora osservata, perché Dio non è mai neutrale verso le cose umane, dinanzi al corso della storia, e perciò non può esser tale neppure la sua Chiesa. Se parla, è in virtù della sua divina missione voluta da Dio. Se parla e giudica sui problemi del giorno, è con la chiara coscienza di anticipare, nella virtù dello Spirito Santo, la sentenza che alla fine dei tempi il suo Signore e Capo, Giudice dell’universo, confermerà e sanzionerà».
Il Papa sottolinea che Dio non è mai neutrale nelle cose umane e tanto meno può esserlo la Chiesa. Essa non è mai “neutrale”, prende parte alle lotte del mondo, ma i suoi criteri non sono politici, perché hanno di vista non gli interessi mondani. di nazioni o individui, ma la gloria di Dio e il bene delle anime. La Chiesa, ammonisce Pio XII, «non può consentire a giudicare secondo criteri esclusivamente politici; non può legare gl’interessi della religione a indirizzi determinati da scopi puramente terreni; non può esporsi al pericolo che si dubiti fondatamente del suo carattere religioso; non può dimenticare, neppure per un momento, che la sua qualità di rappresentante di Dio sulla terra non le permette di rimanere indifferente, anche un solo istante, fra il “bene” e il “male” nelle cose umane».
«Il Bambino, che giace nella culla di Betlemme – sottolinea – è il Figlio eterno di Dio fatto Uomo, e il suo nome è “Princeps pacis”, Principe della pace». Ma, «quando dalla dolce intimità, pacifica e calda al cuore, del Bambino di Betlemme la Chiesa e il suo supremo Pastore passano al mondo che vive lontano da Cristo, si sentono come colpiti da una corrente di aria glaciale. Quel mondo non parla che di pace, ma pace non ha; rivendica a sé tutti i possibili ed impossibili titoli giuridici per stabilire la pace, ma non conosce o non riconosce quella missione pacificatrice che emana immediatamente da Dio, la missione di pace dell’autorità religiosa della Chiesa. Poveri miopi, il cui ristretto campo visivo non si estende oltre le possibilità riscontrabili dell’ora presente, oltre le cifre delle potenzialità militari ed economiche! Come potrebbero essi farsi la minima idea del peso e della importanza dell’autorità religiosa per la soluzione del problema della pace? Spiriti superficiali, incapaci di vedere in tutta la sua verità ed ampiezza il valore e la forza creatrice del Cristianesimo, come potrebbero non rimanere scettici e sprezzanti verso la potenza pacificatrice della Chiesa?».
Continua e conclude Pio XII: «Anche oggi, come già altre volte, dinanzi al presepio del divino Principe della pace, Ci vediamo nella necessità di dichiarare: il mondo è ben lontano da quell’ordine voluto da Dio in Cristo, che garantisce una pace reale e durevole». E’ indispensabile dunque «fissare lo sguardo sull’ordine cristiano, oggi da troppi perduto di vista, se si vuol vedere il nodo del problema quale ora si presenta, se si vuole non solo teoricamente, ma anche praticamente, rendersi conto del contributo che tutti, e in primo luogo la Chiesa, possono veramente prestare, anche in circostanze sfavorevoli e a dispetto degli scettici e dei pessimisti. (…) Il nodo del problema della pace è al presente di ordine spirituale, è manchevolezza o difetto spirituale. Troppo scarso è nel mondo di oggi il senso profondamente cristiano, troppo pochi sono i veri e perfetti cristiani. In tal maniera gli uomini stessi mettono ostacolo all’attuazione dell’ordine voluto da Dio. Bisogna che ciascuno si persuada di questo carattere spirituale inerente al pericolo di guerra. Ispirare tale persuasione è in primo luogo ufficio della Chiesa, è oggi il suo primo contributo alla pace».
Ne siamo persuasi e di fronte al conflitto russo-ucraino e a tutte le crisi del nostro tempo, riassumiamo la nostra posizione in questi termini: le vicende politiche nazionali e internazionali devono essere giudicate sempre e solo «sub specie aeternitatis»,«nella luce della legge divina, del suo ordine, dei suoi valori, delle sue norme», perché solo l’ordine voluto da Dio in Cristo allontana le guerre e garantisce quella pace reale e durevole, che non ha niente a che fare con la falsa pace invocata dai politici e dai mondani.