"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2022 Pagina 84 di 179

Elezioni 25 Settembre: Chi guiderà l’Italia nel tempo dei segreti?

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul riposo in Dio

Cari amici,

in questo periodo molti di voi stanno dedicando il proprio tempo alle vacanze, al riposo fisico e mentale dalle tante attività di routine. Molti trascorrono le vacanze al mare, altri in montagna, c’è chi ne approfitta per visitare i tanti incantevoli luoghi di interesse storico, culturale ma anche paesaggistico che abbiamo nella nostra bellissima penisola.

La Regina della pace ha dedicato alcuni messaggi proprio alla contemplazione del Creato e al riposo in Dio. Durante le vacanze anche l’anima riposa e si disseta.

Utilizzate bene il tempo di riposo e donate alla vostra anima e ai vostri occhi il riposo in Dio.
Trovate la pace nella natura e scoprirete Dio il Creatore al quale potrete rendere grazie per tutte le creature;
allora troverete la gioia nel vostro cuore.
(messaggio del 25 luglio 2001)

In questo tempo non pensate solo al riposo del vostro corpo ma, figlioli, cercate tempo anche per l’anima.
Che nel silenzio lo Spirito Santo vi parli e permettetegli di convertirvi e cambiarvi.

(messaggio del 25 luglio 2006)

In questo tempo in cui pensate al riposo del corpo, io vi invito alla conversione. Pregate e lavorate in modo che il vostro cuore aneli al Dio creatore che è il vero riposo della vostra anima e del vostro corpo.
(messaggio del 25 luglio 2008)

Nel messaggio del 25 luglio 2001 la Madonna ci ha rivolto l’invito a riscoprire Dio nella natura. Quando la fede era più fervorosa e diffusa, quando si andava nella natura si vedeva veramente la presenza di Dio Creatore. La maggior parte delle persone oggi vive senza Dio, è la caratteristica del nostro tempo in cui il virus dell’incredulità e dell’ateismo si sta diffondendo come una nebbia oscura che offusca la vista e copre tutto ciò che è divino.

Qual è la differenza tra lo sguardo sulla natura del credente e del non credente?

Sicuramente molti in vacanza si godono i nuovi panorami, scorci, paesaggi ammirando ciò che li circonda e aprono lo sguardo solo su quello che vedono. C’è anche chi va oltre e nella natura incontra veramente Dio.

Gesù stesso ci offre una chiave di lettura suggestiva in proposito: «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre […]  Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro». Matteo 6,25-33

Ecco quale dev’essere il nostro sguardo sulla bellezza della natura: dobbiamo scorgere l’opera del Padre Celeste. È questo lo sguardo cristiano, è questa la visione biblica che si trova anche nell’Antico Testamento.

Dio ha creato dal nulla tutte le cose con la sua potenza e con la sua Provvidenza le governa e le porta al loro fine.

Nella luce della divina Rivelazione, noi cristiani abbiamo la chiave per la soluzione dell’interrogativo all’origine di tutte le religioni e filosofie, ossia chi ha fatto l’universo?

La risposta è che sicuramente all’origine c’è un creatore, contrariamente alle tante correnti di pensiero che dicono che l’universo è eterno. Nessun pensatore o scienziato ha mai detto che all’origine c’è il nulla, solamente il Cristianesimo definisce un prima e un dopo la Creazione.

Prima che Dio lo creasse, l’universo non c’era. È stato voluto da Dio.

Nel vostro tempo di vacanza vi consiglio di leggere il libro della Creazione per poter contemplare approfonditamente il creato in questo modo incontrerete Dio e aprirete lo sguardo dell’anima sulle meraviglie che vi circondano.

Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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L’Osce – Ucraina: ecco le stanze delle torture

Il rapporto degli ispettori rivela sevizie e pratiche che ora sono «provate» da riscontri

NELLO SCAVO- Avvenire 22 Luglio 2022

Le stanze delle torture erano state allestite per durare. Ne hanno trovate ovunque nei territori occupati dai russi costretti poi a ripiegare. E proprio durante la precipitosa ritirata gli occupanti non hanno avuto molto tempo per distruggere le prove. In molti casi non ci hanno neanche provato, come a voler lasciare sui corpi e sui tavolacci della mattanza il marchio della vendetta e l’avvertimento per quando sarebbero tornati.

Gli investigatori dell’Osce, l’Organizazzione per la cooperazione e la sicurezza in Europa hanno perfino dovuto ammettere di non avere considerato a sufficienza la portata dell’orrore. Nel loro secondo rapporto di 130 pagine con il timbro «restricted», il resoconto «riservato » rivela sevizie e pratiche che ora sono provate da riscontri messi a disposizione della giustizia internazionale. «La missione ha identificato due nuovi fenomeni allarmanti che non erano stati inclusi o a cui non era stata prestata sufficiente attenzione nel primo rapporto – si legge nel nuovo dossier –, vale a dire la creazione e l’uso dei cosiddetti centri di filtraggio». Sono le centrali delle deportazioni verso la Russia in direzione dei territori sotto il controllo delle forze di Mosca. Ma arrivarci da vivi è già una fortuna. L’Osce ha documentato «chiari modelli di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale attribuibili principalmente alle forze armate russe».

Ci vuole fegato anche solo per leggere fino a che punto si stiano spingendo i criminali in divisa: «I segni di tortura e maltrattamento sui cadaveri dei civili uccisi mostrano anche il mancato rispetto del principio di umanità che dovrebbe guidare l’applicazione del diritto internazionale umanitario nelle operazioni militari».

 Di Bucha si sa quasi tutto. Di Zabuchchya quasi nulla. E’ un piccolo villaggio con case in sassi a mezz’ora da Kiev. Erano i giorni del tentato assedio sulla capitale, dalle nevi di febbraio al primo caldo primaverile di fine marzo. «Sono stati scoperti in uno scantinato 18 corpi mutilati di uomini, donne e bambini assassinati », riporta l’Osce. Non sono stati ammazzati a sangue freddo. A Bucha i civili sono stati trucidati nel corso della ritirata, falciati dalle raffiche sparate dai fuggiaschi. A Zabuchchya no. Gli aguzzini hanno avuto tutto il tempo per spiegare che sotto la bandiera di Putin la musica sarebbe cambiata. «Ad alcuni – scrivono gli specialisti dell’Osce – erano state tagliate le orecchie, ad altri erano stati strappati i denti». A 400 chilometri di distanza, in direzione del Donbass, «altre camere di tortura sono state trovate a Trostyanets, nell’oblast di Sumy». Più a Sud, nell’are di Kherson, la provincia dove nelle prossime settimane si concentrerà la controffensiva Ucraina in direzione della Crimea «sono stati registrati attacchi intenzionali contro gli anziani.

Le testimonianze ricevute dalla missione sostengono che i soldati russi – informa il dossier – sparano e feriscono anche i civili che vogliono lasciare o entrare nella regione di Kherson». I “centri di filtraggio” sono una delle vergogne di questo conflitto. Decina di migliaia di esseri umani rastrellati, fatti prigionieri e portati in Russia contro la loro volontà. La riprova della tendenza «ad aggirare gli obblighi internazionali consegnando le persone detenute alle due cosiddette Repubbliche Popolari e lasciando che si impegnino in pratiche problematiche, tra cui l’imposizione della pena di morte». I numeri delle sparizioni sono volutamente nascosti da Mosca, che scarica eventuali responsabilità sulle repubbliche separatiste, che a loro volta negano l’esistenza di questo fenomeno. Al contrario «la missione ha ottenuto la conferma dell’esistenza di casi di deportazione, anche se il numero preciso è difficile da determinare ». La Commissione ucraina per i diritti umani ha sostenuto a metà maggio che la Russia ha trasferito più di 210.000 bambini durante il conflitto, parte degli oltre 1,2 milioni di ucraini deportati contro la loro volontà.

Come in ogni guerra, la brutalità finisce per contagiare i fronti, confondendo talvolta vittima e carnefice. «Gli esperti hanno scoperto sui social immagini di soldati e civili che mostravano chiaramente che i loro resti non venivano trattati in modo rispettoso. La missione è riuscita a confermare il mancato rispetto dei morti da parte di entrambi i belligeranti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA Le 130 pagine con il timbro «restricted» riportano «chiari modelli di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale attribuibili principalmente alle forze armate russe»

🔴NOVITA’🔴LIVE VIDEO LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕   

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟 

Ci sono dei peccati imperdonabili?

Carissimo Padre Livio,

grazie  per  il suo  Blog che ci aiuta a prepararci al  tempo dei segreti.  C’è  un messaggio della  Madonna che mi  lascia un po’ perplesso,  dato proprio nel primo anno delle apparizioni:

“Oggi molti vanno all’inferno. Dio permette che i suoi figli soffrano nell’inferno perché hanno commesso colpe gravissime e imperdonabili. Coloro che vanno all’inferno non hanno più possibilità di conoscere una sorte migliore. Le anime dei dannati non si pentono e continuano a rifiutare Dio. E lì lo maledicono ancor più di quanto non facessero prima, quando erano sulla terra. Diventano parte dell’inferno e non vogliono essere liberate da quel luogo”. ( 25 Luglio 1982)

In che senso ci sono dei peccati imperdonabili? Lei ci ha sempre spiegato che ci viene perdonato qualsiasi peccato del quali ci si penta. Ci sono alcuni peccati che fanno eccezione.

Dio la  benedica  sempre!

Massimo da Lecce

Caro Massimo, 

confermo che il pentimento  con  la confessione cancella  anche i peccati più gravi.

La  Madonna proprio il giorno prima  aveva detto che “ Anche chi ha fatto molto male durante la vita terrena può andare diritto in Cielo se alla fine della vita si pente sinceramente dei suoi peccati, si confessa e si comunica”. (24 Luglio 1982)

Quali solo dunque i  peccati “imperdonabili”? Sono dei peccati gravissimi che uno giunge a compiere discendendo negli abissi del male,  fino a diventare una cosa sola con Satana e divenendo suo strumento di inganno e di distruzione nel mondo.

Purtroppo,  in particolare oggi quando satana è sciolto dalle  catene, si moltiplicano persone  di questo genere,  il cui cuore diviene impenitente e già  ora realizzano in  se stesse la condizione delle  anime dannate.

La loro condizione esistenziale è  quella di un  rifiuto radicale di Dio  e del suo perdono.

Dobbiamo vegliare e  tenere viva  la coscienza e il rimorso per   non  cadere nell’impenitenza.

Ave Maria

Padre  Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

LA LOTTA CONTRO L’ANTICRISTO (3)

(+Fulton Scheen 1895-1979)

“La seconda ragione per cui dovrà arrivare una crisi è per prevenire una identificazione sbagliata tra la Chiesa e il mondo.

Nostro Signore ha inteso che coloro che sono i Suoi seguaci fossero diversi nello spirito da coloro che non lo sono.

Ma questa linea di demarcazione è stata offuscata. Invece del nero e del bianco c’è soltanto una sfumatura. La mediocrità e il compromesso caratterizzano le vite di tanti cristiani.

Leggono gli stessi romanzi dei moderni pagani, educano i figli nella stessa maniera atea, danno retta ai medesimi commentatori che non hanno altri criteri se non giudicare il presente dal passato e il futuro dal presente.

Consentono che s’insinuino nelle loro famiglie usi pagani come il divorzio e le seconde nozze; vi sono sedicenti leader sindacali cattolici privi di carattere che danno indicazioni di voto per i comunisti ai congressi, o scrittori cattolici che accettano presidenze in organismi comunisti per inoculare idee totalitarie nei film.

Non ci sono più il conflitto e l’opposizione che devono caratterizzarci. Stiamo influenzando il mondo meno di quanto il mondo influenzi noi. Non c’è più diversità.

Noi che siamo stati inviati per fondare un ospedale siamo stati infettati dalla malattia, e dunque abbiamo perduto il potere di guarire.

E poiché l’oro è mescolato a una lega, tutto dev’essere gettato nella fornace affinché lo scarto sia bruciato. Il valore della prova sarà di distinguerci.

Una catastrofe deve giungere per rifiutarci, disprezzarci, odiarci, perseguitarci, e allora, allora potremo marcare la nostra lealtà, affermare la nostra fedeltà e dichiarare dalla parte di chi stiamo.

 Diminuiremo in numero, ma aumenteremo in qualità. Non è per la Chiesa che temiamo, ma per il mondo. Tremiamo non perché Dio potrebbe essere scalzato dal trono, ma perché potrebbe regnare la barbarie.

Infine tre consigli pratici per questi tempi, perché i cristiani prendano coscienza che un momento di crisi non è un tempo di disperazione, ma di opportunità.

Siamo nati nella crisi, nella sconfitta: la Crocefissione. E una volta che prendiamo coscienza che siamo sottoposti alla Collera Divina, possiamo diventare oggetto della Divina Misericordia.

Gli autentici insegnamenti di Dio generano speranza. Il ladrone sulla destra arrivò a Dio attraverso una crocefissione.

In secondo luogo i cattolici devono accrescere la loro fede, appendere un crocifisso nelle loro case, ricordarsi che hanno una croce da portare; riunire le vostre famiglie ogni sera per recitare il rosario.

Andare alla Messa quotidiana; fare ogni giorno l’Ora Santa nella Presenza del nostro Signore dell’Eucaristia, soprattutto nelle parrocchie dove i pastori sono consci del bisogno del mondo e quindi celebrano servizi di riparazione.

Infine, ebrei, protestanti, cattolici, americani, tutti noi dobbiamo prendere coscienza che il mondo ci chiama a sforzi eroici per la spiritualizzazione.

 Non invochiamo l’unità religiosa, che non è possibile se acquistata al prezzo dell’unità della verità, ma chiediamo un’unità delle persone religiose, nella quale ognuno marci separato secondo la luce della sua coscienza, ma tutti colpiscano insieme per il progresso morale del mondo.

 Le forze del male sono unite; le forze del bene sono divise. È possibile che non riusciremo mai ai ritrovarci nel medesimo banco – voglia Dio che accada – ma possiamo incontrarci sulle nostre ginocchia. Potete stare certi che nessun sordido compromesso né equilibrismo vi riguarderà.

Coloro che hanno fede faranno meglio a rimanere in stato di grazia e coloro che non l’hanno faranno meglio a capire le proprie intenzioni, poiché nell’era che viene ci sarà un solo modo per fermare le vostre ginocchia tremanti, e sarà piegarle e mettersi a pregare.

Pregate Michele, Michele il Principe del mattino, che sconfisse Lucifero che voleva farsi dio. Quando un tempo il mondo si incrinò a causa di un ghigno in paradiso, egli si alzò e trascinò giù dai sette cieli l’orgoglio che voleva guardare l’Altissimo dall’alto in basso.

E pregate anche Nostra Signora. Ditele: “È a te che è stato dato il potere di schiacciare la testa del serpente che mentendo disse agli uomini che sarebbero diventati dèi.

 E possa tu, che ritrovasti Cristo allorché Egli fu perso per tre giorni, ritrovarLo di nuovo per il nostro mondo che Lo ha perduto.

 Dona la Parola all’incontinenza senile della nostra prolissità. E come tu formasti la Parola nel tuo grembo, forma Lui nei nostri cuori. Signora del Blu del Cielo, in questi giorni oscuri accendi le nostre lampade.

Ridacci la Luce del Mondo perché una Luce risplenda anche in questi giorni di oscurità”.

Vostro Padre Livio

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Il potere di Putin è granitico ma non eterno. La svolta di settembre

PIETRO GUASTAMACCHIA  20 LUG 2022-Il FOGLIO

Galeotti racconta cosa potrebbe cambiare in autunno e come si gestisce il rapporto con la Russia, anche quello personale

“Occhi puntati su settembre” mette in guardia Mark Galeotti, cremlinologo, esperto di spazio post sovietico e tra i più ascoltati, ripresi e criticati russologi al mondo. Secondo Galeotti infatti “a settembre è probabile che a Mosca arrivi una svolta”. Stando alle analisi del professore, che recentemente è finito sulla lista nera di Putin e dal mese scorso non può più tornare in Russia, “le famiglie medie in Russia hanno dovuto mettere mano ai propri risparmi per far fronte al repentino aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e  questi soldi stanno ormai per finire”.  Sul fronte economico inoltre i dati suggeriscono che “in autunno potremmo iniziare a vedere l’arresto definitivo di un numero sempre maggiore di piccole e medie imprese strozzate dalla mancanza di materie prime e componenti elettroniche bloccate dalle sanzioni”. A settembre inoltre è in programma una tornata di elezioni amministrative e “Mosca si trova ad affrontare  un dilemma: sospendere le elezioni accettando di fatto che in Russia non c’è più neanche la parvenza di una democrazia, o cercare di portarle a termine comunque ma in maniera molto pilotata” raccontano le fonti del suo celebre podcast ‘Tra le ombre di Mosca’, che, secondo alcune indiscrezioni,  vanta  ascoltatori anche nelle sfere alte del Cremlino.  Non si tratta di una scelta semplice, poiché le elezioni russe, per quanto regolamentate, aprono sempre un certo spazio di dibattito specialmente sui temi più vicini ai cittadini come lavoro e costo della vita.

Con l’arrivo dell’autunno inoltre le condizioni favorevoli sul terreno per un avanzata verranno meno e torneranno il fango e il maltempo che lo scorso febbraio hanno messo in crisi i cingolati russi. Sull’andamento della guerra infine inizia a pesare anche il più macabro dei pallottolieri, Mosca è a corto di uomini poiché il numero di soldati morti in azione continua a salire e per far fronte a questo problema, spiega l’esperto, potrebbe esserci una pericolosa soluzione: “A settembre inizia il ciclo di reclutamento autunnale, argomento scottante per Putin che sa bene che inviare i soldati di leva significherebbe ammettere che la sua ‘operazione speciale’ è in realtà una vera  invasione”. Il Cremlino sa che se portasse in Ucraina i  500.000 uomini di cui ha recentemente parlato il ministro della Difesa Sergei Shojgu potrebbe si ribaltare nel giro di pochi giorni la situazione ma “potrebbe far scoppiare il dissenso interno. Non addestrati e male equipaggiati porterebbe una generazione alla carneficina”.

Nonostante le sanzioni e l’isolamento però la Russia non cede, anzi qualcuno inizia a sospettare che lo shut down dell’economia russa che ci aspettavamo all’indomani delle sanzioni potrebbe non arrivare. Gli effetti però si sentono eccome e costringono il paese ad adattarsi. In una delle sue ultime lezioni Galeotti racconta del caso delle macchine ‘special edition’, una furberia da marketing postsovietico che offre un’ottima metafora per spiegare la situazione attuale: “Le fabbriche di auto russe non hanno più le componenti  per montare sulle  macchine una serie di funzioni basilari quali l’airbag o l’elettronica di base a causa delle sanzioni. Per ovviare a  questo problema hanno lanciato la serie ‘special edition’, una macchina che vista da fuori sembra la solita macchina ma che è del tutto priva di una serie di sistemi di sicurezza. Con le sanzioni e l’isolamento Putin ha lanciato una Russia ‘special edition’, una paese che come una vecchia Lada se si gira la chiave si mette in moto e parte ma che ha perso completamente i sistemi di sicurezza politica e sociale di uno stato moderno e che non si ha idea di come possa reagire a un dosso o figuriamoci a un incidente”.

Le sanzioni allora in qualche modo funzionano ma potrebbero metterci tanto tempo prima di mordere. Tutto questo tempo l’Europa forse non ce l’ha, infatti qualche paese membro  potrebbe  iniziare a fare qualche passo indietro. Per l’accademico britannico però questo non è un pericolo: “Se devo essere provocatorio quello che farà l’Europa non è che conti così tanto, le sanzioni che fanno male davvero sono quelle americane soprattutto le sanzioni secondarie”. Sul tema dell’energia infatti secondo Galeotti pagare Mosca potrebbe non essere un necessariamente come spararsi sui piedi, “l’importante è mettere la Russia nel paradosso del cittadino sovietico degli anni ‘80 che aveva le tasche piene di rubli ma non poteva comprarci nulla”.

 La fragilità dei governi europei davanti a questa fase dunque è da cercarsi altrove, soprattutto “nella mancanza di trasparenza verso i cittadini su quanto sta realmente accadendo” continua lo storico “fatte le dovute premesse, ovvero che oggi la guerra si gioca anche su un confronto non militare e che si combatte non solo sul terreno ma anche sullo scontro tra economie, è comunque inevitabile giungere alla conclusione che siamo in guerra con la Russia, già l’Europa intera è in guerra con la Russia e serve avvertire i cittadini che le  guerre hanno sempre un costo”.

Mark Galeotti, nonostante le minacce ricevute da parte di Mosca, è spesso anche finito nel tritacarne delle critiche opposte ed è stato ritenuto troppo comprensivo delle posizioni russe. “le accuse su accademici o giornalisti pagati da Putin vanno sempre prese con un po’ di sano scetticismo”. In Italia questo dibattito è stato molto acceso e  secondo l’accademico “affonda le sue radici sul fatto che si tratta di un paese che fatica a percepire la Russia come un nemico”. L’autore, che conosce l’Italia anche grazie ad un nonno di Carrara, sottolinea la permanenza di “una certa retorica dura a morire sia nella destra sia nella sinistra italiana che tende a vedere con diffidenza tutto ciò che riguarda la Nato e gli Stati Uniti” e ricorda “un estenuante discussione con un accademico romano che mi spiegava che il suo apprezzamento nei confronti di Putin veniva dalla sua diffidenza nei confronti del mondo capitalista. A nulla sono servite le mie spiegazioni sul fatto che la Russia di Putin sia l’economia più ferocemente neoliberista che si possa immaginare”.

Essere appassionati di Russia, conservare un’immagine positiva del suo popolo, addirittura amarla, ma riservarsi il diritto di criticarla e di desiderare di che esca sconfitta da questa guerra, secondo Galeotti, è possibile, “bisogna chiedersi prima di tutto chi sarebbe nel caso a perdere questa guerra? La Russia o Putin? Il Cremlino o i russi? Tutti concetti molto diversi. E’ vero ci sono molti russi che sostengono questa guerra ma non dimentichiamoci che sostengono la guerra che gli è stata venduta in tv, ovvero un’operazione militare volta a impedire che dei nazisti si dotino di armi di distruzione di massa: presentata così è molto più condivisibile. Noi dobbiamo pensare ai russi come ostaggi di Putin, con una vastissima diffusione della sindrome di Stoccolma, ma pur sempre ostaggi”. 

Per continuare a usare la razionalità davanti alla propaganda  e alle drammatiche immagini che vediamo in tv secondo l’autore bisogna iniziare con “l’ammettere che si tratta di una guerra orrenda, una guerra in cui assistiamo a efferati crimini che hanno dei colpevoli precisi ma che ciò non significa che ogni russo sia moralmente responsabile per quanto accaduto a Bucha”. Per Galeotti quello a cui stiamo assistendo è il crollo di un impero e “come nel caso britannico o francese, dobbiamo imparare a discernere tra le colpe delle autorità e quelle dei popoli”.

Il paragone infatti lo sentono anche in Ucraina, in aprile a Odessa  sotto i missili russi un cineforum locale proiettava “La Battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, secondo l’accademico l’Algeria e l’Ucraina qualcosa in comune c’è l’hanno: “In molti pensano che la Russia debba passare attraverso una sconfitta per essere costretta a elaborare una nuova identità e visione di se stessa. Certo però serve una figura capace di traghettare la Russia in questa fase, qualcuno che sappia spiegare ai russi che l’impero è finito”. Serve De Gaulle ma al Cremlino c’è Putin e i due non si assomigliano affatto. Chi lo circonda d’altronde non è molto diverso da lui, ma secondo Galeotti in una Russia senza Putin qualcosa potrebbe cambiare poiché “persiste una visione autocratica del potere e una retorica della ‘grande Russia’ ma francamente non vedo nessuno tra i possibili candidati a guidare un giorno il paese qualcuno che covi la stessa rabbia e astio contro l’occidente, come se fosse colpevole di tutti i mali che affliggono la Russia. Una rabbia violenta che fa pensare che getti le sue radici dentro un profondo trauma del sentirsi tradito”.

Proprio per colpa di una delle sue analisi sgli uomini della cerchia del presidente è nata la celebre diatriba sulla cosiddetta “dottrina Gerasimov” quella che dovrebbe essere una teoria di guerra asimmetrica coniata dal capo delle forze armate russe, ma il cui nome è stato in realtà inventato ironicamente proprio da Galeotti. “Questa storia me la porterò nella tomba, però il successo che quella formula ha avuto tra chi non l’ha capita è interessante” spiega l’autore “sopravvive quando si parla di Russia una volontà di cercare una spiegazione misteriosa, una chiave magica. Ricordo che una volta si diceva che i russi da bambini vengono avvolti in coperte e arrotolati con tale forza che i bebè non riescono a mai muoversi e così imparano la sottomissione a un potere più grande. Le chiavi magiche non servono, per capire la Russia, per quanto possibile serve studiare di più”. 

E’ dura però studiare quando per decreto presidenziale l’ingresso nel paese è vietato, come accaduto a Mark Galeotti, ma anche a decine di professori e giornalisti residenti in Russia che in pochi giorni hanno dovuto fare gli scatoloni e partire. “Uno strappo doloroso ma che sul lungo termine può anche essere alla base di un cambiamento positivo”, spiega l’autore “quanto durerà dipende da tante cose, non ultima la salute fisica e politica di Putin. Ma quando il paese riaprirà saremo forse più coscienti della fragilità della relazione che ci lega ai russi e sapremo forse ricostruirne una più sana”.

Ora la Russia  bisogna guardarla da lontano, e non a caso il centro studi fondato da Galeotti si chiama proprio “Mayak” ovvero il faro. Chi ha passato qualche tempo a Mosca sa che l’idea non può che essere venuta seduti all’omonimo ristorante nascosto dietro un finto armadio nel teatro Majakovskij di Mosca, dove fino a pochi anni fa cenavano a tarda notte corrispondenti, attori, studenti, qualche riccone e molto probabilmente anche qualche agente dei servizi segreti e dove chiunque poteva suonare un vecchio pianoforte a coda: uno spaccato di Russia aperta che desiderava voracemente il contatto con l’Europa. “Ammetto che il nome nasce seduto a quei tavoli”, confessa Galeotti che, parlando a chi come lui ha dovuto rivedere il rapporto con un paese a cui ha dedicato una vita, rincuora “credo che torneremo a Mosca, ma temo che non sarà molto presto”.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul dono della fede

Cari amici,

il tema fondamentale dei messaggi della Regina della pace è senza dubbio la fede.

La Madonna è apparsa proprio in un momento in cui la fede è attaccata, è in crisi. Come Chiesa, di fatto, dal dopoguerra in poi abbiamo vissuto un’emorragia di credenti, in modo particolare nell’ultimo ventennio. Dall’inizio del nuovo millennio il virus dell’incredulità si è diffuso silenziosamente ma mortalmente nei cuori e nelle menti delle persone. Molti si sono ritrovati atei, pur andando in chiesa e osservando le pratiche religiose.

È chiaro che la fede è un dono di Dio. Per descrivere la fede la Regina della pace ha usato la bellissima immagine del fiore che deve essere innaffiato quotidianamente perché senza acqua non può vivere. Allo stesso modo dobbiamo curare la nostra fede per farla crescere nel tempo. Senza il nutrimento della preghiera, la nostra fede appassisce e muore.

Senza la preghiera personale e ecclesiale, che si è intiepidita sempre di più, è accaduto proprio che la fede è appassita.

In questi anni è mancata proprio l’esperienza della preghiera comunitaria, il popolo di Dio è membra del capo che è Cristo. Non è più così. Manca proprio il senso di appartenenza (comunitaria e personale) a Cristo. Nutrendosi del medesimo pane tutti diventano partecipi del corpo glorioso di Cristo. Le chiese si sono svuotate!

La Madonna chi ha insegnato che la fede è un dono di Dio. Fin dai primi giorni delle apparizioni a Medjugorje, la Regina della pace ha raccomandato ai sacerdoti presenti di proteggere la fede del popolo.

«Che i sacerdoti siano saldi nella fede e proteggano la fede del popolo» (messaggio del 27 giugno 1981)

Fin dall’inizio delle apparizioni la Madonna sapeva benissimo a quale attacco è stata sottoposta la fede. Si tratta di un virus invisibile dell’incredulità che ha visitato le anime, le ha fatte seccare, le ha distrutte. Questo è avvenuto perché non abbiamo vigilato alla porta del nostro cuore e perché la fede non è stata nutrita con la preghiera. Manca il rapporto dell’anima “a tu per tu” con Dio.

Come si può conservare la fede in un mondo che cerca in tutti i modi di farla perdere inculcando una visione intramondana della vita? L’obiettivo dell’anticristo è proprio quello di farci credere che esiste solo questo mondo, non esiste l’Aldilà. È quello che sta accadendo, è sempre più diffuso il rinnegamento dell’anima spirituale, dell’esistenza di Dio, dei Comandamenti…

Perdere la fede è peggio che perdere la salute o tutti i beni materiali! Senza la fede siamo come rami secchi. Senza la fede perdiamo il senso della vita, sprofondiamo in un abisso infinito.

La fede è una battaglia quotidiana, un combattimento continuo.

Dobbiamo esaminare a che punto è la nostra fede, capire che distanza c’è fra noi e il Vangelo e agire di conseguenza.

È tempo di un esame di coscienza sulla qualità della nostra fede, sul nostro amore per Gesù e Maria, sul coraggio della nostra testimonianza, sulla profondità della nostra preghiera, sull’apertura del nostro cuore.

Stiamo percorrendo la via larga e comoda che porta alla perdizione? O siamo nella via stretta e tortuosa che porta alla salvezza eterna?

Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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