"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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L’estremo monito di Primo Levi sull’abisso oscuro della Bomba

DANIELA PADOAN – AVVENIRE – 12 Aprile 2022

Potenti anche nel nostro oggi le riflessioni «nucleari» del grande scrittore sopravvissuto ai campi di sterminio. Come mai, si chiedeva, non pensiamo al rischio atomico? E meno di tutti ci pensano i giovani, che sono nati nell’era atomica e sembrano accettare come naturale l’equilibrio del terrore?

Trentacinque anni fa, l’11 aprile 1987, moriva Primo Levi. La sua figura e i suoi scritti, il suo instancabile riflettere sull’enormità che aveva visto e patito nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz – un’enormità che si era ripresentata fino alla fine dei suoi giorni nel suono scabro del comando del Lager, Wastawac! Alzarsi!, a interrompere la fragile normalità del ‘dopo’ – continuano a parlarci in questi giorni di guerra e allarme atomico, con la voce pacata e implacabile di chi ha visto il precipizio della nostra cultura nelle file di esseri umani destinati alla camera a gas.

Si è molto discusso se la sua morte, nel vuoto della tromba delle scale, fosse da attribuire a un malore o a un atto di volontà. Nel suo racconto Verso Occidente, del 1971, uno studioso cerca di capire il motivo della fine dei lemming, lambiccandosi sul perché un essere vivente dovrebbe voler morire, ma anche sul perché dovrebbe sempre voler vivere.

Benché l’abitudine a vivere si contragga nascendo, l’amore per la vita si può perdere, «lo possono perdere anche gruppi di individui, epoche, nazioni, famiglie »; e «fra chi possiede l’amore di vita e chi lo ha smarrito non esiste un linguaggio comune», conclude il protagonista, che morirà travolto dalla corsa dei lemming verso il mare. 

«Non ho mai avuto fiducia nell’istinto morale dell’umanità, nell’uomo buono naturaliter », disse Levi in una delle prime interviste rilasciate al ritorno dalla prigionia, dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa ridotta in frantumi, «ma credevo che la storia si potesse interpretare in funzione di utilità.

Invece, chi consideri la storia di ieri non può non restare perplesso davanti alla strage fine a se stessa, al di fuori di ogni vantaggio privato o collettivo, scaturita soltanto da un odio di natura zoologica, anzi, biologica, affermato, inculcato, nutrito, lodato come tale ».

È questo odio, apparentemente addomesticato e sempre pronto a rinascere, al cui termine stanno il Lager e la morte di massa, che Levi non ha mai smesso di indicarci, nella disperata speranza che la consapevolezza possa trasformarsi in azione morale e politica. La possibilità del ritorno di una guerra, questa volta atomica, segna la sua opera.

«È lecito a un incompetente, inerme, ingenuo, ma non del tutto ine- sperto dei mali del mondo, dire qualche parola a titolo personale sulla questione delle questioni, quella della minaccia nucleare? », scrive con ironia abissale nel 1985 nel breve saggio I padroni del destino.

Come mai non pensiamo al rischio atomico, si chiedeva, o ci pensiamo poco? E meno di tutti ci pensano i giovani, che sono nati nell’era atomica e sembrano accettare come naturale l’attuale equilibrio del terrore? Perché, rispondeva, tendiamo a rimuovere le angosce, soprattutto quella connessa alla nostra morte individuale, e «perché tutti abbiamo da risolvere problemi più urgenti, la fame nel mondo, il nostro destino prossimo, la malattia, i disagi, l’incertezza del diritto e del lavoro».

E anche per un cauto ottimismo dato da trascorsi «dal momento in cui la pila di Fermi ha cominciato a funzionare, dimostrandoci ad un tempo che l’umanità potrà in futuro disporre di quantità illimitate di energia, e che l’energia sviluppata dalla trasmutazione di pochi grammi di materia è stata sufficiente a distruggere due città in pochi attimi, e a creare una somma non misurabile di dolore umano».

In questa letale mistura di tracotanza e indifferenza, con immutata fede nella tecnosfera, come petulanti sonnambuli camminiamo sul precipizio, ignari del terreno smisurato su cui la guerra si gioca: la disseminazione del nucleare civile e bellico, e la minaccia atomica – un’atomica tattica, come se le parole potessero indebolire, ingannare la realtà di ciò che viene pronunciato con sempre maggiore frequenza nei talk show, tra una pubblicità e l’altra.

In Russia, un presidente ha dichiarato lo stato di massima allerta per le forze di deterrenza nucleare; negli Stati Uniti d’America, un presidente ha parlato di revisione della dottrina del first nuclear strike; in Italia, in u- na cittadina in provincia di Brescia e in un piccolo Comune in provincia di Pordenone, sarebbero depositate ‘in conto terzi’ almeno settanta bombe atomiche che, come detto lapidariamente dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ci rendono un bersaglio potenziale: «Non è accettabile per la Russia che alcuni Paesi europei ospitino armi nucleari degli Stati Uniti».

Lo stesso Ministero della Difesa italiano, in un rapporto segreto rivelato da Greenpeace nel 2020, spiegava che un attentato alle basi di Aviano e Ghedi provocherebbe da due a dieci milioni di vittime, a seconda della dispersione di polveri radioattive data dal vento e dalla tempestività degli interventi. 

Sulla scena mondiale, scriveva Levi in I padroni del destino, «appaiono ed agiscono uomini grigi, vaghi, effimeri, privi di demonismo e carisma […]. A questi scialbi padroni dei nostri destini – che essi siano realmente stati, o solo apparentemente, o per nulla affatto, eletti dalla volontà dei popoli – sono concessi potenziali decisionali enormi: nelle stanze dei bottoni ci sono loro e solo loro.

Su di loro dobbiamo influire, da loro dobbiamo farci sentire, da ogni angolo del mondo, con tutti i mezzi possibili, con tutte le iniziative, anche le più strane e ingenue, che la nostra fantasia potrà inventare». Per esempio, poiché non siamo una specie stupida, per quale motivo non dovremmo essere «ca- paci di erodere le barriere poliziesche e di trasmetterci, da popolo a popolo, la nostra volontà di pace?».

La paura nucleare è nuova, nella storia umana, rifletteva di nuovo in Eclissi dei profeti, è «strana e informe: è troppo vasta per essere razionalmente accettata. Non ci pesa addosso come sarebbe da aspettarsi: ha assunto la forma di un oscuro disagio, dovuto alla novità della nostra condizione, alla quale non siamo preparati. Siamo privi dell’unico strumento che ci aiuta a stimare la probabilità di un evento futuro, cioè il conteggio di quante volte e in quali circostanze esso si è verificato in passato ».

Nel nostro spaesamento, nell’inconoscibilità dell’avvenire che scoraggia ogni progetto a lungo termine, abbiamo tuttavia una lezione da apprendere. «Nessun profeta ardisce più rivelarci il nostro domani, e questa, l’eclissi dei profeti, è una medicina amara ma necessaria. Il domani dobbiamo costruircelo noi, alla cieca, a tentoni; costruirlo dalle radici, senza cedere alla tentazione di ricomporre i cocci degli idoli frantumati, e senza costruircene di nuovi».

Non ideologie, non leader carismatici, non costruzioni manichee del nemico, mentre vaghiamo sul bordo del baratro, ma l’assunzione che purtroppo ‘questo è stato’, come un patto fondativo, a difesa dalla natura intrinseca del dominio totalitario, oppressione che porta a rendere gli uomini compiutamente superflui. 

Nella poesia La bambina di Pompei, Primo Levi abbraccia la «fanciulla scarna» sorpresa dall’eruzione, stretta convulsamente alla madre («quasi volessi rientrare in lei / quando il meriggio si è fatto nero. / Invano, perché l’aria volta in veleno / è filtrata a cercarti per le finestre serrate»), per poi rivolgersi alla «fanciulla d’Olanda» ridotta a «cenere muta», e alla scolara di Hiroshima, «ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli»

Davanti a queste immagini, la voce di Levi assume la feroce consapevolezza della possibilità dell’olocausto atomico, e di nuovo si leva il suo monito: «Potenti della terra padroni di nuovi veleni, / Tristi custodi segreti del tuono definitivo, / Ci bastano d’assai le afflizioni donate dal cielo. / Prima di premere il dito, fermatevi e considerate».

L’uomo che aveva visto il precipizio della nostra cultura nelle file di esseri umani destinati alla camera a gas, in più scritti lanciò l’allarme sul rischio di una catastrofe per l’umanità Un attentato alle basi di Aviano e Ghedi provocherebbe da due a dieci milioni di vittime, a seconda della dispersione di polveri.

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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

LA  PURIFICAZIONE  E‘ DOLOROSA MA  NECESSARIA

Cari amici,

non vi è dubbio che  l’umanità  sia entrata nella “Grande Tribolazione”.  Non è  quella che  precede la fine del  mondo, ma  è  quella che  precede  il trionfo del  Cuore  Immacolato di Maria e il  tempo di pace e prosperità   che la  Madonna ha  più  volte promesso.

Nessuno di  noi poteva  immaginare  un cambiamento così repentino del corso della storia, benché gli ammonimenti del Cielo si siano nel  frattempo  moltiplicati .

La Regina della pace aveva già detto l’essenziale sul tempo futuro, nel quale siamo entrati, nei segreti confidati ai veggenti e scritti sul rotolo di pergamena che la  Madonna ha  consegnato a  Mirjana   nel Natale  del  1982.

Mirjana è particolarmente  decisa  nell’affermare  che i segreti accadranno  necessariamente e che solo il  settimo è stato attenuato grazie alle  preghiere  fatte   per  questa  intenzione. 

Non  sono stati possibili altre  insistenze e la stessa  Mirjana, in diretta su Radio Maria, ha detto che  gli eventi dei segreti devono accadere per  il  nostro bene.

Inoltre Mirjana nel suo  libro autobiografico, “Il mio cuore trionferà” ha affermato che con i gli eventi dei segreti  la  Madonna ha deciso di cambiare  il  mondo.

In che senso eventi “ terribili “  come dovrebbero essere quelli  “dal  quarto a decimo” potrebbero essere per  noi un bene da desiderare?

La risposta la  troviamo nella situazione del  mondo che  stiamo costruendo  da  tempo  e  che ha  tutte  premesse  per  divenire  un inferno autentico.

E’ un mondo nel quale “Satana regna” ha detto la Madonna e  quindi  non può che essere  un mondo abitato  da  una umanità  degradata  dal male  in tutte le sue proliferazioni  personali e sociali.

E’ un mondo senza libertà, senza  moralità, senza rispetto per  la  dignità delle persona umana, dove  viene distrutto tutto ciò che è  giusto,  buono e santo.

E’ il  mondo della  superbia, dell’odio, della depravazione,  della  macelleria  sociale, dell’idolatria,  della  bestemmia, del satanismo,  della  bestialità.  

Se  noi potessimo vedere  la  realtà  attuale dal  Cielo  ci renderemmo conto di come siamo avanti  nella realizzazione  di questo progetto diabolico della “Nuovo Era”,  dell’uomo al posto di Dio.

La  Regina  nella  pace in numerosi messaggi,  anche recenti,  ci ha assicurato che  questo progetto,  che satana vuole fortemente realizzare, fallirà e che questo avverrà nel tempo dei segreti. E’ per questo che è un bene  per noi che si realizzano così come sono.

Suor  Lucia aveva già anticipato questo messaggio  in una  visione avuta  in relazione al  terzo segreto di Fatima:

“Sentii lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui vidi e udii: – la punta della lancia come una fiamma che si allunga fino a toccare l’asse terrestre; – e questa sussulta: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti vengono sepolti; – il mare, i fiumi e le nubi escono dagli argini, debordano, inondano e trascinano con sé in un vortice un numero incalcolabile di case e persone”.

“E’ la purificazione del mondo dal peccato in cui si è immerso; – l’odio, l’ambizione provocano la guerra distruttrice!; – quindi nel palpito accelerato del cuore e nel mio spirito udii risuonare una voce soave che diceva: “Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, santa, cattolica, apostolica. Nell’eternità, il Cielo”.

Ben  venga  questa purificazione provvidenziale,  della quale anche  la  Chiesa “ferita e tradita”,  come ha detto la  Madonna,  ha bisogno per rinnovarsi ed essere   la Luce  delle  genti.

Vostro Padre Livio

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟 

2 gennaio 2001: Ora che satana è scatenato

Sono passati due decenni e il lavoro di questo scatenamento non si può dire che non abbia avuto i suoi effetti. Chi ha reciso le catene, sdoganando una serie di cose che stanno fruttificando ovunque?

Il terreno era stato preparato  nel decennio prima, alla vittoria tutta Mariana del crollo del muro e del disgregamento dell’U.R.S.S, il nemico, mai domo, rimetteva le carte sui tavoli facendo subito leva con la prima guerra del golfo ( 1990) per seguire poi, da subito, a darsi da fare con quella dei Balcani e a seguire Kossovo ( da molti anni satana combatte per realizzare con focolai di guerra più o meno importanti LA guerra totale- l’ha detto ultimamente la Vergine mica lo dico io, e tutto combacia chiaramente) Dove finirà questa ESCALATION? Non vi è ancora chiaro?

Tra Fatima e Medjugorje, intuire dove andremo a parare non ci dovrebbero dare troppi dubbi, basta avere un cervello ben carburato nella fede. Accanto al trionfo di Maria, non si farebbe fatica nel vedere pure una certa fine/partita di questa escalation, e di certi giochini luciferini che su ogni tavolo di gioco da lui preparato stanno facendo i prossimi “resoconto” delle vicende. Di quale fine trattasi?

Ma semplice, la fine di ogni tipo di livello anticristico politico-sociale, e va da sé anche economico, per finire a quello più urgente, ossia la fine di un andamento esistenziale depressivo se non nefasto di tutto o di gran parte di questa generazione, di questa epoca, e di questo genere umano grandemente sballottato da tempo su questi tavoli  travolti sempre più violentemente dal caos.

Non bisogna credere alla cieca, dicono una moltitudine di falsi maestri. Si amici, ma bisogna essere ciechi per non credere che questi tempi non potrebbero finire che così, d’altronde pure delle menti lucide e non troppo vicine alla Fede sono da tempo arrivate a “Vedere” laicamente, che non potrebbe essere diversamente…

 Insomma, la “BOTTA”  è inevitabile, dipende poi come ci prepariamo a sostenerla, e come ci industriamo, ora, adesso, nel renderla meno intensa e distruttrice… ma ci sarà. Non bisogna averne troppa paura, anche se la preoccupazione è umanamente ragionevole, poiché comunque sia sarà una vera LIBERAZIONE.

 Un tipo di mondo crollerà in poco tempo, crolleranno le false tesi che alimentano un modo di vivere trascorso nelle immobilità delle apparenze delle finzioni, nei surrogati dell’Amore, nelle porte girevoli dei doppi-tripli-giochi cui il nemico ci ha da decenni abituati a fuoco lento a girovagare nel vuoto.

Un esempio? Solo uno, prendiamo Gesù: Chi è Gesù oggi per noi? Per non pochi è diventato un mago/profeta di brillante fattura umana che professava e veniva a proporre un cambio  di coscienza universale onde farci scoprire e disvelarci che noi saremmo Dio…

 Non fatevi ingannare, e non ingannatevi da soli nelle illusioni: la frase evangelica < Voi siete come dei> è divenuta proverbiale, è un “boccone ” in apparenza succulento per arpionare all’amo grandi quantità di pesci sprovveduti, che vogliono “sprovvedersi” però da soli nelle vanità dei ragionamenti.

Questo non è che un esempio, ma ce ne sarebbero molti altri, decine di decine fino a essere centinaia, poiché trattasi di un “lavorio diabolico” anche genialmente capace che viene da lontano- almeno dal secolo dei lumi ( il 700, fra massoneria moderna e rivoluzione francese ne è stata una potente rampa di lancio) e che negli ultimi 80 anni ci ha dato una spinta accelerata di velocità elevata, in concomitanza allo sviluppo scientifico/tecnologico.

 Con un Gesù frainteso e ridotto in questi termini, Medjugorje era il minimo che ci potesse- fortunatamente- capitare… e aggiungo io capitare a ben vedere e sentire non per nostro merito.

Finirà nei crolli il tempo delle sfumature mortifere, delle vie di mezzo. Bisognerà “CREDERE” o rifiutare, amare o disprezzare, il tempo ci rifiuterà posizioni ignavie, ci obbligherà a essere caldi o freddi.

 E lasciamelo dire a lettere cubitali carissimo P.Livio : FINALMENTE Dio, finalmente CRISTO risorto.   E scusa la lungaggine

il tuo amico giuseppe

LA SORTE DELLE ANIME NEI GIORNI DELLA GRANDE TRIBOLAZIONE – Puntata 3

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla Settimana Santa

Cari amici,

oggi siamo entrato nel tempo più solenne dell’Anno Liturgico, ovvero la Settimana Santa che è la settimana in cui si è compiuta la Redenzione del mondo.

Dovremmo vivere questa settimana in modo del tutto particolare, anche per il contesto nel quale viviamo, che è un contesto sicuramente di grande apprensione per la situazione del mondo che è a rischio di autodistruzione.

Questa settimana si colloca in un contesto in cui dovremmo riscoprire quello che abbiamo perso, innanzitutto la fede in Dio Creatore, in Cristo che è il Verbo di Dio che si è fatto uomo, nell’unica Redenzione che è quella che viene da Dio e che ha riscattato la natura umana dal male, dal peccato, dalla schiavitù del demonio, dalla sofferenza e dalla morte e che ci ha aperto le porte del Paradiso.

La Settimana Santa sia un’occasione per riscoprire la salvezza cristiana. Gran parte dell’umanità negli ultimi decenni ha rifiutato la fede e la Croce. Siamo stati attratti dall’illusione anticristica secondo la quale la salvezza potesse venire attraverso poteri umani o la scienza e la tecnica.

Stiamo camminando sull’orlo dell’abisso e come ha detto la Regina della pace siamo al bivio della vita o della morte. Con questa guerra abbiamo sicuramente intrapreso la strada sbagliata. Abbiamo, però, questi giorni di grazia che dureranno finché vorrà, per rimetterci sulla strada buona che è la via della conversione, del ritorno a Dio, del pentimento dei peccati. A livello personale questo lo possiamo fare sicuramente.

Il Santo Padre ieri, commentando il Vangelo, ha detto che se nulla è impossibile a Dio possiamo chiedergli quello che sembra impossibile, cioè che cessi questa guerra.

Anche noi ci associamo a questo appello del Papa che richiama le parole della Madonna, cioè che con la preghiera e il digiuno si possono fermare le guerre per quanto violente esse siano.

Nel corso di questi quarant’anni la Regina della pace ci ha salvato più di una volta dalla catastrofe.

Le parole della Madonna ci tengono gli occhi aperti. Dobbiamo seguire la via della salvezza, che è la via della pace, della riconciliazione con Dio e fra di noi, è la via del perdono, della stretta di mano.

Il mondo è sulla strada della guerra, che porta all’autodistruzione. Solamente chi è accecato (o chi non vuole vedere) può pensare che la via della guerra porti a un futuro migliore per l’umanità. Questa strada porta solamente alla distruzione del mondo e dell’umanità.

Papa Francesco è l’unica voce che in questo momento ha la forza morale ma anche la chiarezza che viene dallo Spirito Santo per percepire il gravissimo pericolo che stiamo vivendo e anche per indicare l’unica via di salvezza che è a Vergine Maria, alla quale ha consacrato il mondo e in particolare la Russia e l’Ucraina. Il Santo Padre ci ha invitato alla conversione, al digiuno e alla preghiera, chiedendo a Dio di compiere quello che sembra un miracolo impossibile, ovvero la fine di questa guerra.

È in questo contesto che dobbiamo vivere la Settimana Santa: ritornando a Dio, alla fede cristiana, alla salvezza cristiana. Abbiamo ripudiato la fede e la Croce credendo che il mondo potesse fare a meno di Dio ma il demonio ci ha ingannato!

Non si può fare a meno di Dio. Dio è il padrone del mondo. Dio è il Creatore del mondo.

Quella di satana è una falsa forza che Dio permette perché ha creato le persone libere.

Davanti al bivio tra il bene e il male, sempre, in ogni occasione quotidiana, scegliamo la strada giusta.

Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

PIU’ I CUORI PREGANO E PIU’ LA GUERRA SI ALLONTANA

Cari amici,

il  mondo sta riempiendo i suoi arsenali con ordigni sempre più micidiali e nessuno dei “grandi”  della terra sembra  avere  la  forza di fermare  la  corsa,  per poter riflettere sulle inevitabili conseguenze.

La possibilità  della distruzione dell’umanità  ci è stata  innanzi tutto rivelata dalla Regina della pace, quando ha detto  per  due volte che satana vuole  distruggere   le  nostre  vite e il  pianeta sul quale  viviamo.

E’ stata  evocata da  tutti i Papi,  da Papa Giovanni in  poi.  Papa Francesco che  ne ha fatto accenno   più  volte in questi giorni come di una eventualità minacciosa.

Non era mai successo, dalla fine della seconda  guerra mondiale  ad oggi, che l’uso di armi atomiche “tattiche” venisse non solo minacciato a parole, ma  incluso in una possibile escalation di guerra.

E’ chiaro che la situazione  è di massimo pericolo e,  sotto il profilo umano, potremmo dire che è  “disperata”,  perché  l’odio e  la superbia  che animano i cuori li rende ciechi e completamente e assoggettati  al tentatore.

In questa situazione non si vedono  vie di uscita e quasi ci si arrende all’ineluttabile: cioè l fine dell’umanità e della vita sulla terra.

Pare  assurdo dover  pensare che tutto ciò  che l’uomo ha costruito nel  corso della storia venga distrutto  in pochi minuti e ridotto in un cumulo di ceneri.

Si prova una tristezza immensa dinnanzi alla eventualità  che tutte le conquiste effettuate dall’umanità  in tutti i campi finiscano nel nulla, come  se  non  fossero  mai esistite. In pochi istanti potremmo rimanere senza  passato  e senza  futuro, ma soprattutto senza  presente.

La Regina della  pace  ci ha detto  fin dal principio che l’umanità è  sull’orlo di un abisso. Lei ha davanti agli occhi ciò  che gli uomini pensano e fanno.  Conosce  i loro progetti,  che il tentatore ispira.

Perciò  ci ha ribadito   che “l’umanità è  al  bivio”.   Si tratta del  bivio della vita e della morte,  dinanzi al quale  non  dovrebbero esserci esitazioni. Eppure la  guerra, che sta  scuotendo il  mondo, indica  che la  corsa verso l’abisso  è incominciata.

La  Madonna  ha già provveduto nel tempo della sua presenza  a  salvarci da situazioni disperate e ha già più  volte  impedito a satana di assestare  il  colpo fatale. 

Lo ha fatto col  nostro aiuto,  chiamandoci alla conversione, alla  preghiera e al  digiuno,  così da poter ottenere da Dio qualsiasi miracolo.

Dio desidera salvare  il  mondo e  donarci un tempo di pace  perché  ci  ama e ha invito Maria per  realizzare  un piano di vittoria e  di salvezza.

Noi, che abbiamo risposto  alla sua chiamata, siamo decisivi per la  realizzazione del suo piano. Ci  chiede, ora  più  che  mai,   di essere fedeli,  di pregare ,  di amare  e  di testimoniare.

Tutti possiamo farlo, anche i  bambini e gli anziani, anche i malati e persino i  carcerati. Più i cuori pregano e più  la  guerra si allontana. Solo Dio è onnipotente. Quella di satana e  dei suoi seguaci è una falsa  forza.

Vostro Padre Livio

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Ucraina, il Papa: inizi una tregua pasquale per la pace non per ricaricare le armi

Un forte appello per la cessazione delle ostilità nel cuore dell’Europa: Francesco rivolge il suo pensiero ad “una guerra che ogni giorno ci pone davanti agli occhi stragi efferate e atroci crudeltà compiute contro civili inermi”. Sottolinea che cercando di vincere “alla maniera del mondo si perde soltanto”. L’invito è a fermare le armi – precisa – unicamente per far prevalere “il bene della gente”

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Con un richiamo all’Annunciazione e alla consapevolezza che “nulla è impossibile a Dio”, Papa Francesco chiede di “far cessare una guerra di cui non si vede la fine, una guerra che ogni giorno ci pone davanti agli occhi stragi efferate e atroci crudeltà compiute contro civili inermi”. Lo fa prima della recita dell’Angelus, al termine della celebrazione in Piazza San Pietro della Domenica delle Palme: 

Siamo nei giorni che precedono la Pasqua. Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro. Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. 

Il Papa: nella follia della guerra si torna a crocifiggere Cristo

Il richiamo alla vittoria di Cristo oltre le logiche umane:

Perché non lasciare che vinca Lui? Cristo ha portato la croce per liberarci dal dominio del male. È morto perché regnino la vita, l’amore, la pace.

L’invocazione per una tregua pasquale

Francesco torna a far risuonare il forte appello lanciato sin dall’inizio del conflitto a far prevalere il bene della gente:

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