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Mese: Luglio 2022 Pagina 9 di 16

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Ucraina, il gulag dietro la cortina di fuoco: così la Russia opprime e sfrutta la popolazione nei territori occupati

di Federico Fubini e Andrea Nicastro- Corriere della sera – 15 Luglio 2022

Quello che succede a Mariupol, a Kupiansk, a Kherson non può essere visto da chi è fuori e solo a fatica e a grande rischio personale è testimoniato da chi lo vive. Il racconto del dramma che si sta consumando nei territori ucraini finiti nella mani dei russi.

Non c’è più una cortina di ferro a spezzare l’Europa, ma una di fuoco: corre lungo i duemila chilometri del fronte ucraino, dalla regione di Kherson nel Sud a quella di Kharkiv al Nord del fronte. Ciò che accade nella guerra combattuta dall’artiglieria è reso chiaro, se non altro, dalle distruzioni. Invece il dramma che si sta consumando dietro quella cortina di fuoco – nei territori ucraini occupati dalla Russia – non può essere visto da chi è fuori e solo a fatica e a grande rischio personale è testimoniato da chi lo vive.
Gli abusi, le minacce, le violenze o la sottrazione dei beni e della stessa identità ucraina non possono essere verificati in modo indipendente, perché i racconti arrivano da terre inaccessibili. Ma il Corriere ne ha raccolto un numero significativo, tutti convergenti a comporre il quadro di un territorio sconvolto da quattro forze che perversamente coesistono: la russificazione dell’Ucraina occupata, con all’orizzonte dell’autunno il progetto di vari pseudo-referendum che preludano all’annessione a Mosca; l’oppressione poliziesca; lo sfruttamento degli uomini e delle risorse. Il tutto facilitato dal rapido delinearsi di un ceto di collaborazionisti e di una zona grigia di ucraini che si inchinano ai nuovi padroni.

Il 10 giugno il capo dell’ «amministrazione civile transitoria dell’Oblast di Kharkiv», da Kupiansk (dunque nella parte occupata della regione) ha emanato un ukase, un decreto, su un foglio in carta intestata con l’immagine dell’aquila zarista a due teste. Annuncia «per stabilire ordine e sicurezza»l’entrata in vigore della legge marziale russa, la quale prevede il diritto per le autorità di imporre lavori forzati «per esigenze militari, di ricostruzione o di emergenza», uno stretto coprifuoco indicato sulla base del fuso orario di Mosca, divieti di adunanza, diritto di sequestro di proprietà privata e di coscrizione al lavoro per tutti cittadini oltre i 14 anni di età.

Non è il solo caso di provvedimenti draconiani presi dai nuovi governanti. A Kherson la nuova amministrazione «civile-militare» il 12 luglio ha pubblicato sul suo canale di Telegram un invito alla delazione a pagamento o meglio «appello agli abitanti della regione a fornire informazioni in cambio di un compenso». Si promette che le denunce resteranno anonime purché riguardino «persone osservate in attività sospette, interpretabili come spionaggio di individui, palazzi, oggetti, auto», oppure «persone che gestiscono siti, canali di chat o gruppi Internet anti-russi», o ancora «appartamenti che esse usano come basi per attività sovversive o per nascondersi». Chi denuncia, conclude l’ukase, «riceverà un sostanzioso premio monetario».

Non sembrano essere minacce vuote. Il governatore di Zaporizhya, Oleksandr Starukh, vive all’estremità del territorio ucraino libero dall’avanzata dell’esercito di Mosca e raccoglie spesso testimonianze di fuggitivi o voci dall’altra parte. Dice Starukh: «Dall’inizio della guerra solo nel nostro Oblast ci sono stati quattrocento rapimenti. Gente che si mostrava perplessa, capace di pensare o che addirittura si rifiutava di collaborare con gli occupanti. Alcuni sono stati liberati dopo essere stati torturati, altri non sono tornati. Tra loro cinque amministratori comunali e un deputato, ma tantissimi sono gli imprenditori. Dove comandano i russi – aggiunge Starukh – gli ucraini sono trattati come schiavi». Perché l’oppressione poliziesca non è mai fine a se stessa. Serve a paralizzare nel terrore e ridurre al silenzio. Ma serve anche al dispiegarsi di una vasta rete di sfruttamento delle risorse e della manodopera.

Borova è un villaggio agricolo di 16 mila abitanti nell’area di Kharkiv, dove l’armata russa è arrivata attorno a metà aprile. All’area sono stati presto assegnati un comandante civile bielorusso, Andrei Semashko, e un comandante militare russo di Novosibirsk di nome Sergei Razdorozhny. Il loro primo atto è stato minacciare di morte chi avesse dato sepoltura alle decine di soldati ucraini rimasti sul terreno nelle strade del villaggio. I piccoli ladri ora vengono pestati in piazza «per dare l’esempio». Ma il gesto più carico di conseguenze è stato un invito ai lavoratori delle funzioni essenziali –acqua o luce – a tornare nelle loro aziende a una condizione precisa: lavorare gratis. La testimonianza di questi eventi viene dai pochi fuggitivi e da un canale di Telegram alimentato da abitanti di Borova spintisi in auto fino a un caffè di Svatove, a sessanta chilometri a Sud-Est, dove si trova il più vicino accesso a Internet (le linee telefoniche verso l’Ucraina sono chiuse). Queste persone riferiscono regolarmente che chi si è rifiutato di lavorare senza paga sarebbe stato prelevato e torturato. Una decina i casi riferiti. Sempre dallo stesso edificio, il silenzio del villaggio si riempie di gemiti e urla abbastanza alte perché tutti odano e tutti ricordino. Non si tratta del solo caso di racconti del genere che filtrano dai territori sotto il tallone di Mosca.

Mariupol il nuovo «sindaco» Konstantin Ivashenko, un ucraino che guidava un’impresa locale, avrebbe rivolto un’offerta ai seimila dipendenti delle acciaierie rimasti in una città che ne ospitava almeno 50 mila. Non torneranno a lavorare a Azovstal perché quel simbolo della resistenza ucraina sarà raso al suolo – avrebbe detto Ivashenko – «per farci un parco». Gli operai rimasti potranno invece produrre o riparare attrezzatura militare russa nell’altra grande acciaieria di Mariupol, Ilych, oppure raccogliere macerie nelle strade. La sola condizione è che nessuno si aspetti di essere pagato, perché il solo compenso saranno razioni di cibo. È del resto probabilmente il solo bene essenziale che non manca il cibo, in uno degli spicchi di terra più fertili del mondo. Solo che anche su di esso si stanno sviluppando sempre nuove forme di sfruttamento troppo sistematiche perché siano solo frutto dell’avidità di singoli kapò locali.

Borova, nella regione di Kharviv, opachi intermediari incalzano i proprietari delle fattorie perché vendano le loro terre a prezzi stracciati. Nella regione di Zaporizhya la denuncia del governatore della parte libera, Oleksandr Starukh, non potrebbe essere più chiara: «I contadini ormai hanno un solo acquirente per i loro prodotti. Ed è lui a fare il prezzo: adesso una tonnellata di grano è venduta a 50 dollari» (il prezzo sul mercato internazionale è circa otto volte superiore). Nasce anche da qui la pressione fortissima a piegarsi all’autorità degli invasori. «Chi ha ricevuto dai russi l’autorizzazione ad esportare si arricchisce – osserva Starukh – mentre tanti contadini l’anno prossimo non avranno i soldi per le sementi e saranno alla mercé dall’aiuto di Mosca. È un ricatto ed è una colossale rapina, perché ci guadagneranno solo i collaborazionisti pro-russi». Che si tratti di un’operazione la cui regia è al centro del sistema putiniano lo dimostra del resto la proposta di legge 163025-8 presentata martedì pomeriggio alla Duma. Emenda le norme sulle dogane per «semplificare il passaggio di prodotti agricoli e alimentari attraverso il confine della Federazione Russa dalle aree adiacenti alle zone di operazioni militari speciali»: velocizza il furto dei raccolti ucraini.

L’altro volto dell’oppressione è far sentire gli oppressi un’unica cosa con i loro carcerieri, trasformare l’Ucraina occupata in una sorta di villaggio Potemkin della Federazione russa, schiacciandone l’identità per sovrapporvi quella del presunto impero di Vladimir Putin. Oggi nei territori occupati dai russi è in corso il più grande tentativo di lavaggio dei cervelli mai immaginato dai tempi di 1984 di George Orwell. «Appena conquistata una zona, la prima cosa che fanno è installare le antenne per trasmettere le loro tv – denuncia Oleksiy Honcharenko – un deputato ucraino attivissimo sui social a cui scrivono migliaia di persone anche dai territori occupati –. Accendono la loro propaganda e sperano che prima o poi la gente comincerà a credere in quel che dicono.

Se manca l’elettricità, come a Mariupol, mandano in strada grandi schermi a led montati su camion a mostrare i notiziari russi. Raccontano che gli ucraini sono nazisti, aiutati da nazisti tedeschi e italiani, che bombardano i quartieri civili delle proprie città e se la Russia non fosse intervenuta i gay e lesbiche europee avrebbero obbligato tutti a partecipare ai loro cortei». Per russificare, il primo passaggio è spezzare la speranza. Dice Honcharenko: «Cercano di convincere la gente che mai l’Ucraina saprà lanciare una controffensiva e che la gente deve solo rassegnarsi. Esattamente come avveniva nell’Unione sovietica». Dunque, continua il deputato, è fondamentale la «cancellazione della memoria: a Mariupol hanno addirittura cambiato il nome in Zdanov come ai tempi sovietici. Bruciano libri, sostituiscono monumenti ucraini con simbologie russe. Nelle scuole ci saranno solo libri russi che raccontano la solita vecchia favola che russi, bielorussi e ucraini sono lo stesso grande popolo e, in sostanza, l’Ucraina non esiste». Sta succedendo davvero.

Nella libreria della scuola di Borova, il villaggio vicino a Kharkiv, sono scomparsi i libri ucraini e sono apparsi quelli russi. «Se metti una persona in un campo di concentramento non è perché lo vuoi convincere, ma è perché ne vuoi spezzare la volontà e l’identità. Nei territori invasi, i russi si comportano allo stesso modo», sostiene il governatore di Zaporizhya Starukh. Seguono, inevitabilmente, misure amministrative dai livelli più minuti fino alle più grandi. Il canale Telegram di Borova riferisce che agli abitanti vengono offerti 15 rubli (25 centesimi di euro) per ogni palo decorato dalla bandiera russa. A chi chiede la cittadinanza dell’oppressore è riservato un premio di diecimila rubli (170 euro) e tra Kherson e Zaporizhya circa ventimila persone, secondo fonti russe, avrebbero ottenuto il passaporto. Russe diventano la rete telefonica, la scadente marca del latte nei negozi, le pensioni, la moneta (con le grivnie ucraine cambiate in rubli alla metà del loro valore). Russi sono il servizio dei bus, sempre vuoti, che collegano alla Crimea e il pacchetto di vacanze-studio che portano gli scolari di Kherson proprio in

Neanche queste azioni sono fini a se stesse, perché sembrano preludere a referendum – anch’essi Potemkin – di «annessione» dei territori alla Russia stessa se la situazione militare dell’autunno lo permetterà. Di recente Kyrylo Stremousov, un russo che è vicecapo dell’«amministrazione civile-militare» della regione di Kherson ha parlato di questa prospettiva e la stessa intelligence militare di Londra lo conferma apertamente. Ma niente di tutto questo sarebbe pensabile senza l’appoggio di ucraini che per convenienza, ambizione o adesione collaborano. La zona grigia È il caso di Volodymyr Saldo, già deputato nel parlamento ucraino, ma fulmineo nell’assumere una postura filo-Putin che gli è valsa la nomina a governatore di Kherson: ora si rivolge ai cittadini attraverso Telegram con la bandiera russa alle spalle. È il caso anche di Konstantin Ivaschenko, che ha colto l’arrivo dei russi per diventare finalmente qualcuno a Mariupol. Loro sono i nuovi kapò. Ma i racconti da dietro la cortina fanno capire che esiste una zona grigia più ampia – chissà quanto – di chi cerca di convincersi e di adattarsi invece di lottare. Neanche l’Ucraina è esente da ciascuno dei lati della sfaccettatissima natura umana.

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Due quesiti sul tempo dei segreti

Caro Padre Livio,
seguo con interesse ogni giorno la lettura cristiana della cronaca e della storia e ascoltandola mi sono sorte due domande.
La prima è questa: data la condizione odierna del mondo e l’approssimarsi dei 10 segreti mi chiedevo se è saggio mettere al mondo dei figli in questi tempi così incerti e pericolosi. Me lo domando perché ho già una bimba piccola e vorrei darle un fratellino o una sorellina ma le notizie di morte e deportazione a cui sono sottoposti tanti bambini ucraini, in questi ultimi mesi, sinceramente mi scoraggiano e mi fanno temere per il futuro della mia famiglia.
So che la Madonna ha detto di non preoccuparsi e di generare la vita con fiducia ma sono comunque enormemente spaventata dalla sorte crudele e piena di sofferenza che tocca tante vite innocenti.

La seconda domanda è la seguente: se il mondo verrà a conoscenza 3 giorni prima dei segreti, questo vuol dire che avremo ancora la possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione di massa per poterli conoscere?
Può sembrare una domanda insensata ma se già oggi, con la facilità per ciascuno di noi di accedere alle informazioni, molti cristiani( convinti e praticanti) non sono informati dell’esistenza dei 10 segreti, mi domando come faremo a conoscerli se le nostre condizioni di vita peggioreranno.

Aspettando con fiducia la sua risposta la ringrazio anticipatamente e le auguro un buon proseguimento.
Claudia

Cara Claudia,

Per quanto riguarda la  prima domanda   bisogna guardare  ai veggenti, tre dei quali conoscono i 10 segreti e tre, per  ora,  ne  conoscono nove. Tutti hanno avuto famiglie numerose   non solo con i figli ma anche con i nipoti. Questi fatto da solo è già una chiara risposta.

Inoltre  Mirjana,  interpellata al riguardo, ha riportato la parole della Madonna; “Non abbiate paura di avere figli. Dovreste piuttosto temere di non averne alcuno! Più figli si ha, meglio è!“.

Poi Mirjana  ha soggiunto:”Quando i segreti vengono rivelati, la gente capirà perché era così importante per loro avere molti figli. Siamo tutti in attesa del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria.”

Per quanto riguarda  il secondo quesito ritengo che la rivelazione dei segreti tre giorni  prima sarà  un evento all’ordine nel giorno almeno in  Occidente, anche se si farà  di tutto per screditarlo.

Il  contesto della rivelazione dei segreti dal quarto al decimo sarà  altamente  drammatico e difficilmente  lo si potrà  occultare.  Credo comunque che gli eventi riguardino soprattutto l’Occidente dove le reti di informazione sono molteplici. In  ogni caso  attraverso le rete internet tutti nel mondo potranno essere  informati.

La  Madonna,  che conosce il futuro, ha preparato il suo piano con molta cura  e  ci è grata,  come ha detto Vicka,  perché l’abbiamo aiutata ad avere una sua Radio  che è  presente quasi ovunque. 

Ora  è il tempo di prepararci con la fede e  la preghiera,  nella certezza del  trionfo di Maria.

Ave Maria

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

LA SALITA  AL  KRIZEVAC NEL PELLEGRINAGGIO A MEDJUGORJE

Cari amici,

il monte della Croce (Krizevac), con i suoi 520 metri sopra il livello del mare,  sovrasta la grande piana di Medjugorje. E’ più alto della collina delle prime apparizioni e lo si vede da qualsiasi parte uno si trovi.

La sua salita è impegnativa e ancora oggi ci sono delle persone che percorrono a piedi scalzi il sentiero sassoso.

Lungo il cammino sono state collocate delle suggestive formelle di bronzo, opera dell’artista italiano Carmelo Puzzolo, che rappresentano le stazioni della Via Crucis.

I pellegrini si arrampicano numerosi in tutti i periodi dell’anno, specialmente il Venerdì pomeriggio. L’erta salita è divenuto un atto penitenziale di purificazione e di intima partecipazione alla Passione del Signore.

Nel 1933, il parroco e gli abitanti di Medjugorje hanno innalzato una croce in cemento armato alta, basamento compreso, 12 metri. Sulla Croce hanno inciso le seguenti parole: “A Gesù Cristo Redentore dell’umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della Passione di Cristo”.

 Nello stesso punto si trova una reliquia appositamente venuta da Roma, un pezzettino della Croce, dove è stato crocifisso il Signore, il cui pezzo più grande si trova nella Chiesa di Santa Croce di Gerusalemme eretta nella città eterna.

Ogni anno, il 14 settembre, nella festa dell’esaltazione della S. Croce, migliaia di pellegrini si uniscono ai parrocchiani per la celebrazione della S. Messa ai piedi della grande croce di cemento che svetta nel cielo.

Il Krizevcac è un simbolo fondamentale nel panorama di Medjugorje e, nelle intenzioni della Madonna, rappresenta la centralità della croce di Cristo nell’opera della salvezza.

 La Gospa ha tenuto a sottolineare che l’erezione della grande croce sulla cima del monte faceva parte del piano di Dio:

«Cari figli, anche la croce faceva parte del disegno di Dio quando voi l’avete costruita. Particolarmente in questi giorni recatevi sul monte (Krizevac) e pregate sotto la croce. Le vostre preghiere mi sono necessarie ( 30 Agosto 1984).

I parrocchiani e i pellegrini dei primi anni hanno visto in diverse occasioni la figura della Madonna apparire sul Krizevac, come a voler indicare la sua presenza sotto la croce.

 La Gospa stessa lo ha affermato in un messaggio dei primi mesi: “ Io sono spesso sul monte, sotto la croce, per pregare.  Mio Figlio ha portato la croce, ha sofferto sulla croce e con essa ha salvato il mondo. Ogni giorno prego mio Figlio di perdonare al mondo i suoi peccati” ( 03 – 11- 1981).

 I sacramenti della penitenza e dell’eucaristia e la salita alla collina delle prime apparizioni e al monte della Croce sono tappe obbligatorie di un pellegrinaggio a Medjugorje che sia fruttuoso.

Sulle due alture  la presenza del Cielo è particolarmente intensa e la sorgente della grazie fluisce abbondante.

La centralità della Croce nella fede cristiana è stata messa in evidenza dalla Gospa fin dal secondo giorno, quel 26 Giugno del 1981, quando, dopo l’apparizione sul Podbrdo ai sei veggenti, è apparsa di nuovo a Marija mentre scendeva velocemente  lungo il sentiero, precedendo tutti.

 La Madonna piangeva a dirotto e le lacrime le scendevano lungo al veste e si perdevano sulla nuvola dove poggiava i piedi. A fianco della Madonna c’era una grande croce di legno.

 Fu in quel momento che la Gospa ha dato il messaggio fondamentale di Medjugorje, quello della pace. E’ infatti la croce che ha riconciliato gli uomini con Dio e fra di loro, togliendo l’inimicizia del peccato.

Le lacrime della Madre esprimono il dolore inconsolabile per la perdita dei suoi figli che non mettono a frutto la grazia della redenzione.

Nella sua straordinaria pedagogia la Madonna ha voluto anticipare e contrastare il rifiuto della croce che sta diffondendosi nell’occidente cristiano, con forme di persecuzione che violano persino il diritto fondamentale della libertà religiosa.

Satana è instancabile nel riversare nei cuori l’odio per la croce che ha segnato la fine del suo dominio sul mondo. Si può senz’altro affermare che nessun simbolo religioso è più amato e più odiato della croce.

Come osservava S. Agostino, l’umanità, simboleggiata dai due malfattori crocifissi alla destra e alla sinistra di Gesù, si divide in due schieramenti, quello che guarda con amore il Crocifisso e quello che lo disprezza, sanzionando così il proprio destino di gloria o di perdizione.

La presenza della croce è centrale nei messaggi della Regina della pace. Non potrebbe essere diversamente perché è mediante la sua passione, morte e resurrezione di Cristo che si è realizzata l’opera della salvezza.

Vi è una stretta connessione nel cammino di fede, lungo il quale la Gospa accompagna i parrocchiani, fra il peccato, la confessione e la croce

 Nella quaresima del 1984, quando iniziano i messaggi alla parrocchia, la Madre invita i suoi figli a guardare alle piaghe del Crocifisso e al suo cuore squarciato.

Guardando al Crocifisso i parrocchiani sono invitati a meditare sulla gravità del peccato, anzi dei peccati personali di ognuno, che rinnovano le sue sofferenze e fanno versare alla Madre lacrime di sangue.

La croce rivela all’uomo la sua malizia, la radice dell’indifferenza e del disamore, dell’orgoglio e della disobbedienza, e il rifiuto del suo amore di Padre.

Nel medesimo tempo manifesta l’infinita misericordia dell’Agnello di Dio, che si offre in sacrificio per espiare i peccati del mondo. La croce apre gli occhi sulla gravità del peccato, che è il più grande dei mali.

La Gospa sollecita più volte i parrocchiani a pregare davanti alla croce, meditando la passione di Gesù e rinnovando la propria consacrazione:

“Cari figli, in questi giorni (della novena per la festa dell’Esaltazione della Croce) voglio invitarvi a porre al centro di tutto la Croce.

 Pregate in particolare davanti alla Croce, da cui derivano grandi grazie. In questi giorni fate nelle vostre case una consacrazione speciale alla Croce. Promettete di non offendere Gesù e la Croce e di non arrecargli ingiurie. (12- 09 –1985).

La Madre è preoccupata per la moltitudine dei suoi figli che si vergognano della croce di Cristo e l’hanno eliminata dalla loro vita.

Vostro Padre Livio

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Satan II, la nuova arma hi-tech che i russi intendono produrre a breve

di Floriana Bulfon-La Repubblica –  14 Luglio 2022

Il missile potrebbe sganciare fino a quindici testate autonome, che si separano nella parte finale del volo dirigendo contro altrettanti obiettivi. Bombe nucleari  trasportate da una navetta che compie manovre per sopravvivere alle difese antimissile.

Nonostante l’embargo internazionale il Cremlino intende avviare la produzione di nuove armi hi-tech: ordigni di potenza apocalittica che hanno un valore politico, perché riaffermano davanti al mondo la forza dell’arsenale nucleare russo. Lo ha ribadito martedì Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri: “Dopo aver provocato un aggravamento della crisi ucraina e scatenato un feroce confronto ibrido con Mosca, Washington e i suoi alleati si stanno pericolosamente dirigendo sull’orlo di un confronto militare aperto con la Russia, il che significa un conflitto armato diretto tra potenze nucleari”.? 

L’ultimo allarme riguarda un missile intercontinentale chiamato Satan II ma più noto come Sarmat. I media russi nei giorni scorsi hanno mostrato Dmitry Rogozin, responsabile dei programmi spaziali, illustrare le capacità dell’ordigno, trasferito in un bosco della Siberia per una serie di prove: “Il più potente missili intercontinentale esistente viene preparato per nuovi test e per la costruzione in serie”. 

L’RS-28 Sarmat è stato presentato quattro anni fa da Vladimir Putin come una delle sei “super-armi” destinate a permettere la superiorità strategica. Il progetto risale al 2008 ed è andato avanti con lunghi ritardi, tanto che l’entrata in servizio è stata rinviata più volte. Si tratta di un missile lungo oltre 35 metri e pesante più di duecento tonnellate, con un raggio d’azione ipotizzato di 18mila chilometri: può quindi colpire qualsiasi continente. La velocità è pari a venti volte quella del suono. 

Si ipotizza che possa sganciare fino a quindici testate autonome, che si separano nella parte finale del volo dirigendo contro altrettanti obiettivi. Una tecnologia già disponibile dalla fine degli anni Settanta, ma la particolarità di Sarmat è che alcune di queste bombe nucleari sono trasportate da una navetta che compie manovre per sopravvivere alle difese antimissile. Si tratta dell’Avangard, a cui viene attribuita la capacità di operare a bassa quota e a velocità ipersoniche, che di fatto renderebbero impossibile ogni tentativo di intercettarlo.

I test sono cominciati nel 2015 e lo scorso dicembre è stato annunciato che sei Avangard erano operativi per l’impiego con i vecchi missili intercontinentali, che saranno sostituiti dal Sarmat. Ma gli analisti occidentali sono scettici sulle reali prestazioni dell’ordigno, che dovrebbe comportarsi come un aereo a velocità enorme ponendo significativi problemi tecnologici e progettuali. 

C’è pero un dato di fatto. La Russia ha investito somme ingenti per mettere in campo nuove “armi dell’Apocalisse”, continuando a credere nello scenario di un conflitto nucleare mentre gli Stati Uniti hanno interrotto ricerche e programmi per quasi venti anni. Ogni progetto del Cremlino è stato pensato per superare le reti di protezione della Nato: Sarmat ha una fase iniziale di lancio, quella in cui i razzi emettono maggiore calore, molto ridotta per diminuire la possibilità di venire scoperto dai satelliti spia ad infrarossi. Sono iniziative che testimoniano come Vladimir Putin consideri ancora oggi l’eventualità di fare ricorso agli ordigni più terribili. Tre settimane fa lo Zar ha dichiarato: “Sarmat può penetrare ogni sistema di difesa missilistica presente e futura, farà riflettere chi ci sta minacciando.

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IL NUOVO MISSILE CRUISE IPERSONICO

Entro l’anno la Russia schiererà «Zircon»

FRANCESCO  PALMAS – Avvenire 14 Luglio 2022

A una Nato che avanza verso est, cingendo la Russia dall’Artico al Mar Nero, Mosca risponde con un’arma dirompente, “cercata” fin dal 2011 e ora pronta ad equipaggiare i lanciatori terrestri e navali. Ribattezzata «Zircon», la nuova spada del Cremlino è una reazione asimmetrica all’eccessivo dinamismo dell’Alleanza atlantica. Può volare 9 volte più rapidamente del suono e coprire 1.000 chilometri in un batter d’occhio.

L’esperto russo Anatolij Wasserman non ha dubbi: «Con quest’arma, in linea entro fine anno, Mosca potrà infrangere ogni sistema difensivo nemico. E il raggio d’azione di mille chilometri supererà di gran lunga la portata degli scudi delle portaerei americane. Gli Stati Uniti possono scordarsi l’avvicinamento a zone di interesse russo».

 L’abbinata missilistica Kalibr-Zircon proietterà la Russia verso un primato inedito, anticipando nella corsa all’ipersonico Washington e Pechino. Una forza di fuoco che potrebbe ribaltare con facilità gli attuali equilibri. I due soli incrociatori Kirov potrebbero lanciare 160 di questi cruise: rapidi, praticamente non intercettabili e devastanti. Gli obiettivi non mancano, con gli avversari che affollano il Mar Baltico, il Mare del Nord e l’Artico. La televisione di Stato Rossiya 1 ha avanzato nei mesi scorsi persino una lista di potenziali bersagli terrestri, inclusivi dei principali centri decisionali in una guerra contro Mosca. Con tanto di tabelle, diagrammi e cerchi a tracciare il range di azione del nuovo terribile ordigno bellico.

L’elenco, smentito dal portavoce del Cremlino Dimitrij Peskov, menziona il Pentagono, la residenza presidenziale di Camp David e la Jim Creek Naval Radio Station, fulcro delle comunicazioni statunitensi con i sottomarini in immersione costante e armati dei missili nucleari.

 Pur non essendo un’arma rivoluzionaria, lo Zircon sarà un vero incubo per le navi da guerra occidentali sostengono gli esperti: più tecnologico e molto più letale di quanto già lo sia l’armamentario dello stesso conflitto ucraino in corso.

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Dieci segreti

Buongiorno Padre Livio

Grazie per ciò che fa ogni giorno . Le sue parole, la sua instancabile divulgazione dei messaggi della Regina della Pace , sono semi che Lei sparge a piene mani che , ne sono certo , germogliano ovunque , nei tempi e nei modi che Dio vorrà.

Vengo al dunque; so che non dovrei , ma sono terribilmente angosciato dai dieci segreti . So che non dovrei , che è sintomo di una fede fragile e una preghiera arida, ma pare siano segreti terribili … con la guerra in corso , il pensiero non può non andare a disastri immani dovuti all’eventuale utilizzo di armi atomiche

Non mi è sfuggito che il nuovo super missile russo atomico  Sarmat, che pesa 220 tonnellate e  può colpire un obiettivo a 18 mila chilometri di distanza è chiamato Satan.

Un caso ? La Madonna non ha detto che satana vuole distruggere l’umanità e il nostro pianeta???

Ma … proprio perché si chiama Satan… la Madonna lo fermerà?

Alessandro

Caro Alessandro,

La Madonna ha un piano di salvezza  per tutti quelli che tendono  la  mano.

Preghiamo che siano molti.

Chi di  “Satan” colpisce di “Satan” perisce”

Ave Maria

Padre Livio

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟 

Questa  guerra si esaurisce o si espande?

Caro Padre Livio,

grazie per  la sua  presenza quotidiana e soprattutto per le sue parole di speranza che ci confortano. Che Dio la benedica sempre!

V orrei che ci dicesse che cosa  pensa di questa  guerra che  sta  facendo del  male  a tutti e  mi meraviglio di chi dice che è  la  guerra del  bene contro il  male.

In altre  parole c’è  la speranza  che si arrivi almeno a una pausa di riflessione o c’è il rischio che si allarghi con  conseguenze che  possiamo immaginare?

Il  papa continua ad  ammonirci sul  pericolo che si arrivi all’uso di armi atomiche. Non  è  forse quello che vuole il diavolo per distruggere  il mondo?

Mi spieghi se può  quanto esattamente al riguardo  ha voluto rivelarci Marija.

Grazie di cuore  per aver dedicato la sua vita alla Regina della  pace.

Martina di Padova

Cara Martina,

Perché questa  guerra arrivi a un cessato  il fuoco ci vuole un miracolo della  preghiera.  Credo che  la Madonna vorrebbe concedercelo.  Perciò dobbiamo essere perseveranti col rosario in mano  per fermare satana che vuole prevalere  a  tutti i costi.

Non credo che  in questa fase verranno usate  armi nucleari. L’equilibrio del terrore  funziona  ancora.

Inoltre penso che,  per  permissione divina, Marija abbia voluto tranquillizzarci quando ha detto che non  è questo il momento dei segreti.

Nel  medesimo tempo però questo ci fa  pensare che nel tempo dei segreti potrebbe accadere che satana riesca ad accecare del tutto i suoi seguaci.

In  ogni caso la Madonna ha detto che ha un piano per salvarci e che  porterà  il mondo  a un tempo di pace.

A  mio avviso dobbiamo capire  più estesamente l’annuncio degli eventi tre giorni prima che accadano. E’ un dono di salvezza  non solo per la  vita eterna  ma  anche per questa vita.

Ave Maria

Padre  Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

LE  SCHIERE  INVISIBILI DEGLI APOSTOLI DI MARIA

Cari amici,

se satana prepara il suo esercito reclutando i potenti e gli intelligenti, la Gospa sta allestendo il suo, scegliendo tutti quelli che agli occhi del mondo contano poco o nulla.

 Chi sono costoro se non quelli che hanno risposto alla chiamata e affollano i santuari mariani del mondo? Sono le moltitudini dei piccoli, degli umili, dei semplici, dei poveri e dei devoti.

Sono costoro che la Madonna chiama e che sta formando perché siano i suoi apostoli, l’esercito della sua più grande vittoria.

 La Madonna da lungo tempo li conforta con la sua presenza, li purifica con la sua grazia, li nutre col suo amore, li illumina con la sua parola.

Li porta al cuore della fede, che è Gesù, mediante il grande mezzo della preghiera e dei sacramenti. Li dispone alla battaglia con le armi del digiuno e del rosario, alle quali la bestia non può resistere.

Il mondo non li tiene in nessuna considerazione, illudendosi che sono una razza in via di estinzione. Satana, accecato dall’orgoglio, li disprezza, come il blasfemo Golia nei confronti di Davide. Non sa che la sua sconfitta è prossima e che basterà una fionda per fracassargli la testa.

A partire dal nuovo millennio la Regina della pace ha sviluppato un programma di formazione col quale rafforzare la vita spirituale di tutti quelli che la seguono.

 Come Gesù, nel tempo della sua vita terrena, ha formato i suoi apostoli, chiamandoli a condividere la sua vita e la sua missione, così anche la Gospa, nei messaggi a Mirjana, si dedica in modo particolare a plasmare le menti e i cuori di coloro che chiama “i miei apostoli”” e che hanno il compito di portare Gesù e il suo amore a coloro che non lo conoscono.

In questo modo l’appuntamento del 2 di ogni mese, dedicato ai non credenti, è divenuto, nelle intenzioni della Gospa, anche un appuntamento con tutti quelli che desidera inviare nel mondo per chiamare a sé i suoi figli più lontani.

La Madonna ha davanti agli occhi il dilagare del male e vuole aiutare la Chiesa in un momento in cui è sotto attacco, non solo per le persecuzioni dall’esterno, ma anche per i tradimenti dall’interno:

“Ora la Chiesa soffre ed ha bisogno di apostoli che, amando la comunione, testimoniando e dando, mostrino le vie di Dio. Ha bisogno di apostoli che, vivendo l’Eucaristia col cuore, compiano opere grandi. Ha bisogno di voi, miei apostoli dell’amore.

 Figli miei, la Chiesa è stata perseguitata e tradita fin dai suoi inizi, ma è cresciuta di giorno in giorno.

 È indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un cuore: l’Eucaristia. La luce della sua risurrezione ha brillato e brillerà su di lei. Perciò non abbiate paura! ( 02 – 12 –  2015).

Che cosa potranno fare queste moltitudini di fedeli semplici e poveri, che il mondo disprezza, per fronteggiare l’esercito poderoso del male?

Poco o nulla da soli, ma non sarà precluso nessun traguardo a chi si lascerà rivestire della sapienza e della fortezza della Regina:

“Siate fedeli a mio Figlio ed insegnate agli altri la fedeltà. Sono con voi e vi aiuterò. Vi insegnerò la fede, perché sappiate trasmetterla agli altri nel modo giusto. Vi insegnerò la verità, perché sappiate discernere.

Vi insegnerò l’amore, perché sappiate cos’è il vero amore. Figli miei, mio Figlio farà in modo di parlare attraverso le vostre parole e le vostre opere. (02 – 09 – 2015). 

In questa luce diventa più chiaro perché la Gospa prolunghi le sue apparizioni al di là di ogni nostra aspettativa. La Chiesa è in uno stato di sofferenza e di debolezza e la Madre intende prepararla adeguatamente per la battaglia che incombe.

 Anche quelli che hanno risposto alla chiamata sono ancora fragili nella fede, come gli apostoli nel Getzemani, e incapaci di vegliare e pregare, mentre l’impero delle tenebre si avvicina.

La Madonna ha a cuore la moltitudine dei suoi figli che vagano nella tenebra del male e che vuole salvare ad ogni costo. Come potrà farlo senza di noi?

Il suo intento, in questo tempo di grazia delle apparizioni, è quello di chiamarci, di formarci e di inviarci, come Gesù ha fatto con i Dodici.

“ Cari figli, vi invito a diffondere la fede in mio Figlio, la vostra fede. Voi, miei figli, illuminati dallo Spirito Santo, miei apostoli, trasmettetela agli altri, a coloro che non credono, non sanno e non vogliono sapere.

 Perciò voi dovete pregare molto per il dono dell’amore, perché l’amore è un tratto distintivo della vera fede e voi sarete apostoli del mio amore.” ( 02 -07- 2015).

 La Madre si aspetta che i figli che hanno avuto la grazia della chiamata sentano il dovere di una risposta. Beati coloro che non esiteranno, che non guarderanno indietro e che diranno il loro “Sì, Sì” generoso e incondizionato.

Vostro Padre  Livio

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