"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Giugno 2022 Pagina 4 di 16

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla consacrazione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria

Cari amici,

le feste dedicate ai Cuori di Gesù e Maria si susseguono e vengono celebrate dopo la Solennità del Corpus Domini.

Le devozioni al Sacratissimo Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria sono come due elementi di un’unica melodia che è quella dell’amore di Dio.

L’amore di Dio arriva a noi attraverso i Cuori di Gesù e di Maria.

È molto bello ed edificante spiritualmente fare proprio la Consacrazione ai Sacri Cuori, proprio come la stessa Regina della pace ci ha invitato a farlo, in occasione dell’apparizione a Marija la sera del 1° gennaio 2001, quando si è aperto il nuovo millennio:

«Cari figli! Io vi ho voluti qui questa sera in modo speciale. In modo speciale ora che Satana è libero dalle catene, io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio. In modo speciale ora, cari figli miei, io vi invito ad essermi vicino.
Io vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Andate in pace, cari figli miei»

È stata la Madonna stessa a fondere insieme i due Cuori, una volta ha anche detto: «Desidero che il mio cuore, il Cuore di Gesù, e il vostro cuore si fondano in un unico cuore di amore e di pace».

Queste Feste sono di un’attualità straordinaria. Il solo fatto che la Madonna abbia detto di consacrarsi al Suo Cuore Immacolato e al Sacratissimo Cuore di Gesù proprio all’inizio del nuovo millennio – momento storico di massima espressione del mistero di iniquità, di rifiuto e tradimento dell’amore di Dio da parte dell’uomo che vuole mettersi al Suo posto – sta a indicare che il processo di scristianizzazione e di rifiuto della fede cristiana è veramente in atto. È sotto gli occhi di tutti: l’Europa è teatro di guerre, di odio, di fratricidi. Il dramma di Caino e Abele si è ripetuto su vasta scala.

L’umanità si è persa, ha rifiutato la fede e la Croce, odia Dio e questo sentimento satanico sfocia nella guerra contro le creature fatte a Sua immagine e somiglianza. Satana vuole distruggere l’umanità e il pianeta sul quale viviamo, il suo progetto è un inferno anticipato sulla Terra perché brama l’odio, la guerra, la perversione dell’uomo.

Siamo in un periodo storico di massima empietà che si misura nel modo in cui si trattano gli uomini e in questo momento è culminante la ribellione di satana che per odio contro Dio sta distruggendo l’uomo. Affinché i Cuori di Gesù e Maria abbiano la vittoria è necessario che il loro amore entri nei nostri cuori e diventi perdono, grazia, promessa di un mondo di pace.

In questi due giorni meravigliosi, allora, approfittiamo per riscoprire queste bellissime feste.

Apriamo i nostri cuori all’amore di Gesù e di Maria. Lasciamo che la medicina del mondo (cioè l’amore di Dio) entri nei nostri cuori, vi metta radici, domini totalmente.

Di fronte a un mondo che odia Dio, siamo testimoni dell’amore di Dio. Questa è la battaglia escatologica in atto: l’amore ferma l’odio! Questo amore deve ardere nei nostri cuori, ne consegue allora che dobbiamo consacrarci ai Cuori di Gesù e di Maria.

Come ci si consacra? Semplicemente decidendo radicalmente e totalmente di appartenere ai Cuori di Gesù e di Maria e rispondendo all’amore di Dio sopra ogni cosa per poterlo donare al nostro prossimo.

Decidiamo di far entrare nelle nostre vite Gesù e Maria. Decidiamo di essere di Gesù e di Maria per sempre. Decidiamo di essere fontane dell’amore di Dio in questo mondo arido e assetato.

Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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CONCLUSIONE DELL’ANNO SACERDOTALE

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
Piazza San Pietro
Venerdì, 11 giugno 2010

Cari confratelli nel ministero sacerdotale,
Cari fratelli e sorelle,

l’Anno Sacerdotale che abbiamo celebrato, 150 anni dopo la morte del santo Curato d’Ars, modello del ministero sacerdotale nel nostro mondo, volge al termine. Dal Curato d’Ars ci siamo lasciati guidare, per comprendere nuovamente la grandezza e la bellezza del ministero sacerdotale. Il sacerdote non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita. Pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo che sono parole di transustanziazione – parole che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del mondo: parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui. Il sacerdozio è quindi non semplicemente «ufficio», ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore. Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola «sacerdozio». Che Dio ci ritenga capaci di questo; che Egli in tal modo chiami uomini al suo servizio e così dal di dentro si leghi ad essi: è ciò che in quest’anno volevamo nuovamente considerare e comprendere. Volevamo risvegliare la gioia che Dio ci sia così vicino, e la gratitudine per il fatto che Egli si affidi alla nostra debolezza; che Egli ci conduca e ci sostenga giorno per giorno. Volevamo così anche mostrare nuovamente ai giovani che questa vocazione, questa comunione di servizio per Dio e con Dio, esiste – anzi, che Dio è in attesa del nostro «sì». Insieme alla Chiesa volevamo nuovamente far notare che questa vocazione la dobbiamo chiedere a Dio. Chiediamo operai per la messe di Dio, e questa richiesta a Dio è, al tempo stesso, un bussare di Dio al cuore di giovani che si ritengono capaci di ciò di cui Dio li ritiene capaci. Era da aspettarsi che al «nemico» questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo. E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti – soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario. Anche noi chiediamo insistentemente perdono a Dio ed alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più; promettere che nell’ammissione al ministero sacerdotale e nella formazione durante il cammino di preparazione ad esso faremo tutto ciò che possiamo per vagliare l’autenticità della vocazione e che vogliamo ancora di più accompagnare i sacerdoti nel loro cammino, affinché il Signore li protegga e li custodisca in situazioni penose e nei pericoli della vita. Se l’Anno Sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende. Ma si trattava per noi proprio del contrario: il diventare grati per il dono di Dio, dono che si nasconde “in vasi di creta” e che sempre di nuovo, attraverso tutta la debolezza umana, rende concreto in questo mondo il suo amore. Così consideriamo quanto è avvenuto quale compito di purificazione, un compito che ci accompagna verso il futuro e che, tanto più, ci fa riconoscere ed amare il grande dono di Dio. In questo modo, il dono diventa l’impegno di rispondere al coraggio e all’umiltà di Dio con il nostro coraggio e la nostra umiltà. La parola di Cristo, che abbiamo cantato come canto d’ingresso nella liturgia, può dirci in questa ora che cosa significhi diventare ed essere sacerdoti: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).

Celebriamo la festa del Sacro Cuore di Gesù e gettiamo con la liturgia, per così dire, uno sguardo dentro il cuore di Gesù, che nella morte fu aperto dalla lancia del soldato romano. Sì, il suo cuore è aperto per noi e davanti a noi – e con ciò ci è aperto il cuore di Dio stesso. La liturgia interpreta per noi il linguaggio del cuore di Gesù, che parla soprattutto di Dio quale pastore degli uomini, e in questo modo ci manifesta il sacerdozio di Gesù, che è radicato nell’intimo del suo cuore; così ci indica il perenne fondamento, come pure il valido criterio, di ogni ministero sacerdotale, che deve sempre essere ancorato al cuore di Gesù ed essere vissuto a partire da esso. Vorrei oggi meditare soprattutto sui testi con i quali la Chiesa orante risponde alla Parola di Dio presentata nelle letture. In quei canti parola e risposta si compenetrano. Da una parte, essi stessi sono tratti dalla Parola di Dio, ma, dall’altra, sono al contempo già la risposta dell’uomo a tale Parola, risposta in cui la Parola stessa si comunica ed entra nella nostra vita. Il più importante di quei testi nell’odierna liturgia è il Salmo 23 (22) – “Il Signore è il mio pastore” –, nel quale l’Israele orante ha accolto l’autorivelazione di Dio come pastore, e ne ha fatto l’orientamento per la propria vita. “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”: in questo primo versetto si esprimono gioia e gratitudine per il fatto che Dio è presente e si occupa di noi. La lettura tratta dal Libro di Ezechiele comincia con lo stesso tema: “Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura” (Ez 34,11). Dio si prende personalmente cura di me, di noi, dell’umanità. Non sono lasciato solo, smarrito nell’universo ed in una società davanti a cui si rimane sempre più disorientati. Egli si prende cura di me. Non è un Dio lontano, per il quale la mia vita conterebbe troppo poco. Le religioni del mondo, per quanto possiamo vedere, hanno sempre saputo che, in ultima analisi, c’è un Dio solo. Ma tale Dio era lontano. Apparentemente Egli abbandonava il mondo ad altre potenze e forze, ad altre divinità. Con queste bisognava trovare un accordo. Il Dio unico era buono, ma tuttavia lontano. Non costituiva un pericolo, ma neppure offriva un aiuto. Così non era necessario occuparsi di Lui. Egli non dominava. Stranamente, questo pensiero è riemerso nell’Illuminismo. Si comprendeva ancora che il mondo presuppone un Creatore. Questo Dio, però, aveva costruito il mondo e poi si era evidentemente ritirato da esso. Ora il mondo aveva un suo insieme di leggi secondo cui si sviluppava e in cui Dio non interveniva, non poteva intervenire. Dio era solo un’origine remota. Molti forse non desideravano neppure che Dio si prendesse cura di loro. Non volevano essere disturbati da Dio. Ma laddove la premura e l’amore di Dio vengono percepiti come disturbo, lì l’essere umano è stravolto. È bello e consolante sapere che c’è una persona che mi vuol bene e si prende cura di me. Ma è molto più decisivo che esista quel Dio che mi conosce, mi ama e si preoccupa di me. “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (Gv 10,14), dice la Chiesa prima del Vangelo con una parola del Signore. Dio mi conosce, si preoccupa di me. Questo pensiero dovrebbe renderci veramente gioiosi. Lasciamo che esso penetri profondamente nel nostro intimo. Allora comprendiamo anche che cosa significhi: Dio vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini. Come sacerdoti, vogliamo essere persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio. E, riguardo all’ambito a lui affidato, il sacerdote, insieme col Signore, dovrebbe poter dire: “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. “Conoscere”, nel significato della Sacra Scrittura, non è mai soltanto un sapere esteriore così come si conosce il numero telefonico di una persona. “Conoscere” significa essere interiormente vicino all’altro. Volergli bene. Noi dovremmo cercare di “conoscere” gli uomini da parte di Dio e in vista di Dio; dovremmo cercare di camminare con loro sulla via dell’amicizia di Dio.

Ritorniamo al nostro Salmo. Lì si dice: “Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza” (23 [22], 3s). Il pastore indica la strada giusta a coloro che gli sono affidati. Egli precede e li guida. Diciamolo in maniera diversa: il Signore ci mostra come si realizza in modo giusto l’essere uomini. Egli ci insegna l’arte di essere persona. Che cosa devo fare per non precipitare, per non sperperare la mia vita nella mancanza di senso? È, appunto, questa la domanda che ogni uomo deve porsi e che vale in ogni periodo della vita. E quanto buio esiste intorno a tale domanda nel nostro tempo! Sempre di nuovo ci viene in mente la parola di Gesù, il quale aveva compassione per gli uomini, perché erano come pecore senza pastore. Signore, abbi pietà anche di noi! Indicaci la strada! Dal Vangelo sappiamo questo: Egli stesso è la via. Vivere con Cristo, seguire Lui – questo significa trovare la via giusta, affinché la nostra vita acquisti senso ed affinché un giorno possiamo dire: “Sì, vivere è stata una cosa buona”. Il popolo d’Israele era ed è grato a Dio, perché Egli nei Comandamenti ha indicato la via della vita. Il grande Salmo 119 (118) è un’unica espressione di gioia per questo fatto: noi non brancoliamo nel buio. Dio ci ha mostrato qual è la via, come possiamo camminare nel modo giusto. Ciò che i Comandamenti dicono è stato sintetizzato nella vita di Gesù ed è divenuto un modello vivo. Così capiamo che queste direttive di Dio non sono catene, ma sono la via che Egli ci indica. Possiamo essere lieti per esse e gioire perché in Cristo stanno davanti a noi come realtà vissuta. Egli stesso ci ha resi lieti. Nel camminare insieme con Cristo facciamo l’esperienza della gioia della Rivelazione, e come sacerdoti dobbiamo comunicare alla gente la gioia per il fatto che ci è stata indicata la via giusta della vita.

C’è poi la parola concernente la “valle oscura” attraverso la quale il Signore guida l’uomo. La via di ciascuno di noi ci condurrà un giorno nella valle oscura della morte in cui nessuno può accompagnarci. Ed Egli sarà lì. Cristo stesso è disceso nella notte oscura della morte. Anche lì Egli non ci abbandona. Anche lì ci guida. “Se scendo negli inferi, eccoti”, dice il Salmo 139 (138). Sì, tu sei presente anche nell’ultimo travaglio, e così il nostro Salmo responsoriale può dire: pure lì, nella valle oscura, non temo alcun male. Parlando della valle oscura possiamo, però, pensare anche alle valli oscure della tentazione, dello scoraggiamento, della prova, che ogni persona umana deve attraversare. Anche in queste valli tenebrose della vita Egli è là. Sì, Signore, nelle oscurità della tentazione, nelle ore dell’oscuramento in cui tutte le luci sembrano spegnersi, mostrami che tu sei là. Aiuta noi sacerdoti, affinché possiamo essere accanto alle persone a noi affidate in tali notti oscure. Affinché possiamo mostrare loro la tua luce.

“Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”: il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino. Accanto al bastone c’è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. Ambedue le cose rientrano anche nel ministero della Chiesa, nel ministero del sacerdote. Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via. Al tempo stesso, però, il bastone deve sempre di nuovo diventare il vincastro del pastore – vincastro che aiuti gli uomini a poter camminare su sentieri difficili e a seguire il Signore.

Alla fine del Salmo si parla della mensa preparata, dell’olio con cui viene unto il capo, del calice traboccante, del poter abitare presso il Signore. Nel Salmo questo esprime innanzitutto la prospettiva della gioia per la festa di essere con Dio nel tempio, di essere ospitati e serviti da Lui stesso, di poter abitare presso di Lui. Per noi che preghiamo questo Salmo con Cristo e col suo Corpo che è la Chiesa, questa prospettiva di speranza ha acquistato un’ampiezza ed una profondità ancora più grandi. Vediamo in queste parole, per così dire, un’anticipazione profetica del mistero dell’Eucaristia in cui Dio stesso ci ospita offrendo se stesso a noi come cibo – come quel pane e quel vino squisito che, soli, possono costituire l’ultima risposta all’intima fame e sete dell’uomo. Come non essere lieti di poter ogni giorno essere ospiti alla mensa stessa di Dio, di abitare presso di Lui? Come non essere lieti del fatto che Egli ci ha comandato: “Fate questo in memoria di me”? Lieti perché Egli ci ha dato di preparare la mensa di Dio per gli uomini, di dare loro il suo Corpo e il suo Sangue, di offrire loro il dono prezioso della sua stessa presenza. Sì, possiamo con tutto il cuore pregare insieme le parole del Salmo: “Bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita” (23 [22], 6).

Alla fine gettiamo ancora brevemente uno sguardo sui due canti alla comunione propostici oggi dalla Chiesa nella sua liturgia. C’è anzitutto la parola con cui san Giovanni conclude il racconto della crocifissione di Gesù: “Un soldato gli trafisse il costato con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua” (Gv 19,34). Il cuore di Gesù viene trafitto dalla lancia. Esso viene aperto, e diventa una sorgente: l’acqua e il sangue che ne escono rimandano ai due Sacramenti fondamentali dei quali la Chiesa vive: il Battesimo e l’Eucaristia. Dal costato squarciato del Signore, dal suo cuore aperto scaturisce la sorgente viva che scorre attraverso i secoli e fa la Chiesa. Il cuore aperto è fonte di un nuovo fiume di vita; in questo contesto, Giovanni certamente ha pensato anche alla profezia di Ezechiele che vede sgorgare dal nuovo tempio un fiume che dona fecondità e vita (Ez 47): Gesù stesso è il tempio nuovo, e il suo cuore aperto è la sorgente dalla quale esce un fiume di vita nuova, che si comunica a noi nel Battesimo e nell’Eucaristia.

La liturgia della Solennità del Sacro Cuore di Gesù prevede, però, come canto di comunione anche un’altra parola, affine a questa, tratta dal Vangelo di Giovanni: Chi ha sete, venga a me. Beva chi crede in me. La Scrittura dice: “Sgorgheranno da lui fiumi d’acqua viva” (cfr Gv 7,37s). Nella fede beviamo, per così dire, dall’acqua viva della Parola di Dio. Così il credente diventa egli stesso una sorgente, dona alla terra assetata della storia acqua viva. Lo vediamo nei santi. Lo vediamo in Maria che, quale grande donna di fede e di amore, è diventata lungo i secoli sorgente di fede, amore e vita. Ogni cristiano e ogni sacerdote dovrebbero, a partire da Cristo, diventare sorgente che comunica vita agli altri. Noi dovremmo donare acqua della vita ad un mondo assetato. Signore, noi ti ringraziamo perché hai aperto il tuo cuore per noi; perché nella tua morte e nella tua risurrezione sei diventato fonte di vita. Fa’ che siamo persone viventi, viventi dalla tua fonte, e donaci di poter essere anche noi fonti, in grado di donare a questo nostro tempo acqua della vita. Ti ringraziamo per la grazia del ministero sacerdotale. Signore, benedici noi e benedici tutti gli uomini di questo tempo che sono assetati e in ricerca. Amen.

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟 

La decisione di andare a Radio Maria

Caro padre Livio,

leggo con molta attenzione e gioia le prime esperienze dei veggenti, credo che inequivocabilmente, la Madonna sa farsi scorgere, dietro le nostre quotidianità, siamo noi che non siamo attenti a quella Sua presenza discreta.

Ricordo che anche Lei padre Livio aveva avuto, una ispirazione o visione, sulla Sua esitazione a intraprendere l’avventura di radio Maria, se non ricordo male proprio nella chiesa di Medjugorje, le sarei tanto grato se ne parlasse in radio, perché può far capire a tutti noi quanto semplici sono i gesti di Maria e come sarebbe semplice e bello saperli interpretare nella vita quotidiana. Grazie.

Siano lodati Gesù e Maria 

Stefano 

Caro Stefano,

per la verità  in quel 1988 io ero deciso ad accogliere l’invito del Presidente Ferrario di dedicarmi a tempo pieno a Radio Maria, allora piccola  emittente parrocchiale. I miei Superiori però non erano convinti della mia scelta e  questo mi frenava. Fu un Blitz della  Madonna ( un comando più  che un invito) che sbrogliò la situazione.

Ecco come ho raccontato il fatto nel mio libro “Perché sono cristiano” che trovate per intero nella sezione “Biografia” di questo Blog.

“Dopo essere già stato a Medjugorje per l’anniversario della prima apparizione, nel giugno del 1988, vi tornai anche a settembre. Mi trovavo in chiesa durante la celebrazione serale guidata da padre Slavko e stavo ascoltandone l’omelia, che riuscivo a seguire bene perché il suo croato era molto comprensibile. Nelle sue parole percepivo qualche sollecitazione anche a riguardo delle riflessioni che andavo facendo in quei giorni sul mio impegno per Radio Maria. Mentre stavo proprio pensando agli inviti di Emanuele Ferrario, mi passò dinanzi in un baleno un’immagine, una specie di visione mentale.

Ho visto la Madonna chinarsi verso un bambino che lei teneva per mano. Il piccolo teneva la gambina alzata ma sembrava non aver voglia di compiere il passo: allora la Madonna gli diede un leggero strattone e gli fece mettere giù il piede in modo da completare il movimento in avanti.

 Insieme con questa fulminea immagine ho afferrato l’interpretazione di ciò che avevo visto. Mi sono identificato in quel bambino e ho compreso che la Madonna mi invitava a compiere quel passo di fronte al quale stavo facendo tanta resistenza.

Tuttora io paragono quella visione ai sogni profetici mediante i quali Dio comunica talvolta la propria volontà. Si tratta di un’esperienza che è accaduta a molti di noi, nel corso della vita.

A me è capitato in diverse occasioni di ricevere tali doni: sogni attraverso i quali giungono la consolazione e l’aiuto di Dio. Sono esperienze che hanno una luminosità e una forza interiore tale che anche a distanza di anni non se ne cancella il ricordo”

Ave  Maria

Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

IL PIANTO DELLA  MADONNA A MEDJUGORJE ( 26 Giugno 1981)

Cari amici,

i pellegrini che salgono sul monte delle prime apparizioni, lungo il sentiero che parte dal centro di Bijakovici, accanto alla casa natale di Vicka, si imbatteranno in una croce di legno, piantata sulla loro destra,  a metà circa del percorso.

Proprio in quel punto la Madonna ho dato il suo primo e fondamentale messaggio attraverso la veggente Marija. Mi sono fatto accompagnare da Marija in quel luogo esatto, perché mi raccontasse quanto era avvenuto quel venerdì 26 Giugno 1981, terzo giorno delle apparizioni.

Quando la Madonna ha detto “Addio” e se n’è andata, i veggenti e la gente accorsa numerosa si è pian piano incamminata verso le case, scendendo lungo il pendio del monte. Marija, agile e veloce, aveva preceduto tutti, correndo giù rapidamente.

All’improvviso, dove c’è un avvallamento chiamato Lokvetina, si è sentita come spostare verso sinistra e subito è apparsa la Madonna, a lei sola.

La Madonna era molto addolorata e piangeva versando lacrime abbondanti, che le scendevano lungo le gote e la veste e si perdevano nella nuvola grigia sulla quale era appoggiata. La Madonna teneva in una mano una grossa croce di legno color marrone scuro.

Marija mi ha confidato di essere stata fortemente traumatizzata al vedere la Madonna così sofferente, e faceva fatica a reggersi in piedi.

Perché la Gospa piangeva in quel modo e che cosa fare per consolarla?  La veggente, che fino a quel momento era rimasta piuttosto defilata, assumeva all’improvviso un ruolo centrale.

La Regina della pace in quell’occasione ha dato fra le lacrime il messaggio centrale del cristianesimo, valido  in  modo particolare per l’uomo di oggi: “ Pace, pace, pace e solo pace” ha detto muovendo la croce.

E dopo, sempre piangendo, ha ripetuto per ben due volte: “ La pace deve regnare tra Dio e l’uomo e tra gli uomini”.

La visione drammatica è densa di significati. Neppure la veggente Marija allora si è resa pienamente conto dell’importanza dell’evento, che costituisce una pietra miliare della storia delle apparizioni.

 Le parole e i simboli formano un tutt’uno e danno una straordinaria forza espressiva al messaggio celeste. Il punto decisivo è senza dubbio l’invito a fare la pace con Dio, senza la quale non è possibile vivere in pace sulla terra.

La Regina della pace mostra di avere fretta. Già nel terzo appuntamento con i ragazzi, il secondo per la veggente Marija, dà il messaggio principale, che è la chiave di comprensione della sua lunga permanenza fra di noi.

Tutti gli altri messaggi, la fede, la preghiera, la conversione, il digiuno, la penitenza sono soltanto mezzi per raggiungere la pace.

 Infatti, Gli uomini riconciliati con Dio e divenuti suoi figli, si riconoscono fratelli fra di loro e vivono nell’amore reciproco.

Che cosa avrà pensato la gente, quando Marija, scendendo dal sentiero molto lentamente per la forte emozione che l’aveva quasi paralizzata, ha raccontato quanto era successo?

Era il 26 Giugno del 1981. Esattamente dieci anni dopo, il 26 Giugno del 1991, il giorno dopo la festosa celebrazione del decimo anniversario delle apparizioni, quando il sole incominciava a tramontare e i pellegrini ritornavano alle loro case, dalle colline intorno a Mostar incominciarono a crepitare i cannoni dell’esercito serbo.

Era l’inizio di una lunga e sanguinosa guerra fra le diverse etnie della ex Jugoslavia. Sono stati circa quattro anni di distruzione e di morte, che avrebbero potuto sfociare in un conflitto mondiale.

Mi sono chiesto perché la Gospa abbia voluto dare il messaggio fondamentale della sua presenza a Medjugorje attraverso la veggente Marija, in una apparizione riservata a lei sola. Perché non lo ha dato poco prima, sul Podbordo, quando erano presenti tutti e sei i veggenti?

 Non c’è dubbio che l’aver scelto Marija per dare il suo primo messaggio al mondo ha un significato rilevante. Infatti sarà Marija la veggente che la Madonna sceglierà il 1° Marzo 1984 per dare messaggi regolari alla parrocchia e al mondo, prima ogni giovedì e poi, dal Gennaio 1987, ogni 25 del mese.

Marija mi ha detto che, non appena arrivata alle case dove si stava radunando la gente, lei, che per timidezza non osava parlare in pubblico, ha preso forza e coraggio e ha proclamato senza paura il messaggio della pace.

Non si dimenticano facilmente le lacrime della Madonna. Segnano la vita. Vicka mi ha confidato che a lei il dispiacere di vedere la Madonna in lacrime è stato sempre risparmiato

Però ha aggiunto che la Madonna, anche quando sorride, nasconde un velo di tristezza a causa dei suoi figli che si perdono nel peccato.

Vostro Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle apparizioni a Medjugorje

Cari amici,

siamo ormai vicinissimi all’anniversario delle apparizioni di Medjugorje.

Potremmo dire che Medjugorje è l’apparizione più ecclesiale, la più ancorata alla Chiesa tra quelle più grandi che sono avvenute nel mondo. A dimostrazione di questo possiamo dire che sul luogo delle apparizioni a Medjugorje non è sorto un Santuario particolare come è avvenuto ad esempio a La Salette, a Fatima, a Lourdes. A differenza di altre apparizioni, a Medjugorje la Madonna non appare in un luogo preciso, ma appare al veggente, ovunque si trovi.

In questo modo le apparizioni sono diventate globali, non sono legate a un posto, ma sono legate al veggente stesso.

Fin dai primi tempi la Madonna ha portato subito la gente in chiesa. Durante le prime apparizioni la Madonna, approfittando del fatto che la Collina delle apparizioni era pattugliata dalla Polizia, ha radunato le persone in chiesa. Da quel momento i veggenti ebbero le apparizioni nella Canonica, poi in Sacrestia, poi sul Coro. Non c’è quindi un luogo ben preciso delle apparizioni.

La Madonna dopo tre anni di messaggi molto coinvolgenti e occasionali, attraverso la veggente Marija ha scelto una parrocchia che ha deciso di guidare dando un messaggio ogni giovedì. È iniziata così il grande lavoro pastorale della Madonna per realizzare il suo piano.

Uno degli aspetti del piano della Regina della pace è il rafforzamento della Chiesa. Fin dall’inizio la Madonna ha preso a cura la parrocchia dando messaggi che vengono ufficialmente pubblicati, perché vengano diffusi a tutte le parrocchie del mondo. Sono messaggi per la Chiesa universale!

La Madonna fin dalle origini si è presa cura della parrocchia di Medjugorje dando suggerimenti molto precisi: la Santa Messa tutte le sere preceduta da due Rosari; alle 17.40 il messaggio; dopo la Santa Messa la recita del terzo Rosario; in alcuni giorni l’Adorazione al Santissimo Sacramento. La Madonna ha organizzato la parrocchia improntandola sulla preghiera, sulla Santa Messa e il Rosario quotidiani e, attraverso i messaggi, ha dato le coordinate pastorali per la parrocchia di Medjugorje e per tutte le parrocchie del mondo.

Fin dall’inizio delle apparizioni la Madonna ha iniziato a rafforzare la Chiesa costruendola sulla fede, sulla preghiera, sulla confessione, sull’adorazione eucaristica, sull’intensità della preghiera in particolare poi anche sulle opere di carità (basti pensare al recupero dei tossicodipendenti, agli orfani, e altre realtà sociali).

Lo strumento con cui la Madonna ha allargato oltre il perimetro della parrocchia di Medjugorje il rinnovamento della Chiesa non sono solamente i messaggi che sono stati diffusi nel mondo a tutti coloro che sono legati idealmente alla parrocchia di Medjugorje, ma con una strategia tutta particolare inedita altrove: la stupefacente presenza sacerdotale. Non c’è Santuario mariano al mondo che conta la presenza di sacerdoti pari a quella di Medjugorje!

C’è sempre possibilità di confessarsi a Medjugorje, anzi ogni giorno si creano lunghe e suggestive file ai confessionali. Decine sono i sacerdoti che si mettono a disposizione per questo Sacramento, ciascuno nella propria lingua madre e questo è molto importante vista la presenza di pellegrini di tutto il mondo. Incredibilmente numerosi sono anche i sacerdoti che concelebrano.

La Madonna ha a cuore i pastori della Chiesa, invita a pregare per loro e ad amarli.

I sacerdoti pellegrini a Medjugorje tornano nelle loro parrocchie rinnovati nel loro ministero perché sentono la presenza di Maria e vivono il fervore della parrocchia.

Mirjana ha detto che tra il tempo in cui viviamo adesso e il tempo del Trionfo del Cuore di Maria, c’è un ponte e questo ponte sono i sacerdoti. Questo ponte dovrà essere resistente, solido, forte perché su di esso dovranno passare i fedeli. I pastori della Chiesa, quindi, devono essere saldi e forti nella fede, nella testimonianza, senza vacillare, senza paura devo essere anche pronti a dare la vita per Gesù Cristo.

La Madonna ha quindi bisogno di tempo perché questo ponte sia abbastanza forte per sorreggere tutto il popolo di Dio che dovrà attraversarlo. È necessario che le luci dei pastori siano diffuse ovunque per illuminare e incoraggiare.

La Madonna ha quindi un preciso piano di rafforzamento della Chiesa che fin dall’inizio, a sua volta, si è occupata di Medjugorje e non ha mai impedito alla Madonna di realizzare il suo piano ideale di parrocchia.

Da: “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

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Dove accadranno i segreti

Caro Padre Livio,

grazie  per l’impegno col quale ogni giorno segue  le  sue pecorelle in  questi tempi di confusione e  di agitazione,

Siamo  arrivati al il 41.anno  delle  apparizioni e  la guerra che è ritornata  in Europa minaccia di  allungarsi e di allargarsi.

In  questa  prospettiva  quali saranno secondo Lei i  luoghi in cui accadranno i segreti?

Giovanni da Potenza

Caro amico,

i primi tre segreti avranno  luogo a Medjugorje.

Gli altri,  che riguardano il  mondo e  la Chiesa,  almeno in maggioranza, accadranno in Europa.

E’ qui da  noi l’epicentro della  battaglia,  soprattutto spirituale,   ed  è  qui  che  la  Madonna otterrà  la vittoria. 

La  bandiera  europea di colore  azzurro con le Dodici stelle  è la firma di Maria sul nostro continente  che   ritornerà  pienamente  cristiano e mariano.

Il  segno sulla collina di Medjugorje  nel cuore dell’Europa sarà un segno straordinario di speranza e durerà per sempre.

Ave  Maria

Padre  Livio

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