Mese: Giugno 2022 Pagina 14 di 16
Oggetto: ARMI O PREGHIERA?

Buonasera caro Padre Livio.
La seguo e apprezzo le sue catechesi e i suoi commenti mattutini dal 1996.
Vorrei e potrei motivare la perplessità che segue con tante parole ma sarò breve.
Ora, in tempi di guerra lei da una parte è favorevole all’invio di armi in Ucraina ma d’altro canto non smette giustamente di rimarcare l’importanza insostituibile della preghiera (ma neanche paragonabile direi alla difesa armata).
Seguiamo la Madonna allora che, scommetto tutto, mai e poi mai ci dirà di mandare armi a nessuno ma dirà invece: Pregate pregate pregate. Esattamente tre volte.
La prego e mi permetto di invitarla a riflettere su questo perché a mio giudizio c’è contraddizione manifesta nei suoi passaggi su questo argomento.
Caro Padre Livio lei è uno degli strumenti principali che mi hanno cambiato la vita orientandola all’Onnipotente.
Le voglio veramente bene.
Per questo ho scritto.
Buon proseguimento.
Marco da Roma.
Caro Marco,
Nella guerra di Bosnia gli uomini di Medjugorje hanno difeso le loro case e la loro terra quanto è bastato e con le armi che hanno avuto.
Vicka assisteva spiritualmente i soldati e li faceva pregare e confessare prima di andare a combattere.
Non ha mai detto loro di stare a casa per dedicare più tempo alla preghiera
La Madonna in quegli anni terribili non ha mai detto di non combattere, ma ha esortato a tenere il cuore al riparo dall’odio e dalle cattiverie.
Hanno esercitato il diritto naturale di legittima difesa in modo proporzionato all’attacco.
Questo vale anche per gli Ucraini che subiscono una guerra di aggressione.
Hanno il diritto di difendersi con armi proporzionate, osservando quelle regole universali di umanità che sono codificate in caso di guerra.
E varrebbe lo stesso per noi se fossimo aggrediti.
Ovvio che bisogna pregare come chiede la Madonna, perché c’è di mezzo il demonio.
Senza preghiera non c’è la pace. Ma senza possibilità di difendersi l’iniquità prevarrebbe rapidamente in tutto il mondo.
Questa è la Dottrina Cattolica e io non oserei mai dire qualcosa che non sia conforme all’insegnamento della Chiesa e all’ordine morale.
Ora se puoi stai in pace, perché io lo sono e non sono al soldo di nessuno, né sono influenzato da simpatie politiche, né mi faccio condizionare da chi ha pensieri diversi dai miei
Ave Maria
P. Livio
GLI APOSTOLI DI MARIA: “I SANTI DEI TEMPI FINALI”

Secondo la profezia del Monfort il compito della Regina del cielo e della terra è quello di collaborare con le tre Persone divine, forgiando apostoli e santi eccelsi su ordine del Cielo.
La Madre di Dio con Cristo combatte l’orgoglio di satana e con lo Spirito Santo genera i figli di Dio e plasma i santi dei tempi finali.
Sarà negli ultimi tempi che avverrà la piena rivelazione di Maria, perché allora sarà conosciuta, come mai prima, la sua azione misericordiosa nella lotta contro i nemici di Dio e nel sostegno alla Chiesa: “Maria deve risplendere più che mai in questi ultimi tempi in misericordia, in forza e in grazia”.
Dio infatti intende per mezzo di Lei schiacciare la testa al serpente infernale, il quale negli ultimi tempi raddoppierà i suoi attacchi e susciterà crudeli persecuzioni che cresceranno fino all’avvento del regno dell’Anticristo.
Il diavolo chiamerà al suo servizio i nemici di Dio e della Chiesa, che, frementi di odio, si raduneranno da ogni parte per l’attacco finale. Per affrontare le schiere di satana e vincerle, Maria formerà i suoi apostoli, “gli apostoli degli ultimi tempi”
Essi vengono descritti come “santi eccelsi” e “ anime grandi, piene di grazia e di zelo”. Sono “prodi soldati e fedeli servi di Gesù Cristo…e servi fedeli e veri figli di Maria”.
Il Monfort ha cura di mettere in evidenza la loro condizione sacerdotale, chiamandoli “ministri del Signore…figli di Levi”, “ veri apostoli degli ultimi tempi in mezzo agli altri sacerdoti, ecclesiastici e chierici”.
Tuttavia non sono affatto esclusi i laici, in quanto il santo parla più in generale di “anime elette” nelle quali Maria regna sovrana e, aprendo lo sguardo sul futuro, preannuncia “uno squadrone di bravi e valorosi soldati di Gesù e di Maria, dell’uno e dell’altro sesso”.
La loro attività è quella di distruggere e di edificare: “distruggere il peccato e stabilire il regno di Gesù Cristo” . Fedele alla distinzione fra il peccato e il peccatore, per cui bisogna odiare il primo e amare il secondo, il Monfort non esita a usare le espressioni più veementi per descrivere il combattimento contro le forze del male:
“Combatteranno, rovesceranno, schiacceranno”; “Tuoneranno contro il peccato, grideranno contro il mondo, colpiranno il diavolo e i suoi seguaci”.
“Saranno odore di morte per i grandi, i ricchi e i superbi mondani” ; “Attaccheranno e abbatteranno i nemici di Dio; “Schiacceranno la testa all’antico serpente”; “Con le loro ardenti preghiere scaglieranno frecce contro i nemici per abbatterli o convertirli .
L’aspetto costruttivo dell’azione degli apostoli di Maria sarà rivolto soprattutto verso la Chiesa, che verrà riformata ed estesa in tutto il mondo:
“ Dal loro ministero sarà rinnovato il volto della terra e riformata la Chiesa”; “ Metteranno dappertutto il fuoco dell’amore divino”; “ Lasceranno nei luoghi dove hanno predicato solo l’oro della carità”.
“Saranno il buon profumo di Gesù Cristo”; “Edificheranno il tempio del vero Salomone e la mistica città di Dio”; “Spanderanno la pioggia della Parola di Dio e della vita eterna”.
“Lavoreranno per estendere il dominio dell’Altissimo sopra quello degli empi”; “Infatti il diluvio di fuoco che riceveranno li porterà a convertire “ persino i mussulmani, i pagani e gli ebrei”.
Messe a fuoco l’identità e l’attività degli apostoli degli ultimi tempi, il Monfort ne descrive con parole di fuoco l’ardore spirituale che li caratterizza:
Essi “saranno anime grandi…piene di grazia” e “Molto uniti a Dio”; In rapporto al Padre avranno “ L’oro dell’amore”, “L’incenso della preghiera” e “la retta intenzione dell’amore di Dio”.
In rapporto al Figlio essi saranno “veri discepoli di Gesù Cristo” e questi crocifisso, in quanto mettono in pratica in modo radicale il vangelo e lo annunciano “nella pura verità, senza guardare in faccia a nessuno”.
In rapporto allo Spirito Santo, ne seguiranno docilmente le ispirazioni interiori come “nubi tonanti e vaganti nello spazio al minimo soffio dello Spirito”.
Essi saranno animati da uno zelo apostolico ardente, come gli apostoli dei primi tempi: “Anime grandi, piene di zelo”, “superiori ad ogni creatura per lo zelo coraggioso”, che “ metteranno dappertutto il fuoco dell’amore divino” in quanto sono essi stessi “Fuoco ardente”.
Nella lotta contro il regno dell’Anticristo saranno “frecce acute nella mano della potente Maria”. Essendo stati plasmati dalla Madre di Dio, “Avranno una particolare devozione alla Vergine santissima.
Saranno rischiarati dalla sua luce, nutriti dal suo latte, guidati dal suo spirito, sostenuti dal suo braccio, custoditi sotto la sua protezione”.
“Sono stirpe della Vergine santa…suoi veri figli e servi…suoi poveri schiavi e umili figli…suo calcagno che schiaccerà la testa al serpente”.
Lotteranno contro i nemici di Dio con in mano il bastone della croce e la fionda del rosario” e, come il loro Maestro, sperimenteranno persecuzioni e croci, perché “il demonio tenderà insidie al calcagno di questa misteriosa Donna , cioè alla piccola compagnia dei suoi servi” .
Vostro Padre Livio
Il Papa ai leader delle nazioni: Ucraina, “non portate l’umanità alla rovina”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano – Domenica Giugno 2022
“Rinnovo l’appello ai responsabili delle Nazioni: non portate l’umanità alla rovina, per favore! Si mettano in atto veri negoziati, concrete trattative per un cessate-il-fuoco e per una soluzione sostenibile. Si ascolti il grido disperato della gente che soffre, si abbia rispetto per la vita umana”. A cento giorni “dall’inizio dell’aggressione armata all’Ucraina”, è ancora più accorato, se possibile, l’appello alla pace di Papa Francesco.
Servono veri negoziati, si fermi la distruzione delle città
Dopo la preghiera del Regina Coeli, nella solennità di Pentecoste, dopo aver pronunciato l’omelia nella Messa presieduta nella Basilica Vaticana dal cardinale decano Re, il Papa ricorda che oggi si celebra una festa nella quale “il sogno di Dio sull’umanità diventa realtà: 50 giorni dopo la Pasqua, popoli che parlano lingue diverse si incontrano, si capiscono”.
Ma ora, a 100 giorni dall’inizio dell’aggressione armata all’Ucraina, sull’umanità è calato nuovamente l’incubo della guerra che è la negazione del sogno di Dio. Popoli che si scontrano, popoli che si uccidono, gente che anziché avvicinarsi viene allontanata dalle proprie case. E mentre la furia della distruzione e della morte imperversa e le contrapposizioni divampano, alimentando un’escalation sempre più pericolosa per tutti, rinnovo l’appello ai responsabili delle Nazioni: non portate l’umanità alla rovina, per favore! Non portate l’umanità alla rovina. Si mettano in atto veri negoziati, concrete trattative per un cessate-il-fuoco e per una soluzione sostenibile. Si ascolti il grido disperato della gente che soffre – lo vediamo sui media tutti i giorni; si abbia rispetto della vita umana, si fermi la macabra distruzione di città e villaggi dappertutto. Continuiamo, per favore, a pregare, a impegnarci per la pace senza stancarci.
CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana
Domenica, 27 maggio 2012
Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di celebrare con voi questa Santa Messa, animata oggi anche dal Coro dell’Accademia di Santa Cecilia e dall’Orchestra giovanile – che ringrazio -, nella Solennità di Pentecoste. Questo mistero costituisce il battesimo della Chiesa, è un evento che le ha dato, per così dire, la forma iniziale e la spinta per la sua missione. E questa «forma» e questa «spinta» sono sempre valide, sempre attuali, e si rinnovano in modo particolare mediante le azioni liturgiche. Stamani vorrei soffermarmi su un aspetto essenziale del mistero della Pentecoste, che ai nostri giorni conserva tutta la sua importanza. La Pentecoste è la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana. Tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre più vicini l’uno all’altro con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire, la comprensione e la comunione tra le persone sia spesso superficiale e difficoltosa. Permangono squilibri che non di rado portano a conflitti; il dialogo tra le generazioni si fa faticoso e a volte prevale la contrapposizione; assistiamo a fatti quotidiani in cui ci sembra che gli uomini stiano diventando più aggressivi e più scontrosi; comprendersi sembra troppo impegnativo e si preferisce rimanere nel proprio io, nei propri interessi. In questa situazione, possiamo trovare veramente e vivere quell’unità di cui abbiamo bisogno?
La narrazione della Pentecoste negli Atti degli Apostoli, che abbiamo ascoltato nella prima lettura (cfr At 2,1-11), contiene sullo sfondo uno degli ultimi grandi affreschi che troviamo all’inizio dell’Antico Testamento: l’antica storia della costruzione della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9). Ma che cos’è Babele? E’ la descrizione di un regno in cui gli uomini hanno concentrato tanto potere da pensare di non dover fare più riferimento a un Dio lontano e di essere così forti da poter costruire da soli una via che porti al cielo per aprirne le porte e mettersi al posto di Dio. Ma proprio in questa situazione si verifica qualcosa di strano e di singolare. Mentre gli uomini stavano lavorando insieme per costruire la torre, improvvisamente si resero conto che stavano costruendo l’uno contro l’altro. Mentre tentavano di essere come Dio, correvano il pericolo di non essere più neppure uomini, perché avevano perduto un elemento fondamentale dell’essere persone umane: la capacità di accordarsi, di capirsi e di operare insieme.
Questo racconto biblico contiene una sua perenne verità; lo possiamo vedere lungo la storia, ma anche nel nostro mondo. Con il progresso della scienza e della tecnica siamo arrivati al potere di dominare forze della natura, di manipolare gli elementi, di fabbricare esseri viventi, giungendo quasi fino allo stesso essere umano. In questa situazione, pregare Dio sembra qualcosa di sorpassato, di inutile, perché noi stessi possiamo costruire e realizzare tutto ciò che vogliamo. Ma non ci accorgiamo che stiamo rivivendo la stessa esperienza di Babele. E’ vero, abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare, di avere informazioni, di trasmettere notizie, ma possiamo dire che è cresciuta la capacità di capirci o forse, paradossalmente, ci capiamo sempre meno? Tra gli uomini non sembra forse serpeggiare un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, fino a diventare perfino pericolosi l’uno per l’altro? Ritorniamo allora alla domanda iniziale: può esserci veramente unità, concordia? E come?
La risposta la troviamo nella Sacra Scrittura: l’unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, il quale ci darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare. E questo è ciò che si è verificato a Pentecoste. In quel mattino, cinquanta giorni dopo la Pasqua, un vento impetuoso soffiò su Gerusalemme e la fiamma dello Spirito Santo discese sui discepoli riuniti, si posò su ciascuno e accese in essi il fuoco divino, un fuoco di amore capace di trasformare. La paura scomparve, il cuore sentì una nuova forza, le lingue si sciolsero e iniziarono a parlare con franchezza, in modo che tutti potessero capire l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto. A Pentecoste dove c’era divisione ed estraneità, sono nate unità e comprensione.
Ma guardiamo al Vangelo di oggi, nel quale Gesù afferma: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16,13). Qui Gesù, parlando dello Spirito Santo, ci spiega che cos’è la Chiesa e come essa debba vivere per essere se stessa, per essere il luogo dell’unità e della comunione nella Verità; ci dice che agire da cristiani significa non essere chiusi nel proprio «io», ma orientarsi verso il tutto; significa accogliere in se stessi la Chiesa tutta intera o, ancora meglio, lasciare interiormente che essa ci accolga. Allora, quando io parlo, penso, agisco come cristiano, non lo faccio chiudendomi nel mio io, ma lo faccio sempre nel tutto e a partire dal tutto: così lo Spirito Santo, Spirito di unità e di verità, può continuare a risuonare nei nostri cuori e nelle menti degli uomini e spingerli ad incontrarsi e ad accogliersi a vicenda. Lo Spirito, proprio per il fatto che agisce così, ci introduce in tutta la verità, che è Gesù, ci guida nell’approfondirla, nel comprenderla: noi non cresciamo nella conoscenza chiudendoci nel nostro io, ma solo diventando capaci di ascoltare e di condividere, solo nel «noi» della Chiesa, con un atteggiamento di profonda umiltà interiore. E così diventa più chiaro perché Babele è Babele e la Pentecoste è la Pentecoste. Dove gli uomini vogliono farsi Dio, possono solo mettersi l’uno contro l’altro. Dove invece si pongono nella verità del Signore, si aprono all’azione del suo Spirito che li sostiene e li unisce.
La contrapposizione tra Babele e Pentecoste riecheggia anche nella seconda lettura, dove l’Apostolo dice: “Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne” (Gal 5,16). San Paolo ci spiega che la nostra vita personale è segnata da un conflitto interiore, da una divisione, tra gli impulsi che provengono dalla carne e quelli che provengono dallo Spirito; e noi non possiamo seguirli tutti. Non possiamo, infatti, essere contemporaneamente egoisti e generosi, seguire la tendenza a dominare sugli altri e provare la gioia del servizio disinteressato. Dobbiamo sempre scegliere quale impulso seguire e lo possiamo fare in modo autentico solo con l’aiuto dello Spirito di Cristo. San Paolo elenca – come abbiamo sentito – le opere della carne, sono i peccati di egoismo e di violenza, come inimicizia, discordia, gelosia, dissensi; sono pensieri e azioni che non fanno vivere in modo veramente umano e cristiano, nell’amore. E’ una direzione che porta a perdere la propria vita. Invece lo Spirito Santo ci guida verso le altezze di Dio, perché possiamo vivere già in questa terra il germe di vita divina che è in noi. Afferma, infatti, san Paolo: «Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace» (Gal 5,22). E notiamo che l’Apostolo usa il plurale per descrivere le opere della carne, che provocano la dispersione dell’essere umano, mentre usa il singolare per definire l’azione dello Spirito, parla di «frutto», proprio come alla dispersione di Babele si contrappone l’unità di Pentecoste.
Cari amici, dobbiamo vivere secondo lo Spirito di unità e di verità, e per questo dobbiamo pregare perché lo Spirito ci illumini e ci guidi a vincere il fascino di seguire nostre verità, e ad accogliere la verità di Cristo trasmessa nella Chiesa. Il racconto lucano della Pentecoste ci dice che Gesù prima di salire al cielo chiese agli Apostoli di rimanere insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (cfr At 1,14). Raccolta con Maria, come al suo nascere, la Chiesa anche quest’oggi prega: «Veni Sancte Spiritus! – Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!». Amen.
© Copyright 2012 – Libreria Editrice Vaticana

VIENI SPIRITO CREATORE
Vieni, o Spirito creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia
i cuori che hai creato.
O dolce consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore,
santo crisma dell’anima.
Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni,
suscita in noi la parola.
Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite
col balsamo del tuo amore.
Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile
ci preservi dal male.
Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio
uniti in un solo Amore.
Sia gloria a Dio Padre,
al Figlio, che è risorto dai morti
e allo Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
GLI APOSTOLI DI MARIA NEL TEMPO DEI SEGRETI

Cari amici,
non vi è dubbio che S. Luigi Maria Grignion da Monfort abbia inaugurato le profezie moderne riguardo agli ultimi tempi.
Egli stesso aveva il profilo autorevole del profeta e incarnava nella sua persona e nella sua vita il messaggio che predicava.
In lui possiamo intravedere l’anticipazione di quegli apostoli che Maria avrebbe plasmato per i tempi del suo trionfo e di quello di suo Figlio. La Regina della pace in numerosi messaggi li chiama “Gli Apostoli del mio amore”.
Il potere di Maria su tutti i demoni risplenderà in modo particolare negli ultimi tempi, quando satana insidierà il suo calcagno, cioè i suoi poveri schiavi e umili figli che egli susciterà per muovergli guerra.
Questi saranno piccoli e poveri secondo il mondo, infimi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e maltrattati come il calcagno lo è in confronto alle altre membra del corpo.
In cambio saranno ricchi di grazia divina, che Maria comunicherà loro in abbondanza, grandi ed elevati in santità davanti a Dio, superiori ad ogni creatura per lo zelo coraggioso.
Così fortemente sostenuti dall’aiuto di Dio, che con l’umiltà del loro calcagno, uniti a Maria, schiacceranno il capo del diavolo e faranno trionfare Gesù Cristo.
Conosceranno le grandezze di questa sovrana , e si consacreranno interamente al suo servizio in qualità di sudditi e schiavi d’amore.
Sperimenteranno le sue dolcezze e la sua bontà materne e l’ameranno teneramente come figli di predilezione.
Conosceranno le misericordie di cui essa è ricolma e il bisogno che essi hanno di essere aiutati da lei, a lei ricorreranno in ogni cosa come e loro cara avvocata e mediatrice presso Gesù Cristo.
Sapranno che Maria è il mezzo più sicuro, più facile, più breve e più perfetto per andare a Gesù Cristo, e si offriranno a lei anima e corpo, senza nessuna riserva, per appartenere nello stesso modo a Gesù Cristo.
Ma chi saranno questi servi, schiavi e figli di Maria? Saranno fuoco ardente, ministri del Signore, che metteranno dappertutto il fuoco del divino amore.
Saranno frecce acute nella mano potente di Maria per trafiggere i suoi nemici: come frecce in mano a un eroe (sal 127,4).
Saranno figli di Levi, molto purificati dal fuoco di grandi tribolazioni e molto uniti a Dio.
In ogni luogo saranno il buon profumo di Gesù Cristo per i poveri e per i piccoli, mentre saranno odore di morte per i grandi, i ricchi e i superbi mondani.
Saranno nubi tonanti e vaganti nello spazio al minimo soffio dello Spirito Santo. Senza attaccarsi a nulla, né stupirsi di nulla, né mettersi in pena per nulla, spenderanno la pioggia della Parola di Dio e della vita eterna.
Tuoneranno contro il peccato, grideranno contro il mondo, colpiranno il diavolo e i suoi seguaci. Con la spada a due tagli della parola di Dio trafiggeranno, per la vita e per la morte, tutti coloro ai quali saranno inviati da parte dell’Altissimo.
Saranno i veri apostoli degli ultimi tempi. Ad essi il Signore degli eserciti darà la parola e la forza per operare meraviglie e riportare gloriose spoglie sui suoi nemici.
Dormiranno senza oro e argento e, ciò che più conta, senza preoccupazioni, in mezzo agli altri sacerdoti, ecclesiastici e chierici.
Tuttavia avranno le ali argentate della colomba per volare, con la retta intenzione della gloria di Dio e della salvezza delle anime, là dove li chiamerà lo Spirito Santo.
Vostro Padre Livio
