"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA IN PIAZZA DI SPAGNA
PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO A MARIA IMMACOLATA – Giovedì, 8 dicembre 2022

Madre nostra Immacolata,
oggi il popolo romano si stringe intorno a te.
I fiori deposti ai tuoi piedi
da tante realtà cittadine
esprimono l’amore e la devozione per te,
che vegli su tutti noi.
E tu vedi e accogli anche
quei fiori invisibili che sono tante invocazioni,
tante suppliche silenziose, a volte soffocate,
nascoste ma non per te, che sei Madre.
Dopo due anni nei quali sono venuto
a renderti omaggio da solo sul far del giorno,
oggi ritorno a te insieme alla gente,
la gente di questa Chiesa, la gente di questa Città.
E ti porto i ringraziamenti e le suppliche
di tutti i tuoi figli, vicini e lontani.
Tu, dal Cielo in cui Dio ti ha accolta,
vedi le cose della terra molto meglio di noi;
ma come Madre ascolti le nostre invocazioni
per presentarle al tuo Figlio,
al suo Cuore pieno di misericordia.
Prima di tutto ti porto l’amore filiale
di innumerevoli uomini e donne, non solo cristiani,
che nutrono per te la più grande riconoscenza
per la tua bellezza tutta grazia e umiltà:
perché in mezzo a tante nubi oscure
tu sei segno di speranza e di consolazione.
Ti porto i sorrisi dei bambini,
che imparano il tuo nome davanti a una tua immagine,
in braccio alle mamme e alle nonne,
e cominciano a conoscere
che hanno anche una Mamma in Cielo.
E quando, nella vita, capita che quei sorrisi
lasciano il posto alle lacrime,
com’è importante averti conosciuta,
avere avuto in dono la tua maternità!
Ti porto la gratitudine degli anziani e dei vecchi:
un grazie che fa tutt’uno con la loro vita,
tessuto di ricordi, di gioie e di dolori,
di traguardi che loro sanno bene
di aver raggiunto con il tuo aiuto,
tenendo la loro mano nella tua.
Madre, ti porto le preoccupazioni delle famiglie,
dei padri e delle madri che spesso fanno fatica

a far quadrare i bilanci di casa,
e affrontano giorno per giorno
piccole e grandi sfide per andare avanti.
In particolare ti affido le giovani coppie,
perché guardando a te e a San Giuseppe
vadano incontro alla vita con coraggio
confidando nella Provvidenza di Dio.
Ti porto i sogni e le ansie dei giovani,
aperti al futuro ma frenati da una cultura
ricca di cose e povera di valori,
satura di informazioni e carente nell’educare,
suadente nell’illudere e spietata nel deludere.
Ti raccomando specialmente i ragazzi
che più hanno risentito della pandemia,
perché piano piano riprendano
a scuotere e spiegare le loro ali
e ritrovino il gusto di volare in alto.
Vergine Immacolata, avrei voluto oggi
portarti il ringraziamento del popolo ucraino,
per la pace che da tempo chiediamo al Signore.
Invece devo ancora presentarti la supplica
dei bambini, degli anziani,
dei padri e delle madri, dei giovani
di quella terra martoriata, che soffre tanto.
Ma in realtà noi tutti sappiamo
che tu sei con loro e con tutti i sofferenti,
così come fosti accanto alla croce del tuo Figlio.
Grazie, Madre nostra!
Guardando a te, che sei senza peccato,
possiamo continuare a credere e sperare
che sull’odio vinca l’amore,
sulla menzogna vinca la verità,
sull’offesa vinca il perdono,
sulla guerra vinca la pace. Così sia!

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LE APPARIZIONI DELLA MADONNA A GRUSHEVO

ALLA MADONNA STA PARTICOLARMENTE A CUORE L’UCRAINA

 1806

La Santa Vergine apparve nel 1806, allontanando un’epidemia di colera e facendo zampillare ai piedi di un salice acque salutari in ricordo della sua apparizione. Maria era già apparsa in questo villaggio nel XVI secolo al tempo della guerra dei cosacchi contro il re di Polonia.

 12 maggio del 1914 

Il 12 maggio 1914 la Vergine apparve a 22 contadini. La visione durò fino al giorno successivo. I veggenti ricevettero un messaggio profetico, che preannunciava tempi dolorosi per il mondo e per l’Ucraina in particolare. Ella predisse loro la perdita di sovranità dell’Ucraina per 80 anni: per otto decenni ci sarebbero state sofferenze e persecuzioni, al termine delle quali la cristianità avrebbe trionfato e l’Ucraina sarebbe tornata libera. Inoltre, disse loro che lo scoppio della guerra mondiale era imminente e che la Russia sarebbe diventata un paese senza Dio.

 26 aprile 1987 

Il 26 aprile 1987 la Madonna appare a Maria Kyzyn (1976). Maria, mentre sta uscendo da casa per recarsi a scuola, nota una strana luce sulla cappella sconsacrata (chiusa al culto dal regime nel 1947) che confina col giardino di casa sua. Si sofferma ad osservarla, quando, all’improvviso scorge, su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola della cappella, una figura: è una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio. La piccola rientra di corsa dalla madre Miroslava e l’avverte. La madre esce e, riconosciuta la Madonna, invita la figlia ad inginocchiarsi a pregare. L’immagine della Vergine è rimasta visibile a tutti per un mese, ora nel vano di una finestra del campanile, ora sulla sommità della cupola, ora nel cielo sopra la chiesetta. Testimoni diretti dell’evento miracoloso sono state almeno mezzo milione di persone.

Il 13 maggio, anniversario dell’apparizione di Fatima, sugli schermi della televisione locale va in onda un servizio denigratorio sul fenomeno di Grushew, proprio per scoraggiare i pellegrini: ma durante tale programma, sul video apparve l’immagine della Madonna, che tutti i telespettatori della regione poterono osservare. Occorre ricordare che l’apparizione del 26 aprile si è verificata nello stesso giorno e nella stessa ora in cui ebbe luogo un anno prima il disastro di Chernobyl. Il ché potrebbe sembrare una curiosa coincidenza se la Vergine, in un suo ammonimento, non vi avesse fatto esplicito accenno. La Madonna ha dato a Maria, nel corso delle numerose apparizioni che la giovane veggente ha avuto, diversi messaggi: talvolta piangendo ha chiesto penitenza per la remissione dei peccati dell’umanità; in altre occasioni ha invitato alla preghiera e al perdono per la conversione della Russia; alla recita del Santo Rosario, arma potente contro satana. Ha invitato a non dimenticare coloro che sono morti nel disastro di Chernobyl, che è stato un avvertimento e un segno per il mondo intero.

Il regime comunista fece di tutto per impedire ai veggenti di sostare sul posto e per scoraggiare il pellegrinaggio: ha innalzato barricate, ha scavato fossati lungo tutte le strade di accesso al villaggio e allargato il perimetro della zona vietata ai pellegrini. Ma tutto ciò non arrestò l’afflusso dei fedeli: una fonte governativa ha parlato della presenza di 45.000 persone al giorno, che provenivano anche da molto lontano. La chiesa di Hrushiv è uniate, ovvero appartenente alla comunità cattolica di rito greco fedele alla Chiesa di Roma e molto perseguitata dal regime sovietico. Non appena la notizia dell’apparizione si diffuse, però, anche gli ortodossi accorsero sul luogo del miracolo. 

La cappella dell’apparizione, sconsacrata nel 1959, era stata costruita a metà Ottocento, dopo che la Vergine, apparendo, aveva allontanato un’epidemia di colera nel 1806. La Madonna era riapparsa nel 1914, alla vigilia dello scoppio della guerra mondiale. Sul luogo sorgeva un salice e una fonte miracolosa, venerata fin dal XVI° secolo. I pellegrini vi si recavano tre volte all’anno per chiedere perdono o guarigione. Il primate della Chiesa ucraina, il cardinale Lubachivsky, pur non avendo espresso un giudizio definitivo sugli eventi di Grushew, ha apprezzato il fatto che in seguito alle apparizioni la fede della gente si sia rafforzata.

Dai messaggi dell’aprile 1988: “E’ per tramite vostro e del sangue dei martiri che avverrà la conversione della Russia. Pentitevi e amatevi gli uni e gli altri. Stanno per arrivare i tempi che sono stati preannunciati come quelli della fine del tempo. guardate la desolazione che circonda il mondo: i peccati, l’accidia, il genocidio… Se per la Russia non c’è ritorno al cristianesimo, ci sarà una terza guerra mondiale e il mondo intero si troverà davanti alla rovina”. “Insegnate ai bambini a pregare. Insegnate loro a vivere nella verità e vivete voi stessi nella verità. Dite il Santo Rosario. E’ l’arma contro satana… Sono venuta a confortarvi e a dirvi che le vostre sofferenze ben presto finiranno. Io vi proteggerò per la gloria e il futuro del Regno di Dio sulla terra, che durerà mille anni. Il Regno del Cielo e della Terra è a portata di mano. Verrà solo attraverso la penitenza e il pentimento dei peccati… Molti vengono come falsi messia e falsi profeti. Siate attenti… Io non faccio distinzioni di razza o religione. Voi qui in Ucraina avete ricevuto la conoscenza dell’unica, vera, Chiesa apostolica… Il Dio Eterno vi chiama. Ecco perché sono stata mandata a voi… nonostante le lunghe persecuzioni che avete subito non avete perduto la fede, la speranza e la carità”.


La Madonna è apparsa anche in Russia nella regione cattolica dell’Ucraina.

Ed ora, la Madonna appare – anzi, riappare – anche nella Russia sovietica, nella cattolica regione dell’Ucraina. Ritorna a prendere possesso di una terra che già fu sua per mille anni. E’ successo a Gruscevo, un villaggio dell’Ucraina occidentale dove un tempo sorgeva un famoso Santuario mariano; per l’esattezza il 26 aprile 1987, nell’anniversario del disastro di Chernobyl, e le apparizioni si sono ripetute per alcuni giorni.

La notizia è di quelle che dovrebbero far sobbalzare le telescriventi dei giornali, come un terremoto dell’8° grado della scala Richter che rompe i pennini dei sismografi. I nostri giornali ne accennarono appena, con titoletti su una o due colonne; alla RAI-TV, silenzio di tomba. In compenso fu ampiamente registrata, sia pure in toni ironici prescritti dall’ideologia del partito, da organi della stampa sovietica come il foglio giovanile Leninska Molod, il quale parlò di “decine di migliaia di persone attratte dalla curiosità”. Il che se non altro attesta la realtà dell’avvenimento. Altre informazioni più dettagliate si sono avute da fogli della cristianità clandestina russa pervenuti in occidente e per bocca del leader dei cattolici ucraini Josip Terelja, 45 anni (18 dei quali trascorsi nei lager siberiani o in ospedali “psichiatrici” a causa della sua fede indomita), testimone diretto dei fatti di Gruscevo, poi espulso dall’URSS e recentemente intervistato a Roma dal settimanale “Oggi”.

Per tre volte la Vergine è apparsa nel Santuario di Gruscevo (distrutto da Stalin) nel corso dei secoli. La prima volta nel XVI° secolo nel corso di una guerra russo-polacca. La seconda nel 1914, allo scoppio della guerra europea e quindi alla vigilia della rivoluzione comunista nel 1917. In quell’occasione – dice Terelja – “La Beata Vergine annunciava il sopraggiungere di tempi dolorosi per il mondo e soprattutto per la nostra nazione. Diceva che per otto decenni ci sarebbero state sofferenze e persecuzioni, al termine delle quali, tuttavia, la cristianità avrebbe trionfato”. “Per otto decenni”: quasi ci siamo, se facciamo i conti. La nuova apparizione a Gruscevo ne è una conferma. E solleva nell’animo dei credenti l’eco di un’altra grande profezia mariana, quella consegnata il 13 luglio 1917 ai tre pastorelli di Fatima. Chi non la ricorda?

Ecco dunque che l’arco si chiude: Fatima si allaccia a Gruscevo, passando per Medjugorje e altre teofanie mariane degli ultimi tempi. Il disegno salvifico di Dio in questo secolo dominato da satana e dall’ateismo (teorico e pratico) si delinea nella sua pienezza, grazie all’intercessione e alla pienezza luminosa della Madre di Cristo che è anche Mater Ecclesiae. Ma che cosa è accaduto esattamente a Gruscevo il 26 aprile dello scorso anno?

Ecco i fatti in breve.

Una bambina di 12 anni, Marina Kizyn, appena uscita da casa per andare a scuola, nota una strana luce sulla cupola di una cappella che sorge a due passi dalla sua abitazione. Guardando meglio, nota la figura di una giovane donna con un bimbo in braccio e, spaventata, corre ad avvertire sua madre Miroslava. La giovane esce di corsa, vede l’apparizione, e non ha esitazioni. Dice alla figlia:”Inginocchiati e prega: è Lei, la Madonna”. La notizia si sparge in un lampo nel paese, accorre altra gente, tutti vedono. La cappella, chiusa al culto dal regime fin dal 1958 (Kruscev infatti aveva completato l’opera demolitrice di Stalin nei confronti del cattolicesimo ucraino), era stata costruita nella metà del secolo scorso sul luogo dove sorgeva un salice, alle cui radici sgorgava una fonte di acqua miracolosa. L’apparizione rimase visibile per parecchi giorni. La Madonna appariva in tutto simile a quella della cosiddetta “Vergine della Tenerezza”, un’icona donata circa l’anno mille a Vladimiro il Grande, principe di Kiev, da sua moglie Anna, dopo la conversione di quel popolo al Cristianesimo, culminata con un “battesimo in massa” nelle acque del fiume Dniepr. E’ la più antica e venerata immagine sacra Ucraina. 

“L’Ukrain Weekly”, settimanale dei cattolici ucraini che vivono in esilio in Inghilterra, ha riferito da fonti private che il 13 maggio 1987, festa della Madonna di Fatima, durante un programma della TV locale sull’argomento del giorno, l’immagine della Vergine apparve anche sui teleschermi e fu vista in tutta la regione. Josyp Terelja fu tra i primi ad accorrere sul posto non appena si sparse la voce. Era stato liberato solo due mesi prima dalle carceri del KGB, ma non aveva paura. Anche lui la vide. “Pensai: quant’è bella! Era un volto soprannaturale, ma al tempo stesso umano, familiare… La Madonna piangeva e chiedeva penitenza per la remissione dei nostri peccati. Il concorso di folla in quei giorni divenne imponente. Il foglio clandestino “Cronache della Chiesa Cattolica ucraina”, citato da “Ukrainian Weekly”, parla di 80.000 persone al giorno arrivate sul posto con tutti i mezzi. C’erano targhe di pulmann e di auto di tutti gli stati dell’Urss. La polizia, presa fra le antiche abitudini e la “Perestroika” di Gorbaciov, dava un colpo al cerchio e uno alla botte. Un po’ creava ostacoli, erigeva steccati, faceva la “faccia feroce”; un po’ lasciava correre. La stampa del regime, compresa l’autorevole “Literaturnaria Gazeta”, seguì la stessa linea; ammetteva in tono agrodolce l’eccezionale afflusso dei pellegrini da ogni parte dell’Unione, ma si affrettava a spiegare che non si trattava di “fede nei miracoli” (queste “anticaglie”), ma di semplice curiosità…

Non è la prima volta che la Madonna appare in Ucraina in questo dopoguerra. Essa è apparsa per 11 volte a Seredne, sempre nell’Ucraina occidentale, nel 1954-55, a una giovane veggente di nome Anna, dandole un messaggio che non differisce sostanzialmente da quelli di Fatima e di Medjugorje. E l’anno scorso si è parlato di apparizioni anche in un’altra località vicino a Gruscevo. Bisogna riflettere all’epopea di fede e di martirio vissuta tra i cattolici ucraini durante questo terribile “ottantennio” che sta per chiudersi: essi hanno davvero meritato la predilezione della Vergine e possono celebrare, sia pure in silenzio ma con rinnovata speranza, il millenario della conversione della Russia al Vangelo.

Di Leone Dogo Fonte: Foglietto Medjugorje-Torino marzo/aprile 1988

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A proposito di Andrea Cionci

di Roberto de Mattei –  Corrispondenza Romana – 30 Novembre 2022

C’è in Italia un giornalista che scrive di cose della Chiesa e si lamenta essere ignorato da una serie di intellettuali e di testate cattoliche di orientamento tradizionale, di cui riporta un puntiglioso elenco, accusandole di sottrarsi a un confronto che il giornalista giudica doveroso data l’importanza del tema: i presunti messaggi in codice che l’unico papa legittimo, Benedetto XVI, trasmetterebbe per denunciare l’impostura dell’antipapa, Jorge Maria Bergoglio. Il giornalista non si duole delle numerose critiche che ha già ricevuto, ma di quelle che non sono ancora arrivate, impedendo, con questo silenzio, che la sua ricostruzione delle vicende della Chiesa venga presa nell’«attenta, serissima e approfondita considerazione» che, a suo avviso, merita. 

Poiché tra le testate che egli accusa di non avere ancora espresso un giudizio su di lui e sulla sua opera, c’è anche Corrispondenza Romana, non abbiamo difficoltà a soddisfare il suo desiderio: si chiama Andrea Cionci, un giornalista di cui abbiamo apprezzato gli articoli fino ai primi mesi del 2020 quando, con la pandemia, sembra aver completamente perso la bussola, come altri promettenti ingegni. 

Cionci si vanta di aver pubblicato centinaia di articoli e un libro che ha venduto 12.000 copie ed è stato tradotto in due lingue, ma si illude se pensa che questi numeri corrispondano a un ampio consenso di pubblico. La ragione del suo successo sta nella “curiosità” che le sue cervellotiche tesi suscitano tra lettori amanti del sensazionalismo. La vana curiositas che, come spiega san Tommaso, è l’aspetto vizioso del desiderio di conoscere (Somma Teologica, II-II, q. 167), è una malattia della mente da cui ogni cattolico deve guardarsi. Questa è la ragione per cui non riteniamo necessario pubblicizzare il suo libro e i suoi articoli, senza che di ciò ci si debba far rimprovero.   

La ragione per la quale il silenzio ha accompagnato la sua “inchiesta” sul conclave del 2013 sta anche nel fatto che egli pretende di parlare di una questione non solo seria, ma drammatica, riguardante la vita della Chiesa, senza avere la pur minima competenza per farlo. Cionci infatti non ha alcuna conoscenza teologica o canonica, ma soprattutto sembra  privo di quel buon senso, prima ancora che di quello spirito cattolico, che è condizione necessaria per affrontare problemi delicati e complessi che toccano la vita delle anime. Gli “esperti” a cui si richiama per giustificare le sue tesi sono citati a sproposito, perché nessuno di essi le condivide. E l’unica arte di cui egli si dimostra padrone è purtroppo quella del sofisma.

L’abdicazione di Benedetto XVI e il modo con cui essa è avvenuta sono considerati da molti studiosi e anche da eminenti membri del Sacro Collegio come un grave errore, mentre per Cionci è un’astutissima manovra del “Papa emerito” per mettere con le spalle al muro il suo rivale Francesco. Cionci ha coniato l’espressione di “auto-impedimento” per descrivere un’inedita situazione in cui Benedetto XVI, unico vero Papa, combatte in maniera occulta contro l’usurpatore Bergoglio.

Papa Benedetto, a suo parere, si esprime in maniera criptica, attraverso una comunicazione in codice che solo Cionci è in grado di decifrare. Ma se il linguaggio di Benedetto è volutamente segreto, non si capisce perché Cionci, che è un suo ammiratore, lo riveli al mondo intero. Benedetto, direttamente o attraverso il suo segretario mons. Georg Gänswein, ha più volte smentito la tesi che lo vuole ancora Papa regnante, ma ogni smentita è per Cionci una conferma, perché, a suo avviso, se Benedetto confermasse pubblicamente il suo piano, svelerebbe il gioco che conduce. E se Benedetto dicesse che Cionci è matto, il nostro sarebbe pronto a dichiarare che, in senso spirituale, la follia può rappresentare il passaggio ad un alto livello di conoscenza. Non a caso nelle carte dei Tarocchi il “matto” cambia il suo significato a seconda di come esce nel giuoco, positivo se è diritto, negativo se è a rovescio. 

Cionci afferma che il prof. Roberto de Mattei, direttore di Corrispondenza Romana, «non ha colto che la questione della legittimità di Bergoglio è canonica, anni luce prima di essere teologica».  In realtà è proprio il Diritto canonico, prima ancora della dottrina teologica, a rendere inconsistente la tesi di Cionci, per cui la Chiesa cattolica sarebbe prossima alla sua fine, a causa di un’illegittima successione al pontificato. Cionci sembra ignorare che la Chiesa è necessariamente, e per sua natura, una società visibile. Pio XII lo esprime in questi termini: «La Chiesa cattolica è il gran mistero visibile, perché visibile è il suo capo sulla terra, il Vicario di Cristo, visibili sono i suoi ministri, visibile la sua vita, visibile il suo culto, visibile l’opera e l’azione sua per la salvezza e la perfezione degli uomini” (Discorso del 4 dicembre 1943).

Se la Chiesa cattolica non fosse visibile, non potrebbe essere riconosciuta ed essa può e deve essere riconosciuta da ogni uomo sulla terra proprio per le proprietà visibili che la caratterizzano. Questa visibilità è data innanzitutto dalla successione apostolica, un carattere che si trova solo nella Chiesa cattolica romana. Chi proclama l’interruzione della successione apostolica si situa nel solco delle innumerevoli conventicole eretiche di cui sant’Alfonso Maria de’ Liguori ha fatto un esauriente e sempre attuale compendio (Storia delle eresie colle loro confutazioni, Phronesis, Palermo 2022). Nell’orgoglio, nota sant’Agostino, hanno la loro radice tutte le eresie e le apostasie della fede (Sermo 46, n. 18).

Solo un uomo pieno di presunzione può anteporre l’opinione propria al giudizio della Chiesa universale fondata da Dio. Per mortificare quella forma di orgoglio della mente che è la vana curiositas, potrebbe essere utile sostituire alle letture mattutine o serali di tanti blog pseudo-cattolici, le meditazioni illuminanti sull’Avvento del grande abate di Solesmes, dom Prosper Guéranger (1805-1875). Le parole della Liturgia spiegate da don Guéranger parlano di tenebre che Dio solo può dissipare e di piaghe che solo la sua bontà può risanare: sono le piaghe della Chiesa e sono le tenebre in cui è immerso chiunque rifiuta di accettarne il Mistero.

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Il Papa scrive agli ucraini: “Siete un popolo nobile e martire”

26 NOV 2022-IL FOGLIO

Pubblichiamo un lungo estratto della lettera che il Pontefice Bergoglio ha inviato al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio dell’invasione da parte della Russia di Putin

Cari fratelli e sorelle ucraini! Sulla vostra terra, da nove mesi, si è scatenata l’assurda follia della guerra. Nel vostro cielo rimbombano senza sosta il fragore sinistro delle esplosioni e il suono inquietante delle sirene. Le vostre città sono martellate dalle bombe mentre piogge di missili provocano morte, distruzione e dolore, fame, sete e freddo. Nelle vostre strade tanti sono dovuti fuggire, lasciando case e affetti.

Accanto ai vostri grandi fiumi scorrono ogni giorno fiumi di sangue e di lacrime. Io vorrei unire le mie lacrime alle vostre e dirvi che non c’è giorno in cui non vi sia vicino e non vi porti nel mio cuore e nella mia preghiera. Il vostro dolore è il mio dolore. Nella croce di Gesù oggi vedo voi, voi che soffrite il terrore scatenato da questa aggressione. Sì, la croce che ha torturato il Signore rivive nelle torture rinvenute sui cadaveri, nelle fosse comuni scoperte in varie città, in quelle e in tante altre immagini cruente che ci sono entrate nell’anima, che fanno levare un grido: perché? Come possono degli uomini trattare così altri uomini?

Nella mia mente ritornano molte storie tragiche di cui vengo a conoscenza. Anzitutto quelle dei piccoli: quanti bambini uccisi, feriti o rimasti orfani, strappati alle loro madri! Piango con voi per ogni piccolo che, a causa di questa guerra, ha perso la vita, come Kira a Odessa, come Lisa a Vinnytsia, e come centinaia di altri bimbi: in ciascuno di loro è sconfitta l’umanità intera. Ora essi sono nel grembo di Dio, vedono i vostri affanni e pregano perché abbiano fine. Ma come non provare angoscia per loro e per quanti, piccoli e grandi, sono stati deportati? È incalcolabile il dolore delle madri ucraine.

Penso poi a voi, giovani, che per difendere coraggiosamente la patria avete dovuto mettere mano alle armi anziché ai sogni che avevate coltivato per il futuro; penso a voi, mogli, che avete perso i vostri mariti e mordendo le labbra continuate nel silenzio, con dignità e determinazione, a fare ogni sacrificio per i vostri figli; a voi, adulti, che cercate in ogni modo di proteggere i vostri cari; a voi, anziani, che invece di trascorrere un sereno tramonto siete stati gettati nella tenebrosa notte della guerra; a voi, donne che avete subito violenze e portate grandi pesi nel cuore; a tutti voi, feriti nell’anima e nel corpo.

Vi penso e vi sono vicino con affetto e con ammirazione per come affrontate prove così dure. E penso a voi, volontari, che vi spendete ogni giorno per il popolo; a voi, Pastori del popolo santo di Dio, che – spesso con grande rischio per la vostra incolumità – siete rimasti accanto alla gente, portando la consolazione di Dio e la solidarietà dei fratelli, trasformando con creatività luoghi comunitari e conventi in alloggi dove offrire ospitalità, soccorso e cibo a chi versa in condizioni difficili. 

Ancora, penso ai profughi e agli sfollati interni, che si trovano lontano dalle loro abitazioni, molte delle quali distrutte; e alle Autorità, per le quali prego: su di loro incombe il dovere di governare il paese in tempi tragici e di prendere decisioni lungimiranti per la pace e per sviluppare l’economia durante la distruzione di tante infrastrutture vitali, in città come nelle campagne.

Cari fratelli e sorelle, in tutto questo mare di male e di dolore – a novant’anni dal terribile genocidio dell’Holodomor  –, sono ammirato del vostro buon ardore. Pur nell’immane tragedia che sta subendo, il popolo ucraino non si è mai scoraggiato o abbandonato alla commiserazione. Il mondo ha riconosciuto un popolo audace e forte, un popolo che soffre e prega, piange e lotta, resiste e spera: un popolo nobile e martire.

 Io continuo a starvi vicino, con il cuore e con la preghiera, con la premura umanitaria, perché vi sentiate accompagnati, perché non ci si abitui alla guerra, perché non siate lasciati soli oggi e soprattutto domani, quando verrà forse la tentazione di dimenticare le vostre sofferenze.

In questi mesi, nei quali la rigidità del clima rende quello che vivete ancora più tragico, vorrei che l’affetto della Chiesa, la forza della preghiera, il bene che vi vogliono tantissimi fratelli e sorelle ad ogni latitudine siano carezze sul vostro volto. Tra poche settimane sarà Natale e lo stridore della sofferenza si avvertirà ancora di più.

Ma vorrei tornare con voi a Betlemme, alla prova che la Sacra Famiglia dovette affrontare in quella notte, che sembrava solo fredda e buia. Invece, la luce arrivò: non dagli uomini, ma da Dio; non dalla terra, ma dal Cielo.

Francesco

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Dugin contro Putin, il giallo del post subito rimosso: «Paga con la vita il sovrano che non ci salva»

di Redazione Online – Corriere della Sera 12-11-2022

Il filosofo Aleksander Dugin avrebbe attaccato il presidente Putin in un post poi cancellato, usando frasi durissime dopo la ritirata da Kherson. Mentre Solovyov, «megafono» della propaganda, chiede «un esercito più grande» e «il pugno di ferro» per risolvere i «gravi problemi» della campagna in Ucraina

In una autocrazia «diamo al sovrano pienezza assoluta dei poteri per salvarci tutti», quindi «pieni poteri in caso di successo, ma anche totalità delle responsabilità in caso di fallimento».
A scriverlo su Telegram sarebbe stato il filosofo Alexander Dugin in quello che — secondo quanto riportato dal Mirror, un tabloid britannico — è stato un duro attacco a Vladimir Putin dopo la ritirata a Kherson.
Secondo il quotidiano britannico, il post — di due giorni fa — è stato rimosso «poco dopo essere stato messo online».
Nel post, Dugin — che ha perso la figlia in un clamoroso attentato organizzato, secondo quanto riportato dal New York Times, da elementi dell’intelligence ucraina — avrebbe specificato di non avere «niente contro Surovikin», ossia il capo delle operazioni militari in Ucraina.
«Il colpo», avrebbe scritto, «non è diretto a lui. È un colpo per voi-sapete-chi».
Nel suo post, Dugin avrebbe fatto riferimento a una storia citata nel libro di James Frazer «Il ramo d’oro», nella quale un sovrano viene ucciso e sventrato perché non è riuscito a riportare la pioggia, ponendo fine a una lunga siccità.
«Se il sovrano si circonda di mer…, o se sputa sulla giustizia sociale, questo non è piacevole. ma è accettabile se il sovrano ci salva. Se no — il destino del “re delle piogge”».
«Quanto avvenuto non è semplicemente un tradimento: è un passo verso l’Armageddon», avrebbe scritto. «Le condizioni dell’Occidente, questa civiltà satanica, non saranno mai accettabili per Mosca. Questo significa che ci resta a disposizione il nostro arsenale di atomiche tattiche e strategiche. Questo è il punto finale».

«Abbiamo già fatto molte correzioni e modifiche all’operazione militare speciale: non ha funzionato. L’ultima risorsa è l’ideologia. Quella vera, non quella che l’amministrazione presidenziale, spaventata a morte da quanto sta accadendo, tenta di venderci. Basta girarci intorno: serve l’Idea Russa. Solo questo. È stupido pensare alla possibilità della distruzione di tutta l’umanità solo per paura dell’Idea Russa, della nostra ideologia. Non c’è altro modo: le autorità russe non possono ritirarsi da altro, il limite è ormai stato raggiunto. La guerra deve diventare una vera, e piena, guerra del popolo. Ma perché questo avvenga, lo Stato deve tornare a essere del popolo — russo, cioè. E non come è oggi».

Il malumore di Solovyov

Il malumore dei fedelissimi di Putin di fronte alla ritirata da Kherson non è visibile solo attraverso il misterioso post di Dugin. Anche Vladimir Solovyov, uno dei principali megafoni della propaganda russa, ha detto in tv che «la Russia ha bisogo di un esercito più grande, in grado di sostenere una guerra a tutto campo in Europa».
Non solo: chiede che i «gravi problemi» insorti nell’operazione militare, «ormai in stallo», vengano «risolti con il pugno di ferro», e che gli obiettivi originari devono rimanere gli stessi.

Il rischio per Putin

La situazione, per Putin, presenta ora più di una criticità, secondo quanto riportato da Steve Rosenberg, corrispondente da Mosca della Bbc.
Che — nella sua rassegna stampa del 10 novembre — già segnalava l’editoriale della Nezavisimaya Gazeta che prendeva sì le mosse da quanto accaduto a Kherson, per poi allargare però il discorso. Il titolo dell’editoriale è: «Sull’infallibità di chi è al potere». «Il nostro sistema si fonda sulla ricerca di un grande leader. A lui viene concesso il diritto di decidere le priorità politiche ed economiche. Le sue decisioni non si discutono. Ma questo comporta che lui non possa fare errori, perché non c’è alcun meccanismo per correggerli. È come se un leader che ammettesse di aver fatto errori compromettesse il suo status, e facesse dubitare delle sue qualità le persone che ha intorno. Ma se questa è la percezione del potere, è molto difficile organizzare una politica normale, nella quale uno dei compiti principali sarebbe quello di correggere gli errori per tempo. La politica, in un ambiente come quello attuale, porta inevitabilmente a narrazioni propagandistiche che, a loro volta, non vengono corrette».

In un articolo sulla Bbc — intitolato «Putin non può sfuggire alle conseguenze del ritiro russo in Ucraina» — Rosenberg spiega poi quale sia l’enorme problema che ora Putin si trova di fronte.
Il presidente russo ha cercato in tutti i modi di distanziarsi dalla decisione di ritirarsi da Kherson: non a caso, l’annuncio è arrivato in tv, ma a parlare erano il generale Surovikin — comandante delle forze sul campo — che ha «consigliato» al ministro della Difesa Shoigu di ritirarsi dalla città; e a quel punto, Shoigu ha «accolto» il suggerimento e dato l’ordine alle truppe. «È stato il ministro della Difesa a prendere la decisione, non ho nulla da dire su questo punto», ha commentato infatti il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

Il Cremlino cerca di far sembrare l’esercito responsabile di quanto accaduto. Ma è stato il presidente Putin a ordinare l’invasione dell’Ucraina. Quella che definisce “operazione militare speciale” è stata una sua idea. E prendere le distanze da qualsiasi aspetto di questa operazione non sarà semplice», scrive Rosenberg. «C’è un pericolo per Putin, in questa situazione: un pericolo che c’era già prima della ritirata da Kherson. Gli eventi degli ultimi 9 mesi rischiano di cambiare il modo in cui Putin viene visto in patria: non tanto dal pubblico, quanto — ed è cruciale — dall’élite russa, dalle persone che ha intorno, dalle persone al potere. Per anni hanno visto Putin come un infallibile stratega, come qualcuno in grado di emergere sempre come vincitore. Lo hanno considerato il punto fermo del sistema di cui fanno parte, e che è stato costruito intorno a lui. Ma le vittorie scarseggiano, dal 24 febbraio a oggi.

L’invasione non è andata secondo i piani. Non solo ha portato morte e distruzione in Ucraina, ma ha anche causato significative perdite nell’esercito russo. Putin aveva promesso che soltanto soldati di professione si sarebbero sobbarcati l’onere di combattere: e poi ha mobilitato centinaia di migliaia di cittadini russi perché prendano parte alla guerra. I costi economici sono a loro volta stati considerevoli. Il Cremlino ha sempre dipinto Putin come “mister stabilità”, per la Russia. Ma questa narrazione è diventata ben più complicata, ora».

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Ucraina. Vignarca (Rete pace e Disarmo): “Il momento giusto per dire ‘tacciano le armi e si avvii il negoziato”

5 Novembre 2022 M. Chiara Biagioni -sir

Grande mobilitazione per la pace oggi, 5 novembre, a Roma. A scendere in piazza associazioni locali e nazionali, movimenti, sindacati. Quasi 600 sigle per chiedere il “cessate il fuoco subito” e un “negoziato per la pace”. “Mettiamo al bando tutte le armi nucleari, solidarietà con il popolo ucraino e con le vittime di tutte le guerre”, sarà lo slogan della manifestazione. Per Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne Rete italiana Pace e Disarmo, sarà “una piazza numerosa e allargata” perché “per lavorare alla pace, c’è bisogno di tutti”

“Siamo in un momento cruciale che vede da una parte l’escalation della guerra convenzionale che provoca sempre più morti e dall’altra il possibile e reale rischio di una minaccia nucleare. Ancora di più oggi, ci sembra il momento giusto per dire: cessate il fuoco e avvio dei negoziati”. Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne Rete italiana Pace e Disarmo, spiega così al Sir le motivazioni che spingono un numero sempre crescente di associazioni, organizzazioni e movimenti a scendere oggi in piazza per chiedere – qui il testo della “piattaforma” – all’Italia, all’Unione europea e agli Stati membri e alle Nazioni Unite di “assumersi la responsabilità del negoziato per fermare l’escalation e raggiungere l’immediato cessate il fuoco”. Una manifestazione nazionale organizzata da Europe for Peace, a cui aderiscono quasi 600 sigle. Alle 13 – spiega al Sir Vignarca – partirà un corteo da piazza della Repubblica e raggiungerà piazza San Giovanni.Centinaia sono le adesioni di associazioni locali e nazionali, movimenti, sindacati. E altre continuano ad arrivare. Abbiamo notizie di treni e pullman che sono stati organizzati per la manifestazione.Alle 15 dovrebbero poi iniziare gli interventi dei rappresentanti delle associazioni e organizzazioni ma ci saranno pure testimonianze, anche dal conflitto in Ucraina”.

Un impegno, quello per la pace e il disarmo nucleare, che in realtà giunge da lontano.

Ci siamo sempre occupati dei conflitti e abbiamo sempre dato voce alla volontà di costruire percorsi di pace. È la voce che sale dalle società civili, dalle città, dalle comunità, dalle famiglie. Nello specifico, poi, del conflitto in Ucraina, abbiamo promosso fin dall’inizio una serie di iniziative a partire dalla manifestazione del 26 febbraio a due giorni dall’invasione, alle carovane della pace del coordinamento Stop The War Now del 2 aprile fino alle mobilitazioni nelle piazze italiane.Stiamo facendo né più né meno quello che chiede Papa Francesco che ci sembra davvero l’unico leader internazionale che ha continuato a dire che, oltre al riconoscimento delle responsabilità, bisogna sempre dare una possibilità alla pace e a qualunque via di cessate il fuoco e negoziazione.

In realtà finora i negoziati non sono neanche partiti. Le porte non sono chiuse ma blindate. Cosa vi fa credere che la pace intesa come apertura al negoziato, in questa condizione, sia possibile?

Finché continueremo a pensare che il negoziato lo fanno in due, non arriveremo in effetti da nessuna parte. Quando ci sono conflitti in corso, se lasci i due contendenti da soli, non si riuscirà mai a trovare una mediazione che va bene ad entrambi. Chi è in una posizione di vantaggio, rifiuta qualsiasi accordo e chi sta perdendo, non accetta di riconoscere i passi indietro compiuti. L’unico modo è realizzare un tavolo negoziale multilaterale che comprenda, in questo caso specifico, non solo i rappresentanti dei governi di Kiev e di Mosca, ma tutti gli attori necessari per trovare una pace giusta. Anche per la guerra in Ucraina – al di là delle responsabilità dirette di Putin e del suo regime che l’hanno scatenata – le motivazioni di fondo arrivano da lontano e risalgono al malessere di un mondo che ha perso una sicurezza ed un equilibrio condivisi. Il problema sottostante è un nuovo ordine globale più inclusivo e aperto.

Quali sono le proposte concrete che vorreste portare a questo tavolo negoziale?

Non siamo noi a doverle dire e soprattutto dirle preventivamente perché altrimenti non c’è negoziato. Quello che dobbiamo fare, come Italia, come Europa, come Comunità internazionale, è premere affinché si fermino le armi e si portino tutti gli attori politici coinvolti ad un tavolo negoziale multilaterale e allargato.

Che società civile scenderà in piazza?

Sarà una società civile molto allargata. Ci saranno realtà che in questi mesi non sempre l’hanno pensata nello stesso modo. Mi riferisco, per esempio, alla questione dell’invio delle armi in Ucraina. E ci sarà una società civile che ha lavorato in maniera diversa e su diversi fronti. C’è chi ha lavorato per sostenere la popolazione civile ucraina e chi per favorire e aiutare gli obiettori e i dissidenti russi. Nonostante queste diversità, di modo, di approccio e di ruolo, ci stiamo tutti ritrovando in maniera direi anche numericamente massiccia per dire che oggi è fondamentale smettere di parlare solo di guerra, di soluzione armata e cominciare a parlare di pace. La pace non è vittoria bellica, ma trovare una soluzione insieme. Siamo consapevoli che il percorso è difficile ma è una strada sulla quale non ci si è finora troppo impegnati.

Che speranze avete di essere ascoltati?

Il simbolo della pace deriva dalla storia di Noè che manda la colomba oltre la tempesta. Quando finalmente torna, appare in cielo l’arcobaleno che è il simbolo di una Nuova Alleanza tra Dio e l’umanità. Ma Noè non ne ha mandato solo una di colomba. Ne ha mandato prima altre e solo dopo un po’ una di loro è tornata indietro. Questo ci fa capire che, nel chiedere la pace, dobbiamo essere perseveranti. La speranza è perseveranza. È difficile, è complicato, non abbiamo la soluzione in tasca ma proviamo ad aprire percorsi che fino ad oggi non sono stati ancora provati

Cosa è la pace?

La pace è la presenza di diritti per tutti. Non è assenza di guerra. Non è solo armistizio e tregua. Non basta fermare la guerra per costruire la pace. Una società, dove non si spara ma dove ci sono pochi ricchi e tanti poveri, non è una società in pace. Occorre quindi lavorare per togliere le disuguaglianze, aiutare i più deboli, dare diritti a tutti, garantire accesso democratico. Per questo la piazza del 5 novembre sarà una piazza numerosa e allargata perché per lavorare alla pace, c’è bisogno di tutti.

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RUSSIA: LE DONNE SI MOBILITANO CONTRO IL RECLUTAMENTO

Il 57% della POPOLAZIONE VUOLE NEGOZIATI DI PACE

2 Novembre 2022

Sarah Numico – SIR

Calano i consensi sulla guerra tra i russi: secondo i dati diffusi dall’Istituto Levada, a settembre il 44% degli interpellati vedeva di buon occhio il proseguimento dell’offensiva in Ucraina, mentre il 48% voleva negoziati per la pace. A ottobre invece è scesa al 36% la fetta di chi vuole che la guerra continui, mentre è il 57% a volere negoziati per la pace. A far cambiare idea forse il fatto che, con la mobilitazione parziale avviata il 21 settembre, la guerra è arrivata nelle famiglie russe. I 300mila soldati desiderati sono stati raccolti: questo dicono le dichiarazioni ufficiali, soddisfatte per le nuove forze disponibili sul fronte ucraino

Calano i consensi sulla guerra tra i russi: secondo i dati diffusi dall’iIstituto Levada, a settembre il 44% degli interpellati vedeva di buon occhio il proseguimento dell’offensiva in Ucraina, mentre il 48% voleva negoziati per la pace. A ottobre invece è scesa al 36% la fetta di chi vuole che la guerra continui, mentre è il 57% a volere negoziati per la pace.
A far cambiare idea forse il fatto che, con la mobilitazione parziale avviata il 21 settembre, la guerra è arrivata nelle famiglie russe.I 300mila soldati desiderati sono stati raccolti: questo dicono le dichiarazioni ufficiali, soddisfatte per le nuove forze disponibili sul fronte ucraino. Ma serve un decreto firmato da Putin per porvi effettivamente fine, cosa che non è ancora avvenuta. Tant’è che i canali Telegram

dell’opposizione alla guerra, ad esempio, mandano avvisi rivolti agli abitanti di Mosca e di San Pietroburgo perché facciano attenzione ai propri spostamenti per non incappare nei punti in cui vengono distribuite lettere di reclutamento.

Mentre gli uomini vanno al fronte, o si nascondono per sfuggire all’arruolamento, la fragile resistenza e la protesta ha il volto di donna.Ci sono le madri e mogli che cercano di non far partire o di far tornare i mariti e figli dalla guerra: si propongono su Telegram riunioni online di gruppi di sostegno in cui condividere la propria situazione con persone con esperienze simili; oppure si offrono consulenze con psicologi professionisti, per sostenere il dolore di chi ha già perso il proprio caro in Ucraina. A tutti si raccomanda di “non usare il proprio vero nome e disattivare il video, per garantire l’anonimato” nelle videochiamate di gruppo. A San Pietroburgo, il coraggioso gruppo delle “madri dei soldati” continua a organizzare riunioni in presenza per le madri che hanno bisogno di consulenze legali o indicazioni su temi legati alla mobilitazione e alla coscrizione. Il 1° novembre infatti è iniziata in Russia la normale fase autunnale dell’arruolamento che dovrebbe reclutare altre 120mila persone. Secondo dichiarazioni riportate sulla stampa russa, tuttavia, questi giovani non saranno assegnati alla guerra in Ucraina. Ma, si sa, le cose possono cambiare con il tempo.

Il gruppo delle “Donne contro la guerra” ha messo in circolazione un nuovo numero del giornale “la Verità delle donne”(in russo “Zenskaja Pravda”, come la ben più famosa e meno indipendente Pravda), che dà indicazioni su quali stipendi devono aspettarsi le famiglie dei mobilitati (in polemica sul fatto che in alcune regioni sono stati offerti beni in natura per compensare il sacrificio di mariti e fratelli). Racconta anche del “boom di matrimoni” che si sono celebrati nelle scorse settimane, in fretta e furia, prima che gli amati partissero. E un articolo commenta in modo critico le parole di un sacerdote ortodosso che in un’intervista televisiva ha consigliato alle madri di “partorire di più, in modo che non sia troppo doloroso perdere figli in guerra”.

Sempre sul mondo parallelo di Telegram circolano le storie di proteste individuali: renderle note è importante perché le persone non scompaiano, ma anche perché il loro coraggio sia esempio contagioso.C’è la vicenda di Danara, che a San Pietroburgo è stata schedata dalla polizia per il suo cartello con una citazione del Dalai Lama “Il militarismo costa molto”. A Omsk, invece un’anziana signora è stata portata via da 5 agenti di polizia perché si è rifiutata di ripiegare il poster su cui aveva scritto: “Le madri fermano la guerra”. C’è la storia di una bambina di 10 anni, Varya, interrogata dalla polizia insieme alla madre per i messaggi a sostegno dell’Ucraina nella chat della scuola. È stato il preside a segnalare il suo comportamento anomalo. La polizia ha anche perquisito l’appartamento dove vivono: nulla di compromettente è stato trovato, ma Varya e la mamma saranno tenute sotto controllo. Da Ekaterinburg arriva la storia di Galina Bastrykina, un’ottantenne che ha partecipato tre volte a iniziative contro la guerra. Dopo una prima multa contenuta, il tribunale regionale di Sverdlovsk gliene ha data una seconda di 300mila rubli, impossibile da pagare con i 20mila rubli di pensione mensile. Grazie a una raccolta fondi, in 50 minuti sono stati trovati i soldi necessari.“Quanta brava gente c’è nel nostro Paese, nonostante gli eventi ostili che ci circondano”, ha commentato l’anziana signora. “Sono così felice che non abbiano ancora ucciso la gentilezza dei nostri cittadini”.

A essere multato – ma solo per 30mila rubli – è stato anche un attore, Artur Smolyaninov, perché in un’intervista rilasciata ad aprile si era espresso criticamente contro la guerra. L’attore ha lasciato la Russia mesi fa, ma il processo si è svolto ad ottobre. Oltre alla multa, Smolyaninov ha perso i diritti ai finanziamenti statali. Rispetto agli artisti che hanno lasciato la Russia con l’inizio della guerra, il ministero della cultura sta preparando un progetto di legge per “ritirare tutte le onorificenze e i pubblici riconoscimenti”. Ma Radio Svoboda fa girare sul suo canale Telegram immagini delle opere che artisti e pittori russi stanno creando per dire no alla guerra. Sono pubblicati “in forma anonima, per motivi di sicurezza”.

L’ong Memorial, a cui è andato il premio Nobel per la pace, ha istituito tanti anni fa la giornata della “restituzione dei nomi”: iniziativa che si è ripetuta il 29 ottobre per far risuonare ancora il nome di tutte le vittime del terrore sovietico: oltre 3,8 milioni di persone annientate.Ma Memorial ha anche voluto la “giornata dei prigionieri politici”, il 30 ottobre,per far risuonare i nomi delle persone che oggi sono rinchiuse nelle prigioni russe per ragioni politiche: sarebbero 502 persone, 29 delle quali imprigionate per la loro posizione contro la guerra.

La storia sembra ripetersi, lo sappiamo ormai, e la guerra di Putin contro i diritti e le libertà non si ferma, proprio come quella in Ucraina: il 27 ottobre la Duma di Stato ha adottato una proposta di legge che introduce il divieto totale di “propaganda Lgbt” in Russia, vale a dire la possibilità di mostrare in qualsiasi contesto e in una luce positiva “relazioni non tradizionali”. Si è ufficialmente aperto un nuovo capitolo della repressione.

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I santi e la pietà per le anime del Purgatorio

Da santa Gertrude a Caterina da Genova, da Leonardo da Porto Maurizio a Pio da Pietrelcina, i santi sono coloro che più si sono esercitati nell’amore verso le anime del Purgatorio. E ci insegnano, con tutta la Chiesa, a lucrare le indulgenze in favore dei defunti.

La commemorazione di tutti i fedeli defunti, fissata liturgicamente al 2 novembre, ricorda in modo inequivocabile l’esistenza del Purgatorio e il dovere cristiano di offrire Messe, preghiere e altre opere di bene in favore delle anime purganti. Solo queste ultime anime, tra quelle nell’aldilà, possono infatti beneficiare dei nostri suffragi, che non servono ai dannati dell’Inferno – i quali hanno rifiutato, per l’eternità, l’amore di Dio – né giovano, per altro verso, alle anime del Paradiso, le quali già godono della visione beatifica (anch’esse, per l’eternità) e che piuttosto possiamo pregare per ottenerne l’intercessione.

A dispetto delle mistificazioni di ambienti non cattolici, l’esistenza di un luogo intermedio dove espiare la pena temporale connessa al peccato (luogo a cui la Chiesa dà appunto il nome di Purgatorio) è fondata sulle Sacre Scritture e sulla Tradizione, trovando continue conferme nelle pratiche di pietà diffuse fin dai primissimi secoli cristiani, nel solco di quanto peraltro si sapeva già nell’Antica Alleanza (vedi la carità di Giuda Maccabeo verso i compagni defunti2 Mac, 12-38-45). Ciò che la Chiesa ha poi definito a livello dottrinale, soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento (XV e XVI secolo), è la logica conseguenza delle basi scritturistiche e di quel che gli antichi Padri e i comuni fedeli avevano sempre creduto, insegnato e praticato.

Va da sé che i santi sono coloro che più si sono esercitati nell’amore verso le anime del Purgatorio, lasciandoci inoltre una miriade di insegnamenti. Tra i più noti è il Trattato del Purgatorio di santa Caterina da Genova, che descrive come il fuoco dell’Amore divino purifichi da ogni macchia le anime che attendono di contemplare il volto di Dio. La grande verità che emerge dalle parole di Caterina è che il Purgatorio è sì necessario per soddisfare la giustizia divina, ma non solo: esso è allo stesso tempo segno dell’infinita misericordia di Dio, che vuole riportare le anime alla bellezza perduta con il peccato. Nel Purgatorio c’è una totale adesione alla volontà divina; perciò l’anima stessa vuole essere purificata, per presentarsi a Dio in tutto il proprio splendore, come una sposa farebbe con il suo sposo: «[…] l’anima, la quale in sé abbia tanta imperfezione quanto sarebbe un minimo bruscolo, si getterebbe più presto in mille Inferni, che trovarsi in presenza della divina maestà con quella macchia», cioè il peccato non ancora espiato.

La pena che l’anima espia sta nella lontananza da Dio, a cui essa ora anela con tutte le forze, essendo ormai caduto il velo terreno – legato alla colpa – che le impediva di riconoscere e vivere per il suo Sommo Bene. Inoltre, se da un lato l’anima purgante vive la suddetta pena, dall’altro – vedendo che «Dio non cessa mai di tirarla e condurla all’intera sua perfezione», come scrive la mistica – sperimenta una gioia ineffabile, che cresce man mano che si approssima al Paradiso. La “Dottoressa del Purgatorio” sintetizza tra l’altro così questa duplice esperienza: «È vero che l’amor di Dio, il qual ridonda nell’anima (secondo ch’io veggio), le dà una contentezza sì grande, che non si può esprimere, ma questa contentezza, all’anime che sono in Purgatorio, non leva scintilla di pena. Anzi quell’amore, il quale si trova ritardato, è quello che fa loro la pena: e tanto lor fa pena maggiore, quanta è la perfezione dell’amore del quale Iddio l’ha fatte capaci. Sicché l’anime in Purgatorio han contento grandissimo, e pena grandissima: e l’una cosa non impedisce l’altra».

Le anime purganti non possono più meritare niente per sé stesse, ma possono sperare che le loro pene vengano abbreviate grazie ai suffragi dei vivi. E a loro volta possono intercedere, ottenendo grazie per chi è ancora in terra. Lo testimonia sempre Caterina da Genova, insieme a molti altri santi, come per esempio santa Gertrude e san Leonardo da Porto Maurizio. Afferma quest’ultimo: «Per la strada, nei ritagli di tempo, prego sempre per le anime del Purgatorio. Queste sante anime con la loro intercessione mi hanno salvato da tanti pericoli dell’anima e del corpo». Ed esorta: «Prega sempre la Santa Vergine per le anime del Purgatorio. La Madonna attende la tua preghiera per portarla al trono di Dio e liberare subito le anime per le quali la supplichi».

Avvicinandoci ai giorni nostri, ritroviamo tanti insegnamenti sul tema negli scritti di don Dolindo Ruotolo. Il Servo di Dio è noto anche per aver fatto il cosiddetto Atto eroico per le anime del Purgatorio, che consiste nel mettere nelle mani di Maria Santissima il valore di tutte le nostre buone opere e di quelle che altri faranno per noi dopo la nostra morte, perché la Madre celeste disponga tutto in favore delle anime purganti. Ma questa cessione, eroica, di meriti non rimane senza frutto. La già citata santa Gertrude (†1302) fece questo Atto; in punto di morte, dopo che il diavolo aveva tentato di scoraggiarla facendole credere di aver fatto un pessimo affare, si sentì dire da Gesù: «Coraggio e fiducia! Tra breve sarai in Cielo. Ecco la moltitudine di anime da te liberate dal Purgatorio: ti vengono incontro con canti di esultanza per accompagnarti al premio eterno».

Tornando al XX secolo, san Pio da Pietrelcina si offrì più volte come «vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti». Una sua contemporanea, santa Faustina Kowalska, racconta nel suo Diario tante esperienze legate alle anime del Purgatorio: a loro, tra l’altro, è dedicato l’ottavo giorno della novena alla Divina Misericordia insegnatale da Gesù. La stessa mistica polacca fu condotta in Purgatorio dal suo angelo custode. Lì le anime le spiegarono che «il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio». Dopo essere uscita da quel «luogo nebbioso, invaso dal fuoco», Faustina udì nell’intimo la voce del Signore: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». In un’altra occasione, il 9 luglio 1937, suor Faustina fu visitata – per misericordia di Dio – da una consorella defunta, che le chiese di offrire in suo favore tutte le pratiche di pietà di un giorno intero. All’indomani, la santa esaudì la richiesta della consorella: «Durante la Santa Messa per un momento ho vissuto il suo tormento, ho provato nell’anima una fame così grande di Dio che mi sembrava di morire per il desiderio di unirmi a Lui. La cosa è durata un breve momento, ma ho capito che cos’è la nostalgia delle anime del Purgatorio».

La pena temporale che un’anima sconta in Purgatorio può essere rimessa (in tutto o in parte) mediante una gran quantità di indulgenze (plenarie o parziali) che sono annesse a molte preghiere e opere di misericordia, tra le quali ha un valore sovreminente la Santa Messa, con la quale offriamo i meriti di nostro Signore Gesù Cristo. Nel Manuale delle indulgenze (Enchiridion indulgentiarum) si trova tutta la dottrina e l’uso odierno in merito.

Qui ci limitiamo a ricordare che da mezzogiorno dell’1 novembre fino a tutto il 2 novembre si può lucrare l’indulgenza plenaria per un defunto, visitando il cimitero o una chiesa e ivi recitando il Padre Nostro e il Credo. Vanno adempiute altre tre condizioni: Confessione (anche 8 giorni prima o dopo, purché ci si comunichi in grazia di Dio), Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Papa (Padre Nostro, Ave Maria e Gloria). La stessa possibilità – con le medesime tre condizioni – è concessa dall’1 all’8 novembre, una volta al giorno, ai fedeli che visitano un cimitero e pregano, anche solo mentalmente, per un defunto

Ermes Dovico –La  Nuova Bussola 02-11-2022

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LE ANIME PURGANTI SOFFRONO E GIOISCONO NEL MEDESIMO TEMPO

Il purgatorio è uno stato di sofferenza. Si tratta tuttavia di una sofferenza che ha lo scopo di purificare l’anima e di renderla pronta all’incontro con Cristo. Questo è il costante insegnamento della Chiesa, così sintetizzato nel nuovo Catechismo: “ Coloro che muoiono  nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo”. (1030). Per quanto riguarda la natura, l’intensità e la durata delle pene del purgatorio, il Magistero non ha definito nulla di vincolante. L’argomento rimane aperto alla riflessione teologica, dove tuttavia le intuizioni dei mistici svolgono un notevole influsso. Infatti appare sempre meno sostenibile la posizione di coloro che assimilano le pene del purgatorio a quelle infernali, dalle quali differirebbero perché qui le anime hanno la certezza della loro salvezza e della provvisorietà della punizione.

 Alcuni collocano i diavoli persino in purgatorio, come strumenti della giustizia divina e parlano di un fuoco che avrebbe la medesima natura di quello dell’inferno. Si tratta di una visione delle pene del purgatorio che si allontana dal concetto di purificazione che sta alla base dell’insegnamento del Magistero. Infatti vi è una differenza radicale fra le pene punitive dell’inferno e quelle purificatorie del purgatorio. Le prime sono senza pentimento e nella disperazione, le seconde sono nella contrizione e nella speranza, tanto che l’anima si purifica perfezionandosi nell’amore di Dio. Infatti le anime purganti non subiscono passivamente  la punizione, ma, per quanto essa sia nel dolore e nella sofferenza, l’accettano e la desiderano, per diventare degne dell’abbraccio col Signore. D’altra parte basta la certezza della propria salvezza, e perciò della durata limitata della sofferenza, per cambiare la natura delle pene del purgatorio rispetto a quelle dell’inferno. Questa seconda posizione riflette meglio l’insegnamento della Chiesa per la quale “ La purificazione finale degli eletti è  tutt’altra cosa dal castigo dei dannati” ( Catechismo C. C. 1031).

Se la pena principale dell’inferno è l’eterna privazione di Dio, dal quale si è separati per sempre per una nostra libera scelta ( Catechismo C. C, 1033), la pena principale del purgatorio consiste in una lontananza provvisoria da Dio. Infatti le anime sta create  ad immagine di Dio, capaci di conoscerlo e di amarlo. Il desiderio di Dio diviene ancora più acuto nelle anime separate dal corpo, che vivono una vita spirituale più intensa, poiché sono libere dal peso e dalle oscurità della carne. Lontane dalle illusioni terrene, dal ribollire delle passioni, dalle distrazioni e dalle dissipazioni della vita, che si dissolvano come fantasmi alla luce dell’eternità, le anime purganti conoscono con chiarezza qual è il fine ultimo della vita e la fonte inesauribile della gioia. Concepiscono così un insopprimibile desiderio di unirsi a Dio e di contemplare il suo volto faccia a faccia. Essendo membra vive del Corpo mistico di Cristo, sentono una spinta incoercibile verso il Capo, che infonde la sua grazia in tutte le membra.

Tuttavia il desiderio acuto di Dio è contrastato dalla loro situazione di imperfezione e dalla consapevolezza della propria indegnità. Infatti su di loro grava un triplice fardello: la pena temporale non ancora espiata, dovuta ai peccati gravi perdonati, i peccati veniali non rimessi e le cattive inclinazioni contratte nella vita terrena. Impossibilitate a raggiungere Dio, le anime purganti sentono le pene proprie di un cuore straziato, a causa dell’assenza di Colui che solo può placarlo. Ferite d’amore, invocano il Diletto che non risponde, chiamano l’Amato che non viene. In questo desiderio mai sazio dell’amore divino, le anime purganti rimpiangono le infedeltà terrene, le tiepidezze e le grazie perdute, che causano loro una così grande angoscia. Si rendono conto di quanto hanno mancato non corrispondendo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente all’amore del Creatore.

Non avendo sulla terra messo  Dio al primo posto, ora ne provano la pungente nostalgia. Uscite ormai dalla prigione angusta del proprio io egoistico, nella luce dell’eternità si rendono conto con quanto “legno”, “paglia” e “fieno” abbiano costruito sul fondamento divino del battesimo. Per tale profonda tristezza e per l’anelito costante verso il Cielo, nell’intimo di queste anime si forma un circolo misterioso di amore e di dolore, come i battiti di sistole e di diastole del cuore. L’amore per la sua intensità genera la sofferenza;  questa a sua volta affina l’amore. Così l’anima espia, si purifica e “si fa più bella”, così che “di salir al cielo diventa degna” (Dante). In questa prospettiva anche il fuoco del purgatorio, che però non compare nelle dichiarazioni dei Concili ecumenici, viene inteso in senso molto spirituale ed equiparato a una fiamma ardente di carità.

Le anime purganti non si impongono da se stesse le pene, ma le accettano da Dio. Questa accettazione, pur essendo passiva e non meritoria, non è involontaria, perché esse desiderano di venire purificate.  Sulla intensità delle pene, il Magistero non si pronuncia.  Per alcuni teologi,  fra cui S. Gregorio Magno e S. Tommaso d’Aquino, la minima pena del purgatorio supera la massima di questa terra. In ogni caso le pene sono proporzionate ai peccati e alla imperfezioni di ciascuno e quindi sono graduate. Sulla durata della permanenza in purgatorio non si può dire nulla, se non che terminerà con la Giudizio universale e che può venire abbreviata dai suffragi dei fedeli.

Le anime purganti soffrono e gioiscono nel medesimo tempo. Non vi è contraddizione in questo, perché anche nelle situazioni della vita il dolore è conciliabile con la gioia. Infatti il peccatore pentito sperimenta nello stesso tempo la gioia per il perdono ottenuto e dispiacere per le offese recate a Dio. Per le anime del purgatorio il ricordo del passato, unito al pensiero dei pericoli superati, è  fonte di letizia e di gratitudine immense.  Rivedono i momenti in cui la mano di Dio le ha salvate dall’abisso nel quale avrebbero potuto precipitare. Ripercorrono le insidie del tentatore occulto, che li trascinava alla perdizione con la seduzione e con l’inganno. Nel medesimo tempo   scorgono l’opera della grazia e della misericordia che è intervenuta per la loro salvezza.  Scampate alla morte eterna, gioiscono nella certezza che un giorno entreranno in paradiso.

Questa consapevolezza fa dire a S. Caterina da Genova: “ Io non credo che dopo la felicità dei Santi in Cielo, possa darsi altra gioia pari a quella delle anime del purgatorio”.  Secondo la tradizione spirituale le anime del Purgatorio provano una grande sollievo per la visita degli angeli, in particolare dell’angelo custode, e soprattutto della Santa Vergine, chiamata “Solatium Purgatorii” ( Sollievo del Purgatorio). E’ dogma di fede che le anime del purgatorio sono sollevate dai suffragi dei fedeli, soprattutto dalla S. Messa. A loro volta esse ricambiano impetrando per loro grazie e benedizioni. Questo scambio di doni nel mistero della Comunione dei Santi lenisce sia la nostra come la loro sofferenza. 

( Padre Livio – Il Purgatorio – Cap 12)

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Ora la persecuzione anticristiana è globale

di Mauro Faverzani – Corrispendenza Romana

Dopo gli Stati Uniti, anche in Canada si moltiplicano i cosiddetti «crimini d’odio» contro la Chiesa cattolica, aumentati del 260 % in un solo anno, dai 43 del 2020 ai 155 del 2021. A rivelarlo, è il recente rapporto pubblicato dall’agenzia statistica del governo. 

Per lo più si tratta di vandalismi, di profanazioni, di minacce ai sacerdoti, di incendi ai danni di parrocchie, cappelle e oratori. Molte comunità di fedeli lamentano l’assenza di risposta a tali esecrabili azioni: le istituzioni preposte brillano per latitanza, indifferenza, trascuratezza, governo e media non ne parlano e, di conseguenza, non affrontano il problema.

L’allarme non sarebbe solo locale: secondo quanto dichiarato dalla direttrice dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa, Madeleine Enzbelger, la tendenza del fenomeno sarebbe ormai globale. Infatti, anche oltre i confini del Vecchio Continente non poca inquietudine suscitano casi di intolleranza sempre più numerosi.

In India, ad esempio, nello Stato nordorientale dell’Assam, per la precisione, tre cittadini svedesi con visto turistico – Annah Mikaela Bloom, Marcus Arne Henrik Bloom e Susanna Elisabeth Hakannson – sono stati arrestati e poi espulsi solo per essersi impegnati nell’organizzazione di incontri di preghiera. Ciascuno di loro è stato colpito comunque da una sanzione di 500 euro per aver violato le norme sui visti, prima della partenza. E, oltre tutto, il governo sta ora indagando contro di loro, per capire se siano imputabili anche del “reato” di «conversioni religiose», «un’accusa infondata», come ha osservato in un’intervista rilasciata a UCA News Allen Brooks, portavoce dell’Assam Christian Forum. Non dello stesso avviso Swetank Mishra, Sovrintendente della Polizia del Distretto di Dibrugarh, convinto di avere prove in tal senso, soprattutto foto e video. In particolare, sarebbe stata violata la Sezione 14 modificata della legge sugli stranieri del 1946.

Anche in Australia Andrew Thorburn, direttore generale di una squadra di calcio, l’Essendon Football Club, facente parte dell’Australian Football League, è stato costretto a dimettersi dall’incarico soltanto un giorno dopo esser entrato in carica, per il fatto di ritenere l’omosessualità un peccato e l’aborto un omicidio, coerentemente con la propria fede cristiana. Nessuna solidarietà, del resto, gli è giunta dai vertici del club: secondo quanto riportato da The Age,il suo presidente, David Barham, lo avrebbe subito posto di fronte alla scelta tra le sue convinzioni e la squadra. Sofferta, ma inevitabile la decisione, che è stato costretto ad assumere. Ha scritto Joel Agius sullo Spectator Australia che Thorburn è stato letteralmente «assalito da un’incessante retorica d’odio da

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