Dugin contro Putin, il giallo del post subito rimosso: «Paga con la vita il sovrano che non ci salva»

di Redazione Online – Corriere della Sera 12-11-2022

Il filosofo Aleksander Dugin avrebbe attaccato il presidente Putin in un post poi cancellato, usando frasi durissime dopo la ritirata da Kherson. Mentre Solovyov, «megafono» della propaganda, chiede «un esercito più grande» e «il pugno di ferro» per risolvere i «gravi problemi» della campagna in Ucraina

In una autocrazia «diamo al sovrano pienezza assoluta dei poteri per salvarci tutti», quindi «pieni poteri in caso di successo, ma anche totalità delle responsabilità in caso di fallimento».
A scriverlo su Telegram sarebbe stato il filosofo Alexander Dugin in quello che — secondo quanto riportato dal Mirror, un tabloid britannico — è stato un duro attacco a Vladimir Putin dopo la ritirata a Kherson.
Secondo il quotidiano britannico, il post — di due giorni fa — è stato rimosso «poco dopo essere stato messo online».
Nel post, Dugin — che ha perso la figlia in un clamoroso attentato organizzato, secondo quanto riportato dal New York Times, da elementi dell’intelligence ucraina — avrebbe specificato di non avere «niente contro Surovikin», ossia il capo delle operazioni militari in Ucraina.
«Il colpo», avrebbe scritto, «non è diretto a lui. Ãˆ un colpo per voi-sapete-chi».
Nel suo post, Dugin avrebbe fatto riferimento a una storia citata nel libro di James Frazer «Il ramo d’oro», nella quale un sovrano viene ucciso e sventrato perché non è riuscito a riportare la pioggia, ponendo fine a una lunga siccità.
«Se il sovrano si circonda di mer…, o se sputa sulla giustizia sociale, questo non è piacevole. ma è accettabile se il sovrano ci salva. Se no — il destino del “re delle piogge”».
«Quanto avvenuto non è semplicemente un tradimento: è un passo verso l’Armageddon», avrebbe scritto. «Le condizioni dell’Occidente, questa civiltà satanica, non saranno mai accettabili per Mosca. Questo significa che ci resta a disposizione il nostro arsenale di atomiche tattiche e strategiche. Questo è il punto finale».

«Abbiamo già fatto molte correzioni e modifiche all’operazione militare speciale: non ha funzionato. L’ultima risorsa è l’ideologia. Quella vera, non quella che l’amministrazione presidenziale, spaventata a morte da quanto sta accadendo, tenta di venderci. Basta girarci intorno: serve l’Idea Russa. Solo questo. È stupido pensare alla possibilità della distruzione di tutta l’umanità solo per paura dell’Idea Russa, della nostra ideologia. Non c’è altro modo: le autorità russe non possono ritirarsi da altro, il limite è ormai stato raggiunto. La guerra deve diventare una vera, e piena, guerra del popolo. Ma perché questo avvenga, lo Stato deve tornare a essere del popolo — russo, cioè. E non come è oggi».

Il malumore di Solovyov

Il malumore dei fedelissimi di Putin di fronte alla ritirata da Kherson non è visibile solo attraverso il misterioso post di Dugin. Anche Vladimir Solovyov, uno dei principali megafoni della propaganda russa, ha detto in tv che «la Russia ha bisogo di un esercito più grande, in grado di sostenere una guerra a tutto campo in Europa».
Non solo: chiede che i «gravi problemi» insorti nell’operazione militare, «ormai in stallo», vengano «risolti con il pugno di ferro», e che gli obiettivi originari devono rimanere gli stessi.

Il rischio per Putin

La situazione, per Putin, presenta ora più di una criticità, secondo quanto riportato da Steve Rosenberg, corrispondente da Mosca della Bbc.
Che — nella sua rassegna stampa del 10 novembre — già segnalava l’editoriale della Nezavisimaya Gazeta che prendeva sì le mosse da quanto accaduto a Kherson, per poi allargare però il discorso. Il titolo dell’editoriale è: «Sull’infallibità di chi è al potere». «Il nostro sistema si fonda sulla ricerca di un grande leader. A lui viene concesso il diritto di decidere le priorità politiche ed economiche. Le sue decisioni non si discutono. Ma questo comporta che lui non possa fare errori, perché non c’è alcun meccanismo per correggerli. È come se un leader che ammettesse di aver fatto errori compromettesse il suo status, e facesse dubitare delle sue qualità le persone che ha intorno. Ma se questa è la percezione del potere, è molto difficile organizzare una politica normale, nella quale uno dei compiti principali sarebbe quello di correggere gli errori per tempo. La politica, in un ambiente come quello attuale, porta inevitabilmente a narrazioni propagandistiche che, a loro volta, non vengono corrette».

In un articolo sulla Bbc â€” intitolato «Putin non può sfuggire alle conseguenze del ritiro russo in Ucraina» — Rosenberg spiega poi quale sia l’enorme problema che ora Putin si trova di fronte.
Il presidente russo ha cercato in tutti i modi di distanziarsi dalla decisione di ritirarsi da Kherson: non a caso, l’annuncio è arrivato in tv, ma a parlare erano il generale Surovikin — comandante delle forze sul campo — che ha «consigliato» al ministro della Difesa Shoigu di ritirarsi dalla città; e a quel punto, Shoigu ha «accolto» il suggerimento e dato l’ordine alle truppe. «È stato il ministro della Difesa a prendere la decisione, non ho nulla da dire su questo punto», ha commentato infatti il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

Il Cremlino cerca di far sembrare l’esercito responsabile di quanto accaduto. Ma è stato il presidente Putin a ordinare l’invasione dell’Ucraina. Quella che definisce “operazione militare speciale” è stata una sua idea. E prendere le distanze da qualsiasi aspetto di questa operazione non sarà semplice», scrive Rosenberg. «C’è un pericolo per Putin, in questa situazione: un pericolo che c’era già prima della ritirata da Kherson. Gli eventi degli ultimi 9 mesi rischiano di cambiare il modo in cui Putin viene visto in patria: non tanto dal pubblico, quanto — ed è cruciale — dall’élite russa, dalle persone che ha intorno, dalle persone al potere. Per anni hanno visto Putin come un infallibile stratega, come qualcuno in grado di emergere sempre come vincitore. Lo hanno considerato il punto fermo del sistema di cui fanno parte, e che è stato costruito intorno a lui. Ma le vittorie scarseggiano, dal 24 febbraio a oggi.

L’invasione non è andata secondo i piani. Non solo ha portato morte e distruzione in Ucraina, ma ha anche causato significative perdite nell’esercito russo. Putin aveva promesso che soltanto soldati di professione si sarebbero sobbarcati l’onere di combattere: e poi ha mobilitato centinaia di migliaia di cittadini russi perché prendano parte alla guerra. I costi economici sono a loro volta stati considerevoli. Il Cremlino ha sempre dipinto Putin come “mister stabilità”, per la Russia. Ma questa narrazione è diventata ben più complicata, ora».