LE ANIME PURGANTI SOFFRONO E GIOISCONO NEL MEDESIMO TEMPO

Il purgatorio è uno stato di sofferenza. Si tratta tuttavia di una sofferenza che ha lo scopo di purificare l’anima e di renderla pronta all’incontro con Cristo. Questo è il costante insegnamento della Chiesa, così sintetizzato nel nuovo Catechismo: “ Coloro che muoiono  nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santitĂ  necessaria per entrare nella gioia del cielo”. (1030). Per quanto riguarda la natura, l’intensitĂ  e la durata delle pene del purgatorio, il Magistero non ha definito nulla di vincolante. L’argomento rimane aperto alla riflessione teologica, dove tuttavia le intuizioni dei mistici svolgono un notevole influsso. Infatti appare sempre meno sostenibile la posizione di coloro che assimilano le pene del purgatorio a quelle infernali, dalle quali differirebbero perchĂ© qui le anime hanno la certezza della loro salvezza e della provvisorietĂ  della punizione.

 Alcuni collocano i diavoli persino in purgatorio, come strumenti della giustizia divina e parlano di un fuoco che avrebbe la medesima natura di quello dell’inferno. Si tratta di una visione delle pene del purgatorio che si allontana dal concetto di purificazione che sta alla base dell’insegnamento del Magistero. Infatti vi è una differenza radicale fra le pene punitive dell’inferno e quelle purificatorie del purgatorio. Le prime sono senza pentimento e nella disperazione, le seconde sono nella contrizione e nella speranza, tanto che l’anima si purifica perfezionandosi nell’amore di Dio. Infatti le anime purganti non subiscono passivamente  la punizione, ma, per quanto essa sia nel dolore e nella sofferenza, l’accettano e la desiderano, per diventare degne dell’abbraccio col Signore. D’altra parte basta la certezza della propria salvezza, e perciò della durata limitata della sofferenza, per cambiare la natura delle pene del purgatorio rispetto a quelle dell’inferno. Questa seconda posizione riflette meglio l’insegnamento della Chiesa per la quale “ La purificazione finale degli eletti è  tutt’altra cosa dal castigo dei dannati” ( Catechismo C. C. 1031).

Se la pena principale dell’inferno è l’eterna privazione di Dio, dal quale si è separati per sempre per una nostra libera scelta ( Catechismo C. C, 1033), la pena principale del purgatorio consiste in una lontananza provvisoria da Dio. Infatti le anime sta create  ad immagine di Dio, capaci di conoscerlo e di amarlo. Il desiderio di Dio diviene ancora piĂą acuto nelle anime separate dal corpo, che vivono una vita spirituale piĂą intensa, poichĂ© sono libere dal peso e dalle oscuritĂ  della carne. Lontane dalle illusioni terrene, dal ribollire delle passioni, dalle distrazioni e dalle dissipazioni della vita, che si dissolvano come fantasmi alla luce dell’eternitĂ , le anime purganti conoscono con chiarezza qual è il fine ultimo della vita e la fonte inesauribile della gioia. Concepiscono così un insopprimibile desiderio di unirsi a Dio e di contemplare il suo volto faccia a faccia. Essendo membra vive del Corpo mistico di Cristo, sentono una spinta incoercibile verso il Capo, che infonde la sua grazia in tutte le membra.

Tuttavia il desiderio acuto di Dio è contrastato dalla loro situazione di imperfezione e dalla consapevolezza della propria indegnità. Infatti su di loro grava un triplice fardello: la pena temporale non ancora espiata, dovuta ai peccati gravi perdonati, i peccati veniali non rimessi e le cattive inclinazioni contratte nella vita terrena. Impossibilitate a raggiungere Dio, le anime purganti sentono le pene proprie di un cuore straziato, a causa dell’assenza di Colui che solo può placarlo. Ferite d’amore, invocano il Diletto che non risponde, chiamano l’Amato che non viene. In questo desiderio mai sazio dell’amore divino, le anime purganti rimpiangono le infedeltà terrene, le tiepidezze e le grazie perdute, che causano loro una così grande angoscia. Si rendono conto di quanto hanno mancato non corrispondendo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente all’amore del Creatore.

Non avendo sulla terra messo  Dio al primo posto, ora ne provano la pungente nostalgia. Uscite ormai dalla prigione angusta del proprio io egoistico, nella luce dell’eternitĂ  si rendono conto con quanto “legno”, “paglia” e “fieno” abbiano costruito sul fondamento divino del battesimo. Per tale profonda tristezza e per l’anelito costante verso il Cielo, nell’intimo di queste anime si forma un circolo misterioso di amore e di dolore, come i battiti di sistole e di diastole del cuore. L’amore per la sua intensitĂ  genera la sofferenza;  questa a sua volta affina l’amore. Così l’anima espia, si purifica e “si fa piĂą bella”, così che “di salir al cielo diventa degna” (Dante). In questa prospettiva anche il fuoco del purgatorio, che però non compare nelle dichiarazioni dei Concili ecumenici, viene inteso in senso molto spirituale ed equiparato a una fiamma ardente di caritĂ .

Le anime purganti non si impongono da se stesse le pene, ma le accettano da Dio. Questa accettazione, pur essendo passiva e non meritoria, non è involontaria, perchĂ© esse desiderano di venire purificate.  Sulla intensitĂ  delle pene, il Magistero non si pronuncia.  Per alcuni teologi,  fra cui S. Gregorio Magno e S. Tommaso d’Aquino, la minima pena del purgatorio supera la massima di questa terra. In ogni caso le pene sono proporzionate ai peccati e alla imperfezioni di ciascuno e quindi sono graduate. Sulla durata della permanenza in purgatorio non si può dire nulla, se non che terminerĂ  con la Giudizio universale e che può venire abbreviata dai suffragi dei fedeli.

Le anime purganti soffrono e gioiscono nel medesimo tempo. Non vi è contraddizione in questo, perchĂ© anche nelle situazioni della vita il dolore è conciliabile con la gioia. Infatti il peccatore pentito sperimenta nello stesso tempo la gioia per il perdono ottenuto e dispiacere per le offese recate a Dio. Per le anime del purgatorio il ricordo del passato, unito al pensiero dei pericoli superati, è  fonte di letizia e di gratitudine immense.  Rivedono i momenti in cui la mano di Dio le ha salvate dall’abisso nel quale avrebbero potuto precipitare. Ripercorrono le insidie del tentatore occulto, che li trascinava alla perdizione con la seduzione e con l’inganno. Nel medesimo tempo   scorgono l’opera della grazia e della misericordia che è intervenuta per la loro salvezza.  Scampate alla morte eterna, gioiscono nella certezza che un giorno entreranno in paradiso.

Questa consapevolezza fa dire a S. Caterina da Genova: “ Io non credo che dopo la felicitĂ  dei Santi in Cielo, possa darsi altra gioia pari a quella delle anime del purgatorio”.  Secondo la tradizione spirituale le anime del Purgatorio provano una grande sollievo per la visita degli angeli, in particolare dell’angelo custode, e soprattutto della Santa Vergine, chiamata “Solatium Purgatorii” ( Sollievo del Purgatorio). E’ dogma di fede che le anime del purgatorio sono sollevate dai suffragi dei fedeli, soprattutto dalla S. Messa. A loro volta esse ricambiano impetrando per loro grazie e benedizioni. Questo scambio di doni nel mistero della Comunione dei Santi lenisce sia la nostra come la loro sofferenza. 

( Padre Livio – Il Purgatorio – Cap 12)