"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Ora la persecuzione anticristiana è globale

di Mauro Faverzani – Corrispendenza Romana

Dopo gli Stati Uniti, anche in Canada si moltiplicano i cosiddetti «crimini d’odio» contro la Chiesa cattolica, aumentati del 260 % in un solo anno, dai 43 del 2020 ai 155 del 2021. A rivelarlo, è il recente rapporto pubblicato dall’agenzia statistica del governo. 

Per lo più si tratta di vandalismi, di profanazioni, di minacce ai sacerdoti, di incendi ai danni di parrocchie, cappelle e oratori. Molte comunità di fedeli lamentano l’assenza di risposta a tali esecrabili azioni: le istituzioni preposte brillano per latitanza, indifferenza, trascuratezza, governo e media non ne parlano e, di conseguenza, non affrontano il problema.

L’allarme non sarebbe solo locale: secondo quanto dichiarato dalla direttrice dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa, Madeleine Enzbelger, la tendenza del fenomeno sarebbe ormai globale. Infatti, anche oltre i confini del Vecchio Continente non poca inquietudine suscitano casi di intolleranza sempre più numerosi.

In India, ad esempio, nello Stato nordorientale dell’Assam, per la precisione, tre cittadini svedesi con visto turistico – Annah Mikaela Bloom, Marcus Arne Henrik Bloom e Susanna Elisabeth Hakannson – sono stati arrestati e poi espulsi solo per essersi impegnati nell’organizzazione di incontri di preghiera. Ciascuno di loro è stato colpito comunque da una sanzione di 500 euro per aver violato le norme sui visti, prima della partenza. E, oltre tutto, il governo sta ora indagando contro di loro, per capire se siano imputabili anche del “reato” di «conversioni religiose», «un’accusa infondata», come ha osservato in un’intervista rilasciata a UCA News Allen Brooks, portavoce dell’Assam Christian Forum. Non dello stesso avviso Swetank Mishra, Sovrintendente della Polizia del Distretto di Dibrugarh, convinto di avere prove in tal senso, soprattutto foto e video. In particolare, sarebbe stata violata la Sezione 14 modificata della legge sugli stranieri del 1946.

Anche in Australia Andrew Thorburn, direttore generale di una squadra di calcio, l’Essendon Football Club, facente parte dell’Australian Football League, è stato costretto a dimettersi dall’incarico soltanto un giorno dopo esser entrato in carica, per il fatto di ritenere l’omosessualità un peccato e l’aborto un omicidio, coerentemente con la propria fede cristiana. Nessuna solidarietà, del resto, gli è giunta dai vertici del club: secondo quanto riportato da The Age,il suo presidente, David Barham, lo avrebbe subito posto di fronte alla scelta tra le sue convinzioni e la squadra. Sofferta, ma inevitabile la decisione, che è stato costretto ad assumere. Ha scritto Joel Agius sullo Spectator Australia che Thorburn è stato letteralmente «assalito da un’incessante retorica d’odio da

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ESPERIENZE ORDINARIE DI PARADISO

Il paradiso è ciò che l’uomo desidera dal profondo del suo cuore. E’ la ragione per la quale è stato creato. E’ il fine ultimo della  vita. E’ l’approdo della tormentata navigazione nel mare del tempo. Il golfo di luce del paradiso dà senso alle fatiche e alle traversie affrontate. Ogni uomo nasce crocifisso. Senza la gloria della resurrezione e la beatitudine eterna la vita avrebbe l’amaro sapore  di una beffa. Se la vita è dolore, come insegnano l’esperienza e la saggezza dei popoli, che senso avrebbe se finisse, come osservava Pascal, con un paio di badilate di terra sulla fatidica bara? L’attesa del paradiso ha una sua logica razionale. Non è solo un desiderio insopprimibile, ma un postulato della ragione.  Senza la prospettiva della vita eterna non varrebbe neppure la pena incominciare l’estenuante traversata. Il tentativo patetico di chi colloca il paradiso su questa terra per motivare la fatica di vivere, altro non è che una pietosa bugia, come l’ultima sigaretta offerta al condannato prima di sistemarsi sulla sedia elettrica. Il paradiso è l’unica risposta ragionevole e accettabile alla domanda che senso abbia una vita flagellata dal male e dalla sofferenza e votata inesorabilmente alla morte.

Il desiderio del paradiso ha una sua razionalità. E’ radicato profondamente nella natura umana nella quale si riflette l’ immagine divina. L’uomo, creato capace di Dio, è stato ordinato fin dal principio al paradiso. L’ Eden originario, dove l’uomo godeva della divina amicizia e di doni straordinari, prima fra tutti quello dell’immortalità, è una profezia del paradiso. La condizione esistenziale dei progenitori dell’umanità era un’attesa della beatitudine eterna. Non c’è da meravigliarsi che le tematiche connesse al paradiso attraversino le culture più diverse. Senza il paradiso, quello vero, che la Parola di Dio ci ha rivelato, la vita umana sarebbe un’ombra subito dissipata e lo stesso cammino storico dell’umanità sarebbe un correre inutile verso il nulla. Il Paradiso è necessario perché la vita umana abbia un senso e la storia uno sbocco. Come il mondo ha bisogno di un Dio creatore per essere razionale e intelligibile, così il mistero della nostra esistenza, assediata dal dolore e dalla morte, ha bisogno della speranza della vita eterna per essere sopportabile.

La ragione può ipotizzare l’esistenza di una felicità ultraterrena a partire dalle considerazioni sulla natura umana, orientata alla trascendenza, e sui desideri del cuore impregnati di infinito. Ma è la Parola di Dio che afferma esplicitamente che l’uomo è stato creato per il paradiso. Nel mirabile affresco, nel quale delinea il grandioso piano della creazione e della redenzione, S. Paolo così si esprime: “ In lui ( Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi, mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà” ( Ef 1, 4-5). Per l’apostolo c’è una vera e propria predestinazione dell’uomo al paradiso, dove gli uomini sono figli adottivi di Dio in Cristo Gesù. Il Padre crea ogni uomo mediante Gesù Cristo e in vista di Lui, perché sia santo e immacolato davanti a Lui nella carità.

Il fine per cui Dio crea gli uomini è la gloria del cielo. Il catechismo tradizionale sintetizzava l’insegnamento millenario della Chiesa con parole di una semplicità disarmante. “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e per goderlo per sempre nell’altra in paradiso”. La dottrina cattolica ha rigettato l’opinione di Calvino sulla doppia predestinazione, come se Dio creasse gli uomini alcuni per il paradiso e altri per l’inferno (cfr Institutio, 3.221.5). E’ aberrante per il concetto stesso di divinità, come per la dignità dell’uomo creato libero, che Dio decida con un decreto eterno che alcuni siano predestinati alla vita eterna e altri alla dannazione eterna. L’amore di Dio ha creato gli angeli e gli uomini perché partecipino alla gloria e alla gioia della Santissima Trinità.  Il raggiungimento della meta è un dono di grazia, ma passa attraverso la libera scelta di ognuno. Decidersi per il paradiso è dunque ciò che l’uomo deve fare nel tempo della vita perché raggiunga il suo fine ultimo.

Non solo l’uomo è creato per il paradiso, ma lo sperimenta già qui sulla terra, grazie al dono dello Spirito Santo. La presenza dello Spirito nel cuore dell’uomo fa sì che il desiderio della felicità eterna si faccia strada nel groviglio dei desideri carnali e tenga viva la speranza della luce anche nei momenti più oscuri. Lo Spirito Santo è l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori. La sua azione intima e silenziosa fa pregustare, nel tempo del pellegrinaggio, la gioia del cielo, acuendone sempre più il desiderio. La certezza del paradiso proviene indubbiamente dall’atto di fede, che crede fermamente nella divina rivelazione, in particolare alle parole di Gesù al riguardo. Tuttavia la verità della fede è confortata dall’esperienza della vita cristiana, che, in quando avvolta dall’amore di Dio e dalla sua grazia, fa pregustare la felicità del cielo. Dio, nella sua sublime sapienza nel guidare le anime, le infiamma per il paradiso facendo pregustare quella che S. Paolo chiama la “caparra” della vita eterna.

“ In Lui (Cristo) siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà –a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo, che era stato promesso, il quale è la caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria” ( Ef 1, 11-14). Nella visione paolina, prima di conseguire la completa redenzione in cielo, il cristiano può già sperimentare su questa terra un  “anticipo” (“caparra”) della gloria e della gioia future. Non si tratta un dono particolare riservato ad alcune anime privilegiate, ma della normalità della vita cristiana, in quanto permeata e guidata dallo Spirito Santo (cfr Rm  8, 14- 17).

Tuttavia l’esperienza del paradiso può anche assumere il significato di una grazia particolare, che Dio concede, in determinati momenti della loro vita, a delle anime privilegiate. Al riguardo assumono uno straordinario valore le esperienze mistiche di alcuni santi, che Dio concede non solo come dono personale, ma anche per la edificazione del popolo cristiano.  Si tratta indubbiamente di esperienze straordinarie, che però confermano la vita cristiana ordinaria vissuta sotto la guida dello Spirito. L’anima sposa, accesa dall’amore di Dio, vorrebbe sciogliere i vincoli della carne per poter unirsi subito a  Cristo sposo. La vita sulla terra appare un esilio insopportabile e la morte una liberazione. “Mòro perché non moro” ( “Muoio perché non muoio”) recita il celebre ritornello di una poesia di S. Teresa d’Avila. “ Morte, orsù, dunque, affrettati, scocca il tuo dardo d’oro! Quella che in ciel tripudia, quella è la vira vera; ma poiché invan raggiungerla, senza morir, si spera, morte, crudel non essere, dammi il il Tesor che imploro!”  ( S. Teresa d’Avila – Poesie-  Desiderio del Cielo).

Non bisogna tuttavia pensare che i mistici abbiano trascorso l’intera vita in questa continua tensione amorosa. Anche loro hanno avuto momenti, a volte lunghi,  di oscurità e di aridità. Dio conduce le anime non solo con infinita sapienza, ma anche con straordinaria dolcezza. Ciò che Dio concede come dono straordinario ad alcune anime, non lo nega come esperienza ordinaria a tutte quelle anime che aprono il cuore al suo amore. Non c’è anima aperta ai tocchi della grazia nella quale Dio non versi qualche goccia del suo amore purissimo. Si tratta di momenti speciali, che sono delle vere e proprie perle preziose da conservare gelosamente nel segreto del cuore lungo il cammino della vita. Quando si è sperimentata, anche per un solo istante, la dolcezza del paradiso non la si dimentica più.

(Padre Livio – Il Paradiso – Edizioni Ares)

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Gli Usa non escludono più di usare per primi l’atomica

Il nuovo documento strategico di Biden cambia la dottrina sulle armi nucleari. Una rivoluzione  per rispondere alle nuove minacce di Cina e Russia. E trovare strumenti di deterrenza per cercare di fermare la corsa verso ordigni ancora più devastanti

29 OTTOBRE 2022 La Repubblica

È caduto un muro, l’ultima barriera che separava rigidamente il concetto di guerra dal ricorso agli arsenali nucleari, tenendo distinti gli scenari di un conflitto tradizionale e quelli dell’Armageddon. La strategia di sicurezza degli Stati Uniti presentata giovedì rivoluziona l’idea di deterrenza: non è più esclusa la possibilità di usare per primi gli ordigni atomici. L’intera l’architettura di strumenti e azioni previste per difendere l’interesse nazionale viene di fatto sconvolta. Gli analisti americani che seguono quotidianamente gli sviluppi delle dottrine strategiche hanno giudicato il documento voluto dal presidente Biden come deludente, sottolineandone la gestazione iniziata prima dell’invasione dell’Ucraina e poi rapidamente sterzata per adeguarlo alla situazione bellica. Ma se viene letto come metro di quanto si sia trasformato il quadro mondiale, allora la stessa scelta delle parole e dei termini ci mette davanti a un panorama completamente nuovo.

Il primo colpo

Dai tempi della Guerra Fredda la Casa Bianca aveva diviso le prospettive di uno scontro tra eserciti e quelle di una sfida atomica, stabilendo regole diverse per ciascun confronto: una scelta nata davanti alla realtà della “mutua distruzione assicurata” che imponeva di evitare a tutti i costi il rischio che la risposta a un attacco dei tank sovietici si trasformasse nell’Apocalisse. Non esisteva l’ipotesi di un first strike ordinato da Washington perché – questo era il mantra – “un conflitto nucleare non può essere vinto”: anche una singola bomba avrebbe innescato una reazione a catena tale da provocare milioni e milioni di morti.

Adesso non è più così, a partire proprio dalle dichiarazioni di principio, ossia le frasi che incarnano la linea di condotta statunitense. “Abbiamo condotto la revisione di un largo spettro di opzioni sulla politica di dichiarazioni – tra cui il No First Use e il Sole Purpose – e abbiamo concluso che questi approcci potrebbero comportare un livello di rischio inaccettabile alla luce della gamma di capacità non nucleari che vengono schierate e progettate dai nostri avversari, tali da infliggere danni strategici agli Usa e ai nostri alleati”. Cosa significa? Il No first use era appunto l’impegno a non usare per primi la Bomba: sarebbe stata utilizzata soltanto in risposta a un’aggressione nucleare nemica. Il Sole Use invece condizionava esclusivamente l’arsenale atomico come strumento per fronteggiare una minaccia dello stesso tipo. Oggi persino quest’ultimo vincolo viene messo in discussione, perché non è più un punto di partenza ma un punto di arrivo: “Manteniamo l’obiettivo di andare verso una dichiarazione di Sole Purpose e lavoriamo con i nostri partner per stabilire i passi concreti che ci permetterebbero di farlo”.

Un unico arsenale

Il presidente Biden ha deciso che le minacce del presente richiedono di integrare le armi convenzionali e quelle nucleari. E testimonia la sua scelta accorpando i tre documenti che stabiliscono le strategie: quello sulla sicurezza nazionale, sulla postura atomica e sullo scudo anti-missile formano una trinità, in cui restano autonomi ma vengono direttamente legati l’uno all’altro. Non era mai accaduto prima. E mai prima d’ora l’America e l’Occidente si era trovati di fronte a una situazione così tesa. Che riguarda le minacce del presente e soprattutto quelle totalmente imprevedibili del futuro prossimo. Come nello spot tv per gli arruolamenti dei Marines appena messo in onda negli States, dove si vedono scontri contro macchine fantascientifiche e droni mostruosi, si prende atto di una metamorfosi dell’idea di guerra, senza più confini e senza più limiti. Qualcosa di terribile e indecifrabile. Perché alla potenza degli ordigni atomici ereditati dal passato si aggiungono innovazioni per allargano il campo di battaglia va dallo spazio agli abissi marini, dalle reti dei computer ai progetti per manipolare il cervello. Armi chimiche e biologiche che colpiscono in maniera invisibile, missili ipersonici per abbattere i satelliti, intelligenze artificiali che uccidono senza controllo umano, sistemi quantistici per comunicare e spiare. E soprattutto nuovi metodi di lotta. Per questo nel documento della Casa Bianca viene più volte ripetuto l’appello ad aziende e università: c’è bisogno di tecnologie nuove ma soprattutto di idee e visioni che possano garantire la sicurezza in un mondo che avanza verso un decennio di incertezza totale. “Viviamo in tempi turbolenti – ha scritto Llyod Austin, il generale nominato ministro alla Difesa – e non possiamo limitarci al business as usual“.

Nulla è più uguale a prima: non esiste più la routine dei manuali militari. Anzitutto, l’America deve fare i conti con due grandi potenze nemiche. La Cina resta l’avversario principale, perché continua a crescere aumentando e modernizzando la sua forza militare ma già “incrementa le azioni coercitive per ridisegnare la regione del Pacifico e il sistema internazionale per imporre le sue indicazioni autoritarie”. Ma se Pechino è pericolo del futuro, il presente è dominato dall’aggressione russa all’Ucraina che ripropone la centralità dell’Europa, completamente dimenticata negli scorsi venti anni. Nel documento c’è la risposta a Putin: “Il Pentagono si concentrerà sull’impedire attacchi russi agli Usa, ai membri della Nato e agli altri partner, rinforzando la nostra determinazione a sostenere le alleanze per includere nella deterrenza le aggressioni convenzionali che hanno il potenziale di portare all’impiego di armi nucleari di ogni livello”. Il riferimento è proprio alle duemila bombe tattiche a disposizione del Cremlino, evocate sempre più spesso nei discorsi dei leader mondiali, che “potrebbero venire usate per vincere una guerra su sui confini o impedire una sconfitta nel caso in cui si trovasse in pericolo di perdere un conflitto regionale”. Più volte nel dossier le armi atomiche vengono messe sullo stesso piano dei nuovi attacchi convenzionali: non conta più la natura dell’ordigno ma quella degli effetti che può provocare. Questo implicitamente e in alcuni passaggi anche esplicitamente sdogana la possibilità di impiegare le testate nucleari.

Nella zona grigia

Gli Stati Uniti hanno per la prima volta la piena consapevolezza che la partita contemporanea si gioca nella Zona Grigia, mettendo a segno attacchi che non hanno nulla di militare ma fanno più guasti dei bombardamenti: una mischia nell’ombra, conducendo assalti di qualsiasi genere per destabilizzare ma senza dichiarare ufficialmente guerra, anzi potendo nascondere la paternità delle incursioni. “La Cina impiega forze sotto controllo statale, operazioni spaziali e cyber, il ricatto economico contro gli Usa e i suoi alleati. La Russia usa la disinformazione, le operazioni spaziali e cyber, e manipola i reparti di altri Paesi contro di noi. Altri attori statali, in particolar modo Corea del Nord e Iran, fanno cose simili anche se finora in maniera più limitata. La proliferazione di missili avanzati, droni, strumenti cyber forniti ai loro partner permette ai rivali di minacciarci per procura con azioni indirette e non attribuibili”. Il Pentagono ha compreso che la risposta con le armi non è la strada migliore per contrastare queste minacce: “in molti casi, la condivisione dell’intelligence, le misure economiche, le azioni diplomatiche e le iniziative nel dominio informativo sono più efficaci”. Ed ecco la scelta di scendere sullo stesso terreno oscuro: “Dobbiamo condurre operazioni cyber per scardinare le attività malevole dei nostri avversari”. Anche in questo caso, c’è il problema di stabilire limiti e procedure. E anche in questo caso, l’America si scopre in ritardo sul fronte delle dottrine e degli strumenti.

L’autocritica atomica

Se si passa dalle armi innovative del futuro a quelle infinitamente più devastanti del passato, l’arsenale nucleare, il Pentagono fa una sorta di autocritica: fino a oggi ha ripetuto i rituali della Guerra Fredda, con spese enormi per aggiornare quei modelli di ordigni e quegli schemi di reazione elaborati prima del crollo dell’Urss. La triade dell’Apocalisse, mantenuta viva per convincere il Cremlino a non lanciare sfide atomiche, era rimasta identica: missili intercontinentali nei silos, nei sottomarini e sui bombardieri a lungo raggio. D’altronde, fino al tramonto della presidenza Obama gli sforzi erano rivolti allo smantellamento degli arsenali, con una pressione per diminuire le testate attraverso i negoziati diplomatici. Ma la via della pace sembra essere smarrita. Perché Russia e Cina – sottolinea il documento – “continuano a espandere e diversificare le loro capacità nucleari, per includere sistemi nuovi e destabilizzanti”: entro un decennio Pechino potrà contare su mille testate; Mosca ne ha 1550 per attacchi intercontinentali e duemila tattiche. Oltre ai numeri, progettano ordigni in grado di sfuggire ai radar – come quelli orbitanti o i siluri sottomarini – e portare la distruzione nel cuore degli States. Inoltre viene ribadito che Cina e Russia “mettono a punto capacità non nucleari che possono venire sfruttate per realizzare attacchi strategici”. Un esempio? Un assalto cyber che paralizzi le reti di computer vitali per i trasporti o la distribuzione dell’energia elettrica. O, per andare sul concreto, il sabotaggio delle condotte sottomarine di gas e di fibre ottiche. Aggressioni che provocano danni enormi ma finora non avrebbero innescato una reazione atomica. Per questo Washington sente la necessità di “adottare e integrare un approccio alla deterrenza che funzioni come leva su strumenti atomici e non”: “una deterrenza calibrata in circostanze specifiche”, senza più vincoli all’uso delle armi più devastanti.

Solo l’alleanza fa la forza

Un’altra svolta, soprattutto rispetto alle posizioni della presidenza Trump, è la spinta a potenziare i rapporti con i partner della Nato e con gli altri alleati degli Usa. Compare in maniera ossessiva in tutti i tre documenti ed è il frutto delle lezioni apprese sia nel confronto con la Cina nel Pacifico ma soprattutto nell’invasione dell’Ucraina. La Casa Bianca sostiene che le alleanze siano indispensabili in tutti gli aspetti dei conflitti di oggi e di domani, dagli scontri nella Zona Grigia alla deterrenza nucleare. È una necessità dettata dalla geografia e dal bisogno di basi in territori lontani, ma anche dai vantaggi possibili solo con la condivisione di informazioni, idee e mezzi. “Il Pentagono cerca di integrare le sue attività, operazioni e strategie più estesamente e più profondamente con i suoi alleati e partner per trasmettere agli avversari la certezza che un aggressione sarebbe accolta con una reazione collettiva. Il coinvolgimento delle forze degli alleati provoca incertezza e rende più difficile la pianificazioni dei nemici”. Questo vale pure sul fronte atomico, per rendere chiaro che “il rischio di un’aggressione locale possa avere conseguenze più larghe, con conseguenze potenzialmente catastrofiche”.

Non a caso, c’è l’enfasi sul programma per la modernizzazione delle bombe atomiche tattiche B-61, schierate in Europa e destinate a venire utilizzate dagli aerei della Nato. E lo stesso accento viene posto sull’integrazione delle protezioni antimissile, che sono incardinate nel vecchio continente. Sono due capitoli che riguardano direttamente l’Italia. Le B-61 si trovano pure nel nostro territorio: a Ghedi (Brescia) e ad Aviano (Pordenone), mentre nel paragrafo sullo scudo antimissile si citano le batteria terra-aria Samp-T in dotazione al nostro Paese. Dallo scorso febbraio il mondo è cambiato. Prima di allora, le minacce erano remote e la sfida tra potenze pareva destinata ad avvenire nel lontano Pacifico: adesso l’Europa è tornata a essere prima linea, in un confronto che non esclude più l’escalation nucleare.

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L’EUROPA NON  E’ CRISTIANA E NON VUOLE  ESSERLO

Il nuovo libro di Pierre Manent

GIULIO MEOTTI  28 OTT 2022 il Il Foglio

Il discepolo di Raymond Aron e fra i maggiori intellettuali francesi affronta il declino del cattolicesimo nella nostra società. “L’Europa non è cristiana, non vuole esserlo. Vuole essere qualcos’altro, è aperta a tutte le altre possibilità, anche essere niente, ma non essere cristiana”

“La perplessità e il dubbio che segnano sempre più profondamente l’autocoscienza degli europei (chi siamo?) è in gran parte dovuto a una causa che non viene quasi mai citata: gli europei non sanno cosa pensare o fare del cristianesimo”.

Si apre così “Blaise Pascal et la proposition chrétienne” (Grasset), il nuovo libro di Pierre Manent, il discepolo di Raymond Aron (di cui fu assistente al Collège de France) e fra i maggiori intellettuali francesi, in cui alla luce dell’autore dei “Pensieri” affronta la questione che gli è più cara, ovvero il declino del cattolicesimo nella nostra società (ne parlerà anche Chantal Delsol in “La fine della cristianità e il ritorno del paganesimo” in uscita da Cantagalli).

Il libro di Manent, classe 1949, figlio di comunisti di Tolosa, è una grande riflessione sulla scristianizzazione. “Così come Israele si è formato nell’Alleanza e nella contesa amorosa con il suo Dio, la dinamica della storia europea si è svolta in un confronto incessante con il cristianesimo”. L’Europa però ha deciso di dichiarare preclusa questa possibilità. “Ha deciso di rinascere. Ma questo battesimo è la cancel culture.

Lo dichiara pubblicamente, lo dimostra con le sue azioni: l’Europa non è cristiana, non vuole esserlo. Vuole essere qualcos’altro, è aperta a tutte le altre possibilità, anche essere niente, ma non essere cristiana”.

Dalla secolarizzazione si passa alla scristianizzazione. “La neutralità dello stato si è estesa alla società stessa e a tutte le istituzioni fondate su una certa ‘idea del bene’”. Oggi lo stato e la scienza, che ai tempi di Pascal iniziarono la loro supremazia, stanno raggiungendo il culmine della propria ambizione.

“Niente sfugge alla sorveglianza del welfare state e all’intrusione dello sguardo scientifico. Il progetto europeo si basa sulla decisione di rifiutare ogni continuità tra la nuova Europa e quella che l’ha preceduta, come a proteggersi dalla contaminazione. Un presepe è accettabile nello spazio pubblico solo come residuo folcloristico”.

Non si tratta solo dell’attaccamento alle vecchie chiese, alle croci sul ciglio della strada e alle espressioni religiose entrate a far parte del linguaggio quotidiano. Secondo Manent, sempre più persone possono passare tutta la vita senza incontrare la questione del loro rapporto con il cristianesimo. “Il termine scristianizzazione è troppo astratto. È più un’apostasia, una stanchezza, un’indifferenza, a volte un’avversione palpabile”.

Ma nello stesso momento in cui svuota lo spazio pubblico europeo dei segni del cristianesimo, l’Europa accoglie incondizionatamente l’islam. “L’islam è la religione che si afferma in forme pubbliche conquistatrici, mettendo in dubbio la grande narrativa della secolarizzazione. Sfida l’autocoscienza su cui si è basata la fiducia in se stessa dell’Europa moderna”. 

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Questo libro conferma, sotto il profilo dell’’indagine culturale,  quello che la Regina della  pace  ha detto nel suo  ultimo messaggio: “ L’umanità  ha deciso per la  morte”.

Tuttavia si avvicina il momento in cui ognuno, se vorrà salvarsi, dovrà fare  prendere una  decisione dinanzi alla  speranza cristiana (P.  Livio)

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San Giovanni Paolo II

SANTO DEL GIORNO 22-10-2022

«Il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù», disse la Madonna su san Giovanni Paolo II in una delle apparizioni di Civitavecchia. Quel messaggio è una sintesi mirabile della vita di Karol Wojtyla (1920-2005) e dei suoi 26 anni e mezzo di pontificato, segnati dal profondo legame con la Madre Celeste e dalla difesa delle verità di fede e di morale

«Il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù», disse la Madonna su san Giovanni Paolo II in una delle apparizioni di Civitavecchia. Quel messaggio è una sintesi mirabile della vita di Karol Wojtyla (1920-2005) e dei suoi 26 anni e mezzo di pontificato, segnati dal profondo legame con la Madre celeste.

Dalla lettura di san Luigi Maria di Montfort trasse il motto Totus tuus e la consapevolezza che la devozione alla Beata Vergine è la via più diretta per trovare Gesù e appartenergli totalmente. Alla sua protezione attribuì la salvezza dall’attentato del 13 maggio 1981, anniversario della prima apparizione di Fatima. E il 25 marzo 1984 – deviando dal testo preparato – le chiese di illuminare «specialmente i popoli di cui tu aspetti la nostra consacrazione», riferendosi alla Russia che la Madonna aveva chiesto di consacrare al suo Cuore Immacolato per fermare la diffusione degli errori del comunismo. Nella stessa occasione aveva detto: «In modo speciale ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno».

Con al fianco il cardinale Ratzingerche mise a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, il santo polacco ha lasciato in eredità un magistero ricchissimo, confermando tante verità di fede e di morale e respingendo le varie pretese moderniste che si trovò ad affrontare. Difese e motivò il celibato ecclesiastico, confermò l’impossibilità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, combatté la Teologia della Liberazione, ribadì l’immoralità della contraccezione, condannò l’aborto e l’eutanasia come prodotti della «cultura della morte» (lui stesso era venuto alla luce grazie alla fortezza della madre, che seppe resistere ai medici che le consigliavano di abortire), esortando ogni cristiano ad affermare pubblicamente l’inviolabilità della vita umana. Cosciente della gravità dell’attacco satanico alla natura umana, fondò l’Istituto pontificio di studi su Matrimonio e Famiglia (sciolto e rifondato su basi diverse a seguito del motu proprio Summa Familiae Cura di Francesco). Tenne splendide catechesi sulla «Teologia del corpo», incentrate sui significati della sessualità secondo il disegno divino.

Tra i grandi frutti del suo pontificato c’è il Catechismo, di cui promosse la pubblicazione e che definì «riferimento sicuro e autentico per l’insegnamento della dottrina cattolica». Oltre alle molte encicliche su temi specifici, rimane basilare la Veritatis Splendor. In essa fissò l’insegnamento di sempre della Chiesa sulla morale, chiarendo il rapporto tra verità e libertà e ricordando l’esistenza di norme morali assolute, alle quali la coscienza non può mai derogare. Tre dei cinque dubia presentati nel 2016 a papa Francesco sull’Amoris Laetitia sono fondati proprio su passaggi chiave di VS, che per i quattro cardinali autori della richiesta di chiarimento è necessario ribadire per evitare interpretazioni non cattoliche di AL, già diffuse in alcune diocesi.

Nel dialogo con le altre religioni compì passi significativi verso gli ebrei, che chiamò «fratelli maggiori». Ma mise in guardia dagli scivolamenti nell’indifferentismo religioso, consapevole che solo Cristo è il Salvatore. Riguardo all’Islam scrisse della necessità di «un corretto rapporto» e di «avere coscienza del notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano», esortando a «preparare adeguatamente i cristiani che vivono a quotidiano contatto con i musulmani a conoscere in modo obiettivo l’Islam». Invitò le istituzioni a promuovere la libertà religiosa in Europa e al contempo chiese di garantire la reciprocità nei Paesi in cui i cristiani sono una minoranza (cfr. Ecclesia in Europa, 57).

San Giovanni Paolo II comprese dunque le maggiori sfide per la Chiesa di oggi. Visse da vero innamorato di Cristo, come manifestò al mondo abbracciando la croce fino all’ultimo respiro terreno e com’era già chiaro dall’omelia per l’inizio del pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo Lui lo sa!».

Ermes Dovico – La Nuova Bussola

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Francesco: riscoprire le giaculatorie, “messaggini” a Dio

All’Angelus il Papa raccomanda di pregare costantemente perché l’amore per Dio non si raffreddi. C’è bisogno di dedicare quotidianamente del tempo a Lui, e, se si è molto indaffarati, il cuore può essergli vicino ricorrendo alle tradizionali brevi preghiere, spesso in rima, recitate in particolare dagli anziani e facili da memorizzare, che si possono ripetere spesso durante la giornata

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Se il Signore venisse oggi sulla terra “vedrebbe, purtroppo, tante guerre, povertà e disuguaglianze”, ma anche “grandi conquiste della tecnica, mezzi moderni e gente che va sempre di corsa, senza fermarsi mai”, ma troverebbe chi gli dedica tempo e affetto, chi lo mette al primo posto? È l’interrogativo che Papa Francesco fa riecheggiare all’Angelus, richiamando la pagina del Vangelo in cui Gesù domanda preoccupato se troverà fede al suo ritorno.

Noi, spesso, ci concentriamo su tante cose urgenti ma non necessarie, ci occupiamo e ci preoccupiamo di molte realtà secondarie; e magari, senza accorgerci, trascuriamo quello che più conta e lasciamo che il nostro amore per Dio si vada raffreddando, si raffreddi poco a poco. Oggi Gesù ci offre il rimedio per riscaldare una fede intiepidita. Qual è? La preghiera.

La preghiera costante

Francesco definisce la preghiera “la medicina della fede, il ricostituente dell’anima” ma raccomanda “che sia unapreghiera costante”. Come si fa per una cura da seguire, che è bene osservare “con costanza e regolarità” per stare meglio, e per una pianta, che per sopravvivere necessita periodicamente di acqua, così è per la preghiera.

Non si può vivere solo di momenti forti o di incontri intensi ogni tanto per poi “entrare in letargo”. La nostra fede si seccherà. C’è bisogno dell’acqua quotidiana della preghiera, c’è bisogno di un tempo dedicato a Dio, in modo che Lui possa entrare nel nostro tempo, nella nostra storia; di momenti costanti in cui gli apriamo il cuore, così che Egli possa riversare in noi ogni giorno amore, pace, gioia, forza, speranza; nutrire, cioè, la nostra fede.

Le giaculatorie rimedio di preghiera nella vita frenetica

E se Gesù parla “della necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”, mentre invece non si trova il tempo per farlo, Francesco suggerisce “una pratica spirituale sapiente, anche se oggi un po’ dimenticata”, osservata in particolare dagli anziani: quella della recita delle giaculatorie, “brevissime preghiere, facili da memorizzare” che si possono “ripetere spesso durante la giornata, nel corso delle varie attività, per restare “sintonizzati” con il Signore”.

Facciamo qualche esempio. Appena svegliati possiamo dire: “Signore, ti ringrazio e ti offro questo giornata”, questa è una piccola preghiera; poi, prima di un’attività, possiamo ripetere: “Vieni, Spirito Santo”; e tra una cosa e l’altra pregare così: “Gesù, confido in te e ti amo”. Piccole preghierine ma che ci mantengono in contatto con il Signore.

Le risposte di Dio per noi nel Vangelo

 Così come si inviano messaggi alle persone cui si vuol bene, con le giaculatorie, piccole formule di preghiera, spiega il Papa, il cuore rimane connesso con Dio, che offre le sue risposte nel Vangelo, “da tenere sempre sotto mano e da aprire ogni giorno, per ricevere una Parola di vita diretta a noi”. Il Pontefice inoltre torna sulconsiglio dato tante volte di portate con sè un piccolo Vangelo tascabile, da aprire spesso e leggere. “La Vergine Maria, fedele nell’ascolto – conclude Francesco – ci insegni l’arte di pregare sempre, senza stancarci”.

Al termine della preghiera mariana il Pontefice ha annunciato che il Sinodo sulla sinodalità avrà due sessioni, una dal 4 al 29 ottobre 2023, l’altra nell’ottobre del 2024, ha poi ricordato la beatificazione di questo pomeriggio, a Boves, di due sacerdoti, martiri della fede, uccisi dai nazisti, don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, e ha parlato dell’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che martedì coinvolgerà nella recita del Rosario un milione di bambini. Francesco ha inoltre accennato alla Giornata mondiale del rifiuto della miseria, che ricorre domani.

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LA RUSSIA NEL MESSAGGIO DI FATIMA 

Dalle Memorie di Suor Lucia

13 LUGLIO 1917

Pochi minuti dopo che eravamo giunti alla Cova d’lria, presso il leccio, tra la numerosa folla di popolo, mentre recitavamo il rosario, vedemmo il riflesso della solita luce e subito dopo la Madonna sul leccio.

– Cosa vuole da me? – domandai.

– Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà aiutare.

– Vorrei chiederLe di dirci Chi è; di fare un miracolo perché credano tutti che Lei ci appare.

– Continuate a venir qui tutti i mesi. A ottobre dirò Chi sono, quel che voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere per credere.

A questo punto feci alcune richieste, che non ricordo bene. Quel che mi ricordo è che la Madonna disse che bisognava recitare il rosario per ottenere le grazie durante l’anno. E continuò:

– Sacrificatevi per i peccatori, e dite molte volte, specialmente ogni volta che fate qualche sacrificio: O Gesù, è per amor Vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria.

Dicendo queste ultime parole, aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero brace trasparenti e nere, o bronzee, in forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportate dalle fiamme che uscivano da loro stesse, insieme a nuvole di fumo che cadevano da ogni parte, uguali al cadere delle scintille nei grandi (incendi ), senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che suscitavano orrore e facevano tremar di paura. (Dev’esser stato dinanzi a questa visione che lasciai scappare quell’«ahi», che dicono di avermi sentito dire).I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni roventi.

Spaventati e come per chiedere aiuto, alzammo gli occhi alla Madonna, che ci disse con bontà e tristezza: 

– Avete visto l’lnferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire. Ma, se non smetteranno di offendere Dio, nel pontificato di Pio Xl, ne comincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà, che punirà il mondo per i suoi delitti, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.

 Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato, e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà i suoi errori nel mondo, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace. In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della Fede; ecc… Questo non ditelo a nessuno. A Francesco, sì, potete dirlo.

Quando reciterete il rosario, dopo ogni mistero dite: «O Gesù mio! Perdonateci, liberateci dal fuoco dell’inferno, portate in Cielo tutte le anime, specialmente quelle che ne hanno più bisogno».

Seguì un momento di silenzio, poi domandai:

– Non vuol più niente da me?

– No. Per oggi non voglio più niente da te.

E come al solito, cominciò ad alzarsi in direzione dell’oriente fino a sparire nell’immensa distanza del firmamento.

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FATIMA 13 OTTOBRE 1917: Le settantamila persone che assistettero al miracolo del sole

Questa è Giacinta dopo apparizione in braccio al papà
Francesco Lucia Giacinta i tre pastorelli
i tre pastorelli
Francesco Lucia Giacinta

la vallata era stracolma di gente: erano presenti dalle 70 alle 100mila persone. Erano presenti anche diversi giornalisti, atei, agnostici…

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The Miracle of the Sun in Fatima October 13, 1917

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 FATIMA IL MIRACOLO DEL SOLE – 13 OTTOBRE 1917

Le settantamila persone che assistettero al miracolo

Lettura a cura di Roberta

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente.

Riferisce il giornale portoghese O Dia‘ in un reportage del 19 Ottobre 1917, che oggi sappiamo essere stato citato da Dona Madalena de Martel Patricio: “Si erano spopolati paesi, villaggi e città vicine. Fin dalla vigilia sulle strade gruppi di pellegrini si avviavano a Fatima“.

E il giornale O Seculo‘, per la penna di Averlino de Almeida, dà questa descrizione: “Sulla strada s’incontrano i primi gruppi di pellegrini che vanno verso il luogo santo, distante ben più di venti chilometri. Uomini e donne sono quasi tutti scalzi. Al sorger dell’alba, nuovi gruppi si avviano intrepidi e attraversano l’abitato, il cui silenzio viene rotto dall’armonia dei loro canti. Il sole nasce, ma la volta del cielo minaccia la pioggia. Le nubi nere si ammucchiano proprio verso Fatima, ma nulla può arrestare coloro che, da tutte le strade e con tutti i mezzi di locomozione, confluiscono al paese. A mezzogiorno del 13 Ottobre 1917 la vallata era un mare di gente: era piovuto durante tutta la notte e continuava a piovere, ma l’attesa era grande, anche se qualcuno era venuto per deridere e assistere allo spettacolo del grande fiasco”.

Il momento fissato era il mezzogiorno solare. La pioggia cessò e alcuni istanti dopo i tre bambini vedono il lampo e Lucia grida:

« Silenzio! Silenzio! Viene la Madonna, viene la Madonna! ». E la Madonna, per l’ultima volta, viene a posare i suoi piedi verginali sopra l’elce dei giorni precedenti. Lucia entra in comunicazione diretta con lei e non sente la mamma che le dice: « Guarda bene, figlia; guarda di non ingannarti! ». Una nube argentea avvolge il candido gruppo come una tenue voluta di incenso.

Lucia si rivolge con la semplicità di sempre alla Vergine che le appare:

« Che volete da me? » « Voglio dirti che si costruisca qui una Cappella in mio onore. Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati torneranno presto alle proprie case »

« Ho molte grazie da chiederVi. Le esaudirete? », esclama Lucia.

« Alcune sì, altre no », risponde la Vergine. E aggiunge:

« È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati ».

E, assumendo un’aria di tristezza, continua:

« Non offendano più Gesù che è già troppo offeso ».

« Non volete più niente da me? », domanda infine Lucia.

« Non voglio altro », risponde la bianca Signora.

« Io pure non Vi chiedo più nulla », conclude Lucia.

E la Madonna del Rosario si accomiata, per l’ultima volta, dai suoi tre confidenti. La visione è più splendente del sole! Mentre i fanciulli contemplavano estatici, ha inizio il miracolo annunziato: stupendo come nessuno avrebbe osato sperare. E furono testimoni del “miracolo del sole” circa sessantamila persone.

I RACCONTI DEI TESTIMONI

Riprendendo il discorso del numero precedente sul “miracolo del sole” a Fatima, il 13 Ottobre 1917, ascoltiamo la narrazione di alcuni testimoni oculari.

Le settantamila persone che assistettero al miracolo

Le settantamila persone che assistettero al miracolo« Noi guardavamo senza difficoltà il sole ci racconta il padre di Giacinta – e non accecava. Pareva che si spegnesse e si accendesse un po’ in un modo, un po’ in un altro. Gettava raggi di luce da un lato e dall’altro e colorava ogni cosa di differenti colori: gli alberi e il popolo, la terra e l’aria. Ma la cosa più stupefacente è che il sole non faceva male alla vista. Tutto era quieto e tranquillo. Tutti tenevano gli occhi rivolti verso il cielo, quando ad un certo punto il sole si fermò e poi cominciò a danzare e a saltare: si fermò un’altra volta e un’altra volta cominciò a danzare, fino al punto che sembrò staccarsi dal cielo e venire sopra di noi. Fu un momento terribile! ».

Maria da Capelinha ha dichiarato: « Il sole assumeva diversi colori: giallo, azzurro, bianco; e tremava, tremava tanto che pareva una ruota di fuoco che venisse a cadere sul popolo! Tutti gridavano: “Ahi, Gesù, qui moriamo tutti! Gesù, qui moriamo tutti!”.

Altri urlavano: “O Madonna, aiuto!” e recitavano l’atto di contrizione. Ci fu persino una signora che fece la confessione generale, e ad alta voce diceva: “Io ho fatto questo e quest’altro peccato”.

Infine, il sole si fermò e tutti diedero un gran sospiro di sollievo. Erano ancora vivi ed era quello il miracolo che i tre fanciulli avevano annunziato: sessantamila persone là radunate, credenti e non credenti, testimoniavano il fatto singolare ».

L’incredulo che ironizzava

Interessantissima è pure la descrizione rilasciata da P. Ignazio Lourenco: « Avevo allora appena nove anni e frequentavo la Scuola elementare del mio paese, che dista da Fatima 18 o 19 kilometri. Si era verso mezzogiorno, quando fummo sorpresi dalle grida ed esclamazioni di uomini e donne che passavano per la strada, davanti alla Scuola. La maestra fu la prima a correre sulla strada, senza poter impedire che noi ragazzi le corressimo dietro. Nella strada il popolo piangeva e gridava, indicando il sole: era il miracolo, il grande miracolo che si vedeva distintamente dall’alto del monte, ove è posto il mio paese. Mi sento incapace di descriverlo come anch’io lo vidi e sentii allora .

Vicino a me stava un incredulo che aveva passato la mattinata a ridersi dei creduloni che facevano tutto quel viaggio a Fatima “per vedere una ragazza”. Lo guardai: era come paralizzato, assorto, spaventato, con gli occhi fissi al sole. Poi lo vidi tremare da capo a piedi e, levando le mani al cielo, cadere in ginocchio nel fango, gridando: “Nostra Signora! Nostra Signora!” .

Passati dieci minuti di fenomeni straordinari e terribili, il sole tornò al suo posto, nello stesso modo con cui era disceso, pallido e quasi senza splendore Quando la gente si persuase che il pericolo era scampato, fu un’esplosione di gioia. Tutti proruppero in un coro di ringraziamento: “Miracolo, miracolo! Sia benedetta la Madonna!” ».

Terminato il fenomeno solare, avvenne un fatto naturalmente inspiegabile: tutta quella gente, inzuppata d’acqua com’era, si ritrovò completamente asciutta.

La Vergine Santa aveva moltiplicato i suoi prodigi per confermare la verità delle affermazioni dei piccoli veggenti e, in definitiva, la verità del Vangelo di Gesù. Perché la preoccupazione di Maria è una sola: farci capire che quel che ha detto Gesù è tutto vero, anzi: è la Verità!

Allora si verificò uno dei miracoli più clamorosi, di fronte a migliaia di persone, tra cui molte non credenti. Tra di esse il dott. José Maria de Almeida Garrett, professore alla Facoltà di Scienze di Coimbra, che scrisse il seguente resoconto:La testimonianza di un testimone oculare non credente

“Saranno state circa le tredici e trenta pomeridiane quando, nel punto esatto dove si trovavano i fanciulli si alzò una colonna di fumo, sottile, bella e azzurrina, che si estendeva per almeno due metri sopra le loro teste, e a quella altezza evaporava. Questo fenomeno, perfettamente visibile a occhio nudo, durò pochi secondi. Non avendo preso nota della sua durata, non so dire se era più o meno di un minuto. Il fumo si dissolse improvvisamente, e dopo un po’ si riformò una seconda volta, e poi una terza.

Il cielo, che era stato nuvoloso tutto il giorno, improvvisamente si schiarì: la pioggia cessò e sembrò che il sole stesse per riempire di luce la campagna circostante, che in quella mattinata invernale appariva così malinconica. Io stavo guardando il luogo delle apparizioni in una serena, anche se fredda, aspettativa di qualcosa che doveva accadere, e la mia curiosità diminuiva per il lungo tempo che era passato senza che nulla attirasse la mia attenzione. Il sole, pochi istanti prima, si era fatto largo tra la spessa coltre di nuvole che lo nascondevano e ora risplendeva chiaro e intenso.

Improvvisamente udii il clamore di centinaia di voci e vidi che la folla si sparpagliava ai miei piedi … voltava la schiena al luogo dove, fino a quel momento, si era concentrata la sua attesa e guardava verso il sole dall’altro lato. Anche io mi sono rivoltato verso il punto che richiamava lo sguardo di tutti e potei vedere il sole apparire come un disco chiarissimo, con i contorni nitidi, che splendeva senza offendere la vista. Non poteva essere confuso con il sole visto attraverso una nebbia (che non c’era in quel momento) perché non era né velato né attenuato. A Fatima esso manteneva la sua luce e il suo calore e si stagliava nel cielo con i suoi nitidi contorni, come un largo tavolo da gioco. La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare, per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi gli occhi o danneggiare la retina. [Durante questo tempo] il disco del sole non rimase immobile: aveva un movimento vertiginoso [ma] non come lo scintillìo di una stella in tutto il suo splendore perché esso girava su se stesso in folli giravolte.

Durante il fenomeno solare che ho appena descritto, avvenne anche un cambiamento di colore nell’atmosfera. Guardando verso il sole, ho notato che tutto stava diventando più scuro. Ho guardato prima gli oggetti più vicini e poi ho esteso il mio sguardo ai campi fino all’orizzonte. Vidi ogni cosa assumere il colore dell’ametista. Gli oggetti intorno a me, il cielo e l’atmosfera, erano dello stesso colore. Ogni cosa, sia vicina che lontana era cambiata, assumendo il colore di un vecchio damasco giallo. Sembrava che la gente soffrisse di itterizia e io ricordo di aver provato un senso di divertimento vedendo le persone sembrare così brutte e sgradevoli. La mia stessa mano era di tale colore.

Poi, improvvisamente, si udì un clamore, un grido di angoscia prorompere da tutti. Il sole, roteando selvaggiamente, sembrò staccarsi all’improvviso dal firmamento e, rosso come sangue, avanzare minacciosamente verso la terra come per schiacciarci con il suo peso immenso e ardente. Durante quei momenti provai una sensazione veramente terribile.

Tutti i fenomeni che ho descritto furono da me osservati in uno stato d’animo calmo e sereno, senza alcun disturbo emotivo. Interpretarli e spiegarli è compito di altri. Debbo dichiarare infine che mai, prima o dopo il 13 ottobre [1917] ho assistito a simili fenomeni atmosferici o solari“.

Pio XII e Fatima «Ho rivisto il miracolo»

«Ho visto» il miracolo del sole, «questa è la pura verità». Nel 1950, poco prima di proclamare il dogma dell’Assunta, Pio XII mentre passeggiava nei giardini vaticani assistette più volte allo stesso fenomeno verificatosi nel 1917 al termine delle apparizioni di Fatima e lo considerò una conferma celeste di quanto stava per compiere. Una circostanza fino ad oggi nota solo grazie alla testimonianza indiretta del cardinale Federico Tedeschini che ne parlò durante un’omelia.

Ora dall’Archivio privato Pacelli, conservato dalla famiglia del Pontefice, riemerge un documento eccezionale e inedito su quella visione: un appunto manoscritto dello stesso Pio XII, vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della sua vita, nel quale in prima persona il Papa racconta ciò che gli è accaduto. L’appunto sarà esposto il prossimo novembre nella mostra vaticana dedicata a Papa Pacelli nel cinquantesimo della morte. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo.

«Era il 30 ottobre 1950», antivigilia del giorno della solenne definizione dell’assunzione, spiega Pio XII. Il Papa stava dunque per proclamare dogma di fede l’assunzione corporea in cielo della Madonna al momento della morte, e lo faceva dopo aver consultato l’episcopato mondiale, unanimemente concorde: soltanto sei risposte su 1.181 manifestavano qualche riserva. Verso le quattro di quel pomeriggio faceva «la consueta passeggiata nei giardini vaticani, leggendo e studiando». Pacelli ricorda che, mentre saliva dal piazzale della Madonna di Lourdes «verso la sommità della collina, nel viale di destra che costeggia il muraglione di cinta», sollevò gli occhi dai fogli. «Fui colpito da un fenomeno, mai fino allora da me veduto. Il sole, che era ancora abbastanza alto, appariva come un globo opaco giallognolo, circondato tutto intorno da un cerchio luminoso», che però non impediva in alcun modo di fissare lo sguardo «senza riceverne la minima molestia. Una leggerissima nuvoletta trovavasi davanti». «Il globo opaco – continua Pio XII nell’appunto inedito – si muoveva all’esterno leggermente, sia girando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma nell’interno del globo si vedevano con tutta chiarezza e senza interruzione fortissimi movimenti». Il Papa attesta di aver assistito allo stesso fenomeno il giorno seguente, 31 ottobre, e il 1° novembre, giorno della definizione del dogma dell’Assunta, quindi di nuovo l’8 novembre. Poi non più». Ricorda pure di aver cercato «varie volte» negli altri giorni, alla stessa ora e in condizioni atmosferiche simili, «di guardare il sole per vedere se appariva il medesimo fenomeno, ma invano; non potei fissare nemmeno per un istante, rimaneva subito la vista abbagliata».

Nei giorni seguenti Pio XII riferisce il fatto «a pochi intimi e a un piccolo gruppo di Cardinali (forse quattro o cinque), fra i quali era il Cardinal Tedeschini». Quest’ultimo, nell’ottobre dell’anno seguente, 1951, si deve recare a Fatima per chiudere le celebrazioni dell’Anno Santo. Prima di partire viene ricevuto in udienza e chiede al Papa di poter citare la visione nell’omelia. «Gli risposi: Lascia stare, non è il caso. Ma egli insistette – continua Pio XII nel manoscritto – sostenendo l’opportunità di tale annuncio, ed io allora gli spiegai alcuni particolari dell’avvenimento». «Questa è, in brevi e semplici termini – conclude Papa Pacelli – la pura verità». «Pio XII era persuasissimo della realtà del fenomeno straordinario, cui aveva assistito ben quattro volte», ha dichiarato suor Pascalina Lehnert, la religiosa governante dell’appartamento papale.

Il cosiddetto «miracolo del sole» si era già verificato il 13 ottobre 1917 a Fatima, al termine delle apparizioni ai tre pastorelli. Così lo raccontò nella sua cronaca M. Avelino di Almeida, giornalista laico e non credente, inviato del quotidiano O Seculo e testimone oculare: «E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone… Si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse».

Pio XII era molto legato a Fatima: la prima apparizione ai tre pastorelli era infatti avvenuta il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui Pacelli veniva consacrato arcivescovo nella cappella Sistina. È attestato che Pio XII e l’unica sopravvissuta dei tre veggenti, suor Lucia Dos Santos, rimarranno sempre in contatto, e il Pontefice, nell’ultimo anno della sua vita, conserverà il testo del Terzo segreto di Fatima nel suo appartamento. «Varie volte – ha dichiarato la marchesa Olga Nicolis di Robilant Alves Pereira de Melo testimoniando al processo di beatificazione di Pacelli, «trasmisi messaggi del Santo Padre per Suor Lucia e di questa per lui, ma siccome promisi di mai rivelare nulla a chicchessia, non mi sento autorizzata a farlo adesso».

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