"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 41 di 53

Pasqua di Resurrezione

Il dolore vissuto da Gesù nel giorno della sua morte in croce, che i fedeli di ogni tempo rivivono, acquista senso alla luce della Resurrezione, la suprema prova della sua divinità e delle sue parole eterne: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.

Il dolore vissuto da Gesù nel giorno della sua morte in croce, che i fedeli di ogni tempo rivivono, acquista senso alla luce della Resurrezione, la suprema prova della sua divinità e delle sue parole eterne: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14, 6). La Pasqua è dunque a ragione la più grande solennità per i cristiani, il cuore e il culmine di tutta la nostra fede, che si fonda su un fatto accaduto duemila anni fa. Un evento reale in cui il protagonista non è un dio astratto, bensì un Dio che si è fatto carne, ha assunto la natura umana nel grembo della Vergine Maria ed è vissuto dentro la nostra stessa storia. Come ci dicono non solo i segni che la Santissima Trinità ha sempre dato dall’inizio dei secoli, ma i molteplici testimoni oculari di Cristo morto e risorto. Testimoni in carne e ossa, che con la fortezza ricevuta dallo Spirito Santo dopo la Resurrezione e Ascensione di Gesù hanno subìto il martirio, pur di non tacere la loro fede.

È la Resurrezione a precedere il radicale cambiamento di Pietro e degli altri apostoli, che sì erano rimasti conquistati da Gesù anche prima, ma ancora secondo debolezze, limiti e schemi tutti umani. Ecco perché, per esempio, Pietro e Giovanni, dopo la Pentecoste e la clamorosa guarigione del quarantenne storpio davanti alla porta del tempio detta Bella, al sinedrio che li imprigiona e li minaccia di non parlare più di Cristo risorto, replicano saldissimi: “Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a Lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4, 19-20). Avevano visto la vittoria di Cristo sulla morte, che è entrata nel mondo a causa del peccato originale e dell’inganno di Satana, l’angelo caduto per la sua superbia, il primo avversario di Nostro Signore e il primo ad aver rifiutato eternamente il suo Amore.

La sequenza liturgica di oggi restituisce un bel senso dell’evento pasquale e del combattimento escatologico che ne sta alla base: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della Vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”. È il preziosissimo Sangue di Gesù che ci ha riscattati ed è la sua Resurrezione a essere sicura speranza di salvezza per quanti credono in Lui e osservano la sua Parola. Al riguardo, è significativo il modo in cui Matteo racconta i fatti al sepolcro. Ne emerge il contrasto tra le guardie (poste dagli increduli farisei e sommi sacerdoti, responsabili della crocifissione), che al vedere l’aspetto folgorante dell’angelo del Signore “tremarono tramortite”, e le pie donne, animate invece dalla carità, subito tranquillizzate dal messaggero celeste: “Non abbiate paura, voi! So che cercate il Crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete”.

Lo stesso sepolcro vuoto, che l’angelo disse di andare “a vedere”, ci parla della Resurrezione. Ed è lì che accorsero Pietro e Giovanni, avvisati da Maria di Magdala: un fatto che il quarto evangelista ritenne importante da testimoniare, a beneficio dei posteri. Perché fu proprio al sepolcro, alla vista del modo unico in cui erano disposti il sudario e le bende, che Giovanni, prima ancora di vedere il Risorto con i suoi occhi, “vide e credette”.

La Resurrezione di Gesù è stato un evento unico e irripetibile, causa della Redenzione umana. Ma al tempo stesso la sua Pasqua si rinnova per ogni cristiano nel sacramento dei sacramenti, l’Eucaristia, attraverso la Chiesa, chiamata da Cristo a continuare la sua missione in terra per assicurare ai fedeli i mezzi necessari per la salvezza e la santificazione, anzitutto il suo Corpo e Sangue. Da qui il comando: “Fate questo in memoria di me”. È la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia a rendere perenne il suo sacrificio e dono di Sé agli uomini, che nutrendosi del suo Corpo possono vivere nelle loro persone il mistero pasquale, passando dalla morte del peccato alla vita nuova in Lui. È Cristo la nostra Pasqua e sorgente della vera gioia, che ha rigenerato l’uomo e chiede a ognuno di lasciarsi attirare nel suo disegno salvifico, per essere partecipi della vita divina e risorgere nel corpo al suo ritorno glorioso.

Ermes Dovico -La Nuova Bussola 9 Aprile 2023

AUGURI DI BUONA PASQUA

CRISTO E’ RISORTO – E’ VERAMENTE RISORTO – ALLELUJA!

Carissimi amici di Radio Maria,

vi auguro  la  gioia  e  la  pace  della Pasqua. 

Cristo è risorto,  è  veramente  risorto

e  ha liberato la nostra vita dal   male  e  dalla morte. 

La   vittoria Gesù  è  definitiva e   totale 

e tutti noi  vi possiamo partecipare con  la fede e  con l’amore.

Liberiamo il  nostro cuore  dalle   ansie e  dalle   paure

e  apriamolo alla  speranza di un mondo  migliore.

Con  Maria crediamo e con Maria  esultiamo, 

perché  il Signore mantiene  le sue   promesse

ed  eterna   è  la sua  Misericordia.

Vostro Padre Livio


Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

VENERDI’ SANTO

Tutta la liturgia del Venerdì Santo esorta l’uomo a contemplare il mistero su cui si fonda la sua speranza di salvezza: la croce. Gesù inchiodato sulla croce rivela la follia dell’Amore divino, che adempie le antiche promesse “come agnello condotto al macello” (Is 53, 7)

Tutta la liturgia del Venerdì Santo esorta l’uomo a contemplare il mistero su cui si fonda la sua speranza di salvezza: la croce. Gesù inchiodato sulla croce rivela la follia dell’Amore divino, che adempie le antiche promesse “come agnello condotto al macello” (Is 53, 7). Il vero Dio e vero uomo che soffre su quel legno è il Messia annunciato dai profeti, l’Agnello innocente che ha caricato sulla sua sacra Umanità i peccati di tutti gli uomini, passati e futuri. A ognuno chiede di seguirlo e portare la propria croce, perché dalla sua accettazione obbediente passa la gloria eterna. Già Isaia, profetizzando la venuta di Cristo nell’intensissimo brano noto come Quarto canto del Servo, diceva: “Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?”. Eppure, proprio attraverso il suo libero abbandono alla volontà del Padre, Cristo divenne causa di giustificazione. Perciò riceverà “in premio le moltitudini”, i risorti che popoleranno la Gerusalemme celeste.

Quel Dio Crocifisso che agli occhi del mondo sembrava un fallimento (scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, dirà san Paolo) è dunque il cuore pulsante della nostra fede. E la croce, con la sua verticalità, richiama continuamente l’uomo a rivolgere lo sguardo al suo principio e al suo fine. Il racconto della Passione, come la nostra stessa esperienza quotidiana, manifesta in modo evidente il motivo della croce: l’esistenza del peccato e le sue conseguenze nella storia umana. Il tradimento di Giuda, il processo religioso davanti al sinedrio, il “crocifiggilo” urlato dalla folla di fronte a Pilato, la flagellazione, la coronazione di spine, la salita al Calvario, la crocifissione, gli insulti, schiaffi, sputi ricevuti da Gesù tra la notte del Giovedì e l’ultimo respiro alle tre di Venerdì pomeriggio, sono il segno tangibile dell’operare del Maligno. Dio ha inteso liberare la sua creatura prediletta dal potere delle tenebre, chiedendole di collaborare al Suo disegno salvifico.

Quando Cristo in croce dice “Ho sete”,non solo adempie la profezia del salmista sull’offerta di aceto (Sal 68, 22) ma, come insegnano i santi, esprime la Sua sete di salvare il genere umano. Grida a ogni anima il sommo desiderio di attrarla a Sé. Di accogliere la Sua grazia. Come l’accolse il buon ladrone, che nelle ore passate sulla croce realizzò chi fosse quel Giusto che gli stava accanto, ebbe una contrizione perfetta dei suoi peccati e si sentì dire da Gesù: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso”. Come l’accolsero le pie donne, Pietro e gli altri santi apostoli, i molti figli di Israele che credettero in Lui, ognuno con la propria storia. Come anzitutto l’accolse Maria, la Madre dei redenti e Corredentrice, che partecipò misticamente alla Passione del Figlio, vedendo compiersi ciò che le aveva profetizzato Simeone (“e anche a te una spada trafiggerà l’anima”). Ed è a Lei che Gesù in croce, con il solenne affidamento del discepolo prediletto, affidò tutti i Suoi figli. Allo stesso modo a ogni fedele disse: “Ecco tua Madre”.

Per antichissima tradizione, la Chiesa non celebra l’Eucaristia il Venerdì Santo (né il giorno seguente), ma nel Rito Romano i fedeli possono comunicarsi con le Ostie consacrate il giorno prima e custodite nell’Altare della Reposizione. Il digiuno ecclesiastico, previsto oggi per i cristiani tra i 18 e i 60 anni, è segno di partecipazione alla morte del Signore, richiamo alla penitenza e insieme attesa del ritorno dello Sposo (Mc 2, 19-20), nostro Redentore e fine ultimo. La celebrazione prevede una densa liturgia della Parola – che include dieci suppliche, tra cui spicca quella all’unità dei cristiani – e ha il suo fulcro nell’adorazione della Croce. Il sacerdote, mentre procede alla sua ostensione, recita o canta l’Ecce lignum crucis: “Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo”. E i fedeli rispondono: “Venite, adoriamo”

(Ermes Dovico – La Nuova Bussola)

🟢LIVE🟢 DALLA NOSTRA 🕊️ CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO 🌿 02 Aprile ✝️ Domenica delle Palme

BUONA DOMENICA

DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE

Cari amici,

con la  Domenica delle Palme entriamo nella settimana  santa,  durante la  quale  Gesù  ha  compiuto l’opera   della  nostra Redenzione  mediante la sua  morte  in  Croce e la  sua  gloriosa Resurrezione.

La settimana  incomincia con l’ingresso  festoso di Gesù  in Gerusalemme,  acclamato   come figlio di Davide,  cioè  il Messia, dalla  folla  dei piccoli e  dei  poveri,  in particolare  le  donne e  i loro bambini.

Gesù  si presente  come un  Messia  umile , seduto   su  un’asina  accompagnata  dal  suo puledro,  a significare    che  il suo è un Regno  di pace   e di amore.

Il messaggio  di Gesù non è   accolto  dai potenti del  tempo che  si affrettano  a  realizzare  il loro piano per catturarlo  e  per  ucciderlo.

L’uomo non  vuole  che  sia Dio ha governare  il  mondo  e  ogni tentativo  di  limitare la  sua fame  di  potere  assoluto viene stroncato,  perseguitando ed  eliminando gli  inviati  dell’Altissimo.

Gesù  lo  sa  ed entra  consapevole  e  deciso  nel  dramma della  sua Passione, compiendo fino in fondo la volontà del Padre e  offrendo la sua   vita  in  sacrificio di amore  per  la salvezza del  mondo.

Noi siamo chiamati,  con  tutta  la Chiesa,   a  rivivere  nella  nostra  mente  e nel nostro cuore  la  Passione  di Gesù, perché porti frutti  di  rinnovamento  spirituale,  per affrontare il  nuovo attacco  dell’impero delle  tenebre  contro  Cristo e  i suoi discepoli

Chiediamo a  Maria,  che ha accompagno Gesù in  quelle ore  della grande  battaglia della redenzione, di farci  partecipi  dei suoi  pensieri, dei   suoi sentimenti, della  sua preghiera e  della  sua fortezza incrollabile nella testimonianza della fede.

Vostro Padre  Livio


VANGELO

Mt 21,1-11

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro.

Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».

I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.

La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».


Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

🟢LIVE 🟢DALLA NOSTRA 🕊️CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO🌿🕊️

💐DALLA NOSTRA CAPPELLA nel giorno dell’ANNIVERSARIO SACERDOTALE P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO 🙏🏻

BUONA DOMENICA

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA

Nel messaggio a Mirjana  la  Madonna ha fatto riferimenti al Vangelo di  oggi.

Cari  amici  buona Domenica!

La  Domenica  è nel medesimo tempo il primo e l’ultimo giorno della settimana. E’ il primo perché con la Resurrezione di Cristo,  il primo giorno dopo il Sabato, è iniziata la  nuova creazione. E’ l’ultimo perché è il  compimento dell’opera di Dio,  quando ci saranno Cieli nuovi e Terra nuova e Cristo sarà  tutto in tutti.

Questo giorno benedetto ci ricorda che Cristo è il vincitore e che già  ora “suo è il Regno, la Potenza e la Gloria”,  mentre quella dell’impero delle tenebre è una forza falsa destinata  a precipitare  nell’abisso.

La  presenza  di Cristo  nell’Eucaristia è  la  garanzia della vittoria,  come ha detto la Regna della pace,  ed  è  di essa che dobbiamo  nutrirci  per essere  forti nella  battaglia.

Il  vangelo di oggi ha  come  protagonista il  Cieco nato, guarito da Gesù due volte,  prima della  cecità  degli occhi e poi da quella dell’anima.

E’ singolare che  la  Madonna abbia fatto riferimento al  vangelo odierno nel messaggio di ieri a Mirjana.  Infatti  oggi l’umanità,  nel  suo rifiuto ostinato della Fede e della Croce è  caduta in un accecamento mortale, senza  speranza di   salvezza.

“Per riacquistare  la vista spirituale” è  necessario, “con cuore puro ed aperto” imparare ad  ascoltare  ciò che dice Gesù, le sue   parole di verità, che dobbiamo vivere e testimoniare.

Come il Cieco nato, con l’umiltà della fede semplice, usciamo dal buco nero delle  nostre presunzioni,  delle nostro false sicurezze, delle  nostre fragili  certezze e  inginocchiamoci davanti alla  Croce,  chiedendo perdono delle nostre scelleratezze  e dei nostri tradimenti.

Gesù  ci guarirà,  ci ridonerà  la  vista,  la   gioia di vivere,  la  speranza di un  futuro di pace  nella prospettiva  dell’eternità.

Vostro Padre  Livio

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 Vangelo secondo Giovanni (Forma Breve)
Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38 

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore.

🕯️LIVE DALLA NOSTRA CAPPELLA P.LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO – TERZA DOMENICA DI QUARESIMA🕯️

BUONA DOMENICA

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA (A)

Cari amici  di Radio Maria  Buona Domenica,

Abbiamo percorso il  primo tratto del nostro cammino quaresimale ed è  necessario fare  una  sosta per  verificare  se stiamo camminando  sulla strada giusta.

Esaminiamo  se abbiamo tenuto fede  ai nostri impegni di preghiera,  di revisione di vita e di rinunce, fatti all’inizio,  oppure se ci siamo di  nuovo  adagiati nella mediocrità  consueta.

La  Madonna,  nel  suo ultimo messaggio, ci ha messo in  guardia dalle  seduzioni di satana, che ci allontana  da   Dio sulla  via facile  delle  cose  materiali e del  peccato.

Gesù ci ha  insegnato come si combatte  il tentatore e come si respingono le sue tentazioni. L’abilità  del   demonio  nell’ingannare è  insuperabile  e  solo  con  la  preghiera  possiamo scoprire le  insidie che ci tende e trovare la forza di respingerle.

Per questo la  Madonna ci invita a una profonda  preghiera  personale e  a guardare a  suo Figlio, seguendolo  verso il Calvario,  nella rinuncia e nel digiuno.

Anche noi,  come  la donna   samaritana  del vangelo,  lasciano l’acqua morta  delle pozzanghere  del  mondo, e attingiamo alla  fonte  dell’acqua viva  che solo Gesù ci può  donare.

Vostro Padre  Livio


Vangelo secondo Giovanni (Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo.

Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».

Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

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