Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 42 di 55
QUINTA DOMENICA DI PASQUA

Cari amici,
buona Domenica! Che la luce di Cristo risorto illumini le nostre menti e il suo amore inondi i nostri cuori!
La Domenica è il dono che Dio ci ha donato per festeggiare la nostra salvezza e per alzare gli occhi al Cielo che è la meta della nostra vita.
E’ il giorno in cui nutrire la nostra anima con la Parola di Dio e con l’Eucaristia, per avere la forza di affrontare i combattimenti quotidiani contro il male che insidia e seduce le nostre anime.
Se trascorriamo la Domenica come un giorno qualsiasi, inevitabilmente ci indeboliamo e corriamo il rischio di perdere la fede e la bussola della vita, come noi stessi possiamo costatare.
Viviamo dunque la Domenica come giorno di grazia e di gioia e impegniamoci a partecipare all’Eucaristia con costanza e con fervore.
Nel Vangelo di oggi Gesù ci invitare a seguirlo perché solo Lui è la Via, la Verità e la Vita.
Sono affermazioni che dobbiamo comprendere nella luce dello Spirito Santo, per poter attingere alla potenza di grazia che è racchiusa in ognuna di queste parole.
Gesù è la Via che conduce al Padre e senza di lui vaghiamo senza una meta.
Gesu è la Verità che ci illumina sul senso della vita e senza di Lui annaspiamo nelle tenebre.
Gesù è la Vita che ci tiene vivi e, se non siamo uniti a Lui, diventiamo preda della morte nel tempo e nell’eternità.
Vostro Padre Livio
Vangelo Gv 14,1-12
Io sono la via, la verità e la vita.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Parola del Signore
QUARTA DOMENICA DI PASQUA

Cari amici,
buona Domenica! Che la luce di Cristo Risorto inondi la nostra vita e la ricolmi di luce di e gioia, la luce della Verità e la gioia dell’Amore.
Vi raccomando di santificare la Domenica con la partecipazione alla Santa Messa, per celebrare con la Chiesa il mistero pasquale della morte di Cristo per amore e della Resurrezione a vita nuova.
Se siamo in una situazione di peccato grave, accediamo al Sacramento della Penitenza prima di ricevere l’Eucaristia. Poniamoci come obbiettivo irrinunciabile della nostra vita cristiana di vivere in grazia di Dio.
Oggi la Liturgia ci propone il testo del Vangelo dove Gesù si presenta come il Buon Pastore, che è pronto a dare la sua vita per la salvezza delle sue pecore.
Il buon Pastore chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori in pascoli erbosi, camminando davanti ad esse. Le conduce e le protegge, difendendole dai lupi, dai ladri e dai briganti.
Le pecore si fidano del Buon Pastore e lo seguono, perché conoscono la sua voce e la ascoltano, mentre non seguono gli estranei e fuggono da loro.
Ci sono anche i falsi pastori, che si presentano con le sembianze di agnelli, ma sono lupi rapaci. Sono ladri che vengono per rubare uccidere e distruggere.
Riflettiamo sulla tragedia del nostro tempo durante il quale il ladrone infernale ha decimato il gregge, che non ha saputo riconoscere la voce del drago in chi si è presentato con le sembianze di agnello.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Gv 10,1-10
Io sono la porta delle pecore.
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
TERZA DOMENICA DI PASQUA

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!
In queste domeniche di Pasqua risplende in modo particolare la gloria Cristo risorto, che illumina il mondo e le tenebre della nostra vita, sottraendola alla potenza dell’inganno, del male e della morte.
Senza la fede in Cristo risorto la nostra vita è come quella dei discepoli di Emmaus, che percorrono il loro cammino scoraggiati e afflitti, come se la loro vita, dopo la morte in Croce del Maestro, non avesse più senso.
Eppure non mancavano motivi di speranza, perché, come loro stessi raccontano al viandante che li aveva affiancati, delle donne al mattino avevano trovato il sepolcro vuoto e un angelo era apparso loro affermando che Gesù era vivo.
Questi poveretti però non riescono ad uscire dalla tenebra della loro incredulità nonostante che due degli apostoli, Pietro e Giovanni, siano corsi al sepolcro trovandolo vuoto. “ Ma Lui non l’hanno visto”, dicono sconsolati.
Gesù allora si rivela loro spiegando le Scritture e spezzando il Pane nella locanda dove si erano fermati a mangiare. Cadono i veli dai loro occhi, lo riconoscono e ritornano solleciti a Gerusalemme a testimoniare agli Undici che il Signore era risorto.
Così sia per noi, cari amici, perché è proprio nella lettura delle Scritture e nello spezzare il Pane nella S. Messa domenicale che possiamo incontrare il Signore e testimoniare che Lui è la fonte della vita e la luce della Verità, in questo mondo di anime ammalate che, senza la fede in Cristo, vanno verso la morte spirituale.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,13-35
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.
Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane
SECONDA DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA

Cari amici,
dobbiamo a S. Giovanni Paolo II questa Domenica dedicata alla Divina Misericordia, secondo la richiesta fatta da Gesù attraverso S. Faustina Kowalska.
E’ grazie sempre a questo grande Pontefice se il messaggio della Misericordia, che Gesù ha depositato nel cuore di Santa Faustina, si è diffuso in tutta la Chiesa, divenendo uni delle fonti più feconde della spiritualità cattolica contemporanea.
Ed è anche grazie a Radio Maria, che per prima ha dato una versione radiofonica del Diario di S. Faustina facendolo conoscere in tutto il mondo, insieme alla Coroncina della Divina Misericordia recitata da tutte le Radio Maria del mondo.
Il messaggio della Divina Misericordia è di pura ispirazione evangelica e aiuta a comprendere il paradosso della fede cristiana fondata sul mistero della Croce:
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. “
Per quanti peccati una persona abbia commesso e per quanto gravi essi siano , la grazia del pentimento ottiene il perdono e la vita eterna.
Non esiste nessun peccato che si più grande della Divina Misericordia.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Il dolore vissuto da Gesù nel giorno della sua morte in croce, che i fedeli di ogni tempo rivivono, acquista senso alla luce della Resurrezione, la suprema prova della sua divinità e delle sue parole eterne: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.

Il dolore vissuto da Gesù nel giorno della sua morte in croce, che i fedeli di ogni tempo rivivono, acquista senso alla luce della Resurrezione, la suprema prova della sua divinità e delle sue parole eterne: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14, 6). La Pasqua è dunque a ragione la più grande solennità per i cristiani, il cuore e il culmine di tutta la nostra fede, che si fonda su un fatto accaduto duemila anni fa. Un evento reale in cui il protagonista non è un dio astratto, bensì un Dio che si è fatto carne, ha assunto la natura umana nel grembo della Vergine Maria ed è vissuto dentro la nostra stessa storia. Come ci dicono non solo i segni che la Santissima Trinità ha sempre dato dall’inizio dei secoli, ma i molteplici testimoni oculari di Cristo morto e risorto. Testimoni in carne e ossa, che con la fortezza ricevuta dallo Spirito Santo dopo la Resurrezione e Ascensione di Gesù hanno subìto il martirio, pur di non tacere la loro fede.
È la Resurrezione a precedere il radicale cambiamento di Pietro e degli altri apostoli, che sì erano rimasti conquistati da Gesù anche prima, ma ancora secondo debolezze, limiti e schemi tutti umani. Ecco perché, per esempio, Pietro e Giovanni, dopo la Pentecoste e la clamorosa guarigione del quarantenne storpio davanti alla porta del tempio detta Bella, al sinedrio che li imprigiona e li minaccia di non parlare più di Cristo risorto, replicano saldissimi: “Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a Lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4, 19-20). Avevano visto la vittoria di Cristo sulla morte, che è entrata nel mondo a causa del peccato originale e dell’inganno di Satana, l’angelo caduto per la sua superbia, il primo avversario di Nostro Signore e il primo ad aver rifiutato eternamente il suo Amore.
La sequenza liturgica di oggi restituisce un bel senso dell’evento pasquale e del combattimento escatologico che ne sta alla base: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della Vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”. È il preziosissimo Sangue di Gesù che ci ha riscattati ed è la sua Resurrezione a essere sicura speranza di salvezza per quanti credono in Lui e osservano la sua Parola. Al riguardo, è significativo il modo in cui Matteo racconta i fatti al sepolcro. Ne emerge il contrasto tra le guardie (poste dagli increduli farisei e sommi sacerdoti, responsabili della crocifissione), che al vedere l’aspetto folgorante dell’angelo del Signore “tremarono tramortite”, e le pie donne, animate invece dalla carità, subito tranquillizzate dal messaggero celeste: “Non abbiate paura, voi! So che cercate il Crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: è risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete”.
Lo stesso sepolcro vuoto, che l’angelo disse di andare “a vedere”, ci parla della Resurrezione. Ed è lì che accorsero Pietro e Giovanni, avvisati da Maria di Magdala: un fatto che il quarto evangelista ritenne importante da testimoniare, a beneficio dei posteri. Perché fu proprio al sepolcro, alla vista del modo unico in cui erano disposti il sudario e le bende, che Giovanni, prima ancora di vedere il Risorto con i suoi occhi, “vide e credette”.
La Resurrezione di Gesù è stato un evento unico e irripetibile, causa della Redenzione umana. Ma al tempo stesso la sua Pasqua si rinnova per ogni cristiano nel sacramento dei sacramenti, l’Eucaristia, attraverso la Chiesa, chiamata da Cristo a continuare la sua missione in terra per assicurare ai fedeli i mezzi necessari per la salvezza e la santificazione, anzitutto il suo Corpo e Sangue. Da qui il comando: “Fate questo in memoria di me”. È la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia a rendere perenne il suo sacrificio e dono di Sé agli uomini, che nutrendosi del suo Corpo possono vivere nelle loro persone il mistero pasquale, passando dalla morte del peccato alla vita nuova in Lui. È Cristo la nostra Pasqua e sorgente della vera gioia, che ha rigenerato l’uomo e chiede a ognuno di lasciarsi attirare nel suo disegno salvifico, per essere partecipi della vita divina e risorgere nel corpo al suo ritorno glorioso.
Ermes Dovico -La Nuova Bussola 9 Aprile 2023