Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 23 di 53

DOMENICA 25.MA DEL TEMPO ORDINARIO
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,
Gustiamo col cuore questo grande dono del Signore, il giorno di Domenica, il giorno della sua resurrezione, pieno di luce e di speranza che apre gli scenari della vita oltre gli orizzonti del tempo, nell’eternità beata, dove non ci saranno più le sofferenze, il male e la morte.
Dopo la fatica e il logorio della settimana, rinnoviamo noi stessi nell’incontro col Signore, nella sua Chiesa santa, attingendo alle fonti della grazia, alla sua Parola e al Pane della vita, che ci infondono la forza per continuare il nostro impegno di fedeltà e il nostro cammino verso il Cielo.
Il Vangelo ci presenta Gesù che cammina con i suoi apostoli in luoghi deserti, al riparo delle folle, e Gesù ne approfitta per istruire i suoi Apostoli sul senso della sua missione, che non è trionfatrice come loro pensano, ma incamminata verso l’umiliazione della Croce, passaggio necessario per la gloria delle Resurrezione.
Le sue parole sono chiare. Gli apostoli ascoltano, non capiscono e non osano fare domande: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».
Giunti a casa Gesù chiede loro di che cosa avevano parlato, ma essi tacciono. Infatti avevano fra loro discusso fra loro su chi fosse il più grande. Seguono Gesù, ascoltano le sue parole, hanno davanti agli occhi l’esempio della sua vita, ma il loro modo di vivere di pensare e di palare è mondano.
Così purtroppo accade anche a noi, perché cristiani non si nasce, ma si diventa cambiando la proprio vita, un impegno quotidiano e mai esaurito, perché tale è la conversione.
Gesù però è paziente, sa che gli apostoli sono di pasta buona, che va lavorata con pazienza. Allora spiega loro che nel Regno di Dio chi vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti il servitore di tutti”. Son parole incomprensibili allo spirito del mondo, dove la lotta per il primato è la molla della vita.
Per esser più convincente Gesù chiama a sé un bambino e abbracciandolo dice: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Il significato è chiaro: Per essere cristiani che riflettono l’immagine di Gesù dobbiamo avere la piccolezza, la semplicità e la purezza di cuore dei bambini. Nella misura in cui ci gonfiamo ci mondanizziamo. Al contrario la mortificazione del desiderio di eccellere e di prevalere sugli altri offusca in noi l’immagine di Gesù.
Preghiamo spesso con queste belle parole: O Gesù mite ed umile di cuore fa il mio cuor simile al tuo.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
MEMORIA DELLA BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA
Cari amici di Radio Maria buona Domenica,
Il 15 Settembre, giorno successivo alla Esaltazione della Santa Croce, la Chiesa celebra la memoria della Beata Vergine Maria addolorata, una delle celebrazioni mariane più sentite dai fedeli, che vedono nel dolore della Madre una partecipazione alle sofferenze che affliggono l’esistenza umana dalla nascita alla morte.
Della conoscenza che abbiamo dal Vangelo la vita della Madonna è stata un cammino fra prove di ogni genere, nella quali è progredita nella fede e nell’amore, fino a toccare vette sconosciute a qualsiasi altra creatura.
Come non commuoverci davanti alle traversie che la Vergine di Nazareth ha dovuto affrontare fin dal momento dell’Annunciazione, cui è succeduto il faticosa viaggio a Betlemme, la nascita di Gesù in una grotta per animali, la minaccia del sanguinario Erode, la fuga in Egitto, lo status di profughi in un paese straniero e infine il ritorno a Nazareth?
Noi non conosciamo con quale ansia la Sacra famiglia, ben consapevole del tesoro che era stato loro affidato, ha affrontato minacce e pericoli, che potevano compromettere la vita del Bambino e che possiamo intravedere in quei tre giorni, in cui cercavano Gesù a Gerusalemme, trovandolo con i sapienti del Tempio.
Eppure tutto questo era ben poco a confronto di ciò che la Madre avrebbe dovuto affrontare, come le era stato profetizzata da Simeone: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».
In quel momento Maria comprende che la sua vita è intimamente unita a quella del Figlio, della quale dovrà condividere ogni passaggio, in modo particolare partecipando alla sua missione di Salvatore, fino alla salita del Calvario e alla sua morte in Croce.
Maria comprende che la sua missione è quella di Cooperatrice della Redenzione, facendo propria l’obbedienza del Figlio alla volontà del Padre. Accetta col cuore straziato tutto ciò che il Figlio ha accettato per nostro amore. Lei stessa, ai piedi della Croce dice “si”! col Figlio al sacrificio della vita per la salvezza del mondo.
Col medesimo amore Maria accoglie la volontà del Figlio di essere nostra Madre e da quel momento si preoccupa della salvezza eterna di ognuno di noi, versando lacrime di sangue per ogni suo figlio che si perde stoltamente nel peccato.
Accogliamo Maria come madre, partecipiamo al suo amore e al suo dolore e cooperiamo con Lei, in questi tempi di tradimenti della Fede e della Croce, alla grande opera della salvezza delle anime
Vostro Padre Livio
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STABAT MATER
La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
mentre pendeva il Figlio.
E la Sua anima gemente,
contristata e dolente
fu trafitta da una spada.
Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell’Unigenito!
Come si rattristava, si doleva
la Pia Madre vedendo
le pene del celebre Figlio!
Chi non piangerebbe
al vedere la Madre di Cristo
in tanto supplizio?
Chi non si rattristerebbe
al contemplare la pia Madre
dolente accanto al Figlio?
A causa dei peccati del suo popolo
Ella vide Gesù nei tormenti,
sottoposto ai flagelli.
Vide il suo dolce Nato
che moriva desolato
mentre esalava lo spirito.
Oh, Madre, fonte d’amore,
fammi provare lo stesso dolore
perché possa piangere con Te.
Fa’ che il mio cuore arda
nell’amare Cristo Dio
per fare cosa a Lui gradita.
Santa Madre, fai questo:
imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso
fortemente nel mio cuore.
Del Tuo Figlio ferito
che si è degnato di patire per me,
dividi con me le pene.
Fammi piangere intensamente con Te,
condividendo il dolore del Crocifisso,
finché io vivrò.
Accanto alla Croce desidero stare con Te,
in Tua compagnia,
nel compianto.
O Vergine gloriosa fra le vergini
non essere aspra con me,
fammi piangere con Te.
Fa’ che io porti la morte di Cristo,
fammi avere parte alla Sua passione
e fammi ricordare delle Sue piaghe.
Fa’ che sia ferito delle Sue ferite,
che mi inebri della Croce
e del sangue del Tuo Figlio.
Che io non sia bruciato dalle fiamme,
che io sia, o Vergine, da Te difeso
nel giorno del Giudizio.
Fa’ che io sia protetto dalla Croce,
che io sia fortificato dalla morte di Cristo,
consolato dalla grazia.
Quando il mio corpo morirà
fa’ che all’anima sia data
la gloria del Paradiso.
Amen

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!
Oggi 8 Settembre è il giorno nel quale la Chiesa celebra la natività della Beata Vergine Maria benché i testi della S. Messa, salvo celebrazioni particolari, siano quelli della liturgia domenicale.
Vorrei perciò soffermarmi su questo evento straordinario della nascita di Colei che è stata concepita Immacolata e che è entrata nel mondo nel silenzio nel nascondimento più assoluti.
I suoi genitori, S. Anna e San Gioacchino, sono consapevoli del dono ricevuto dal Cielo, essendo Maria stata concepita nella loro tarda vecchiaia, ma come potevano immaginare chi sarebbe stata quella Bambina, predestinata fin dall’eternità ad essere la Madre del Verbo e della nuova umanità in Lui rinnovata?
Maria è un mistero immenso, che solo Gesù conosceva, ma che la Chiesa nel cammino del tempo sempre più profondamente scopre, perché non è possibile conoscere il Figlio se non si conosce la Madre, affermava il Monfort.
Maria fin dal momento della sua nascita appartiene totalmente a Dio. Già fin dalla sua infanzia procede spedita nel compimento della sua volontà, nell’obbedienza della fede e nella docilità alle ispirazioni dello Spirito Santo.
Conosciamo poco di Lei che abbia lasciato traccia, se non la sua presentazione al Tempio, perché fin dai primi passi del suo cammino nella vita fosse tutta orientata all’atto inconcepibile dell’accoglimento del Verbo nel suo grembo.
“Et Verbum caro factum est”. Questo è mistero dei misteri. Questa è la chiave per aprirne la porta. Solo Maria la possiede e solo Lei ci può rivelare che cosa significhi diventare “Madre di Dio”.
Chi potrà celebrare la fede di Maria, più grande di quella di Abramo e di qualsiasi altro vivente?
Chi potrà comprendere il suo coraggio, la sua decisione eroica, il suo abbandono totale?
Chi potrà potrà fissare lo sguardo nella sua anima immacolata, radiante di luce, senza ombra alcuna di male?
Chi potrà raccontare quello che Lei sopportò ai piedi della Croce, in unisono con l’anima del Figlio, senza dubitare, neppure per un istante, del piano inconcepibile di Dio?
Chi potrà contare le lacrime che la Madre versa per tutti quei suoi figli che voltano le spalle alla Croce e si perdono nell’inganno peccato?
Guardiamo oggi con tenerezza alla piccola Maria, “umile ed alta” più di qualsiasi creatura, e afferriamo la sua mano in questi tempi di tempeste, perché è l’unica che ci terrà stretti fino al traguardo.
Vostro Padre Livio
OMELIA TENUTA DAL CARD. RATZINGER A LORETO L’8 SETTEMBRE 1991
“Il giorno della Natività della Vergine Maria non è un compleanno come tanti altri. Celebrando il compleanno di una grande personalità della storia pensiamo ad una vita passata, pensiamo a cose passate, a fatti compiuti da tale personalità e all’eredità da essa lasciata. Pensiamo, in una parola, a cose di questo mondo. Con la Madre di Dio non è così. Maria non parla di se stessa. Dal primo momento della vita lei è totalmente trasparente per Dio, è come un’icona raggiante della bontà divina. Maria, con la totalità della sua persona, è un messaggio vivo di Dio per noi. Perciò Maria non appartiene al passato, Maria è contemporanea a noi tutti, a tutte le generazioni.
Con la sua disponibilità alla volontà di Dio ha quasi trasferito, consegnato il tempo umano della sua propria vita nelle mani di Dio e, così, ha unito il tempo umano con il tempo divino. Con il suo presente permanente, perciò, Maria trascende la storia ed è presente sempre nella storia, presente con noi. Maria impersona il messaggio vivo di Dio. Ma cosa ci dice di più precisamente la vita di Maria oggi, nel giorno della sua nascita?
Mi sembra che proprio il santuario di Loreto, costruito attorno alla Casa terrena di Maria, costruito attorno alla Casa di Nazareth, possa aiutarci a capire meglio il messaggio della vita della Madonna. Queste pareti conservano per noi il ricordo del momento nel quale l’angelo venne da Maria con il grande annuncio dell’Incarnazione, il ricordo della sua 2 risposta: “Eccomi, sono la serva del Signore”.
Questa Casa umile è una testimonianza concreta, palpabile dell’avvenimento più grande della nostra storia che è l’incarnazione del Figlio di Dio. Il Verbo si è fatto carne. Maria, la serva di Dio, è divenuta la “porta” per la quale Dio è potuto entrare in questo mondo. Anzi, non solo la “porta”, è divenuta “dimora” del Signore, “casa vivente”, dove ha abitato realmente il Creatore del mondo.
Maria ha offerto la sua carne perché il Figlio di Dio diventasse come noi. E qui ci viene in mente la parola con la quale secondo la Lettera agli Ebrei, Cristo ha iniziato la sua vita umana dicendo al Padre: “Non hai voluto né sacrifici né offerta, un corpo invece mi hai preparato […]. Allora io ho detto: ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà” (Ebr 10, 5-7).
La serva del Signore dice proprio la stessa cosa: mi hai preparato un corpo, ecco io vengo. In questa coincidenza della parola del Figlio con la parola della Madre si toccano, anzi si uniscono cielo e terra, Dio creatore e la sua creatura. Dio diventa uomo, Maria si fa “casa vivente” del Signore, “tempio” dove abita l’Altissimo. E qui sopraggiunge un’altra considerazione: dove abita Dio, tutti noi siamo “a casa”; dove abita Cristo, i suoi fratelli e le sue sorelle non sono stranieri.
Così è anche con la Casa di Maria e con la vita stessa di lei: è aperta per tutti noi. La madre di Cristo è anche la nostra Madre, di tutti quanti sono divenuti corpo di Cristo e costituiscono la famiglia di Cristo Gesù. Essi sono con Cristo e con la Madre, costituiscono la “sacra famiglia” di Dio.
Maria ci ha aperto la sua vita e la sua Casa perché, aprendosi a Dio, si è aperta a tutti noi e ci offre la sua Casa come Casa comune dell’unica famiglia di Dio. Possiamo dire: dove c’è Maria c’è la Casa; dove c’è Dio, siamo tutti “a casa”. La fede ci dà una casa in questo mondo, ci riunisce in una unica famiglia.
Qui però nasce una domanda seria: la fede ci dice che siamo tutti fratelli e sorelle di Cristo, quindi un’unica famiglia; noi dobbiamo chiederci se questo è vero, se siamo realmente un’unica famiglia e, se non è vero, perché non è vero, perché le opposizioni, le lotte, l’egoismo lacerante?
La Casa di Nazareth non è una reliquia del passato, essa ci parla nel presente e ci provoca a un esame di coscienza. Dobbiamo domandarci se siamo realmente aperti anche noi al Signore, se vogliamo offrirgli la nostra vita perché sia una dimora per lui; oppure se abbiamo un po’ di paura della presenza del Signore, se abbiamo paura che essa possa limitare la nostra dignità, se vogliamo forse riservarci una parte della nostra vita che vorremmo appartenesse solo a noi e non fosse conosciuta da Dio, che non dovrebbe avvicinarsi ad essa.
Mi sembra che questa Casa di Nazareth conservi, anche sotto questo punto di vista, un simbolismo molto prezioso. Come sapete, questa Casa ha solo tre pareti: è una Casa aperta, dunque, è come 3 un invito, è come un abbraccio aperto. Essa, cosi, ci dice: aprite anche voi le vostre case, le vostre famiglie, la vostra vita alla presenza del Signore.
Questa Casa sia aperta alla famiglia di Dio, a tutti i figli di Dio, ai fratelli e alle sorelle di Cristo! Lasciamoci sfidare, accettiamo la parola della Madre che ci dice: venite, venite nella mia Casa e diventate anche voi, ogni giorno della vostra vita, realmente dimora del Signore. Questa Casa diventa così come una famiglia aperta, nella quale tutti i figli di Dio, tutte le creature di Dio sono anche fratelli e sorelle nostri.
Maria, dunque, è “casa vivente” del Signore; la Casa di Nazareth è casa comune di tutti noi, perché, dove abita Dio tutti siamo “a casa”. Questa Casa nazaretana nasconde un altro messaggio. Finora abbiamo detto che Dio non è un Dio astratto, puramente spirituale, lontano da noi: Dio si è legato alla terra, Dio ha una storia comune con noi, una storia palpabile, visibile, qui, in questi segni della sua storia e soprattutto nella Santa Chiesa e nei sacramenti. La fede ci fa “abitare” ma ci fa anche “camminare”.
Anche su questo punto la Casa nazaretana conserva un insegnamento importante. Quando i crociati hanno trasferito le pietre della Casa nazaretana dalla Terra Santa qui sulla terra italiana, hanno fissato il nuovo posto della Casa sacra su una strada. È una casa – mi sembra – molto strana, perché casa e strada sembrano escludersi: o casa o strada, vogliamo dire.
Ma proprio così si esprime il messaggio vero di questa Casa, che non è una casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti: è una Casa aperta di noi tutti. La stessa Casa ci fa “abitare” e ci fa “camminare”. La vita stessa è la casa della famiglia di Dio che è in pellegrinaggio con Dio, verso Dio, verso la casa definitiva e verso la “città nuova”. E qui possiamo essere ancora più concreti.
Tutti i santuari, i grandi santuari del mondo, hanno offerto sempre a persone di nazioni diverse, di razze, di professioni diverse questa esperienza preziosa della casa nuova della famiglia comune di tutti i figli di Dio. Questa esperienza della casa però presuppone l’esperienza di un cammino, l’esperienza del pellegrinaggio. Il pellegrinaggio è una dimensione fondamentale dell’esistenza cristiana. Solo camminando, pellegrinando possiamo superare le frontiere delle nazioni, delle professioni, delle razze. Possiamo diventare uniti solo andando insieme verso Dio.

DOMENICA 22.M DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Cari amici,
viviamo questa giorno di Domenica nella luce di Cristo risorto, che è vivo nella beatitudine del Cielo, dove è salito per prepararci un posto, ma nel medesimo tempo è realmente presente nel Sacramento dell’Eucaristia con la sua gloriosa umanità unità alla divinità.
Alla Domenica noi cristiani siamo invitati a guardare al traguardo della nostra vita, che non è una corsa verso la morte, ma è un pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste, dove Dio dimora con le moltitudini degli angeli e dei santi.
Oggi la parola di Gesù nel vangelo è molto forte ed è rivolta a coloro che fanno consistere la religione in un serie di pratiche esteriori costruite dagli uomini, ma trascurano il messaggio interiore di purezza e di santità.
“Questo popolo mi onora con le labbra, ammonisce Gesù, ma il suo cuore è lontano da me”, citando il profeta Isaia.
“ Ciò che inquina l’uomo, prosegue il Maestro, non è il cibo che entra dall’esterno, ma il male che esce dall’interno”.
“«Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.
Ciò che è tipico ed unico del messaggio cristiano, già iniziato dai Profeti e portato a perfezione da Gesù, è la religione che ha il suo centro propulsore nell’intimo dell’uomo, la sua mente e il suo cuore.
La mente dell’uomo deve essere illuminata dalla luce della Verità, che viene da Dio e che fuga le tenebre della menzogna, che sviano l’uomo sulla strada ingannevole del male.
Il cuore dell’uomo, che deve essere orientato alla santità di Dio, con la volontà rivolta ad estirpare i vizi e le concupiscenze ed ad accogliere il suo amore purificatore.
Questo sforzo di orientamento di noi stessi a Dio deve essere un impegno rinnovato costantemente, affinché Dio possa prendere possesso della nostra vita e stabilire in noi la sua dimora.
Diversamente il male mette le radici nel cuore e si rafforza, fino a renderci subalterni, come ammonisce Gesù: “Chi fa il peccato è schiavo del peccato”.
Quando siamo schiavi nel peccato corriamo il rischio della perdizione eterna, perché senza la decisione della conversione è a rischio la salvezza dell’anima.
L’invito per noi è dunque quello non rimandabile di aprire il cuore alla chiamata di Dio e mettere mano alla sua purificazione, con l’aiuto della preghiera e la grazia dei Sacramenti.
Vostro Padre Livio
Vangelo
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,1-8.14-15.21-23
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate
la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
Parola del Signore

DOMENICA 21.MA DEL TEMPO ORDINARIO
Cari amici,
oggi il Vangelo ci presenta la reazione alla straordinaria rivelazione che Gesù ha fatto del Pane vivo che è disceso dal Cielo che dà la vita eterna a chi se ne nutre. Questo pane è Gesù stesso, la sua carne e il suo sangue: “Come i può credere ad affermazioni del genere” si chiede la folla.
O il cuore si apre alla fede allora è possibile comprendere il dono di Dio, o diversamente si resta nei limiti della natura umana decaduta e ci si arrocca nel rifiuto.
Questo in realtà riguarda il cuore stesso della fede cattolica, che è divinità di Gesù Cristo. O ci si apre alla grazia o si resta rinchiusi in una oscurità senza vie di uscita.
Ma come si fa ad aver la grazia della fede? Il Padre celeste desidera che tutti credano nel Figlio che egli ha inviato per la nostra salvezza e considera il cuore di ognuno per trovare degli spiragli per entrarvi.
Questo dipende da noi, dal nostro atteggiamento interiore. Come il seminatore considera lo stato del terreno prima di gettare il seme, così anche il Padre celeste dona la sua grazia a seconda delle condizioni interiori.
Se noi siamo persone che, seguendo la luce dell’intelligenza e la voce della coscienza, ci orientiamo verso la verità e nella nostra vita cerchiamo sinceramente Dio, non vi è dubbio il dono della fede sincera non tarda ad arrivare.
Al contrario, se siamo persone che si sono arroccate su se stesse, preferendo la superbia all’umiltà, il vizio alla virtù, Dio trattiene la sua grazia, perché il cuore la rifiuterebbe e noi peggioreremmo ulteriormente la nostra condizione spirituale.
Infatti molti dei discepoli che avevano seguito Gesù si scandalizzano e lo abbandonano, perché il loro interesse è di carattere materiale e quindi sono incapaci di elevarsi nell’abito soprannaturale. C’è un cecità e una sordità di carattere spirituale che rende le anime incapaci di vedere e di capire le cose di Dio.
Tuttavia, il cuore di Pietro, semplice e onesto, è un terreno sul quale la grazia del padre è fiorita e da Lui vengono le parole ferme e chiare della fede: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo conosciuto e creduto che tu sei il Santo di Dio”.
L’atteggiamento interiore di Pietro deve essere anche il nostro. Professiamo il nostro essere cristiani con fermezza e semplicità, accogliamo Cristo nella nostra vita senza riserve e facciamo dell’Eucaristia il nostro appuntamento irrinunciabile ogni Domenica, il giorno del Signore.
Vostro Padre Livio
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,60-69
In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Parola del Signore