
DOMENICA 25.MA DEL TEMPO ORDINARIO
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,
Gustiamo col cuore questo grande dono del Signore, il giorno di Domenica, il giorno della sua resurrezione, pieno di luce e di speranza che apre gli scenari della vita oltre gli orizzonti del tempo, nell’eternità beata, dove non ci saranno più le sofferenze, il male e la morte.
Dopo la fatica e il logorio della settimana, rinnoviamo noi stessi nell’incontro col Signore, nella sua Chiesa santa, attingendo alle fonti della grazia, alla sua Parola e al Pane della vita, che ci infondono la forza per continuare il nostro impegno di fedeltà e il nostro cammino verso il Cielo.
Il Vangelo ci presenta Gesù che cammina con i suoi apostoli in luoghi deserti, al riparo delle folle, e Gesù ne approfitta per istruire i suoi Apostoli sul senso della sua missione, che non è trionfatrice come loro pensano, ma incamminata verso l’umiliazione della Croce, passaggio necessario per la gloria delle Resurrezione.
Le sue parole sono chiare. Gli apostoli ascoltano, non capiscono e non osano fare domande: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».
Giunti a casa Gesù chiede loro di che cosa avevano parlato, ma essi tacciono. Infatti avevano fra loro discusso fra loro su chi fosse il più grande. Seguono Gesù, ascoltano le sue parole, hanno davanti agli occhi l’esempio della sua vita, ma il loro modo di vivere di pensare e di palare è mondano.
Così purtroppo accade anche a noi, perché cristiani non si nasce, ma si diventa cambiando la proprio vita, un impegno quotidiano e mai esaurito, perché tale è la conversione.
Gesù però è paziente, sa che gli apostoli sono di pasta buona, che va lavorata con pazienza. Allora spiega loro che nel Regno di Dio chi vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti il servitore di tutti”. Son parole incomprensibili allo spirito del mondo, dove la lotta per il primato è la molla della vita.
Per esser più convincente Gesù chiama a sé un bambino e abbracciandolo dice: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
Il significato è chiaro: Per essere cristiani che riflettono l’immagine di Gesù dobbiamo avere la piccolezza, la semplicità e la purezza di cuore dei bambini. Nella misura in cui ci gonfiamo ci mondanizziamo. Al contrario la mortificazione del desiderio di eccellere e di prevalere sugli altri offusca in noi l’immagine di Gesù.
Preghiamo spesso con queste belle parole: O Gesù mite ed umile di cuore fa il mio cuor simile al tuo.
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 9,30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.