"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Pagina 124 di 155

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SE SIETE MIEI, VINCERETE – Catechesi  N. 1

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA 

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sull’attualità del mito della caverna di Platone

Cari amici,

la condizione umana è quella simile a chi è rinchiuso in una caverna oscura dalla quale non ha voglia di uscire, anche se potrebbe farlo. L’uomo potrebbe venirne fuori e andare verso la luce del sole, ma non lo fa perché in fondo sta bene nella caverna, ormai i suoi occhi sono abituati al buio e se escono alla luce del sole si abbagliano.

Questa è la situazione dell’umanità prima di Cristo e anche dopo Cristo, ovvero dopo che lo ha rifiutato. La situazione dell’umanità che era uscita dalla caverna con la venuta del Signore, era entrata nel soprannaturale, rifiutando la fede e la Croce è ritornata nella caverna nella quale ora di trova e cerca di assestarsi, come pipistrelli.

Questa mia riflessione è scaturita dal mito della caverna tratto da uno dei capolavori di Platone, La Repubblica.

Platone, uno dei massimi pensatori di tutti i tempi, cinquecento anni prima di Cristo aveva concepito la condizione umana come quella di chi è chiuso in una caverna.

La grazia di Dio ha sempre abbracciato l’umanità, molti pensatori ne sono stati illuminati anche prima della venuta di Gesù Cristo e non sono stati abbandonati da Dio dopo il peccato originale.

Alcuni personaggi storici sono stati come dei profeti pagani, come ad esempio Melchisedec, i Magi. Si tratta di personaggi che la grazia ha illuminato e condotto alla verità. Platone è uno di questi grandi uomini che ci hanno descritto la condizione umana nella sua prigionia.

Platone ha potuto fare questo grazie al suo grande maestro Socrate, uno dei pensatori più significativi dell’umanità in assoluto. Socrate, a causa delle sue idee, fu costretto dagli ateniesi a bere la cicuta e fu condannato a morte (è proprio a lui che Platone fa riferimento alla fine del racconto).

La caverna è un luogo angosciante, dove i prigionieri, incatenati fin da fanciulli,
scorgono soltanto alcune ombre proiettate sulla parete che sta loro di fronte.
Essi ritengono che le ombre siano l’unica e vera realtà esistente e 
non possono immaginare ciò che accade alle loro spalle.

Nella seconda parte del mito, Platone immagina che uno schiavo venga liberato dalle catene e trascinato all’esterno della caverna. Dopo aver scoperto che né le ombre che vedeva quando era incatenato, né gli oggetti portati lungo il muro e proiettati sul muro costituiscono la vera realtà, egli sarebbe abbagliato dalla luce del sole e solo poco per volta imparerebbe dapprima a discernere gli oggetti del mondo autentico e alla fine a guardare direttamente il sole (l’idea somma del bene).

Invece di rimanere a contemplare in solitudine il sole e il mondo reale, cioè il Bene e la verità, lo schiavo liberato decide di tornare nella caverna, per comunicare agli altri prigionieri ciò che ha visto e per aiutarli a liberarsi a loro volta della prigionia. I suoi occhi, però, faticheranno a riadattarsi al buio ed egli sarà deriso dagli altri schiavi, che si convinceranno che la luce esterna gli abbia rovinato gli occhi e quindi non gli crederanno. E alla fine, infastiditi dal suo tentativo di scioglierli e di portarli alla luce del sole, lo uccidono.

Questo è il mondo nel quale noi viviamo: ovvero siamo rinchiusi in una buia caverna, la condizione umana è proprio questa.

Si tratta di un’intuizione sollecitata dalla grazia che indica, appunto, che la condizione umana è una condizione di prigionia, di tenebra, di sofferenza, di schiavitù. La condizione umana è miserevole, ma il Verbo che si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria ha assunto la condizione umana, è venuto come uomo in mezzo a noi.

La luce è venuta fra gli uomini ma le tenebre non l’hanno accolta. Così, il Figlio di Dio che è venuto a liberare l’umanità dalla caverna è stato ucciso. Nella Crocifissione da lui subita per amore, ha redento gli uomini dal peccato, li ha liberati dalla schiavitù della morte, è Risorto glorioso e ha dato loro la possibilità di diventare figli di Dio, di uscire dall’immanenza, dal soffocamento della finitezza.

Questo annuncio di Cristo risorto, che ci ha liberato dalla caverna (ovvero la condizione umana soggetta alla sofferenza, alla morte, all’ignoranza, alla cattiveria), è quello che l’umanità ha accolto nella predicazione degli Apostoli e ha permesso al cristianesimo di conquistare l’Impero Romano e di diffondersi in tutto il mondo.

Il fatto nuovo del tempo nel quale viviamo, ovvero l’attacco e la demolizione del cristianesimo (la reazione di quelli che sono nella caverna e irridono Colui che è venuto a liberarli  e lo  ammazzano), ha origine due-tre secoli fa in Europa.

Questo attacco alla fede è sfociato nel modernismo, nell’apostasia degli ultimi cinquant’anni.

La gente oggi ha una visione della vita di questo tipo: cerca di star bene su questa terra perché poi non si sa cosa ci sarà. Si accumula denaro, potenza, ricchezze terrene, senza pensare all’eternità.

Gli uomini si sono disfatti della visione cristiana della vita, che è un cammino verso la trascendenza.

Si muore senza preghiera, senza trascendenza, senza chiedere perdono per i peccati. Le eccezioni sono pochissime! Gli uomini non sono più orientati all’eternità. Si parla poco anche in chiesa di questo.

La caverna ci ha risucchiati tutti dentro. Quelli che guardano oltre il cerchio della finitezza sono una piccola minoranza.

Eppure Cristo Risorto è venuto per liberarci!

Esiste un altro mondo al di fuori della caverna. La caverna non è tutto, è un alloggio precario. Come si esce dalla caverna? Con la fede, che è una grazia immensa. Con la fede vediamo la luce, vediamo l’onnipotenza di Dio. La fede è come un fiore che va bagnato ogni giorno. Grazie alla fede entriamo nel mondo di Dio. La fede non è solo una grazia, è una risposta.

La fede deve essere alimentata ogni giorno, diversamente veniamo risucchiati nell’abisso.

La fede conserva la sua luminosità e non si spegne grazie alla preghiera. Con la preghiera usciamo dalla caverna, alimentiamo la fede, conosciamo Dio, apriamo il cuore al suo amore e entriamo in un altro mondo. Con la fede già qui su questa terra possiamo vivere una parte di Paradiso.

Siamo stati risucchiati nella caverna perché non abbiamo più pregato, abbiamo smesso di credere in Gesù Cristo.

Le tenebre ci hanno afferrati e risucchiati.

Cari amici, state meglio adesso che avete smesso di pregare e vivete nella caverna in mezzo a serpi e scorpioni e lontani dalla luce di Dio o la vostra vita era migliore prima, nell’amore di Dio, nella sua luce, con la grazia della fede alimentata dalla preghiera?

Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla salvezza dell’anima

Cari amici,

la vita umana è un battito di ciglia. Passa. Non può essere una motivazione a se stessa.

Oggi la società cerca di motivare la vita attraverso la caccia alle farfalle. Secondo la filosofia prevalente, la vita servirebbe a rincorrere le gioie passeggere, effimere. Molte volte si tratta di gioie che vanno a discapito di altri, sono peccaminose, sanguinarie.

Una prospettiva di questo genere non può reggere al fatto che la vita comunque è una lotta, una fatica, una sofferenza, è una ricerca di felicità disattesa perché nulla di materiale ci può rendere veramente felici.

La vita in se stessa non si riesce a motivare, a giustificare.

Un interrogativo comune è: perché devo faticare e soffrire tanto se poi alla fine si muore?

Il cristianesimo è la religione dell’immortalità, della resurrezione, della vita eterna ed è stata sostituita dal nuovo modo di pensare secondo cui con la morte finisce tutto. Quanto sarà duro per coloro che pensano così comparire davanti al tribunale di Dio e venire condannati all’infernoci ammonisce  la Regina della  pace.

Per chi vive senza Dio c’è la morte senza Dio, c’è l’eternità senza Dio. La sua eternità è una lunga notte infernale.

La vita presentata dalla nuova religione atea e materialistica non giustifica la vita stessa, è vuota, non ha senso, non ha motivazione.

Noi cristiani sappiamo che la motivazione delle motivazioni è l’Eternità! Siamo un’anima immortale e spirituale orientata a Dio. Veniamo da Dio e a lui torniamo. Non siamo materia che finisce con la morte, la nostra anima tende al Cielo.

La vita deve essere vissuta in questa prospettiva, giorno dopo giorno.

Anche la Madonna ci ha detto che già su questa terra possiamo godere dei beni che Dio ci dà: la pace, la gioia, la serenità e anche il pane quotidiano.

Solamente nell’ottica cristiana la vita ha un senso!

Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulle preoccupazioni del Cielo

Cari amici,

leggendo il messaggio della Regina della pace del 25 gennaio ho fatto una riflessione che vorrei condividere con voi.

Quanto sono diverse le preoccupazioni del Cielo rispetto alle nostre sulla terra? Parlo anche di coloro che seguono i messaggi della Madonna. Le nostre preoccupazioni sono riguardano la sfera temporale.

Dovremmo focalizzarci sullo sguardo che il Cielo ha rispetto alla nostra vita. Dovremmo avere lo stesso sguardo che è il Cielo ha su di noi, ovvero la vita sulla terra è un tempo di pellegrinaggio, di prova, di missione che Dio ci ha affidato, è un tempo di lavoro nel regno di Dio. Tutto questo è finalizzato a quello che Gesù ha detto: «Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?»

La Madonna è preoccupata per le nostre anime, per la nostra sorte eterna. Già questa è una grande differenza rispetto alle nostre preoccupazioni. Per noi è importante stare bene fisicamente, psicologicamente e socialmente. Questa preoccupazione, però, non ci fa stare bene.

La Regina della pace ci ha indicato i modi per stare bene su questa terra: una vita sobria, semplice, umile, laboriosa, piena d’amore. Si sta bene sulla terra coltivando la nostra anima spirituale immortale, crescendo nella fede in Dio, nell’amore e nella pratica delle virtù. Insomma,diventando persone belle perché bella è la nostra anima e questo si riflette in tutto il nostro essere.

Abbiamo insita dentro di noi un’ansietà, un’angoscia, una preoccupazione quotidiana a cui contribuiscono anche i mass-media. Sono cose di cui preoccuparsi ma rimane sempre il richiamo di Gesù e l’invito a pensare che la nostra vita ha un fine. Dio c’è, ci vuole bene, veglia su di noi e dopo questa vita c’è il Paradiso.

La vita non si può giustificare in se stessa, deve avere una motivazione superiore. Non viviamo per stare al mondo, perché ci sono la malattia e la morte, c’è la fatica del vivere. La vita deve avere una motivazione trascendente, ovvero la salvezza eterna della propria anima.

Viviamo su questa terra preservando la nostra anima dal male, orientandola a Dio perché è a sua immagine, perché Dio vuole abitare nella nostra anima, perché la Santissima Trinità ha fatto della nostra anima il suo tempio santo. La prospettiva dell’eternità, la sollecitudine della propria anima, deve essere la cosa che più ci sta a cuore.

La saggezza dei padri del deserto ci ha richiamato a un interrogativo profondissimo al quale dovremmo rispondere ogni giorno: se dovessi morire in questo momento, quale sarebbe la sorte eterna della mia anima?

Mia nonna mi ha insegnato un modo di dire saggio e semplice allo stesso tempo: di anima una sola se ne ha, se si perde che ne sarà?

Potremmo morire in qualsiasi momento, non sappiamo quando sarà la data giusta.

L’importante è che la nostra anima sia orientata alla vita eterna.

Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA 

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla libertà umana


Cari amici,

una delle caratteristiche dell’era nuova nella quale siamo entrati è quella di ridurre gli uomini a degli animali. Come sappiamo gli animali non hanno le caratteristiche spirituali che l’uomo invece ha, grazie alla sua anima spirituale immortale.
La natura umana è dotata di specifiche perfezioni: intelligenza, libertà e moralità (perché Dio ci ha impresso il DNA del bene e del male). Queste qualità straordinarie innalzano l’uomo al di sopra di tutta la creazione.
L’intelligenza umana è ordinata alla verità, è un’intelligenza che si interroga, che non solo vuole capire com’è fatto l’universo, ma si chiede anche chi ne è la causa. L’uomo ha la legge morale e naturale impressa da Dio nel cuore, all’interno del quale c’è la coscienza che comanda di fare il bene e proibisce di fare il male. Quando si compie il male la coscienza rimorde, quando si compie il bene la coscienza approva. Il dono della libertà è di straordinaria grandezza. Dio ha creato l’uomo capace di decidere di se stesso, di decidere se accogliere Dio o no, di decidere se fare il bene o il male, di decidere quale impostazione dare alla propria vita. In questo modo l’uomo decide il suo destino eterno. L’uomo è un essere al quale se gli si toglie la libertà, gli si toglie tutto.
Non c’è dubbio che Dio, creando l’uomo libero, abbia rischiato. Non poteva creare un essere capace di parlare con lui, capace di accoglierlo e di amarlo, se non fosse anche stato capace di rifiutarlo e di scegliere di non amarlo. Dio ha voluto darci la libertà che è riflesso della sua grandezza. Dio ha creato l’uomo a Sua immagine e la libertà è sicuramente una delle caratteristiche fondamentali dell’anima umana, immagine di Dio.
Nella Sacra Scrittura vediamo i due protagonisti che emergono  chiaramente e sono Dio – che con la sua onnipotenza d’amore chiama l’uomo alla responsabilità e alla risposta – e l’uomo, che sta davanti a Dio ed è capace di parlare con Lui. L’uomo è capace di dire a Dio, compiendo opere mirabili. Allo stesso tempo può dire di no. Questa è la storia della salvezza che passa attraverso la libertà dell’uomo. Se all’uomo togli la libertà, allora lo privi anche della sua dignità, della sua grandezza e della sua unicità nel panorama della creazione materiale.

Dio creando l’uomo libero ha rischiato. La libertà data da Dio è libertà vera, ovvero è la capacità di decidere di se stessi di accettarlo o rifiutarlo. Dio ha voluto correre questo rischio per cui la teologia dice che la stessa perdizione eterna, quindi l’esistenza stessa dell’inferno, è un corollario della libertà. L’inferno esiste perché non si è costretti ad andare in Paradiso, non si è costretti ad amare Dio, non si è costretti a rispondere al suo amore. L’uomo è libero di rifiutare la luce e scegliere le tenebre, rifiutare il bene e scegliere il male, rifiutare la verità e scegliere la falsità.
Dio ci ha creati liberi, perché fossimo figli liberi di scegliere e non automi che agiscono senza porsi domande, senza riflettere e senza decidere.

La limitazione della libertà è una costante nella storia umana, anche dal punto di vista sociale e politico, anche se oggi si acclama tanto alla libertà. Infatti si sta attuando una vera e propria espropriazione della libertà, intesa nel suo senso radicale di scegliere in base a quello che è il proprio pensiero. Questo pericolo enorme incombe sull’umanità: l’uomo non è affatto libero come dovrebbe. I totalitarismi del secolo scorso e di questo secolo di fatto privano l’uomo della libertà! Pur proclamando il contrario! L’ultimo (in senso temporale) totalitarismo che ci  insidia maggiormente e che vuole privarci in modo soft della nostra libertà è il nuovo totalitarismo, il pensiero unico che entra capillarmente in ogni cosa (dai mass media, alle canzoni, alla cultura, al cinema…) per comunicare e inculcare la sua visione della vita.

Solo Dio è libertà! Dio ci ha creato liberi di scegliere! Il cristianesimo è la religione della libertà dell’uomo di fronte a Dio, è la religione della libertà dell’uomo di decidere di se stesso e di costruire attraverso le sue scelte il suo destino eterno che può essere di autodistruzione o di glorificazione.

All’interno di questo grande dono che è la libertà, Dio ha inserito un “campanello d’allarme” che è la coscienza umana, un’esperienza che possiamo fare tutti. All’interno di noi stessi abbiamo come degli indicatori di strada per poter usare nel modo giusto la nostra libertà. La libertà che Dio ci ha dato non è la libertà di fare quello che si vuole (come oggi si sbandiera), è la sua libertà, non è quella del mondo. La libertà che Dio ci ha dato è la libertà orientata al bene per cui se la usiamo per fare il bene costruiamo noi stessi, ci edifichiamo, cresciamo, diventiamo più buoni, più liberi, più luminosi, più lontani dalla palude del male nella quale molti invece sguazzano. Questa è la libertà cristiana che è inviolabile, di origine divina ed è una libertà che realizza se stessa facendo il bene.        
Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

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