Autore: Padre Livio Pagina 123 di 155

Pensiero Spirituale sulla sofferenza vissuta in unione con Cristo
Cari amici,
oggi la Chiesa ricorda la memoria liturgica dell’apparizione della Madonna a Lourdes, è la giornata del malato.
Siamo vicini a tutti i nostri malati che ascoltando Radio Maria ne traggono beneficio, compagnia, sollievo e vicinanza spirituale.
Preghiamo per loro e li esortiamo a guardare al grande esempio di santa Bernadette che ha passato una parte della sua vita nel monastero di Nevers assistendo i malati e quando si è ammalata lei a sua volta è stata assistita.
È proprio per Bernadette che Lourdes è diventato il luogo del sollievo dalla sofferenza, anche grazie all’acqua che la Madonna ha fatto sgorgare miracolosamente. Nel tempo moltissime persone sono guarite proprio per mezzo di quell’acqua miracolosa alla quale la Madonna ha dato una potenza di grazia guaritrice.
L’attenzione di Bernadette al malato è un esempio senza tempo. Se è vero che Gesù è presente nei poveri, lo è ancora di più nei malati. Inoltre è ammirevole lo sguardo soprannaturale del sollievo dalla sofferenza che avviene mediante la fede e la preghiera. La sofferenza offerta a Dio in unione con Cristo Gesù in Croce diventa una potenza di redenzione e diventa una potenza di conversione.
Dio ci ha redenti non togliendo la sofferenza e la morte, ma facendo di esse un momento di grazia e così, come tanti malati ci testimoniano, la sofferenza può essere una grazia e persino una gioia, perché vissuta in unione a Cristo Crocifisso. Molti lo dicono e lo sperimentano.
Nel medesimo tempo la morte stessa non è stata tolta ma, vissuta nella luce di Cristo Risorto, diventa piena di luce. Benedetto XVI diceva che agli occhi della carne la morte può sembrare una porta oscura, agli occhi della fede è un abbraccio con Cristo.
Come sappiamo, il corpo di Bernadette giace nel santuario di Nevers miracolosamente incorrotto.
Oggi, alle ore 16 ci uniremo in preghiera al Santo Rosario trasmesso proprio dal Santuario di Nostra Signora di Lourdes.
Alla Madonna affideremo tutte le nostre intenzioni, in particolare i malati e i sofferenti.
Tutte le Radio Maria del mondo saranno collegate a questo momento corale di preghiera che sgorga da molti cuori e si eleva al Cielo.
Potete seguire il collegamento ovviamente via Radio, ma anche attraverso lo streaming dal nostro sito web o la diretta dalla pagina facebook.
Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”
Pensiero Spirituale sul valore dell’uomo

Cari amici,
l’uomo è un mistero di profondità e di trascendenza. Per questo non possiamo accettare supinamente la versione del pensiero dominante secondo la quale l’uomo sarebbe un prodotto della terra che fa parte della catena animale e ne conseguirebbe che tutto ciò che l’uomo è lo si spiega con il fatto che avrebbe solamente un cervello più sviluppato. In questo modo l’uomo sarebbe ridotto ad una cosa. Questa versione dell’uomo che oscura la sua dignità e che lo identifica con il suo corpo è il pensiero dominante che ci ha permeato e che ha formato la nuova visione della vita al posto di quella cristiana.
In quest’ottica l’uomo sarebbe orientato a fare di se stesso uno strumento, non più una finalità, una persona alla quale tutto deve essere orientato. È un qualcosa che serve al fin fine per arricchire.
Satana regna perché regna il profitto, il denaro. Tutto oggi deve essere orientato a questo, anche gli uomini. Nella misura in cui non servono più, vengono scartati, come dice sempre papa Francesco.
Attraverso le leggi il mondo fa di tutto per scartare l’essere umano giudicato imperfetto o inutile, fin da quando è nel grembo materno, o improduttivo e quindi da eliminare quando è anziano.
Secondo questo pensiero satanico l’uomo dev’essere asservito alla produzione del denaro. Altrimenti non serve a niente.
Questo è il motivo per cui satana regna.
L’uomo, invece, è un mistero insondabile. È un mistero immenso, profondo, meraviglioso!
La vita umana è straordinaria, non è certamente banale come quella di un animale.
Dentro di noi portiamo una ferita esistenziale, fin dal momento della nascita e nessuno ne è esente. Questa ferita è un’infelicità (chiamata anche “male di vivere”) insita in noi per cui cerchiamo di curarla cercando quelle felicità che dovrebbero sanarla, lenirla. Di conseguenza ci buttiamo sulle cose di questo mondo, nell’illusione di trovare la felicità. In realtà non è possibile questo perché, nell’ottica cristiana, la natura umana è stata creata a immagine di Dio e ricolmata del suo amore.
La prima coppia umana era felice, era colma di Dio, aveva i doni dell’immortalità, della sapienza, dell’integrità, dell’assenza di dolore. Originariamente Dio ci ha donato questa situazione paradisiaca, noi abbiamo scelto di perderla. Il riferimento, il ricordo di quella felicità è rimasto dentro di noi e passiamo la vita a ricercarla.
Questa ferita aperta può essere guarita unicamente attingendo all’amore di Dio, che è un amore fedele, totale, che trasforma, che ricolma, che rende felici veramente.
Le persone veramente felici esistono e sono quelle che hanno il cuore aperto a Dio e al suo amore e pur camminando nella vita con tutte le asperità che la caratterizzano, la affrontano con una luce nello sguardo che le differenzia dalle altre.
Già in questa vita, che è un pellegrinaggio pieno di difficoltà, possiamo sperimentare la felicità.
Le persone semplici sono felici perché sentono l’amore di Dio, sentono la sua protezione, la sua paternità, la sua presenza, il suo aiuto, la sua compagnia. È un’esperienza largamente diffusa, difatti sarebbe poca cosa il cristianesimo se non avesse rallegrato milioni di cuori. Ogni giorno milioni di persone aprono il cuore a Dio, parlano con lui, sentono la sua presenza, gioiscono del suo amore. Sono queste le persone che tengono accesa la luce nel mondo e impediscono alle tenebre, alla cattiveria e all’odio di impossessarsi di tutta la terra!
Un aspetto di questa ferita esistenziale è quindi la nostalgia delle felicità perduta, l’aspirazione a ritrovarla, da cui scaturisce la ricerca di Dio e prodotti umani bellissimi che si declinano nella arti, nelle forme belle di pensiero, nelle manifestazioni alte delle capacità umane.
Un altro aspetto di questa ferita esistenziale è il veleno del serpente che è rimasto. Il peccato originale è il morso di satana col quale ci ha iniettato il veleno, ovvero l’odio contro Dio, la superbia, la cattiveria, l’inganno.
Questo veleno, benché col Battesimo venga eliminato il peccato originale, rimane in noi. L’uomo ha dentro di sé la spinta al male che la Sacra Scrittura chiama concupiscenza.
Non è in sé un peccato, ma è una spinta al peccato.
Perché Dio ha permesso che questa pulsione al male rimasse insita nel cuore umano? Dio ha lasciato questa spinta al male perché, con il combattimento spirituale e con la grazia, possiamo guarirla.
Se l’uomo non domina questa tendenza al male, essa esplode, sfocia nell’odio, nelle guerre.
Dal cuore dell’uomo il male poi si dilaga nella società inquinandola, rendendola invivibile, cattiva, superba, infernale.
Nelle Sacre Scritture non mancano le descrizioni delle proliferazioni del male che è latente in noi e può svilupparsi in modo iperbolico se non lo combattiamo, come succede nei giardini quando le erbe infestanti inizialmente sono rade, ma se non vengono estirpate continuamente sovrastano il giardino.
I vizi capitali altro non sono che l’elenco delle proliferazioni del male: lussuria, gola, avarizia, accidia, ira, invidia, superbia. Sono sette radici da cui nascono a loro volta altri vizi. È una situazione evidente, vera, tangibile. Il male latita nel nostro cuore e se non lo combattiamo ne diventa il padrone. Se tanti cuori non combattono il male, il mondo inizia a barcollare.
«Nel mondo c’è la guerra perché nei cuori c’è l’odio» ha detto la Madonna. Satana sta scardinando i cuori con l’odio, la superbia, la prepotenza, l’arroganza, l’avarizia.
Questo è l’uomo nelle sue profondità, questa è la natura umana nella su integrità: l’anima spirituale immortale con i suoi doni, la sua divina figliolanza, la sua tendenza alla verità, alla santità, all’immortalità, alla bellezza, all’amore.
Nella natura umana coesistono due ferite esistenziali: l’aspirazione a ciò che abbiamo perduto (la felicità che non ha fine) e la spinta al mael, alla cattiveria, all’odio, alla distruzione. Queste due tendenze possono essere sanate con la medicina della fede, della preghiera e dell’amore di Dio.
È così che la vita così come la concepiamo noi cristiani è un combattimento spirituale. Ogni giorno, con l’aiuto della preghiera e della grazia di Dio, dobbiamo cercare di far sì che l’amore di Dio si impadronisca del nostro cuore e che a sua volta produca le virtù, anziché i vizi: l’umiltà, la santità, la bontà, la generosità, la pazienza. Tutte quelle virtù che rendono la vita personale bella e degna di essere vissuta, di riflesso anche la vita familiare diventa migliore e di conseguenza i rapporti sociali sono più sereni e piacevoli.
Abbiamo perso la fede. Siamo diventati pagani. Nelle nostre vite manca il sole, la luce, il calore. Senza la fede, la vita sulla terra è come una lunga e gelida notte invernale. La società è degradata. Non c’è sincerità, non c’è bontà, non c’è compassione, comprensione. Al posto delle mani tese ci sono inganni, superbia, prepotenza.
È questo il mondo senza Dio al quale il mondo la Madonna oppone gli Apostoli del suo amore affinché facciano da diga al dilagare del male con la propria conversione personale.
L’uomo non è un animale! È un’espressione stupida e indegna. La grandezza e la profondità dell’uomo sono incommensurabili.
Ridurre l’uomo a questo stato è un inganno satanico.
Noi cristiani abbiamo il dovere di smascherare la menzogna e confutare il catechismo del demonio (secondo il quale Dio non c’è, non esiste l’Aldilà, l’uomo non ha l’anima ma è come un animale) che è diventato il pensiero unico della società moderna.
È in atto una vera e propria colonizzazione ideologica sistematica finalizzata a inculcare nelle menti (anche più giovani, a scuola) queste idee mendaci!
Dobbiamo fermare questa deriva che porta il mondo nell’abisso.
Il mondo verrà distrutto con la peggiore delle armi, ovvero la bimba atomica dell’odio.
Rispondiamo con la fede, apriamo i nostri cuori a Dio. Accogliamo gli accorati appelli della Madonna e arruoliamoci nell’esercito degli Apostoli di Maria!
Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

Pensiero Spirituale sul mistero che è l’uomo
Cari amici,
secondo il pensiero unico ormai dilagante, l’uomo sarebbe ridotto a un elemento della materia che si evolve e pertanto apparterrebbe al genere animale e condividerebbe la sorte degli animali. Vivrebbe quindi nella materia e tornerebbe nella materia.
Questa sarebbe la vita umana: il fenomeno di una materia che si perpetua nel tempo e che si evolve secondo leggi molte volte casuali.
L’uomo è un mistero insondabile. Noi stessi siamo un mistero inspiegabile a noi stessi. Se è vero che Dio è un mistero è anche vero quello che si dice dell’uomo, che è immagine di Dio.
Anche ciò che di più bello ha creato la storia umana, soprattutto per quanto riguarda le religioni, le filosofie, le letterature, è stato finalizzato a esplorare questo mistero che noi siamo a noi stessi.
Quello che c’è di più interessate e gratificante nella nostra vita è proprio capire noi stessi, renderci comprensibili a noi stessi e nel medesimo tempo riuscire a capire gli altri nella loro profondità, nella loro ricchezza, nella loro inafferrabilità.
A differenza di un animale, del quale possiamo esplorare tutto, l’uomo è inesplorabile perché ha in sé qualcosa di diverso dalla materia, ovvero l’anima spirituale immortale che è dotata di intelligenza, trascende il mondo, si chiede il perché delle cose, cerca la luce vera della verità. L’anima umana è dotata di una legge interiore che è la luce della moralità e che gli animali non hanno.
Ad esempio, in base alla legge della moralità un uomo non può uccidere un altro uomo. Per gli animali non è così, non c’è una legge morale che regola questo. Nessun animale si pone il problema di un uccidere un altro animale perché in esso non c’è né l’intelligenza, né la luce della moralità, né tanto meno la libertà di decidere di se stessi.
Questi sono tre aspetti della natura umana che tutti noi sperimentiamo che segnano l’abisso incolmabile che c’è fra l’uomo e l’animale. Senza pensare ad alcune peculiarità dell’essere umano, che proprio perché creato a immagine di Dio è capace di parlare con lui a tu per tu.
Questa grandezza dell’uomo è una costante della storia umana. L’uomo ha sempre colto la sua diversità e la sua grandezza che si sono espresse nelle filosofie, nelle culture…
In tutte le elevazioni umane l’uomo ha espresso quello che ha dentro di sé. Per questo ci appassioniamo a leggere un romanzo o a vedere un film di taglio esistenziale: portano a scoprire le profondità abissali del cuore umano. Come diceva il Manzoni: chi può riuscire a capire quel guazzabuglio che è il cuore umano?
A partire dal fatto che noi siamo un mistero a noi stessi vorrei mettere in evidenza alcuni aspetti della natura umana che dicono molto della nostra “stirpe regale” (altro che stirpe animale!)
Il primo è la ferita esistenziale. In noi c’è questa ferita che percepiamo in noi stessi. Ad esempio il bambino la percepisce nel momento in cui scopre che c’è la morte nel mondo.
Dentro di noi c’è una ferita che ci fa soffrire e che ci fa essere infelici nella vita. Molti autori lo hanno messo in evidenza, anche autori atei che chiamano questo il male di vivere. Questa ferita esistenziale è scavata proprio nel profondo di noi stessi e non ci lascia mai. Dentro di noi ci sono infatti desideri che non riusciamo a soddisfare, per cui questa ferita esistenziale si acutizza ogni volta. Un desiderio che ci preme dentro è sicuramente quello della felicità assoluta, che non sia un’illusione.
Cerchiamo la felicità, l’immortalità, l’amore vero. Sono aspirazioni che nascono dentro di noi e che hanno origine da questa ferita esistenziale. Vorremmo la comunione, l’amicizia, l’amore ma ci rendiamo conto della precarietà di tutto questo e alla fin fine o abbiamo la grazia di aprirci a Dio o rimaniamo chiusi in noi stessi, ci deprimiamo, ci angosciamo e siamo infelici.
Perché in noi c’è questa ferita esistenziale? Perché cerchiamo la felicità e non la otteniamo? Perché l’uomo è infelice? Questa infelicità ci è dovuta al ricordo che è rimasto nella natura umana di una felicità originaria. Noi siamo stati felici originariamente. C’è stato un tempo in cui la natura umana era felice perché era piena di Dio, del suo amore, della sua luce.
Abbiamo sperimentato una condizione umana in cui non c’erano la sofferenza, la morte, la lotta insita in noi tra anima e corpo. Abbiamo sperimentato una condizione umana di conoscenza della verità, di pienezza del sapere. Questa era la natura umana con i doni soprannaturali che Dio ha dato ai nostri progenitori e che loro stessi hanno perso a causa del peccato originale. Abbiamo ben presente in che condizioni sono usciti dal Paradiso terrestre, come ben li ha raffigurati il Masaccio nella Cappella Brancacci di Firenze: disperati, cupi e pieni di vergogna. Hanno perso tutto! Hanno perso la felicità che Dio aveva dato loro!
Nella natura umana è rimasta insita la traccia di questa felicità originaria, è rimasta questa ferita che ci portiamo appresso. Questa ferita esistenziale dipende dal fatto che la nostra natura umana ha sperimentato la pienezza, la verità, la felicità, l’amore e ha perso tutto perché qualcuno ha sibilato la tentazione di potersi impossessarsi di tutto e di essere lui (l’uomo) Dio al posto di Dio.
Questa ferita esistenziale è quindi una reminiscenza di una felicità originaria e questo ci aiuta a capire la profondità della natura umana che è irriducibile a un pugno di polvere! È un universo inesplorato e inesauribile, da esplorare sempre più.
Questa ferita esistenziale, che è la sofferenza della vita, possiamo riassumerla così: è la ricerca affannosa della felicità che non si realizza mai, passa da illusione a delusione continuamente.
Ci sono però persone che sono felici e serene, nonostante siano anche loro soggette a malattia, vecchiaia, morte, sofferenze, povertà, preoccupazioni. Talvolta si trovano persone felici anche nelle condizioni sociali più disagiate. Perché queste persone sono felici? Forse che in loro non c’è la ferita esistenziale che c’è in tutti noi? Per grazia di fede, queste persone hanno avuto in dono l’unica medicina che guarisce questa ferita esistenziale che tutti ci portiamo, ovvero l’amore di Dio.
L’amore di Dio è qualcosa di vero e di profondo. È lo Spirito Santo che è amore, è missionario, è pellegrinante da cuore a cuore in tutto il mondo, bussa alla porta del cuore per portare l’amore di Dio attraverso il quale porta l’amore del prossimo. Questo amore è la medicina che guarisce la nostra ferita esistenziale originaria.
In questo amore, man mano che lo assimiliamo e guarisce le lacerazioni del cuore, man mano che attingiamo da esso con la preghiera, questa ferita esistenziale scompare e dentro di noi entra la serenità, la pace, la gioia di vivere, il ringraziamento. E dal cuore viene espulsa la rabbia, l’inquietudine, l’insofferenza, la scontrosità. Questi sentimenti hanno radici esistenziali profonde: non siamo felici perché non abbiamo l’amore.
L’unico amore che guarisce è l’amore di Dio.
L’amore del prossimo è certamente importante, ma non deve essere richiesto, bisogna darlo. La Madonna ha detto di dare l’amore che lei dà a noi agli altri. Noi per primi, che abbiamo la grazia dell’amore di Dio che guarisce, dobbiamo dare il nostro amore al prossimo e con questo amore lo aiutiamo a guarire. Allora sì che i cuori si riconciliano, si scambiano l’amore e si vive bene su questa terra.
Questo è l’unico itinerario esistenziale da percorrere se vogliamo vivere una vita felice su questa terra, assaporando un pezzetto di Paradiso.
Mediante la fede e la preghiera riceviamo l’amore di Dio che guarisce la nostra ferita esistenziale che è scaturita dal rifiuto e dalla perdita della felicità e dell’amore di Dio, ma in noi ne è rimasta la nostalgia, il desiderio, la sete d’amore che è il motore della vita.
«Chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete» ha detto Gesù. Dobbiamo dissetarci a Lui, che è la vera fonte. Le altre sono acque che non dissetano.
Da: “La lettura cristiana della cronaca e della storia”

