"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Febbraio 2024 Pagina 14 di 16

“Il 1 Gennaio 2024 sul Podbrdo  Marija è sembrata come rinata”

La veggente Marija nella apparizione sul Podbrdo il 1 Gennaio 2024

Caro Padre Livio,

sto leggendo il suo libro la chiesa è indistruttibile, e mi sono venute in mente queste riflessioni, rispetto all’apostasia, e per coloro che non sono credenti, di cui lei ben parla nel suo libro, ma anche in tutti gli altri.

Sono uno psicologo in procinto di diventare psicoterapeuta ad ottobre di quest’anno, quando finirò una scuola di psicoterapia, ma facente parte della scuola sono abilitato da quattro anni ad avere pazienti in psicoterapia. Inoltre, per fare bene questo lavoro, come ben saprà, ho dovuto fare attraverso più psicoanalisi personali e psicoterapie, un lungo percorso pluridecennale, sì perché ho avuto problemi psicologici che mi hanno portato a dovermi curare. Così ho potuto sperimentare su di me la sofferenza, ma ora sono guarito e posso fare bene e serenamente questo lavoro.

Premessa: su 17 pazienti che ho solo una paziente crede in Dio, gli altri sono atei o agnostici. Mi ha colpito un mio paziente, che solo due giorni fa mi ha detto che ritiene non solo che non esista Dio, ma che esista solo una forza cosmica generica creatrice, e che naturalmente non esiste l’eternità, e, da quanto odia Dio, voleva e forse vuole ancora togliersi il battesimo. Pazzesco! Si è informato e basta solo mandare una e-mail al parroco che ti ha battezzato! Come è possibile che basti così poco?! Mi vengono i brividi a pensarci!

Ho 60 anni, e mi sono convertito solo da due mesi. Sono andato a Medjugorje per ringraziare la Madonna della mia conversione, e il mio miracolo è stato poter salire con i 30.000 sulla collina delle apparizioni ed essere in prima fila quando Marija ha visto la Madonna. Le garantisco che lei con tutte le persone che le stavano vicino era felicissima, aveva un sorriso radioso per tre ore, cosa che mi ha colpito moltissimo! Emanava una gioia non presente sulla terra, mi sono detto! Credo che non vedesse l’ora Marija di salire sulla montagna! Al punto che tornerò per l’apparizione importantissima del 18 marzo a Mirjana, sì, non vedo l’ora di andarci!

Qual è il motivo di questa premessa così personale? Credo fermamente, come è successo a me, che per credere veramente in Dio, in Gesù e nella Madonna, bisogna avere una predisposizione mentale di crescita personale che escludi la propria onnipotenza, e cioè bisogna elaborare la propria onnipotenza, sennò non ci può essere spazio per Dio, e questo è un processo che avviene, che può avvenire solo verso la fine del proprio percorso psicoanalitico o psicoterapeutico, e si può acquistare solo attraverso una profonda elaborazione del proprio vissuto più profondo. Perché da bambini siamo tutti onnipotenti! Ho notato infatti che i più incalliti non credenti non credono perché non sopportano che ci sia un qualcuno sopra di loro, un Dio al quale debbono ubbidire, inconsciamente e coscientemente si sentono loro Dio! E allora o ti fai una profonda psicoterapia ed elabori la tua onnipotenza, o ci arrivi da adulto naturalmente, oppure ci arrivi attraverso un lungo percorso di conversione personale, che possa portare all’umiltà, e cioè per spiegarmi bene all’accettazione che noi non siamo nulla a cospetto di Dio! Che noi non siamo nessuno, e che dobbiamo pregarlo e dire sempre: “sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”. Non la mia! E bisogna accettare da bravi figli tutta la sua volontà! Compreso le nostre croci sulla terra! Dobbiamo accettare che lui è troppo potente per poter pensare anche solo che ci può essere una verità diversa dalla sua! E non a caso il rosario, che molti non comprendono, ci insegna ad abbandonare la nostra onnipotenza!

Ma perché non riusciamo ad essere umili, e non accettiamo un Dio creatore? Perché fin da piccolini, come dicevo, fin da bambini nella nostra infanzia, viviamo con il bisogno di sconfiggere nel Complesso di Edipo nostro padre, che vediamo come un gigante inarrivabile, insomma siamo in lotta contro l’autorità, e vogliamo essere noi al suo posto, al posto di nostro padre, fino ad ucciderlo, se potessimo, come ha fatto Edipo, insomma vogliamo essere noi Dio, come voleva Lucifero. E in adolescenza, oltre a non sopportare nostro padre, non sopportiamo neanche nostra madre, proprio perché è più grande di noi e ci dà delle regole! Quando diventiamo più grandi, se non abbiamo risolto questo problema di rapportarci all’onnipotenza ed accettare che c’è un Dio assolutamente superiore a noi, irraggiungibile, al quale dobbiamo addirittura inginocchiarci, prostrarci muti accettando i suoi ordini, la sua volontà, come dice il Padre nostro, che afferma: “sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”, non possiamo veramente pregare ed accedere al mondo dei cieli, al Paradiso. L’inferno è appunto il posto dove volontariamente ci vai perché odi Dio. Non a caso la Madonna nell’ultimo messaggio di gennaio 2024 ci dice solo Pregate, Pregate, Pregate, ed è il messaggio più importante, perché pregare vuole dire prostrarci a lei e a Dio, ma per farlo ripeto dobbiamo profondamente ammettere umilmente e senza indugi che siamo suoi figli che noi non siamo nulla a suo cospetto, che lui è superiore a noi, che lui ci ha creato, che ha creato tutto l’universo, che paradossalmente non abbiamo creato noi, ma lui! Che noi non abbiamo creato nulla! Se non cose materiali fatte da atomi, che ha creato lui! Sembrerà simpatico che ci possano essere persone che credono che tutto l’universo sia solo il frutto di un grande scoppio cosmico, eppure è un pensiero ricorrente pensare ed affermare che nessuno l’ha creato, se non una generica forza comica creatrice, e che non può essere qualcuno il vero Dio creatore, sennò si scontra con la nostra innata ed infantile onnipotenza che ci porta a pensare, come ho detto, che siamo solo noi Dio!

Quando prego e tengo le mani giunte per sentire veramente Dio e la Madonna, ho bisogno di pensare che io non sono nessuno rispetto a loro, che qualsiasi cosa mi dicono di fare io la faccio, che sono assolutamente loro apostolo, loro “servo” nel mio sì incondizionato a loro! Ma questo presuppone che il Dio creatore è lui ed io devo fare quello che mi dice, che non ho voce in capitolo rispetto a lui e alla sua volontà, ma soprattutto che tutto quello che pensa e dice e che fa e farà, e penso ai 10 segreti, è opera sua e noi dobbiamo accettarli assolutamente senza opporci, perché questa è la sua volontà e lui è troppo grande, è tutto, perché noi possiamo, nella nostra onnipotenza, obiettarla! Lui capisce cose che noi ora non possiamo capire, che forse non capiremo mai, neanche nell’eternità! Credo proprio infatti che Lucifero abbia proprio voluto essere il Dio creatore, e conoscere cose, come il futuro, che non gli era lecito conoscere, e per questo si è opposto a Dio e ha iniziato a odiarlo! Come fanno tanti uomini volontariamente sulla terra!

E credo che quando arriverà il segno bellissimo del terzo segreto sulla collina, tutti coloro che volontariamente sono contro Dio, che lo odiano perché nella loro onnipotenza non risolta si permettono di mettere in dubbio ogni sua decisione, non crederanno comunque, anzi crederanno ma lo odieranno ancora di più, perché ha imposto a loro di credere con la sua presenza sulla terra, col segno. Insomma, non sarà così facile che ci sia una conversione di massa! Anzi, gli uomini crederanno in Dio ma lo odieranno ancora di più da morire! Il più incallito contro Dio rimarrà il più incallito, come purtroppo un mio caro amico che è assolutamente contro Dio, rimarrà contro Dio, me lo ha già detto: “come si permette Dio a venire adesso sulla terra con questo segno e a costringermi a crederlo, e a pregarlo, lui che ha permesso l’odio sulla terra, le guerre, e tutto il male! No, bisogna solo odiarlo!”. Proprio perché il suo psichismo non gli permette di accettare che c’è un Dio sopra di lui, più bravo e più potente di lui, onnipotente, e cioè che può tutto, proprio un Padre di cui siamo costretti ad accettare qualsiasi cosa ci impone, e qui torniamo al fatto che la nostra parte bambina, di coloro che sono rimasti contro Dio, è rimasta a combattere il padre della sua infanzia e non lo accetta, confondendo quindi Dio con questo padre.

C’è infine da chiedersi se è giusto che chi non crede perché non ha risolto di fatto il Complesso Edipico, e quindi ha problemi psicologici, vada all’inferno, quando è succube della sua malattia psichica inconscia! Ma questo è solo un pensiero da uomo, ed è già un pensiero peccatore, perché già metto in dubbio il suo operato, e lo critico! Vede, come è facile andargli contro! Lo deciderà Dio per ognuno di noi, se è giusto che vada all’inferno!

Grazie Padre Livio, Radio Maria e la sua voce e le sue catechesi, che non perdo mai, mi hanno aiutato nel mio processo di conversione.

Un abbraccio.

Andrea


Caro Andrea

ho letto con piacere la tua testimonianza e sono d’accordo con te che il sentimento di supremazia del proprio io, fino ad escludere Dio, sia il segno visibile della ferita del peccato originale che ha colpito tutti i discendenti di Adamo.

Infatti il veleno iniettato dal morso del serpente antico è la superbia che ci acceca e che ci impedisce di prendere consapevolezza della nostra dimensione  creaturale di dipendenza.

Ovviamente non sarò la psicoterapia a guarirci da questo male, ma la grazia di Cristo e, come tu hai ben sottolineato, la preghiera con la quale ci professiamo figli che dipendono amorevolmente dal Padre celeste.

Mi ha molto colpito anche la testimonianza sulla tua presenza il 1 Gennaio sul Podbrdo. Anche a me Marija è sembrata come rinata, umile e nel medesimo tempo determinata nell’eseguire quello che la Madonna le ha chiesto di fare 

La sua obbedienza alla Madre di Dio, in un contesto agitato dal maligno, può rappresentare un punto di svolta per Medjugorje, assolutamente necessario per il futuro di prove che incombe.

La Madonna, con quella chiamata “scioccante”, ha mostrato a tutti che Lei c’è, appare ogni giorno e ha tutto in mano, in particolare il cuore dei parrocchiani e dei pellegrini.

A mio avviso si è trattato di un passaggio decisivo, che ha spazzato via i castelli dell’”avversario”.

Ora bisogna tenere il passo, perché il tempo corre a velocità impressionante. Mi viene da pensare che ci saranno sorprese prima del previsto.

Ave Maria

Padre Livio

Fin dall’inizio la “Gospa” si è presa direttamente cura della Parrocchia di Medjugorje

LA MIA VITA PER  LA GOSPA

Cari amici, a intervalli regolari, vi racconto sul Blog la storia delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, così come io l’ho vissuta dai primissimi anni fino ad oggi (Trovate la serie nella sezione “Medjugorje” del Blog)

33. Fin dall’inizio la “Gospa” si è presa direttamente cura della Parrocchia di Medjugorje

La Madonna prende in mano la parrocchia con mano ferma. Il suo amore materno è dolce ma esigente. Pretende molto dai parrocchiani, che incammina con mano ferma sulla via della santità. Il modo con cui la Gospa ha guidato la parrocchia, specie nei primi tempi dell’elezione, è di esempio per tutti i sacerdoti in cura d’anime. La Madonna va all’essenziale: la fede, la preghiera e la conversione, perché tutti il resto, comprese le opere di carità, viene dal cambiamento del cuore.

La Madonna ha costruito sulla pietra e non sulla sabbia. Gli uomini sono sempre uomini, con i loro difetti e, a volte, con i loro sbandamenti. Anche la Madonna ha avuto le sue delusioni. Ma non ci è dubbio che chi oggi va a Medjugorje si rende conto di entrare in un oasi di preghiera e di pace che non ha eguali in altre parti della terra. L’occhio vigile della Madre è su tutto, anche sui minimi particolari. Vede anche quello che noi non vediamo e che spesso è il pericolo maggiore. Non teme di svelare, ogni volta che è necessario, l’azione subdola del demonio per allontanare le anime da Dio. Lavora ogni persona con infinita pazienza, ma senza scusare negligenze e tiepidezze. Indirizza con sicurezza verso il centro della vita cristiana, che è suo Figlio, unico Signore e Salvatore del mondo.

La Madonna lavora sui cuori. Lei sa che, se il cuore non si apre all’amore di Dio, la fede e la pratica religiosa sono morte. Specie nei primi anni si rinnova l’appello accorato di “aprire i cuori”, affinché Dio vi possa entrare e prendere dimora. Solo chi incontra Gesù Cristo cambia vita e diviene un testimone fedele. Un cristianesimo abitudinario è inevitabilmente destinato a dissolversi sotto il mortale influsso dell’ateismo e del materialismo. A ben pensarci la Gospa non fa nulla di eccezionale. La parrocchia di cui si prende cura è fatta da persone normali e le iniziative che prende sono quelle classiche della tradizione spirituale.

 Il cammino che propone, nonostante le resistenze dei parrocchiani, è quello che ogni cristiano dovrebbe percorrere al seguito di Gesù Cristo. Non vi è nessuna parrocchia del mondo che non possa a sua volta attuare il programma pastorale del Gospa. Se tutti i parroci si mettessero alla sua scuola, il rinnovamento della Chiesa diventerebbe una felice realtà.

Quando la Regina della pace sceglie ufficialmente la parrocchia, all’inizio della Quaresima del 1984, sono già state poste le fondamenta del suo piano pastorale. La gente si reca in chiesa ogni sera per la recita  delle tre corone del rosario e la S. Messa. Anche i veggenti sono presenti e hanno l’apparizione quotidiana. Questo però per la Madonna è solo il punto di partenza di un lungo cammino. E’ necessario rendere consapevoli le persone, accendere i cuori, radicare le convinzioni, motivare le scelte, sollecitare le decisioni. Se non si diventa uomini nuovi, non c’è vero cristianesimo.

Il primo obbiettivo della Madre è che i suoi figli vivano in grazia di Dio, come membra vive del Corpo mistico di Cristo. Annunciando la seconda fase del suo programma, la Gospa si lamenta che  “ci sono ancora troppi che vivono nel peccato” (21-03-1984). Di qui i suoi accorati appelli nei  messaggi della quaresima del 1984. I parrocchiani sono invitati a guardare alle piaghe del Crocifisso, causate “dai peccato di questa parrocchia” (22-03-1984). “ Considerate quanto l’Onnipotente ancor oggi soffre a causa dei vostri peccati” (29.03-1984). “Offrite riparazione per la ferita inferta al cuore di mio Figlio. Questo cuore viene ferito da ogni peccato grave” (05 – 04 – 1984). “ Vi prego, non permettete che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato” (24-05-1984).

La lotta al peccato è l’inizio di ogni cammino spirituale. Dopo molti anni la Madonna, ancora oggi si lamenta che molti si recano a Medjugorje, pregano, assistono all’apparizione, chiedono grazie di guarigione, ma hanno “il cuore impuro. “Cari figli, oggi, per la vostra unione con mio Figlio, vi invito ad un passo difficile e doloroso. Vi invito al riconoscimento completo ed alla confessione dei peccati, alla purificazione. Un cuore impuro non può essere in mio Figlio e con mio Figlio. Un cuore impuro non può dare un frutto d’amore e di unità. Un cuore impuro non può compiere cose rette e giuste, non è un esempio della bellezza dell’Amore di Dio per coloro che gli stanno attorno e che non l’hanno conosciuto. Voi, figli miei, vi riunite attorno a me pieni di entusiasmo, di desideri e di aspettative, ma io prego il Padre Buono di mettere, per mezzo dello Spirito Santo del mio Figlio, la fede nei vostri cuori purificati. Figli miei, ascoltatemi, incamminatevi con me” ( 22 -07 2011).

A cosa servirebbero i più coinvolgenti programmi pastorali, se i fedeli sono rami secchi, perché separati dalla vera vite, che è Gesù Cristo, a causa del peccato? Il peccato è la malattia mortale per eccellenza e dietro di esso vi è Satana, col quale vuole condurre le anime sulla via della rovina. Se Medjugorje è divenuto “il confessionale del mondo” lo si deve alla intransigenza della Gospa nei confronti dei cuori resi “sordi e ciechi” dalla dittature del male.

La Madonna non si accontenta della preghiera comunitaria in parrocchia, benché prenda circa tre ore ogni tardo pomeriggio. Vuole che la famiglia sia, come insegna il Concilio Vaticano II, una “Chiesa domestica”, dove la preghiera e la lettura della Bibbia siano al primo posto. “Chiedo alle famiglie della parrocchia di recitare il rosario in famiglia” (25-09-1984). “Che la preghiera sia al primo posto nella famiglie” (01-11-1984). La Madonna interviene anche sulla televisione, senza demonizzarla. Osserva che dopo aver visto un programma televisivo non si è più disposti alla preghiera.

All’inizio della Quaresima ammonisce: “Spegnete la televisione e lasciate in disparte le varie cose che non sono utili per voi” (13-02-1986). Anche le pareti domestiche devono essere imbevute di sacro, perché satana oggi si accanisce in modo particolare contro le famiglie. Di qui l’invito a dare un posto di rilievo alla Bibbia nelle proprie case: “ Cari figli, oggi vi invito a leggere ogni giorno la Bibbia nelle vostre case. Collocatela in un luogo ben visibile, in modo che sempre vi stimoli a leggerla e a pregare” (18-10 1984). In chiesa i parrocchiani possono ascoltare la parola di Dio durante la S. Messa quotidiana, alla quale segue sempre una predica ben preparata. La Madonna però vuole che ci sia anche una lettura personale e familiare della Bibbia, perché sia l’alimento naturale della fede e della vita cristiana.

Qualcuno potrebbe obbiettare che il programma della Gospa può andare bene in una società rurale, ma difficilmente potrebbe essere applicato nello svolgimento tumultuoso della vita cittadina. In realtà il tempo libero non manca affatto nel mondo d’oggi, tanto meno il tempo “morto”, cioè quello passato in automobile e sui mezzi di trasporto. D’altra parte non è forse vero che il lavoro manuale è compatibile con la preghiera, come ci insegnano il Padre del deserto, che intrecciavano i cesti “ruminando” i salmi? Animare con la preghiera continua questo tempo significa rinnovare la mente, riscaldare il cuore e riposare il corpo.

La Madonna si preoccupa che le preghiere non si risolvano in un esercizio esteriore, ma vadano al centro della fede, che è il rapporto di conoscenza e di amore col Signore. Nel giorno di Natale vuole che parrocchiani compiano qualcosa di concreto per Gesù e invita ogni famiglia della parrocchia a portare in chiesa un fiore accanto al presepio “perché Gesù possa vedere il vostro abbandono a lui” (20 – 12 – 1984). All’inizio della Quaresima successiva li invita a vivere le seguenti parole. “Io amo Dio”, perché comprendano che “questa parrocchia gli appartiene completamente” (29 – 02 – 1985).

Per la Gospa la preghiera è il cuore della vita spirituale, ma non meno importante è la penitenza, in particolare il digiuno. L’invito a digiunare a pane e acqua da mezzanotte a mezzanotte, già rivolto nei primi mesi, viene ribadito ai parrocchiani alla vigilia dell’Assunta: “ Vorrei che si digiunasse il mercoledì e il venerdì” (14 – 08 – 1984). E’ una pratica antica, che è sopravvissuta nei monasteri per il tempo di Quaresima e di Avvento, ma che la Regina della pace chiede a tutti durante l’intero arco dell’anno.

E’ evidente che la Madonna esige molto. Ha preparato il terreno per tre anni, seminando a piene mani. Ora vuole che i frutti siano abbondanti. Chi si è recato a Medjugorje in quel primo anno di elezione della parrocchia ha potuto costatare che la Madonna non si è prodigata invano. La gente partecipava numerosa alla S. Messa quotidiana e nella case si digiunava e si pregava. Chi non ricorda le serate trascorse con i parrocchiani a inanellare le foglie di tabacco mentre si recitava insieme il rosario?

Satana si rende conto che qualcosa di inusitato sta per accadere e parte al contrattacco. Si chiede che cosa sia venuta a fare la Madonna in quel paesino sperduto nell’oceano immenso dell’ateismo di stato. Il fatto che le apparizioni durino così a lungo lo inquieta. La sua furia si scatena nella misura in cui la parrocchia fa progressi. La Gospa ne svela esplicitamente i piani e mette in guardia i parrocchiani: “Cari figli, in questi giorni Satana cerca di ostacolare i miei progetti. Pregate perché non si realizzi il suo disegno”  (2 – 07 – 1984). “Cari figli, in questi giorni avete notato quanto sia attivo Satana. Sono sempre con voi e non abbiate timore delle prove, perché Dio veglia sempre su di voi” (19 – 07 – 1984).  “Cari figli, pregate, perché Satana persiste nel mandare a monte i miei progetti” (11-08-1984).

Avranno compreso i parrocchiani che cosa stava tramando l’astuta serpe? Forse avranno ascoltato con un pizzico di scetticismo, se la Gospa nei mesi successivi ha dovuto intervenire di nuovo con accenti drammatici: “ Cari figli, in questi giorni Satana si accanisce perfidamente contro questa parrocchia, mentre voi, cari figli, vi siete impigriti nella preghiera e non partecipate numerosi alla santa Messa (17-01-1985). “ Cari figli, in questi giorni Satana si manifesta intensamente in questa parrocchia. Pregate, cari figli, perché si adempia il progetto di Dio e perché ogni opera di Satana finisca a gloria di Dio” (07 – 02 – 1985). “Pregate perché Satana si allontani da questa parrocchia e da ogni persona che giunge in questa parrocchia” (11-07-1985).

L’anno 1985 è stato forse quello più drammatico e solo la Gospa sa quale insidie il maligno stava tendendo alla parrocchia, come appare da questa misteriosa allusione: “ Satana ha preso una parte del mio piano e vuole farlo proprio”! (01 -08 -1985). Mi trovavo a Medjugorje e ho gioito con il gruppo dei giovani quando la Madonna ha dato il messaggio della vittoria “Cari figli, oggi vi ringrazio per tutte le preghiere che avete fatto. Pregate ancora e sempre di più, in modo che Satana stia lontano da questo luogo. Cari figli, il piano di Satana è fallito! Pregate che si realizzi tutti ciò che Dio si propone  di compiere  in questa parrocchia. Ringrazio particolarmente i giovani per i sacrifici che hanno offerto (05 – 09 – 1985).

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla nostra risposta all’amore di Dio

Cari amici, tutte le forme di amore sono esigenti. C’è il dono e c’è l’attesa che questo dono di amore venga contraccambiato. La nostra vita spirituale rischia di intiepidirsi e di incancrenire se non è vista nella logica dell’amore. Dio è sicuramente un Padre buono e un misericordioso. Nell’atteggiamento di Gesù Cristo appare chiaro che al suo amore che si dona in un modo totale c’è l’attesa dalla parte di Dio di una risposta totale; Gesù ha riassunto i doveri dell’uomo verso Dio in questa parola: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente» (Mt 22,37).

Dio ci ama immensamente, il suo amore è prodigo e senza confini ma nel medesimo tempo desidera che noi corrispondiamo al suo amore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze. Questo riguarda la vita cristiana in quanto tale, riguarda per tutti la risposta della fede che è un invito al cammino di santità. Il Concilio Vaticano II ha messo in evidenza la chiamata universale alla santità; è nella natura di Dio chiamarci a un amore totale, senza limiti.

Il rapporti tra gli uomini sono in genere guidati dagli interessi personali, guai a noi se anche nei confronti di Dio fosse così! L’amore nei confronti di Dio deve essere da parte nostra incondizionato, senza pretese né interessi. Dio vuole tutto il nostro cuore, la nostra anima, la nostra vita. Non si tratta di un volere egoistico, ma Dio vuole elevare noi stessi alla purezza e alla grandezza del suo amore.

Nel rapporto fra noi e Cristo dobbiamo donarci totalmente. Nei rapporti umani dobbiamo essere molto guardinghi e stare molto attenti a non dare quella totalità assoluta che è riservata solamente a Dio. L’amore per Dio è il legame della vita, è fondamentale. Amare Cristo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze è la risposta cristiana all’amore di Dio che si è manifestato nella Passione e nella morte in Croce.

C’è, poi, una risposta personale alla chiamata di Dio. Il rapporto di Cristo con tutti i cuori di coloro che si aprono a Lui è molto personalizzato. Gesù ha un rapporto d’amore esclusivo con ogni creatura. Dio chiede qualcosa di particolare a ciascuno di noi, assegna una missione a ciascuno di noi e fa affidamento per raggiungere determinati obiettivi che sono quelli de Regno di Dio.

Nella chiamata generale alla santità ce n’è una particolare che tocca ciascuno di noi singolarmente. Questa chiamata si succede nel corso della vita perché Dio ha bisogno di noi e noi dobbiamo rispondere a queste chiamate. È necessario, allora, impostare la nostra vita nella ricerca di quello che Dio ci chiede, sulla ricerca della divina volontà. Dobbiamo applicarci totalmente nella ricerca di quello che Dio ci chiede. Il compimento della volontà di Dio nella nostra vita è la nostra risposta di amore a Dio, è il cammino di santità.

La qualità e l’intensità della nostra risposta dipende da noi. A tal proposito ci insegna molto la Parabola dei talenti, ciascuno corrisponde all’amore di Dio in modo personale e nella misura in cui vuole. C’è chi si impegna inizialmente e poi si intiepidisce man mano fino a raffreddarsi.

Ci sono due modi di impostare la vita: il primo, che la porta al dissolvimento e al vuoto, è quello in cui si imposta la vita come la risposta ai propri progetti e ai desideri materiali e che porta alla perdizione; il secondo modo è certamente più impegnativo ed esigente ma certamente più soddisfacente, è l’apertura totale a Dio ed è la risposta al suo amore.

Il primo modo ci fa perdere il senso della vita, che viene così svuotata del suo vero significato. Vivere secondo i desideri della carne fa perdere noi stessi, la gioia di vivere, la serenità. È solamente nella ricerca di Dio che si è in pace con se stessi, che si assapora il vero senso della vita e la vera pace interiore. Dobbiamo impegnarci per arrivare al termine della nostra vita sentendo nel nostro cuore queste parole: “Vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore” (cfr. Mt 25,21).

Al termine dei suoi messaggi la Regina della pace ringrazia quasi sempre perché abbiamo risposto alla sua chiamata. Quando non lo fa è perché non ce lo meritiamo. Rispondere alla chiamata della Madonna è una grazia immensa, Lei stessa chiama al suo seguito. Anche questa chiamata dà un senso alla vita, una direzione, una pienezza. La risposta alla chiamata della Regina della pace porta a compimento la nostra vita, ecco perché dobbiamo essere esigenti con noi stessi ringraziando la Madonna per la chiamata e meritando il suo ringraziamento. Dobbiamo rispondere da Apostoli; la nostra risposta d’amore deve essere totale, fiduciosa, piena, incondizionata. La chiamata della Gospa è indubbiamente molto esigente perché si tratta di entrare in un ambito di grandi battaglie spirituali in un momento in cui l’impero delle tenebre cerca di impadronirsi dell’opera della Creazione e della Redenzione.

Gli Apostoli di Maria sono chiamati ad arrivare alla risposta che la situazione stessa esige: una fede ferma, una generosità senza riserve, un atteggiamento interiore di dono fino al sacrificio di sé se necessario. Questo è il tempo nel quale viviamo e in cui Dio moltiplica le chiamate. La Madonna, nella sua battaglia contro la serpe infernale, chiama i suoi ad arruolarsi nelle Sue schiere, ad armarsi spiritualmente di preghiere, di sacrifici, di opere buone.

Sono tempi in cui dimostrare da che parte stiamo ma se ci guardiamo intorno vediamo solo tiepidezza e grigiore, non fervore e “colore” spirituale.

Coraggio, rispondiamo all’amore di Dio e alla chiamata di questo tempo, perché la Madonna ha bisogno di noi.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

“LA CHIESA E’ INDISTRUTTIBILE” – Puntata 1″

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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Trionfa in Francia la rivoluzione dei diritti omicidi

GIULIANO FERRARA  04 FEB 2024  IL FOGLIO

L’Assemblea nazionale mette in Costituzione l’aborto: un omaggio blasfemo all’amor proprio, nella sua versione seriale, massificata. Che infinita vergogna, che campione perverso dell’ideale di laicità, che delirio irreligioso 

Maggioranza schiacciante, appena due dozzine di no, l’Assemblea nazionale francese mette in Costituzione la ghigliottina per i bambini concepiti ma non ancora nati, l’aborto o interruzione volontaria di gravidanza. Questo sarebbe il compimento della patria rivoluzionaria dei diritti, sotto l’egida (e mi dispiace ma era prevedibile) di un presidente che non osa dirsi liberale ma in economia e società lo sarebbe pure, salvo allearsi con la più massiccia, travolgente ondata di conformismo lugubre e trasversale, niente più distinzioni politiche o ideologiche o culturali, niente discussione, si fa perché si può, si deve perché il corpo è mio, anche quello di un altro che ho concepito io con l’aiuto determinante e condiviso, come si dice ora, di un maschio, sotto lo schermo ormai evanescente del piacere e dell’amore. Se in Francia fosse sopravvissuto, oltre il velo della chiacchiera intelligente, un poco del potente e amaro moralismo del Grand Siècle, del Seicento, i deputati di Palais Bourbon avrebbero saputo che questo premio alla filosofia dei diritti cosiddetti è solo un omaggio blasfemo all’amor proprio, nella sua versione seriale, massificata, obbligata. 

La Rochefoucauld: “L’amor proprio è amore di sé e di ogni cosa per sé; rende gli uomini idolatri di sé stessi, e li renderebbe tiranni degli altri se la fortuna ne desse loro i mezzi; non indugia mai fuori di sé, e si sofferma su argomenti estranei come le api sui fiori, per trarne ciò che gli è necessario. Nulla è più impetuoso dei suoi desideri, nulla è più segreto dei suoi progetti, nulla più astuto della sua condotta; le sue sottigliezze non si possono descrivere, le sue trasformazioni superano quelle delle metamorfosi, le sue finezze quelle della chimica. Non si possono sondare le profondità né penetrare le tenebre dei suoi abissi. Là è al riparo dagli occhi più perspicaci; egli vi compie mille giri viziosi. Spesso è invisibile anche a sé stesso, vi concepisce, vi nutre, vi alleva, senza saperlo, un gran numero di affetti e di odi; ne forgia di così mostruosi che, quando vengono alla luce, li rinnega o non può risolversi ad ammetterli”.

L’idolatria di sé stessi, il maschio irresponsabile e complice e la femmina che si fa vittima e carnefice della sua libertà, la Costituzione che taglia ogni obiezione di coscienza possibile, stabilisce anzi l’obbligo di coscienza a uccidere futuro e sopravvivenza, una metamorfosi dell’orrore, un cinismo e un desiderio spietati di appagamento a spese della vita, impetuoso, segreto, astuto, sottile, chimico, carico d’odio, vizioso, invisibile anche a sé stesso: tutto è già stato scritto, mancava solo la sanzione costituzionale in nome della fraternità, dell’eguaglianza e naturalmente della libertà. Che infinita vergogna, che schifo, che condanna a morte di un’intera sensibilità e cultura, che campione perverso dell’ideale di laicità, che delirio irreligioso. E non ci saranno vescovi e parroci e beghine sante e intellettuali a fare le barricate, né popolo né i suoi eletti né partiti insorgeranno in nome dell’ovvio scientifico, della fotografia banale di un bambino cromosomicamente puro e unico destinato al macello. La rivoluzione dei diritti omicidi ha trionfato, l’intendance suivra. 

Medjugorje senza apparizioni della Madonna diventerebbe un cimitero

Caro Padre Livio,

sono ascoltatrice da sempre di Radio Maria e frequentatrice di Medjugorje. Ad ambedue devo moltissimo per la mia vita spirituale,

Faccio riferimento al suo recente  editoriale “La prova di fede per i figli della Gospa”, nel quale  sostiene che a Medjugorje ci sono anche quelli che, come pare sostenere la Commissione  Ruini,  credono che le apparizioni si siano concluse dopo la prima settimana, dopo di che ci sarebbe solo una grazia non precisata, ma senza apparizioni, senza messaggi e senza segreti.

Cosa dovremmo concludere? Che i veggenti siano degli impostori, che i messaggi siano confezionati da loro o dai frati  e che i segreti siano uno spauracchio inconsistente?

Perché Lei non affronta questa critica devastante, che pure ha meritoriamente  segnalato nel suo editoriale?

Grazie per il suo lavoro onesto e instancabile.

Ave Maria

Lidia di Como


Cara Lidia,

mi permetta di precisare che se io non cito la Commissione Ruini dipende dal fatto il suo testo finale su Medjugorje non risulta sul sito ufficiale  della Santa Sede.

Come potrei fidarmi di giornalisti che ne hanno pubblicato brani non si sa da chi ricevuti?

Però è vero che a Medjugorje, anche fra gli abitanti, specialmente quelli arrivati negli anni successivi, non mancano quelli che credono a questa bizzarra  ipotesi, campata per aria, senza nessuna prova e, per questo, gravemente diffamatoria verso i veggenti, oltre che oltraggiosa verso la Madonna.

Quello che mi colpisce è l’accecamento di alcune persone del luogo che si illudono che, in ogni caso, i pellegrini arriverebbero anche se non ci fossero le apparizioni.

Evidentemente credono che i pellegrini siano degli sciocchi. La gente, gli italiani in particolare, vengono a Medjugorje perché ci sono le apparizioni e ci sono i veggenti con i quali, se possibile, poter parlare.

Se mancasse questo starebbero a casa loro. Ci sono migliaia di santuari mariani e pure centinaia di castelli  spettacolari in Italia.

Immaginare una Medjugorje senza apparizioni, senza veggenti, senza messaggi e senza segreti significa trasformare Medjugorje in un cimitero.

Questo però non avverrà mai, perché la Madonna c’è e lo  ha dimostrato tutte le volte che è stato necessario.

In ogni caso mi permetto di osservare che, ferma restando la elezione della Parrocchia, non si può restringere l’azione della Madonna  entro i confini parrocchiali, perché la “Gospa” appare in qualsiasi parte del mondo dove si trovino i veggenti, i quali potrebbero anche andare ad abitare altrove, come è il caso di Marija in Italia e di Ivan negli Stati Uniti. Ambedue hanno il doppio passaporto. La stessa Vicka abita fuori dalla Parrocchia  e frequenta quella in cui ha la residenza.

Non so se è casuale che i tre veggenti con le apparizioni quotidiane abbiano le famiglie che abitano fuori della circoscrizione parrocchiale di Medjugorje. So però che la Madonna cura molto anche i particolari.

Per completare il quadro tutt’altro che statico, si potrebbe osservare che Mirjana non è di Medjugorje ma è nata e cresciuta a Sarajevo, dove per anni ha avuto le apparizioni quotidiane.

Chi vivrà vedrà. La mia esperienza mi dice che mettersi contro la Madonna è sempre molto pericoloso. D’altra parte i primi due segreti riguardano Medjugorje e non sono una cosa piacevole ha detto Mirjana.

Non ci resta che attendere l’annuncio del primo segreto che, forse, è più vicino del previsto. Voglio vedere se, chi non crede alle apparizioni, resterà impavido sul posto fino al terzo giorno.

Ave Maria

Padre Livio

DALLA NOSTRA CAPPELLA PADRE LIVIO COMMENTA IL VANGELO FESTIVO

«Odio verso gli ebrei, peccato contro Dio» Il Papa: insieme per la pace in Terra Santa

Francesco è preoccupato per la crescita dell’antisemitismo. «Il mio cuore è vicino a israeliani e palestinesi. Lavoriamo uniti per aprire orizzonti di luce per tutti»

NELLO SCAVO Avvenire – Inviato a Gerusalemme- 4 Febbraio 2024

«Insieme a voi piangiamo i morti, i feriti, i traumatizzati, supplicando Dio Padre di intervenire e porre fine alla guerra e all’odio». È una lettera accorata quella di papa Francesco a Karma Ben Johanan, teologa del dialogo ebraicocristiano, che fu tra le promotrici di un recente appello al Pontefice, sottoscritto da circa quattrocento tra rabbini e studiosi, per il consolidamento dell’amicizia ebraico-cristiana dopo i crimini di Hamas del 7 ottobre e la guerra a Gaza.

Non è una missiva di circostanza. La lettura del testo integrale (disponibile sul sito di “Avvenire”) mostra il Pontefice ribadire in modo definitivo quanto «il cammino che la Chiesa ha percorso con voi, antico popolo dell’alleanza», si fonda sul rifiuto di «ogni forma di antigiudaismo e antisemitismo, condannando inequivocabilmente le manifestazioni di odio verso gli ebrei e l’ebraismo come peccato contro Dio». Parlando a nome dei cattolici, papa Francesco esprime la preoccupazione « per il terribile aumento degli attacchi contro gli ebrei in tutto il mondo. Avevamo sperato che “mai più” sarebbe stato un richiamo sentito dalle nuove generazioni, ma ora vediamo che il cammino da percorrere richiede una collaborazione sempre più stretta per sradicare questi fenomeni».

Dalla Terra Santa è giunta la prima reazione. «Siamo profondamente grati per la fiducia e lo spirito di amicizia con cui il Papa, e con lui l’intera Chiesa, ha voluto riaffermare la speciale relazione che unisce le nostre comunità, cattolica ed ebraica», ha commentato la teologa israeliana come riporta una corrispondenza dell’Osservatore Romano proprio da Gerusalemme. « Il mio cuore è vicino a voi, alla Terra Santa, a tutti i popoli che la abitano, israeliani e palestinesi, e prego perché prevalga su tutti il desiderio della pace. Voglio che sappiate che siete vicini al mio cuore e al cuore della Chiesa», ha scritto papa Francesco «ai fratelli e alle sorelle ebrei di Israele». Il testo del Pontefice, in inglese, reca la data del 2 febbraio. E a quasi quattro mesi di conflitto papa Francesco invita a non slegare quanto sta accadendo in Israele e Palestina dal resto del mondo. «Stiamo vivendo un momento di grande travaglio. Le guerre e le divisioni si moltiplicano in tutto il mondo. Siamo veramente, come ho detto qualche tempo fa, nel mezzo di una sorta di “guerra mondiale a pezzi”, con gravi conseguenze sulla vita di molte popolazioni».

E come è accaduto già con il conflitto ancora irrisolto in Ucraina, ancora una volta «bisogna constatare che questa guerra – scrive il Pontefice – ha prodotto anche atteggiamenti divisivi nell’opinione pubblica mondiale e posizioni divisive, che talvolta hanno assunto la forma dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo. Non posso che ribadire ciò che anche i miei predecessori hanno più volte chiaramente affermato: il rapporto che ci lega a voi è particolare e singolare, senza mai oscurare, naturalmente, il rapporto che la Chiesa ha con gli altri e l’impegno anche nei loro confronti».

Ma il messaggio è anche un modo per offrire una possibilità in più alla pace, seguendo la strada maestra dell’amicizia e della cooperazione. « In tempi di desolazione, abbiamo grandi difficoltà a vedere un orizzonte futuro in cui la luce sostituisca le tenebre, in cui l’amicizia sostituisca l’odio, in cui la cooperazione sostituisca la guerra. Tuttavia, noi, come ebrei e cattolici, siamo testimoni proprio di questo orizzonte ». Ecco perché la regione che dal Giordano volge al mare ha un valore non

solo simbolico nella storia e nella geopolitica. « Dobbiamo agire – insiste il Papa –, partendo innanzitutto dalla Terra Santa, dove insieme vogliamo lavorare per la pace e la giustizia, facendo tutto il possibile per creare relazioni capaci di aprire nuovi orizzonti di luce per tutti, israeliani e palestinesi».

« Abbiamo ancora molto da fare insieme per assicurare che il mondo che lasciamo a coloro che verranno dopo di noi sia un mondo migliore – riconosce infine papa Francesco –, ma sono sicuro che saremo in grado di continuare a lavorare insieme verso questo obiettivo».

Non un “messaggio” di saluto fine a se stesso, dunque, ma una proposta di cooperazione su basi comuni. Perciò la teologa Karma Ben Johanan esprimendo gratitudine al Pontefice, ha voluto accogliere l’invito: «Siamo pronti a collaborare perché si eliminino odio e violenza e si aprano le porte a una vera pace per tutti noi che viviamo in questa terra: ebrei, cristiani e musulmani. Ci uniamo ai cristiani nella convinzione che le religioni possono essere forza creativa capace di aprire sentieri che altrimenti rimarrebbero chiusi».

Il ‘genocidio’ universale del popolo sovietico

di Stefano Caprio 4 Febbraio 2024- Asia News

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria della Shoah a livello internazionale, per la Russia è anche la Memoria della fine dell’assedio di Leningrado. Così oggi l’Olocausto viene reinterpretato dai russi non più come sterminio degli ebrei, ma come crimine nazista verso diversi popoli, a cominciare appunto dai sovietici. E nella versione kirillo-putiniana Mosca viene presentata come il bastione della difesa dal “genocidio egemonico” degli occidentali.

Nei giorni scorsi si è tenuto a San Pietroburgo un incontro tra Vladimir Putin e Aleksandr Lukašenko, per discutere delle prospettive dello “Stato unitario” tra Russia e Bielorussia, a cui i due presidenti vorrebbero unire anche l’Ucraina “de-nazificata”. A questo proposito è stata organizzata una cerimonia particolare, con l’inaugurazione di un grande complesso monumentale “In memoria dei pacifici abitanti dell’Urss – vittime del genocidio nazista negli anni della Grande Guerra patriottica del 1941-1945”, applicando per la prima volta in modo solenne il termine “genocidio” ai destini del “popolo sovietico”, l’archetipo dello Stato unitario che ora si vuole restaurare con le “operazioni speciali militari”.

Questa nuova concezione vuole anche sostituire tutta la retorica dell’Olocausto, che non viene più riferito agli ebrei, ora in disgrazia agli occhi dei russi in quanto rappresentanti dell’Occidente nemico nel conflitto con i palestinesi della Striscia di Gaza, questi sì associati alla nuova comprensione del “genocidio”. In una visione globale di contrapposizione tra i fronti di una Grande Guerra contemporanea, i russi si attribuiscono l’immagine non soltanto degli eroi della Vittoria, ma anche delle “vittime bisognose di Vendetta”, come osserva lo storico Konstantin Pakhaljuk su Novaja Gazeta Europa.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria dell’Olocausto a livello internazionale, per la Russia è anche la Memoria della fine dell’assedio di Leningrado, una vera tragedia e un reale atto di sterminio da parte dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale, con centinaia di migliaia di vittime degli scontri e della fame patita durante i 900 giorni del blocco della capitale del nord. Se ancora l’anno scorso Putin aveva incontrato i rappresentanti delle comunità ebraiche, parlando del significato universale dell’Olocausto del popolo ebraico, quest’anno non ha neppure accennato a nulla di diverso rispetto alle sofferenze del popolo sovietico, promettendo solennemente di condurre fino in fondo la lotta per lo sradicamento del “nazismo nel mondo contemporaneo, in ogni Paese e comunque esso si chiami”. Il riferimento non era soltanto all’Ucraina, ma a una visione del conflitto mondiale, anche con accenni espliciti ai Paesi baltici, nei confronti dei quali aumenta ogni giorno la tensione da parte della Russia. E pensare che il 27 gennaio fu stabilito dall’Onu nel 2005 proprio come atto di rispetto nei confronti della Russia, ricordando come in quel giorno del 1945 l’Armata Rossa aveva liberato il lager di Auschwitz dall’orrore nazista verso gli ebrei.

Oggi l’Olocausto viene reinterpretato dai russi non più come sterminio degli ebrei, ma come crimine nazista verso diversi popoli, a cominciare appunto dai sovietici. Questa è la tesi esposta nei giorni scorsi dall’Associazione russa storico-militare e dall’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze di Mosca, e risuonata anche nell’intervento dello speaker della Duma di Stato, Vjačeslav Volodin. Un intervento della portavoce del ministero russo degli esteri, Maria Zakharova, ha creato in questo senso uno scandalo diplomatico con Israele, ripetendo che “l’Olocausto non è soltanto una tragedia degli ebrei”, in quanto i nazisti uccidevano anche molte persone di altra nazionalità, e avvicinandosi quasi al negazionismo per cui non ci fu nulla di speciale contro gli ebrei, nell’insieme delle persecuzioni e dei massacri da parte dei nazisti.

Perfino i media russi sono apparsi impreparati rispetto a questa svolta interpretativa della “storia del genocidio”, pubblicando in questi giorni servizi tradizionali sulla storia dell’Olocausto degli ebrei, come ad esempio su Ria Novosti e Izvestija. La Rossijskaja Gazeta, giornale del governo di Mosca, ha scritto che i nazisti sterminavano “su base etnica solo gli ebrei e gli zingari”, e anche sui cosiddetti Z-social più accaniti nel sostenere la guerra del Cremlino non vi sono stati accenni al “genocidio del popolo sovietico”. Il Congresso ebraico russo ha tenuto la sua tradizionale Settimana della Memoria, con le manifestazioni al centro Kholokost, e perfino Putin ha inviato un saluto al Museo ebraico, che peraltro non è stato pubblicato sul sito ufficiale della presidenza. In compenso la stampa russa è insorta contro la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, per la sua dichiarazione sulla “liberazione del lager di Auschwitz da parte dei soldati dell’Unione”, senza specificare “dell’Armata Rossa”, quasi si trattasse soltanto di un’iniziativa russo-sovietica.

Del resto, l’abuso del termine “genocidio” è ormai evidente a varie latitudini, insieme alla marginalizzazione della tragedia degli ebrei. Per giustificare l’operazione militare speciale iniziata due anni fa, fu il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) a usare per primo la definizione di “genocidio del popolo ucraino” dovuto alle presunte persecuzioni dei russofoni nel Donbass. Il patriarca, che il 1° febbraio ha festeggiato i 15 anni della sua intronizzazione, ha usato più volte questa espressione in varie circostanze, soprattutto per denunciare il genocidio dei cristiani costretti a fuggire dal Medio oriente e dalla Siria, a motivo delle guerre islamiche. Il genocidio viene inteso come “sradicamento” di gruppi etnici, nazionali, culturali o religiosi, da estendere a ogni forma di politica coloniale che opprime e cancella le diverse identità.

La Russia con la sua storia imperiale e sovietica dovrebbe quindi essere uno dei massimi modelli di “genocidio colonialista”, mentre nella versione kirillo-putiniana essa viene presentata come il bastione della difesa dal “genocidio egemonico” degli occidentali. Gli anglosaksy pretenderebbero di imporre una visione del mondo e un sistema di vita preconfezionato e omologato, mentre i russi esaltano i “valori tradizionali” di ogni popolo e religione, ispirati dalla Ortodossia salvifica del Mondo Russo. Per sostenere questa teoria mitologica è necessario un continuo revisionismo storico, che ad ogni occasione propone una lettura diversa da quella degli avversari e dei loro sudditi. Il “genocidio del popolo sovietico” ha quindi la sua evidenza non tanto e non soltanto nel sacrificio di tante persone di fronte all’invasione dell’esercito hitleriano, ma nella forzata separazione tra russi e ucraini, tentata dai nazisti e riuscita agli americani dopo la fine dell’Unione Sovietica, anzi creando lo “Stato artificioso” dell’Ucraina sottomessa all’Occidente.

Il patriarca insiste su questa tentazione della divisione rileggendo anche i secoli precedenti, insieme ad altri esponenti della Chiesa russa, come ha fatto per anni il metropolita Ilarion (Alfeev, ora esiliato in Ungheria ad majorem Kirilli gloriam), scagliandosi contro gli “uniati” greco-cattolici come i veri ispiratori, fin dal 1600, del “colpo di Stato del Maidan” fomentato dagli occidentali. La demonizzazione e de-umanizzazione degli ucraini va di pari passo con la loro riduzione a capro espiatorio per le azioni dei “nazisti” e “fascisti” globali e collettivi, le nuove categorie di lettura della realtà contemporanea, a cui si associa perfettamente la descrizione rovesciata del conflitto tra israeliani e palestinesi. Il genocidio diventa così il “richiamo della foresta”, il fischio per addomesticare il cane rabbioso, un termine per attirare tutti coloro che provano sentimenti di rancore verso i padroni del mondo, che si sentono a propria volta emarginati e oppressi, quindi assolutamente adatti a diventare membri del mondo russo.

Le celebrazioni del giubileo patriarcale diventano allora una consacrazione della guerra “ortodossa”, intesa come reazione ad ogni attentato degli eretici simili agli iconoclasti dell’VIII secolo che negavano la raffigurazione di Cristo e dei santi, la cui sconfitta diede origine alla festa liturgica del Trionfo dell’Ortodossia, più volte richiamata da Kirill anche in relazione proprio alla guerra in Ucraina. Il sito ufficiale del patriarcato di Mosca presenta quindi le statistiche “trionfali” del patriarcato kirilliano, iniziato del resto quando la Russia putiniana cominciava le sue campagne contro i “genocidi” nelle terre caucasiche, invadendo parte della Georgia. Si proclama che “il territorio canonico della Chiesa ortodossa russa comprende 16 Paesi, e le sue parrocchie sono attive in altri 87 Stati, così che la Chiesa russa è oggi presente in 103 Paesi del mondo”. Dalle 159 eparchie del 2009 si è giunti alle 325 di oggi, aggiungendo i tre grandi esarcati del “lontano estero” in Europa occidentale, Asia sud-orientale e Africa, per un totale di 62 metropoli e 400 vescovi, il doppio di 15 anni fa, e un aumento dei sacerdoti da 30 mila a oltre 40 mila. Per non parlare dei monasteri, oggi oltre mille in tutto il mondo.

La Chiesa di Kirill è l’anima della Russia di Putin e Lukašenko, della “vera Ucraina” che torna alle origini della Russia, dei continenti “russificati” non più soltanto dalla lingua e dalla politica, ma dal rifiuto del “genocidio” non più del passato reale, ma di un futuro immaginario; un’icona sacra da dipingere a immagine e somiglianza di chi ne sarà padrone ed esarca.

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