Francesco è preoccupato per la crescita dell’antisemitismo. «Il mio cuore è vicino a israeliani e palestinesi. Lavoriamo uniti per aprire orizzonti di luce per tutti»

NELLO SCAVO Avvenire – Inviato a Gerusalemme- 4 Febbraio 2024

«Insieme a voi piangiamo i morti, i feriti, i traumatizzati, supplicando Dio Padre di intervenire e porre fine alla guerra e all’odio». È una lettera accorata quella di papa Francesco a Karma Ben Johanan, teologa del dialogo ebraicocristiano, che fu tra le promotrici di un recente appello al Pontefice, sottoscritto da circa quattrocento tra rabbini e studiosi, per il consolidamento dell’amicizia ebraico-cristiana dopo i crimini di Hamas del 7 ottobre e la guerra a Gaza.

Non è una missiva di circostanza. La lettura del testo integrale (disponibile sul sito di “Avvenire”) mostra il Pontefice ribadire in modo definitivo quanto «il cammino che la Chiesa ha percorso con voi, antico popolo dell’alleanza», si fonda sul rifiuto di «ogni forma di antigiudaismo e antisemitismo, condannando inequivocabilmente le manifestazioni di odio verso gli ebrei e l’ebraismo come peccato contro Dio». Parlando a nome dei cattolici, papa Francesco esprime la preoccupazione « per il terribile aumento degli attacchi contro gli ebrei in tutto il mondo. Avevamo sperato che “mai più” sarebbe stato un richiamo sentito dalle nuove generazioni, ma ora vediamo che il cammino da percorrere richiede una collaborazione sempre più stretta per sradicare questi fenomeni».

Dalla Terra Santa è giunta la prima reazione. «Siamo profondamente grati per la fiducia e lo spirito di amicizia con cui il Papa, e con lui l’intera Chiesa, ha voluto riaffermare la speciale relazione che unisce le nostre comunità, cattolica ed ebraica», ha commentato la teologa israeliana come riporta una corrispondenza dell’Osservatore Romano proprio da Gerusalemme. « Il mio cuore è vicino a voi, alla Terra Santa, a tutti i popoli che la abitano, israeliani e palestinesi, e prego perché prevalga su tutti il desiderio della pace. Voglio che sappiate che siete vicini al mio cuore e al cuore della Chiesa», ha scritto papa Francesco «ai fratelli e alle sorelle ebrei di Israele». Il testo del Pontefice, in inglese, reca la data del 2 febbraio. E a quasi quattro mesi di conflitto papa Francesco invita a non slegare quanto sta accadendo in Israele e Palestina dal resto del mondo. «Stiamo vivendo un momento di grande travaglio. Le guerre e le divisioni si moltiplicano in tutto il mondo. Siamo veramente, come ho detto qualche tempo fa, nel mezzo di una sorta di “guerra mondiale a pezzi”, con gravi conseguenze sulla vita di molte popolazioni».

E come è accaduto già con il conflitto ancora irrisolto in Ucraina, ancora una volta «bisogna constatare che questa guerra – scrive il Pontefice – ha prodotto anche atteggiamenti divisivi nell’opinione pubblica mondiale e posizioni divisive, che talvolta hanno assunto la forma dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo. Non posso che ribadire ciò che anche i miei predecessori hanno più volte chiaramente affermato: il rapporto che ci lega a voi è particolare e singolare, senza mai oscurare, naturalmente, il rapporto che la Chiesa ha con gli altri e l’impegno anche nei loro confronti».

Ma il messaggio è anche un modo per offrire una possibilità in più alla pace, seguendo la strada maestra dell’amicizia e della cooperazione. « In tempi di desolazione, abbiamo grandi difficoltà a vedere un orizzonte futuro in cui la luce sostituisca le tenebre, in cui l’amicizia sostituisca l’odio, in cui la cooperazione sostituisca la guerra. Tuttavia, noi, come ebrei e cattolici, siamo testimoni proprio di questo orizzonte ». Ecco perché la regione che dal Giordano volge al mare ha un valore non

solo simbolico nella storia e nella geopolitica. « Dobbiamo agire – insiste il Papa –, partendo innanzitutto dalla Terra Santa, dove insieme vogliamo lavorare per la pace e la giustizia, facendo tutto il possibile per creare relazioni capaci di aprire nuovi orizzonti di luce per tutti, israeliani e palestinesi».

« Abbiamo ancora molto da fare insieme per assicurare che il mondo che lasciamo a coloro che verranno dopo di noi sia un mondo migliore – riconosce infine papa Francesco –, ma sono sicuro che saremo in grado di continuare a lavorare insieme verso questo obiettivo».

Non un “messaggio” di saluto fine a se stesso, dunque, ma una proposta di cooperazione su basi comuni. Perciò la teologa Karma Ben Johanan esprimendo gratitudine al Pontefice, ha voluto accogliere l’invito: «Siamo pronti a collaborare perché si eliminino odio e violenza e si aprano le porte a una vera pace per tutti noi che viviamo in questa terra: ebrei, cristiani e musulmani. Ci uniamo ai cristiani nella convinzione che le religioni possono essere forza creativa capace di aprire sentieri che altrimenti rimarrebbero chiusi».