"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 94 di 186

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La rivolta di Prigozhin e i timori americani: una Russia senza Putin sarebbe ancora più pericolosa

A Washington si moltiplicano analisi e riflessioni sulle conseguenze delle mosse del capo dei mercenari. Ma lo Zar per Washington resta imprescindibile

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ALBERTO SIMONI

24 Giugno 2023 alle 07:16 : La Stampa

WASHINGTON. La Casa Bianca «monitora e consulta alleati e partner sugli sviluppi», recita una scarna nota diffusa da Adam Hodge, portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale, nel tardo pomeriggio americano quando a Mosca le strade sono bloccate e sono schierati i tank a presidiare il Cremlino.

Dietro le parole, però, a Washington si moltiplicano analisi e riflessioni sulle conseguenze delle mosse dello chef di Putin, al secolo Prigozhin, padre padrone della compagnia di mercenari della Wagner.

Sin dall’avvio del conflitto in Ucraina nel febbraio del 2022, l’Amministrazione Biden ha evitato di dare l’idea di voler un cambio della guardia a Mosca e quando Biden a Varsavia nel marzo del 2022 disse che «Putin se ne deve andare», fu ben presto smentito dai solerti funzionari Usa che precisarono che il cambio di regime non è la dottrina americana.

Negli ambienti diplomatici Usa, infatti, l’idea predominante è che con Putin bisognerà prima o poi trattare – e farlo mettendo Zelensky in posizione di forza è lo spirito del sostegno alla controffensiva ucraina – ma una Russia senza Zar Vladimir sarebbe oggi difficile da decifrare e persino più pericolosa. Non è un caso che nelle valutazioni dell’intelligence vi sia chi ricorda che cambiare regime significa essenzialmente due cose: il caos in primo grado e in secondo il rischio di precipitare ancora di più in una spirale nazionalistica. Mark Galeotti, analista e fra i massimi esperti di Russia a livello mondiale, pochi mesi fa in un colloquio con La Stampa ricordò come l’ipotesi di una Russia democratica fosse al momento una chimera tanto che «nemmeno i nipoti di Navalvy vedranno una liberal-democrazia». È in questo schema quindi che Putin resta per gli americani imprescindibile almeno a breve termine. Una Russia in preda al caos innescherebbe diverse reazioni. Il silenzio della Cina è letto, almeno in principio, negli Usa come quello di attesa. Ma non è detto che Mosca con nuovi condottieri o squassata dalle lotte di potere possa giovare agli interessi cinesi. Pechino però potrebbe anche approfittare di questo caos, nella notte infatti otto navi da guerra hanno attraversato lo Stretto di Taiwan.

Le mosse della Wagner – milizia nota già dalle prime azioni in Crimea nel 2014 – sono sotto osservazione da tempo e Washington ha preso contromisure. Anzitutto designando – gennaio 2023 – Wagner come una «organizzazione criminale transnazionale», e così sanzionandola. I dissapori fra vertici dell’esercito e Prigozhin sono noti da tempo all’intelligence Usa che in novembre aveva segnalato come dalla Nord Corea arrivavano armi direttamente a Wagner ma non ai russi. Quindi aveva espresso i timori per il ruolo accresciuto dei miliziani, arrivati a ricoprire ruoli al centro dello scacchiere bellico russo preminenti e superiori a quelli dei soldati regolari. John Kirby portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale aveva sintetizzato in un briefing in gennaio che Wagner «era un nuovo centro di potere».

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La marcia di Prigozhin: i 3 motivi per i quali la Wagner ha scelto Rostov per sfidare Putin

di Daniele Raineri-La Repubblica – 24 Giugno 2023

Una scelta strategica ma anche un messaggio politico: cosa si nasconde dietro la strategia del capo dei mercenari

24 GIUGNO 2023 ALLE 07:36 3 MINUTI DI LETTURA

Perché il capo del Gruppo Wagner, Evgenij Prigozhin, ha marciato su Rostov, città da un milione di abitanti nel sud della Russia, e non verso Mosca? Ci sono almeno tre motivi.

Il primo si può descrivere così: legittima difesa. La marcia su Rostov è una risposta emergenziale agli attacchi dell’esercito russo, perché Prigozhin sostiene che il ministro della Difesa di Mosca e suo principale nemico, Sergei Shoigu, da lì coordinasse le operazioni cominciate ieri sera contro il Gruppo Wagner.

A Rostov c’è il quartier generale del Distretto militare meridionale, una delle gigantesche sottodivisioni delle forze armate della Russia. Con l’occupazione – quasi senza sparare un colpo – della città i mercenari bloccano i raid con elicotteri e razzi ordinati da Shoigu contro di loro, guadagnano giorni di tempo, prendono l’iniziativa e si dice abbiano costretto il ministro a una rapidissima fuga in elicottero a Mosca. Inoltre con questo spostamento notturno i combattenti del gruppo Wagner si sono piazzati fra le strade e gli edifici di una città russa: un conto è bombardare i loro acquartieramenti isolati nel Donbass, un altro sarebbe ordinare bombardamenti aerei contro Rostov. Il primo ordine era accettabile, il secondo potrebbe creare problemi enormi dal punto di vista politico e del controllo dell’opinione pubblica.

Il secondo motivo si può riassumere così: scacco militare. L’area di Rostov è a ridosso del confine con l’Ucraina, è lo scalo da dove passa la maggior parte della logistica dell’esercito russo, l’invasione ordinata da Putin nel febbraio 2022 non può essere sostenuta per molto – e figurarsi essere vinta – senza il controllo pieno di quel territorio nella Russia meridionale. Con in mano Rostov e venticinquemila combattenti disposti a tutto – come ha dichiarato Prigozhin – può permettersi di negoziare quello che vuole. Il ministero della Difesa russo non ha le risorse pronte e la voglia per una battaglia urbana fratricida nelle strade di una città russa contro migliaia di veterani che hanno appena vinto la battaglia urbana violentissima di Bakhmut e sono sopravvissuti a nove mesi di combattimenti strada per strada. Quello della Wagner potrebbe essere un bluff, ma scoprirlo sarebbe troppo costoso.

La Difesa russa non avrebbe al momento neanche reparti all’altezza del compito, perché in questo momento il meglio delle forze armate è impegnato a tenere le posizioni e ad affrontare la controffensiva ucraina rafforzata da migliaia di mezzi Nato – a soltanto tre ore di automobile da Rostov. Cominciare a combattere contro il gruppo Wagner vorrebbe dire voltare le spalle ai soldati ucraini, un lusso che Shoigu oggi non può permettersi.

Anche su questo si basa l’azzardo di Prigozhin, che è arrivato così in alto anche perché è un calcolatore: il ministero della Difesa russa non può gestire due fronti, uno esterno e uno interno, e rischia una implosione in tempi rapidi in Ucraina. Se non ci sarà un compromesso, i soldati russi potrebbero essere travolti. È possibile che Prigozhin sia stato ispirato in questo suo affondo dalle recenti operazioni dei gruppi di combattenti russi anti-Putin che in questi mesi hanno compiuto incursioni prolungate nelle regioni di confine di Bryansk e Belgorod e che hanno dimostrato quanto è tenue il controllo dei soldati di Mosca in quelle zone. Se ci riescono loro con poche decine di volontari, deve avere pensato il capo della Wagner, cosa potrei fare io con migliaia di veterani armati e veicoli corazzati?

Il terzo motivo è questo: la marcia su Rostov e non verso Mosca, anche dopo avere considerato le evidenti difficoltà logistiche, è un messaggio politico. Prigozhin ha dichiarato guerra ai generali di Putin – che lui incolpa per la decisione catastrofica di cominciare l’invasione dell’Ucraina – ma non al presidente russo. Per ora il capo della Wagner vuole eliminare i generali e prendere il loro posto in un sistema che comunque sarebbe ancora governato da Putin. La sua è una rivolta contro un pezzo del potere moscovita, quello militare, non contro l’insieme. Si tratterebbe di un rozzo cambio della guardia vicino al fronte e non di un attacco al potere principale. In questo mezza rivolta e non rivolta intera c’è tutta la scommessa di Prigozhin: addossare al ministro della Difesa Shoigu e il capo di Stato maggiore, Valery Gerasimov, la responsabilità del fallimento dell’invasione, spazzarli via dalla scena ma non minacciare in via diretta Putin, negoziare una tregua con Kiev (ieri il suo discorso era pieno di allusioni a un compromesso possibile con l’Ucraina). I generali cattivi che hanno messo nei guai la Federazione russa con un conflitto inutile e poco saggio sparirebbero dalla scena, la vita potrebbe ricominciare. Si tratta, come si vede, di un azzardo inaudito

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Scontro totale con i vertici della Difesa: la strategia di Prigozhin e l’ultima carta della marcia su Mosca

di Fabrizio Dragosei-Corriere della Sera-  24 Giungo 2023

Per Putin la crisi più grave dall’insediamento. E i militari regolari simpatizzano con i mercenari

Fino ad ora il capo dello Stato aveva deciso di tenersi fuori dalla disputa in corso tra combattenti. Ora Vladimir Putin parla alla nazione e accusa Prigozhin di tradimento.

Evgenij Prigozhin ha deciso di lanciare i suoi agguerriti mercenari della Wagner in uno scontro totale contro i vertici della Difesa russa e ha capito che la posta in gioco è altissima. Assieme ai miliziani si è scontrato con le forze armate regolari del suo Paese, abbattendo alcuni elicotteri mandati contro di lui. Dall’Ucraina è arrivato a Rostov sul Don, sede del comando di tutta l’Operazione militare speciale, e ne ha preso il controllo: sede del comando dell’Esercito, uffici dei servizi segreti, eccetera. E ora, se non verranno da lui a trattare gli odiati vertici della Difesa, è pronto a marciare su Mosca.

Per Putin è certamente la crisi più grave dal suo insediamento al vertice del Paese nel Duemila. Ma per la Russia si tratta di una situazione che non ha precedenti dai tempi dello scontro a colpi di cannone nel 1993 tra l’allora presidente Eltsin e i ribelli del Soviet Supremo asserragliati alla Casa Bianca di Mosca.

Gli appelli ai miliziani perché si ribellino a Prigozhin non hanno avuto effetti, anzi è successo il contrario. Fino ad ora sono stati i militari regolari a simpatizzare con la Wagner o, addirittura, a passare dalla parte dell’ex cuoco di Putin. I wagneriani godono di una fama particolare. Sono certamente i più temuti combattenti e gli unici che hanno riportato successi in Ucraina. Sono ben armati e motivati. Difficilmente tradiranno il loro capo.

Reparti speciali sono entrati intanto nella sede della Wagner di San Pietroburgo mentre invece i tecnici informatici di Prigozhin nella cosiddetta fabbrica dei Trolls stanno lavorando sul web per appoggiare l’iniziativa del loro capo. Prigozhin aspetta a Rostov l’arrivo dell’odiato ministro della Difesa Shojgu e del capo di Stato Maggiore Gerasimov. Altrimenti potrebbe veramente marciare su Mosca.

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La lunga notte di Prigozhin. Occupa Rostov e lancia l’ultimatum: “Datemi Shojgu e Gerasimov o marcio su Mosca”. Putin schiera i tank. Tutto quello che sappiamo

di Rosalba Castelletti . La Repubblica – 24 Giungo

Il capo dei mercenari Wagner lancia la “marcia della giustizia”. Fsb e procura lo incriminano per “incitamento alla rivolta”. Il comandante Surovikin lo invita alla resa. Nella capitale massima allerta

23 GIUGNO 2023 – AGGIORNATO 24 GIUGNO 2023 ALLE 08:24 

È l’inizio del conflitto civile in Russia? Di un golpe? Di un ammutinamento? La risposta arriva dall’Fsb e dalla procura generale: per loro è “incitamento alla rivolta armata”.

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In un crescendo di audio virulenti pubblicati sul canale Telegram del suo ufficio stampa, il capo della compagnia militare privata Wagner Evgenij Prigozhin prima accusa le forze armate russe di aver bombardato i suoi accampamenti, poi annuncia di aver preso una decisione insieme al Consiglio dei comandanti dei mercenari: “Il male che porta la leadership militare del Paese dev’essere fermato. Coloro che oggi hanno fatto ammazzare i nostri ragazzi, coloro che hanno distrutto decine, molte decine di migliaia di vite dei soldati russi, saranno puniti”.

Un attacco diretto al ministro della Difesa Sergej Shojgu che, a suo dire, sarebbe fuggito “da vigliacco” da Rostov-sul-Don. Di più, una vera e propria dichiarazione di guerra. Seguita da un invito a “tutti quelli che ne hanno voglia” a “unirsi” ai suoi 25mila uomini per “porre fine a questa porcheria”. Poi la precisazione: “Questo non è un golpe militare, ma una marcia della giustizia”.

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Ma alle autorità russe la puntualizzazione non basta. Le accuse del sedicente “macellaio di Putin” sono senza fondamento. Lo dice il ministero della Difesa in uno scarno comunicato che per la prima volta nomina Prigozhin su cui da mesi era calato il silenzio di organi governativi e media di stampa: “Tutto falso. Si tratta di una provocazione informativa”.

E lo dice anche il Comitato antiterrorismo. Per l’Fsb Prigozhin ha “incitato alla rivolta armata” e va messo sotto processo penale. La procura lo incrimina. Rischia vent’anni di carcere.

Seguono gli appelli alla resa. Ne lancia uno anche il generale Sergej Surovikin vicino ai wagneriti: “Fermatevi prima che sia tardi”. Vladimir Alekseev si accoda. L’Fsb incalza: “Arrestate Prigozhin”. Ne prendono tutti le distanze. Il leader dei mercenari non ha alleati.

Tank nelle strade ma la tv tace

Vladimir Putin è stato informato. Si stanno prendendo le misure necessarie”, assicura il suo portavoce Dmitrij Peskov. A Rostov-sul–Don viene attivato il “Piano Fortezza”. Nelle strade del capoluogo del Sud e di Mosca appaiono i tank. Nella capitale vengono rafforzate le misure di sicurezza. 

Eppure la popolazione per un po’ resta all’oscuro dell’escalation. La tv non ne parla. Nessuno manda in onda il balletto del Lago dei Cigni come avvenne per tre giorni consecutivi durante il putsch dell’agosto del 1991.

Solo a notte fonda Pervyj Kanal, il Primo Canale, lancia due edizioni straordinarie per rilanciare l’incriminazione e poi l’appello di Surovikin. 

Tutto corre in Rete dov’è difficile dire dove finisca il virtuale e inizi il reale. La politologa Tatiana Stanovaja avverte: “Calmatevi tutti. Finora non si hanno prove convincenti che ci sia stato un golpe dei wagneriti e che Prigozhin stia guidando le sue colonne da qualche parte”.

La presa di Rostov-sul-Don

A tarda notte arriva un nuovo audio di Prigozhin: “Abbiamo attraversato il confine tra Ucraina e Russia. Le guardie di frontiera hanno abbracciato i nostri combattenti. Stiamo entrando a Rostov”. Ma non ci sono foto, video. Non c’è nessuna prova.

Resta l’incertezza, ma viene fugata nelle prime ore del mattino quando Wagner diffonde un video di Prigozhin nel quartier generale del Distretto meridionale delle forze armate russe che dice al viceministro della Difesa Junus-Bek Evkurov e al vice capo dello staff Vladimir Alekseev che “bloccherà la città di Rostov” e “andrà a Mosca” finché non “prenderà” il ministro Shojgu e il capo dello staff Valerij Gerasimov.

Rivendica anche il controllo di tutte le strutture militari, compreso l’aeroporto, ma soltanto per assicurarsi che l’aviazione venga usata contro gli ucraini e non contro i suoi uomini.

Prigozhin se la prende soltanto con la “leadership militare”, e non con Vladimir Putin, come se questo gli garantisse una scappatoia. Ma ha di fatto sfidato il regime stesso. L’autoproclamatosi “macellaio di Putin” ha firmato da sé la sua condanna a morte.

I silenzi di Putin

Per mesi il leader del Cremlino aveva taciuto dinanzi alle sue invettive. Come il video diffuso in mattinata in cui Prigozhin aveva accusato il ministro Shojgu di avere “ingannato” il Paese e lo stesso Putin trascinando la Russia nel conflitto contro l’Ucraina. 

Prigozhin smontava pezzo per pezzo i pretesti strombazzati dalla propaganda, e dal presidente, per giustificare l’intervento in Ucraina: non c’era stata nessuna “pazza aggressione” da parte dell’Ucraina, nessun suo tentativo “di pianificare un attacco con l’intera Nato”, nessun bisogno di “denazificare” e “smilitarizzare”.

L’operazione militare speciale, a suo dire, era “cominciata per ragioni completamente differenti”. Serviva innanzitutto a Shojgu “per entrare nella storia come un grande condottiere di Tuva, per diventare maresciallo e due volte Eroe della Russia”, e agli oligarchi che avevano “rubato alla grande nel Donbass, ma volevano di più”, ossia spartirsi l’Ucraina e nominare come presidente Viktor Medvedchuk.

Fin lì l’ennesima provocazione, la terza in tre giorni, dettata dal rifiuto di siglare entro il primo luglio il contratto che dovrebbe assoggettare i suoi “volontari” alla Difesa. Poi in serata l’escalation a cui nessuno riesce al momento a trovare una logica.

I motivi di Prigozhin

Neppure i suoi sostenitori. Tutti smarriti e confusi. Come l’ex consigliere di Putin Sergej Markov. Soltanto poche ore prima aveva assicurato più e più volte: “Prigozhin è assolutamente fedele a Putin”. Davanti alle notizie, prova a giustificare il leader di Wagner arrivando a ipotizzare un’operazione della Difesa ucraina, dello Sbu o dell’intelligence britannica per innescare il conflitto civile. Poi inizia a parlare di “presunto” Prigozhin e “presunto” Wagner.

Il politologo Sam Greene, ex direttore del Russia Institute del King’s College di Londra, dopo aver passato al vaglio le più svariate ipotesi si arrende: “Forse Prigozhin ha soltanto perso la testa”. Quel che è certo è che, se non l’ha persa, la sua testa potrebbe cadere presto.

LA MADONNA INVITA A PREGARE  PER  LA PACE

Lo ha fatto Venerdì sera nella  apparizione a Ivan  sul Podbrdo

Gli eventi in Russia stanno accadendo alla vigilia del 42.mo anniversario delle apparizioni della Madonna a Medjugorje e subito dopo il riconoscimento delle virtù eroiche di Suor Lucia di Fatima.


 GUERRA CIVILE IN RUSSIA

Quel rifiuto dei generali di sparare sui mercenari che ha spianato la strada alla cavalcata dei ribelli

di Gianluca Di Feo -La Repubblica – 25 Giungo 2023

Come nel 1991, i militari non hanno voluto colpire i loro concittadini. Questa è stata anche la scommessa del boss della Wagner: era convinto che non avrebbero puntato i cannoni contro i suoi mercenari, spesso amici personali

25 GIUGNO 2023 ALLE 01:09 3 MINUTI DI LETTURA

L’era di Putin potrebbe chiudersi nella stessa maniera in cui si è spento l’ultimo colpo di coda dell’apparato sovietico. Nell’agosto 1991, quando i carri armati occuparono Mosca e cercarono di soffocare il cammino dal comunismo alla democrazia, i paracadutisti dissero no all’ordine di sparare sulla folla. Un rifiuto che ha fatto fallire il golpe dell’Armata Rossa e segnato il trionfo di Boris Eltsin. Ieri è accaduto qualcosa di simile.

Le forze aerotrasportate, le uniche in grado di affrontare sul campo i guerrieri della Wagner, non hanno obbedito né al ministro della Difesa Shoigu, né al comandante in capo Gerasimov. In base al piano d’emergenza “Fortezza” scattato venerdì notte, toccava a loro proteggere la capitale. Invece non si sono mosse dalle caserme. E lo stesso hanno fatto le altre unità scelte, incluse le divisioni corazzate della Guardia: non hanno voluto fermare la corsa dei mercenari. A quanto risulta, l’Esercito russo non ha esploso un solo proiettile contro i ribelli: nelle strade della metropoli hanno preso posizione soltanto i miliziani della Rosgvardia, la Guardia Nazionale che non avrebbe mai potuto ostacolare i veterani di Bakhmut. Come nel classico copione di ogni putsch, i generali hanno atteso prima di scegliere con chi schierarsi. E la loro deliberata inerzia ha aperto una breccia nelle mura del Cremlino, tale da sancire l’inizio del tramonto di Vladimir Putin.

Militari fedeli 

Il presidente ieri mattina nel suo video messaggio ha evocato la «pugnalata alla schiena» della rivoluzione bolscevica del 1917, vista come un tradimento delle truppe impegnate nelle trincee contro la Germania. Un paragone che ha pochi punti di contatto con lo scenario odierno, a parte il conflitto in corso in Ucraina. Il fondatore della Wagner somiglia più a quei colonnelli delle milizie bianche che avevano fanti pronti a seguirli fino alla morte: figure come Roman von Ungern-Sternberg, detto il “Barone sanguinario”, che trasformò la cavalleria zarista nell’esercito privato per conquistare un regno personale in Estremo Oriente.

Come lui, Prigozhin ha contato sulla fedeltà assoluta e sulla superiorità bellica dei suoi guerrieri. Ma il fondatore della Wagner non è un avventuriero: ha pianificato con cura le sue mosse fino a infliggere uno scacco matto a Putin. E più che le gesta di Lenin, ha studiato a fondo proprio quello che è accaduto nell’estate del 1991.

Il golpe contro Gobaciov

In quei giorni incredibili, ministri e ufficiali devoti al comunismo decisero di stroncare la Perestrojka prima che l’Urss venisse cancellata. Arrestarono Gorbaciov e occuparono Mosca con i tank. Come Prigozhin, sapevano che il Cremlino era a conoscenza dei loro disegni e hanno giocato d’anticipo. Ma erano grigi funzionari di partito senza popolarità e avevano perso il contatto con la realtà del Paese: così fuori dal tempo da ignorare le regole moderne della propaganda. Davanti alla folla chiamata in piazza da Eltsin, hanno dato l’ordine di fare fuoco. D’accordo con il loro superiore Pavel Grachev, i due generali Viktor Karpukhin e Alexander Lebed disobbedirono e si unirono ai manifestanti: erano parà ed eroi della disastrosa campagna in Afghanistan, molto amati dai loro commilitoni. Sapevano che i soldati non avrebbero mai sparato sui loro vecchi fratelli d’armi.

Questa è stata anche la scommessa del boss della Wagner. Era convinto che gli ufficiali dell’Esercito non avrebbero puntato i cannoni contro i suoi mercenari, tutti ex militari e spesso amici personali, con legami di cameratismo rafforzati dai mesi di battaglie fianco a fianco nel Donbass. La narrativa di Prigozhin da tempo fa leva sul malessere nelle forze armate, mandate al massacro in Ucraina: lo ha ripetuto pure nel dialogo con i due generali diffuso ieri mattina sui canali Telegram che per tutto il giorno hanno sostenuto la sua impresa, parlando di oligarchi in fuga con i loro aerei privati e di ministri corrotti. Un azzardo ben calcolato, sorretto da lunghi contatti sotterranei, che gli ha permesso di impossessarsi dell’intera Rostov e del comando delle forze russe sul fronte ucraino, per poi proseguire praticamente indisturbato la cavalcata verso Mosca.

L’ipotesi Surovikin 

Solo gli elicotteri e gli aerei dell’Aviazione sono intervenuti, lanciando missili contro i camion sull’autostrada e subendo perdite significative. L’unica vera preoccupazione per la Wagner sono stati i ceceni della brigata Akhmat: gli spietati pretoriani di Kadyrov sono i soli in grado di tenere testa ai suoi mercenari. Forse non è un caso che Prigozhin abbia proclamato la ritirata proprio quando le avanguardie cecene sono arrivate a Rostov, ingaggiando un paio di scaramucce contro i suoi uomini: il rischio di una carneficina si era fatto concreto.

Adesso bisogna capire quali saranno gli effetti del raid che ha sconvolto la Russia. Il Cremlino sostiene che il comandante della Wagner andrà in esilio in Bielorussia, dove tra l’altro Lukashenko potrebbe avere molto bisogno del suo aiuto per soffocare i segnali crescenti di rivolte popolari. C’è però la convinzione che la contropartita si vedrà nei prossimi giorni, probabilmente con la rimozione del ministro Shoigu e del generale Gerasimov. Per la sostituzione di quest’ultimo circola già un nome, gradito anche ai mercenari: il generale Sergey Surovikin. Una nemesi paradossale: nell’agosto 1991 il capitano Surovikin è stato l’unico ufficiale che ha sparato sulla folla di Mosca, uccidendo tre dimostranti.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla coscienza

Cari amici,

non c’è dubbio che la voce della coscienza si faccia sentire quando siamo sulla via del male, quando non osserviamo i Comandamenti. È un invito alla conversione, che poi è il messaggio principale che ci ha dato la Regina della pace a Medjugorje.

A questo riguardo c’è bisogno di chiarire bene che cos’è la coscienza. Molti fanno appello a una propria coscienza di cui hanno delineato il profilo loro stessi e quindi non può essere oggettiva e corrispondente alla legge di Dio. Siccome la coscienza è quella che ci guida, possiamo definirla “la voce di Dio in noi”. Nella nostra mente abbiamo delle oscurità e nel nostro cuore ci sono le radici del male, la concupiscenza, e quindi c’è il rischio che questo grandissimo dono di Dio che è la coscienza venga offuscato e manipolato da noi stessi. In realtà, quando facciamo appello alla coscienza non pensiamo alla voce di Dio in noi perché non abbiamo provveduto a far sì che risuonasse nella sua chiarezza e nella sua grande autorità.

Non c’è dubbio che fra le caratteristiche della nostra anima spirituale immortale ci sia la coscienza morale come dono straordinario. Le attività del nostro spirito comprendono ovviamente l’intelligenza con cui possiamo comprendere le cose e, attraverso le creature, risalire al Creatore e con la quale possiamo aprirci alla divina Rivelazione. All’interno della fede possiamo esplorare le Verità rivelate, la prima potenza della nostra anima è proprio l’intelligenza spirituale che va proprio al di là delle cose materiali, anche dell’universo e arriva fino a conoscere Dio.

L’altra potenza è la libera volontà, grazie alla quale l’uomo decide di se stesso davanti a Dio e quindi è in grado di scegliere fra la via del bene e la via del male che abbiamo davanti a noi nel cammino della vita. Possiamo allora scegliere se percorrere la via di Dio che è quella della salvezza o quella della perdizione, che è quella del falsario.

A mio parere, un’altra potenza dell’anima che però non si identifica con l’anima perché trascende l’anima stessa, è la coscienza. Mentre l’intelligenza è una facoltà dell’anima ed è nostra, così come lo è la libertà, la coscienza è impressa nell’anima ma non è nostra. La coscienza è quel luogo dell’anima che Dio si è riservato per sé.

La coscienza è quella parte dell’anima che trascende l’anima stessa in quanto lì è impressa la legge morale naturale, ovvero i dieci Comandamenti. La coscienza è un patrimonio di inestimabile valore che abbiamo perché attraverso la coscienza Dio ci parla, ci esorta al bene, ci mette in guardia dal male, ci approva quando facciamo il bene e ci ammonisce quando facciamo il male.

Quando non seguiamo la voce della coscienza, allora, non seguiamo la voce di Dio. Quando la nostra coscienza risuona chiara (si chiama “coscienza retta”), bisogna sempre seguirla.

Dio ci ha dato questo patrimonio di cui disporre nel cammino della vita. A causa della presenza del peccato originale in noi e delle sue conseguenze come l’oscuramento della mente e l’inquinamento del cuore, la voce di Dio viene soffocata e manipolata. Da qui l’urgenza di far sì che la voce di Dio arrivi limpida, pura, chiara, alle orecchie del nostro cuore. Per fare questo ci vuole innanzitutto la retta intenzione, la volontà di ascoltare la voce di Dio e non il desiderio di accomodarla secondo i nostri comodi.

È chiaro che la voce di Dio ci rimprovera se commettiamo un’azione cattiva, succede che questo rimprovero interiore ci infastidisce e se non vogliamo cambiare vita non la stiamo ad ascoltare, anzi ci giustifichiamo e proviamo a manipolarla. In questo caso si tratta di coscienza falsa, non è più la voce di Dio ma è un inganno che ci si costruisce per non ascoltarla.

Che cosa dobbiamo fare allora affinché la coscienza sia sempre limpida? Innanzitutto, ci vuole il desiderio del bene, di voler essere uniti a Dio e amarlo. L’amore per Dio è il punto di partenza. Chi ama Dio vuole conoscere la Sua volontà e di conseguenza ascoltare la propria coscienza. Nel medesimo tempo bisogna evitare tutti quegli escamotages che usiamo per giustificare le nostre azioni quando non sono conformi alla coscienza.

È necessario allora il desiderio di formare una scienza retta.

Per non perdere la strada della rettitudine sono necessari dei punti di riferimento: la Parola di Dio, i Comandamenti, l’insegnamento della Chiesa, il padre spirituale.

Davanti a Dio diciamo: “Signore, desidero veramente fare la Tua volontà. Vieni in soccorso della mia debolezza. Se sbaglio, correggimi”.        

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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