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DOMENICA 17.ma DEL TEMPO ORDINARIO

Carissimi amici di Radio Maria Buona Domenica!
Che la Luce di Cristo Risorto illumini il mondo e il suo Amore rinnovi la faccia della terra.
Il Signore è più che mai vicino e presente in un momento in cui la storia umana è davanti al bivio della vita e della morte.
Che il tempo delle vacanze sia davvero un riposo per l’anima e per il corpo, in modo tale da ritornare rinfrancati e motivati nel compimento della nostra missione nella vita.
Oggi Gesù nel Vangelo ci introduce nella conoscenza del Regno di Dio, mediante parabole con le quali rivela il mistero che Lo riguarda.
Infatti il Regno di Dio è Gesù stesso, nella sua Persona divina unita alla natura umana, nelle sue azioni salvifiche e nella sue parole di vita eterna.
Noi siamo invitati a credere e ad entrare in questo mistero, in modo tale che la nostra vita sia sottratta alla potenza devastante del male e della morte e così essere una cosa sola con Lui che è la Via, La Verità e la Vita.
Gesù paragona il Regno di Dio a un tesoro nascosto in un campo. Uno lo trova, lo nasconde, e pieno di gioia vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Così è per noi quando incontriamo Gesù. E’ il tesoro della vita e non abbiamo bisogno di altro. Lo sperimentiamo quando ci convertiamo e ci rendiamo conto quanto fosse falsa e ingannatrice la vita senza Gesù.
Allo stesso modo Gesù paragona il Regno di Dio a un mercante che, trovata una perla preziosa, vende tutti i suoi averi e la compra. Così anche noi dobbiamo essere pronti a rinunciare a tutto per di essere di Gesù.
Infine Gesù paragona il Regno di Dio a una rete piena di pesci, dalla quale i pescatori scelgono quelli buoni e gettano via quelli cattivi.
“Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.”
Queste sono Parole divine che non si possono omettere, non si possono criticare e non si possono cambiare. Per salvarsi bisogna prenderle sul serio, perché pronunciate da Colui che è la Misericordia.
Ave Maria
Padre Livio
Vangelo
Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,1-15
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore
La semplicità del Perdono

Caro Padre Livio,
siamo come dei bambini, se qualcuno ci fa “qualcosa” non mangiamo per dispetto.
Questo schema di comportamento lo ripetiamo fino all’ultimo respiro.
Gesù ci chiede di perdonare perché è possibile, ma ogni volta che sento parlare qualcuno di perdono sembra che stia parlando di una cosa difficilissima. Inizia sempre così: sappiamo che Gesù ci chiede di perdonare ma anche che non è facile, oppure dopo una tragedia: in questi momenti capisco che non è facile. Ecc. .
Sarebbe meglio che chi non ha mai perdonato non parlasse di perdono.
La mia domanda è: avete mai provato a perdonare?
La mia seconda domanda è: cosa vi impedisce o vi rende difficile perdonare?
Poi faccio notare alcune cose.
La prima: quando non mangi il dispetto non lo fai alla mamma ma a te, privandoti del cibo.
Quando perdoni, sei tu che ti senti bene dopo e non l’altro. Non è l’altro che sta bene dopo che lo hai perdonato, ma tu che non provi più quei sentimenti brutti verso di lui. L’altro non c’entra nulla! Il perdono riguarda te, perché sei tu che starai bene dopo. Dobbiamo strofinarci bene gli occhi e non farci ingannare dall’altro. L’altro è sempre la scusa dei nostri “non posso” , “non ce la faccio”. Quando amiamo l’altro, quando perdoniamo l’altro siamo noi che sentiamo il nostro amore. Arriverà anche all’altro, ma prima di tutto riguarda noi.
Quel primo comportamento lo ripetiamo sino alla fine, sino allo sfinimento. Siamo noi le prime vittime se non perdoniamo. Quando non perdoniamo facciamo male prima di tutto a noi stessi.
Gesù disse: “il mio giogo è soave il mio carico leggero”. È leggendo questi versetti che mi sono deciso per il vangelo. Ho provato: e mi sono accorto che ciò che mi sembrava un giogo era soave e ciò che mi sembrava un carico pesante da sollevare era in realtà leggero come una piuma. Te ne accorgi dopo, solo quando decidi di sollevare quel peso. Solo quando ingannato dalla “difficoltà” di perdonare rimani bloccato nella rabbia, nel risentimento, nell’odio, nella vendetta, nel desiderio di giustizia, … Solo quando decidi di perdonare quel peso svanisce e una Pace mai provata prima scende su di te.
Il Perdono non è né facile né difficile, è una scelta.
La ringrazio di cuore. Elia
La presenza di Gesù

Carissimo, vorrei esprimere quello che da qualche tempo, con più chiarezza, mi pare di sentire con gran forza, e che mi sembra utile che anche i lettori del tuo Blog abbiano a conoscere: La presenza reale di Gesù è qualcosa che si potrebbe descrivere solo con la parola ” Meraviglioso”, che poi la parola in sé, anche se ne indica il senso intellettuale del termine, nello stesso termine rimane ancora ben poca cosa, è piuttosto una certezza dei sensi più sottili che pare abbiano a superare tutte le difficoltà, le complicazioni, le brutture che ci circondano o ci minacciano, e che vengono a turbarci nel solo posto ideale che abbiamo: il cuore, e che in tale luogo la presenza di Gesù-Dio, che anche la Vergine ci indica, è per noi fondamentale.
Poiché è nel cuore, prima che nella mente, che noi ci ricordiamo, fino a tralasciare il comprendere per sentire appunto “la presenza”. Il mondo oggi è tale che facilmente finisce per abbatterci, scuoterci come foglie al vento, ridurci all’insensibilità dell’indifferenza, farci recedere fatalmente dal legame indissolubile del solo unico Salvatore. Oserei consigliare ai fratelli di non cedere di fronte alle preoccupazioni mondane, e di non nutrire troppa paura, se non nella misura giusta che l’umano e l’umanità ci impone, per dovere di coscienza, ma per il resto questo forte sentire d’essere in compagnia di Gesù, dell’essere “AMATI” da Lui in ogni modo, soprattutto quando noi gli rendiamo onore nel nostro cuore senza angustiarlo troppo ( Egli conosce tutte le nostre debolezze, ma guarda pure con infinito impeto generoso il nostro sentirlo) fa si che riceveremo sempre la speciale grazia di riconoscerlo e testimoniarlo, preservandoci dagli accecamenti generali che stanno aleggiando sempre più oppressivamente su questo mondo.
C’è sempre un salmo che ci accompagna, Gesù non ci abbandona mai e io me lo ricordo e lo riconosco come la mia forza, esso dice:
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
Fate buone vacanze e riservatevi sempre ogni giorno, in un luogo del cuore, la presenza di Lui.
Ciao carissimo P. Livio, e sempre Ave Maria. Giuseppe
23. La Regina della pace Donna dell’Apocalisse

La figura biblica a cui la Regina della pace fa direttamente riferimento è la Donna vestita di sole del capitolo dodicesimo dell’Apocalisse. Non è da trascurare il fatto che, nella S. Messa della beatificazione dei due pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta, durante la quale è stato rivelato il terzo segreto, una delle letture scelte er il brano dell’Apocalisse, come a indicare una analogia fra il testo biblico e quello del segreto. Nessuno meglio di S. Giovanni Paolo II poteva cogliere un riferimento all’attuale momento storico, nell’attacco drammatico dell’ “enorme drago rosso” alla Donna vestita di sole. Infatti la beatificazione dei due pastorelli, nel cuore del grande Giubileo del duemila, coincideva col momento in cui la Regina della pace invitata alla consacrazione al suo Cuore Immacolato “ora che satana è sciolto dalle catene”.
Il Pontefice polacco meglio di qualsiasi altro era in grado di comprendere il ruolo anti-cristico svolto dalla Russia nel mondo, a causa della quale “molte nazioni saranno distrutte” e nel medesimo tempo il significato del crollo sorprendente e inatteso del comunismo, che la Madonna aveva preannunciato già nel primo anno delle apparizioni a Medjugorje. La prospettiva con la quale S. Giovanni Paolo II guardava al piano di pace di Maria da Fatima a Medjugorje è quella della guerra senza quartiere che il Drago combatte contro la Donna celeste, tentando invano di ghermirla. Il Pontefice era consapevole che il crollo delle ideologie del male, il nazismo e il comunismo, non aveva fermato azione del drago che, nel frattempo, era riuscito a sedurre il mondo con una ideologia ancora peggiore, “il nuovo totalitarismo”, una forma di pensiero che esclude Dio e ogni forma di trascendenza e fa dell’uomo il padrone del mondo.
Una ideologia, affermava con angoscia il Pontefice, che prelude a un peccato collettivo contro lo Spirito Santo. Infatti come è possibile ottenere la grazia della misericordia divina quando il mondo si è rinchiuso nel limite oscuro di una totale immanenza?
Il riferimento all’Apocalisse è esplicito nel modo stesso in cui la Regina della pace si presenta. Il suo capo è circondato da una corona di lucentissime stelle, particolare distintivo di Medjugorje, che non è presente in altre apparizioni dei tempi moderni. Inoltre la nuvola su cui la Gospa posa i suoi piedi, nascondendoli alla nostra vista, è un segno apocalittico che riguarda la seconda venuta di Cristo: “Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con grande potenza e gloria” (Mt 25, 30).
Mentre nelle apparizioni ordinarie porta una veste grigia, segno di penitenza, e un velo bianco, segno di pienezza di grazia, i medesimi sono splendenti d’oro nelle grandi solennità liturgiche. L’insieme dei segni indicano la presenza di Maria nello splendore della sua regalità, come colei che è inviata da Dio per la battaglia e per la vittoria. La Donna dell’Apocalisse e la Regina della pace sono le medesima persona e significano Maria e la Chiesa nel momento dell’attacco decisivo dell’impero delle tenebre.
Non vi è dubbio che il testo dell’Apocalisse non si riferisce solo a un momento particolare della guerra contro la Chiesa che continuerà fino alla fine del mondo. Tuttavia è ora che viene sferrato l’attacco più distruttivo, col quale satana tenta di impadronirsi del mondo.
Nel collegarsi ai segreti di Fatima la Gospa ha consegnato alla nostra riflessione una interpretazione del momento storico di un’intensità drammatica sconvolgente. Mentre nello scenario dell’Apocalisse ci viene mostrato il drago che, nel suo furore, cerca di divorare il bambino che sta per essere partorito e, non riuscendovi, si avventa contro la Donna, in quello del segreto di Fatima la descrizione è storicamente circoscritta e riguarda la via Crucis della Chiesa in un mondo in balia della potenza delle tenebre. La vera comprensione della storia è quella che viene dalla luce della fede.
La Madonna non fa analisi sociologiche o politiche degli avvenimenti dell’ultimo secolo, ma descrive quello che si vede dal cielo e che riflette ciò che accade sulla terra. La guerra, la distruzione e la morte imperversano in un mondo dove il disprezzo di Dio, l’odio e il peccato sovrabbondano, In questo quadro infernale la Chiesa, in unione col suo Salvatore, percorre la sua Via Crucis, fino in cima al Calvario, dove il sangue dei martiri viene raccolto in anfore e versate sulle anime per lavarle e riportarle in vita.
Questa è la chiave di interpretazione del nostro tempo sul quale si posa l’occhio della Madre per smascherare il piano infernale di satana e salvare le anime dalla rovina. La sua presenza come Regina della pace preannuncia una vittoria che salva il mondo dall’autodistruzione e apre la prospettiva di un tempo nuovo nella storia dell’umanità. Il quadro del segreto di Fatima, nelle sue tre parti, riguarda il secolo che abbiamo alle spalle nel suo drammatico svolgimento e nel medesimo tempo quello che abbiamo dinanzi. Il segreto di Fatima e quelli di Medjugorje fanno parte di un unico scenario del quale la Donna e il drago sono protagonisti.
Nel quadro dell’Apocalisse a prima vista sembra che la furia del drago abbia il sopravvento, tanto da costringere la Donna a cercare la fuga. Effettivamente la storia bimillenaria del cristianesimo ci attesta la presenza di una persecuzione incessante, che negli ultimi secoli ha preso i tratti drammatici di una soluzione finale. Ormai non si tratta più soltanto di tensioni fra la Chiesa e il mondo ma di un progetto volto a cancellare il cristianesimo e a distruggere la Chiesa.
La Gospa, in molti dei suoi messaggi, descrive con chiarezza e franchezza la gravità della situazione in cui si trova il mondo e i pericoli immani i che sta correndo. Ha ribadito in più occasioni che per un modo senza Dio non c’è né futuro né salvezza e che l’obbiettivo di satana non è solo quello di portare le anime alla rovina, ma anche quello di distruggere il pianeta sul quale viviamo. In altre parole l’angelo ribelle sta operando per mettere se stesso al posto di Dio e trasformare il mondo in una propaggine dell’inferno. Potrebbe la situazione essere più drammatica?
La Gospa non ama impaurire, ma non vuole che ci illudiamo, pensando che la conversione non sia necessaria e che si possa vivere felicemente nel peccato. Il quadro sarebbe senza speranza se fin dalla prima apparizione la Regina della pace non avesse sottolineato la sua regalità e la sua volontà di vittoria con la corona di dodici stelle che le circonda il capo. La Madonna è scesa in battaglia per affrontare il drago e per vincerlo. Non lo vuole fare da sola, ma insieme a noi e fin dal principio ci ringrazia per aver risposto alla chiamata.
La certezza della vittoria della Regina del cielo e della terra e l’avvento di un tempo di primavera dell’umanità è uno dei caratteri distintivi di Medjugorje e un elemento importante della sua credibilità, anche in contrapposizione al diffondersi assordante di messaggi che preannunciano la fine del mondo in un contesto di tenebre e di morte.
La venuta del Figlio dell’uomo sulle nubi del cielo è un segreto che rimarrà sigillato fino alla fine e solo i puri di cuore sapranno leggere i segni premonitori. Nessuno in terra conosce quel giorno e quell’ora e non sarà la Madonna colei che scenderà in campo per la battaglia finale, ma suo Figlio, che apparirà sulle nubi del cielo con potenza e gloria grandi per giudicare il mondo. La Madonna si è fatto presente come Regina per combattere il drago dell’incredulità, dell’odio e della guerra e per sconfiggerlo, assicurando al mondo un tempo nuovo, caratterizzato dalla pienezza della pace.
La Gospa è venuta con la corona regale per renderci certi della sua vittoria. Per questo, nel donarci i messaggi, ci ringrazia per aver accolto il suo invito. Nei momenti critici, quando sale la tentazione dello scoraggiamento, ci ammonisce ed esorta, perché la risposta alla chiamata permette il suo trionfo:
” Mio Figlio mi ha promesso che il male non vincerà mai, perché qui ci siete voi, anime dei giusti: voi, che cercate di dire le vostre preghiere col cuore; voi, che offrite i vostri dolori e sofferenze a mio Figlio; voi, che comprendete che la vita è soltanto un battito di ciglia; voi, che anelate al Regno dei Cieli. Tutto ciò vi rende miei apostoli e vi conduce al trionfo del mio Cuore” (02-11-2014).
Dio ascolta la preghiera delle mamme per i propri figli

Padre Livio carissimo su suo suggerimento rispondo a Clara di Reggio Emilia, da mamma a mamma. Io ho 4 figli giovani due maggiorenni e due minorenni, tutti sono stati educati cristianamente e sono cresimati, ma purtroppo non vanno più a messa, si sono allontanati pur essendo credenti, non passa giorno che non prego per loro, proprio insisto con fede come oggi ci ha detto lei padre Livio.
Un messaggio di speranza per tutte le mamme cristiane è quello che con le nostre preghiere insistenti e perseveranti possiamo chiedere la salvezza dell’ anima e del corpo dei nostri amati figli, se con la parola e le azioni non riusciamo a fare molto per i nostri figli c è solo la preghiera che ci può aiutare, tenendo presente che Dio più di noi desidera ciò che è il vero bene per loro.
Io non mi dispero sull’esempio di santa Monica. Coraggio a tutte le mamme, nulla potrà cancellare o distruggere l’amore di Dio, siamo stati redenti e riscattati a caro prezzo, queste preghiere sono molto gradite a Dio sono certa che egli ci ascolterà, tutte le forze del cielo sono con noi se sappiamo fare la differenza sulla strada che la Madonna ci sta indicando.
Bellissimo l’ultimo messaggio della madonna a Medjugorie… a me ha dato forza e coraggio, amore e speranza.
Cari saluti Anna dalla provincia di Avellino.
Pensiero Spirituale sull’importanza di vivere in grazia di Dio

Cari amici,
prima che i venti della secolarizzazione soffiassero così forte e spazzassero via quasi tutto, veniva trasmessa l’importanza di vivere in grazia di Dio. Nella catechesi ordinaria a bambini, giovani e adulti, la Chiesa esortava costantemente a vivere in grazia di Dio.
Vivere in grazia di Dio significa conservare nel proprio cuore il dono inestimabile della grazia battesimale. Con la grazia del Battesimo siamo diventati tempio dello Spirito Santo, siamo diventati Figli di Dio, siamo diventati tralci vivi uniti alla vite che producono frutti di vita eterna. Dal punto di vista soprannaturale siamo persone vive. Vivere in grazia di Dio significa vivere innestati a Cristo e avere da Lui la vita soprannaturale, cioè l’amore di Dio nei nostri cuori.
Questa esortazione è sempre stata una costante della vita cristiana e lo rimarrà sempre perché siamo uniti a Cristo come tralci che producono frutti per la vita eterna. Se non siamo uniti a Cristo, nessuna delle cose che facciamo ha in sé valore dal punto di vista soprannaturale. Staccati da Cristo siamo rami secchi; vivendo in stato di peccato mortale siamo come anime morte e tutto quello che facciamo (anche il bene) non ha valore per la vita eterna. La teologia, a questo riguardo, si rifà al Vangelo (Gv 15-5,6):
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Il tralcio secco che non produce frutti per la vita eterna è il segno dell’anima morta a causa del peccato mortale. Il peccato mortale è quel peccato che stacca l’anima da Cristo, la rende morta, ne fa un tralcio secco e quindi non produce frutti di vita eterna. Di qui l’importanza della prospettiva della vita eterna: una volta conservata la grazia battesimale dobbiamo impegnarci a conservarla perché è così che siamo tralci vivi, membra vive del corpo mistico. Ne consegue che, in stato di grazia, ogni cosa che viene fatta nella vita terrena ha un frutto per la vita eterna. Chi è in grazia di Dio si santifica in tutto ciò fa, che dice e che pensa in quanto è la luce della Verità che lo illumina, è la vita divina che lo vivifica ed è la forza di Dio che lo sostiene.
Purtroppo, specialmente oggi, è facile perdere la grazia battesimale grazie alla quale diventiamo figli di Dio, membri della Chiesa, tempio dello Spirito Santo. Man mano che cresciamo, cresce la consapevolezza dei nostri doveri, dei nostri impegni e dei nostri rapporti con Dio. Crescendo, consapevolmente prendiamo la via del male, ci rendiamo conto di che cosa significa peccare, tradire Cristo, non osservare i Comandamenti; in questo modo veniamo separati da Cristo.
Allontanandoci da Cristo diventiamo come fiori che appassiscono e muoiono. Così accade per noi, quando ci incamminiamo sulla via del mondo perdiamo lo stato di grazia perchè intraprendiamo uno stile di vita che esclude la preghiera e l’osservanza dei Comandamenti, che elimina ogni tipo di rapporto con Dio, in cui i vizi prendono il sopravvento.
Separandoci da Cristo diventiamo anime che dormono il sonno della morte. Di qui la grande importanza del Sacramento della Confessione grazie al quale viene ridonato lo stato di grazia, se lo si vive anche come processo di conversione, di revisione di vita e di impegno di una vita nuova.
Chi muore in uno stato di peccato, rimane eternamente separato da Dio.
Chi muore in stato di grazia, rimane eternamente attaccato a Dio.
La conversione è un’opera della grazia (unita alla nostra volontà) grazie alla quale prendiamo coscienza dello stato di peccato, prendiamo consapevolezza della Divina Misericordia, decidiamo di lasciare lo stato di peccato e di lavarci nelle acque purificatrici della Divina Misericordia e così, con l’assoluzione del sacerdote, riacquisiamo la grazia dell’innocenza battesimale. Grazie al Sacramento della Confessione torniamo ad essere tralci vivi che producono frutti per la vita eterna.
Arrivare a uno stato di grazia permanente non è cosa facile, specialmente per chi è un po’ debole e cede agli sbandamenti che talvolta si consolidano e portano a procedere tutta la vita sulla via larga della perdizione. Per moltissime persone ritornare in grazia di Dio è veramente la svolta della vita. La Madonna ha detto che l’umanità si è allontanata da Dio, ha rifiutato la fede e la Croce, il peccato sovrabbonda. Oggi, la chiamata alla conversione implica una risposta faticosa, dolorosa e generosa perché si tratta di cambiare vita, di recidere i legami del male, di tagliare la testa ai vizi e tenerli a bada. Decidere la conversione è sicuramente il frutto di un cammino che bisogna perseguire continuamente. Il combattimento spirituale interiore è continuo, è costante.
Per stabilizzarsi in grazia di Dio ci vuole tempo, ci vuole esercizio continuo, preghiera incessante e rinuncia costante.
È importante non scoraggiarsi perché la conversione, dopo, esige una stabilizzazione dello stato di grazia, cioè una capacità della buona volontà aiutata dalla grazia di dire no alle sollecitazioni del demonio e del mondo.
Anche quando ci si è stabiliti in grazia non si è lontano dai pericoli, non si è inattaccabili. Bisogna vigilare e pregare continuamente per non cadere in tentazione. Tutto questo processo di conversione e di ritorno alla grazia di Dio è possibile; certamente è un percorso doloroso ma allo stesso tempo è anche gioioso. Una volta ritornati a Dio è importante mantenere saldo questo legame, far in modo di non tornare indietro, lavorare interiormente perché sia indissolubile.
Quando ci si stabilisce in grazia la vita diventa più bella perché ci si sente più liberi interiormente, più gioiosi perché si gode di un pezzetto di Paradiso già sulla Terra. Proprio queste anime, però, sono quelle a cui satana punta di più perché è insaziabile la sua bramosia di sottrarre quante più anime a Dio. È importante allora la vigilanza continua, il combattimento spirituale interiore, la preghiera incessante che ci fortifica nella fede e alle rinunce che rinforzano la nostra volontà.
Il tempo dei Segreti non è lontano, dobbiamo allora entrarvi non solo in grazia di Dio ma consolidati nella grazia di Dio. La vera tentazione della fede sarà la seduzione, non facciamoci trovare impreparati e deboli. È adesso il tempo della fortificazione della fede e della santificazione della vita!
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
La perseveranza dei veggenti rende credibili le apparizioni di Medjugorje

Carissimo Padre Livio,
ammiro le sue granitiche certezze sulle apparizioni di Medjugorje che derivano in grande parte dal fatto che le ha seguite già dal 1982, come ci ha raccontato e che ha costantemente partecipato alle evoluzione di questo straordinaria epifania mariana fino ad oggi.
Tuttavia a chi non ha avuto la possibilità di una esperienza come la sua, quali elementi di credibilità proporrebbe per dissipare eventuali dubbi?
Mi permetta anche di chiederle se in tutto questo tempo lei non ha avuto qualche motivo di perplessità?
In fondo i molti cattolici che non credono a Medjugorje avranno pure qualche ragione.
Giuseppina di Bordighiera
Cara Giuseppina,
io sono andato a Medjugorje già ben disposto a credere alla apparizioni che mi sembrarono subito un fatto eccezionale da seguire.
Più sono entrato nel piano di Maria e più mi sono confermato nella mia certezza interiore che ha cambiato la mia vita.
A chi cerca sinceramente motivi di credibilità ne suggerisco uno dii buon senso:
Come fanno sei ragazzi a portare avanti una esperienza del genere per oltre 42 anni, perseverando fra tante difficoltà, senza mai contraddirsi, senza sbandamenti e sempre coerenti con la loro testimonianza?
Senza una regia soprannaturale tutto sarebbe finito il giorno dopo.
Ovviamente chi non vuol credere trova sempre qualche pretesto. Ma questo non tocca la certezza di chi crede e vive con gratitudine questa esperienza che trasforma la vita.
Ave Maria
Padre Livio
