"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 75 di 186

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“I Sacerdoti non hanno bisogno delle  vostre  critiche  ma  delle  vostre  preghiere” (Regina della  pace))

Caro Padre Livio,

mi permetto di disturbarla  perché, in  particolare  nel  Web, si moltiplicano  le  voci sedicenti “cattoliche” che criticano sempre  più  la  Chiesa e il  Papa,  a  volte  con aperta  ostilità.  Non  di rado  i medesimi attaccano  anche  Radio Maria e  Lei in  particolare,  sperando che risponda. Ma vedo che  Lei tace.  C’è  una ragione  particolare?

Con grande  stima e   affetto

Franca  di Treviso

Cara Franca,

una  delle  cose che  ho imparato nella  vita  è  l’inutilità delle  polemiche. Quindi le  evito, ma non  taccio.  

La Regina della pace  in 42  anni e  oltre  di presenza  a  Medjugorje non ha mai detto una sola  parola  di  critica alla  Chiesa, ma  ci ha insegnato in  numerosi messaggi ad amare  i nostri Pastori e  a  pregare   per loro.

A  capo dei nostri Pastori vi è  il Successore  di Pietro, per  il  quale le preghiere dei fedeli  sono  ancora   più necessarie.

Con la preghiera e la penitenza  si  costruisce la  Chiesa, con le polemiche si  gonfia se   stessi.

In ogni caso nessuno  è giudice  di  se  stesso e   alla  fine riceverà  in  base  a quello  che avrà seminato.

Ave Maria

Padre  Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Un passo consolante (da Gesù a Suor Maria  Consolata Betrone) per chi,  essendo peccatore,  diffida di  potersi salvare

Caro Padre, 

direi in tema con Suo argomento di stamane, questo passo, tratto probabilmente da Appunti in coro. Diari di Suor Consolata Betrone, con responsabilizzante ma molto confortante insegnamento di Gesù …

Un caro saluto

Luigi

“Gesù a Suor Consolata Betrone

“Consolata, sovente anime buone, anime pie e molto spesso anime a Me consacrate, con una frase diffidente feriscono l’intimo del mio Cuore: “Chissà se mi salverò?” Apri il Vangelo e leggi le mie promesse. Alle mie pecorelle ho promesso: “Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano” (Gv 10, 28). Hai capito, Consolata? Nessuno può strapparmi un’anima.

Ma leggi ancora: “Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio” (Gv 10, 29). Consolata, hai capito? Nessuno può strapparmi un’anima… in eterno non periranno… perché Io dò ad esse la vita eterna. Per chi ho pronunciato queste parole? Per tutte le pecore, per tutte le anime. Perché allora l’insulto: “chissà se mi salverò?” se Io nel Vangelo ho assicurato che nessuno può strapparmi un’anima e che Io a quest’anima dò la vita eterna e quindi non perirà?

Credimi, Consolata, che all’inferno va chi vuole, cioè chi vuole veramente andarvi; perché se nessuno può strapparmi un’anima dalle mani, l’anima, per la libertà concessale, può fuggire, può tradirmi, rinnegarmi e passare quindi di propria volontà al demonio. Oh, se invece di ferire il mio Cuore con queste diffidenze, pensate un po’ più al Paradiso che vi attende! Perché non vi ho creati per l’inferno ma per il Paradiso, non per andare a far compagnia al demonio, ma per godermi nell’amore eternamente.

Vedi, Consolata, all’inferno ci va chi vuole andarvi… Pensa come è stolto il vostro timore di dannarvi: dopo che per salvare la vostra anima ho versato il mio Sangue, dopo che per un’intera esistenza l’ho circondata di grazie, di grazie e di grazie… all’ultimo istante della vita, quando sto per raccogliere il frutto della Redenzione e quindi quest’anima sta per amarmi eternamente, Io, proprio Io che nel santo Vangelo ho promesso di dare ad essa la vita eterna e che nessuno me le strapperà di mano, Me la lascerò rubare dal demonio, dal mio peggiore nemico? Ma, Consolata, si può credere a questa mostruosità?

Vedi, l’impenitenza finale l’ha quell’anima che vuole andare all’inferno di proposito e quindi ostinatamente rifiuta la mia misericordia, perché io non rifiuto mai il perdono a nessuno; a tutti offro e dono la mia immensa misericordia; perché per tutti ho versato il mio Sangue, per tutti!

No, non è la moltitudine dei peccati che danna l’anima, perché Io li perdono se essa si pente, ma è l’ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi dannare.

No, Consolata: il Padre mio che Me le ha date, le anime, è più grande e potente di tutti i demoni, sai! e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.

O Consolata, tu confida, confida sempre perché Io sono buono, sono immensamente buono e misericordioso e “non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul peccato mortale

Cari amici, il peccato mortale è un peccato che dà la morte all’anima, stacca l’anima da Dio. Come un armo staccato dall’albero diventa secco, così l’anima staccata da Dio si ammala e muore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che se uno muore in stato di peccato mortale senza pentirsi va nella perdizione eterna. Quali sono le condizioni per cui un peccato sia veramente mortale? A questo riguardo la teologia ha cercato di approfondire il concetto di peccato mortale e ha individuato tre condizioni per cui un peccato possa definirsi tale.

La prima condizione è la materia grave, ovvero che la cosa in sé abbia una gravità morale così come è stata evidenziata dalla Parola di Dio e anche dalla riflessione teologica. Per certi peccati è facile individuare la materia grave, come ad esempio l’omicidio, l’aborto, l’adulterio. Altre volte la materia grave è meno evidente. È materia grave certamente l’apostasia, l’abbandono della Religione cristiana per abbracciare quella atea del mondo d’oggi o addirittura per entrare in sette ideologiche molto lontane dalla fede cristiana. Oggi molti cristiani hanno abbandonato la fede e questo è certamente grave, anche perché l’abbandono si accompagna spesso al rancore che sfocia talvolta nel disprezzo e nell’odio. I peccati contro Dio sono gravissimi e non ci si rende conto che l’apostasia ne fa parte, pertanto non vengono confessati. Ci sono situazioni esistenziali di cui non percepiamo la gravità: l’abbandono della fede, le bestemmie, l’odio contro Dio, contro la Madonna, contro la Chiesa e i Cristiani.

La seconda condizione è la piena avvertenza. L’uomo è dotato di intelligenza con quale è in grado di capire la gravità di un peccato. Perché un peccato sia mortale, allora, bisogna essere consapevoli della gravità di questo peccato. Ecco perché Dio ci dice di non giudicare, non basta la materia grave a qualificare la perversità di una persona; ci sono gli orientamenti del cuore che solo Dio conosce, ci sono attenuanti esistenziali di educazione e forme debilitanti di carattere psicologico per cui la piena avvertenza molte volte non c’è. Basterebbe una deficienza di piena avvertenza per dire che un peccato, che pure è grave dal punto di vista della materia, sotto il profilo del giudizio di Dio ha una minore gravità. C’è differenza tra un peccato compiuto da una persona consapevole pienamente di quello che sta commettendo e il medesimo peccato commesso da una persona che non ha gli strumenti per comprenderne la gravità (e le conseguenze), è condizionata da tante pressioni, non è sufficientemente informata o istruita.

La terza condizione è il deliberato consenso, che riguarda la volontà. È difficile sapere fino a che punto la volontà è libera. Molte volte ci sono pressioni esterne di vario genere, condizionamenti nell’educazione e nei comportamenti, ma anche condizionamenti interni alla persona come malattie psichiche, disfunzioni debilitanti che condizionano il libero arbitrio. Il confessore può giudicare fino a un certo punto.

C’è, allora, una condizione esterna per giudicare la gravità di un peccato, che è la materia e su di essa si può umanamente giudicare se il peccato è mortale, anche se non sempre è possibile perché ci sono delle variabili da non trascurare. La Chiesa giudica in parte, ma il giudizio vero e totale appartiene a Dio.

Perché un peccato sia mortale queste tre condizioni devono esserci contemporaneamente, se ne manca una il peccato non porta alla morte dell’anima.

Non è facile commettere un peccato mortale, come diceva San Tommaso d’Aquino; se si tratta però di peccati che si ripetono è chiaro che man mano si arriva a toccare il fondo! Il peccato coinvolge, acceca, conquista il cuore e lo indurisce nel male per cui si rischia di entrare in uno stato di impenitenza. Ci vuole, allora la grazia della Conversione per iniziare a sentire la chiamata di Dio, l’inquietudine del cuore per far sì che una persona si metta in questione e inizi il cammino di Conversione.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

La croce dei nuovi martiri

Minacciati, cacciati, uccisi. Dall’Africa profonda all’Asia orientale, per i cristiani è un calvario senza fine

Di: Matteo Matzuzzi – Il Foglio
Data di pubblicazione: 30 Luglio 2023

Il nuovo rapporto di “Aiuto alla Chiesa che soffre” è lunghissimo: la situazione peggiora ovunque nel mondo, per lo più nel silenzio. Il dramma della Nigeria, il caso indiano

Mio Dio, è difficile essere incatenati e picchiati, ma vivo questo momento così come Tu me lo offri. E, nonostante tutto, non vorrei che ad alcuno di questi uomini, cioè i miei rapitori, venisse fatto del male”. Potrebbe sembrare una testimonianza delle grandi persecuzioni dei primi secoli, quando i cristiani, la “setta”, si ritrovavano a pregare di nascosto nelle catacombe e sovente finivano in pasto alle fiere nelle arene, per il divertimento e il godimento del pubblico lì assiepato, ebbro di vino, gioia e sangue altrui. Roba vecchia, insomma, da libri di storia o, più profanamente, da kolossal degli anni Cinquanta.

Invece, a parlare così, di prigionia, catene e botte, è una nostra contemporanea, suor Gloria Cecilia Narváez. Ha reso la sua testimonianza ad Aiuto alla Chiesa che soffre, tre mesi dopo la liberazione in Mali, dove era stata rapita da militanti islamisti e tenuta segregata, fra torture fisiche e psicologiche, per quattro anni e mezzo. I rapitori, racconta, s’infuriavano quando si metteva a pregare. Una volta, uno dei capi jihadisti la picchiò, chiedendole beffardamente “se quel tuo Dio ti fa uscire di qui”. Non aveva letto il Vangelo, non sapeva niente del “Salva te stesso” urlato dal ladrone in croce, evidentemente.

L’ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre 2020-2022, presentato nelle scorse settimane, è lunghissimo. Centoquarantaquattro pagine dettagliate, paese per paese. Un Calvario che attraversa tutto il mondo: le persecuzioni sono in aumento, e chi è perseguitato lo è per la fede. Ci sono più martiri oggi che nei primi secoli, ha detto tante volte Papa Francesco. Frase che è tutt’altro che uno slogan vuoto, ma che è radicata nell’evidenza dei fatti. Anno dopo anno, la situazione peggiora.

Se nel 2019 il Pew Research Center dimostrava – dati alla mano – che i cristiani erano il gruppo religioso più perseguitato al mondo, la World Watch List del 2022 di “Porte aperte” notava “cambiamenti di portata epocale nel panorama delle persecuzioni” a danno dei cristiani: per la prima volta in ventinove anni, tutti i cinquanta paesi in cui si commettono maggiori violazioni della libertà religiosa sono stati classificati con livelli di persecuzione elevati”. Aiuto alla Chiesa che soffre, intanto, presenta i numeri, che spiegano molto più delle parole: nel 75 per cento dei paesi esaminati, negli ultimi due anni si è registrato un aumento dell’oppressione o della persecuzione dei cristiani. In Africa, soprattutto, la situazione dei cristiani è peggiorata in tutti i paesi esaminati, con prove di forte aumento della violenza genocida da parte di diversi attori militanti non statali (incluse, ovviamente, le formazioni jihadiste). 

In medio oriente, le migrazioni hanno aggravato la crisi che già da tempo minaccia la sopravvivenza delle tre grandi comunità cristiane antiche in Iraq, Siria e Palestina. Più articolato il quadro in riferimento all’Asia orientale, dove l’autoritarismo statale ha rappresentato un fattore chiave nell’inasprimento dell’oppressione contro i cristiani in Myanmar, Cina, Vietnam. In altri contesti asiatici, il nazionalismo religioso ha contribuito all’aumento delle persecuzioni contro i cristiani: Afghanistan, India e Pakistan.

A guardare la mappa dell’Africa, si coglie la portata del dramma: se in Mali, Sudan, Eritrea, Etiopia e Mozambico la situazione peggiora, in Nigeria è lecito adombrare lo spettro del genocidio, pur con tutte le cautele del caso derivanti dai vincoli giuridici che limitano tale definizione. Scrive la Società internazionale per le libertà civili e lo stato di diritto che lì “tra il gennaio 2021 e il giugno 2022, sono stati uccisi oltre 7.600 cristiani”. Più di 5.200 quelli sequestrati.

 Nel solo 2021, sono stati registrati più di quattrocento attacchi a chiese e istituzioni a esse collegate. Il presidente dell’Associazione cristiana della Nigeria, Samson Ayokunle, ha parlato della “esistenza di un’agenda estremista militante per cancellare il cristianesimo”. E’ sufficiente citare due episodi: nel maggio del 2022, la lapidazione e il rogo della venticinquenne Deborah Samuel, rea di aver condiviso su WhatsApp messaggi “blasfemi”; a Pentecoste l’attacco nella chiesa di san Francesco Saverio a Owo, durante la messa: più di quaranta fedeli trucidati. Non si contano gli arresti per adulterio e apostasia. Fino al 95 per cento delle donne rapite e costretto a sposarsi è costituito da cristiane, “il che significa – si legge nel rapporto – che le violenze sono accompagnate dall’obbligo di convertirsi all’islam”.

Negli ultimi tredici anni, “le attività di Boko Haram hanno contribuito in modo significativo a raggiungere un totale di 75.644 nigeriani uccisi, di cui si stima che il 60 per cento sia costituito da cristiani e il 40 per cento da musulmani”. A ciò vanno sommate le violenze commesse dai pastori fulani, comunità a maggioranza islamica, spesso ritratti sbrigativamente come pastori esausti per la scomparsa e l’esaurimento delle terre per i pascoli.

La realtà è un po’ diversa: “Per quanto inizialmente questi scontri non fossero prettamente di natura religiosa, sarebbe tuttavia errato interpretare le violenze come semplici scontri fra pastori e contadini. Si tratterebbe infatti di un’interpretazione ingenua ed eccessivamente semplicistica di una situazione che è cresciuta e si è trasformata”. Significativo quanto detto dal vescovo di Kaduna, mons. Matthew Man-Oso Ndagoso. “Prima i mandriani erano armati di bastoni e archi, ora hanno i fucili Ak-47”. Solo negli ultimi tre mesi, nel silenzio pressoché dominante dei media occidentali, almeno 450 cristiani sono morti in attacchi condotti nella zona centrale del passe. La Nigeria non è, come s’è già visto, un caso isolato. L’Africa vive questa tensione tra un cristianesimo in rapida ascesa – in qualche caso “disordinata” – e l’aumento della violenza settaria, etnica e religiosa.

Di Burkina Faso non si parla mai, la maggior parte delle persone non sa neppure collocare questo paese sulla cartina geografica. Eppure, qui sta accadendo qualcosa che non ha niente da invidiare all’avanzata del Califfato islamico nel vicino oriente, anni fa. “In quasi tutta la nazione è all’ordine del giorno il terrorismo di matrice islamista”, diceva il vescovo di Kaya, mons. Théophile Nare.

 Terrorismo che agisce mediante “espulsioni della gente dai propri villaggi, rapimenti, sequestri, massacri contro la popolazione civile. Il territorio è controllato per quasi il sessanta per cento dagli attori di questa atroce tirannia. Ormai abbiamo un’associazione a delinquere nella quale l’estremismo islamico fa da copertura ai banditi, ladri e malfattori di ogni tipo”.

In Mozambico, il 6 settembre del 2022, la missionaria suor Maria De Coppi (83 anni) è stata assassinata a Chipene, nella diocesi di Nacala. Non contenti, i terroristi hanno distrutto il tabernacolo, incendiato la chiesa, la scuola, il centro sanitario, la biblioteca, i collegi maschile e femminile, i veicoli e le case dei sacerdoti e delle suore. In Eritrea, chi non fa parte delle quattro confessioni ufficialmente riconosciute dallo stato (la Chiesa ortodossa eritrea Tewahedo, l’islam sunnita, la Chiesa cattolica e la Chiesa evangelica luterana dell’Eritrea) può incorrere in arresti immotivati.

Nel carcere di massima sicurezza di Mai Serwa, a pochi chilometri da Asmara, almeno cinquecento persone sarebbero detenute a causa della propria appartenenza religiosa. Il servizio militare (minimo diciotto mesi) è obbligatorio per tutti i cittadini dai 18 ai 50 anni, non è ammessa l’obiezione di coscienza e chi si rifiuta per ragioni legate alla fede, è arrestato. Per ottenere la liberazione, bisogna “rinunciare all’affiliazione religiosa”.

Sono frammenti di una storia, che sarebbe impossibile qui riprodurre nella sua interezza. Tessere che però danno l’idea della tragedia che tanti cristiani soffrono. Anche nelle regioni meno alla ribalta delle cronache, come in certi paesi dell’Asia, dove l’autoritarismo statale limita “o persino soffoca” (sic) la capacità dei credenti di praticare liberamente la propria religione. Quanti sanno, ad esempio, che nelle Maldive “la continua oppressione statale costringe tuttora i cristiani alla clandestinità e che l’esposizione pubblica di simboli cristiani o l’importazione di Bibbie possono comportare l’arresto”? Qui, la Costituzione è chiara: un non musulmano non può diventare cittadino delle Maldive. Risultato: secondo le cifre ufficiali, il cento per cento della popolazione è fedele all’islam, nella realtà c’è “qualche centinaio di cristiani” condannato alla clandestinità. E’ illegale “l’esposizione in pubblico di simboli o slogan appartenenti a una religione diversa dall’islam”. Naturalmente, è vietato importare nell’arcipelago Bibbie e altra letteratura cristiana.

Il rapporto è severissimo con la Cina, con buona pace degli storici nostrani che su quotidiani e canali d’informazione vari spiegano come Pechino tenda mani che solo l’ottusità di quanti sono fedeli al princìpi non sanno toccare. La Cina, infatti, “continua a perseguitare e a tentare di controllare i cristiani e i membri di altri gruppi religiosi che non accettano la linea ufficiale del Partito comunista. Non sorprende pertanto che nell’analisi del Pew Forum sulle restrizioni imposte dalle autorità alla religione il paese abbia ottenuto il punteggio più alto di qualsiasi stato nazionale. Ma in Asia la situazione è resa più complicata dal connubio micidiale tra l’autoritarismo statale e il nazionalismo religioso.

L’India è il caso emblematico. Nel 2021, il Forum cristiano unito per i diritti umani ha registrato qui 505 casi di violenze e atti di odio – erano “solo” 279 nel 2020 – e 302 nei primi sette mesi del 2022. Il nord è l’area dove la violenza è più forte. La causa? Il moltiplicarsi di accuse di conversione; accuse sostenute dalle leggi che appunto sanzionano chi sceglie di convertirsi. Gli stati indiani che hanno progressivamente approvato leggi che vietano la conversione religiosa con l’inganno o la forza sono dieci. Nello stato di Madhya Pradesh, in base a tale legge sono stati arrestati 75 cristiani, solo nel primo mese di applicazione della normativa. Leggi che però non sono reciproche: a essere sanzionato è solo chi passa al cristianesimo o all’islam, chi invece sceglie di convertirsi all’induismo gode addirittura di vantaggi fiscali.

 La retorica anticristiana è determinata in primo luogo dalla narrazione secondo cui gli indù sono destinati a divenire minoranza, e ciò in seguito al censimento del 2015 che dimostrava come fossero scesi sotto la soglia psicologica dell’80 per cento della popolazione, per la prima volta nella storia. Nell’ottobre del 2021, i partecipanti a un raduno di massa sono stati esortati a uccidere i cristiani. Il leader religioso indù locale è stato chiaro: “Decapitate coloro che vengono per convertire”.

“LA GLORIA DI MARIA NELL’ ANNUNCIO DEI SEGRETI” – Puntata 47

☕️IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕️

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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Come si comporteranno i mass-media nel tempo dei segreti?

Buongiorno padre Livio,

lei non mi conosce ma io si e  non da poco. 

Di anni ne ho 62 ma è almeno da 34 che ci conosciamo a sua insaputa.

Ho conosciuto Medjugorje nel 1989 quando la mia vita era a un bivio importante; da quei giorni tante cose sono accadute nella mia vita !

Alti e bassi ma sempre con  Gesù compagno di vita,  con Maria sua madre  sempre pronta ad accompagnarmi , a consolarmi e confortarmi. Ora vado al sodo , ho seguito con tanta tanta commozione il 34esimo festival a Medjugorje dei giovani! 

L’ho seguito sulla tv in streaming e nonostante questo mi sono così calata in quel contesto che mi sono ritrovata in ginocchio in cucina davanti alla tv mentre cucinavo !

 Le celebrazioni hanno  avuto la presenza di 502 concelebranti…. dico una cifra che solo la Vergine Maria può riuscire a mettere assieme.

 Sbalorditivo.. la mia domanda è perché i tg non ne hanno dato nessuna notizia? Tutto il mondo era presente, grandi e piccoli da ogni angolo del pianeta… neanche una notizia?

Fa più notizia un concerto dei …..a San Siro ?? Le chiedo gentilmente una risposta Padre Livio, mi è davvero dispiaciuto che non sia stato dato nessun rilievo ( a parer mio s’intende) in alcun tg di quello che è accaduto in questi ultimi giorni di luglio a Medjugorje.

Ma se accadesse qualcosa di negativo allora sì che se ne parlerebbe, eccome…

Un abbraccio  a lei e tutta la grande famiglia di Radio Maria affezionata alla Gospa. 

Laura dalla Sardegna

Cara Laura,

i mass-media del nostro paese  ( o forse del  mondo intero) parlano della  Chiesa  cattolica quasi sempre  in termini negativi,  ed è  raro che  riconoscano almeno alcuni dei grandi meriti del passato  e  del presente. 

A mio pare  questo  è dovuto al fatto che  la proprietà dei media   più influenti nel mondo  è in  mano ai finanziatori del  “mondo nuovo senza Dio”,  che ritiene il Cristianesimo e la Chiesa una fase retrograda  della  storia umana  e quindi da  cancellare  con vergogna. 

E’ evidente  come  ci sia un  orientamento generale  dell’informazione in questo senso, in  particolare  in tutto l’Occidente,   come se ci fosse una  regia  transnazionale che dirige  il  pensiero globale.

Una schiera  impressionante  di lingue biforcute,  al  soldo dei padroni del  mondo,  popola non solo la  stampa  e la TV, ma anche i social di cui fra l’altro conosciamo i proprietari e le loro  idee.

Siamo di fronte a  uno schieramento apparentemente  invincibile,  che  “colonizza  i cervelli”,  giorno e notte,  e che stabilisce  che cosa  possiamo conoscere e  che  cosa dobbiamo pensare.

Tutto questo a me  appare sempre  più manifesto e mi chiedo come reagiranno i nuovi Faraoni quando  la Madonna scenderà in campo  preannunciando uno ad  uno i dieci segreti.

Quale  strategia useranno? Quali lavaggi di cervelli appronteranno?  Quale inganni escogiteranno?

Sarà  tutto vano.  Del  loro  potere non  rimarrà neppure  una traccia.

Ave  Maria

Padre  Livio

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

I  primi Nove Venerdì del  mese  per  i  propri figli

Buon giorno Padre Livio, 

A tutte quelle madri che giustamente in una ottica cristiana si preoccupano per la salvezza dell’anima dei propri figli, inviterei tutte a prendere in considerazione la pratica dei Nove primi venerdì  del mese, la promessa di Gesù sulla grazia della penitenza finale.

 Io li ho fatti fare a mia figlia, che adesso ha 14 anni, subito dopo la Comunione, così pure a mio figlio, che ha 11 anni, si appresta a fare l’ottavo qui ad agosto. Il momento giusto è quando sono piccoli ed il cuore, se ben educati alla fede, è ancora orientato su Gesù.

 Poi con la crescita si sa, è naturale, si presentano loro altri interessi, anche se la nostra preghiera, l’esempio, la testimonianza faranno sempre la loro parte nelle loro vite. I Nove primi venerdì del mese sono una grazia immensa in questi tempi tristi, dove basta alzare gli occhi e si vede il peccato ovunque, i figli sono esposti a pericoli molto gravi.

Non Le nascondo le difficoltà a portare avanti l’opera : e il calcio, e il Covid, e le gite…. Proprio il primo venerdì del mese… Il diavolo vedo che mi ostacola in tutti i modi, ma la Provvidenza è più forte, Dio mi assiste ed io sto riuscendo nell’opera…

 Bisogna crederci e mettere tutto nelle mani del Signore, Lui ci aiuterà e i nostri figli un giorno ci ringrazieranno nel vedere il grande regalo preparato per loro dal Cielo.

Ogni Bene, Laura

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

“  Il  mio libro di preghiere  a  Maria”

Buongiorno Padre Livio e buona Domenica.

Volevo dirle che ho acquistato il suo libro “Il mio libro di preghiere a Maria” ed è molto ispirato, mette la pace, è costruttivo e sto avendo tante conferme!

Questa mattina sono andata a Messa più serena e non vedo l’ora di continuare a leggerlo!

L’ho consigliato anche ad una mia amica e lo comprerà anche mia mamma.

Gesù e Maria la benedicano!

Chiara 

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