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Dopo “le cose terribili” dei segreti come potremo gustare il tempo di pace?

Buonasera padre Livio,
sono Roberta e le scrivo per ringraziarla in merito al suo operato che sta assumendo un valore sempre più importante e delineato per i tempi che ci attendono.
Grazie anche per accompagnarmi, insieme a Maria nostra Madre, nel lungo cammino della mia conversione e per essere presente anche in molti ricordi della mia vita passata quando, con mio figlio Emanuele ancora bambino, ascoltavamo la sua catechesi del venerdì sera nel lettone con le cuffiette, un ricevitore ciascuno. Che bello! ( sorrido)
Le espongo ora quello che a volte mi chiedo pensando ai segreti di Medjugorje che saranno, come detto da Maria a Mjriana “molte cose terribili”.
Chi di noi sopravviverà, come farà a condurre una vita di pace assaporando il trionfo del Cuore Immacolato di Maria?
Come supereremo i traumi inevitabili causati dalle cose terribili?
Saremo nella pace ma molto provati al contempo per tutto ciò che avremo vissuto noi o visto in coloro che vivono intorno a noi?
Qui sento che qualcosa e più di qualcosa mi sfugge, e che Maria anche in questo ci sorprenderà favorevolmente.
Lei che idea si è fatto? Grazie e mi scusi per la mia riflessione forse ingenua, al massimo le avrò strappato un sorriso.
Un abbraccio caro padre.
Roberta
Cara Roberta,
Nel tempo dei segreti accadranno “molte cose terribili” dalle quali però la Madonna salverà tutti quelli che desiderano salvarsi.
La battaglia è già in atto ed è quella descritta dall’Apocalisse, ossia fra la Donna e il Drago e i loro seguaci.
Tutti quelli che seguiranno la Madonna saranno nella pace e nella gioia, sia che vadano in Cielo sia che restino sulla terra.
Quelli che entreranno nel tempo della pace promessa porteranno con sé il ricordo delle meraviglie compiute da Dio nel tempo della battaglia e non cesseranno di glorificarlo.
Non ci ricorderemo delle “cose terribili” che satana avrà provocato, ma della onnipotenza d’amore con la quale Dio ci avrà salvato.
Vedremmo la Passione dell’umanità alla luce della sua Resurrezione e le nostre voci di lode saliranno incessantemente al Cielo.
No so se io avrò la grazia di partecipare a questa battaglia, ma la vostra preghiera potrebbe ottenerla.
In ogni caso sia fatta la sua santa Volontà.
Ave Maria
Padre Livio
LE INTERVISTE DI VICKA DI MEDJUGORJE SU RADIO MARIA (1, 6)

Vicka di Medjugorje ha tenuto in diretta su Radio Maria cinque interviste che sono un importante documento storico sulle apparizioni di Medjugorje e una testimonianza di profonda spiritualità mariana. Le pubblichiamo suddividendole in puntate.
La vita è un grande dono
Padre Livio: Senti Vicka, purtroppo da noi, forse da voi meno, c’è un problema ancora più grave ed è quello di molti giovani che in realtà non sanno neppure a che cosa serva vivere. Non comprendono il senso della vita e sperimentano un grande vuoto.
Vicka. Non vi è dubbio che la vita sia un grande dono. Dio ha donato la vita ad ognuno di noi. Se io sono nata c’è un motivo e se tu sei nato c’è un motivo. Così per ogni essere umano. Non esiste nessuna persona persa! Siamo noi che vogliamo perderci, ma Dio aveva e ha un progetto per tutti. Lui ha un programma di vita per ogni uomo. Io vorrei dire a tutti quelli che pensano che questa vita è senza senso che forse loro non si sono mai impegnati a vivere, non hanno fatto sacrifici, sono stati passivi e hanno aspettato tutto dagli altri. A me capita a volte di parlare con qualche giovane e una volta è venuta una ragazza di sedici anni che mi ha detto: “ Vicka sono stanca di vivere e voglio morire”. “ Ma scusa – le ho risposto – vuoi morire a sedici anni, proprio quando hai appena incominciato a vivere?. Tu non sai come la vita è bella e come è un grande dono….”
Il buio e la nebbia delle discoteche
Padre Livio: Anche la Madonna nei suoi messaggi parla della grandezza e della bellezza della vita quando è vissuta in amicizia con Dio.
Vicka: Ciò che la Madonna ha detto lo ripeto per mia esperienza personale e dico. “ E’ proprio bella, bellissima!” E’ davvero un grande dono di Dio. Ma noi dobbiamo mettere Dio a fondamento della nostra vita e poi organizzarla e impostarla per un fine.
Ma come fa a vivere un ragazzo che alla sera va in discoteca e rimane fino al mattino. Arrivato a casa dorme fino alla sera. Poi riparte di nuovo per la discoteca. Spreca la sua vita con quella musica, con quella droga, con tutta quella nebbia che è un buio che non gli fa vedere le cose belle. E’ normale che poi dica che la vita non è bella. Infatti non vede il giorno, ma solo la notte. Per lui il giorno si è cambiato in notte e la notte in giorno. Ma se ha perduto tutto, ciò è accaduto perché lui lo vuole. In realtà la vita è davvero un grande dono.
Quando uno capisce il valore della vita, allora dalla mattina a sera ringrazia Dio per ogni istante che gli dà durante la giornata, perché la vita è un grandissimo dono di Dio e noi dobbiamo accoglierlo e viverlo col cuore. Se uno fa così non dirà mai che la vita non vale nulla.
La vita si realizza nell’amore
Padre Livio: Ti faccio una domanda un po’ provocatoria. In ultima istanza a che cosa serve la vita? Perché si sta al mondo? Come risponderesti tu a un ragazzo che ti pone queste domande?
Vicka: Per capire il valore della vita occorre guardare a Dio. Allora ci è chiaro, come ho detto prima, che ognuno ha un suo compito da eseguire. A me, come a te, come a tutti Dio ha donato la vita perché realizziamo quel progetto che lui vuole. Ognuno di noi nel suo piccolo deve cercare di impegnarsi.
Ogni giorno noi incontriamo tantissima gente. Allora perché la tua vita sia utile devi guardare a chi ha bisogno di aiuto. Allora gli dai una mano, gli dai un sorriso, lo guardi, gli dici due parole. Oppure vai a visitare un malato o vai dove puoi essere utile. Così puoi vedere quanto la vita abbia un valore.
Noi dobbiamo cercare di amare e sforzandoci di amare gli altri conosciamo meglio noi stessi. Fino a che non guardiamo al prossimo, non possiamo sapere quanto siamo capaci di amare e quanto siamo pronti a fare per gli altri. Una persona che dice di aver mai amato e di avere neppure provato ad amare e che non sa che cos’è l’amore, quando però incomincia a sperimentarlo e a viverlo, allora questo amore diviene una gioia per la quale non c’è la fine. Per questo la Madonna ha detto che qui sulla terra noi siamo solo di passaggio, ma poi la vita continua.
Guardare al futuro con serenità
Padre Livio: Non c’è dubbio che per cogliere il valore della vita qui sulla terra occorre avere uno sguardo sull’eternità, diversamente i conti non tornano. Quello però che preoccupa è che molti giovani sono angosciati e hanno paura di affrontare il futuro. Direi che c’è in loro un blocco psicologico a prendere degli impegni duraturi.
Vicka: Sì è vero, ma perché hanno paura? Il motivo va ricercato nel fatto che si preoccupano troppo per delle cose che sono ancora lontane e che forse non verranno mai. La Madonna invece ci dice di non preoccuparci per il domani. Lei ci invita sempre a pensare a ciò che bisogna fare oggi, momento per momento.
Oggi moltissime persone pensano che è prossima la fine del mondo, oppure che è imminente qualche catastrofe o altro. Arrivano delle persone che mi dicono: “Vicka, ci saranno tre giorni di buio e poi nel duemila la fine del mondo” . “ E chi lo ha detto? – rispondo io – La Madonna? Dove? Qui? Questo io lo sento da voi. Non prestate ascolto a queste cose, non sono vere! La Madonna non parla mai per farci paura. Lei parla sempre per darci una speranza. Cosa succeda nel futuro Dio lo sa, ma noi dobbiamo avere nessun timore di guardare avanti.” Così con queste voci anche i giovani entrano in confusione e non sanno più che cosa fare.
Ma un giovane che affronta la vita giorno per giorno e va avanti un passo per volta non si lascia prendere dalla paura. La Madonna ci insegna che la paura non viene da Dio, ma viene sempre dalla parte opposta. Quando noi sentiamo che nel nostro cuore vi è la gioia, la pace e la tranquillità capiamo subito che tutto questo viene da Dio. Ma quando siamo disturbati e abbiamo dentro la rabbia o siamo presi da paure, allora tutto questo viene dalla parte di un altro (il demonio). In questo modo siamo subito in grado di capire la differenza. Così, carissimi giovani, se sentite la pace, allora accoglietela con tutto il cuore e andate avanti. Se sentite la paura, allora questo è un modo con cui Dio vuol farvi capire che dovete incominciare a impegnarvi o ad andare avanti senza timore a realizzare quello che avete incominciato.
La Madonna ci è sempre vicina
Padre Livio: Non dobbiamo dimenticarci che non siamo soli a percorrere il cammino della vita e che la Madonna ci accompagna e ci protegge.
Vicka: Ma Padre Livio Lei sempre ci protegge, ma non ti può proteggere quando tu non vuoi, capito? Se io voglio che La Madonna mi protegga, ecco che io credo che Lei è sempre qui con noi, anche in questo momento. Ma se uno non ci crede e non si affida, Lei come potrebbe aiutarlo se non vuole? Non si può giocare con la grazia. Lei è sempre vicina, ma dipende da noi chiedere il suo aiuto.
(Continua)
(Intervista a Vicka condotta da Padre Livio a Medjugorje il 3.8.1998 in diretta con Radio Maria)
L’ARMATA ROSSA E IL PARALLELO CON LE INGLORIOSE «AVVENTURE MUSSOLINIANE»

FRANCESCO PALMAS – Avvenire 8 Gennaio 2023
Una situazione sul terreno ingestibile e una saga di errori interminabile
Passerà alla storia come un’invasione.
La guerra russa contro l’Ucraina è una saga interminabile di errori militari.
Fin dall’inizio. Nel prepararla, gli strateghi moscoviti l’avevano impostata sulla base di due postulati fallaci: la fragilità strutturale del governo nemico e la debolezza della sua resistenza armata.
Sembra di sfogliare le pagine più ingloriose delle «guerre mussoliniane» (affermano in tanti), partito all’assalto della Grecia con mezzi inadeguati, nel momento peggiore dell’anno, fra l’autunno e l’inverno del 1940. Come il Duce, i generali di Putin si erano illusi di sbrigare la pratica velocemente, attaccando su più assi poco coordinati e prendendo la capitale senza colpo ferire. Pensavano forse ai trascorsi sovietici in Cecoslovacchia e in Afghanistan, risoltisi in guerre lampo, poi degenerate. Ma il passato li ha ingannati. Così facendo, hanno trascurato il principio di concentrazione delle forze e sguarnito le direttrici di avanzata. La guerra si combatte però in due e i comandi russi si sono rivelati affatto inadeguati.
Si sono sopravvalutati, fingendo di non sapere che le fortune di un esercito sono molto più che la sommatoria di carri e artiglierie. Sono soprattutto un fatto di uomini, capaci e competenti, e di sinergie armoniose fra le varie componenti. Nulla di tutto ciò si è visto in Ucraina, con un’aviazione quasi assente, un sistema di comando inorganico e una logistica latitante. Nel giro di pochi mesi, le batoste accumulate hanno bruciato quattro condottieri supremi. La nomina di Surovikin ha avuto finalmente il merito di unificare gli sforzi, ma non ha messo fine ai problemi russi, perché l’esercito di Putin fa acqua da tutte le parti.
E’ una vera incompiuta, un ibrido che tiene in vita una coscrizione inutile e manca di sottufficiali, quando sono proprio i sergenti a decidere le sorti delle truppe sul terreno, con decisioni autonome e rapide. Ai massimi livelli, non va meglio. Il numero uno della Difesa, Sergeij Shoigu, è lì per la fedeltà incondizionata allo zar, ma non brilla nella sua arte. In dieci anni è riuscito solo a insabbiare le riforme del predecessore, lungimiranti. Come stupirsi allora se l’Armata di Mosca combatte oggi allo sbaraglio? Non è preparata. Non si addestra mai alla guerra in città e si trova impantanata in un paese fittamente urbanizzato. Incespica di fronte al più piccolo abitato. Non ha nemmeno i reparti adeguati (fanterie motorizzate). E paga cari gli errori, di fronte a un nemico ostico, lontano parente di quello sbriciolatosi nel 2014.
Grazie alla consulenza angloamericana, Kiev è oggi uno degli avversari più temibili da affrontare, dopato dalle armi occidentali e molto più abile dei russi nella guerra di manovra. Surovikin ha fatto di necessità virtù, per scongiurare una disfatta strategica che sembrava imminente. Ha circoscritto gli obiettivi iniziali, irraggiungibili, sacrificato Kherson ed eretto fortificazioni ininterrotte dal Lugansk alla Crimea, passando per Mariupol. Nell’ultimo mese, grazie alle riserve, è riuscito a rosicchiare posizioni lungo tutto il fronte, concedendo poco al nemico. Ma a quale prezzo? In una guerra di logoramento, conoscere le perdite permetterebbe di valutare la sostenibilità dello sforzo. Ma i dati noti sono del tutto inattendibili.
L’unica certezza è che per ora non tira aria di negoziati, a dispetto della tregua natalizia invocata dal patriarca Kirill.
Non sarebbe la fine della guerra, ma un timido segnale di pace.
BATTESIMO DEL SIGNORE
Cari amici di Radio Maria Buona Domenica!

Oggi è la festa del Battesimo di Gesù, con la quale termina il ciclo natalizio e riprende il Tempo Ordinario fino all’inizio della Quaresima.
Il Vangelo ci presenta Gesù all’inizio o della sua missione, quando si reca presso il fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni.
Gesù non ha bisogno di nessun Battesimo e Giovanni lo sa bene. Qual è dunque il significato del suo gesto?
Gesù scende nell’acqua insieme ai peccatori per prendere sulle sue spalle i peccati dell’intera umanità e per espiarli sulla Croce, offrendo se stesso come vittima di amore al Padre.
Giovanni comprende e indica in Gesù l’Agnello di Dio che porta sulle sue spalle i peccati del mondo.
Dopo il Battesimo il Cielo si apre, scende lo Spirito e il Padre fa sentire la sua voce: “ Questi è il mio Figlio, l’amato: il Lui ho posto il mio compiacimento.
Noi veniamo battezzati nel Battesimo di sangue e di fuoco di Gesù, grazie al quale diveniamo figli di Dio, seguaci di Gesù Cristo, membra vive della Chiesa ed eredi del Paradiso.
Chiediamoci se la grazia del Battesimo è ancora viva in noi e rinnoviamo la nostra decisione di fedeltà e di amore a Gesù nostro Salvatore e Redentore.
Vostro Padre Livio
VANGELO
Mt 3,13-17
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»
Amare i Pastori e pregare per loro

Carissimo Padre Livio,
purtroppo anche in questi giorni di grande dolore per la Chiesa per la mancanza di una persona così straordinaria per umiltà e santità come il Papa emerito Benedetto XVI, non sono mancate voci stonate di cattolici che, invece di pregare e tacere, hanno colto l’occasione per seminare zizzania, dimenticando che la Chiesa da tempo ha un Papa di straordinaria sapienza e bontà, che la guida con amore e con coraggio.
Qualcuno nella Chiesa si è forse dimenticato che il Papa è il Successore di Petro, colui sul quale Gesù ha costruito la sua Chiesa e al quale ha dato le Chiavi del Regno dei cieli?
La ringrazio caro Padre perché non si stanca di ricordarci le esortazioni e le ammonizioni della Regina della pace riguardo ai Pastori della Chiesa per i quali chiede amore e preghiera.
Sia fermo nell’indicare a noi questa strada lungo la quale non mancheranno cani randagi che si affaticheranno a latrare.
Ave Maria
Elisabetta di Roma
Cara Elisabetta,
ti ringrazio per il tuo deciso intervento in favore del Santo Padre che per noi credenti è il Cristo in terra!
ll Papa, la Madonna e l’Eucaristia sono per noi cattolici le luci che illuminano il cammino. Guai a noi se lasciassimo che una solo di esse si spenga.
In particolare l’Italia ha avuto la grazia inestimabile di essere la Sede di Pietro. Tocca a noi meritare questa grazia straordinaria col nostro amore e la nostra preghiera per il Papa.
Ave Maria
Padre Livio
APOSTOLI DI MARIA
40. Prendi la decisione di non peccare più

Salvo nel caso di illuminazioni folgoranti, la conversione è un lungo travaglio interiore. La luce della grazia penetra un po’ alla volta nelle tue oscurità, risvegliando la vita laddove regna la morte. Non è molto diverso dal passaggio dall’inverno alla primavera, quando la terra, prigioniera del gelo invernale, incomincia a mostrare le prime gemme, che spuntano al tepore del sole.
Questo mirabile miracolo della natura è però ben poca cosa rispetto a ciò che avviene nei cuori. Il fiorire della vita soprannaturale laddove regna la devastazione del peccato è senza paragone il più grande dei prodigi. La resurrezione di un morto è un evento meno significativo della conversione di un peccatore.
Sappi, caro amico, che il tuo ritorno alla luce, sotto l’impulso della grazia, è un dono così grande, del quale non avresti potuto desiderarne uno maggiore. Tu eri un ramo secco, anche se ti illudevi di vivere e di goderti la vita. Fantasticavi sul tuo futuro, ma ciò che ti atteneva era il fuoco nel quale si gettano le cose morte.
Ecco che cosa dice colui che, per eccellenza, è la vita, senza la quale nessuno vive: “Chi non rimane in me viene gettato via, come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” ( Gv 15, 6).
Il tuo ritorno alla vita è un miracolo della grazia, al quale sei chiamato a cooperare. Ti sei data la morte da solo, facendo un cattivo uso della libertà, che Dio ti aveva dato per compiere il bene. Ora è Dio che, nella sua infinita misericordia, ti ridona la vita.
Lo potrebbe fare in un istante, perché a colui che ti ha chiamato all’essere dal nulla, non fa certo difetto la potenza. Invece agisce con dolcezza e pazienza, come la madre che insegna al bambino a camminare.
Considera la lapidaria affermazione di Gesù: “ Chiunque commette il peccato, è schiavo del peccato” ( Gv 8,34). Quando il libero arbitrio, che Dio ha creato a sua immagine, perché si realizzi nel bene, si muove in direzione del male, si indebolisce sempre di più, fino a divenirne schiavo. E’ un’esperienza che hai fatto personalmente.
Pensavi di essere un uomo libro perché ti eri liberato dai dieci comandamenti, in particolare di alcuni. Ti eri convinto che è libero chi fa quello che vuole. In realtà sei caduto in balia delle tue passioni, le quali ti hanno assoggettato al loro potere.
Hai così sperimentato che il vizio è una schiavitù e che la dittatura del male è l’unica dalla quale l’uomo è incapace di liberarsi. Infatti come lo potresti se la tua volontà è in stato di coma, incapace risalire la china? La volontà è il motore dell’esistenza umana.
E’ con le tue libere scelte che decidi di te stesso di fronte all’Altissimo, sia che credi come se non credi in lui. Compiendo il male, la volontà consuma se stessa, fino a perdere la capacità di decidersi per Dio e per il bene. Se la medicina della grazia non viene in soccorso per rianimarla, tu saresti già consegnato alla morte eterna.
Ora sei nel momento in cui l’Amore misericordioso non solo ti chiama a sé, ma ti dà anche la forza di guardare verso di lui e di incominciare ad avvicinarti. Ogni tua riposta alle sollecitazioni della grazia, rafforza la tua volontà ancora molto debole.
Ogni esitazione ti indebolisce, ogni caduta ritarda il cammino, ma ogni passo in avanti ti fortifica. Hai piegato le ginocchia, hai invocato aiuto, ti sei affidato alle grandi braccia della divina misericordia. Ti sei consolidato sulla via del bene, anche se cammini ancora su gambe molto incerte.
Sei come un corpo pieno di ferite, ma una di esse è quella decisiva per la vita o per la morte. E’ la ferita che riguarda la tua libera volontà. Il processo di guarigione è essenzialmente un recupero della tua capacità di compiere il bene. Si tratta di un lavorio della grazia e della tua corrispondenza ad essa.
All’inizio, quando le passioni sono ancora virulente, pur sentendo dentro di te il desiderio di dominarle, non sei capace di assestare un colpo di accetta alle loro radici malefiche . Vorresti decidere, ma non ne hai la forza. La tua volontà non produce decisioni, ma velleità. Tuttavia non scoraggiarti. La grazia non cesserà di venirti in soccorso se non ti stancherai di invocarla. Davanti agli occhi ti è posto un traguardo, al quale devi arrivare a tutti i costi.
Tienilo sempre presente e non distogliere mai lo sguardo, facendoti distrarre da altri obbiettivi. La meta che non puoi fallire è la salvezza eterna della tua anima. La potrai conseguire solo con la rinuncia al peccato. Il peccatore è un uomo in catene.
In un primo momento non se ne rende conto. Anzi si illude di potersi muovere a suo piacimento. Quando la grazia gli fa cadere le squame dagli occhi, prende coscienza della sua situazione di estrema miseria. Che fare? Qualunque cosa faccia non concluderà nulla, finché non troverà la forza di spezzare le catene. Chi è schiavo del peccato può liberarsene solo con la decisione di rigettarlo dalla sua vita.
E’ necessario che la volontà, con l’aiuto della grazia, divenga capace di tagliare i legami col male. Tu devi mirare a questo obbiettivo, rafforzando la tua volontà con tutti i mezzi che hai a disposizione. Sappi che finché non decidi di non peccare più, non hai saltato il fosso che ti impedisce di imboccare la via della salvezza.
Ti sembra impossibile una decisione così radicale? Umanamente è impossibile, perché non è alla portata della nostra natura umana, resa debole dal peccato. Ma Gesù ti incoraggia: “ Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Perché tutto è possibile a Dio” ( Mc 10,27).
Non meravigliarti se, in un primo momento, la decisione di dare un taglio netto ai legami col male sembra fuori dalla tua portata. Sappi che è stato così per tutti, anche per i santi. Devi pazientemente irrobustire la tua volontà con le piccole rinunce. Devi spronarla considerando lo stato di miseria nel quale sei precipitato e che ti rende impossibile la vita.
La schiavitù del male è un tormento tremendo. Richiamala alla memoria, ogni volta che la memoria si sbiadisce. Il tentatore non si lascia sfuggire facilmente la preda. Vedendoti in difficoltà, ti tenterà con lo scoraggiamento e ti insinuerà che è impossibile cambiare vita. L’astuta serpe tenterà di convincerti che la resa al peccato è l’unica cosa ragionevole che l’uomo possa fare.
Ma tu ora non sei più solo. Colui che è venuto a visitarti e a bussare alla porte del tuo cuore, è al tuo fianco ed è pronto a sostenerti con la sua grazia. Se tu resisti e ti affidi, arriverà il momento in cui, come per miracolo, sarai capace di spezzare quelle catene che sembravano indistruttibili.
Caro amico, considera come, nel caso di una malattia seria , i tempi di guarigione siano lunghi e necessitino di una dose adeguata di applicazione e di pazienza. Dopo una operazione chirurgica, che riguarda un membro del nostro corpo, è necessaria una riabilitazione alla quale ci dedichiamo il tempo e la fatica necessarie.
Nel campo dello spirito la guarigione è molto più difficile perché il peccato offusca la mente e indebolisce la volontà. Oltre a ciò il maligno non abbandona la presa, ma chiede aiuto a spiriti peggiori lui per rinnovare l’assalto alla tua anima.
Con l’animo umile e pentito devi costantemente abbeverarti alle fonti della grazia, perché ti venga infusa la luce e la forza necessarie nel combattimento quotidiano. Ogni giorno devi pregare, devi combattere e sappi che non sempre riuscirai a vincere la tua battaglia contro il male.
Il Signore apprezza la tua volontà di camminare anche quando cadi, ti esorta a non desistere e a non scoraggiarti, ti tende la mano perché tu possa rialzarti e riprendere il cammino. Se sarai perseverante, il tuo cuore sobbalzerà di gioia quando arriveranno le prime vittorie, foriere della tua completa guarigione.
Vostro Padre Livio
Di ritorno da Medjugroje

Carissimo padre Livio
Con grande letizia le scriviamo queste poche righe, mentre ancora mia moglie ed io siamo in viaggio verso casa, di ritorno da Medjugorje, ove siamo stati in pellegrinaggio dal 30 dicembre ad oggi 3 gennaio 2023.
Io non ho provato particolari emozioni né ho ricevuto grazie spettacolari.
Sono un tipo molto freddo e razionale.
Torno però con una letizia nel cuore, che ha cominciato a colmarmi ieri mattina, in quella meravigliosa salita sul monte della croce bianca, nella preghiera intensa della via crucis guidata da un santo sacerdote e dai canti di un giovanissimo con la chitarra.
È stato il tipo di pellegrinaggio di cui avevamo bisogno io e mia moglie: non turismo spirituale ma immersione nella preghiera, nei sacramenti e in un’intera comunità, quella di Medjugorje, stretta intorno alla presenza di Maria e alla testimonianza dei propri compaesani veggenti. Il richiamo costante di tanti di loro alla confessione sacramentale è stato un abbraccio che mi ha spinto a “lasciarmi andare”, permettendo che fossero vinte in me forti resistenze.
Ora comprendo bene padre Livio la sua convinzione granitica su Medjugorje: se ci si va e si è adeguatamente accompagnati, si torna certi della presenza eccezionale di Maria, dei suoi messaggi, dei tempi che attendono coloro tra noi che i 10 segreti troveranno ancora in vita, del bisogno che tutti abbiamo di questa letizia e di questa pace nel sentirsi amati nella preghiera (essere guardati da e guardare Gesù e Maria).
L’incontro con la veggente Ivanka, il suo racconto semplice e veritiero su quei primi due giorni di apparizioni il 24 e 25 giugno 1981 mi hanno definitivamente reso certo.
Grazie padre Livio per aver contribuito, attraverso la sua quotidiana lettura cristiana della cronaca e della storia a lasciarci accompagnare a Medjugorje.
Ora che ci siamo stati, ci chiediamo con stupore come possiamo aver atteso cosí tanto tempo per “lasciarci decidere”.
La Madonna ci ha attirati lentamente: auguriamo a tanti altri di fare molto più in fretta di noi.
Guido e Laura (Torino)