Di ritorno da Medjugroje

Carissimo padre Livio
Con grande letizia le scriviamo queste poche righe, mentre ancora mia moglie ed io siamo in viaggio verso casa, di ritorno da Medjugorje, ove siamo stati in pellegrinaggio dal 30 dicembre ad oggi 3 gennaio 2023.
Io non ho provato particolari emozioni né ho ricevuto grazie spettacolari.
Sono un tipo molto freddo e razionale.
Torno però con una letizia nel cuore, che ha cominciato a colmarmi ieri mattina, in quella meravigliosa salita sul monte della croce bianca, nella preghiera intensa della via crucis guidata da un santo sacerdote e dai canti di un giovanissimo con la chitarra.
È stato il tipo di pellegrinaggio di cui avevamo bisogno io e mia moglie: non turismo spirituale ma immersione nella preghiera, nei sacramenti e in un’intera comunità, quella di Medjugorje, stretta intorno alla presenza di Maria e alla testimonianza dei propri compaesani veggenti. Il richiamo costante di tanti di loro alla confessione sacramentale è stato un abbraccio che mi ha spinto a “lasciarmi andare”, permettendo che fossero vinte in me forti resistenze.
Ora comprendo bene padre Livio la sua convinzione granitica su Medjugorje: se ci si va e si è adeguatamente accompagnati, si torna certi della presenza eccezionale di Maria, dei suoi messaggi, dei tempi che attendono coloro tra noi che i 10 segreti troveranno ancora in vita, del bisogno che tutti abbiamo di questa letizia e di questa pace nel sentirsi amati nella preghiera (essere guardati da e guardare Gesù e Maria).
L’incontro con la veggente Ivanka, il suo racconto semplice e veritiero su quei primi due giorni di apparizioni il 24 e 25 giugno 1981 mi hanno definitivamente reso certo.
Grazie padre Livio per aver contribuito, attraverso la sua quotidiana lettura cristiana della cronaca e della storia a lasciarci accompagnare a Medjugorje.
Ora che ci siamo stati, ci chiediamo con stupore come possiamo aver atteso cosí tanto tempo per “lasciarci decidere”.
La Madonna ci ha attirati lentamente: auguriamo a tanti altri di fare molto più in fretta di noi.
Guido e Laura (Torino)