"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2023 Pagina 175 di 186

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Dio  può permettere  che  per le  prossime centinaia di anni l’umanità debba vivere nella  desolazione  di un pianeta contagiato dalle radiazioni nucleari?

Padre Livio carissimo,

In primis grazie infinitamente per la Presenza e le catechesi come sempre e per tutto quanto!

Avrei una domanda forse inutile ma non si può non farla a se stessi e a Dio dopo aver letto oggi le notizie sui vari siti di informazione.

Ebbene: “Dio può permettere che il pianeta terra venga accolto dalle radiazioni delle bombe nucleari?

Secondo te può permettere che per le prossime centinaia di anni l’umanità che resta, debba vivere il calvario di una tale desolazione?”.

Questa forse è una stupida domanda perché sappiamo bene che a Dio sta a cuore la nostra salvezza eterna spirituale più che quella del corpo eppure ha mandato Gesù ” affinché abbiano la vita è l’abbiano in abbondanza anche qui sulla terra”.

Allora ecco mi scuso e ovviamente lascio a te il tempo e con umiltà veramente non mi aspetto anche una risposta. So bene il da fare immenso che hai.

Allora un carissimo saluto e siamo nelle Sue mani.

Alessandra 

Cara Alessandra.

            La  tua  domanda  è terribilmente seria ed  è presente   nel  cuore di tutte le   persone che affrontano la vita  con senso di responsabilità.

Questo infatti è l’interrogativo che  molti si pongono:  avremo ancora un  futuro? Nel caso che lo avessimo quale futuro sarà?

La  risposta non  verrà certo  dai palloncini gonfiati di Davos  che hanno  occhi e non  vedono  e  hanno orecchie e non  sentono.

Dobbiamo cercare  la risposta nei messaggi della  Madonna, nel  suo piano di salvezza da Fatima a  Medjugorje.

Al  riguardo è necessario distinguere  le  certezze fondate  sulle rivelazioni della  Madonna,  dalle ipotesi che  noi possiamo trarne,  ma delle quali non siamo  sicuri.

1. Innanzi tutto, come  tu hai scritto  saggiamente, dobbiamo mettere  al  primo  posto la salvezza eterna della nostra  anima, nella   consapevolezza che  prima o poi dovremo tutti lasciare questa  terra. Le  parole  di Gesù al  riguardo sono molto chiare: Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? ( Marco8, 35).

2. Da  nessuna parte,  né dai messaggi della  Madonna, né dalle  parole  dei veggenti sono venute  parole che  facciano supporre  l’uso di ordigni nucleari. Il  timore che vengano usati tuttavia è nella stessa logica degli armamenti nel mondo,  sempre  più  sofisticati e purtroppo   apertamente   minacciati.

3.Dai veggenti sappiamo che i segreti  in  particolare dal quarto al decimo,  riguardano la Chiesa  e  il  mondo,  forse  più  la  Chiesa  che il  mondo.

4. La reazione  di qualche  veggente nel momento dello  svelamento di alcuni segreti  è stata  di forte  turbamento.  Li riferisce  Fra Janko Bubalo nel suo libro intervista con Vicka.  Mirjana,  alla rivelazione del settimo segreto, è rimasta così angosciata da organizzare un crociata di preghiere perché l’evento fosse abolito. La  Madonna  poi ha assicurato che era stato ridotto, confermando nel  medesimo tempo tutti gli altri eventi.

5. Nel  consegnare  il rotolo dei dieci segreti nell’ultima  apparizioni quotidiana ( Natale 1982)la  Madonna  ha detto a Mirjana; ““Mirjana, ho scelto te. Ti ho confidato tutto l’essenziale. Ti ho anche mostrato molte cose terribili. Ora devi sopportare tutto con coraggio. Pensa a me e alle lacrime che devo versare per questo. Devi sempre avere coraggio”

6.   La Regina della  pace  nei suoi messaggi ha  per due volte  ammonito ( 25 Gennaio 1991 –  25 Marzo 2020) che Satana vuole distruggere  le  nostre  vite e  il  pianeta  sul quale viviamo. Una catastrofe di tale  portata non  è  possibile da realizzare  se  non con  l’uso di armi nucleari. D’altra  parte  questa catastrofe  è stata  sfiorata   più  di una volta  dal  dopo guerra fino ad  oggi.

7.  Tuttavia non è detto che questo avvenga,  perché la Madonna è qui proprio per  evitare questa catastrofe. Lo dice chiaramente in un  messaggio pieno di speranza: “Cari figli!
Sono con voi così a lungo perché Dio è grande nel Suo amore e nella mia presenza. Figlioli, vi invito a ritornare a Dio ed alla preghiera. La misura del vostro vivere sia l’ amore e non dimenticate, figlioli, che la preghiera ed il digiuno operano miracoli in voi ed attorno a voi. Tutto ciò che fate sia per la gloria di Dio e allora il Cielo riempirà il vostro cuore di gioia e voi sentirete che Dio vi ama e manda me per salvare voi e la Terra sulla quale vivete. Grazie per aver risposto alla mia chiamata ( 20 Settembre 2020)

8. Man mano che il tempo dei segreti si avvicinala Madonna ci ha  messo in  guardia dalla tattica di Satana che  vuole paralizzarci con la paura del futuro, come se la Madonna non fosse in grado di sventare i suoi piani di distruzione e di morte “Cari figli! Anche oggi sono con voi per dirvi: figlioli, chi prega non ha paura del futuro e non perde la speranza. Voi siete stati scelti per portare la gioia e la pace, perché siete miei. Io sono venuta qui con il nome: Regina della Pace perché il diavolo vuole l’inquietudine e la guerra, vuole riempire il vostro cuore di paura per il futuro,  ma il futuro è di Dio. Perciò siate umili, pregate ed abbandonate tutto nelle mani dell’Altissimo che vi ha creati. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

9. A  completamento delle  parole della  Madonna ci è  di aiuto il comportamento dei sei  veggenti,  che è  sereno,  tanto  da aver formato delle  belle famiglie fino ad avere figli e  nipoti.

8.  Infine  non bisogna  dimenticare  l’esito finale del tempo dei segreti,  che  è  il trionfo del Cuore  Immacolato di Maria,  sarà  un  tempo di pace  e di prosperità  per l’umanità riconciliata con Dio.

Da questo quadro di insieme è  manifesta la volontà della Madonna non solo di salvare  le anime  ma  anche di dare finalmente all’umanità  un futuro sereno, in pace con Dio e fra di noi,  ben diverso dai progetti disumani e diabolici dei grandi di questo mondo. Di qui l’importanza che ognuno di noi si impegni a realizzare con serenità il  piano di Maria nella sua completezza.

A questo piano appartiene anche la rivelazione degli eventi dei segreti tre giorni prima, indicando che cosa accade, dove accade, il momento esatto in cui accade e quanto l’evento dura. Queste profezie che si avverano per ogni segreto, rafforzeranno  la fede o la susciteranno. Ma potranno avere un valore salvifico anche per quanto riguarda la nostra sopravvivenza.

Dopo aver  sgombrato l’orizzonte  da paure paralizzanti, non si può escludere  che qualche graffiata di Satana lascerà il  segno  e Il  Cielo potrebbe  permetterlo a futura  memoria, perché non ci dimentichiamo della  catastrofe  dalla quale siamo stati salvati.

.Ave Maria

Padre Livio

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla gioia di essere creature

Cari amici,

nel mondo d’oggi è tangibile la parabola spirituale di regressione per cui gli esseri umani creati da Dio che dovrebbero recitare volentieri la bellissima preghiera del mattino che le nostre nonne ci hanno insegnato, hanno invece cambiato religione e pregano se stessi…

Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.
Amen

Gli uomini adorano se stessi! È assurdo pensare che Dio non esiste.

C’è solo un Dio, un solo Onnipotente, un solo Creatore, un solo Redentore. Il male è una deficienza della creatura libera, gli angeli e gli uomini, che usano la libertà che Dio ha dato loro per mettersi contro Dio stesso. Gli uomini sono creature, è inutile che si gonfino come palloncini…poi scoppiano!

La mitologia greca ha raccontato in modo molto simbolico e chiaro uno dei peccati più gravi nel mito di Dedalo e Icaro. Padre e figlio desideravano volare (cosa umanamente impossibile) e si costruirono un paio d’ali tenute insieme dalla cera. Avvicinatosi troppo al Sole la cera si è sciolta e sono precipitati rovinosamente. I due aspiranti dèi sono morti.

La presunzione di voler essere più di quello che si è e quindi, essendo creature, si vuole essere come Dio. È questo il peccato del nostro tempo che sfocia nell’ateismo. Chi vive in questa condizione è triste, angosciato, nel cuore cova cattiveria e male.

Dobbiamo riscoprire il nostro essere creature, l’appartenere a un Creatore. Chi, nell’umiltà, riconosce Dio, la Sua esistenza, la Sua luce di verità, la Sua onnipotenza, la Sua misericordia, il Suo amore infinito, chi si piega e si apre a questa luce del sole che riscalda, sente il cuore riempirsi di gioia. È la gioia di essere delle creature, è felice di essere stato creato, è felice di essere stato voluto, chiamato e seguito.

Chi vive riconoscendosi creature è felice di essere un tralcio che prende la linfa vitale dalla vite. Chi vive riconoscendosi creatura è contento di dipendere, di obbedire, di ringraziare, di chiedere, di battersi il petto quando ha bisogno del perdono.

Ci vuole umiltà! Non dimentichiamo le bellissime e sempre attuali parole con cui la Madonna ha concluso il Magnificat

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Risposta ad Alessandra

Buon giorno Caro Padre Livio,

io rispondo alla domanda di Alessandra .

Secondo me  la Madonna è qui apposta per far si che non accada il peggio.

Lo dice lei stesso che non dobbiamo avere paura perché c’è la Madonna a proteggerci.

Anche  il fatto che ci ha detto che dopo gli avvenimenti avremo un tempo di pace e prosperità, ci da la speranza che le bombe atomiche o nucleari per merito della Madonna non saranno usate.

Poi secondo me qualcosina per far riflettere il popolo succederà in modo da spronarlo alla conversione, perché finché  la gente non arriva con l’acqua al collo dorme !!!!

Grazie Padre per essere sempre con noi , e un saluto ad Alessandra!!!!

Buona giornata

Nadia

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

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📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

BEATO ROSARIO LIVATINO IL GIUDICE UCCISO DALLA MAFIA

Son state portate a Corviale nella periferia di Roma, le reliquie del Beato Rosario Livatino, il Giudice ucciso dalla mafia a soli 38 anni. Chi era questo Magistrato, Martire cristiano, che teneva in una mano il Codice e nell’altra il Vangelo?

Beato Rosario Angelo Livatino Laico, martire 21 settembre (e 29 ottobre)

Canicattì, 3 ottobre 1952 – tra Canicattì e Agrigento, 21 settembre 1990 Rosario Angelo Livatino nasce a Canicattì, in provincia e diocesi di Agrigento, il 3 ottobre 1952, unico figlio di Vincenzo, funzionario dell’esattoria comunale di Canicattì, e di Rosalia Corbo. Negli anni del liceo studia intensamente, inoltre s’impegna nell’Azione Cattolica. Si laurea in giurisprudenza a Palermo nel 1975. A ventisei anni, nell’estate del 1978, fa il suo ingresso in Magistratura. Dopo il tirocinio presso il Tribunale di Caltanissetta, il 29 settembre 1979 entra alla Procura della Repubblica di Agrigento come Pubblico Ministero. Per la profonda conoscenza che ha del fenomeno mafioso e la capacità di ricreare trame, di stabilire importanti nessi all’interno della complessa macchina investigativa, gli vengono affidate delle inchieste molto delicate. E lui, infaticabile e determinato, firma sentenze su sentenze: è entrato ormai nel mirino di Cosa Nostra. Il 21 settembre 1990 mentre sta percorrendo, come fa tutti i giorni, la statale 640 per recarsi al lavoro presso il Tribunale di Agrigento, viene raggiunto da un commando di quattro sicari e barbaramente trucidato. L’Italia scopre nel suo sacrificio l’eroismo di un giovane servitore dello Stato che aveva vissuto tutta la propria vita alla luce del Vangelo. La sua beatificazione è stata celebrata nella cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, il 9 maggio 2021, sotto il pontificato di papa Francesco. I suoi resti mortali sono venerati presso la cappella della sua famiglia, nel cimitero di Canicattì, mentre la sua memoria liturgica cade il 29 ottobre, giorno anniversario della sua Cresima. 

 «Ragazzino» fu il termine con cui Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica, definì quel tipo di magistrato che, a suo dire, non poteva seguire indagini impegnative come quelle contro la mafia e il traffico di droga, per la giovane età e inesperienza. Non voleva assolutamente essere  un complimento, tanto che poi dovette smentire di averlo detto riferendosi al giudice Rosario Livatino.

Di «piccolo giudice» parlò invece la professoressa Ida Abate, che a lui insegnò greco e latino, ma si riferiva, più che alla statura fisica, comunque minuta, alla “piccolezza” secondo il Vangelo: la sua statura morale, per lei, era infatti fuori discussione.

Rosario Angelo Livatino arriva da Canicattì, che per alcuni equivale un po’ alla “fine del mondo” (italiano) o, perlomeno, ad un posto imprecisato e geograficamente confuso. Nasce il 3 ottobre 1952 e viene battezzato il 7 dicembre dello stesso anno, nella chiesa madre della cittadina, dedicata a san Pancrazio, primo vescovo di Taormina e martire. Si rivela subito eccezionale per intelligenza e applicazione negli studi, che gli consentono, a neppure 23 anni, di laurearsi con lode in giurisprudenza e subito dopo in scienze politiche.

Entra in magistratura, il sogno della sua vita e come sostituto Procuratore al tribunale di Agrigento, si occupa delle più delicate indagini antimafia oltreché di criminalità comune, mettendo le mani nella “tangentopoli siciliana” e inevitabilmente approdando alla mafia agrigentina.  Presta poi servizio presso il Tribunale di Agrigento quale giudice a latere della speciale sezione misure di prevenzione e molto probabilmente è proprio questo delicato incarico a decretare la sua fine.

Inflessibile, coerente, assolutamente ininfluenzabile, non aderisce a club od associazioni, non rilascia dichiarazioni e rarissimi sono i suoi interventi pubblici. Tutto concentrato sul suo lavoro, se lo porta anche a casa, per studiare le cause su quella sua scrivania, dove spiccano un crocifisso e un Vangelo, che, da come troveranno evidenziato e con annotazioni a margine, deve essere molto consultato.

«La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità», scrive ed è facile capire da dove abbia preso spunto, così come non è difficile immaginare da dove abbia attinto che «il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore se è giustizia vera, e viceversa se è amore autentico».

La giornata del giudice Livatino, oltreché nutrita di Vangelo, è intessuta di preghiera: inizia sempre con una sosta nella chiesa di San Giuseppe ad Agrigento, davanti al Tabernacolo; è una chiesetta fuori mano, in cui può pregare in incognito. Anche per la Messa domenicale sceglie una chiesa dove può passare inosservato, perché la sua non è una fede esibita, ma concreta. Riceve la Cresima da adulto, il 29 ottobre 1988: segue il catechismo insieme ai ragazzi delle medie, senza per questo farsi problemi né dare sfoggio di cultura.

«Il giudice deve offrire di se stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile. L’immagine di un uomo capace di condannare, ma anche di capire», scrive, ed è esattamente quanto cerca di fare per «dare alla legge un’anima», nel continuo sforzo di essere giusto nel condannare ma attento a non confondere la persona con il reato, scegliendo sempre secondo giustizia, anche se, come scrive, «scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare… (Ma) è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio: un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio».

È sua la scelta, malgrado gli inviti bonari a “lasciar perdere”, di far parte del collegio chiamato a decidere sulla confisca dei beni a quattro presunti mafiosi agrigentini, potenti ed “intoccabili” capifamiglia di Canicattì e così gli tendono un agguato il 21 settembre 1990, sulla superstrada che normalmente percorre, sempre senza scorta, per andare in ufficio: lo rincorrono per la scarpata lungo la quale si da alla fuga, uccidendolo con sei colpi mortali e  quello di lupara finale, come per lasciare la firma con la loro arma preferita. Grazie ad una testimonianza oculare, in pochissimo tempo, mandanti ed esecutori vengono identificati, arrestati e condannati all’ergastolo.

Morte di mafia, quella del giudice Livatino, ma non casuale, piuttosto logica conseguenza di un impegno per la legalità, che porta san Giovanni Paolo II a definire lui e gli altri uccisi dalla mafia «martiri della giustizia e indirettamente della fede».

Il Papa, proprio dall’incontro con i suoi genitori, prende l’ispirazione per la sua celebre condanna biblica della mafia nella Valle dei Templi di Agrigento, assolutamente non prevista ma stimolata dall’esempio di Rosario, al quale è attribuita una frase particolarmente profonda: «Al termine della vita non vi sarà chiesto se siete stati credenti ma se siete stati credibili».

Sulla sua “credibilità” di magistrato e di cristiano ha indagato la Chiesa: la diocesi di Agrigento ha seguito la prima fase della causa di beatificazione e canonizzazione dal 21 settembre 2011 al 3 agosto 2017: tale inchiesta diocesana è stata però volta a indagare vita, virtù e fama di santità del Servo di Dio.

Con l’inizio della fase romana è stato nominato un nuovo postulatore nella persona di monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, che aveva già contribuito, nella stessa veste, a far dimostrare il martirio in odio alla fede di don Giuseppe Puglisi, portando alla sua beatificazione.

Il 16 ottobre 2019 la Congregazione delle Cause dei Santi ha scritto al nuovo postulatore per richiedere l’istruzione di un’inchiesta suppletiva “super martyrio”, per completare il lavoro della commissione storica e ascoltare i circa venti nuovi testimoni, ma anche per riascoltare quelli già escussi, facendo riferimento esplicito alle circostanze della morte. È quindi stata realizzata la “Positio super martyrio”, presentata nel 2020.

Il 21 dicembre 2020, ricevendo in udienza il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui veniva riconosciuto il martirio di Rosario Livatino. La sua beatificazione è stata celebrata il 9 maggio 2021 nella cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, nella Messa presieduta dal cardinal Semeraro come delegato del Santo Padre.

Le spoglie del giudice riposano presso il cimitero di Canicattì, nella tomba di famiglia. La sua memoria liturgica, invece, cade il 29 ottobre, giorno anniversario della sua Cresima.

Autore: Gianpiero Pettiti ed Emilia Flocchini

Il 21 settembre 1990, memoria di S. Matteo apostolo, è una giornata calda ma non afosa, tipica del mite autunno siciliano. Sono le otto, il giudice Rosario Livatino riordina alacremente i fascicoli processuali. Gesti preparatori, gli stessi di ogni mattina. Mancano appena due settimane al suo trentottesimo compleanno.

Alle 8.30 sta percorrendo, come fa tutti i giorni, la statale 640 per recarsi al lavoro presso il Tribunale di Agrigento. Sullo scorrimento veloce Agrigento-Caltanissetta viene raggiunto da un commando e barbaramente trucidato.

Un’ondata di commozione in quei giorni percorse allora il nostro Paese, nell’apprendere la sua storia dalle pagine dei giornali. L’Italia avrebbe scoperto nel sacrificio del “giudice ragazzino” l’eroismo di un giovane servitore dello Stato che aveva vissuto tutta la propria vita alla luce del Vangelo.

Nato a Canicattì (Agrigento) il 3 ottobre 1952, figlio unico di Vincenzo e Rosalia (il padre è avvocato, figlio a sua volta di avvocati), il piccolo Rosario è un bambino mite, silenzioso, dolcissimo, dai grandi occhi scuri e vellutati. I suoi giochi preferiti: macchinine e soldatini; e poi c’è a riempirgli assai presto le giornate la passione precoce per la lettura. Un’infanzia serena, la sua, vissuta nella semplicità e nel decoro di una famiglia borghese, appartata e schiva, che lo segue con attenzione e tenero affetto.

Negli anni del liceo Livatino è il ragazzo che scendeva di rado a fare ricreazione per restare in classe ad aiutare qualche compagno in difficoltà. Aperto ai bisogni degli altri, ma riservato su di sé, studia intensamente, inoltre s’impegna nell’Azione Cattolica.

(…)Per il liceale affascinato da Dio arriva infine il giorno fatidico della scelta: che cosa farà da grande? E non ha alcun dubbio: farà il giudice.

Nel ‘78, a ventisei anni, può coronare il suo sogno. Sulla propria agenda quel giorno scrive con la penna rossa, in bella evidenza: «Ho prestato giuramento; da oggi sono in Magistratura». E poi, a matita, vi aggiunge: «Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige».

Livatino avverte infatti in maniera molto forte il problema della giustizia e lo assume ben presto come una vera missione. Il dramma del giudicare un altro essere umano, di dover decidere della sua sorte, non è cosa da poco per chi senta profondo in sé il tarlo della coscienza unito a un sincero senso di carità.

Sono valori che riecheggiano pure nella «Christifideles Laici» (1988), sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, laddove si può anche leggere che «la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia»  (§ 42).

Ma come si fa, noi ci chiediamo, ad esercitare il diritto in Sicilia? Qui lo Stato è da sempre percepito – e sempre lo sarà – come “straniero”. La verità, si dice, ha sette teste. Come afferrarla? E come riuscire a farla trionfare nell’isola dai mille volti, l’isola “plurale” secondo la bella e calzante definizione di Gesualdo Bufalino?

È con questa difficile realtà che il giovane magistrato, fresco di laurea e di entusiasmo, dovrà fare i propri conti molto presto.

Il 29 settembre 1979 Livatino entra alla Procura della Repubblica di Agrigento come Pubblico Ministero. Dopo l’iniziale apprendistato, le prime inchieste importanti. È abile, intelligente, professionale; comincia a diventare un punto di riferimento per i colleghi della Procura.

Da Canicattì tutte le mattine raggiunge la sede del Tribunale, ad Agrigento, una manciata di chilometri percorsi con la sua utilitaria. Prima di entrare in ufficio, la visita puntuale alla chiesa di S. Giuseppe, vicino al Palazzo di Giustizia, dove si ferma a pregare; quindi, il lavoro indefesso al Tribunale fino a sera inoltrata.

Nell’aula delle udienze aveva voluto un crocefisso, come richiamo di carità e rettitudine. Un crocefisso teneva inoltre anche sul suo tavolo, insieme a una copia del Vangelo, tutto annotato: segno che doveva frequentarlo piuttosto spesso, almeno quanto i codici, strumenti quotidiani del suo lavoro.

(…)Il suo sincero senso del dovere messo al servizio della giustizia ne fa una specie di missionario: il “missionario” del diritto. Per la profonda conoscenza che ha del fenomeno mafioso e la capacità di ricreare trame, di stabilire importanti nessi all’interno della complessa macchina investigativa, gli vengono affidate delle inchieste molto delicate. E lui, infaticabile e determinato, firma sentenze su sentenze: è entrato ormai nel mirino di Cosa Nostra.

Domanda che gli venga affidata una difficile inchiesta di mafia perché è l’unico tra i sostituti procuratori di Agrigento a non avere famiglia: con fiducia totale si affida nelle mani di Dio («Sub Tutela Dei», annota nella sua agenda).

Ma Rosario non era un eroe: faceva semplicemente il suo dovere. E lo faceva coniugando le ragioni della giustizia con quelle di una incrollabile e profondissima fede cristiana.

«Impegnato nell’Azione Cattolica, assiduo all’eucaristia domenicale, discepolo del crocifisso», sintetizzò nell’omelia delle esequie mons. Carmelo Ferraro, fotografandolo con pochi rapidi tratti. Uomo di legge, uomo di Cristo.

(…) Da quando Rosario non c’è più, lei non ha smesso un solo giorno di girare l’Italia in lungo e in largo, recandosi nelle scuole, ma anche in televisione, dovunque insomma la chiamassero per parlare del “suo” giudice. È la professoressa Ida Abate, che fu sua insegnante di latino e greco al liceo classico.

Sull’allievo scomparso ha speso fiumi di parole, ha scritto molte lettere e testimonianze. È stata poi incaricata dal Vescovo di Agrigento, monsignor Ferraro, di raccogliere le voci, i racconti, le dichiarazioni di quanti conobbero in vita Rosario, così da poter dare inizio a quel lungo e complesso iter che lo ha successivamente portato sugli altari.

Ottenuto il nulla osta da parte della Santa Sede l’11 maggio 2011, la diocesi di Agrigento ha quindi dato inizio alla sua causa di beatificazione e canonizzazione. Il processo diocesano è stato aperto a il 21 settembre 2011 e si è concluso il 3 ottobre 2018, per la verifica dell’eroicità delle virtù. Si è poi resa necessaria, nel 2019, un’inchiesta suppletiva, per verificarne il martirio in odio alla fede.

Il 21 dicembre 2020 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul suo martirio, mentre la beatificazione si è svolta il 9 maggio 2021 nella cattedrale di Agrigento. Il 29 ottobre, giorno anniversario della sua Cresima, è la data stabilita per la sua memoria liturgica.

(…) Di Rosario molte cose si sono conosciute solo dopo la sua morte. Della sua carità, del suo amore per gli ultimi, per i poveri. Il custode dell’obitorio ricordava allora con le lacrime agli occhi tutte le volte che lo aveva visto pregare accanto al cadavere di individui di cui egli ben conosceva la fedina penale, pregiudicati in cui si era imbattuto svolgendo il suo lavoro di sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, e ai quali aveva pure applicato la legge, ma che non per questo cessavano di essere suoi fratelli in Cristo nella sventura.

«Uno dei martiri della giustizia e indirettamente della fede», ha detto di lui Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993, ricevendo in udienza privata i genitori e la professoressa Abate, durante la sua visita pastorale in Sicilia.

La lezione morale che ci trasmette è quella di un testimone radicale della Giustizia, che in essa credeva profondamente, come progetto di fede e come esercizio di carità.

Autore: Maria Di Lorenzo

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BUONA DOMENICA

TERZA  DOMENICA DEL  TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria buona Domenica!

La Domenica  è  il giorno del Signore, ma  è  nel medesimo tempo il giorno per  eccellenza della Chiesa,  perché tutti siamo chiamati a partecipare alla Celebrazione eucaristica.

Senza l’Eucaristia la Chiesa  morirebbe e questo è vero per  ognuno dei suoi membri se non partecipa al sacrificio della Redenzione e non  si nutre del  Pane di vita eterna.

La  nostra  partecipazione alla Santa  Messa  deve innanzi tutto essere gioiosa, deve  essere  assidua,  deve  essere  vissuta  con  fede.

Le  preghiere personali sono un grande aiuto  per vivere  la  giornata  nella luce  di Dio,  ma l’Eucaristia  è indispensabile per  la  vita delle   nostre  anime.

Ascoltiamo questa  commuovente  esortazione della Regina della  pace  che ci aiuta a  capire  che  la   nostra partecipazione  alla vita  della Chiesa si fonda  sull’Eucaristia:

“Bisogna pregare molto, pregare ed amare la Chiesa a cui appartenete. Ora la Chiesa soffre ed ha bisogno di apostoli che, amando la comunione, testimoniando e dando, mostrino le vie di Dio. Ha bisogno di apostoli che, vivendo l’Eucaristia col cuore, compiano opere grandi. Ha bisogno di voi, miei apostoli dell’amore.

Figli miei, la Chiesa è stata perseguitata e tradita fin dai suoi inizi, ma è cresciuta di giorno in giorno. È indistruttibile, perché mio Figlio le ha dato un cuore: l’Eucaristia. La luce della sua risurrezione ha brillato e brillerà su di lei. Perciò non abbiate paura! Pregate per i vostri pastori, affinché abbiano la forza e l’amore per essere dei ponti di salvezza. Vi ringrazio!”

Vostro  Padre  Livio

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VANGELO (Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

42.  la  gioia di essere accompagnati e perdonati

Caro amico,

soffermati a  considerare la situazione esistenziale  nella quale la grazia ti ha condotto grazie alla tua corrispondenza. Prima, pur essendo un frequentatore  del  mondo  eri solo. Ora una presenza misteriosa ti accompagna e ti indica un traguardo di luce. Il momento chiave della tua vita è stato quello in cui ha sentito bussare alla porta del cuore e hai lasciato entrare Gesù. Non è stato un incontro come tanti altri, ma quello  decisivo della vita.

Colui al quale hai aperto il cuore vi ha preso stabile dimora e, se tu lo vorrai, potrai stringere con lui un’amicizia eterna. Ora comprendi la radicale diversità che vi è fra il non credente e il credente. Chi crede ha trovato l’amato del suo cuore, la chiave che apre il mistero della vita. Chi non crede è solo e senza speranza. La sua situazione esistenziale è quella di un condannato a morte che, nella solitudine della sua cella, attende l’esecuzione.

Sulla via della salvezza cammini con Gesù e con tutti quelli che credono in lui. Dove sei diretto? Che cosa ti attende? Ti rispondo dicendo che sei uscito da Dio e a lui ritorni. Non ti è possibile però  fare questo cammino da solo. Dio si è messo al tuo fianco e cammina con te. Gesù è salito sulla barchetta della tua vita e ti guida verso il golfo di luce dell’eternità. La fede  lo rende presente nel tuo cuore, ma i tuoi occhi non lo vedono.

Credi al suo amore e talvolta ne fai l’esperienza, ma non ti mancano momenti di oscurità e  di smarrimento. Desideri amarlo come merita, ma il tuo amore è ancora molto imperfetto. Vorresti stringere con lui un’amicizia al riparo delle bufere della vita, ma spesso vacilli quando infuria la tentazione e senti il peso della croce.

L’amicizia con Gesù, caro amico, è la vera forza  che ti sorregge nel cammino ed è la motivazione che rimette in  moto dopo quando ti mancano le forze. Guardando avanti, che cosa pensi di trovare? Hai mai immaginato in che cosa consiste il traguardo verso il quale  sei diretto? In altre parole, ora che sei sulla via di Dio, ti sei domandato che cosa ti accadrà dopo la morte?

E’ su questo punto che diventa evidente la diversità di sguardo fra chi crede e chi non crede. Quando eri nelle tenebre pensavi alla morte come al dissolvimento di te stesso, quasi fossi un qualsiasi animale fatto di materia. Ora davanti a te si profila la luce dell’eternità. Vorrei che fissassi lo sguardo su questa luce, che è lo sbocco finale della tua vita.

 E’ una luce che ha un volto e un nome. E’ quello del Signore risorto, il tuo salvatore e redentore, il tuo compagno di viaggio, l’amico intimo del tuo cuore. La morte, che tanto spaventa l’uomo di tutti i tempi, è l’abbraccio con Gesù, il Figlio eterno del Padre, che si è incarnato per elevare tutti gli uomini alla dignità di figli di Dio. Per chi ha incontrato Gesù e cammina con lui nell’oscurità della fede, il momento della morte è quello in cui vedi Gesù così come egli è, nello splendore della sua gloria divina.

 La vita umana, caro amico, ha uno sbocco di gloria e di gioia senza fine. Non si tratta di un desiderio del cuore inquieto, che non si arrenderebbe di fronte alla durezza della realtà. Non si tratta di una speranza senza fondamento, ma di una certezza che si fonda sulla vittoria di Gesù sul male e sulla morte.  Si tratta di quel Gesù che è vivo in te e al quale sei unito come il tralcio alla vite. Già ora sei unito a lui nella fede  e sei in cammino verso la rivelazione finale, quando parteciperai i con lui e con tutti i santi alla comunione di eterno amore di Dio Santissima Trinità.

Nel tuo cammino di conversione stai sperimentando la potenza della grazia che cambia la vita. Pensa a quello che eri e a quello che sei. Pieno di stupore ti chiedi come ti sia potuto capitare un cambiamento così radicale. Quasi non credi a ciò che ti sta accadendo e ti pare di sognare. Che sia tutto un’illusione, come sentenziano quelli che credono soltanto in ciò che toccano? 

Tu sei sempre la medesima persona, non c’è dubbio. Ma la tua condizione esistenziale non è più quella di prima. Porti ancora molte debolezze e condizionamenti del passato. Non hai ancora fugato le tue paure e le tue incertezze. Tuttavia sei consapevole che un evento inaspettato ha sconvolto la tua vita. Hai incontrato Dio e tu non sei più quello di prima. Sei in grado di misurare la distanza infinita fra un’esistenza senza Dio e un’esistenza con Dio. Tutto  cambia radicalmente.

E’ un’illusione? Lo pensa chi non ha fatto questa sconvolgente esperienza. Ma chi ne è stato il protagonista sa che non c’è nulla di più reale. Prima eri nelle tenebre, ora sei nella luce. Prima eri nell’angoscia, ora sei nella pace. Prima eri soggetto a una insopportabile schiavitù, ora ti senti una persona libera. Prima eri infelice e senza speranza. Ora sei felice, anche se devi combattere. Prima eri solo e disperato. Ora sei amico intimo del tuo Creatore.

Il cambiamento di vita che l’Onnipotente opera con la conversione di una persona è il più stupefacente dei miracoli. Ed è anche il più quotidiano, quello che tutti possono costatare e sperimentare personalmente.

Ora che ti sei confessato, sperimenti nel tuo cuore una leggerezza sconosciuta, che quasi ti fa volare. Ma soprattutto senti salire dal profondo una gioia ineffabile, che colma gli occhi di lacrime. Incominci a renderti conto che Dio ti ha perdonato e che non c’è più il peso del male che ti atterriva davanti a lui. Hai avuto l’umiltà e il coraggio di affidare alla divina Misericordia il bagaglio pesante del peccato che ti premeva sulla spalle ed ora ti senti libero come mai lo eri stato.

 Fai fatica a realizzare che tutto sia avvenuto nel più semplice dei modi. Pensavi che fosse così difficile uscire dalla palude del male e a dare inizio una vita nuova. Ti immaginavi chissà quali ostacoli da superare e quali prezzi da dover pagare. Speravi e temevi nel medesimo tempo.

Certo, hai dovuto fare la fatica del cuore e in certi momenti ti sembrava di sudare sangue. Ma poi è bastato il gesto di aprire la porta, fare entrare l’ospite misterioso, inginocchiarsi alla sua presenza, chiedere il suo perdono. Ora hai capito la cosa più importante: Il segreto della felicità è di chiedere umilmente perdono. Ti ricordi lo sguardo di Gesù a Pietro, nel momento in cui lo aveva rinnegato tre volte ?

 E’ bastato che l’apostolo scoppiasse in lacrime, perché tutto gli fosse perdonato. Ora anche tu sei immerso in questo mare pacifico del perdono e ti interroghi sul perché di una grazia così grande. Stai facendo l’esperienza della gratuità dell’amore di Dio e il tuo cuore è colmo di stupore.

Ti eri allontanato dal tuo Creatore, lo avevi disprezzato e infine ignorato. Ma il peso del male e l’inquietudine repressa ti opprimevano. Ora invece ti sei riconciliato. Hai sperimentato l’abbraccio del Padre, l’amicizia del Figlio, il bacio dello Spirito. L’Onnipotente, senza chiederti nulla se non l’apertura del cuore, ha cancellato tutti i tuoi debiti e ti ha accolto di nuovo fra i suoi amici. Ti ha ridato tutto ciò che avevi perso, senza nulla toglierti. C’è una gioia più grande del perdono di Dio? Che cosa ci potrebbe rallegrare di più del fatto di essere riammessi nella sua casa e nella sua famiglia?

Ti chiedi se ciò sia vero e come sia potuto avvenire un miracolo così grande. Eppure è tutto vero, perché tu sei diverso. Sei una persona ancora fragile, ma contenta come mai lo eri stata.  Il sole dell’amore di  Dio ti illumina e ti riscalda. Il perdono del Padre ti ha tolto dalle spalle una macina da mulino che ti schiacciava.

Ora però devi compiere un passo non meno importante. Come Dio ti ha perdonato, anche tu devi perdonare te stesso. Non è facile, se non sei umile. Il perdono divino va accolto con gratitudine e fatto proprio. Deve diventare carne della tua carne e sangue del tuo sangue.

 Non dire mai: “Non posso perdonarmi”, quando Gesù ti ha già assolto. Sappi che anche i nostri peccati più gravi sono sempre inferiori alla sua infinita misericordia. Il nemico usa il tuo orgoglio per irrigidirti contro te stesso.  In questo modo blocca la porta del tuo cuore e ti impedisce di gustare la grazia del perdono.

 “Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti, nessuno fa il bene, neppure uno”  (Sal 52, 4) sentenzia, non senza sgomento, il salmista. Tu pensi di essere diverso? Per ogni uomo vale quanto afferma l’apostolo Paolo: “ Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” ( Rm 5,20).  Accetta dunque di perdonarti così radicalmente e totalmente come Dio ti ha perdonato per mezzo della Croce di Gesù Cristo.

Quando il perdono di Dio sovrabbonda nel tuo cuore, allora non ti sarà difficile perdonare agli altri. Quando eri nelle tenebre dividevi gli uomini in amici e in nemici. In realtà eri pronto a morderti con tutti, perché questa è la legge della carne, che cerca se stessa a scapito degli altri.

 Se qualcuno ti aveva fatto del male, lo avevi inserito nelle tue liste di proscrizione, pronto a far scattare la legge dell’occhio per occhio. In una concezione della vita senza Dio, dove l’uomo è lupo all’uomo, o si sbrana o si è sbranati. E’ il dinamismo della vita infernale, che satana cerca di instaurare sulla terra. Ora ne sei uscito e hai scoperto, forse per la prima volta, il sentimento della compassione per i tuoi simili.

 Hai sperimentato quanto Dio sia stato misericordioso con te. Il tuo cuore di pietra si è spezzato e ora guardi agli altri con occhi nuovi. Vedi la loro miseria e la loro infelicità, che erano fino a poco tempo fa anche le tue. Senti quanto sono vere le parole del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Caro amico, gusta fino in fondo l’immensa grazia di esserti riconciliato con Dio, con te stesso e col tuo prossimo. Guarda a colui che dall’alto della Croce l’ha effusa sul tuo cuore. Ora ti sei anche riconciliato con la vita, che fra i denti maledicevi, perché Gesù te ne ha fatto scoprire la bellezza e la grandezza.

Vostro Padre Livio

UN PICCOLO CANTORE DI CLASSE

Piccolo Seminario dei Padri Scolopi a Finale Ligure 1955.
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