Mese: Settembre 2023 Pagina 4 di 15

DOMENICA 25.MA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
Cari amici di Radio Maria Buon Domenica,
ringraziamo il Signore risorto per il dono di questo giorno di gioia e di speranza, nel quale sono stati vinti il male e la morte e la luce dell’eternità ha illuminato il cammino della nostra vita.
Andiamo con sollecitudine alla nostra Chiesa, per partecipare con i fratelli e le sorelle all’Eucaristia, nella quale Cristo è realmente presente, per donarci il suo amore e la sua forza.
Rinfranchiamoci nella nostra fede per testimoniarla in questo mondo avvolto dalle tenebre delle menzogna, nella quale gli uomini gemono e piangono senza speranza.
Nel Vangelo di oggi Gesù paragona il Regno dei cieli a un padrone di casa, che esce cinque volte, dall’alba fino alle cinque del pomeriggio, per reclutare dei lavoratori nella sua vigna.
Alla fina dà a tutti un denaro, sollevando la protesta di chi aveva lavorato di più. Ma il padrone li zittisce dicendo: “Ho dato ad ognuno quello che ho pattuito. A te non ho fatto torto.”
Qual è il significato della parabola? Lo comprendiamo se pensiamo che cosa simboleggia il denaro dato a tutti come ricompensa.
Questa moneta non è altro che l’amore di Dio e la vita eterna, che viene concessa a tutti coloro che rispondono alla chiamata e vanno a lavorare nella vigna del Signore, non importa quale sia il momento della loro vita nel quale si convertono.
Questo è un grande messaggio di speranza per i peccatori che camminano lungo la via della perdizione. Non è mai troppo tardi per rispondere alla grazia di Dio che bussa alla porta del cuore.
Non devono farsi scoraggiare dal peso del male e dalla sua apparente ineluttabilità. Se noi lo desideriamo, Gesù scende nell’abisso e prende sulle spalle la pecorella perduta.
Nel medesimo tempo Gesù ammonisce chi è stato sollecito a rispondere alla chiamata fin dall’alba. Non deve presumere e disprezzare chi è arrivato dopo.
La via di Dio è stretta e in salita e richiede umiltà e perseveranza. Tutti dobbiamo aiutarci e tenerci per mano fino a quando siamo arrivati al traguardo.
Ave Maria
Padre Livio
Vangelo
Sei invidioso perché io sono buono?
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Parola del Signore.
Cari amici, la Madonna a Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché, se aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà troppo tardi. Con questa nuova iniziativa del Blog offriamo la possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali da meditare e da vivere. (Le troverai man mano nella sezione: (Il Combattimento spirituale).

19. La conversione è il più grande miracolo che uno possa sperimentare
L’incontro col sacerdote, al quale hai affidato tutti i tuoi peccati, perché ti assolvesse in nome di Gesù, lo devi ricordare come uno dei momenti decisivi della tua esistenza. Sei passato dalle tenebre alla luce e dalla morte alla vita. Hai lasciato la via della perdizione e ti sei incamminato su quella della salvezza.
Ti è accaduto qualcosa di straordinario del quale fai fatica a renderti conto, come avviene a chi, uscendo dalle profondità oscure della terra, viene improvvisamente investito dalla luce del giorno. Ti rendi conto che nessun miracolo è paragonabile a quello della conversione. La vita cambia radicalmente di prospettiva. Sei come un condannato a morte al quale è stata comunicata la grazia della libertà.
Chi ha compiuta quest’opera mirabile è Gesù, il tuo Salvatore, che ti sta accanto e che ti prende per mano. Egli si è affiancato a te ti accompagna nel nuovo cammino. Con Gesù scopri anche la tua nuova famiglia, la Chiesa, che avevi abbandonato e forse anche disprezzato, ma che ora incomincia a guardare con lo sguardo della fede Infatti, ora che hai abbandonato il vecchio mondo, Gesù non ti lascia solo, ma ti dona nuovi fratelli e nuove sorelle.
Quando avevi incominciato a manifestare la tua inquietudine il mondo col quale tu prima eri solidale si è messo in allarme. Si rende subito conto subito che è accaduto qualcosa che gli sfugge. Ti sente diverso e quasi scostante. Prima con loro condividevi tutto: i pensieri, i discorsi, il linguaggio, i giudizi, i comportamenti. Anche fra quelli che sono lontani da Dio c’è una solidarietà sia pure nel male. La vita dissoluta era condivisa, approvata, e ricercata.
Ora che il peccato ti ha mostrato il suo volto ingannatore, non hai più voglia non solo di commetterlo, ma persino di sentirne parlare. I discorsi che prima ti attiravano e ai quali partecipavi compiaciuto, ora ti appaiono vuoti e volgari i divertimenti per i quali eri disposto a spendere tempo, denaro e salute ti appaiono nella loro misera realtà, un inganno per coloro che non sanno che fare della vita.
Le persone, della cui amicizia eri onorato, e senza le quali ti sentivi emarginato, ora ti si manifestano nella loro vacuità. Sono canne sbattute dal vento, sacchi di gonfi di egoismo, morti che camminano. Provi un brivido al pensiero che prima eri uno come loro e il tuo cuore, pur sentendo disgusto per quella frequentazione, ne prova compassione.
Con la conversione il mondo nel quale eri inserito ti diviene estraneo, ma anche tu divieni estraneo ad esso. Quelli che frequentavi avvertono che non condividi e non approvi più uno stile di vita che avevi a lungo perseguito. Non partecipi più ai loro discorsi, non approvi i loro giudizi, non li segui nei loro comportamenti. Il tuo silenzio è una sentenza di disapprovazione. Per loro ormai sei un intruso, se non addirittura un nemico. In ogni caso sei uno da evitare e tu ti trovi improvvisamente solo.
Se poi, nel tuo entusiasmo di neofita, dai testimonianza di quanto è accaduto in te, allora, invece dell’attenzione e dell’approvazione che ingenuamente ti aspettavi, ti arrivano i sorrisi di compatimento. Non ti viene risparmiato nulla di quel repertorio di sciocche considerazioni di cui le anime vuote sono perennemente gravide.
Ti mettono alla prova, ti tentano, ti circuiscono, ti ricattano, ti minacciano. Dimostrano un grande spirito di corpo prestando al demonio, più che mai infuriato, tutto l’aiuto di cui ha bisogno. Non di rado hanno successo, perché l’uomo quando è solo è più fragile. Infatti c’è un momento in cui sei privo di appoggi umani e se Dio nella sua misericordia non ti dà qualcuno a cui appoggiarti, rischi di vacillare e di ritornare nella compagnia degli sventurati.
Sappi, cari amico, che la tua solitudine è solo apparente. Dio sa che abbiamo bisogno del sostegno dei fratelli ed è per questo che ci ha fatto il dono della Chiesa. Tuttavia vi sono dei momenti della vita in cui egli ci vuole tutti per sé, affinché scopriamo la grandezza del suo amore. Solo lui ha potuto entrare nel tuo intimo e bussare alla porta del tuo cuore, dove nessuna creatura potrebbe mai arrivare. Dio vuole che tu lo incontri e lo conosca, al fine di stringere con te un’amicizia eterna, che resista a tutte le bufere della vita.
Sappi dunque essere forte nella tua solitudine. Gesù ha bisogno di sapere se lui conta per te più di qualsiasi altra creatura: “ Se uno viene a me, e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la propria vita, non può essere mio discepolo” ( Lc 14,25-26). Con queste parole il Maestro ti vuole dire che solo lui è il tesoro nascosto e la perla preziosa. Il tuo Salvatore non ti tradirà e non ti abbandonerà mai.
Dopo che Gesù ti avrà stretto a sé con i vincoli di un’amicizia eterna, provvederà a donarti nuovi fratelli e nuove sorelle. Non esiste soltanto la solidarietà nel male, ma anche quella nel bene. Anzi, quest’ultima è molto più salda e più profonda. Ti meraviglierai nello scoprire che fra le persone esistono dei legami che prima non avresti mai sospettato. Sono legami di carattere soprannaturale che nascono dalla comune fede in Gesù.
Scoprirai che persone così diverse per mentalità, età, sesso, nazionalità, cultura, formazione, carattere, e via dicendo, sono un sol cuore e una sola anima . Scoprirai di essere in comunione persino con i tuoi cari che hai perduto e che ora hai la speranza di ritrovare in Cielo. Scoprirai il mistero della Chiesa, la tua nuova famiglia, aperta per sua natura a ogni uomo, dove Dio stesso è Padre, Madre, Fratello e Amico.
Per te sarà una sorpresa guardare alla Chiesa con gli occhi della fede. Prima la vedevi esclusivamente nel suo aspetto umano, certamente non priva di grandezza, ma con i difetti e le miserie comuni agli uomini. Ora, grazie alla fede, la vedi nella sua dimensione soprannaturale e ti stupisci per la sua divina bellezza.
In essa ci sono le fonti perenni della sapienza e della grazia alle quali le anime assetate possono attingere. In essa ci sono le sorgenti della vita immortale, della gioia e della pace. Oltre il suo volto umano vedi la presenza del Figlio di Dio che la ricolma della sua pienezza. Caro amico, non sei più solo, ma hai trovato una meravigliosa famiglia, che abbraccia tutti i giusti di tutti i tempi.
Hai lasciato la compagnia degli stolti e sei diventato un familiare di Dio. Rientra nell’ovile santo, mite e umile come una pecorella.

Come sarà la Chiesa del futuro: una profezia di Joseph Ratzinger
“Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Essa farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione la renderà povera, la farà diventare una Chiesa dei piccoli, il processo sarà lungo e faticoso, perché dovranno essere eliminate la ristrettezza di vedute settaria e la caparbietà pomposa. Si potrebbe predire che tutto questo richiederà tempo.
Il processo sarà lungo e faticoso, come lo è stata la strada dal falso progressismo alla vigilia della Rivoluzione Francese – quando un vescovo poteva essere ritenuto furbo se si prendeva gioco dei dogmi e insinuava addirittura che l’esistenza di Dio non fosse affatto certa – al rinnovamento del XIX secolo.
Ma dopo la prova di queste divisioni uscirà da una Chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini che vivranno in un mondo totalmente programmato vivranno una solitudine indicibile. Se avranno perduto completamente il senso di Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà.
Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.
A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, che è già morto, ma la Chiesa della fede.
Certo essa non sarà più la forza sociale dominante nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza oltre la morte”.
(Da un discorso profetico sul futuro della Chiesa il giorno di Natale 1969 del futuro Papa Ratzinger).
Caro Padre Livio, La Chiesa futura che descrive Ratzinger sembra quella che sta rimodellando Papa Francesco, povera, essenziale e spirituale, e la piccola comunità dei credenti potrebbe essere accostata a quella degli apostoli di Maria che credono alle apparizioni di Medjugorje e saranno punto di riferimento a chi cercherà rifugio nel tempo della prova? Mi piacerebbe un tuo commento Padre Livio.
Buona serata e il Signore ti dia forza e protezione.
Andrea da Genova
Caro Andrea,
questa profezia di Ratzinger ha indubbiamente colto nel segno alcuni tratti di un futuro che però noi possiamo conoscere sua totalità attraverso il terzo segreto di Fatima. La purificazione della Chiesa avverrà attraverso una grande persecuzione, durante la quale il mondo senza Dio crollerà e il Cuore di Maria trionferà.
E’ nel tempo dei dieci segreti che avverrà tutto questo e toccherà a noi avere il coraggio dei martiri e dei confessori della fede. Aveva già detto tutto questo Papa Giovanni Paolo II a Fulda in Germania nel 1980, ma le sue parole sono cadute nell’oblio. Ora ci rendiamo conto di quanto fossero vere.
Ave Maria
Padre Livio
In questo momento, la guerra in Ucraina ci ha drammaticamente chiamato ad aprire gli occhi e il cuore verso tante popolazioni che soffrono a causa della guerra, memori delle parole del Concilio Vaticano II:
“Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione”, sottolinea Papa Francesco rilanciando le parole della Gaudium et Spes.
Poco fa in un messaggio ai partecipanti al Simposio Ecumenico nell’Abbazia di Pannonhalma, Ungheria, a poche ore dalla sua partenza per Marsiglia

“Il mondo rischia di sprofondare se la guerra in Ucraina non verrà fermata….E’ innegabile che l’attacco russo all’Ucraina abbai messo a repentaglio l’intero ordine globale sorto dopo la seconda Guerra mondiale”

VATICAN NEWS – Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Contro chi si combatte la guerra in Ucraina? Perché a pagare il prezzo più alto di questo conflitto, in corso ormai da oltre un anno e mezzo sono solo “i civili, la gente semplice e, soprattutto, i bambini, i giovani e gli anziani”. Monsignor Paul Richard Gallagher interviene al dibattito aperto del Consiglio di Sicurezza di New York e pone davanti agli occhi del mondo un interrogativo cruciale circa questa guerra “crudele” e “insensata” che, afferma, se non viene frenata, rischia di scatenare una crisi ancora più profonda e, soprattutto globale.
“L’aggressività può solo generare nuova aggressività. Se questa guerra non verrà fermata e la pace non sarà cercata ad ogni passo, il mondo intero rischia di sprofondare in crisi ancora più profonde”, ha detto Gallagher. Come ha detto tante volte il Papa, tutto oggi è interconnesso; quindi “la soluzione alla guerra in Ucraina non è una questione che riguarda solo l’Ucraina stessa”.
Questo richiede un contributo da parte di tutti, a partire da un personale esame di coscienza: “Cosa sto facendo oggi per il popolo ucraino?”. Un popolo “che, con grande sacrificio, difende la propria sovranità e la inviolabilità dei suoi confini internazionalmente riconosciuti”, ha detto il delegato vaticano. “La guerra è un grande male – ha affermato nel suo intervento – e attualmente vediamo che si espande sempre più, oltre i confini ucraini, coprendo con la sua fitta ombra non solo l’Europa, ma anche altri continenti e, soprattutto, infiltrandosi nei cuori umani, rendendoli contenitori di una ‘logica di guerra’”.
Anche in questo ha ragione il Papa: siamo realmente davanti ad una “Terza Guerra Mondiale… combattuta frammentariamente”. “È innegabile – ha sottolineato l’arcivescovo Gallagher – che l’attacco russo all’Ucraina abbia messo a repentaglio l’intero ordine globale”, sorto dopo la Seconda Guerra mondiale. Le “conseguenze negative” si intravedono nei vari ambiti: “Umanitario, demografico, alimentare, socio-politico, legale, economico, ecologico, militare, nucleare, energia, salute, istruzione, religione, migrazione”. Tutti “elementi fondamentali dell’architettura della sicurezza mondiale”.
Una cosa è certa: “Il male è incapace di generare il bene”. Allora, “la comunità internazionale – è l’appello di monsignor Gallagher – più che mai, non può arrendersi e lasciare che tale questione passi sotto silenzio. Per avere un futuro pacifico e sicuro, tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, e soprattutto quelli di questo Consiglio di Sicurezza, sono chiamati a unire gli sforzi nella ricerca di una soluzione giusta e pace duratura per l’Ucraina”. È un “elemento importante della pace globale di cui il mondo ha sete” ed “è meglio e più economico per tutti investire nella pace invece che nella guerra!”.
Il prelato, infine, esprime la piena vicinanza della Santa Sede all’Ucraina di cui “sostiene pienamente l’integrità territoriale”, continuando a impegnarsi “in iniziative umanitarie volte ad alleviare le sofferenze della popolazione ucraina, soprattutto quella parte più debole e vulnerabile”. Da qui, l’invito a governi e organizzazioni internazionali “a diventare creativi e coraggiosi artigiani di pace e tessitori di dialogo costruttivo”.
U disuguaglianze. Per Gallagher resta infatti “preoccupante il fatto che la percentuale di persone nei Paesi a basso reddito che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid-19 sia circa la metà del tasso nei Paesi ad alto reddito”. Anche in questo caso è necessario “mettere in pratica la solidarietà globale” e dunque “dare priorità all’accesso universale alle tecnologie sanitarie, in particolare per i più vulnerabili”.
Una risposta equa alle future pandemie
È un problema da risolvere anche “per le future pandemie”: serve pertanto “un approccio evolutivo, che rifletta i legami profondi tra povertà e cattiva salute”, ha detto Gallagher, così come è necessario “lo sviluppo di capacità nei Paesi in via di sviluppo per promuovere la ricerca, l’innovazione, la produzione e la distribuzione a livello locale”. Al di là di una “soluzione rapida”, è necessario garantire “una risposta equa alle future pandemie”, ha affermato il rappresentante della Santa Sede. “Non abbiamo tempo da perdere”, ha aggiunto, rimarcando che “tutte le risposte affidabili alle emergenze sanitarie devono rispettare i diritti umani e i principi fondamentali libertà, compresa la libertà di opinione e di espressione, la libertà di coscienza e la libertà di religione o credenza”. Quindi “devono includere meccanismi di solidarietà volti ad aiutare i Paesi a fornire medicinali e un’assistenza sanitaria adeguata alle loro popolazioni, nel rispetto della loro sensibilità culturale e sovranità”. Infine, dall’arcivescovo un appello a “incoraggiare e facilitare coordinamento e cooperazione” tra le organizzazioni internazionali nella condivisione di informazioni.

Pensiero Spirituale sui Comandamenti
Cari amici, i Comandamenti sono quelle Parole di Dio che sono impresse nella nostra mente e nel nostro cuore e inoltre sono espresse nella Sacra Scrittura e perfezionate nei Vangeli.
Nella loro essenzialità i Comandamenti non cambiano mai perché sono la Legge di Dio. Essendo impressa nell’anima umana, e quindi nella coscienza umana, la Legge di Dio diventa una regola generale per tutti gli uomini. Nel cuore e nella mente delle persone sono impressi i criteri della moralità, cioè i criteri del bene e del male. La stessa voce di Dio, nella coscienza, ci comanda, è un imperativo etico a fare il bene e ci mette in guardia dal fare il male.
La Legge di Dio ci indica la via del bene con l’osservanza dei Comandamenti, la via del male è quella in cui i Comandamenti vengono trasgrediti. Bisogna mettere in evidenza che questi Comandamenti sono la Legge naturale di Dio elevata poi alla perfezione da Cristo con il Comandamento dell’amore e nella loro proposta non cambiano mai.
I Comandamenti, nella loro essenzialità, non possono e non potranno mai essere aboliti. Ad esempio, “non uccidere” è un Comandamento che davanti a Dio permane, permane ovunque anche se viene oscurato, disatteso. È un comando che risuona nella coscienza umana quando non è addomesticata. I Comandamenti indicano la via del bene, ne deriva che la loro violazione sta a indicare che stiamo percorrendo la via del male. Possiamo allora ben dire che i Comandamenti di Dio nella loro essenzialità valgono in tutti i luoghi, in tutti i tempi, per tutte le persone.
Ovviamente, poi, tocca alla Chiesa illuminata dallo Spirito Santo mettere in luce i Comandamenti nelle loro esigenze.
Ogni volta che c’è una decadenza morale, ogni volta che c’è un oscuramento della coscienza, occorre fare lo sforzo di riportare i Comandamenti nella loro luce originaria. Per questo motivo Dio suscita Santi, teologi, profeti che ripropongono la Legge di Dio nella sua bellezza; lo stesso Magistero della Chiesa è impegnato nel riportare nel suo splendore la Legge morale sepolta dall’ipocrisia umana.
L’uomo non può cambiare la Legge morale. C’è una pretesa da parte dell’uomo di darsi delle regole a prescindere dalla Legge di Dio e questa viene usata come giustificazione, ma se seguiamo questa corrente non siamo giustificati davanti a Dio. Se seguiamo le regole umane, che sono sempre molto permissive, non siamo giustificati davanti a Dio.
Non è possibile cambiare i Comandamenti. Ingannare se stessi in questo campo è molto pericoloso per quanto riguarda la salvezza della nostra anima.
Il nostro atteggiamento, allora, non deve essere quello di chi giustifica la propria mediocrità spirituale; il nostro atteggiamento deve essere quello di fare tutto il possibile, con la grazia dello Spirito Santo, per vivere i Comandamenti.
I Comandamento sono fonti di vita, non si tratta solamente di osservarli, ma di viverli, di attingere a essi perché ci costruiscono, fanno di noi delle persone care a Dio. L’osservanza dei Comandamenti restaura in noi l’immagine divina violata dal peccato e ci fa progredire nel cammino di santità.
I Comandamenti sono indicatori di strada sulla via della santità. Indicano la strada giusta per vivere nella perfezione divina, ovvero nella trasformazione della propria anima sempre più a immagine di Dio.
Ecco, allora, perché è importante innanzitutto conoscere i Comandamenti così come la Chiesa li propone nel suo Catechismo. Conoscerli è importante perché danno una panoramica su ciò che è bene e ciò che è male con l’autorità della Chiesa. Conta l’insegnamento ufficiale della Chiesa, qualsiasi dubbio può essere sciolto consultando il Catechismo della Chiesa Cattolica.
Se vogliamo salvarci dobbiamo seguire i Comandamenti di Dio e non farci sviare dalle regole umane che potremmo definire “comode”. Solamente i Comandamenti di Dio sono fonte di vita.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della storia”

Continuare a pregare anche con l’aridità
Carissimo Padre Livio.
Mi è arrivato anche a me il suo libro “Apostoli di Maria” e lo trovo davvero illuminante e “pratico”(mi scusi il termine forse non proprio adeguato), trovandolo chiaro nelle spiegazioni e sopra tutto un bene inestimabile a parer mio proprio perché guida di tempi così difficili.
L’ho posto sul tavolino del salotto a vista , cosicché chi viene a casa mia anche se non lo leggerà, avrà la benedizione guardando Lei, Madre Santa e benevola che non vuole abbandonarci a noi stessi…
Ho letto sul suo blog la lettera di Donato da Milano e anch’io , come lui dice , sento dentro al mio cuore che si deve parlare, è da tempo che mi frulla in testa ma non so come. Ho cominciato già da tempo con i miei familiari e quanto ne parlo li vedo ammutoliti, con gli occhi fissi su di me e quello che mi arriva sono “ cosa vai dicendo” , perché parli così già il mondo è pieno di problemi” e via discorrendo.
I loro silenzi parlano più di ore di parole ed è la mia famiglia! Come posso cominciare a parlarne con gli amici (che poi ne ho pochi avendo un figlio disabile e condividendo tutto il mio tempo in casa con lui , tranne quelle sporadiche volte che vengono a trovarci). Mi creda , vorrei fare tanto per sentirmi un’apostola di Maria , ma tra la mia grande miseria e la vita che conduco non mi è facile.
Adesso si è avvinghiata a me anche una aridità nella preghiera mai avuta prima e faccio tanta fatica a concentrarmi su tante cose che prima mi riuscivano facili da vivere in preghiera. Sono tutto il giorno in “contemplazione” con Gesù, la Mamma Celeste il Padre Santo, i Santi con semplici pensieri che mi arrivano, o anche se rispondo a mio figlio penso di rispondere a a Gesù, o se lavo le stoviglie penso a come lavava Maria, eppure sento questo amaro dentro per non sapere fare altro…
Credo fermamente, come dice lei, di parlare e lasciare poi che ognuno faccia le proprie scelte ma, mi creda, è difficile anche cominciare perché la maggior parte delle persone vive racchiusa nel proprio bozzolo convinta che non ci sia niente da fare come singolo e che quello che oggi viviamo fa parte di scelte fatte da altri e noi siamo in balia del nulla.
È triste, lo so, appunto per questo vorrei fare, ma le mie mani sono vuote…
Continuerò a pregare anche con l’aridita’, farò finta di non sentire questo “freddo” perché sono convinta che non sta a me chiedere i perché!
A lei caro Padre Dio la benedica e la Madonnina la protegga, sempre.
Laura da Novara
