"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Febbraio 2023 Pagina 3 di 15

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

L’URGENZA DELLA CONVERSIONE

Cari amici,  la  Madonna  a  Medjugorje ci ha supplicato di convertirci perché,  se  aspettiamo il tempo dei segreti, per molti sarà  troppo tardi.  Con questa nuova iniziativa del  Blog offriamo la  possibilità di fare un cammino di conversione con delle riflessioni settimanali  da  meditare e da  vivere.

Vostro  Padre Livio

2. Guarda in faccia la tua vita

Che cosa significa fermarsi quando si incomincia a dubitare di essere sulla strada giusta? Significa rientrare in se stessi e prendere in esame la propria vita. Caro amico, la vita è una occasione unica che ti è concessa una sola volta. Non cadere nell’inganno di chi  prospetta una infinita possibilità  di esistenze, durante le quali potresti realizzare quello che non sei riuscito in quella che stai vivendo.

L’uomo è un abile ingannatore di se stesso e cerca di consolarsi con delle illusioni che non gli giovano a nulla. Ti è data donata una sola esistenza da spendere ed è qui ed ora che devi giocare le tue carte. Se ti realizzi, lo è per sempre. Se fallisci sappi che si tratta di una rovina eterna. La vita che hai non è tua, ma ti è stata affidata. Tuttavia tu ne sei responsabile. E’ un talento che devi investire, un seme che devi far fruttificare.

Se ti rendi conto che stai sperperando tempo ed energie perché hai preso una strada sbagliata, non esitare a fermarti. La posta in gioco è infatti la più alta possibile.

Hai incominciato sentire diversi campanelli di allarme, intorno a te e soprattutto dentro di te. L’inquietudine, la delusione, la paura e l’angoscia si fanno largo ogni giorno di più negli anfratti del tuo cuore . Avverti che la tua esistenza va verso la rovina. Più rimandi l’appuntamento con te stesso e più la situazione si aggrava. Prendi coraggio e mettiti in questione.

Ti ricordo che nella visione cristiana della vita tutto può essere deciso negli ultimi istanti. Puoi riscattare in poco tempo tutto quello che hai dissipato in precedenza. La storia del cristianesimo è popolata da una moltitudine di convertiti, molti dei quali negli ultimi istanti. Il primo ad entrare con Gesù in paradiso non è forse stato un malfattore pentito? 

Aveva dissipato la sua esistenza su un cammino di perdizione. Nell’ultima ora, quando tutto sembrava perduto, la situazione si è radicalmente capovolta. Non dire mai a te stesso che non sei più in tempo. In un giorno, in un’ora, in pochi minuti la tua situazione esistenziale può essere ribaltata e passare dalla morte alla resurrezione.

Hai deciso di fermarti, di guardare in faccia alla tua vita. Saggia decisione la tua. Chi infatti si potrebbe occuparsi di te e del tuo destino se non tu stesso?  Trascorriamo il nostro tempo dedicandoci a risolvere gli infiniti problemi del vivere.

Siamo macchine perennemente al lavoro. Ci preoccupiamo di essere efficienti ed entriamo in crisi quando non lo siamo. Rimandiamo sempre ad una prossima occasione una verifica sul senso del nostro vivere. Se hai deciso di occuparti finalmente di te stesso, sappi che hai preso una decisione di cui non ti pentirai. A che ti giova proseguire su una strada il cui sbocco ti inquieta?

Ma, ora che ti sei fermato, che fare? Dove guardare? A chi chiedere? Dove dirigersi? Ci sono molti che proseguono un cammino  come degli automi, senza speranza, solo perché non vedono alternative.  Ebbene, caro amico, dopo che ti sei fermato, fai una cosa semplice, alla portata di chiunque e straordinariamente efficace: rientra in te stesso.

Vorrei dirti: scopri te stesso, il tuo mondo interiore, di cui avverti l’esistenza, ma che non ha mai veramente visitato. Hai avuto troppa fretta di buttarti nell’arena del mondo, ma hai dimenticato te stesso, quello che tu sei in quelle profondità che neppure sospetti.

Te lo consiglia S. Agostino, un grande convertito, che in un momento di grazia ha deciso di imprimere una svolta radicale alla sua vita. Egli dice a te quello che lui ha fatto: “Rientra in te stesso. Nel tuo intimo abita la verità”.

Pensavi che il mondo fosse quello che vedi e nel quale sei immerso. In quell’arena impietosa cercavi invano di realizzarti. Lì inseguivi felicità sfuggenti come chimere. Prendi coscienza che esiste un universo affascinante e misterioso, che è situato dentro di te.

Se vuoi dare un senso alla tua vita è in questa dimensione di te stesso che devi incominciare a scavare. Tu nel tuo intimo sei un abisso insondabile di luce, un mistero che non riesci a scandagliare. Va in profondità, al di là  della giungla dei pensieri, dei sentimenti, dei desideri e delle passioni che si affollano alla superficie.

Rimuovi le sedimentazioni che si sono depositate, impedendoti di essere presente a te stesso. Vai alla radice del tuo io, liberandolo delle zavorre che lo soffocano ogni giorno di più. C’è un fondo in ogni uomo, che mistici di ogni religione hanno intravisto, dove ognuno scopre la sua misteriosa identità, la sorgente inesauribile di vita che lo fa esistere

. Tu devi arrivare alla radice di te stesso, per scoprire chi sei veramente e qual è il destino che ti attende. Non troverai mai la strada della vita, se non compi questo viaggio, alla ricerca del punto focale che accende la luce misteriosa del tuo io.  La scoperta dell’universo interiore rappresenta una svolta fondamentale nella vita. Scopri una dimensione dell’essere che non cesserà mai di affascinarti.

Ti rendi conto di avere un’anima che avevi sepolto sotto la coltre dell’effimero. Anzi comprendi che tu stesso sei quell’anima che avevi perduto, perché ti eri lasciato divorare dalle fami del tuo io egoistico.

Rientra in te stesso e scopri la parte migliore di te, la tua anima spirituale e immortale. Allora ti renderai conto che in ogni uomo non c’è solo una componente terrestre, che viene dalla polvere e alla polvere ritorna. Ti eri identificato con quella ed eri in balia delle sue insaziabili avidità. Ora la tua situazione è radicalmente cambiata.

Hai scoperto nel tuo intimo un tesoro prezioso, irriducibile alla materia con la quale ti eri identificato. E’ una scintilla divina che ti illumina e che suscita in te fremiti di eternità, di bellezza e di verità. L’orizzonte finito, entro il quale sperperavi la vita, svela il suo limite angusto. 

Guardi al mondo esterno e, pur nella sua vastità, ti appare soffocante. La tua anima va al di là, alla ricerca di un “Assoluto” che non conosce, ma da quale si sente attirata. Le luci del mondo ti appaiono false, le sue felicità illusorie, le sue ricchezze zavorra, i suoi tesori spazzatura.

 Senti sussurrare agli orecchi del cuore una parola ascoltata distrattamente e alla quale non avevi dato peso: Dio. Ora, forse per la prima volta, non ti sembra un soffio di voce, privo di consistenza. La tua anima freme all’udirla, come se la conoscesse da sempre, come se fosse impressa nelle sue fibre.

Pensavi che Dio fosse morto, travolto dalle conquiste dell’uomo evoluto. Ma ecco che, sotto le macerie del tuo io, la sua luce si fa strada, la sua voce si fa udire., il suo mistero si fa presente.

 Caro amico, questo è un momento decisivo della tua vita. Non lasciartelo rubare dalle tenebre dell’inconsistenza e dell’inganno. Tienilo stretto nel forziere del cuore come una perla preziosa. Hai trovato ciò che cercavi da sempre senza saperlo.

“TEMPO DI FORTEZZA” – Puntata 14

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Quanti saranno  quelli che si salveranno nel tempo dei segreti?

Carissimo Padre Livio,

non ho parole per  ringraziarla per  la sua costanza nel  guidarci sulla  via di Dio attraverso Radio Maria.

Ho però una domanda  da  porle  che  mi angoscia. Risponda solo se si è fatta una convinzione al riguardo.

Seguendo attentamente  le apparizioni  mariane più significative per la stessa vita della Chiesa,  oltre a diverse rivelazioni di carattere mistico, fra cui anche  la  Beata  Suor  Elena Aiello, ho avuto l’impressione che il tempo della prova che si profila all’orizzonte porterà  a una selezione notevole dell’umanità.

Mi pare di capire che nel  tempo della pace  entreranno soltanto, o  comunque in grande  maggioranza, quelli che aprono il  cuore a Dio  e ascolteranno  la   Madonna.

Ma  quanti saranno?

E quanti invece saranno quelli che rimarranno  nella  palude  infernale del  male  e  del peccato?

La Madonna a  Medjugorje ci ha recentemente rivelato che  l’umanità  ha deciso per la  morte e va  verso la perdizione.

Lei ha un pensiero al riguardo?

Elena di Manfredonia

Cara Elena,

non c’è dubbio che l’umanità , per  disposizione divina, sia chiamata,  nel tempo  dei segreti, in particolare dal quarto al decimo, a prendere una decisione davanti a Dio e alla salvezza  che Lui ci offre  attraverso la presenza della Vergine  Maria.

Dio ha voluto, nella sua infinita  misericordia, dare  ancora  una possibilità  a  chi, in tutto questo tempo di grazia, non ha risposto alla chiamata della conversione.

La   salvezza  viene da Dio,  la  morte viene dal demonio.

Si salverà  chi si deciderà  per Dio e si perderà  chi lo rifiuterà.

Si salveranno gli  umili e si perderanno i superbi.

Per questo bisogna prendere  molto seriamente il tempo  dei segreti.

Non mi sento di fare previsioni  sul  numero di chi, con Maria, entrerà  nel  tempo  della pace,  però abbiamo un riferimenti biblico eloquente.

Si tratta della profezia di Gesù sulla distruzione di Gerusalemme.

 Il  Maestro aveva  avvertito  i suoi di non rientrare in città quando si sarebbero avvicinati  gli eserciti,  ma di fuggire sui monti.

Chi  lo  ha ascoltato si è  salvato,  mentre  tutti quelli che si sono rifugiati  entro le mura sono morti.

Ave  Maria

Padre Livio

🔴VIDEO🔴EDITORIALE: L’ATTUALITA’ DELLE PROFEZIE DELLA BEATA SUOR ELENA AIELLO

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CLICCLA QUI PER IL TESTO:

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Gli eventi dei segreti non  interesseranno l’opinione pubblica  mondiale

Caro Padre Livio  buona sera,   

Vedo che  Lei si sforza di far comprendere  l’importanza dei segreti di  Medjugorje  per il  mondo e  per la  Chiesa.

Di fatto però  non interessano quasi  a nessuno  e  non credo che ci sarà  un cambiamento significativo,  anche  dopo la apparizione del segno sulla montagna.

Infatti dopo qualche settimana l’evento  cesserà  di interessare l’opinione pubblica.

Perché  il mondo e  la  stessa Chiesa prendano sul serio i segreti ci deve essere qualcosa di tremendo e di devastante a livello mondiale,  a cominciare  dal  quarto segreto.

Diversamente  questi famosi dieci segreti rischiano di essere episodi che non interessano se non un  piccolo gruppo.

Temo caro padre  che  anche lei la  pensi come  me.

Osvaldo

Caro Osvaldo,

complimenti per le   tue considerazioni apparentemente  molto realistiche.

Dico  apparentemente,  cioè secondo un criterio umano di valutazione.

Ma qui la   protagonista  è  la  Madonna che,  quando parla, si rivolge  all’intera umanità che va verso la  perdizione  e  alla  Madonna  i mezzi per mostrare l’abisso ci sta  inghiottendo  non mancano di sicuro.

Per questo  gli eventi dei segreti saranno tali da tenere sul filo del rasoio l’intera  umanità, compresa la  Chiesa,  fino al  compimento.

Non per  nulla la Madonna ha detto e  ripetuto  che satana vuole distruggere  le  nostre  vite  e il  pianeta  sul quale viviamo.

Gli eventi dei segreti  ci mostreranno proprio questo e  noi comprenderemo da quale catastrofe la  Madonna ci ha salvato.

Ave Maria

Padre  Livio

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

Considerazioni storiche sul Patriarcato di Mosca (2° parte)

22 Febbraio 2023 ore 15:11

di Roberto de Mattei– Corrispondenza Romana

Nella Chiesa cattolica l’origine dei Patriarcati risale al Concilio di Nicea (325), che riconobbe   una speciale supremazia ai vescovi di Alessandria d’Egitto e di Antiochia, sottomessi a quello di Roma. Nel Concilio di Costantinopoli (381) fu aggiunto al numero dei patriarchi il vescovo di Costantinopoli e nel Concilio di Calcedonia (451) il vescovo di Gerusalemme. La decisione sulla legittimità del titolo di Patriarca fu sempre riconosciuta al Sommo Pontefice e, ancor oggi, il Codice delle Chiese orientali, riserva alla suprema autorità della Chiesa di Roma l’istituzione, il ripristino e il mutamento di Chiese patriarcali (canoni 55-62).

Il patriarcato di Costantinopoli, che già nell’867, con Fozio, aveva scomunicato il Papa, per l’inserzione nel Credo della formula «filioque», nel 1054, con Michele Cerulario, ruppe definitivamente l’unità con la Chiesa di Roma. Lo scisma fu ricomposto nel 1439 quando, al Concilio di Firenze, il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II ritornò, con la chiesa di Bisanzio, alla fede romana. I suoi successori Metrofane II e Gregorio III Mammas rimasero fedeli all’unione con Roma. Poche notizie si hanno sopra Atanasio II, ultimo patriarca, prima della caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi nel 1453, ma sappiamo che Maometto II, in odio alla Chiesa cattolica, ripristinò nel 1454 il Patriarcato scismatico, imponendo Gennadio II come capo dei cristiani bizantini nell’Impero ottomano.

Anche in Russia, i princìpi di Mosca, da Basilio II a Ivan IV, che nel 1547 assunse il titolo di Zar, imposero la religione greco-scismatica. Dopo la morte di Ivan IV, nel 1584, e l’ascesa dello zar Fëdor I, il consigliere di quest’ultimo, Boris Godunov, si propose di consolidare il prestigio del regno, costituendo un Patriarcato di Mosca. L’occasione si verificò quando giunse a Mosca il patriarca di Costantinopoli Ieremias II, per chiedere aiuto contro gli oppressori turchi. Il patriarca fu messo agli arresti domiciliari e gli fu detto che non sarebbe stato liberato se non avesse riconosciuto canonicamente la nuova sede patriarcale.

 Nel gennaio 1589, in un Concilio locale convocato al Cremlino alla presenza dello Zar e della Duma dei Bojari, Ieremias fu costretto ad elevare il metropolita Iov (Giobbe) a primo patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Padre Stefano Caprio osserva che con questo atto venne formalmente istituita la prima forma di autocefalia all’interno dell’Ortodossia, cambiandonela natura ecclesiologica, da ecumenica a etnica. «Considerando che le altre Chiese ortodosse si trovavano in condizioni di sottomissione ai turchi ottomani, si capisce perché Mosca si sia da allora considerata non semplicemente uno dei tanti patriarchi nazionali, ma la chiesa più rappresentativa di tutto il mondo ortodosso»(Russia: fede e cultura, Roma 2010, p. 97).

L’istituzione del Patriarcato di Mosca fu un atto eminentemente politico, nella prospettiva ideologica di una “Terza Roma”, che raccoglieva l’eredità del cesaropapismo bizantino, contro Roma e contro i Turchi. Ma se il Patriarcato di Costantinopoli era stato subordinato allo Stato, a Mosca fu creato dallo Stato stesso.

La risposta della Chiesa cattolica non tardò ad arrivare. Nel 1569 aveva visto la luce, con l’Unione di Lublino, un vasto Stato, che univa il Regno di Polonia e il Granducato di Lituania. La Confederazione polacco-lituana accoglieva al suo interno anche esponenti dell’episcopato ortodosso che, sotto la spinta missionaria della Contro-Riforma, avevano iniziato a guardare a Roma, come punto di riferimento religioso. Essi erano chiamati ruteni (da Rus’), perché provenienti dalle regioni della Russia Bianca e della Piccola Russia, corrispondenti alle attuali nazioni della Bielorussia e Ucraina.

Il patriarca greco Ieremias, dopo essere stato obbligato a riconoscere Iov come patriarca di Mosca, tornato a Costantinopoli, lo disconobbe e nell’agosto del 1589 consacrò come metropolita di Kyiv, Galizia e tutta la Russia l’arcivescovo Michal Rahoza. Nel 1590 Rahoza sottoscrisse, con i vescovi ruteni, un documento in cui auspicava l’unione con la Chiesa cattolica, con la condizione che il rito bizantino, e le norme canoniche per i chierici fossero state preservate.

Le trattative con la Santa Sede andarono felicemente in porto. Il 23 dicembre 1595, papa Clemente VIII radunò nella Sala di Costantino del Palazzo Apostolico i cardinali presenti a Roma, la corte intera ed il corpo diplomatico per una solenne cerimonia. I due vescovi nationis Russorum seu Ruthenorum, Ipazio Potij e Cirillo Terletskyi, che rappresentavano il metropolita Rahoza e gli altri vescovi ruteni, dopo aver abiurato lo scisma, fecero una pubblica professione di fede cattolica secondo una formula che comprendeva quelle dei Concili di Nicea, di Firenze e di Trento. Negli occhi del Papa scrive lo storico Ludwig von Pastor brillavano lacrime di gioia.

«La letizia ricolma oggi il Nostro cuore, che per il vostro ritorno alla Chiesa, disse egli, non si può esprimere con parole. Noi rendiamo grazie speciali a Dio immortale, il quale per mezzo dello Spirito Santo ha guidato la vostra mente così da farvi cercare il vostro rifugio nella Santa Chiesa romana, madre vostra e di tutti i credenti, la quali vi accoglie di nuovo con amore tra i suoi figli» (Storia dei Papi, vol. XI, Desclée, Roma 1942, p. 418). Una medaglia commemorativa eternò l’importante avvenimento per il quale, un secolo e mezzo dopo l’unione di Firenze, veniva di nuovo riallacciato il vincolo dell’unità tra la Chiesa russa e la Chiesa romana.

Clemente VIII, con la Costituzione apostolica Magnus Dominus et laudabilis nimis, ne diede l’annuncio alla Chiesa intera e con la Lettera apostolica Benedictus sit Pastor del 7 febbraio 1596, dichiarò che si potevano conservare inviolati gli usi e i legittimi riti della chiesa rutena, già permessi dal Concilio di Firenze. L’unione venne ufficialmente proclamata a Brest sul fiume Bug il 16 ottobre 1596 (cfr. Oscar Halecki, From Florence to Brest (1439-1596), Fordham University Press, New York1958, per un’ampia esposizione delle vicende storiche). 

Con l’Unione di Brest, l’episcopato ucraino e bielorusso volle rompere il rapporto di soggezione al Patriarcato di Costantinopoli e invece di imboccare la strada dell’autocefalia, come aveva fatto il Patriarcato di Mosca, si sottomise all’autorità del Romano Pontefice. Giovanni Codevilla ricorda giustamente che la Chiesa di Kyiv non si era mai staccata formalmente da Roma e che l’aspirazione alla riunione delle Chiese non era mai venuta meno (Chiesa e Impero in Russia, Jaca Book, Milano 2011, p. 66). L’accordo siglato tra la Chiesa rutena e la Santa Sede diede inizio alla Chiesa cattolica di rito orientale, di cui oggi fanno parte la Chiesa greco-cattolica ucraina e la Chiesa greco-cattolica bielorussa. Il ristabilimento della piena comunione con la Sede di Roma fu ricordato da molti pontefici, tra i quali Pio XII, nell’enciclica Orientales omnes del 23 dicembre 1945, e Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica del 12 novembre 1995 per il IV centenario dell’Unione di Brest.

Non molti anni dopo, il ritorno a Roma fu consacrato dal sangue di un martire. Il 12 novembre   1623, Giosafat Kuncevyc, arcivescovo di Polotsk e di Vitebsk, fu colpito da frecce e con una grossa scure fu ucciso dagli scismatici. Il 29 giugno 1867 nella basilica Vaticana in presenza di circa 500 vescovi, arcivescovi, metropoliti e patriarchi dei diversi riti radunati da ogni parte del mondo, Pio IX lo proclamò santo, affermando: «Dio voglia che quel tuo sangue, o San Giosafat, che tu versasti per la Chiesa di Cristo, sia pegno di quell’unione con questa Santa Sede Apostolica, a cui tu sempre anelasti, e che giorno e notte implorasti con fervida preghiera da Dio, somma Bontà e Potenza. E perché tanto si avveri alfine, vivamente desideriamo di averti intercessore assiduo presso Dio stesso e la Corte del Cielo».  Il corpo di san Giosafat, come quello dell’altro campione della fede Isidoro di Kyiv, attende la risurrezione dei morti nella basilica di San Pietro, dove riposa nell’altare di san Basilio Magno. (continua)

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sul Tempo di Quaresima

Cari amici,

inizia oggi il Tempo di Quaresima. Per noi cristiani senz’altro è un Tempo speciale, diverso dagli altri periodi dell’anno.

L’Anno Liturgico stabilisce i Tempi del cammino della Chiesa, i quali sono improntati al cammino fatto da Cristo nella Sua opera di Salvezza. Il Tempo di Quaresima è proprio il ripercorrere quel periodo che Gesù ha passato nel deserto prima dei giorni della Passione.

In quei quaranta giorni Cristo ha affrontato satana e lo ha vinto. La vittoria di Cristo era già nell’Incarnazione, quando il Verbo di Dio si è fatto Carne, le porte degli inferi hanno tremato.

Cristo si è fatto uomo per sottrarre il mondo dalle grinfie di satana che lo aveva in pungo dal momento della tentazione originaria dei progenitori. Questo tempo di preghiera e digiuno è orientato alla conversione, che deve essere il primo impegno della Quaresima.

La conversione è il cambiamento di vita. Quando nella nostra vita non c’è più Dio o si è attenuata la Sua presenza, e a Lui sono subentrate le cose del mondo che degradano, inquietano, tolgono la pace, portano alla disperazione e all’angoscia, è necessario che il cammino di Quaresima – fatto di preghiera, digiuno e sacrifici – sia orientato alla conversione.

La Madonna dice che molte anime sono malate e vanno verso la morte spirituale. Questa frase è rivolta ai nostri giorni, al tempo che stiamo vivendo. Dal Cielo la Madonna vede che le anime vanno verso la morte spirituale e scende sulla Terra a dirci che con la conversione possiamo salvarci.

La Quaresima serve all’anima per ritornare a Dio. Innanzitutto, bisogna ristabilire i tempi della preghiera con impegno e concretezza: le preghiere del mattino e della sera, la Santa Messa domenicale, il Santo Rosario quotidiano, momenti di raccoglimento in ginocchio davanti alla Croce.

In questa Quaresima dobbiamo dedicarci alla preghiera per ritrovare sempre di più la luce di Dio in noi, per far sì che la presenza di Dio in noi sia sempre più profonda, polarizzi i nostri pensieri, i nostri sentimenti, i nostri desideri, guidi le nostre azioni in modo da essere persone che vivono per compiere la missione che Dio ha affidato a ogni uomo. Nella luce della fede la vita umana è una missione.

La prima missione è ovviamente la salvezza della propria anima, poi bisogna cooperare con Gesù, con Maria e con la Chiesa tutta per salvare le anime.

Di quello che abbiamo fatto su questa Terra, rimane la nostra anima e le anime che abbiamo contribuito a salvare.

Attraverso il nostro esempio e per mezzo della preghiera noi aiutiamo gli altri a salvare le anime. Abbiamo delle responsabilità ben precise a riguardo nei confronti dei nostri cari, dei nostri amici e dei nostri conoscenti.

La vita passa veloce, il tempo che passa è come una clessidra che si svuota, dobbiamo allora ben utilizzarlo conservando la fede, avendo cura della nostra anima e vivendo da creature umili e desiderose di essere amate da Dio. Salvando la propria anima possiamo sperare di salvare anche altre anime a indirizzarsi sulla via di Dio per giungere alla salvezza.

Viviamo, allora, il Tempo di Quaresima nella luce di Dio.

Accogliamo allora l’appello accorato della Madonna: «pregate e, nelle vostre giornate, fate sacrifici con il digiuno e la penitenza perché Dio vi doni la pace. Il futuro è al bivio perché l’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione. Voi, figlioli, siete la mia speranza».

Dimostriamoci all’altezza delle aspettative di Maria, per Lei che è speranza nostra, noi siamo la sua speranza.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

“TEMPO DI FORTEZZA” – Puntata 13

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