"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2023 Pagina 12 di 15

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Amare i Pastori e pregare per loro

Carissimo Padre Livio,

purtroppo anche in questi giorni di grande dolore per la Chiesa  per  la mancanza di una persona  così straordinaria per  umiltà e santità  come  il  Papa emerito Benedetto XVI,  non sono mancate  voci stonate di cattolici che, invece di pregare e  tacere,  hanno  colto l’occasione per seminare  zizzania, dimenticando che la  Chiesa da tempo ha  un Papa di straordinaria sapienza e bontà,  che   la guida  con amore  e  con coraggio.

Qualcuno nella  Chiesa  si è forse  dimenticato che il Papa è il Successore di Petro,  colui sul quale  Gesù  ha costruito la sua Chiesa e al  quale ha dato le Chiavi del Regno dei cieli?

La   ringrazio caro Padre perché non si stanca di ricordarci le  esortazioni e  le  ammonizioni  della  Regina della  pace riguardo ai Pastori della  Chiesa per  i quali chiede  amore e preghiera.

Sia  fermo nell’indicare a noi questa  strada  lungo la  quale  non  mancheranno cani randagi che si affaticheranno a latrare.

Ave  Maria

Elisabetta  di Roma

Cara Elisabetta,

                ti ringrazio per il tuo  deciso intervento in favore del Santo Padre  che  per  noi credenti è il  Cristo in terra!

ll Papa,  la Madonna e l’Eucaristia sono  per  noi cattolici le luci che illuminano il cammino. Guai a  noi se  lasciassimo che una  solo di esse si spenga.

In  particolare l’Italia ha avuto la grazia inestimabile  di essere la  Sede di Pietro. Tocca  a noi meritare  questa grazia straordinaria col  nostro amore   e  la  nostra  preghiera  per  il  Papa.

Ave  Maria

Padre Livio

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

40. Prendi la decisione di non  peccare più

Salvo nel caso di illuminazioni folgoranti, la conversione è un lungo travaglio interiore. La luce della grazia penetra un po’ alla volta nelle tue oscurità, risvegliando la vita laddove regna la morte. Non è molto diverso dal passaggio dall’inverno alla primavera, quando la terra, prigioniera del gelo invernale, incomincia  a mostrare le prime gemme, che spuntano al tepore del sole.

Questo mirabile miracolo della natura è però ben poca cosa rispetto a ciò che avviene nei cuori. Il fiorire della vita soprannaturale laddove regna la devastazione del peccato è senza paragone il più grande dei prodigi. La resurrezione di un morto è un evento meno significativo della conversione di un peccatore.

Sappi, caro amico, che il tuo ritorno alla luce, sotto l’impulso della grazia, è un dono così grande, del quale non avresti potuto desiderarne uno maggiore. Tu eri un ramo secco, anche se ti illudevi di vivere e di goderti la vita. Fantasticavi sul tuo futuro, ma ciò che ti atteneva era il fuoco nel quale si gettano le cose morte.

Ecco che cosa dice colui che, per eccellenza, è la vita, senza la quale nessuno vive: “Chi non rimane in me viene gettato via, come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” ( Gv 15, 6).

Il tuo ritorno alla vita è un miracolo della grazia, al quale sei chiamato a cooperare. Ti sei data la morte da solo, facendo un cattivo uso della libertà, che Dio ti aveva dato per compiere il bene. Ora è Dio che, nella sua infinita misericordia, ti ridona la vita.

 Lo potrebbe fare in un istante, perché a colui che ti ha chiamato all’essere dal nulla, non fa certo difetto la potenza. Invece agisce con dolcezza e pazienza, come la madre che insegna al bambino a camminare.

Considera la lapidaria affermazione di Gesù: “ Chiunque commette il peccato, è schiavo del peccato” ( Gv 8,34). Quando il libero arbitrio, che Dio ha creato a sua immagine, perché si realizzi nel bene, si muove in direzione del male, si indebolisce sempre di più, fino a divenirne schiavo. E’ un’esperienza che hai fatto personalmente.

Pensavi di essere un uomo libro perché ti eri liberato dai dieci comandamenti, in particolare di alcuni. Ti eri convinto che è libero chi fa quello che vuole. In realtà sei caduto in balia delle tue passioni, le quali ti hanno assoggettato al loro potere.

Hai così sperimentato che il vizio è una schiavitù e che la dittatura del male è l’unica dalla quale l’uomo è incapace di liberarsi. Infatti come lo potresti se la tua volontà è in stato di coma, incapace risalire la china? La volontà è il motore dell’esistenza umana.

E’ con le tue libere scelte che decidi di te stesso di fronte all’Altissimo, sia che credi come se non credi in lui. Compiendo il male, la volontà consuma se stessa, fino a perdere la capacità di decidersi per Dio e per il bene. Se la medicina della grazia non viene in soccorso per rianimarla, tu saresti già consegnato alla morte eterna.

Ora sei nel momento in cui l’Amore misericordioso non solo ti chiama a sé, ma ti dà anche la forza di guardare verso di lui e di incominciare ad avvicinarti. Ogni tua riposta  alle sollecitazioni della grazia, rafforza la tua volontà ancora molto debole.

Ogni esitazione ti indebolisce, ogni caduta ritarda il cammino, ma ogni passo in avanti ti fortifica. Hai piegato le ginocchia, hai invocato aiuto, ti sei affidato alle grandi braccia della divina misericordia. Ti sei consolidato sulla via del bene, anche se cammini ancora su gambe molto incerte.

 Sei come un corpo pieno di ferite, ma una di esse è quella decisiva per la vita o per la morte. E’ la ferita che riguarda la tua libera volontà. Il processo di guarigione è essenzialmente un recupero della tua capacità di compiere il bene. Si tratta di un lavorio della grazia e della tua corrispondenza ad essa.

All’inizio, quando le passioni sono ancora virulente, pur sentendo dentro di te il desiderio di dominarle, non sei capace di assestare un colpo di accetta alle loro radici malefiche . Vorresti decidere, ma non ne hai la forza. La tua volontà non produce decisioni, ma velleità. Tuttavia non scoraggiarti. La grazia non cesserà di venirti in soccorso se  non ti stancherai di invocarla. Davanti agli occhi ti è posto un traguardo, al quale devi arrivare a tutti i costi.

Tienilo sempre presente e non distogliere mai lo sguardo, facendoti distrarre da altri obbiettivi. La meta che non puoi fallire è la salvezza eterna della tua anima. La potrai conseguire solo con la rinuncia al peccato. Il peccatore è un uomo in catene.

 In un primo momento non se ne rende conto. Anzi si illude di potersi muovere a suo piacimento. Quando la grazia gli fa cadere le squame dagli occhi, prende coscienza della sua situazione di estrema miseria. Che fare? Qualunque cosa faccia non concluderà nulla, finché non troverà la forza di spezzare le catene. Chi è schiavo del peccato può liberarsene solo con la decisione di rigettarlo dalla sua vita.

 E’ necessario che la volontà, con l’aiuto della grazia, divenga capace di tagliare i legami col male. Tu devi mirare a questo obbiettivo, rafforzando la tua volontà con tutti i mezzi che hai a disposizione. Sappi che finché non decidi di non peccare più, non hai saltato il fosso che ti impedisce di imboccare la via della salvezza.

Ti sembra impossibile una decisione così radicale? Umanamente è impossibile, perché non è alla portata della nostra natura umana, resa debole dal peccato. Ma Gesù ti incoraggia: “ Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Perché tutto è possibile a Dio” ( Mc 10,27).

Non meravigliarti se, in un primo momento, la decisione di dare un taglio netto ai legami col male  sembra fuori dalla tua portata. Sappi che è stato così per tutti, anche per i santi. Devi pazientemente irrobustire la tua volontà con le piccole rinunce. Devi spronarla considerando lo stato di miseria nel quale sei precipitato e che ti rende impossibile la vita.

 La schiavitù del male è un tormento tremendo. Richiamala alla memoria, ogni volta che la memoria si sbiadisce. Il tentatore non si lascia sfuggire facilmente la preda. Vedendoti in difficoltà, ti tenterà con lo scoraggiamento e ti insinuerà che è impossibile cambiare vita. L’astuta serpe tenterà di convincerti che la resa al peccato è l’unica cosa ragionevole che l’uomo possa fare.

Ma tu ora non sei più solo. Colui che è venuto a visitarti e a bussare alla porte del tuo cuore, è al tuo fianco ed è pronto a sostenerti con la sua grazia. Se tu resisti e ti affidi, arriverà il momento in cui, come per miracolo, sarai capace di spezzare quelle catene che sembravano indistruttibili.

Caro amico,  considera come,  nel caso di una malattia seria , i tempi di guarigione siano lunghi  e  necessitino di una dose adeguata di applicazione e di pazienza. Dopo una operazione chirurgica, che riguarda un membro del nostro corpo, è necessaria una  riabilitazione  alla quale  ci dedichiamo il tempo e la fatica necessarie.

Nel campo dello spirito la guarigione  è  molto più  difficile perché il  peccato  offusca la mente e  indebolisce  la volontà. Oltre a ciò il maligno non abbandona la  presa, ma chiede  aiuto a spiriti peggiori lui per rinnovare  l’assalto alla tua  anima.

Con l’animo  umile  e  pentito devi costantemente abbeverarti  alle  fonti della grazia,  perché ti venga infusa  la  luce  e  la  forza  necessarie nel  combattimento quotidiano. Ogni giorno devi pregare, devi combattere e sappi che non sempre riuscirai a vincere la tua battaglia contro il male.

Il Signore  apprezza  la tua volontà  di camminare anche quando cadi, ti esorta a  non desistere  e  a  non scoraggiarti, ti tende  la  mano perché  tu  possa rialzarti e riprendere il  cammino. Se  sarai perseverante, il tuo  cuore sobbalzerà di gioia quando arriveranno le  prime vittorie, foriere della tua  completa guarigione.

Vostro Padre Livio

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Di ritorno da Medjugroje

Carissimo padre Livio

Con grande letizia le scriviamo queste poche righe, mentre ancora mia moglie ed io siamo in viaggio verso casa, di ritorno da Medjugorje, ove siamo stati in pellegrinaggio dal 30 dicembre ad oggi 3 gennaio 2023.

Io non ho provato particolari emozioni né ho ricevuto grazie spettacolari.

Sono un tipo molto freddo e razionale.

Torno però con una letizia nel cuore, che ha cominciato a colmarmi ieri mattina, in quella meravigliosa salita sul monte della croce bianca, nella preghiera intensa della via crucis guidata da un santo sacerdote e dai canti di un giovanissimo con la chitarra.

È stato il tipo di pellegrinaggio di cui avevamo bisogno io e mia moglie: non turismo spirituale ma immersione nella preghiera, nei sacramenti e in un’intera comunità, quella di Medjugorje, stretta intorno alla presenza di Maria e alla testimonianza dei propri compaesani veggenti. Il richiamo costante di tanti di loro alla confessione sacramentale è stato un abbraccio che mi ha spinto a “lasciarmi andare”, permettendo che fossero vinte in me forti resistenze.

Ora comprendo bene padre Livio la sua convinzione granitica su Medjugorje: se ci si va e si è adeguatamente accompagnati, si torna certi della presenza eccezionale di Maria, dei suoi messaggi, dei tempi che attendono coloro tra noi che i 10 segreti troveranno ancora in vita, del bisogno che tutti abbiamo di questa letizia e di questa pace nel sentirsi amati nella preghiera (essere guardati da e guardare Gesù e Maria).

L’incontro con la veggente Ivanka, il suo racconto semplice e veritiero su quei primi due giorni di apparizioni il 24 e 25 giugno 1981 mi hanno definitivamente reso certo.

Grazie padre Livio per aver contribuito, attraverso la sua quotidiana lettura cristiana della cronaca e della storia a lasciarci accompagnare a Medjugorje.

Ora che ci siamo stati, ci chiediamo con stupore come possiamo aver atteso cosí tanto tempo per “lasciarci decidere”.

La Madonna ci ha attirati lentamente: auguriamo a tanti altri di fare molto più in fretta di noi.

Guido e Laura (Torino)

EPIFANIA DEL  SIGNORE

“Abbiamo visto la sua stella in oriente
e siamo venuti per adorare il Signore.”

Cari amici,

la  solennità dell’Epifania ha  un valore  particolare  perché ci indica  nel  Bambino di Betlemme  il Signore   e  il Salvatore  del  mondo intero.

Infatti  i  Magi che vengono dall’Oriente  per adorare  il neonato Re dei Giudei, rappresentano   l’umanità di tutti i tempi  nella sua ricerca  di Dio, in particolare  attraverso la  scienza  e  la  religione.

Dopo un lungo  cammino,  guidati da  una stella misteriosa,  arrivano a  una casa dove  la  Sacra Famiglia ha  trovato  un  alloggio e,  senza  esitare e fare ulteriori ricerche, adorano il Bambino, offrendo in dono  l’oro   l’incenso e  la mirra, segni della sua divinità e  della sua regalità.

Il  lungo  pellegrinaggio dei Magi   è un invito all’intelligenza e al  cuore  a  non  richiudersi  nell’ambito angusto della finitezza, ma  ad  andare oltre, cercando la salvezza che si trova  nella piccolezza e nell’ umiltà di un Bambino, che è  il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo.

Vostro  Padre Livio


Vangelo

Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

OMELIA DI PAPA FRANCESCO

I FUNERALI DI BENEDETTO XVI

Pope Francis starts a funeral mass as the coffin of late Pope Emeritus Benedict XVI is placed at St. Peter’s Square at the Vatican, Thursday, Jan. 5, 2023. Benedict died at 95 on Dec. 31 in the monastery on the Vatican grounds where he had spent nearly all of his decade in retirement, his days mainly devoted to prayer and reflection. (AP Photo/Antonio Calanni) Associated Press/LaPresse Only Italy and Spain

“Benedetto, che la tua gioia sia perfetta nell’udire per sempre la voce di Dio”. L’omelia di Papa Francesco

05 GEN 2023- Il Foglio 

“Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni”, ha detto il Santo Padre


«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Sono le ultime parole che il Signore pronunciò sulla croce; il suo ultimo sospiro – potremmo dire –, capace di confermare ciò che caratterizzò tutta la sua vita: un continuo consegnarsi nelle mani del Padre suo. Mani di perdono e di compassione, di guarigione e di misericordia, mani di unzione e benedizione, che lo spinsero a consegnarsi anche nelle mani dei suoi fratelli. Il Signore, aperto alle storie che incontrava lungo il cammino, si lasciò cesellare dalla volontà di Dio, prendendo sulle spalle tutte le conseguenze e le difficoltà del Vangelo fino a vedere le sue mani piagate per amore: «Guarda le mie mani», disse a Tommaso (Gv 20,27), e lo dice ad ognuno di noi: “Guarda le mie mani”. Mani piagate che vanno incontro e non cessano di offrirsi, affinché conosciamo l’amore che Dio ha per noi e crediamo in esso (cfr 1 Gv 4,16).[1]

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» è l’invito e il programma di vita che ispira e vuole modellare come un vasaio (cfr Is 29,16) il cuore del pastore, fino a che palpitino in esso i medesimi sentimenti di Cristo Gesù (cfr Fil 2,5). Dedizione grata di servizio al Signore e al suo Popolo che nasce dall’aver accolto un dono totalmente gratuito: “Tu mi appartieni… tu appartieni a loro”, sussurra il Signore; “tu stai sotto la protezione delle mie mani, sotto la protezione del mio cuore. Rimani nel cavo delle mie mani e dammi le tue”.[2] È la condiscendenza di Dio e la sua vicinanza capace di porsi nelle mani fragili dei suoi discepoli per nutrire il suo popolo e dire con Lui: prendete e mangiate, prendete e bevete, questo è il mio corpo, corpo che si offre per voi (cfr Lc 22,19). La synkatabasis totale di Dio.

Dedizione orante, che si plasma e si affina silenziosamente tra i crocevia e le contraddizioni che il pastore deve affrontare (cfr 1 Pt 1,6-7) e l’invito fiducioso a pascere il gregge (cfr Gv 21,17). Come il Maestro, porta sulle spalle la stanchezza dell’intercessione e il logoramento dell’unzione per il suo popolo, specialmente là dove la bontà deve lottare e i fratelli vedono minacciata la loro dignità (cfr Eb 5,7-9). In questo incontro di intercessione il Signore va generando la mitezza capace di capire, accogliere, sperare e scommettere al di là delle incomprensioni che ciò può suscitare. Fecondità invisibile e inafferrabile, che nasce dal sapere in quali mani si è posta la fiducia (cfr 2 Tim 1,12). Fiducia orante e adoratrice, capace di interpretare le azioni del pastore e adattare il suo cuore e le sue decisioni ai tempi di Dio (cfr Gv 21,18): «Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza».[3]

E anche dedizione sostenuta dalla consolazione dello Spirito, che sempre lo precede nella missione: nella ricerca appassionata di comunicare la bellezza e la gioia del Vangelo (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 57), nella testimonianza feconda di coloro che, come Maria, rimangono in molti modi ai piedi della croce, in quella pace dolorosa ma robusta che non aggredisce né assoggetta; e nella speranza ostinata ma paziente che il Signore compirà la sua promessa, come aveva promesso ai nostri padri e alla sua discendenza per sempre (cfr Lc 1,54-55).

Anche noi, saldamente legati alle ultime parole del Signore e alla testimonianza che marcò la sua vita, vogliamo, come comunità ecclesiale, seguire le sue orme e affidare il nostro fratello alle mani del Padre: che queste mani di misericordia trovino la sua lampada accesa con l’olio del Vangelo, che egli ha sparso e testimoniato durante la sua vita (cfr Mt 25,6-7).

San Gregorio Magno, al termine della Regola pastorale, invitava ed esortava un amico a offrirgli questa compagnia spirituale: «In mezzo alle tempeste della mia vita, mi conforta la fiducia che tu mi terrai a galla sulla tavola delle tue preghiere, e che, se il peso delle mie colpe mi abbatte e mi umilia, tu mi presterai l’aiuto dei tuoi meriti per sollevarmi». È la consapevolezza del Pastore che non può portare da solo quello che, in realtà, mai potrebbe sostenere da solo e, perciò, sa abbandonarsi alla preghiera e alla cura del popolo che gli è stato affidato.[4]

È il Popolo fedele di Dio che, riunito, accompagna e affida la vita di chi è stato suo pastore. Come le donne del Vangelo al sepolcro, siamo qui con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito”. Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!

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Benedetto XVI, le parole del Rogito: ha lasciato un patrimonio sulle verità di fede

La bara con le spoglie del Papa emerito è stata chiusa ieri con all’interno alcuni segni della dignità pontificia e il testo che ricorda in breve la storia della vita e del ministero di Joseph Ratzinger

Vatican News -5 Gennaio 2022

Gli ultimi atti consumati nella discrezione dopo l’infinito omaggio pubblico. Ieri dopo essere stata per tre giorni al centro dell’ininterrotto pellegrinaggio tributato da oltre 200 mila persone nella Basilica vaticana, la salma di Benedetto XVI è stata rinchiusa in una bara di cipresso, nella quale sono stati deposti il pallio, le monete e le medaglie del pontificato e il Rogito, un testo custodito in un cilindro di metallo che ricorda i tratti salienti della vita e del ministero del Papa emerito, dalla nascita ai suoi ultimi giorni. Il testo del Rogito è stato letto dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Diego Ravelli. Dopo le esequie presiedute da Papa Francesco la bara di cipresso verrà inserita in un rivestimento di zinco e quindi in una bara di legno per essere infine tumulata nelle Grotte Vaticane.

Di seguito ecco il testo integrale del Rogito:

Nella luce di Cristo risorto dai morti, il 31 dicembre dell’anno del Signore 2022, alle 9,34 del mattino, mentre terminava l’anno ed eravamo pronti a cantare il Te Deum per i molteplici benefici concessi dal Signore, l’amato Pastore emerito della Chiesa, Benedetto XVI, è passato da questo mondo al Padre. Tutta la Chiesa insieme col Santo Padre Francesco in preghiera ha accompagnato il suo transito.

Benedetto XVI è stato il 265° Papa. La sua memoria rimane nel cuore della Chiesa e dell’intera umanità.

Joseph Aloisius Ratzinger, eletto Papa il 19 aprile 2005, nacque a Marktl am Inn, nel territorio della Diocesi di Passau (Germania), il 16 aprile del 1927. Suo padre era un commissario di gendarmeria e proveniva da una famiglia di agricoltori della bassa Baviera, le cui condizioni economiche erano piuttosto modeste. La madre era figlia di artigiani di Rimsting, sul lago di Chiem, e prima di sposarsi aveva fatto la cuoca in diversi alberghi.

Trascorse la sua infanzia e la sua adolescenza a Traunstein, una piccola città vicino alla frontiera con l’Austria, a circa trenta chilometri da Salisburgo, dove ricevette la sua formazione cristiana, umana e culturale.

Il tempo della sua giovinezza non fu facile. La fede e l’educazione della sua famiglia lo prepararono alla dura esperienza dei problemi connessi al regime nazista, conoscendo il clima di forte ostilità nei confronti della Chiesa cattolica in Germania. In questa complessa situazione, egli scoprì la bellezza e la verità della fede in Cristo.

Dal 1946 al 1951 studiò nella Scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga e all’Università di Monaco. Il 29 giugno 1951 fu ordinato sacerdote, iniziando l’anno successivo la sua attività didattica nella medesima Scuola di Frisinga. Successivamente fu docente a Bonn, a Münster, a Tubinga e a Ratisbona.

Nel 1962 divenne perito ufficiale del Concilio Vaticano II, come assistente del Cardinale Joseph Frings. Il 25 marzo 1977 Papa Paolo VI lo nominò Arcivescovo di München und Freising e ricevette l’ordinazione episcopale il 28 maggio dello stesso anno. Come motto episcopale scelse “Cooperatores Veritatis”.

Papa Montini lo creò e pubblicò Cardinale, del Titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino, nel Concistoro del 27 giugno 1977.

Il 25 novembre 1981 Giovanni Paolo II lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; e il 15 febbraio dell’anno successivo rinunciò al governo pastorale dell’Arcidiocesi di München und Freising.

Il 6 novembre 1998 fu nominato Vice-Decano del Collegio Cardinalizio e il 30 novembre 2002 divenne Decano, prendendo possesso del Titolo della Chiesa Suburbicaria di Ostia.

Venerdì 8 aprile 2005 presiedette la Santa Messa esequiale di Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.

Dai Cardinali riuniti in Conclave fu eletto Papa il 19 aprile 2005 e prese il nome di Benedetto XVI. Dalla loggia delle benedizioni si presentò come “umile lavoratore nella vigna del Signore”. Domenica 24 aprile 2005 iniziò solennemente il suo ministero Petrino.

Benedetto XVI pose al centro del suo pontificato il tema di Dio e della fede, nella continua ricerca del volto del Signore Gesù Cristo e aiutando tutti a conoscerlo, in particolare mediante la pubblicazione dell’opera Gesù di Nazaret, in tre volumi. Dotato di vaste e profonde conoscenze bibliche e teologiche, ebbe la straordinaria capacità di elaborare sintesi illuminanti sui principali temi dottrinali e spirituali, come pure sulle questioni cruciali della vita della Chiesa e della cultura contemporanea.

Promosse con successo il dialogo con gli anglicani, con gli ebrei e con i rappresentanti delle altre religioni; come pure riprese i contatti con i sacerdoti della Comunità San Pio X.

La mattina dell’11 febbraio 2013, durante un Concistoro convocato per ordinarie decisioni circa tre canonizzazioni, dopo il voto dei Cardinali, il Papa lesse la seguente dichiarazione in latino: «Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exerceri debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse».

Nell’ultima Udienza generale del pontificato, il 27 febbraio 2013, nel ringraziare tutti e ciascuno anche per il rispetto e la comprensione con cui era stata accolta la sua decisione, assicurò: «Continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vivere fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre». 

Dopo una breve permanenza nella residenza di Castel Gandolfo, visse gli ultimi anni della sua vita in Vaticano, nel monastero Mater Ecclesiae, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione.

Il magistero dottrinale di Benedetto XVI si riassume nelle tre Encicliche Deus caritas est (25 dicembre 2005), Spe salvi (30 novembre 2007) e Caritas in veritate (29 giugno 2009). Consegnò alla Chiesa quattro Esortazioni apostoliche, numerose Costituzioni apostoliche, Lettere apostoliche, oltre alle Catechesi proposte nelle Udienze generali e alle allocuzioni, comprese quelle pronunciate durante i ventiquattro viaggi apostolici compiuti nel mondo.

Di fronte al relativismo e all’ateismo pratico sempre più dilaganti, nel 2010, con il motu proprio Ubicumque et semper, istituì il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, a cui nel gennaio del 2013 trasferì le competenze in materia di catechesi.

Lottò con fermezza contro i crimini commessi da rappresentanti del clero contro minori o persone vulnerabili, richiamando continuamente la Chiesa alla conversione, alla preghiera, alla penitenza e alla purificazione.

Come teologo di riconosciuta autorevolezza, ha lasciato un ricco patrimonio di studi e ricerche sulle verità fondamentali della fede.  

CORPUS

BENEDICTI XVI P.M.

VIXIT A. XCV   M. VIII   D. XV

ECCLESIÆ UNIVERSÆ PRÆFUIT A. VII   M. X   D. IX

A D. XIX   M. APR.   A. MMV   AD D. XXVIII   M. FEB.   A. MMXIII

DECESSIT DIE XXXI M. DECEMBRIS ANNO DOMINI MMXXII

Semper in Christo vivas, Pater Sancte!

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

GRAZIE PAPA BENEDETTO


🙏🏻GRAZIE PAPA BENEDETTO
LA GRANDE FAMIGLIA DI RADIO MARIA UNITA IN PREGHIERA RINGRAZIA PER LA CORAGGIOSA TESTIMONIANZA DI FEDE E DI AMORE PER LA CHIESA, FINO AL TERMINE DELLA VITA 🙏🏻

🔴LIVE VIDEO🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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