"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2022 Pagina 13 di 179

IL DIARIO DI PADRE LIVIO

Non si può affrontare la  navigazione della vita con la prospettiva di  affondare.

Nella  società come quella di oggi, nella quale la fede in Dio si è  oscurata,  molti pensano  che  il  fine della vita sia quello di  prolungarla   il  più  possibile. 

Effettivamente l’umanità attuale  ha avuto un certo successo, in quanto  la  media del vivere si  è  un  po’  prolungata.

Non  bisogna però dimenticare  la  considerazione  del  salmista: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo”   (Salmo 89, 10).

C’è da chiedersi che senso abbia faticare, soffrire, lottare  e poi  morire, intendendo la morte  come  la si concepisce  oggi, cioè  come  il dissolversi della  persona in un pugno di  polvere.

In questa  prospettiva è difficile   motivare  la vita perché, anche  se ti appassioni a costruire   qualcosa di bello, di buono e di utile, alla  fine  la morte si divora ogni cosa.

E’ vero che molti riescono a dare un senso al loro sudore e  alle   loro lacrime, prospettando  una vita  migliore  per  i  propri  figli e  le  persone che  amano. 

E’ la considerazione di molte persone anziane che ho incontrato,  contente  per  dato una  sicurezza economica e una considerazione sociale  alla loro discendenza.

Si  tratta evidentemente  di piallativi che non possono dare  un senso e un valore  alla vita  umana e  alla sue esigenze di assoluto.

I crolli esistenziali, oggi sempre più frequenti anche  nelle  giovani generazioni,  dimostrano che  la riduzione dell’uomo alla sola prospettiva animale lo svuota e  lo soffoca.

Domande  sul  fine  e sul senso della vita non si possono eludere, non si possono sopprimere, non si possono archiviare.

Non si può  affrontare  la  navigazione  della vita  con  la prospettiva  di affondare,  ma solo con la  certezza di un porto,   oltre  il tempo  e  la  morte,  a cui  approdare.

(11 Dicembre  2022)

🌟🖊️CI SCRIVONO🖊️🌟    

Il “tempo nuovo” dopo i segreti e le rivelazioni di Gesù a Luisa Piccarreta del 29/11/22

Caro Padre Livio, 

le scrivo in risposta alla sua domanda del 29 novembre 2022 “Vorrei però sapere come questo stato spirituale sia compatibile con la ribellione finale dell’umanità che provocherà la venuta di Cristo nella gloria” in seguito alla mia mail sul “tempo nuovo” dopo i segreti e le rivelazioni di Gesù a Luisa Piccarreta.

Una mia risposta alla domanda in argomento non può prescindere da quanto da me appreso nella lettura del libro «Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Libro di Cielo. Il richiamo della creatura nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio” e dal quale ho dedotto linee interpretative per me evidenti:

 – il Regno della Divina Volontà significa il suo perfetto dominio;

– esso è Regno d’infinita santità e felicità, dove stanno tutti i beni;

–  l’intero Universo, l’intera opera della Creazione, è il Regno preparato da Dio per l’uomo;

–  Dio creò l’uomo come re di questo Regno, e l’uomo fu creato per essere il Regno per Dio;

–  l’uomo perdette il suo Regno col peccato, ma Dio, avendo riparato la disubbidienza mediante la Redenzione, ha stabilito il momento di dare di nuovo il Regno ai suoi figli.

 – il Regno della Divina Volontà è, insomma, il ripristino dell’ordine iniziale della Creazione.

– la Sua venuta o compimento “sulla terra come in Cielo” comporta la venuta di Gesù come Re.

– questa Promessa divina del Regno si deve compiere ancora sulla terra così come già si compie in Cielo. Questo implica due cose: 1) che non solo dobbiamo andare al Regno di Dio dopo la morte, ma che Il Regno di Dio deve venire ancora nel tempo storico, e non può certo finire il mondo se prima non si compie in pienezza (Si tratta di ripristinare l’ordine della Creazione, prima che ci fosse il peccato; 2) che il Regno di Dio non è ancora venuto, perché non è da confondere con la Redenzione o con la Chiesa.

– lo scopo di far conoscere il Regno di Dio e il suo Disegno è che le creature lo desiderino e si dispongano ad accoglierlo.

Il nucleo essenziale del messaggio che Luisa trasmette nei suoi scritti è l’annuncio del Regno di Dio, il Regno della Divina Volontà.

Trattandosi di un tempo nuovo, di un Regno che deve compiersi nella storia e in questo mondo, fa evidente riferimento al “Millennio” di cui parla il capitolo 20 dell’Apocalisse. Il “Millennio” viene abitualmente confuso con il problema del millenarismo. È necessario perciò chiarire bene i termini del problema.

Il tema della Parusia finale è di per sé un punto fermo nella Chiesa che nessuno può mettere in discussione, ma ciò che invece è ancora in discussione, quindi lasciato ad una più attenta  ricerca dei teologi, sono le sue modalità temporali, in particolare se si debba ammettere una Parusia intermedia, come le scritture e i primissimi tempi della Chiesa sembrano lasciare intravedere (Esempio: Is 2,1-5; salmo 85,10-14; At 3,19-21). 

La retta interpretazione della Parola di Dio ha enormi conseguenze sul piano pastorale. 

Padre Livio, così come grazie alla lettura del Libro di Cielo è nato in me il desiderio di conoscere le Sacre Scritture, così pure è nato il desiderio di approfondire questo sensibile tema    ricorrendo anche al metodo suggerito dal Catechismo della Chiesa Cattolica (al n. 94) dove è dato apprendere che l’approfondimento del “deposito della fede” avviene sotto l’assistenza dello Spirito Santo con:

1) lo studio dei teologi;

2) le esperienze spirituali dei credenti (soprattutto di quei credenti che hanno ricevuto carismi straordinari per il bene della Chiesa e del mondo, come apparizioni, messaggi, locuzioni interiori…); 3) con l’insegnamento del Magistero della Chiesa.

Nel significarle la mia gratitudine, fin da ora, al positivo contributo (non ultimo spero) che con la sua domanda ha dato spunto a un siffatto studio, rappresento, quale mia intenzione, promuovere un gruppo di studio aperto ad ogni apporto dialettico per l’approfondimento dei temi rilevanti in merito.

La benedizione della Mamma Celeste scenda su di lei e su tutte le sue opere.

Stefania

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L’OSSESSIONE CHE SPINGE LA RUSSIA

diErnesto Galli della Loggia – Corriere  della  Sera – 11 Dicembre  2022

L’annessionismo e la ricerca di una sfera d’influenza erano dietro il patto firmato nel 1939 da Molotov e von Ribbentrop. E sembrano animare anche le scelte di Putin

La  storia può essere una mirabile galleria di precedenti: il 31 ottobre 1939, in una sessione straordinaria del Soviet Supremo, Molotov, presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli esteri dell’Unione sovietica, dopo aver definito la Polonia appena annientata dalle armate naziste «una mostruosa creatura generata dal Trattato di Versailles tenuta in vita a spese dell’oppressione delle nazionalità non polacche», e della quale perciò era impensabile una futura restaurazione, annunciò l’accoglimento della richiesta da parte delle locali Assemblee del popolo di far entrare l’Ucraina e la Bielorussia occidentali (fino a due mesi prima territori a tutti gli effetti polacchi) nell’Urss. Più o meno insomma — sia pure senza l’ipocrita modalità del finto referendum — si trattò della medesima tecnica di annessione messa in opera qualche mese fa da Vladimir Putin ai danni della regione ucraina del Donbass: «Sono loro che vogliono essere annessi, noi non facciamo altro che acconsentire». All’annessione dei territori polacchi fece poi seguito da parte di Mosca l’occupazione militare nonché la brutale quanto rapida sovietizzazione anche di Estonia, Lettonia e Lituania culminata nel giugno del ’40 nell’ incorporazione anche dei tre Stati baltici nell’Unione sovietica. Solo con la Finlandia l’operazione non riuscì perché Helsinki decise di resistere con le armi.

Quello appena ricordato è l’esempio più clamoroso (dirò poi perché) di due caratteri costitutivi della storia russa da cui con tutta evidenza Putin è suggestionato fin quasi all’ossessione: l’annessionismo e la ricerca di una sfera d’influenza.

Tra il XVII e il XIX secolo una particolarissima condizione geografica consentì alla Moscovia, il cuore dello Stato russo, di divenire, prima grazie alla conquista della sterminata Siberia e all’annessione di gran parte della Polonia-Lituania, dell’Ucraina e della Crimea, e poi grazie all’occupazione coloniale dei confinanti altrettanto immensi territori dell’Asia centrale, l’unico Stato transcontinentale del pianeta: da Varsavia all’Alaska (russa fino a metà ’800), dall’Artico alle vette dell’Hindu-Kush. Ciò che peraltro non impedì alla medesima Russia zarista di aspirare costantemente anche a una sfera d’influenza nei Balcani e a uscire dal Mar Nero verso il Mediterraneo. La Russia sovietica fu la degna erede di questa storia. A causa della Prima guerra mondiale e della rivoluzione essa dovette rinunciare agli Stati Baltici, alla Polonia e alla Finlandia, ma nonostante i proclami iniziali si guardò bene dal concedere l’indipendenza all’Asia islamica che anzi in pratica incorporò. Anche nei dirigenti comunisti, insomma, rimase la medesima ossessione spaziale dei loro predecessori: se possibile ancor più acuita dal perenne timore paranoico della «reazione in agguato», del nemico esterno, dal quale quindi cautelarsi allontanandolo alla maggiore distanza possibile.

Ma non è questa esattamente la medesima ossessione che si legge oggi dietro i discorsi e le azioni di Vladimir Putin, dietro la sua decisione di aggredire l’Ucraina? Non è forse anche all’odierno padrone del Cremlino che l’espansione, la ricerca di sempre maggior spazio, la bulimia di influenza territoriale, appaiono il solo modo di esorcizzare l’insicurezza profonda di cui il suo potere, così come da secoli ogni potere russo a torto o a ragione, si sente sempre minacciato? Non sembra forse anche lui convinto che qualunque venir meno di un «grande spazio» metta in discussione la stessa identità dello Stato russo (quasi, viene da pensare, che come i suoi predecessori pure lui non sia sicuro di dove inizi e dove finisca la Russia stessa)?

Ma finito il tempo degli zar dal 1917 Mosca ha un problema cruciale: cercare di nascondere o contraffare di fronte al mondo il carattere reazionario e le brutali conseguenze imperialistiche del suo drammatico e irrisolto rapporto con lo spazio.

Ed è precisamente da questo punto di vista che appare davvero esemplare, simbolicamente esemplare, il comportamento tenuto dal potere russo rispetto al documento-chiave, all’atto in un certo senso fondativo, della sua vertiginosa crescita territoriale e di potere geo-politico in coincidenza con la Seconda guerra mondiale. Comportamento sul quale oggi possiamo dire di sapere tutto grazie a un importante libro appena uscito di Antonella Salomoni (Il protocollo segreto. Il patto Molotov-Ribbentrop e la falsificazione della storia, il Mulino) che ne ha ricostruito tutte le tappe.

Si tratta del protocollo firmato dall’Urss e dalla Germania nazista contemporaneamente al Patto di non aggressione del 23 agosto ’39 — che entrambe le parti s’impegnarono a tenere segreto — con il quale non solo in pratica i due Paesi si spartirono la Polonia ma si dividevano altresì in due grandi sfere d’influenza tutta l’area dalla Finlandia alla Moldavia (dove come ho già detto, la Russia si affrettò subito a fare man bassa in attesa di completare l’opera dopo il 1945). Un protocollo segreto che cambiava completamente la vera natura e il significato del patto. Il fine sbandierato della «non aggressione», diveniva infatti la maschera di tutt’altro: della piena partecipazione dell’Urss ai frutti dell’aggressione hitleriana alla Polonia, atto d’inizio della guerra europea. Era cioè il consenso sovietico a quell’aggressione in cambio di un enorme ampliamento territoriale sul Baltico e della creazione di una potenziale sfera d’influenza nei Balcani sudorientali. Da parte russa, dunque, era non già un modo per guadagnare tempo e cercare di ritardare l’attacco della Germania considerato prima o poi inevitabile — come l’ Unione sovietica si sforzò da subito e poi sempre in seguito di presentare l’accordo — bensì si trattava di una vera e propria alleanza in cui Berlino metteva le armi e Mosca il suo placet (oltre che una vera e propria valanga di materie prime per la macchina bellica tedesca, con un’altra intesa): ovviamente comune, pertanto, la divisione degli utili. Come avrebbe ammesso il presidente della Commissione d’indagine russa nominata un anno prima del crollo del comunismo, il protocollo «inficiava lo status ufficiale dell’Urss come neutrale»: insomma ne faceva virtualmente un’alleata del Terzo Reich e perciò suo complice nello scatenamento della guerra. L’intero senso del secondo conflitto mondiale ne usciva profondamente cambiato rispetto alla versione corrente: era dunque davvero necessario che il protocollo restasse segreto.

Ciò che fu possibile perché la sola altra copia esistente, quella presso il ministero degli esteri tedesco, era andata distrutta sotto le bombe. Sicché il mondo potè venire a conoscenza dell’accordo unicamente perché subito dopo la guerra uno stretto collaboratore di Ribbentrop ne cedette una copia microfilmata agli americani in cambio della libertà. Copia che naturalmente i sovietici sostennero sempre essere un volgarissimo falso.

Per mezzo secolo Mosca negò sempre, ostinatamente, l’esistenza del protocollo e lo stesso documento cartaceo originale con il testo del medesimo e le relative firme fu trasferito dall’archivio del ministero degli esteri per venire sepolto, con la classificazione più segreta, nell’archivio del Dipartimento generale del Comitato centrale del Pcus, una specie di camera blindata degli arcana imperii del comunismo russo. Un documento circondato da un valore politico-simbolico così dirompente che — ci dice Salomoni — della sua vera esistenza furono sempre a conoscenza pochissimi e che quando nel luglio 1987 Gorbaciov chiese che gli fosse mostrato, dopo averlo studiato decise di non condividerne il contenuto nemmeno con i membri del Politburo ordinando: «Non bisogna mostrarlo a nessuno. Sarò io stesso a dire con chi occorre farlo».

L’ora della verità sarebbe così venuta solo alla vigilia del crollo dell’Unione sovietica. Alla vigilia della «più grande catastrofe geopolitica della storia», come tante volte l’ha definita con rammarico Putin: dimentico però che prima di quella geopolitica c’era stata una gigantesca catastrofe morale e che nella storia talvolta capita che tra le due cose ci sia qualche rapporto

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BUONA DOMENICA

TERZA  DOMENICA DI  AVVENTO (A)

Domenica della “Gioia”

Cari amici di Radio Maria Buona Domenica,

Ci avviciniamo velocemente  al  Natale  ed  è necessario  chiederci se stiamo facendo la  cosa più importante per  prepararci a questo evento divino, che riguarda  non solo le nostre persone ma anche il  mondo intero.

Il Natale cristiano infatti è molto  più della  commemorazione della  nascita   di Gesù Cristo,  come  può essere per i  grandi della   storia.

E’ un evento di grazia che  si rinnova di anno in anno  per  i singoli,  per  la Chiesa e  per l’umanità  intera.

Infatti  Colui che la  Vergine Maria  ha  donato al mondo,  è   il Verbo  fatto carne, è  il Figlio di Dio che si è  fatto uomo e  che desidera prendere  una stabile  dimora nei  nostri cuori.

E’ infatti nei cuori che  Dio desidera  regnare,  perché  siano ricolmati del  suo amore,  della  sua gioia e  della  sua pace.

Non lasciamo   passare  il  Natale senza  accogliere   questo inestimabile “regalo” “di Dio che ci dona se   stesso.

Prepariamo fin da  ora i  cuori, aprendoli alla  sua  voce, purificandoli col  perdono dei peccati e ornandoli con le  virtù  e le opere  di  bene.

Vostro Padre Livio


Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11
 
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
 
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
 
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore

IL DIARIO DI PADRE LIVIO

Gesù è un amico fedele che non tradisce mai

Mi è  venuta  in mente una delle  numerose esortazioni che ci ha rivolto la Regina della pace nei suoi messaggi.

Ci stava invitando come  sempre ad  ascoltare e a  seguire  suoi Figlio,  per poi esclamare: “Parlategli”.  Proprio così, perché  la  fede e   la  preghiera si concretizzano in un tu  per  tu con Gesù.

A  Gesù puoi  parlare  in ogni momento del giorno e della notte,  nella certezza che ti ascolta  attentamente,  come se  un quel momento esistessi solo tu.

Gli poi raccontare tutto quello che ribolle  nel tuo cuore e chiedere  il suo aiuto, il suo consiglio,  la sua protezione,  la sua guida.

Non tarderai a sentire  la sua voce  che ti incoraggia, ti rassicura e  ti perdona.

Gesù  è un amico fedele che non tradisce  mai. 

Cammina  con  Lui sulle  strade pericolose della vita e giungerai alla  meta.

10 Dicembre 2022

📖TESTI E DOCUMENTI 📑  

La Nuova Era d’amore in cui la Volontà di Dio regnerà sulla terra in modo tutto nuovo

Dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta “la Piccola Figlia della Divina Volontà”:

Sta per venire l’Era nuova del compimento della Volontà di Dio sulla terra. Il segno più bello e certo

“Figlia mia, tutto il mondo è sottosopra e tutti stanno in aspettativa di cambiamenti, di pace, di cose nuove. Loro stessi si uniscono per conferire e si meravigliano che non sanno concludere nulla e venire a serie decisioni, sicché la vera pace non spunta e tutto si risolve in parole, ma nulla in fatti, e sperano che altre conferenze possano venire a decisioni serie, ma invano aspettano. E intanto, in questo aspettare stanno tutti in timore, e chi si prepara a nuove guerre, chi spera nuove conquiste; ma con ciò i popoli immiseriscono, si spogliano vivi, e mentre aspettano, stanchi dell’era triste presente che li involge, torbida e sanguinante, aspettano e sperano un’era nuova di pace e di luce. Il mondo si trova proprio nel punto quando Io dovevo venire sulla terra, tutti stavano in aspettativa di un gran avvenimento, di un’era nuova, come difatti avvenne.

Così ora, dovendo venire il grande avvenimento, l’era nuova, che la Volontà di Dio si faccia in terra come in Cielo, tutti stanno in aspettativa di un’era nuova, stanchi di questa, senza sapere quale sia questa novità, questo cambiamento, come non lo sapevano quando Io venni sulla terra.

Questa aspettativa è un segno certo che l’ora è vicina, ma il segno più certo è che Io vado manifestando ciò che voglio fare e che, rivolgendomi ad un’anima, come mi rivolsi alla mia Mamma nello scendere dal Cielo in terra, le comunico la mia Volontà e i beni e gli effetti che Essa contiene, per farne un dono a tutta l’umanità.” (14.07.1923)

Il Signore sta preparando l’Era del suo terzo “Fiat”

“O iniquo mondo, tu stai facendo di tutto per cacciarmi dalla faccia della terra, per sbandirmi dalla società, dalle scuole, dalle conversazioni, da tutto; stai macchinando come abbattere templi e altari, come distruggere la mia Chiesa e uccidere i ministri, ed Io ti sto preparando un’era d’amore, l’era del mio terzo «FIAT». Tu farai la tua via per sbandirmi ed Io ti con fonderò d’amore, ti seguirò di dietro, mi farò incontro davanti per confonderti in amore, e dove tu mi hai sbandito Io erigerò il mio trono e vi regnerò più di prima, ma in modo più sorprendente, tanto che tu stesso cadrai ai piedi del mio trono, come legato dalla forza del mio amore”. 

“Ah, figlia mia, la creatura imperversa sempre più nel male. Quante macchinazioni di rovina stanno preparando! Giungeranno a tanto, da esaurire lo stesso male, ma mentre loro si occuperanno nel fare la loro via, Io mi occuperò di fare che il mio «FIAT VOLUNTAS TUA» abbia compimento ed esaudimento, che la mia Volontà regni sulla terra, ma in modo tutto nuovo; mi occuperò a preparare l’era del terzo «FIAT», in cui il mio amore sfoggerà in modo meraviglioso ed inaudito. Ah, sì, voglio confondere l’uomo tutto in amore. Perciò sii attenta; ti voglio con Me a preparare questa era d’amore, celeste e divina. Ci daremo la mano a vicenda e opereremo insieme”. (08.02.1921)

Sarà l’Era della vera libertà: libertà della creatura di prendere tutto ciò che è di Gesù

“…Oh, che libero sfogo avrà il mio Amore! Avrò libero campo in tutto, non più inceppamento. Quanti tabernacoli voglio, ne avrò; le ostie saranno innumerevoli, ad ogni istante ci comunicheremo insieme e anch’Io griderò «Libertà, libertà! Venite tutti nella mia Volontà e godrete la vera libertà!» Fuori della mia Volontà, quanti inceppamenti non trova l’anima; ma nella mia Volontà è libera, Io la lascio libera di amarmi come vuole, anzi le dico: Lascia le tue spoglie umane, prendi le divine; Io non sono avaro e geloso dei miei beni, voglio che prenda tutto; amami immensamente, prendi, prendi tutto il mio amore, fa tuo il mio potere, la mia bellezza falla tua. Quanto più prendi, tanto più è contento il tuo Gesù. 

La terra mi forma pochi tabernacoli, le ostie sono quasi numerate; e poi, i sacrilegi, le irriverenze che mi fanno… Oh, come è offeso ed inceppato il mio Amore! Invece nella mia Volontà niente inceppamento, non c’è l’ombra dell’offesa, e la creatura mi dà amore, riparazione divina e corrispondenza completa, e mi sostituisce, insieme con Me, a tutti i mali dell’umana famiglia. Sii attenta e non ti spostare dal punto dove ti chiamo e voglio”. (27.02.1919)

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

IL DIARIO DI PADRE LIVIO

IL PIANTO DI PAPA FRANCESCO DAVANTI ALL’IMMACOLATA

Cari amici,

non è affatto frequente che un Papa non riesca a trattenere il pianto mentre sta pregando in pubblico.

Questo è avvenuto a Papa Francesco nel giorno dell’Immacolata mentre, davanti alla statua della Madonna, invece di poterla ringraziare per la pace, doveva supplicarla ancora una volta di venire in aiuto dei bambini, degli anziani, dei padri e delle madri, dei giovani della martoriata Ucraina.

Non si è trattato di un momento di commozione, ma di un singhiozzo a stento soffocato, che manifestava lo strazio del suo cuore paterno.

Papa Francesco fin dal principio ci ha mostrato la verità di quello che sta avvenendo in Ucraina: l’annientamento sistematico di un popolo mediante le uccisioni di migliaia civili, le deportazioni di milioni di persone, il rapimento di centinaia di migliaia di bambini, la distruzione di ogni mezzo di sussistenza.

Lo ha fatto come nessun’altra autorità mondiale, col coraggio che viene dalla giustizia e dalla verità, con la passione di un cuore paterno, esponendo la sua vita a pericoli che possiamo immaginare.

Sosteniamo con l’amore e la preghiera la missione di Papa Francesco, vero Apostolo della Regina della pace, e seguiamolo con altrettanto coraggio in questi tempi decisivi per il futuro del mondo.

9 Dicembre 2022

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE

APOSTOLI DI MARIA

36.  Maria trionferà  per  mezzo dei suoi apostoli

Il trionfo di Maria sulle potenze del male non è condizionato, ma certo. Questo non significa che la Madonna vincerà da sola, come se la nostra risposta fosse ininfluente. Ciò che caratterizza il piano della Regina della pace è la certezza della sua realizzazione.

La Madonna ha voluto mettere in chiaro fin dai primi tempi che suo Figlio avrebbe vinto la battaglia che Satana ha scatenato per conquistare le anime, anche se il potere delle tenebre non sarebbe rimasto a mani vuote. La salvezza eterna delle anime è il primo obbiettivo della lunga presenza della Vergine potente contro il male.

 Satana è indicato come il nemico che si oppone strenuamente ai suoi piani e che, oggi più che mai, cerca in tutti i modi di trascinare l’umanità sulla via della rovina. Il drago sciolto dalle catene ha acquisito una tale forza da tentare di mettere se stesso al posto di Dio. La Madre ha manifestato più volte la volontà di salvare tutti i suoi figli. Quanti però si salveranno dipenderà anche dall’impegno di tutti quelli che hanno risposto alla chiamata.

Gli appelli e gli ammonimenti che si ripetono rivelano il cuore straziato della Madonna che versa lacrime di sangue per i suoi figli che si perdono nel peccato. La vittoria di Maria sarà tanto più piena quanto maggiori saranno le conversioni e le anime che tornano a Dio.

Dovremmo comprendere che un evento della portata delle apparizioni di Medjugorje non può essere liquidato banalmente come un fenomeno periferico nella vita della Chiesa. Se la Madonna si è impegnata così a lungo e in un modo così accorato è perché l’opera di Dio, che è la Chiesa e la sua missione, è sottoposta a un assalto mortale.

Un numero grande di anime va all’inferno, rivela la Regina della pace e Satana vuole distruggere il pianeta sul quale viviamo. Il trionfo di Maria va dunque visto nella prospettiva delle anime salvate e di un futuro di pace per l’umanità.

Il trionfo di Maria sulle potenze del male non è condizionato, ma certo. Questo non significa che la Madonna vincerà da sola, come se la nostra risposta fosse ininfluente. Lei è certa che avrà una risposta sufficiente da parte nostra e lo manifesta al termine di ogni messaggio alla parrocchia: “Grazie per aver riposto alla mia chiamata”.

 La Madre ha ribadito questa certezza anche nei momenti in cui i suoi figli si sono allontanati dal suo Cuore. Ha sempre creduto in loro ed è sempre riuscita a rimetterli sulla retta via. Anche dopo gli ammonimenti più severi ha riaffermato la sua fiducia, non lasciando mai nessun dubbio sulla realizzazione dei suoi piani.

La Madonna a Medjugorje è venuta come “Regina”, con una corona di dodici bellissime stelle intorno al capo, a indicare la ineluttabilità della sua vittoria. Pur essendo instancabile nell’esortare alla conversione, indica con sicurezza un tempo di pace per la Chiesa e per l’umanità. Il trionfo futuro è però preparato oggi, dalla conquista dei cuori.

Ogni cuore che si apre è un motivo di speranza e  preannuncia la vittoria: “”Cari figli, vengo a voi come Madre con doni. Vengo con amore e misericordia. Cari figli, in me c’è un cuore grande. Desidero che in esso siano tutti i vostri cuori, purificati col digiuno e la preghiera. Desidero che insieme, per mezzo dell’amore, i nostri cuori trionfino. Desidero che attraverso questo trionfo vediate la vera verità, la vera via, la vera vita. Desidero che possiate vedere mio Figlio” (18-03-2007). Il presente prepara il futuro. Le conversioni spianano la strada suo piano di misericordia.

La Gospa si lamenta che la maggioranza degli uomini, forse anche della Chiesa, non la prende neppure in considerazione (Cfr 25-08-2011). Ciononostante ai “molti” che la seguono infonde sicurezza sul trionfo finale: “Cari figli, anche in questo tempo difficile l’Amore di Dio mi manda a voi. Figli miei, non abbiate paura, io sono con voi. Con totale fiducia datemi i vostri cuori perché io possa aiutarvi a riconoscere i segni di questi tempi nei quali vivete. Io vi aiuterò a conoscere l’amore di mio Figlio. Io, attraverso di voi, trionferò. Vi ringrazio! ( 02-06-2007).

 Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è preparato dalla conversione di ogni singola anima. Ogni persona che ritorna a Dio lo prepara per la sua parte. Si tratta di un trionfo che non va atteso, ma costruito ogni giorno, convertendo se stessi e divenendo strumenti di conversione per gli altri. Le file inesauribili dei pellegrini che attendono  la confessione sono il segno visibile della vittoria inarrestabile di Maria.

 La Vergine potente contro il male prepara il Regno di suo Figlio col nostro ritorno a Dio, scacciando satana dai cuori nei quali si è insediato. La battaglia viene combattuta nell’intimo di ognuno. La nostra libera decisione ne decreta l’esito. La Madonna da tempo sta combattendo per la vittoria. Il suo trionfo si realizza in noi e attraverso di noi. Come osservava il Monfort, sono gli apostoli di Maria l’umile calcagno col quale  schiaccerà la testa della serpe velenosa.

Il trionfo di Maria si realizza nella Chiesa e per mezzo della Chiesa. Le apparizioni di Medjugorje hanno come destinazione la Chiesa universale. La scelta che la Madonna ha fatto di una parrocchia, perché fosse strumento di rinnovamento della Chiesa, manifesta gli obbiettivi del suo piano. I sacerdoti che accorrono numerosi in pellegrinaggio con i loro fedeli sono la testimonianza visibile della Chiesa che si rinnova.

La Regina della pace ha iniziato le sue apparizioni in un momento in cui la barca di Pietro è entrata in una tempesta che non ha fatto che crescere di intensità. I veggenti confermano che i segreti riguardano la prova che in modo particolare la Chiesa dovrà affrontare.

 Negli ultimi tempi la Madonna è instancabile nel richiamare la preghiera per i Pastori, che suo Figlio ha scelto, perché seguano la via del vangelo. Per il trionfo del suo Cuore Immacolato ha bisogno della loro fedeltà. E’ impensabile che la Madre della Chiesa possa fare la sua battaglia fuori della Chiesa e senza la Chiesa.

Lei vincerà innanzi tutto nella Chiesa. Questo è il presupposto per la sua vittoria nel mondo. Il trionfo della Donna vestita di sole  si realizzerà nella misura in cui la Chiesa diventerà tutta mariana, come è nella sua natura. Medjugorje non è un movimento nella Chiesa, da collocare accanto ad altri, ma è un evento che  chiama in causa la Chiesa intera e in primo luogo i Pastori.

Loro saranno lo strumento principale della sua vittoria: “Figli miei, apostoli miei, aiutatemi ad aprire le strade a mio Figlio. Ancora una volta vi invito alla preghiera per i vostri pastori. Con loro trionferò. Vi ringrazio” ( 02-10-2010). Nessuno di noi può immaginare quali prove la Chiesa sarà chiamata ad affrontare. Le sue prove saranno anche le nostre.

Secondo la testimonianza della veggente Vicka, fatta ai microfoni di Radio Maria, uno dei tre veggenti che hanno ancora le apparizioni quotidiane ( Vicka, Marija, Ivan) continuerà ad averle anche durante il tempo dei dieci segreti, fino al termine della prova.

 E’ una grazia straordinaria che la Madonna ha ottenuto da Dio per poterci aiutare con la sua presenza e i suoi messaggi. La Madre ha voluto accompagnare la Chiesa,  con le sue apparizioni quotidiane, nel momento più difficile della sua storia. Lei sarà il faro di luce che rischiara le tenebre, la forza che viene in soccorso nella debolezza, il coraggio per affrontare senza paura le avversità.

L’arma con la quale la Madonna vincerà la battaglia e sconfiggerà il drago “sciolto dalle catene” è una Chiesa rinnovata, nella quale vive e opera la Madre di Dio. Ma quali sono le armi con le quali devono combattere i figli di Maria per cooperare alla vittoria?

Occorre tenere ben presente davanti agli occhi che il mondo sta entrando in un vicolo cieco dal quale non potrà  uscire con le sole sue forze. Il ragno infernale sta tessendo una rete nella quale gli uomini cadranno come zanzare impazzite. Gli uomini senza Dio, senza speranza e senza la sua legge di amore, si divoreranno a vicenda per assicurarsi il controllo delle ricchezze e il dominio del mondo.

 La catena della violenza ( uccidere per non essere uccisi) potrebbe innescare una spirale distruttiva dalle proporzioni imprevedibili. Gli uomini saranno tentati di usare tutta la forza di devastazione di cui dispongono per il timore di dover soccombere. Allora il mondo non potrà più salvarsi dalla catastrofe a meno di un intervento del Cielo.

Verrà un tempo,  ed è già  alle  porte, in cui le difese umane saranno tutte insufficienti e in cui nessun armamento potrà garantire la sicurezza. Gli uomini, in qualsiasi parte del pianeta, potrebbero essere in pericolo. L’autodistruzione del mondo rischia di essere l’esito fatale di paure e di odi reciproci.

 Satana soffierà sul fuoco dell’orgoglio, dell’invidia, della cupidigia, della vendetta e dei terrori per portare l’umanità a quei gesti estremi che  in piccolo vediamo già  realizzarsi in alcune regioni del mondo.

Le armi che la Regina della pace ci ha messo in mano per conseguire la vittoria sono quelle classiche del combattimento spirituale: la preghiera, in particolare il rosario,  il rosario, i sacrifici e il digiuno. Si tratta di mezzi incomprensibili ai grandi del mondo, i quali si chiederanno quali possibilità abbiano strumenti di questo genere per farli uscire dalla strettoia infernale nella quale si sono cacciati.

In realtà satana conosce bene queste armi micidiali e le teme, mentre usa a suo piacimento quelle costruite dalla stoltezza degli uomini. Per quale motivo saranno questi mezzi, umili, semplici e apparentemente inefficaci, a salvare il mondo? La ragione, per chi ha gli occhi limpidi, è evidente. La preghiera, i sacrifici e il digiuno sono una richiesta rivolta a Dio perché intervenga lui stesso con la sua potenza, laddove gli uomini sono impotenti.  Nel momento dell’oscurità, dell’angoscia e della disperazione solo Dio potrà venirci in soccorso, ma è necessario che ci sia chi lo chiami in nostro aiuto. Sarà l’intercessione dei figli di Maria a salvare l’umanità.

Vostro Padre Livio

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