BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

San Bonifacio


Luogo reliquie:Duomo di Fulda

S. Bonifacio nacque in Inghilterra verso l’anno 680. Educato nella religione cristiana, fin dalla più tenera età mostrò grande amore verso Dio e di Lui parlava con grande gusto.

Due missionari di passaggio per quelle contrade domandarono alloggio nella sua casa, e durante la sosta parlarono di Dio. Il piccolo Bonifacio, approfittando dell’occasione, domandò cosa dovesse fare per salvarsi. Ascoltò attentamente quanto dissero i due padri e Dio, premiando quest’anima candida, fece sentire distintamente nel cuore del fanciullo la sua voce che lo chiamava al suo servizio.

Da quel momento l’idea di farsi sacerdote non si partì più da lui. Ma il padre avendo fondato sul giovane le più lusinghiere speranze, si oppose energicamente, finché una grave malattia non gli fece comprendere il suo dovere di lasciar libero il figlio. Bonifacio allora pensò sol più a corrispondere alla divina chiamata ed entrò nel monastero di Exter dove ricevette la prima educazione.

Alla santità della vita univa pure grande ingegno e amore allo studio, massime della Sacra Scrittura, che fu sempre la fonte inesauribile della sua predicazione. Dopo il regolare corso di studi venne ordinato sacerdote l’anno 710.

Le sue rare doti di santità e di scienza si manifestarono meglio in lui, con ammirazione dei suoi superiori, quando fu mandato all’Arcivescovo di Canterbury per sistemare una delicata questione. Aborriva qualsiasi lode e approvazione; e temendo di poter essere in seguito elevato ad altre cariche, partì dall’Inghilterra e andò in Francia. Ma presto fu costretto al rimpatrio.

Morto poco dopo il suo ritorno l’Abate del monastero, la comunità lo elesse a successore; egli umilmente si rifiutò e andò a predicare tra gli infedeli.

Venuto a Roma, Gregorio II lodò il suo zelo e la sua virtù e gli affidò l’evangelizzazione della Germania.Nella Turingia cominciò il suo apostolato. Quando però morì Rodbodoro re di Frisia, il paese fu inaccessibile ai missionari e Bonifacio si recò da S. Willebrordo, vescovo di Utrecht e insieme esercitarono il sacro ministero. San Willebrordo conosciuta presto la santità e lo zelo di Bonifacio nell’esercizio del sacro ministero, lo volle a suo successore.

Ma egli bramando essere semplice missionario, lasciò Utrecht e passò nell’Ansia.
Gregorio II quasi in premio del gran bene da lui compiuto lo consacrò vescovo della Germania, e Gregorio III gli aggiunse il titolo di arcivescovo.Tuttavia le nuove dignità e i nuovi onori non furono di danno alla propria santificazione, ed egli continuò come prima la vita di travagli apostolici e di lotte interiori. Nel 738 rivide ancora una volta il Papa nella città eterna e nel 753 successe nella sede episcopale di Magonza.Bonifacio ottenne il titolo di arcivescovo e quindi di legato pontificio con poteri straordinari sulla regione da lui governata. Per i suoi servigi alla Chiesa gli venne concesso ben presto il titolo di “apostolo dei cristiani tedeschi”.Il suo pellegrinaggio terreno intanto volgeva al termine; per meglio prepararsi al gran passo, rinunziò al vescovado e attese sol più alla predicazione.

Il 5 giugno del 754 sorpreso insieme a molti altri sacerdoti da una banda di furibondi idolatri, diede il suo sangue per il nome di Gesù Cristo, dopo aver esortati tutti gli altri sacerdoti a prepararsi coraggiosamente al martirio. 


PRATICA. Distacchiamo il cuore dagli onori, beni e piaceri della terra e prepariamoci un tesoro nel cielo, umiliandoci e mortificandoci.

PREGHIERA. Dio, che per lo zelo del beato Bonifacio tuo vescovo e martire, ti sei degnato chiamare alla conoscenza del tuo nome una moltitudine di popoli, concedi, propizio, che mentre celebriamo la sua solennità, sperimentiamo anche il suo patrocinio.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nella Frisia san Bonifacio, Vescovo di Magónza e Martire. Questi, dall’Inghiltérra andato a Roma, dal Papa beato Gregorio secondo fu mandato in Germania per predicare la fede di Cristo a quelle genti, e, avendo ivi sottomesso alla religione Cristiana una grandissima moltitudine, specialmente dei Frisoni, meritò di essere chiamato Apostolo dei Germàni; alla fine nella Frisia dai pagani infuriati colpito con la spada, compì il martirio insieme ad Eóbano Coepiscopo e ad alcuni altri servi di Dio.

Iconografia di San Bonifacio, Vescovo e Martire

San Bonifacio è una figura centrale dell’evangelizzazione della Germania. La sua iconografia riflette il duplice ruolo di vescovo e missionario, nonché il suo martirio, attraverso una serie di attributi distintivi e altamente simbolici.

La spada infilzata nel libro

Un dettaglio iconografico particolarmente suggestivo è quello del libro trafitto da una spada, talvolta sorretto dal santo. Questo elemento deriva da una tradizione agiografica secondo cui San Bonifacio, al momento dell’assalto dei pagani, sollevò un libro liturgico — identificato con il Ragyndrudis Codex — per proteggersi dai colpi. Secondo alcune versioni, il libro fu colpito e trapassato da una spada o da un’ascia. Tale raffigurazione ha assunto un forte valore simbolico:

  • Rappresenta il martirio del santo, avvenuto mentre proclamava il Vangelo;
  • Simboleggia la difesa della Parola di Dio contro la violenza e l’ignoranza;
  • Esprime il contrasto tra la forza spirituale della fede e la brutalità della persecuzione.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Giovedì 5 giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 9.oo: Pensiero spirituale

LA FORZA DELL’ABBANDONO

La Madonna ci esorta a chiederla allo Spirito Santo

L’abbandono è un affidamento totale e senza riserve

Esige un atteggiamento di profonda umiltà

Richiede la consapevolezza della falsa potenza del male

Richiede una fiducia incondizionata.

“Quando tutto sembrerà perduto io interverrò” (Medaglia Miracolosa)

Esercizio quotidiano dell’abbandono di se stessi a Dio.


 h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“Maria tu hai creduto” (13)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (16)


BLOG – blogdipadrelivio.it

Nuovo libro di Padre Livio “Voi siete la mia speranza”


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Leone XIV: Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna 

 4 Giugno 2025 ore 13:17

di Roberto de Mattei – CR 1901

«Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo». Così ha detto Leone XIV il 31 maggio 2025, nell’omelia della Messa del Giubileo delle famiglie, sottolineando che questo amore «rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita».

Il significato di questa frase non deve sfuggire, perché oggi troppo spesso la legge morale viene ridotta a un ideale che può essere difficilmente raggiunto. La parola “canone”, nel linguaggio religioso, indica una regola ufficiale della Chiesa, una norma giuridica e morale, una legge oggettiva, che tutti i cristiani sono tenuti ad osservare.

Il matrimonio, uno e indissolubile, formato da un uomo e da una donna, è un’istituzione divina e naturale, voluta da Dio stesso ed elevata da Gesù Cristo alla dignità di Sacramento. La famiglia, fondata sul matrimonio, è perciò una vera società con un’unità spirituale, morale e giuridica, di cui Dio ha fissato la costituzione e i diritti. Chi osserva questa legge riceve da Dio tutte le grazie necessarie ad osservarla. 

Presentare il matrimonio come un ideale, e non come una legge a cui è legata una grazia, equivale ad affermare che questo modello non appartiene al mondo della realtà, ma a quello dei desideri, talvolta irraggiungibili. Significa dunque cadere nel relativismo morale. Gli uomini, per vivere, hanno bisogno di princìpi che possono e debbono essere vissuti: uno di questi è il matrimonio. L’idea, invece, che “il matrimonio è un ideale” percorre l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, del 2016, nella quale Papa Francesco ha insistito sul fatto che questo ideale va proposto gradualmente, accompagnando le persone nel loro cammino. Ma la morale cattolica non è graduale e non ammette eccezioni: o è assoluta o non è. La possibilità di “eccezioni” alla legge nasce proprio dall’idea di un ideale impraticabile. Era la tesi di Lutero, il quale sosteneva che Dio ha dato all’uomo una legge impossibile da seguire. Lutero elaborò perciò il concetto di un “fede fiduciale”, che salva senza le opere, proprio perché i comandamenti non possono essere osservati. Alla concezione luterana dell’impraticabilità della legge, il Concilio di Trento replicò che ci si salva attraverso la fede e le opere. Il Concilio colpisce di anatema chi dice che «per l’uomo giustificato e costituito in grazia, i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare» (Denz-H, n. 1568) e afferma: «Dio infatti non comanda l’impossibile; ma quando comanda ci ammonisce di fare quello che puoi, di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché Tu possa» (Denz.H, n. 1356).

Ci si può trovare di fronte a problemi apparentemente insormontabili, ma in questi casi bisogna fare di tutto, con le proprie forze, per osservare la legge naturale e divina e chiedere a Dio l’aiuto per superare il problema. È di fede cattolica che questo aiuto non mancherà e che ogni problema sarà risolto. Nei casi eccezionali Dio ci offrirà un aiuto straordinario della grazia, proprio perché non ci ha dato una legge impraticabile. La dottrina non è un ideale astratto e la vita del cristiano non è altro che la pratica dei comandamenti, secondo l’insegnamento di Gesù: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osservaquesti mi ama» (Gv 14, 21).   

Per questo, in un’intervista del 2019 riportata da Corrispondenza Romana, il cardinal Burke spiegava: «Qualcuno ha detto che in fin dei conti dobbiamo renderci conto che il matrimonio è un ideale che non tutti possono raggiungere e quindi dobbiamo adattare l’insegnamento della Chiesa alle persone che non riescono a mantenere le promesse matrimoniali. Ma il matrimonio non è un “ideale”. Il matrimonio è una grazia e quando una coppia si scambia i voti, entrambi ricevono la grazia di vivere un legame fecondo e fedele per tutta la vita. Anche la persona più debole, la persona meno formata, riceve la grazia per vivere fedelmente l’alleanza matrimoniale» (qui).

Ma leggiamo con attenzione le parole di Leone XIV: «Negli ultimi decenni abbiamo ricevuto un segno che dà gioia e al tempo stesso fa riflettere: mi riferisco al fatto che sono stati proclamati Beati e Santi dei coniugi, e non separatamente, ma insieme, in quanto coppie di sposi. Penso a Louis e Zélie Martin, i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino; come pure i Beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, la cui vita familiare si è svolta a Roma nel secolo scorso. E non dimentichiamo la famiglia polacca Ulma: genitori e bambini uniti nell’amore e nel martirio. Dicevo che si tratta di un segno che fa pensare. Sì, additando come testimoni esemplari degli sposi, la Chiesa ci dice che il mondo di oggi ha bisogno dell’alleanza coniugale per conoscere e accogliere l’amore di Dio e superare, con la sua forza che unifica e riconcilia, le forze che disgregano le relazioni e le società».

 «Per questo, col cuore pieno di riconoscenza e di speranza, a voi sposi dico: il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo (cfr S. Paolo VI, Lett. Enc. Humanae vitae, 9). Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita».

 «Perciò vi incoraggio ad essere, per i vostri figli, esempi di coerenza, comportandovi come volete che loro si comportino, educandoli alla libertà mediante l’obbedienza, cercando sempre in essi il bene e i mezzi per accrescerlo. E voi, figli, siate grati ai vostri genitori: dire “grazie”, per il dono della vita e per tutto ciò che con esso ci viene donato ogni giorno, è il primo modo di onorare il padre e la madre (cfr Es 20,12)».

All’inizio e alla fine della sua omelia il Papa è tornato su un tema che gli è caro: la preghiera di Gesù al Padre, tratta dal Vangelo di Giovanni: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17, 20). Non un’uniformità indistinta, ma una comunione profonda, fondata sull’amore stesso di Dio; «uno unum», come dice sant’Agostino (Sermo super Ps. 127): una cosa sola nell’unico Salvatore, abbracciati dall’amore eterno di Dio. «Carissimi, se ci amiamo così, sul fondamento di Cristo, che è “l’alfa e l’omega”, “il principio e la fine” (cfr Ap 22,13), saremo segno di pace per tutti, nella società e nel mondo. E non dimentichiamo: dalle famiglie viene generato il futuro dei popoli». 

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 357 – I FEDELI LAICI

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Uganda. In tre milioni al santuario dei martiri, a piedi anche per centinaia di km


Andrea Galli – lunedì 2 giugno 2025 – Avvenire

Una folla imponente si sta radunando al santuario di Namugongo per la festa dei santi Carlo Lwanga e compagni martir

L’arrivo al Santuario di Namugongo dei pellegrini della diocesi di Lugazi, in Uganda, guidati dal vescovo Christopher Kakooza – New Vision, Moses Nsubuga

Una folla imponente si sta radunando da giorni a Namugongo, Uganda, a una decina di chilometri dalla capitale Kampala, nei pressi del Santuario che costituisce il cuore cristiano del Paese. Tre milioni di persone sono attese in totale, scrive New Vision, il principale quotidiano ugandese, mentre le stime del ministero del turismo parlano di 2,5 milioni.

Il 3 giugno è infatti la memoria liturgica di santi Carlo Lwanga e compagni martiri, il gruppo di giovani maschi – ricorda il martirologio romano – «di età compresa tra i quattordici e i trent’anni, appartenenti alla regia corte dei giovani nobili o alla guardia del corpo del re Mwanga, neofiti o fervidi seguaci della fede cattolica» i quali «essendosi rifiutati di accondiscendere alle turpi richieste del re [che voleva giacere con loro ndr] sul colle di Namugongo in Uganda furono alcuni trafitti con la spada, altri arsi vivi nel fuoco». Ventidue furono i cattolici assassinati a Namugongo tra il 1885 e il 1888, 23 quelli appartenenti alla Chiesa anglicana.

I pellegrini arrivano in gran parte a piedi, anche da Paesi vicini come Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Kenya e Tanzania, percorendo a volte centinaia di chilometri e dando vita a una delle più scenografiche manifestazioni di fede popolare dell’Africa centrale.

«Ho iniziato a venire a piedi a Namugongo 18 anni fa e non ho mai saltato un anno, tranne che durante la pandemia di COVID-19» ha raccontato al quotidiano ugandese Monitor un keniota di nome Makokha, che fa notare di aver chiamato l’ultimo figlio Charles Lwanga. «Ci sono pellegrini – ha aggiunto – che hanno iniziato a camminare all’inizio di questo mese partendo da Machakos e Nakuru [in Kenya ndr] e che percorreranno quasi 700 km prima di arrivare a Namugongo».

«Perché qualcuno dovrebbe camminare così a lungo? Cosa c’è nei martiri dell’Uganda che ispira tanta devozione? E perché la fede è ancora così profonda tra gli africani di oggi?» si chiede il quotidiano Nile Post, che così risponde: « Per molti fedeli andare a Namugongo non è solo una tradizione, ma è come rivivere quel sacrificio. È un’occasione per sopportare, anche se per poco, il dolore e la sofferenza in onore di chi ha sopportato molto di più. Alcuni si chiedono: se loro hanno potuto dare la vita per Cristo, cosa sono 300 chilometri a piedi?». E aggiunge: «In un’epoca di crescente secolarismo in molte parti del mondo, il cuore spirituale dell’Africa rimane forte».

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla forza del coraggio

Nel Messaggio del 25 maggio 2025 la Madonna ci ha invitato a chiedere allo Spirito Santo la forza del coraggio: «Pregate, figlioli, lo Spirito Santo affinché vi colmi con la forza del suo Santo Spirito del coraggio e dell’abbandono». Si tratta di un invito che riguarda tutta la Storia della Salvezza che è costellata di uomini e donne che con coraggio ed eroismo hanno testimoniato la fede in Gesù Cristo.

Questa esortazione, oggi, ha sicuramente una connotazione particolare perché siamo in un tempo in cui satana cerca di paralizzarci con la paura che, come un gas nervino, ci sta anestetizzando. Viviamo in un periodo storico in cui il mondo è minacciato di autodistruzione da parte di chi è accecato dall’odio. Lo sguardo di fede non deve mancare, ci dà la speranza e la certezza che Dio ha in mano tutto, è lui il Signore della Storia e del mondo. Il male ha la permissione divina di operare ma con dei limiti e questo vale sia a livello personale delle tentazioni, sia a livello globale: satana non può andare oltre ciò che Dio permette. Non c’è dubbio, però, che quando siamo determinati a proseguire sulla via del male ci sembra invincibile.

La Madonna ha detto chiaramente che «l’umanità ha deciso per la morte» (Messaggio del 25 ottobre 2022), che «l’uomo moderno non vuole Dio» (25 gennaio 2023) e che gli uomini «non vogliono la pace» (25 febbraio 2025). La potenza del male ci intimidisce e ci chiediamo com’è possibile fermarlo. Quante volte la Regina della pace ci ha messo in guardia dal tentativo del male di prevalere; proprio quando c’è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la Madonna ha detto: «aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga» (25 febbraio 2022). Nella fase storica che stiamo vivendo satana cerca di prevalere scardinando i cuori con l’odio, dispiegando tutta la sua forza per distruggere l’opera della Creazione e della Redenzione. Mai come ora il male è stato così forte: «La divisione è forte ed il male opera nell’uomo come mai finora» (25 giugno 2022).

L’esortazione della Regina della pace, di invocare lo Spirito Santo perché ci ricolmi di coraggio, ha un significato particolare: non lasciarsi intimidire dal male. Bisogna ricorrere alla fede perché se satana è potente, Dio è l’Onnipotente. Il male non potrà mai prevalere! Dio non permetterà mai che il male prevalga. Lo ha detto anche Gesù a Cesarea di Filippi quando, indicando Pietro come capo della Chiesa, ha detto: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18). Questa promessa, mantenuta finora e che manterrà fino alla fine, è la certezza che le porte dell’inferno non preverranno mai nei confronti dell’istituzione di salvezza che Cristo stesso ha fondato e che è la Chiesa.

Soprattutto in questo tempo in cui suonano le trombe dell’Apocalisse e i mass-media non fanno altro che descrivere la corsa sfrenata verso la fine del mondo, noi credenti non dobbiamo mai cedere al panico, alla paura, alla tentazione di nasconderci vilmente. Dobbiamo reagire e chiedere la forza dello Spirito Santo affinché ci ricolmi dei suoi doni. Nell’umiltà di creature chiediamo allo Spirito Santo che ci dia la forza e il coraggio di resistere al male.

La resistenza al male è uno dei connotati fondamentali della vita cristiana. Il male ha una potenza di seduzione che si manifesta fin dal principio, quando il serpente sibila a Eva la tentazione di essere come Dio, di non averne bisogno; alla proposta del frutto proibito Eva viene avvolta dal fascino della tentazione alla quale non ha saputo resistere. La falsa luce del male attira, acceca, cattura, inganna. Anche oggi satana opera allo stesso modo; non pochi, infatti, abbandonano la Chiesa per andare a cercare la salvezza in potentati di vario genere (culturali, religiosi, politici o militari). Queste sono le trappole con cui il demonio attira a sé le mosche e poi le divora!

Riflettiamo sulle parole della Regina della pace e chiediamo veramente allo Spirito Santo la forza di resistere alle seduzioni del male e alle sue intimidazioni. Quante volte la Madonna ha detto che quella di satana è una falsa forza: «Pregate, affinché Satana non vi attiri con il suo orgoglio e con la sua falsa forza» (25 novembre 1987); Non permettete a Satana di dominarvi con una falsa pace e una falsa gioia (2 ottobre 2003); «Figli miei, non ingannatevi con la pace falsa e la gioia falsa» (2 luglio 2006); «Non permettete a satana di aprirvi le strade della felicità terrena, strade in cui non c’è mio Figlio. Figli miei, sono false e durano poco» (2 agosto 2010); «Figli miei, non credete alle voci menzognere che vi parlano di cose false, di una falsa luce» (2 febbraio 2018).

Chiediamo la forza allo Spirito Santo per resistere alla seduzione e per combattere strenuamente contro la tentazione, non farsi prendere dal panico. Se non vogliamo peccare, satana non può farci peccare; se non vogliamo perdere l’anima, satana non può farcela perdere. Ecco perché Gesù ha detto: “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna” (Mt 10,28). La forza dello Spirito Santo oggi è fondamentale perché il combattimento spirituale – connotato fondamentale della vita cristiana – oggi è più strenuo che mai proprio perché in modo speciale adesso satana è sciolto dalle catene (Messaggio del 1° gennaio 2001).

La Madonna ha descritto questa situazione, ormai ben visibile sotto gli occhi di tutti, già all’inizio del millennio. In quel Messaggio ci ha chiesto di consacrarci in modo speciale al Suo Cuore e a quello di Suo Figlio: «Cari figli, questa sera in modo speciale vi ho voluto qua. In modo speciale adesso in cui Satana è libero dalle catene. Io vi invito a consacrarvi al mio Cuore e al Cuore di mio Figlio. In modo speciale adesso, cari figli miei, vi invito a essermi vicini. Io vi benedico tutti con la mia benedizione materna. Andate in pace, cari figli miei» (1° gennaio 2001).

Satana è forte come mai lo è stato prima e lo si vede dalle moltitudini che lo seguono e che sono nelle sue mani. Quanti vivono nell’impenitenza, nel rifiuto di Dio; un numero enorme non prende nemmeno in considerazione la Regina della pace, molti la disprezzano, snobbano la sua presenza quotidiana da così tanto tempo: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito (25 agosto 2011).

Sappiamo che da soli non possiamo fare nulla, ma tutto possiamo in Colui che ci dà la forza. Cristo ci dà lo Spirito, per intercessione di Maria. Chiediamo la forza del coraggio che è uno dei temi fondamentali della Sacra Scrittura che narra di una miriade straordinaria di uomini e donne coraggiose nella fede, forti della potenza di Dio. Il fanciullo Davide che affronta il gigante Golia e, con la forza di Dio, riesce addirittura a tagliargli la testa; i guerrieri dell’Antico Testamento che hanno affrontato gli eserciti dei faraoni nel nome di Dio; il martirio esemplare di Santo Stefano, degli apostoli, dei Papi dei primi secoli. Il compianto Papa Francesco disse che oggi i martiri sono più numerosi rispetto ai tempi dell’Impero Romano: “La persecuzione dei cristiani non è un fatto che appartiene al passato, agli albori del Cristianesimo. È una triste realtà dei nostri giorni. Anzi, ci sono più martiri oggi che nei primi tempi della Chiesa» (Meditazione mattutina nella cappella della Casa Santa Marta, 4 marzo 2014).

Oggi ci vuole il coraggio di rispondere alla chiamata della Madonna. Andiamo controcorrente, non cadiamo nell’inganno subdolo di satana che vuole offuscare le presenza quotidiana della Regina della pace che da oltre quarant’anni scende dal Cielo sulla Terra per chiamare alla conversione e per preparare alla battaglia contro satana. Con coraggio, allora, rispondiamo alla chiamata e con coraggio decidiamoci per la conversione. La conversione è la decisione più importante della vita.

Chiediamo allo Spirito Santo, poi, il coraggio di perseverare e di testimoniare la fede senza vergogna, ma con semplicità. Gesù Cristo è il Re dell’universo e Maria è la Regina, dobbiamo forse vergognarci di credere in loro?

Oggi ci vuole anche il coraggio di affrontare le persecuzioni che oggi sono subdole, fanno leva sullo scoraggiamento, fanno apparire i credenti patetici e ci vogliono portare sulla via della mediocrità, vogliono la nostra resa. Dall’inizio del nuovo millennio c’è stato un calo impressionante e vertiginoso dei partecipanti alla Santa Messa domenicale, un vero e proprio tracollo che è sintomatico di quanti hanno ceduto, se ne sono andati, sono spariti. Che fine avranno fatto? Non lasciatevi ingannare da quelli che tirano in ballo la falsa Misericordia, secondo cui si salvano tutti. Non è così! La Madonna lo ha ribadito citando il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Siate coscienti figlioli, che la vita è breve e vi aspetta la vita eterna secondo i vostri meriti» (Messaggio del 25 maggio 2019). Saremo giudicati secondo i nostri meriti e di conseguenza avremo il premio o la pena eterna.

Ci vuole il coraggio per resistere alla potenza del male che ci trascina verso l’abisso perché oggi sono molti quelli che corrono da quella parte. Caterina da Siena diceva che la testimonianza di Cristo fino al martirio è una grazia da cui attingere a piene mani, la sua forte fede la portava a vedere il martirio come una possibilità di dare la più grande testimonianza a Cristo. Papa Leone XIV, ogni volta che parla di Gesù Cristo, non perde mai l’occasione di dire che è il Buon Pastore che ha dato la vita per le sue pecorelle. Anche i pastori della Chiesa e il gregge di Cristo, dobbiamo essere pronti a ricevere questa grazia del martirio. Questo è necessario per la salvezza della nostra anima proprio perché quelli che si nascondono e tradiscono, se non si pentono non si salvano.

Ogni mattina chiediamo allo Spirito Santo la forza dei coraggiosi della fede di cui è piena la Sacra Scrittura. Abbiamo innumerevoli figure a cui guardare – uomini, donne, giovani, bambini e anziani – affinché la nostra vita voli alto nei Cieli.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

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