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Papa Leone XIV: “Rimboccati le maniche, perché il Signore è generoso e non sarai deluso”

Ancora una volta una parabola su cui soffermarci…

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano , mercoledì, 4. giugno, 2025 10:22 (ACI Stampa).

Papa Leone XIV anche questo mercoledì mattina torna in Piazza San Pietro per la sua terza Udienza Generale. La giornata calda e assolata non ha fermato i tanti fedeli pronti a salutare il Pontefice e ascoltare la catechesi del Papa su “Gesù Cristo nostra speranza”, incentrando la sua meditazione sul tema “Gli operai nella vigna. E disse loro: Andate anche voi nella vigna”. Ancora una volta una parabola su cui soffermarci.

“A volte abbiamo l’impressione di non riuscire a trovare un senso per la nostra vita: ci sentiamo inutili, inadeguati, proprio come degli operai che aspettano sulla piazza del mercato, in attesa che qualcuno li prenda a lavorare. Ma a volte il tempo passa, la vita scorre e non ci sentiamo riconosciuti o apprezzati. Forse non siamo arrivati in tempo, altri si sono presentati prima di noi, oppure le preoccupazioni ci hanno trattenuto altrove. La metafora della piazza del mercato è molto adatta anche per i nostri tempi, perché il mercato è il luogo degli affari, dove purtroppo si compra e si vende anche l’affetto e la dignità, cercando di guadagnarci qualcosa. E quando non ci si sente apprezzati, riconosciuti, si rischia persino di svendersi al primo offerente. Il Signore ci ricorda invece che la nostra vita vale, e il suo desiderio è di aiutarci a scoprirlo”, spiega bene il Pontefice.

“Anche nella parabola che oggi commentiamo ci sono degli operai in attesa di qualcuno che li prenda a giornata. Siamo nel capitolo 20 del Vangelo di Matteo e anche qui troviamo un personaggio che ha un comportamento insolito, che stupisce e interroga. È il padrone di una vigna, il quale esce di persona per andare a cercare i suoi operai. Evidentemente vuole stabilire con loro un rapporto personale – racconta ancora Papa Leone XIV – come dicevo, si tratta di una parabola che dà speranza, perché ci dice che questo padrone esce più volte per andare a cercare chi aspetta di dare un senso alla sua vita. Il padrone esce subito all’alba e poi, ogni tre ore, torna a cercare operai da mandare nella sua vigna. Seguendo questa scansione, dopo essere uscito alle tre del pomeriggio, non ci sarebbe più ragione di uscire ancora, perché la giornata lavorativa terminava alle sei. Questo padrone instancabile, che vuole a tutti i costi dare valore alla vita di ciascuno di noi, esce invece anche alle cinque. Gli operai che erano rimasti sulla piazza del mercato avevano probabilmente perso ogni speranza. Quella giornata era andata a vuoto. E invece qualcuno ha creduto ancora in loro”, commenta il Papa.

“Ed ecco che l’originalità di questo padrone si vede anche alla fine della giornata, al momento della paga. Con i primi operai, quelli che vanno nella vigna all’alba, il padrone si era accordato per un denaro, che era il costo tipico di una giornata di lavoro. Agli altri dice che darà loro quello che è giusto. Ed è proprio qui che la parabola torna a provocarci: che cosa è giusto? Per il padrone della vigna, cioè per Dio, è giusto che ognuno abbia ciò che è necessario per vivere. Lui ha chiamato i lavoratori personalmente, conosce la loro dignità e in base ad essa vuole pagarli. E dà a tutti un denaro. Il racconto dice che gli operai della prima ora rimangono delusi: non riescono a vedere la bellezza del gesto del padrone, che non è stato ingiusto, ma semplicemente generoso, non ha guardato solo al merito, ma anche al bisogno. Dio vuole dare a tutti il suo Regno, cioè la vita piena, eterna e felice. E così fa Gesù con noi: non fa graduatorie, a chi gli apre il cuore dona tutto Sé stesso.”, spiega bene il Pontefice.

“Alla luce di questa parabola, il cristiano di oggi potrebbe essere preso dalla tentazione di pensare: “Perché cominciare a lavorare subito? Se la remunerazione è la stessa, perché lavorare di più?”. A questi dubbi Sant’Agostino rispondeva dicendo: «Perché dunque ritardi a seguire chi ti chiama, mentre sei sicuro del compenso ma incerto del giorno? Bada di non togliere a te stesso, a causa del tuo differire, ciò ch’egli ti darà in base alla sua promessa. Vorrei dire, specialmente ai giovani, di non aspettare, ma di rispondere con entusiasmo al Signore che ci chiama a lavorare nella sua vigna. Non rimandare, rimboccati le maniche, perché il Signore è generoso e non sarai deluso! Lavorando nella sua vigna, troverai una risposta a quella domanda profonda che porti dentro di te: che senso ha la mia vita?”, conclude infine Papa Leone XIV.

🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO” Catechesi di Padre Livio puntata 15

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🔴LIVE🔴 PADRE LIVIO: “LA FORZA DEL CORAGGIO”

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San Francesco Caracciolo

autore: Manno Francesco anno: 1808 titolo: San Francesco Caracciolo compone la regola luogo: Roma

Nome: San Francesco Caracciolo

Titolo: Sacerdote

Come già nell’Antico Testamento, cosi nel Nuovo, Dio non tralascia mai di suscitare, secondo le necessità della Chiesa, uomini eminenti per santità, zelo e dottrina.

Uno di questi fu S. Francesco Caracciolo, fondatore dei Chierici Regolari Minori.

Nacque il 13 ottobre 1563 a Santa Maria di Villa negli Abruzzi. Il suo nome di battesimo fu Ascanio. I suoi genitori Ferdinando Caracciolo e Isabella Barattucci, che alla nobiltà univano una pari bontà, furono premurosi di inspirare fin dalla culla al piccolo Francesco i sentimenti della religione e procurargli in seguito un’ottima educazione.

E Francesco, da parte sua, trafficò bene i talenti concessigli da Dio. Rinnegando costantemente se stesso, aiutato dalla grazia di Dio, seppe vincere i suoi difetti e combattere le sue passioni.
Ancor piccolino ebbe sommamente a cuore due cose: l’amore a Gesù. Eucaristico ed a Maria SS.

Una grave malattia che lo travagliò lungamente gli fece conoscere quanto Dio voleva da lui: doveva diventare religioso, e padre di religiosi. Decise allora il definitivo abbandono del mondo per consacrarsi totalmente a Dio. Appena guarito si portò a Napoli a compiervi gli studi di teologia e in breve divenne sacerdote. Il primo apostolato lo esercitò nella città stessa, disponendo i carcerati condannati a morte a riconciliarsi con Dio.

Ma il campo di bene era troppo piccolo per lui. Dio lo chiamava più in alto. Agostino Adorno fattosi sacerdote aveva deciso la fondazione di un nuovo istituto; e per meglio riuscire s’era associato un compagno, e ne invitava per lettera un terzo. Per uno sbaglio la lettera d’invito anziché al vero destinatario che si chiamava pure Caracciolo, andò a finire al nostro Santo. Questi ricevendola come la voce stessa di Dio, accettò e con tutto l’ardore del suo cuore si diede alla santa impresa.

Ritiratisi tutti e tre nel convento dei Camaldolesi in Napoli fecero 40 giorni di ritiro. Scrissero quindi la regola e si portarono a Roma per l’approvazione. Sisto V incoraggiò l’opera ed essi ritiratisi di nuovo a Napoli il 9 aprile 1589, fecero la solenne professione nella quale Ascanio prese il nome di Francesco.

La congregazione si estese rapidamente nel Regno di Napoli e nella Spagna sebbene tra mille difficoltà. Intanto mori il P. Adorno e Francesco divenne generale dell’ordine.

Molte furono le calunnie dirette contro di lui da parte di gente invidiosa dell’alta sua carica, ma anche queste egli sopportò umilmente per amore di Dio. Sebbene superiore generale, continuava a compiere tutte quelle azioni che compie l’ultimo religioso e ordinariamente la sua conversazione era virtù. Ancor vivo operò molti miracoli. Morì ad Agnone l’anno 1608 alla carica di superiore generale il 24 marzo 1802.  Inizialmente fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Napoli. Il 9 maggio 1844, le sue spoglie furono traslate nella Chiesa di Santa Maria di Monteverginella, dove sono tuttora conservate.

PRATICA. Tutti gli istituti religiosi sono come il mare che riceve acque da tutte le parti e le torna a distribuire a tutti i fiumi. Facciamo qualche offerta a beneficio degli istituti religiosi.

PREGHIERA. O Signore, che hai decorato il beato Francesco con lo zelo nella preghiera e coll’amore alla penitenza, dà ai tuoi servi di profittare così della sua imitazione che, pregando e riducendo il corpo in soggezione, meritiamo di giungere alla gloria celeste.

MARTIROLOGIO ROMANO. Ad Agnone in Molise, san Francesco Caracciolo, sacerdote, che, mosso da mirabile carità verso Dio e il prossimo, fondò la Congregazione dei Chierici regolari Minori.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Mercoledì 4 Giugno 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 9.oo: Pensiero spirituale

“LA FORZA DEL CORAGGIO”

La Madonna ci esorta a chiedere allo Spirito Santo la forza del coraggio

Il coraggio è uno dei temi fondamentali dei messaggi della Gospa

Coraggio nel rispondere alla chiamata

Coraggio nel decidere la conversione

Coraggio nel testimoniare la fede con la vita e la parola

Coraggio nell’affrontare la persecuzione

Coraggio nell’affrontare il martirio


 h. 9.30: PENSIERO MARIANO

“MARIA LA PIU’ AMATA” (12)

Dal libro di padre Livio: “Magnificat – il poema di Maria”


h. 10: I DONI DELLO SPIRITO SANTO (15)


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Da Tic Toc

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 356 – I FEDELI LAICI

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L’attualità ‘inattuale’ di Charles Péguy

Un volume, che raccoglie contributi di taluni dei maggiori specialisti di Péguy in Italia,

Di Simone Baroncia

Roma, martedì 3 giugno 2025, 12:30 (ACI Stampa).

“Poiché Péguy affonda in una zona che sta al di sotto di tutte le antinomie superficiali, resta, per tutti quelli che non sono in grado di seguirlo fin laggiù, uno spirito estremamente contraddittorio oppure il conciliatore di qualsiasi inconciliabilità: comunista e tradizionalista, internazionalista e nazionalista, estremo di sinistra ed estremo di destra, uno che sente con la chiesa e un anticlericale, un mistico e un giornalista arrabbiato, e via dicendo. Ma per chi può vedere il suo profilo profondo, tutte le sue linee apparentemente in urto tra loro si ordinano come tanti raggi che puntano a un centro. Partendo da questo centro egli risolve tutte le opposizioni”:

così afferma il teologo Hans Urs von Balthasar citato da Massimo Borghesi, già docente di filosofia morale all’Università di Perugia, curatore del volume ‘Il cristiano e l’anima carnale. L’attualità ‘inattuale’ di Charles Péguy.

Il testo rende omaggio alla figura di colui che è stato tra i maggiori poeti cristiani del secolo scorso. Deceduto il 5 settembre 1914, a 41 anni, sui campi di battaglia della Marna, Charles Péguy non ha perso nulla della sua ‘attualità inattuale’. Anarchico, socialista, dreyfusardo, amico degli ebrei, cattolico, anticlericale, la sua biografia umana e intellettuale sfugge ad ogni schema. Intransigente polemista, è al contempo il devoto pellegrino di Chartres, il cantore di Maria, il poeta che, nei Misteri, innalza un monumento a Giovanna d’Arco.

Il volume, che raccoglie contributi di taluni dei maggiori specialisti di Péguy in Italia, offre una panoramica della vita, dello stile e dell’opera dell’autore; esplora il profilo del credente e la sua appassionata difesa dell’Incarnazione, la sua opposizione a ogni riduzione spiritualistica o idealistica della fede.

‘Il cristiano e l’anima carnale’: da dove prende le mosse il titolo?

“Il titolo del volume è tratto da una delle opere più importanti di Péguy, quella dedicata a ‘Véronique. Dialogo della storia e dell’anima carnale, edita in Italia da Milella, Marietti, Piemme. Titolo ripreso in una bella mostra tenuta al Meeting di Rimini, nel 2014, che aveva come tema ‘Storia di un’anima carnale. A cent’anni dalla morte di Charles Péguy’, mostra curata da Piero Cappelli, Pigi Colognesi, Flora Crescini, Massimo Morelli. Il catalogo, pubblicato dalle Edizioni di pagina, era opera di Pigi Colognesi. Con l’espressione ‘anima carnale’ Péguy intende ciò che è proprio del cristianesimo, ovvero l’Incarnazione di Dio.

Per lui, che proveniva dalla militanza socialista e dall’impegno attivo durante l’affare Dreyfus, l’approdo alla fede non poteva certo significare una fuga spiritualistica dal mondo.

Come bene scrive Hans Urs von Balthasar: Egli è indivisibile, e sta perciò dentro e fuori la chiesa, è la chiesa ‘in partibus infidelium’, dunque là dove essa dev’essere. Egli lo è grazie al suo radicamento nel profondo dove mondo e chiesa, mondo e grazia si incontrano e si penetrano fino a rendersi indistinguibili. Forse, dopo la lunga storia delle variazioni platoniche nella storia cristiana dello spirito, la chiesa non si è mai insediata in modo altrettanto deciso nel mondo, dove però l’idea di mondo rimane libera da ogni sfumatura di acritico entusiasmo, da ogni mitologia ed erotologia, come pura da ogni ottimistica fede nel progresso”.

Per quale motivo questa raccolta di saggi su Charles Peguy?

“Per rendere omaggio ad uno dei più grandi poeti cristiani del ‘900 in occasione dei 110 anni della sua morte avvenuta nei campi della Marna, all’inizio della prima guerra mondiale, nel 2014.

Occasione totalmente negletta in Italia dove l’opera di Péguy, diversamente da quanto accade in Francia, continua ad essere trascurata. Per questo il volume è costituito da saggi, passati e recenti, di autori italiani esperti della sua vita e del suo pensiero. Un capitolo è dedicato ad un appassionato studioso di Pèguy in Italia, Giaime Rodano venuto a mancare nel 2021. Si tratta di un libro originale che contribuisce, certamente, a riportare l’attenzione su questa straordinaria figura”.

Pur convertito, non abbandonò il suo stile anticlericale: in quale modo amò la Chiesa?

“Amò la Chiesa da uomo libero, da cristiano libero, che diffidava del clericalismo in ogni sua forma. Come scriveva in ‘Veronique’: ‘Noi navighiamo costantemente tra due curati, noi manovriamo tra due bande di curati; i curati laici ed i curati ecclesiastici; i curati clericali anticlericali, ed i curati clericali clericali; i curati laici che negano l’eterno del temporale, che vogliono disfare, smontare l’eterno dal temporale, da dentro al temporale; ed i curati ecclesiastici che negano il temporale dell’eterno, che vogliono disfare, smontare il temporale dall’eterno, da dentro all’eterno’. Questi secondi, i ‘curati ecclesiastici’, erano, secondo Péguy, i più pericolosi per la fede, perché se si smonta il temporale dall’eterno non rimane più nulla, viene tolta la ‘carne’ della fede, la sua immersione storica, la salvezza del temporale”.

Però non rinnegò le idee socialiste?

“No, rimase ad esse fedele. Va detto, tuttavia, che il socialismo di Péguy era un socialismo ‘sui generis’, un socialismo morale, legato alla difesa di Dreyfus e contrario allo spirito anticlericale che animava il socialismo francese”.

Cosa era la speranza per lui?

“Era la virtù teologale che sosteneva la fede e la carità. La virtù dimenticata. Come ha detto papa Francesco nell’udienza generale del 27 settembre 2017: Un poeta francese (Charles Péguy) ci ha lasciato pagine stupende sulla speranza (‘Il portico del mistero della seconda virtù’). Egli dice poeticamente che Dio non si stupisce tanto per la fede degli esseri umani, e nemmeno per la loro carità; ma ciò che veramente lo riempie di meraviglia e commozione è la speranza della gente: ‘Che quei poveri figli, scrive, vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina.

’L’immagine del poeta richiama i volti di tanta gente che è transitata per questo mondo (contadini, poveri operai, migranti in cerca di un futuro migliore) che ha lottato tenacemente nonostante l’amarezza di un oggi difficile, colmo di tante prove, animata però dalla fiducia che i figli avrebbero avuto una vita più giusta e più serena. Lottavano per i figli, lottavano nella speranza”.

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Per quale motivo non sopportava un’anima ‘abituata’?

“Péguy era stato allievo di Henri Bergson. A lui dedicherà la sua ultima opera ‘Note sur M. Bergson et la philosophie bergsonienne’, edito nei ‘Cahiers de la quinzaine’ nell’aprile del 1914. L’editrice Studium lo ha tradotto in italiano. Dal filosofo aveva tratto l’idea che l’esistenza è un ‘elan vital’ (slancio vitale, ndr.) e che l’abitudine è il grande pericolo. L’abitudine svuota gli ideali, toglie il soffio della vita, la novità dei giorni, lo splendore dei volti, delle avventure iniziate. L’abitudine logora anche la fede, toglie la speranza, riporta tutto a ‘routine’, a cose già viste.

Rende vecchio chi è ancora giovane, anticipa la morte e la senilità. Per questo non c’è che una medicina: la grazia, quella di Dio, che ridona novità al tempo della vita, ricrea l’esistenza, dona lo sguardo dell’alba del mondo. Senza l’esperienza della grazia, di una grazia presente, la Chiesa muore di inedia, di ritualismi, di sguardi rivolti al passato. Péguy è l’autore della grazia, immeritata, desiderata, amata”.

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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