15. Assoluzione – Soddisfazione – Indulgenza

L’Assoluzione è la sentenza con cui il Sacerdote, in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al penitente. Il Catechismo di San Pio X da un’impostazione di giudizio al Sacramento della Confessione. È la rivelazione che alla fine della nostra vita saremo giudicati da Gesù Cristo. Avremo poi il Giudizio universale dove verranno giudicati tutti gli uomini di tutte le Nazioni. Nel Sacramento della Confessione vi è un’impostazione che richiama il giudizio di Dio. La differenza è che nel Sacramento della Confessione la sentenza è sempre di assoluzione. Nella Confessione il Giudice assicura l’assoluzione se vi è un sincero pentimento dei peccati. Questo è possibile perché i nostri peccati li ha già espiati Gesù Cristo al nostro posto e per nostro amore. Essendo già stati espiati basterà cercare nel cuore del penitente le due condizioni fondamentali per cui i peccati vengano rimessi e cancellati: il dolore dei peccati – il dolore di aver offeso Dio, infinitamente buono e degno di essere amato – e il proposito di non commetterne più. Ci vuole il dispiacere filiale di aver offeso Dio, lo stesso che provò il figliol prodigo nei confronti del padre al quale disse: “Padre ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono più degno d’essere tuo figlio” (Lc 15,18). Nel Sacramento della Confessione, anche se ci fosse solo la paura dell’inferno è sufficiente affinché l’assoluzione sia efficace, ovvero rimetta i peccati. Per l’assoluzione nonostante ci sia una struttura giudiziaria è comunque assicurata. L’importante è che il penitente sia veramente pentito, fa il proposito di migliorare e di compiere il combattimento spirituale per proseguire nel cammino della Santità che è il fine della nostra vita.

Al termine della Confessione il sacerdote dice: “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Questo fa capire cosa dà il carattere sacerdotale. Il Sacramento dell’Ordine fa sì che il sacerdote, nel Sacramento della Confessione e dell’Eucarestia, agisca in persona Christi, Cristo opera in lui e diventa suo strumento. Questo Sacramento si esprime soprattutto nell’assoluzione durante la Confessione e nella Consacrazione durante la Santa Messa. In quel momento è Gesù Cristo che parla attraverso il sacerdote e la sua Parola è efficace; perciò, per quanto riguarda l’assoluzione dei peccati, essi sono come cancellati. Se la Confessione è stata affrontata con molto fervore, non si affronterà nemmeno il purgatorio. Il dolore perfetto fa sì che le scorie di male che sono rimaste in noi vengano rimesse nel Sacramento della Confessione.

Anche l’Atto di dolore, se recitato con il cuore in caso di necessità, può rimettere i peccati gravi, rimanendo però l’impegno di confessarsi appena possibile. “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”.

Focalizziamo la grandezza di questo Sacramento che anticipa il giudizio particolare. Di fronte a Gesù Cristo, con il cuore pentito, umiliato e aperto, con il desiderio di contraccambiare il Suo amore infinito, il Giudice diventa il buon Pastore. Egli accoglie come il padre accoglie il figliol prodigo, lo abbraccia e gli ridona l’anello e tutti i diritti che aveva come figlio primogenito.

Vi sono altri elementi importanti durante la Confessione, tra cui la Penitenza che viene data al termine di questo Sacramento. La penitenza molto spesso non corrisponde alla gravità del peccato. I peccati gravi possono essere l’omicidio, l’aborto, la bestemmia, i sacrilegi e molto altro, e anche quando abbiamo confessato tali peccati rimane sempre un piccolo debito da pagare da parte nostra. Questo avviene perché l’espiazione l’ha già pagata Gesù Cristo con la sua Passione; tuttavia, dobbiamo dare un piccolo contributo con la soddisfazione o penitenza che è imposta dal confessore. Questo debito serve per correggerci. La penitenza è sia a correzione del peccatore, ma anche per scontare quelle pene che se non scontassimo ora dovremmo farlo in purgatorio. Anche noi dobbiamo dare il nostro contributo alla nostra purificazione, che non è ovviamente paragonabile a quella di Cristo, che durante la Passione ha offerto un’espiazione radicale dei peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Gesù Cristo ha offerto un tale amore da bruciare tutti i peccati, gli egoismi, gli odi, le cattiverie, le malvagità di tutti gli uomini di tutti i tempi. Da parte nostra resta l’umiltà di accettare questo grandissimo dono. Lui è l’Agnello immolato grazie al quale siamo stati salvati.

Le indulgenze sono pratiche che servono per espiare in questa vita quelle pene e scorie di male causate dalle nostre affezioni al peccato e le possiamo applicare sia a noi stessi che ai defunti. L’indulgenza è una remissione di pena temporanea dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia. Le indulgenze sia plenarie che parziali devono essere fatte in grazia di Dio, per questo è molto importante confessarsi. Infatti, nell’indulgenza plenaria la prima condizione è la Confessione, le seconda è la Comunione e poi aggiungono delle preghiere o delle pratiche con le quali si prende l’indulgenza plenaria da applicare ai defunti. L’indulgenza plenaria toglie tutte le scorie di male e permette di andare in Paradiso senza dover passare per il purgatorio, mentre l’indulgenza parziale espia solo una parte della pena che si dovrebbe espiare in purgatorio. Per acquistare le indulgenze si richiede di essere in stato di grazia e di eseguire bene le opere prescritte. Significa che bisogna confessarsi e fare una Santa Comunione con il cuore ben disposto, successivamente compiere le opere prescritte.

Se siamo in peccato mortale dobbiamo affrettarci a chiedere perdono a Dio con un Atto di dolore perfetto e assicurarci di confessarci quanto prima. Vivere in uno stato di peccato mortale vuol dire che tutto il bene che si compie non contribuisce ai meriti del Paradiso, ma può contribuire alla propria conversione. Bisogna vivere in grazia di Dio con l’impegno di andare a confessarsi quanto prima qualora dovessimo trovarci in uno stato di peccato mortale. Questo fa sì che si riacquisti lo stato di grazia, ritornando ad essere il tempio della Santissima Trinità, un membro vivo del Corpo mistico di Cristo, un predestinato per il Paradiso.