BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

IL COMPITO DEI VEGGENTI DI MEDJUGORJE

Medjugorje: ci sono problemi da risolvere

Buon giorno Padre Livio.

Sono tornato da poco da Medjugorje. 

Come sempre un’esperienza meravigliosa.

Condivido un fatto. Una sera verso le 22 cammino per la via stretta di Bijakovići e sento una voce familiare; quella della veggente (….).

Stava guidando dei pellegrini credo americani e spiegava loro fatti inerenti la vita di allora; sulla povertà, l’arrivo della televisione, la ristrettezza delle abitazioni passando davanti alla vecchia casa sua e di (….…)

Mi è sembrato molto strano. Erano probabilmente ospiti della sua struttura.

Forse è giusto così, è il suo lavoro lì, ma è un vero peccato che la sua testimonianza, finanche la sua apparizione, sia ad esclusiva di chi paga nella sua struttura.

Questo dà fiato alle speculazioni…è anche vero, mi pare, che non possano parlare in pubblico ma non sono sicuro.

Un caro saluto.

Carlo.


Caro Carlo,

con delicatezza e senza polemizzare hai espresso quello che molti pellegrini (che amano Medjugorje) pensano, cogliendo nella situazione attuale dei veggenti qualcosa che va cambiato.

Avendo il sottoscritto passato una vita a diffondere (e a difendere) Medjugorje in ogni parte del mondo e, non avendo mai rivolto critiche inutili alla causa, mi permetto di avanzare una proposta di buon senso.

La Chiesa locale promuova in Parrocchia, nei modi e nei tempi dovuti, degli incontri dei Veggenti con i pellegrini in modo tale che, tutti quelli che vogliono, possano andare a sentire la loro testimonianza, che è un dovere da compiere e dono a cui tutti hanno diritto.

Medjugorje va protetta, ha detto Giovanni Paolo II nel suo incontro con Mirjana. Dobbiamo farlo tutti seriamente.

Nel tempo dei Segreti, ha detto Vicka, tutti i Veggenti dovranno testimoniare la verità degli eventi che accadranno. Dove, come e per chi lo faranno?

Ave Maria

Padre Livio

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 358 – I FEDELI LAICI

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DAL KRIZEVAC UN VIDEO SUGGESTIVO

SPULCIANDO FRA IL MATERIALE FOTOGRAFICO DEL NOSTRO PELLEGINAGGIO A MEDJUGORJE ABBIAMO TROVATO QUESTO MINIVIDEO SUGGESTIVO.

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🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

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🔴LIVE🔴 PADRE LIVIO: “LA FORZA DELL’ABBANDONO”

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☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla forza dell’abbandono

Nel Messaggio del 25 maggio 2025 la Regina della pace ci ha invitato a essere uomini di speranza, di gioia, di pace. È un programma di vita! Ci ha detto, inoltre, di chiedere allo Spirito Santo la forza del coraggio e dell’abbandono, che sarebbe la fiducia, la fede nella Provvidenza, nella visione teologica di Dio che è amore prodigo e senza confini.

È importante capire bene che cosa intende la Madonna per “abbandono”, non è ovviamente il quietismo che la Chiesa stessa ha condannato. Il Quietismo, infatti, era quel complesso di dottrine religiose del XVII secolo che predicavano il fiducioso abbandono mistico del fedele in Dio, svalutando ogni attività di meditazione teologica; è stato condannato come eresia dalla Chiesa Cattolica, principalmente tramite la bolla Coelestis Pastor di Papa Innocenzo XI, nel 1687.

È importante sottolineare il dinamismo dell’abbandono, è un itinerario spirituale, è una grande conquista della fede. Noi mariani abbiamo avuto un esempio inarrivabile di abbandono a Maria, il grande Papa San Giovanni Paolo II che aveva come motto personale il Totus Tuus che ha caratterizzato tutto il suo Pontificato; nei momenti più critici della sua vita personale e della vita della Chiesa, Woytjla ha sempre rinnovato questo affidamento totale alla Madonna.

L’abbandono è “parente stretto” dell’affidamento che lo stesso San Giovanni Paolo II aveva enfatizzato, sostituendolo quasi alla Consacrazione che ha ancora un gran valore perché è come chiedere alla Madonna di mettere il suo sigillo sulla nostra vita. La Madonna è tutta orientata a Dio; San Giovanni Paolo II sottolineava l’unicità della mediazione di Cristo fra noi e il Padre, allo stesso tempo sottolineava anche una mediazione di Maria fra noi e Suo Figlio. Il Verbo si è fatto Carne per mezzo di Maria; la via per la quale il Verbo è giunto fino a noi è la Madonna che con il suo ha siglato la sua posizione di mediatrice fra noi e Gesù Cristo. Maria è Colei che ci dona Gesù e che ci conduce a Lui. La Madonna è il passaggio attraverso il quale il Verbo è giunto fino a noi ed è il passaggio attraverso il quale noi andiamo fino al cuore del Verbo, attraverso il quale andiamo al Padre. È una semplificazione con cui si cerca di esprimere in termini comprensibili un mistero enorme di amore prodigo e senza confini. Quando avremo la grazia di contemplarlo in Cielo, quando saremo figli nel Figlio in questo movimento di amore discendente col quale verremo inseriti del movimento di amore della Santissima Trinità.

Maria, nel dire il suo , ha offerto se stessa abbandonandosi totalmente a Dio, esponendosi anche al martirio perché avrebbe concepito verginalmente il Bambino Gesù “non conoscendo uomo”. Davanti all’annuncio dell’angelo Maria si è affidata totalmente a Dio, si è abbandonata al suo piano. Anche ai piedi della Croce la Madonna ha accettato la mediazione che Gesù stesso le ha offerto quando ha indicato Giovanni (che rappresentava tutti noi) come figlio e nel medesimo tempo ha indicato all’apostolo Maria come Madre. Questa mediazione di Maria ha solide basi nel mistero dell’Incarnazione e poi nel mistero della Croce.

L’abbandono è un affidamento totale e senza riserve e ha una connotazione teologica molto profonda, nello stesso mistero cristiano. Ci abbandoniamo totalmente a Cristo per mezzo di Maria, per giungere al Padre e alla vita eterna. C’è un dono totale di Dio attraverso Cristo e di Cristo attraverso Maria, e c’è da parte nostra una risposta. L’abbandono è la risposta all’amore di Dio che è prodigo e senza confini; noi ugualmente rispondiamo con un abbandono totale.

L’abbandono totale è senza esitazioni, senza dubbi, senza ripiegamenti su se stessi. Per comprendere che cosa significa non avere tentennamenti nell’affidarsi a Dio c’è un bellissimo brano del Vangelo di Matteo, quando Gesù cammina sulle acque e Pietro con lui accogliendo l’invito a seguirlo.

Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!» (Mt 14, 22-36).

Pietro non affonda e cammina sulle acque finché mantiene lo sguardo fisso su Gesù, nel momento in cui si fa prendere dalla paura inizia a vacillare e cade in acqua. Abbandonarsi a Dio vuol dire avere una fiducia totale in Lui che non viene scossa, rimane tale, non entra nella dialettica corrosiva del dubbio, dell’esitazione e della paura, nella misura in cui noi teniamo fissi stabilmente gli occhi in Dio. Finché Pietro ha guardato a Gesù, non è affondato; quando ha guardato i suoi piedi e le acque su cui stava camminando, ha iniziato a vacillare e ad affogare. In questo episodio del Vangelo di Matteo c’è la dialettica dell’abbandono, c’è il cammino spirituale dell’abbandono.

L’abbandono deve essere un esercizio quotidiano di affidamento. Viviamo l’abbandono – che è un dono dello Spirito Santo, è la fiducia totale in Cristo e in Maria – in modo tale che sia continua e ogni volta che siamo tentati di fare come Pietro e distogliere lo sguardo da Gesù ricordiamoci quello che è successo all’apostolo: è affondato. Una volta affidati i nostri problemi a Cristo, non riprendiamoceli, non stiamo a rimuginarci, lasciamo che sia Lui a provvedere alla nostra vita, fidiamoci totalmente con umiltà.

Gesù, confido in te

Questo esercizio quotidiano dell’abbandono di se stessi a Dio è il segreto per stare in pace, sereni, attivi, operosi, pacifici, perfino gioiosi e sorridenti, in mezzo alle acque agitate di questo mondo. Pensiamo al tempo dei Segreti, quanto avremo bisogno di essere addestrati a questa tranquillità che viene dalla certezza che Dio ha tutto in mano e che in questo modo siamo al sicuro.

Una volta affidati i nostri problemi a Dio, lasciamo che sia Lui ad occuparsene e andiamo avanti nel compimento delle opere buone ogni giorno.

🔴LIVE🔴I DONI DELLO SPIRITO SANTO” Catechesi di Padre Livio puntata 16

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Il grazie di Putin al Papa (e l’attacco a Kiev). L’appello di Leone: «Un gesto per la pace»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 5 Giun go 2025

Putin non chiamava il Vaticano dal 2021, «parlato anche del lavoro svolto da Zuppi». Parolin pessimista: «Non ci si fida l’uno dell’altro».

04 giu 2025

Il Cremlino, attraverso l’agenzia Interfax, ha fatto sapere ieri sera che Putin e Leone XIV hanno avuto un colloquio telefonico nel quale il presidente russo ha espresso il suo «apprezzamento» per la disponibilità del Papa ad aiutare a risolvere la «crisi» ucraina e «confermato l’interesse a raggiungere la pace attraverso mezzi politici e diplomatici», accusando peraltro Kiev di «scommettere» invece sulla «escalation».  

Il Vaticano ha confermato la telefonata, con una precisazione significativa affidata al portavoce Matteo Bruni: «Il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace, ha sottolineato l’importanza del dialogo per la realizzazione di contatti positivi tra le parti e per cercare soluzioni al conflitto».

La telefonata di per sé è un passo in avanti notevole, considerato che Francesco aveva ricevuto Putin tre volte in udienza, nel 2013, 2015 e 2019, ma non era più riuscito a parlargli dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022. L’indomani Bergoglio si fece portare all’ambasciata di Mosca ma parlò solo con l’ambasciatore. L’ultima telefonata di Putin a un Papa, a quanto è dato sapere, risaliva al 17 dicembre 2021, quando chiamò Bergoglio per gli auguri di compleanno. Anche il cardinale Matteo Zuppi, in missione di pace a Mosca nel 2023 e nel 2024, fu ricevuto dal consigliere Ushakov e dal ministro degli Esteri Lavrov ma non dal presidente russo.

Subito dopo il conclave, Putin aveva mandato un messaggio di congratulazioni al nuovo Papa, ma non era affatto scontato arrivassero a parlarsi. Il Cremlino dice che «entrambe le parti hanno espresso l’intenzione di proseguire i contatti». La Santa Sede ha aggiunto che «si è parlato della situazione umanitaria, della necessità di favorire gli aiuti dove necessario, degli sforzi continui per lo scambio dei prigionieri e del valore del lavoro che svolge il cardinale Zuppi». Leone XIV «ha fatto riferimento al Patriarca Kirill, ringraziando per gli auguri ricevuti, e ha sottolineato come i comuni valori cristiani possano essere una luce che aiuti a cercare la pace, difendere la vita e cercare un’autentica libertà religiosa».

Detto questo, in Vaticano si considera la situazione con realismo, sapendo quanto sia difficile. La posizione del Pontefice è quella che Leone XIV ha spiegato il 14 maggio, ai rappresentati delle chiese orientali: «La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi… I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere».

Leone XIV ha ricevuto il presidente ucraino Zelensky il 18 maggio, e chiede «una pace autentica, giusta e duratura». La Santa Sede ha messo a disposizione il proprio territorio per ospitare negoziati. È già avvenuto, nella storia recente: quando il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raúl Castro annunciarono il superamento dell’embargo, il 17 dicembre 2014, saltò fuori che le delegazioni dei due Paesi si erano incontrate in segreto tra la Mura vaticane.

La proposta è sempre valida ma il Vaticano non si fa troppe illusioni, fa capire il cardinale Pietro Parolin: «Rimane questa offerta di spazio che il Papa ha fatto all’inizio del suo pontificato. Ma non credo, dalle risposte che ci sono state date, che ci sia speranza che questa possibilità venga sfruttata». 

Il tono del segretario di Stato del Papa è desolato: «Mi dà una enorme tristezza e dolore che non si riesca a stabilire un contatto diretto tra le due parti per cominciare a vedere la fine di questa guerra». Il problema di fondo è «ricreare un clima di fiducia fra le due parti», spiega Parolin: «Non ci si fida l’uno dell’altro, per cui non si è pronti nemmeno a fare delle concessioni».

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