Pensiero Spirituale sulla forza dell’abbandono

Nel Messaggio del 25 maggio 2025 la Regina della pace ci ha invitato a essere uomini di speranza, di gioia, di pace. È un programma di vita! Ci ha detto, inoltre, di chiedere allo Spirito Santo la forza del coraggio e dell’abbandono, che sarebbe la fiducia, la fede nella Provvidenza, nella visione teologica di Dio che è amore prodigo e senza confini.

È importante capire bene che cosa intende la Madonna per “abbandono”, non è ovviamente il quietismo che la Chiesa stessa ha condannato. Il Quietismo, infatti, era quel complesso di dottrine religiose del XVII secolo che predicavano il fiducioso abbandono mistico del fedele in Dio, svalutando ogni attività di meditazione teologica; è stato condannato come eresia dalla Chiesa Cattolica, principalmente tramite la bolla Coelestis Pastor di Papa Innocenzo XI, nel 1687.

È importante sottolineare il dinamismo dell’abbandono, è un itinerario spirituale, è una grande conquista della fede. Noi mariani abbiamo avuto un esempio inarrivabile di abbandono a Maria, il grande Papa San Giovanni Paolo II che aveva come motto personale il Totus Tuus che ha caratterizzato tutto il suo Pontificato; nei momenti più critici della sua vita personale e della vita della Chiesa, Woytjla ha sempre rinnovato questo affidamento totale alla Madonna.

L’abbandono è “parente stretto” dell’affidamento che lo stesso San Giovanni Paolo II aveva enfatizzato, sostituendolo quasi alla Consacrazione che ha ancora un gran valore perché è come chiedere alla Madonna di mettere il suo sigillo sulla nostra vita. La Madonna è tutta orientata a Dio; San Giovanni Paolo II sottolineava l’unicità della mediazione di Cristo fra noi e il Padre, allo stesso tempo sottolineava anche una mediazione di Maria fra noi e Suo Figlio. Il Verbo si è fatto Carne per mezzo di Maria; la via per la quale il Verbo è giunto fino a noi è la Madonna che con il suo ha siglato la sua posizione di mediatrice fra noi e Gesù Cristo. Maria è Colei che ci dona Gesù e che ci conduce a Lui. La Madonna è il passaggio attraverso il quale il Verbo è giunto fino a noi ed è il passaggio attraverso il quale noi andiamo fino al cuore del Verbo, attraverso il quale andiamo al Padre. È una semplificazione con cui si cerca di esprimere in termini comprensibili un mistero enorme di amore prodigo e senza confini. Quando avremo la grazia di contemplarlo in Cielo, quando saremo figli nel Figlio in questo movimento di amore discendente col quale verremo inseriti del movimento di amore della Santissima Trinità.

Maria, nel dire il suo , ha offerto se stessa abbandonandosi totalmente a Dio, esponendosi anche al martirio perché avrebbe concepito verginalmente il Bambino Gesù “non conoscendo uomo”. Davanti all’annuncio dell’angelo Maria si è affidata totalmente a Dio, si è abbandonata al suo piano. Anche ai piedi della Croce la Madonna ha accettato la mediazione che Gesù stesso le ha offerto quando ha indicato Giovanni (che rappresentava tutti noi) come figlio e nel medesimo tempo ha indicato all’apostolo Maria come Madre. Questa mediazione di Maria ha solide basi nel mistero dell’Incarnazione e poi nel mistero della Croce.

L’abbandono è un affidamento totale e senza riserve e ha una connotazione teologica molto profonda, nello stesso mistero cristiano. Ci abbandoniamo totalmente a Cristo per mezzo di Maria, per giungere al Padre e alla vita eterna. C’è un dono totale di Dio attraverso Cristo e di Cristo attraverso Maria, e c’è da parte nostra una risposta. L’abbandono è la risposta all’amore di Dio che è prodigo e senza confini; noi ugualmente rispondiamo con un abbandono totale.

L’abbandono totale è senza esitazioni, senza dubbi, senza ripiegamenti su se stessi. Per comprendere che cosa significa non avere tentennamenti nell’affidarsi a Dio c’è un bellissimo brano del Vangelo di Matteo, quando Gesù cammina sulle acque e Pietro con lui accogliendo l’invito a seguirlo.

Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!» (Mt 14, 22-36).

Pietro non affonda e cammina sulle acque finché mantiene lo sguardo fisso su Gesù, nel momento in cui si fa prendere dalla paura inizia a vacillare e cade in acqua. Abbandonarsi a Dio vuol dire avere una fiducia totale in Lui che non viene scossa, rimane tale, non entra nella dialettica corrosiva del dubbio, dell’esitazione e della paura, nella misura in cui noi teniamo fissi stabilmente gli occhi in Dio. Finché Pietro ha guardato a Gesù, non è affondato; quando ha guardato i suoi piedi e le acque su cui stava camminando, ha iniziato a vacillare e ad affogare. In questo episodio del Vangelo di Matteo c’è la dialettica dell’abbandono, c’è il cammino spirituale dell’abbandono.

L’abbandono deve essere un esercizio quotidiano di affidamento. Viviamo l’abbandono – che è un dono dello Spirito Santo, è la fiducia totale in Cristo e in Maria – in modo tale che sia continua e ogni volta che siamo tentati di fare come Pietro e distogliere lo sguardo da Gesù ricordiamoci quello che è successo all’apostolo: è affondato. Una volta affidati i nostri problemi a Cristo, non riprendiamoceli, non stiamo a rimuginarci, lasciamo che sia Lui a provvedere alla nostra vita, fidiamoci totalmente con umiltà.

Gesù, confido in te

Questo esercizio quotidiano dell’abbandono di se stessi a Dio è il segreto per stare in pace, sereni, attivi, operosi, pacifici, perfino gioiosi e sorridenti, in mezzo alle acque agitate di questo mondo. Pensiamo al tempo dei Segreti, quanto avremo bisogno di essere addestrati a questa tranquillità che viene dalla certezza che Dio ha tutto in mano e che in questo modo siamo al sicuro.

Una volta affidati i nostri problemi a Dio, lasciamo che sia Lui ad occuparsene e andiamo avanti nel compimento delle opere buone ogni giorno.