di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 5 Giun go 2025

Putin non chiamava il Vaticano dal 2021, «parlato anche del lavoro svolto da Zuppi». Parolin pessimista: «Non ci si fida l’uno dell’altro».

04 giu 2025

Il Cremlino, attraverso l’agenzia Interfax, ha fatto sapere ieri sera che Putin e Leone XIV hanno avuto un colloquio telefonico nel quale il presidente russo ha espresso il suo «apprezzamento» per la disponibilità del Papa ad aiutare a risolvere la «crisi» ucraina e «confermato l’interesse a raggiungere la pace attraverso mezzi politici e diplomatici», accusando peraltro Kiev di «scommettere» invece sulla «escalation».  

Il Vaticano ha confermato la telefonata, con una precisazione significativa affidata al portavoce Matteo Bruni: «Il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace, ha sottolineato l’importanza del dialogo per la realizzazione di contatti positivi tra le parti e per cercare soluzioni al conflitto».

La telefonata di per sé è un passo in avanti notevole, considerato che Francesco aveva ricevuto Putin tre volte in udienza, nel 2013, 2015 e 2019, ma non era più riuscito a parlargli dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022. L’indomani Bergoglio si fece portare all’ambasciata di Mosca ma parlò solo con l’ambasciatore. L’ultima telefonata di Putin a un Papa, a quanto è dato sapere, risaliva al 17 dicembre 2021, quando chiamò Bergoglio per gli auguri di compleanno. Anche il cardinale Matteo Zuppi, in missione di pace a Mosca nel 2023 e nel 2024, fu ricevuto dal consigliere Ushakov e dal ministro degli Esteri Lavrov ma non dal presidente russo.

Subito dopo il conclave, Putin aveva mandato un messaggio di congratulazioni al nuovo Papa, ma non era affatto scontato arrivassero a parlarsi. Il Cremlino dice che «entrambe le parti hanno espresso l’intenzione di proseguire i contatti». La Santa Sede ha aggiunto che «si è parlato della situazione umanitaria, della necessità di favorire gli aiuti dove necessario, degli sforzi continui per lo scambio dei prigionieri e del valore del lavoro che svolge il cardinale Zuppi». Leone XIV «ha fatto riferimento al Patriarca Kirill, ringraziando per gli auguri ricevuti, e ha sottolineato come i comuni valori cristiani possano essere una luce che aiuti a cercare la pace, difendere la vita e cercare un’autentica libertà religiosa».

Detto questo, in Vaticano si considera la situazione con realismo, sapendo quanto sia difficile. La posizione del Pontefice è quella che Leone XIV ha spiegato il 14 maggio, ai rappresentati delle chiese orientali: «La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi… I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere».

Leone XIV ha ricevuto il presidente ucraino Zelensky il 18 maggio, e chiede «una pace autentica, giusta e duratura». La Santa Sede ha messo a disposizione il proprio territorio per ospitare negoziati. È già avvenuto, nella storia recente: quando il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raúl Castro annunciarono il superamento dell’embargo, il 17 dicembre 2014, saltò fuori che le delegazioni dei due Paesi si erano incontrate in segreto tra la Mura vaticane.

La proposta è sempre valida ma il Vaticano non si fa troppe illusioni, fa capire il cardinale Pietro Parolin: «Rimane questa offerta di spazio che il Papa ha fatto all’inizio del suo pontificato. Ma non credo, dalle risposte che ci sono state date, che ci sia speranza che questa possibilità venga sfruttata». 

Il tono del segretario di Stato del Papa è desolato: «Mi dà una enorme tristezza e dolore che non si riesca a stabilire un contatto diretto tra le due parti per cominciare a vedere la fine di questa guerra». Il problema di fondo è «ricreare un clima di fiducia fra le due parti», spiega Parolin: «Non ci si fida l’uno dell’altro, per cui non si è pronti nemmeno a fare delle concessioni».