"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Il Papa agli ambasciatori: «Investire sulla famiglia, unione tra uomo e donna anteriore a ogni società»

di Ester Palma – Corriere ella sera – 16 maggio 2025

Nell’incontro con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede: «E’ la strada per costruire società civili armoniche e pacificate. Bisogna tutelare ogni persona, dal nascituro all’anziano al migrante»

Nel suo primo incontro con gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede ricevuti in udienza in Vaticano, Papa Leone chiede di investire «sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma
vera, e anteriore a ogni civile società. E’ la strada per costruire società civili armoniche e pacificate». E aggiunge: «Nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato». 

Lo «strappo» con Francesco: Leone non cita le coppie gay 

Dopo le aperture di Papa Francesco alle coppie gay, specialmente col documento «Fiducia Supplicans» del dicembre 2023, che prevedeva «la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso», Papa Leone rimette invece l’accento sulla famiglia formata sul matrimonio di un uomo e una donna, chiedendo ai governi di «investire» per salvaguardarla.  E ha aggiunto, rivolto ai diplomatici: «Oltre che ad essere il segno concreto dell`attenzione dei vostri Paesi per la Sede Apostolica, la vostra presenza oggi è per me un dono, che consente di rinnovarvi l`aspirazione della Chiesa – e mia personale – di raggiungere e abbracciare ogni popolo e ogni singola persona di questa terra, desiderosa e bisognosa di verità, di giustizia e di pace».

«Anch’io sono discendente di immigrati»

Il Papa ha toccato anche il tema dei migranti: «La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio».

«La pace inizia nel nostro cuore»

Infine Leone è tornato, ancora una volta, sul tema della pace: «Nella prospettiva cristiana la pace è anzitutto un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi”, rimarca il Pontefice».

Un pontificato sotto il segno di Maria

Un pontificato sotto il segno di Maria

14 maggio 2025 – di Cristina Siccardi – CR 1898

L’agostiniano papa Leone XIV, fin dai primi passi come Pontefice, ha dimostrato il suo attaccamento a Maria Santissima. Dalla Loggia delle benedizioni, la sera dell’elezione, al crepuscolo di giovedì 8 maggio, Solennità della Madonna di Pompei, ha affidato il suo mandato di successore di san Pietro, la chiesa e il mondo alla Madre di Dio: «Oggi il giorno della supplica alla Madonna di Pompei. Nostra madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione, il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo, e chiediamo questa grazia speciale di Maria, nostra madre» e ha chiuso il suo discorso di presentazione al mondo con la recita dell’Ave Maria, consegnando a Lei il suo mandato.

Il numero 8 è ricorrente nella giornata dell’elezione del nuovo Papa: la fumata bianca è arrivata alle ore 18,08 in data 8 del mese mariano. L’8 maggio cade l’anniversario dell’apparizione nel 490 di san Michele Arcangelo a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, nella grotta sul Gargano; da qui la devozione micaelica si diffuse in tutta Europa. L’Arcangelo indicò quella grotta come luogo di culto ed ecco che sorse il santuario di San Michele Arcangelo, chiamata Celeste Basilica, che si trova nel mezzo del nucleo cittadino di Monte Sant’Angelo. Dal Medioevo in poi è divenuta meta di ininterrotti flussi di pellegrini.

La Madonna del Santo Rosario (legata alla Madonna di Pompei e anche a Nostra Signora di Fatima, la cui festività è stata ieri 13 maggio) e l’Arcangelo San Michele sono ottimi auspici di iniziazione per il nuovo Pontificato. Il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII ebbe una visione mistica, al termine della celebrazione della Messa, nella quale Satana minacciava la Chiesa; subito dopo papa Pecci compose una preghiera, raccomandando che fosse recitata al termine di ogni Messa, oltre ad inserirla nella raccolta degli esorcismi. Nel 1886 questa orazione, in forma abbreviata, fu inserita insieme alle Preci leonine, da recitare al termine delle Messe non cantate; essa continuò ad essere praticata fino al 26 settembre 1964, quando, con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, l’istruzione Inter oecumenici n.48, § j ne decretò la soppressione. Tuttavia, nel Vetus Ordo la preghiera a san Michele Arcangelo continua ad essere presente. 

Venerdì 9 maggio Leone XIV, in chiusura della sua omelia durante la prima Messa sul soglio di san Pietro, ha affidato il suo mandato petrino e missionario nuovamente alla Madonna, affermando la volontà di scomparire per lasciare in primo piano solo Gesù Cristo : «secondo la celebre espressione di Sant’Ignazio di Antiochia (cfr Lettera ai Romani, Saluto). Egli, condotto in catene verso questa città, luogo del suo imminente sacrificio, scriveva ai cristiani che vi si trovavano: «Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo» (Lettera ai Romani, IV, 1). Si riferiva all’essere divorato dalle belve nel circo – e così avvenne –, ma le sue parole richiamano in senso più generale un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo. Dio mi dia questa grazia, oggi e sempre, con l’aiuto della tenerissima intercessione di Maria Madre della Chiesa».

In qualità di «Figlio di sant’Agostino», Papa Prevost nutre un culto speciale per la Beata Vergine, che è patrona dell’Ordine Agostiniano ed è tradizionalmente invocata dai monaci con i titoli di Nostra Signora di Grazia, della Consolazione, del Buon Consiglio e del Perpetuo Soccorso. Non dimentichiamo che fra gli Agostiniani circola una particolare devozione anche per santa Monica, sant’Ambrogio, san Possidio, sant’Alipio e Fulgenzio di Ruspe; mentre fra gli eremitani di sant’Agostino canonizzati sono annoverati Nicola da Tolentino, Giovanni da San Facondo, Tommaso di Villanova, santa Rita da Cascia; di rilievo anche le figure dei beati Simone Fidati e Madre Teresa Fasce.

A sorpresa, sabato 10 maggio, Leone XIV si è recato in visita al santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano (chiamata la «Loreto del Lazio»), vicino a Roma, retto dai padri Agostiniani, che il Santo Padre aveva già in passato visitato più volte. Nel XV secolo questo sacro luogo mariano divenne meta di pellegrinaggi poiché, come narra la tradizione, un’immagine della Madonna con Gesù Bambino si staccò miracolosamente da una parete della cattedrale di Santo Stefano a Scutari, città albanese, durante l’assedio degli Ottomani, per collocarsi nell’attuale santuario di Genazzano. Il 17 marzo 1903 papa Leone XIII lo elevò alla dignità di basilica minore e oggi Leone XIV, devoto di questa effigie, è andato ad omaggiarla e pregarla.

Il 14 maggio 2023 l’allora Prefetto del Dicastero per i Vescovi celebrò la Messa domenicale per la visita della Madonna di San Luca alla città di Bologna, all’interno della cattedrale di San Pietro, evento annuale molto atteso dai fedeli. Si tratta di una tradizione che vede l’icona della Madonna di San Luca scendere dal Santuario e attraversare la città nella settimana dell’Ascensione. Il Santuario di San Luca, che sorge sul Colle della Guardia, è da secoli simbolo di Bologna: è collegato al centro della città da una strada che, a partire da Porta Saragozza, si snoda per quattro chilometri attraverso un porticato di oltre 600 arcate, il più lungo al mondo.

Era il 9 dicembre 2023 quando il cardinale Prevost entrò nella Santa Casa di Loreto e nella Basilica Pontificia si tenne la rievocazione storica della Traslazione della Santa Casa con la benedizione del fuoco nella piazza antistante il Santuario. Per l’occasione i fedeli erano stati invitati ad accendere una candela sulla propria finestra recitando un’Ave Maria o le Litanie Lauretane, unendosi così alla tradizionale accensione dei falò nelle campagne che fin dal Seicento ricordano il percorso in volo della Casa di Maria sul colle loretano, giunta nella notte fra il 9 e 10 dicembre 1294 da Nazareth. Si sottolinea il fatto che il santuario di Loreto ha invitato ad accompagnare con la preghiera il Collegio dei Cardinali per l’elezione del Papa in questo Anno Santo.

Ma non basta, nella novena per il Sacro Collegio dei Cardinali riuniti per il Conclave per scegliere il Romano Pontefice, che il cardinale Raymond Leo Burke ha invitato tutti a recitare, si invoca Nostra Signora di Guadalupe «per la Chiesa in un tempo di grande prova e pericolo per essa. Come sei venuta in soccorso della Chiesa sul Tepeyac nel 1531, ti preghiamo, intercedi per il Sacro Collegio dei Cardinali riunito a Roma per eleggere il Successore di San Pietro, Vicario di Cristo, Pastore della Chiesa Universale. In questo momento tumultuoso per la Chiesa e per il mondo, supplica il Tuo Divin Figlio che i Cardinali di Santa Romana Chiesa, suo Corpo Mistico, ubbidiscano umilmente ai suggerimenti dello Spirito Santo. Attraverso la Tua intercessione, possano scegliere l’uomo più degno di essere il Vicario di Cristo sulla terra». 

In piazza San Pietro, durante le fumate sul comignolo, erano presenti fedeli che sventolavano i vessilli di Nostra Signora di Guadalupe. Nel nord del Perù, dove è stato vescovo missionario padre Robert Francis Prevost, che percorreva le strade anche a cavallo, si vive una devozione particolare per Nostra Signora di Guadalupe, effigie mariana diversa da quella messicana.  Storicamente la fondazione del distretto di Guadalupe (uno dei cinque distretti della provincia di Pacasmayo, con capoluogo Guadalupe) è opera, nel 1550, del capitano spagnolo Francisco Pérez de Lezcano, il quale, durante un viaggio in Spagna, chiese la possibilità di ottenere una reiterazione del culto, in seguito ad un suo pellegrinaggio al santuario della Madonna di Guadalupe in Messico, sulla collina del Tepeyac, a nord di Città del Messico (La Villa de Guadalupe). Nel 1560 si svolsero le prime feste e i primi pellegrinaggi. Qualche anno dopo, l’immagine di Nostra Signora di Guadalupe portata dalla Spagna venne donata ai padri Agostiniani, che si prodigarono affinché venisse costruito in suo onore un santuario. Nel 1954 questa immagine della Madonna di Guadalupe venne incorata da Pio XII e il titolo a lei concesso è stato quello di patrona dei popoli del Nord e regina del Perù.

Anche domenica 11, al Regina Coeli, il Papa, di fronte a 150 mila persone, si è rivolto alla Madonna, dapprima per le vocazioni, invitando i giovani a non aver paura ad ascoltare l’invito della Chiesa e di Cristo Signore e a pregare lei, che «fu tutta una risposta alla chiamata del Signore», affinché «ci accompagni sempre nella sequela di Gesù» e poi per affidare alla Regina della pace il suo magistrale ruolo di intercessione «per ottenerci il miracolo della pace».

Una cosa è già certa: nel vocabolario di Leone XIV, dallo spirito evangelizzatore, un posto d’onore sono dati a Gesù Cristo e alla Madre di Dio, come d’altra parte dimostra il suo stemma pontificio, che riprende quello episcopale, ossia uno scudo diviso diagonalmente in due settori: in alto a sinistra, sullo sfondo di colore azzurro, è raffigurato un giglio bianco, che simboleggia la purezza e la verginità, con immediato riferimento alla Madonna. In basso a destra, su sfondo chiaro, è rappresentato il logo degli Agostiniani: un cuore trafitto da una freccia, posto sopra un libro, che richiama la conversione del Padre e Dottore della Chiesa, «Vulnerasti cor meum verbo tuo» («Hai trafitto il mio cuore con la tua parola»). Al di sotto dei simboli il motto, tratto dall’Esposizione sul Salmo 127 dello stesso sant’Agostino, «In Illo Uno unum» («In Colui che è Uno, siamo uno»).

Leone XIV riceve le Chiese Orientali: «La guerra mai inevitabile, ogni mio sforzo sarà per la pace»

di Ester Palma – Corriere della Sera – 14 maggio 2025

E si è rivolto ai potenti della Terra: «Col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo». E ai cattolici orientali: «La Chiesa ha bisogno di recuperare il senso del Mistero e del primato di Dio»

«Perché la pace si diffonda, io impiegherò ogni sforzo. La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace». Papa Leone torna a chiedere pace per il mondo, all’incontro di oggi coi partecipanti al Giubileo delle Chiese orientali:  «I  popoli la vogliono e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo. La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano; perché passerà alla storia chi seminerà pace, non chi mieterà vittime; perché gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Il Papa ha poi ripreso l’invito fatto alla stampa mondiale nella recente udienza: «Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi». 

«Sui massacri anche di giovani l’appello di Gesù alla pace» 

E ha aggiunto, ricordando i teatri di guerra anche meno conosciuti: «Dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, dal Medio Oriente al Tigray e al Caucaso, quanta violenza: e su questo orrore, sui massacri di tante giovani vite, che dovrebbero provocare sdegno, perché, in nome della conquista militare, a morire sono le persone, si staglia un appello: non tanto quello del Papa, ma di Cristo, che ripete: “Pace a voi!”. La pace di Cristo non è il silenzio tombale dopo il conflitto, non è il risultato della sopraffazione, ma è un dono che guarda alle persone e ne riattiva la vita. Preghiamo per questa pace, che è riconciliazione, perdono, coraggio di voltare pagina e ricominciare»

«Riscoprire anche da noi il valore di intercessione e penitenza» 

Il Papa ha poi sottolineato il bisogno di recuperare «il senso del mistero, così vivo nelle liturgie delle Chiese Orientali, che coinvolgono la persona umana nella sua totalità, cantano la bellezza della Salvezza e suscitano lo stupore per la grandezza divina che abbraccia la piccolezza umana! E quanto è importante riscoprire, anche nell’Occidente cristiano, il senso del primato di Dio, il valore della mistagogia, dell’intercessione incessante, della penitenza, del digiuno, del pianto per i peccati propri e dell’intera umanità così tipici delle spiritualità orientali».

Il Papa ha usato un termine forse desueto nella Chiesa oggi:

  «mistagogia», dal  greco, indica la relazione  tra il cristiano e il mistero di Cristo creduto, celebrato e vissuto nella comunità. Per questo, secondo Leone XIV «è fondamentale custodire le vostre tradizioni senza annacquarle, magari per praticità e comodità, così che non vengano corrotte da uno spirito consumistico e utilitarista. Le vostre spiritualità, antiche e sempre nuove, sono  medicinali», ha concluso.

Mantenete i vostri riti, la Chiesa dell’occidente ha bisogno di voi»

Per questo Leone invita le Chiese orientali «a mantenere i propri riti, anche quando i cristiani sono costretti, per le guerre e persecuzioni, instabilità e povertà, a lasciare la propria terra». E aggiunge ricordando il predecessore da cui ha preso il nome: «Lo aveva detto anche Leone XIII: la sua preoccupazione di allora è molto attuale, perché oggi tanti fratelli e sorelle orientali, tra cui diversi di voi, costretti a fuggire dai loro territori  rischiano, arrivando in Occidente, di perdere, oltre alla patria, anche la propria identità religiosa. E così, con il passare delle generazioni, si smarrisce il patrimonio inestimabile delle Chiese Orientali».

Bisogna dunque «custodire e promuovere l’Oriente cristiano, soprattutto nella diaspora, anche sensibilizzando i latini. Chiedo al Dicastero per le Chiese Orientali di aiutarmi a definire principi, norme e linee-guida con cui i Pastori latini possano concretamente sostenere i cattolici orientali della diaspora a preservare le loro tradizioni viventi e ad arricchire con la loro specificità il contesto in cui vivono. La Chiesa ha bisogno di voi. Quanto è grande l’apporto che può darci oggi l’Oriente cristiano!»

Madonna di Fatima

Al culmine dell’apparizione del 13 maggio 1917, preparata dal “Ciclo angelico”, la Beata Vergine chiese ai tre pastorelli: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». La risposta fu: «Sì, lo vogliamo».

Santo del giorno 13_05_2025 -Ermes Dovico – La Nuova Bussola

Il 13 maggio 1917, mentre pascolavano il gregge alla Cova d‘Iria, nel territorio di Fatima, Lucia dos Santos, di 10 anni, Francesco Marto, di 9, e la sorella Giacinta, di 7, videro comparire una Signora vestita di bianco. «Non abbiate paura, non vi farò del male», esordì la Signora, rispondendo poco dopo alla domanda di Lucia, la ‘portavoce’ dei tre, che le chiedeva da dove venisse: «Vengo dal Cielo». Chiese quindi ai pastorelli «di venire qui per sei mesi consecutivi, il giorno 13, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Quindi, tornerò qui una settima volta».

Al culmine di quel primo incontro, dopo aver predetto loro che sarebbero andati in Paradiso, la bella Signora fece questa domanda: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». «Sì, lo vogliamo». La Madonna disse allora che la grazia di Dio li avrebbe sostenuti nelle sofferenze e aprì le mani «comunicandoci una luce così intensa, una specie di riflesso che da esse usciva e ci penetrava nel petto e nel più intimo dell’anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce, più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi». Prima di risalire in Cielo, la Madonna chiese ai piccoli di recitare il Rosario tutti i giorni «per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra».

Aveva così inizio la manifestazione mariana più celebre del XX secolo, a cui i tre pastorelli erano stati di fatto preparati dalle tre apparizioni nel 1916 dell’Angelo protettore del Portogallo. Nella terza, in particolare, l’Angelo insegnò loro questa orazione: «Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, Vi offro il Preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui Egli stesso è offeso. E, per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori». Quindi, con i tre in ginocchio, li comunicò: a Lucia diede l’Ostia; a Francesco e Giacinta offrì il calice, nel quale erano cadute – dalla stessa Ostia – alcune gocce del Sangue di Gesù.

C’era già qui una prefigurazione di quanto la Madonna avrebbe comunicato ai pastorelli il 13 giugno 1917, quando annunciò che i due fratellini Marto sarebbero presto saliti in Cielo, mentre a Lucia disse: «… tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio, e come fiori saranno collocate da Me dinanzi al Suo trono». Anni dopo, nel 1925, la Vergine apparve a Lucia con il Bambin Gesù e un cuore coronato di spine, spiegandole di diffondere la pratica della Comunione riparatrice dei primi sabati del mese, da farsi per cinque mesi consecutivi, per riparare alle offese al suo Cuore Immacolato.

LA VISIONE DELL’INFERNO

Il 13 luglio i pastorelli ebbero rivelati i «Tre Segreti di Fatima». Si trattò in realtà di un’unica rivelazione suddivisa in tre parti, come Lucia riferì anni dopo – da suora – nelle sue Memorie, scritte per obbedienza. Nella prima, i bambini ebbero una visione dell’Inferno, a cui si condannano coloro che fino all’ultimo rifiutano la Misericordia di Dio. Videro «un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime […]». Questa visione durò un momento, interrotta dalle parole della Madonna che, con voce buona e triste, spiegò loro: «Avete visto l’Inferno, dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace».

LA RUSSIA E IL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

La Beata Vergine, nella seconda parte del segreto, predisse la fine imminente della guerra, ma mise in guardia che ne sarebbe scoppiata un’altra più grande «se non smetteranno di offendere Dio». Per impedire il nuovo conflitto disse che sarebbe tornata per chiedere la consacrazione della Russia – che proprio nel 1917 patì la rivoluzione marxista – al suo Cuore Immacolato e appunto la Comunione riparatrice dei primi sabati. «Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. […] Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace».

Il TERZO SEGRETO

La terza parte del segreto riguarda la visione nella quale l’Angelo eleva un triplice grido indicando la terra con la destra: «Penitenza, Penitenza, Penitenza!». È la stessa visione che si sofferma sulle persecuzioni della Chiesa e sulla famosa figura del «vescovo vestito di bianco» che sale una montagna ripida e subisce il martirio, ai piedi di una grande Croce, «insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni»: nella visione ci sono anche due Angeli che raccolgono il sangue dei martiri e «con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».

DAI FATTI DI AGOSTO AL MIRACOLO DEL SOLE

La quarta apparizione avvenne il 19 agosto e non il 13 perché quel giorno il sindaco Artur de Oliveira, anticlericale, impedì con l’inganno ai pastorelli di andare alla Cova d’Iria, li interrogò e cercò di obbligarli a rivelare il segreto. Poiché i tre bambini non cedevano, il sindaco li mandò prima dal parroco e poi li fece imprigionare, liberandoli solo due giorni più tardi. Il 13 settembre la Madonna rinnovò ai piccoli veggenti la promessa che all’apparizione successiva ci sarebbe stato un miracolo evidente.

Il 13 ottobre, alla Cova d’Iria, c’era una folla di circa 70.000 persone, gente comune, nobili e autorità, increduli e umili di cuore, ammalati, giornalisti e fotografi. La pioggia cadde abbondante e, mentre il segno prodigioso tardava ad arrivare, molti schernirono i pastorelli. Intanto, Maria Santissima apparve ai tre rivelandosi come «Madonna del Rosario». La Vergine salì quindi in Cielo, che si aprì al suo passaggio, e fu allora che avvenne il miracolo del sole, dettagliatamente riferito, tra i tanti, da Avelino de Almeida, direttore di un giornale progressista e anticattolico, O Seculo, che aveva ammirato – sbalordito – lo spettacolo celeste. «Sembrava un disco d’argento, ed era possibile guardarlo senza problemi. Non bruciava gli occhi, non li accecava. […] il sole tremò, compì degli strani e bruschi movimenti, al di fuori di qualsiasi logica scientifica, – il sole “danzò” – secondo la tipica espressione dei contadini».

I vestiti, bagnati, dei presenti si asciugarono completamente. Francesco, Giacinta e Lucia videro, alti nel firmamento, Maria accanto a Gesù Bambino e san Giuseppe che benedicevano il mondo. Videro ancora la Madonna nelle vesti dell’Addolorata, con accanto Gesù, e infine solo Maria nelle vesti della Madonna del Carmelo, con in mano lo Scapolare, anch’esso segno di una devozione portatrice di salvezza.

Papa Leone XIV, il primo incontro con la stampa in diretta «Disarmiamo le parole per disarmare il mondo». Poi scherza sul tennis: «Sì a una partita, ma non con Sinner…»

di Ester Palma e Redazione Roma- Corriere della sra – 12 Maggio 2025

Papa Prevost incontra i media per la prima volta dopo l’elezione avvenuta lo scorso 8 maggio: le ultime notizie in diretta dalla conferenza stampa

Il Papa nell’aula Paolo VI in Vaticano (Afp)

  • Papa Leone XIVRobert Francis Prevost, è stato eletto l’8 maggio, alla quarta votazione. È il 267esimo Pontefice
  • Ieri ha celebrato a San Pietro il primo Regina Coeli: «Mai più la guerra». Poi l’augurio alle mamme
  • Oggi nell’aula Paolo VI in Vaticano l’incontro con i media: qui il discorso integrale alla stampa
  • Il Pontefice ha citato le parole scritte da papa Francesco in una lettera indirizzata al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana: «Disarmiamo le parole per disarmare il mondo».

Il calendario delle celebrazioni papali diramato dalla Santa Sede

Il calendario delle celebrazioni presiedute dal Santo Padre Leone XIV: il 18 maggio, quinta domenica di Pasqua, alle 10 a piazza San Pietro celebrazione eucaristica per l’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma Leone XIV nella cappella papale. Il 20 maggio nella Basilica di San Paolo fuori le Mura alle 17 visita al sepolcro di San Paolo. Il 25 maggio, VI domenica di Pasqua, nella Basilica di San Giovanni in Laterano alle 17 celebrazione eucaristica
e insediamento sulla Cathedra Romana. Nello stesso giorno nella Basilica di Santa Maria Maggiore alle 19 visita e venerazione dell’Icona della Beata Vergine Maria «Salus Populi Romani». Ancora, il 31 maggio per la festa della Visitazione della beata Vergine Maria nella Basilica di San Pietro alle 10 Santa Messa con ordinazioni presbiterali. 

Il Papa firma una pallina da baseball

Il Papa, a margine dell’udienza con la stampa del mondo, ha scambiato battute scherzose con i media ammessi al baciamano. Leone XIV ha firmato un autografo anche su una pallina da baseball.

Ucraina, la Santa Sede conferma telefonata Papa-Zelensky

La Santa Sede ha confermato la telefonata intercorsa tra Papa Leone XIV e il presidente ucraino Volodymir Zelensky. Ma al tempo stesso non ha aggiunto particolari del colloquio, né ha specificato se la chiamata sia partita dal Vaticano o da Zelensky.

«Tornare negli Usa? Non presto»

Leone XIV tornerà a casa presto? «Non presto», ha risposto il Pontefice ai margini dell’udienza con la stampa mondiale, non sottraendosi alle domande anche scherzose dei media.

Il Papa scherza: «Sì alla partita di tennis ma non con Sinner»

Una giornalista ha detto al Pontefice di voler organizzare una partita di tennis di beneficenza per le Pontificie Opere Missionarie, conoscendo la sua passione per questo sport. «Certo va bene», ha replicato Leone XIV. «Io porto Agassi», ha detto la giornalista scherzando e il Papa ha replicato: «Basta che non porti Sinner», scherzando sul doppio senso sia perché l’italiano è il numero uno del mondo e sia perché il suo cognome in inglese significa «peccatore». Altri giornalisti si sono poi detti pronti a giocare a tennis in un doppio. E il Papa, sempre scherzando, ha risposto: «Gioco ma non bene…»

«Il viaggio a Nicea? Lo stiamo preparando»

«Lo so, lo stiamo preparando». Così Papa Leone XIV ha risposto alla domanda su un eventuale viaggio a Nicea al termine dell’incontro. Il viaggio in Turchia era nel calendario di Bergoglio, previsto per questa estate».

Il selfie con la giornalista peruviana

Il Papa salutando i giornalisti e gli operatori media ha incontrato anche una giornalista peruviana che gli ha donato una sciarpa tipica che Prevost ha indossato per il selfie scattato con la reporter. Lasciando l’Aula Paolo VI, il Pontefice si è intrattenuto a parlare con un operatore tv che ha mostrato la bandiera peruviana.

Il lungo applauso per Papa Leone XIV al suo arrivo all’incontro con la stampa internazionale

«Liberare reporter incarcerati per aver cercato la verità 

Durante l’incontro con i giornalisti, Leone XIV ha voluto ribadire «la solidarietà della Chiesa ai giornalisti incarcerati per aver cercato e raccontato la verità» chiedendone «la liberazione». «La Chiesa riconosce in questi testimoni – penso a coloro che raccontano la guerra anche a costo della vita – il coraggio di chi difende la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere – ha detto -. La sofferenza di questi giornalisti imprigionati interpella la coscienza delle nazioni e della comunità internazionale, richiamando tutti noi a custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa».

«L’Intelligenza artificiale richiede discernimento»

Prevost ha parlato anche di AI: «Col suo potenziale immenso, richiede, responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità. Una responsabilità – ha ricordato – che riguarda tutti, in proporzione all’età e ai ruoli sociali».

Prima telefonata di Zelensky con il Papa: lo invita a Kiev 

Il presidente ucraino Voldymyr Zelensky afferma su Telegram di aver invitato il Papa in Ucraina durante la loro prima telefonata. 

Le strette di mano

«È un dovere scegliere con coraggio la strada di una comunicazione di pace». Poi, al termine del discorso, è sceso dal palco dell’aula Nervi e ha salutato i giornalisti seduti in prima fila.

«Disarmiamo le parole per disarmare il mondo»

«Oggi la sfida è creare comunicazione che esca dalla Torre di Babele della faziosità. Questa responsabilità ce l’abbiamo tutti. La comunicazione non è solo trasmettere le notizie ma anche amore per le persone. Non serve comunicazione fragorosa e muscolare ma una che ascolta la voce dei deboli. Così saremo coerenti con la nostra dignità umana». E citando Francesco ha detto: «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare il mondo». Queste parole furono scritte da Bergoglio – nei giorni in cui era ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma – in una lettera indirizzata al direttore del Corriere della SeraLuciano Fontana.

Il «Discorso della Montagna»

Prevost in apertura ha citato il discorso della Montagna: «Beati gli operatori di pace». «Viviamo tempi difficili da raccontare, ma non dobbiamo fuggire né accettare la mediocrità. Sant’Agostino diceva “Viviamo bene e i tempi saranno buoni”. Noi siamo i tempi».

L’incontro con i giornalisti di tutto il mondo

Papa Prevost – come fece il suo predecessore Francesco – oggi ha incontrato la stampa di tutto il mondo, alle 11 nell’aula Paolo VI. 

L’agenda di Leone XIV prevede poi la messa di inizio pontificato domenica 18 maggio. L’importanza della celebrazione è legata all’imposizione del pallio e alla consegna dell’anello del Pescatore al nuovo Pontefice. Nel corso della stessa celebrazione, inoltre, i cardinali giurano obbedienza al Papa. 

Il 20 maggio, Leone XIV, Vescovo di Roma, prenderà possesso della basilica di San Paolo Fuori le Mura; il 21 terrà la prima udienza generale. 
Il 24 maggio è previsto l’incontro di Papa Leone XIV con la Curia Romana e i dipendenti vaticani. 
Domenica 25 maggio è in programma il Regina Coeli e la presa di possesso di due basiliche papali: San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore, dove riposa Francesco.
​Il 30 maggio partecipa al Giubileo delle famiglie, dei bambini e degli adolescenti.

L’intervista rilasciata nel 2022 dall’allora vescovo di Chiclayo, in Perù, Prevost in cui parla di «Invasione imperialista russa»

CorriereTv 11 Maggio 2025

 Papa Leone XIV nel 2022 era  vescovo di Chiclayo, in Perù e si espresse così sulla guerra in Ucraina: «Vengono fatte tante analisi, ma dal mio punto di vista si tratta di un’autentica invasione imperialista russa […] Si stanno commettendo crimini contro l’umanità. Dobbiamo chiedere a Dio la pace, ma anche essere più chiari […] nel riconoscere gli orrori della guerra e le malvagità che la Russia sta compiendo».

Parole piuttosto nette. Dchiarazioni rilasciate dal vescovo Prevost in un’intervista tv a Semanario Expresión , un organo di stampa peruviano, il 13 aprile 2022, quando non era ancora stato nominato cardinale da papa Francesco.

Vaticano, il discorso integrale di Papa Leone XIV al suo primo Regina Coeli in piazza San Pietro

di Leone XIV – Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Pubblichiamo il testo integrale del primo discorso del pontefice in occasione del Regina Coeli in piazza San Pietro, domenica 11 maggio

Papa Leone XIV affacciato alla Loggia Centrale della Basilica di San Pietro per il Regina Coeli

Alle 12 di oggi, domenica 11 maggio, Papa Leone XIV si è affacciato alla Loggia Centrale della Basilica Vaticana per recitare la preghiera del Regina Caeli insieme alla folla dei 150 mila fedeli giunti in piazza San Pietro. Questo il testo integrale del pontefice nell’introdurre la preghiera mariana:

«Cari fratelli e sorelle, buona domenica!
Considero un dono di Dio il fatto che la prima domenica del mio servizio come Vescovo di Roma sia quella del Buon Pastore, la quarta del tempo di Pasqua. In questa domenica sempre si proclama nella Messa il Vangelo di Giovanni al capitolo decimo, in cui Gesù si rivela come il Pastore
vero, che conosce e ama le sue pecore e per loro dà la vita. In questa domenica, da sessantadue anni, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. E inoltre oggi Roma ospita il Giubileo delle Bande musicali e degli Spettacoli popolari.

Saluto con affetto tutti questi pellegrini e li ringrazio perché con la loro musica e le loro rappresentazioni allietano la festa, la festa di Cristo Buon Pastore: sì, è Lui che guida la Chiesa con il suo Santo Spirito. Gesù nel Vangelo afferma di conoscere le sue pecore, e che esse ascoltano la sua voce e lo seguono. In effetti, come insegna il Papa San Gregorio Magno, le persone «corrispondono all’amore di chi le ama». Oggi, dunque, fratelli e sorelle, ho la gioia di pregare con voi e con tutto il Popolo di Dio per
le vocazioni, specialmente per quelle al sacerdozio e alla vita religiosa. La Chiesa ne ha tanto bisogno! Ed è importante che i giovani e le giovani trovino, nelle nostre comunità, accoglienza, ascolto, incoraggiamento nel loro cammino vocazionale, e che possano contare su modelli credibili di
dedizione generosa a Dio e ai fratelli.

Facciamo nostro l’invito che Papa Francesco ci ha lasciato nel suo Messaggio per la Giornata odierna: l’invito ad accogliere e accompagnare i giovani. E chiediamo al Padre celeste di essere gli uni per gli altri, ciascuno in base al proprio stato, pastori “secondo il suo cuore”, capaci di aiutarci a vicenda a camminare nell’amore e nella verità. E ai giovani dico: “Non abbiate paura!
Accettate l’invito della Chiesa e di Cristo Signore!”. La Vergine Maria, la cui vita fu tutta una risposta alla chiamata del Signore, ci accompagni sempre nella sequela di Gesù.

Dopo il Regina Caeli il Papa ha continuato il suo messaggio:
«Fratelli e sorelle, l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, terminava 80 anni fa, l’8 maggio, dopo aver causato 60 milioni di vittime. Nell’odierno scenario drammatico di una terza guerra mondiale a pezzi, come più volte ha affermato Papa Francesco, mi rivolgo anch’io ai grandi del mondo, ripetendo l’appello sempre attuale: “Mai più la guerra!”.

Porto nel mio cuore le sofferenze dell’amato popolo ucraino. Si faccia il possibile per giungere al più presto a una pace autentica, giusta e duratura. Siano liberati tutti i prigionieri e i bambini possano tornare alle proprie famiglie. Mi addolora profondamente quanto accade nella Striscia di Gaza. Cessi immediatamente il fuoco! Si presti soccorso umanitario alla stremata popolazione civile e siano liberati tutti gli ostaggi. Ho accolto invece con soddisfazione l’annuncio del cessate il fuoco tra India e Pakistan, e auspico che attraverso i prossimi negoziati si possa presto giungere a un accordo durevole.

Ma quanti altri conflitti ci sono nel mondo! Affido alla Regina della pace questo accorato appello perché sia lei a presentarlo al Signore Gesù per ottenerci il miracolo della pace. Ed ora saluto con affetto tutti voi, romani e pellegrini di vari paesi. Saluto i membri della British and Foreign Bible Society, il gruppo di medici da Granada (Spagna), i fedeli di Malta, Panama,
Dallas (Texas), Valladolid, Torrelodones (Madrid), Montesilvano e Cinisi (Palermo). Saluto i partecipanti alla manifestazione “Scegliamo la vita” e ai giovani della Fraternità Santa Maria Immacolata e San Francesco di Assisi di Reggio Emilia. 

Oggi in Italia e in altri Paesi si celebra la festa della mamma. Mando un caro saluto a tutte le mamme, con una preghiera per loro e per quelle che sono già in Cielo. Buona festa a tutte le mamme! Grazie a tutti voi! Buona domenica a tutti!

Papa Leone XIV: il motto, le vesti, il nuovo simbolo

di Ester Palma- Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Scarpe nere, stemma agostiniano, si sposta con un van. L’ipotesi di tornare ad abitare nel Palazzo Apostolico

Il motto, le vesti, il nuovo simbolo

Ogni Papa ha un suo stile, una sua cifra unica: che inevitabilmente viene paragonato a quello del suo predecessore, da sempre. Così sta avvenendo anche per il neoeletto Leone XIV, che fin dalla sua comparsa sulla Loggia di San Pietro dopo la fumata bianca, ha certamente mostrato un’«allure» molto più «papale» di Francesco. Senza seguire (o copiare) lo stile molto minimal del Papa gesuita, secondo cui la solennità delle vesti e dei paramenti papali era in contrasto con la sua scelta di offrire un’immagine di umiltà e vicinanza ai fedeli. Tanto che fu l’unico Papa, almeno nei tempi recenti, a presentarsi per la prima volta ai fedeli indossando solo una semplice talare bianca.


Il suo successore ha scelto invece di mostrarsi al mondo portando anche la stola ricamata coi santi Pietro e Paolo, molto simile (se non proprio la stessa) a quella di Benedetto XVI, la mozzetta (la mantellina rossa corta) e il rocchetto (la sopravveste corta alle ginocchia in pizzo ricamato). Al collo papa Prevost portava, invece di quella d’argento di Francesco, la croce d’oro dono del postulatore generale degli Agostiniani Josef Sciberras a nome della Curia generalizia quando è stato creato cardinale, il 30 settembre 2023. Contiene reliquie dei santi e beati dell’Ordine: al centro un frammento delle ossa di Sant’Agostino, di sua madre Monica, di San Tommaso da Villanova, del beato Anselmo Polanco e del venerabile Giuseppe Bartolomeo Menochio. Ieri a Genazzano invece ne indossava una più semplice, col Crocifisso.

Anche il motto «In Illo uno unum» («In Lui siamo una cosa sola») tratto dal commento del santo di Ippona al salmo 127, e lo stemma di Leone sono agostiniani, pure dopo la modifica dell’immagine da cardinalizia a papale: il giglio bianco per tradizione associato alla Vergine Maria e il libro chiuso con un cuore trafitto da una freccia. Il riferimento è alla conversione di Agostino e alle sue parole «Vulnerasti cor meum verbo tuo» («Hai trafitto il mio cuore con la tua Parola). Restano le scarpe: Francesco non ha mai messo quelle rosse, che per la Chiesa sono il simbolo del sangue di Gesù e dei martiri e che per ora nemmeno Leone ha indossat.

Un’altra scelta rischia di avere una valenza speciale: la residenza. Sembra che Leone sceglierà di vivere nell’appartamento papale da 10 stanze (camera da letto, biblioteca, studio e persino una sala medica installata negli ultimi anni di Wojtyła) nel Palazzo apostolico, quello in cui Francesco rifiutò di trasferirsi in favore di Casa Santa Marta. Il Papa è intanto tornato nell’appartamento nel Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano dove ha vissuto dal 2023. Ora dovrà rompere i sigilli degli appartamenti, sia di quello a Santa Marta di Francesco, sia di quello del Palazzo apostolico, disabitato dalle dimissioni di Benedetto XVI e su cui erano stati comunque apposti dal segretario di Stato Parolin, come da tradizione. Dopo i lavori di ristrutturazione che in genere accompagnano l’inizio di ogni pontificato, con le modifiche e i colori scelti dal nuovo inquilino sarà fatta la scelta definitiva. Se Leone deciderà di viverci sarà l’ennesima «differenziazione» da Francesco: e un ritorno alla tradizione, visto che i Papi ci hanno abitato da dopo l’unità d’Italia e dopo aver dovuto lasciare il Quirinale, loro residenza dal 1605 al 1870, l’ultimo fu Pio IX.

Anche sull’auto che usa per le uscite dal Vaticano, Leone sembra avere optato per un elegante van blu scuro, al contrario di Francesco che si spostava su auto molto più «povere» e comuni: dalla Fiat 500L bianca, alla Ford Focus alla Panda. Non è che papa Prevost, col suo passato da missionario, sia avvezzo o appassionato al «lusso»: il messaggio che potrebbe mandare è la restaurazione della solennità della figura del Papa.

Il cardinale Parolin: ci guiderà con saggezza e fermezza in tempi difficili

di Gian Guido Vecchi- Corriere della sera – 11 Maggio 2025

Il cardinale che era indicato come il favorito: il tifo per me in Veneto è comprensibile ma va superato

«Ringraziamo il Signore per la rapida elezione del nuovo Papa, persona buona e capace», dice il cardinale Pietro Parolin: «Leone XIV saprà guidare con saggezza, pazienza e fermezza la Chiesa in questi tempi difficili e diventare punto di riferimento morale per un mondo in preda al totale disorientamento».

Le parole del Segretario di Stato vaticano al Corriere rappresentano un’eccezione, assieme alla lettera pubblicata ieri dal Giornale di Vicenza, al riserbo mantenuto in questi giorni, tanto più all’indomani del Conclave.
Nella Sistina, davanti al Cristo del Giudizio Universale di Michelangelo, i cardinali hanno giurato uno per uno, la mano sui Vangeli, di mantenere il segreto sul voto, pena la scomunica. Così, da Oltretevere, non arrivano commenti ai vari tentativi di ricostruzione del voto, per lo più considerati «fuorvianti». È quindi interessante che al giornale della sua città Parolin abbia inviato una «breve testimonianza» scritta che sembra liquidare in poche righe le ricostruzioni più complesse: «Noi crediamo fermamente che, attraverso l’azione dei Cardinali elettori — anche attraverso la loro umanità — è lo Spirito Santo che sceglie l’uomo destinato a guidare la Chiesa. 

Si tratta, tecnicamente di un’elezione, ma ciò che avviene nella Cappella Sistina sotto lo sguardo di Cristo Giudice, rinnova quanto successe agli inizi della Chiesa quando si trattò di ricostituire il collegio apostolico dopo la dolorosa defezione di Giuda Iscariota. Allora gli Apostoli pregarono affinché il Signore, che conosce il cuore di tutti, mostrasse loro chi fosse il designato».

Ai conterranei che speravano nella sua elezione, il cardinale spiega che «la “tifoseria” dei vicentini in mio favore» è «umanamente comprensibile, penso» ma «alla fine va superata secondo una logica diversa, di fede e di Chiesa».

Nella lettera al Giornale di Vicenza, parlando dell’elezione di Prevost aggiunge: «Un lunghissimo e caloroso applauso è seguito a quell’“accetto” che lo rendeva il 267mo Papa della Chiesa cattolica. Di lui mi ha colpito soprattutto la serenità che traspariva dal suo volto in momenti così intensi e, in un certo senso, “drammatici”, perché cambiano totalmente la vita di un uomo. Non ha mai perduto il sorriso mite, pur, immagino, nella viva consapevolezza dei non pochi e non semplici problemi che la Chiesa d’oggi si trova ad affrontare. Ne avevamo parlato a lungo durante le Congregazioni dei Cardinali precedenti il Conclave, dove ognuno dei partecipanti — Cardinali elettori e non elettori — hanno potuto presentare il volto del cattolicesimo nei rispettivi Paesi, le sfide che lo attendono, le prospettive di futuro».

Del resto, «poiché la Chiesa, seguendo il suo Signore, è profondamente incarnata nella storia degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni latitudine, il nuovo Papa ha ben presenti i problemi del mondo d’oggi, come ha dimostrato fin dalle sue prime parole sulla Loggia di San Pietro, riferendosi immediatamente alla pace “disarmata e disarmante”». Una consapevolezza che non intacca il suo carattere di fondo: «Questa serenità io l’ho sempre sperimentata nel cardinale Prevost, che ebbi modo di conoscere all’inizio del mio servizio come Segretario di Stato per una questione spinosa che riguardava la Chiesa in Perù. Ho avuto poi la possibilità di collaborare direttamente con lui in questi due ultimi anni, dopo che papa Francesco l’ha chiamato a Roma e l’ha messo a capo del Dicastero per i Vescovi. Ho potuto sperimentare in lui conoscenza delle situazioni e delle persone, pacatezza nell’argomentazione, equilibrio nella proposta delle soluzioni, rispetto, attenzione e amore per tutti». 

Leone XIV, «oltre ovviamente che nella grazia del Signore, troverà nella sua grande esperienza di religioso e di pastore, come pure nell’esempio, nell’insegnamento e nella spiritualità del grande padre Agostino le risorse per lo svolgimento efficace del ministero che il Signore gli ha affidato, a bene della Chiesa e dell’umanità intera», conclude il cardinale: «Noi gli siamo vicini con il nostro affetto, la nostra obbedienza e la nostra preghiera».

Il cardinale Pizzaballa: «Leone XIV è un missionario libero e di governo. Così lo abbiamo scelto: i veleni sono rimasti fuori dal Conclave»

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Il cardinale Pizzaballa: divisioni e veleni rimasti fuori dal Conclave

CITTÀ DEL VATICANO –  «Sono state giornate molto intense, molto impegnative ma soprattutto molto belle». Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, è appena uscito dall’udienza riservata dei cardinali con Leone XIV, «uno scambio di opinioni, abbiamo fatto il punto della situazione», e sta tornando a casa, nella Città Santa. Sarebbe sereno, non fosse per la realtà che lo attende.

Eminenza, stavate per entrare in Conclave quando Netanyahu ha detto d’essere pronto a occupare Gaza, com’è la situazione?
«In questi giorni non ho potuto seguire molto gli sviluppi generali, sono riuscito più che altro a interessarmi alle vicende interne della parrocchia di Gaza. Non so se si può fare qualcosa, cercherò almeno di vedere bene cosa sta succedendo. So che Trump ha in programma una visita in Medio Oriente, e sarà importante per capire come stanno le cose. Ho sentito che il governo di Israele ha richiamato diecimila riservisti, e questo è un segnale».

Che cosa si rischierebbe, con una occupazione?
«Proprio questo è difficile da comprendere, anche perché Gaza è tutta distrutta, non è rimasto più nulla da annientare. L’emergenza nella Striscia è umanitaria, più che militare. Bisogna capire che senso abbia tutto questo, considerato che a Gaza nessuno può entrare né uscire ed è già sotto occupazione, di fatto. È molto difficile esprimere qualcosa di chiaro perché non c’è nulla di chiaro».

Oggi avete incontrato Leone XIV. Che cosa ha influito nella scelta di Robert Francis Prevost?
«La sua storia personale, anzitutto. È un missionario che ha esperienza dell’annuncio, esperienza di servizio in chiese povere di mezzi. E insieme ha esperienza di governo, sia nell’ordine agostiniano sia nella Chiesa, come vescovo e poi prefetto del Dicastero per i vescovi. Sono elementi importanti. Oltre alla persona, naturalmente».

In che senso?
«È una persona che ispira subito molta fiducia, un uomo mite che sa ascoltare e allo stesso tempo mi sembra molto chiaro nei suoi interventi, nei primi gesti. Una persona chiara e libera. Siamo all’inizio del suo pontificato, ma già i primi passi ci danno grande coraggio e conforto. Anche la reazione della gente, così bella ed entusiasta, dice tanto. È un patrimonio di affetto da accompagnare e far crescere».

Eravate 133 elettori da 70 Paesi diversi. Molti di voi non si conoscevano prima delle congregazioni generali che hanno preceduto il Conclave. Come avete fatto a eleggere il Papa così presto, al quarto scrutinio?
«Con buona pace di quello che dicevano molti media, era chiaro fin dal principio. L’atmosfera nelle congregazioni generali dei cardinali era molto bella, positiva. Si è visto subito un clima di comunione e di condivisione. Che si sia concluso in così poco tempo — in sostanza, il Papa è stato eletto in un giorno — ne è la dimostrazione lampante. Si parlava di divisioni e abbiamo visto l’unità del collegio cardinalizio».

Il Conclave è stato preceduto da qualche veleno diretto contro alcuni candidati considerati favoriti. Avete avvertito interferenze, mentre eravate riuniti nelle congregazioni?
«Dentro non è arrivato nulla. Magari qualcuno leggeva i giornali e ci rideva su. Ma, per quello che ho visto, il mondo esterno non ha influito minimamente sul Conclave».

Nella sua prima omelia, il Papa ha parlato di chi ha autorità nella Chiesa, riferendosi anzitutto a se stesso: bisogna «sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato»…
«Ho pensato a quel passo del Vangelo di Giovanni nel quale il Battista dice di Gesù: bisogna che lui cresca e io invece diminuisca. Così dev’essere la missione della Chiesa: evitare l’autoreferenzialità e dare spazio all’evangelizzazione, all’annuncio di qualcosa che abbiamo ricevuto e non è nostro».

C’è qualcosa che l’ha colpita, in particolare, nei suoi primi interventi?
«Ha parlato della pace, della centralità di Cristo. Le due cose che mi stanno più a cuore e sono parte della mia vita».

Ha parlato anche di un «ateismo di fatto» diffuso pure tra molti battezzati…
«Se ne parla molto, nella Chiesa, della crisi di fede. Siamo nell’anniversario del concilio di Nicea, è necessario ritrovarsi e riflettere non solo e non tanto per definire la fede in maniera teologica o dogmatica, cosa che è già stata fatta, ma per comprendere come comunicarla oggi in un contesto plurale quale il mondo è diventato».

A Nicea, nel 325, venne riaffermata la piena divinità di Cristo contro gli ariani che la negavano…
«Si tratta proprio di questo. Su Gesù che è nostro compagno di viaggio e la bellezza del suo messaggio e così via siamo tutti d’accordo, lo abbiamo detto tante volte. Ma Gesù è molto di più, e bisogna trovare il modo di dirlo al nostro tempo. Questo è il compito della Chiesa».

Quand’era in coda per il giuramento assieme agli altri cardinali, nella Sistina, lei è rimasto tutto il tempo con lo sguardo alzato, fisso al Giudizio universale di Michelangelo. Cosa stava pensando?
«Con tutto il rispetto, non capita tutti i giorni di essere lì e avere tempo a disposizione. Me lo sono goduto. Ho pensato a tutta la letteratura che ha parlato delle immagini che avevo di fronte a me. Pensi che il mio posto era proprio sotto la creazione di Adamo. È un luogo che crea un’atmosfera unica, difficile da dire. Era bellissimo».

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