di Gian Guido Vecchi- Corriere della sera – 11 Maggio 2025
Il cardinale che era indicato come il favorito: il tifo per me in Veneto è comprensibile ma va superato
«Ringraziamo il Signore per la rapida elezione del nuovo Papa, persona buona e capace», dice il cardinale Pietro Parolin: «Leone XIV saprà guidare con saggezza, pazienza e fermezza la Chiesa in questi tempi difficili e diventare punto di riferimento morale per un mondo in preda al totale disorientamento».
Le parole del Segretario di Stato vaticano al Corriere rappresentano un’eccezione, assieme alla lettera pubblicata ieri dal Giornale di Vicenza, al riserbo mantenuto in questi giorni, tanto più all’indomani del Conclave.
Nella Sistina, davanti al Cristo del Giudizio Universale di Michelangelo, i cardinali hanno giurato uno per uno, la mano sui Vangeli, di mantenere il segreto sul voto, pena la scomunica. Così, da Oltretevere, non arrivano commenti ai vari tentativi di ricostruzione del voto, per lo più considerati «fuorvianti». È quindi interessante che al giornale della sua città Parolin abbia inviato una «breve testimonianza» scritta che sembra liquidare in poche righe le ricostruzioni più complesse: «Noi crediamo fermamente che, attraverso l’azione dei Cardinali elettori — anche attraverso la loro umanità — è lo Spirito Santo che sceglie l’uomo destinato a guidare la Chiesa.
Si tratta, tecnicamente di un’elezione, ma ciò che avviene nella Cappella Sistina sotto lo sguardo di Cristo Giudice, rinnova quanto successe agli inizi della Chiesa quando si trattò di ricostituire il collegio apostolico dopo la dolorosa defezione di Giuda Iscariota. Allora gli Apostoli pregarono affinché il Signore, che conosce il cuore di tutti, mostrasse loro chi fosse il designato».
Ai conterranei che speravano nella sua elezione, il cardinale spiega che «la “tifoseria” dei vicentini in mio favore» è «umanamente comprensibile, penso» ma «alla fine va superata secondo una logica diversa, di fede e di Chiesa».
Nella lettera al Giornale di Vicenza, parlando dell’elezione di Prevost aggiunge: «Un lunghissimo e caloroso applauso è seguito a quell’“accetto” che lo rendeva il 267mo Papa della Chiesa cattolica. Di lui mi ha colpito soprattutto la serenità che traspariva dal suo volto in momenti così intensi e, in un certo senso, “drammatici”, perché cambiano totalmente la vita di un uomo. Non ha mai perduto il sorriso mite, pur, immagino, nella viva consapevolezza dei non pochi e non semplici problemi che la Chiesa d’oggi si trova ad affrontare. Ne avevamo parlato a lungo durante le Congregazioni dei Cardinali precedenti il Conclave, dove ognuno dei partecipanti — Cardinali elettori e non elettori — hanno potuto presentare il volto del cattolicesimo nei rispettivi Paesi, le sfide che lo attendono, le prospettive di futuro».
Del resto, «poiché la Chiesa, seguendo il suo Signore, è profondamente incarnata nella storia degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni latitudine, il nuovo Papa ha ben presenti i problemi del mondo d’oggi, come ha dimostrato fin dalle sue prime parole sulla Loggia di San Pietro, riferendosi immediatamente alla pace “disarmata e disarmante”». Una consapevolezza che non intacca il suo carattere di fondo: «Questa serenità io l’ho sempre sperimentata nel cardinale Prevost, che ebbi modo di conoscere all’inizio del mio servizio come Segretario di Stato per una questione spinosa che riguardava la Chiesa in Perù. Ho avuto poi la possibilità di collaborare direttamente con lui in questi due ultimi anni, dopo che papa Francesco l’ha chiamato a Roma e l’ha messo a capo del Dicastero per i Vescovi. Ho potuto sperimentare in lui conoscenza delle situazioni e delle persone, pacatezza nell’argomentazione, equilibrio nella proposta delle soluzioni, rispetto, attenzione e amore per tutti».
Leone XIV, «oltre ovviamente che nella grazia del Signore, troverà nella sua grande esperienza di religioso e di pastore, come pure nell’esempio, nell’insegnamento e nella spiritualità del grande padre Agostino le risorse per lo svolgimento efficace del ministero che il Signore gli ha affidato, a bene della Chiesa e dell’umanità intera», conclude il cardinale: «Noi gli siamo vicini con il nostro affetto, la nostra obbedienza e la nostra preghiera».