Leone XIV, al termine della Messa del Giubileo dei giovani, recita l’Angelus insieme al milione di ragazzi e ragazze presenti a Tor Vergata. Torna a ricordare Maria e Pascale, le due pellegrine decedute nei giorni scorsi, e rivolge un pensiero ai fedeli dei luoghi “insanguinati” dalla guerra. Poi rinnova l’invito alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2027 in Corea del Sud: “Continuiamo a sognare e sperare insieme”. Un saluto anche a tutti i giovani che non hanno potuto essere presenti a Roma
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Il pensiero è per tutti. Per i giovani di Gaza, dell’Ucraina, delle terre bagnate dal sangue provocato dai conflitti. Per Pascale, morta per un attacco cardiaco durante il cammino verso Roma, e per Maria, deceduta prima di intraprendere il viaggio. È per gli accompagnatori – vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, educatori – che si sono fatti carico di queste ‘carovane’ di ragazzi, anche giovanissimi. È per tutti coloro che parteciperanno nel 2027 alla Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul, in Corea del Sud, e per i coreani che sventolano orgogliosi la loro bandiera. È anche, e soprattutto, per i “tanti giovani” che non hanno potuto partecipare all’evento di Roma, di quei Paesi “dove era impossibile uscire”.
03/08/2025
Leone XIV ai giovani: aspirate a cose grandi. Contagiate tutti con la testimonianza di fede
Il Pontefice celebra a Tor Vergata, nella periferia di Roma, la Messa del Giubileo dei giovani ed incoraggia a non accontentarsi. La pienezza dell’esistenza non dipende da ciò che…
Una “cascata di grazia”
Dal grande palco rosso, bianco e oro, posto nel cuore di Tor Vergata, lo sguardo di Papa Leone si estende al mondo intero, rappresentato dal microcosmo di volti e anime radunati nella spianata romana per il Giubileo dei giovani. Con i ragazzi di ogni età e Paese, il Pontefice ha celebrato la Messa. Poi recita l’Angelus e concede la benedizione finale, a sugello di quello che si preannunciava – e così si è confermato – come l’evento più imponente e partecipato dell’intero Anno Santo.
È stato una cascata di grazia per la Chiesa e per il mondo intero! E lo è stato attraverso la partecipazione di ognuno di voi. Per questo voglio ringraziarvi ad uno ad uno, con tutto il cuore.
Il ricordo di Maria e Pascale
Come già alla Veglia di ieri sera, Leone XIV vuole ricordare María e Pascale, “le due giovani pellegrine, una spagnola e l’altra egiziana, che ci hanno lasciato in questi giorni”. María Cobo, 20 anni, è morta il 30 luglio prima di giungere a Roma per motivi di salute. L’egiziana Pascale Rafic, 18 anni, è deceduta, invece, la scorsa notte per un attacco cardiaco mentre viaggiava in autobus verso la parrocchia di Artena, in provincia di Roma, dove si trovava per le celebrazioni del Giubileo. Leone ha ricevuto in Vaticano i compagni di viaggio della ragazza, ieri, quale segno di consolazione e incoraggiamento.
02/08/2025
Leone XIV ai giovani egiziani: la risurrezione è la fonte della nostra speranza
L’incontro del Papa con i pellegrini compagni di viaggio della 18enne Pascale Rafic, morta la notte scorsa mentre partecipava al Giubileo dei Giovani. Ci viene ricordato “in modo…
Vicini ai giovani nei Paesi in guerra
E sono parole di consolazione e incoraggiamento anche quelle che il Papa, in inglese, rivolge a tutti i ragazzi che vivono sotto il rumore delle bombe, nella paura degli attacchi, nell’orrore della perdita e della distruzione.
In comunione con Cristo, nostra pace e speranza per il mondo, siamo più che mai vicini ai giovani che soffrono i mali più gravi, causati da altri esseri umani. Siamo con i giovani di Gaza, siamo con i giovani dell’Ucraina, con quelli di ogni terra insanguinata dalla guerra.
È guardando a questo male che Leone, puntando dritto ai giovani che compongono l’oceano umano parato davanti ai suoi occhi, visibilmente umidi di commozione, pronuncia un chiaro appello: “Miei giovani fratelli e sorelle, voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo”. “Sì, con Cristo è possibile! Con il suo amore, con il suo perdono, con la forza del suo Spirito”, afferma il Pontefice, ma ora in spagnolo.
Cari amici, uniti a Gesù come i tralci alla vite, porterete molto frutto; sarete sale della terra, luce del mondo; sarete semi di speranza ovunque: in famiglia, con gli amici, a scuola, al lavoro, nello sport. Semi di speranza con Cristo, la nostra speranza.
Verso la Gmg di Seoul nel 2027
“Sentinelle del mattino”, diceva Giovanni Paolo II. “Semi di speranza”, afferma Leone XIV. E conclude questo atto finale del Giubileo dando appuntamento a tutti a Seoul, nella Corea del Sud, per la Gmg 2027.
Dopo questo Giubileo, il “pellegrinaggio di speranza” dei giovani continua e ci porterà in Asia! Rinnovo l’invito che Papa Francesco ha rivolto a Lisbona due anni fa: i giovani di tutto il mondo si ritroveranno insieme al Successore di Pietro per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul, in Corea, dal 3 all’8 agosto 2027.
“Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33) sarà il tema della Giornata. “Proprio la speranza che abita nei nostri cuori ci dà la forza di annunciare la vittoria di Cristo Risorto sul male e sulla morte; e di questo voi, giovani pellegrini di speranza, sarete testimoni sino ai confini della terra”, afferma il Pontefice.
Vi do allora appuntamento a Seoul: continuiamo a sognare insieme, a sperare insieme!
SANTA MESSA DEL MATTINO A TOR VERGATA CON OMELIA DEL PAPA
Leone XIV ai giovani: aspirate a cose grandi. Contagiate tutti con la testimonianza di fede
Il Pontefice celebra a Tor Vergata, nella periferia di Roma, la Messa del Giubileo dei giovani ed incoraggia a non accontentarsi. La pienezza dell’esistenza non dipende da ciò che si accumula, dice nell’omelia, ma risiede in quello che “con gioia sappiamo accogliere e condividere”, l’amore di Dio che si manifesta in Cristo. È lui che disseta la sete del cuore e la risposta alle inquietudini
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
“Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo”
Arriva presto Papa Leone a Tor Vergata, come a voler stare vicino ai giovani il più possibile. Non sono nemmeno le 8 del mattino quando con la sua jeep bianca attraversa la spianata, ma le migliaia di ragazzi e ragazze che hanno trascorso la notte in sacchi a pelo e giacigli improvvisati non sonnecchiano, lo accolgono con una gioia incontenibile, alzando le braccia, urlando il suo nome, sventolando bandiere, striscioni, cappellini e qualunque altra cosa a portata di mano possa far notare la propria presenza. Oltre un milione, secondo le autorità, le persone riunite nella periferia di Roma – fra cui 20 cardinali, circa 450 presuli, tra vescovi e arcivescovi, e quasi 7 mila sacerdoti – per la Messa del Giubileo dei giovani per il quale si sono accreditati 850 operatori dell’informazione, tra giornalisti, fotografi, cameramen e videomaker.
LEGGI L’OMELIA DI PAPA LEONE XIV DELLA MESSA DEL GIUBILEO DEI GIOVANI
Un gruppo di ragazzi con una sagoma di Leone XIV (@Vatican Media)
Il buongiorno ai ragazzi
Giunto sul palco, prima di prepararsi per la liturgia, il Pontefice, saluta: “Buongiorno a tutti! Buona domenica! Good morning! Buenos dias! E bonjour, guten morgen! Spero che tutti voi possiate riposare un po’”. Poi invoca su tutti la benedizione di Dio e auspica che “la grande celebrazione in cui Cristo ci ha lasciato la Sua presenza nell’Eucaristia” sia “un’occasione davvero memorabile per ognuno di noi”, concludendo: “Quando siamo insieme come Chiesa di Cristo, seguiamo, camminiamo insieme, viviamo Gesù Cristo”.
Leone XIV mentre dà il buongiorno ai giovani (@Vatican Media)
Guardare in alto
Dopo aver risposto ieri sera alle domande di tre ragazzi, che si sono fatti portavoce delle inquietudini, delle incertezze e dei dubbi delle nuove generazioni, nella sua omelia, pronunciata in italiano e in parte in spagnolo e inglese, il Papa inverte per un attimo i ruoli e pone lui tre interrogativi. “Cos’è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?”, chiede. E risponde riassumendo le “molte belle esperienze” fatte da tutti nelle scorse giornate giubilari: “Vi siete incontrati tra coetanei provenienti da varie parti del mondo, appartenenti a diverse culture. Vi siete scambiati conoscenze, avete condiviso aspettative, avete dialogato con la città attraverso l’arte, la musica, l’informatica, lo sport. Al Circo Massimo, poi, accostandovi al Sacramento della Penitenza, avete ricevuto il perdono di Dio e avete chiesto il suo aiuto per una vita buona”.
La risposta è da cogliere in tutte queste cose: “la pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo”, dice Leone XIV, e nemmeno “da ciò che possediamo”, è, invece in “ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere”, è nell’amore di Cristo.
03/08/2025
Il Papa: vicini ai giovani di Gaza e Ucraina. Vi do appuntamento a Seoul
Leone XIV, al termine della Messa del Giubileo dei giovani, recita l’Angelus insieme al milione di ragazzi e ragazze presenti a Tor Vergata. Torna a ricordare Maria e Pascale, le …
Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle “cose di lassù”, per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi “sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità”, di perdono, di pace, come quelli di Cristo. E in questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che “la speranza non delude, perché l’amoredi Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Carissimi giovani, la nostra speranza è Gesù.
Un gruppo di sacerdoti (@Vatican Media)
Gesù cambia le nostre vite
È “l’incontro” con Cristo Risorto a cambiare “la nostra esistenza, che illumina i nostri affetti, desideri, pensieri”, spiega il Pontefice, che prende spunto dalla prima Lettura, tratta dal Libro del Qoelet, la quale avverte che “tutto è vanità” e che ogni uomo dovrà lasciare quanto ha accumulato, per ricordare la “finitezza delle cose che passano”. Come fa anche il Salmo 90, che “ci propone l’immagine dell’erba che germoglia; al mattino fiorisce” e poi “alla sera è falciata e secca”. “Due richiami forti, forse un po’ scioccanti, che però non devono spaventarci”, incoraggia Leone, perché “la fragilità di cui ci parlano” è in pratica “parte della meraviglia che siamo”.
Il palco di Tor Vergata (@Vatican Media)
L’esistenza dell’uomo si rigenera costantemente nell’amore
E ricorre ancora alla natura il Papa per chiarire che la nostra vita è una rigenerazione d’amore. Come un prato che, “fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi”, si rigenera con nuovi steli per i quali “generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno”, e si rinnova “anche durante i mesi gelidi dell’inverno, quando tutto sembra tacere”, perché “si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori”.
Siamo fatti per questo. Non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto!
Alcuni giovani presenti alla Messa (@Vatican Media)
È Dio che disseta la sete del cuore
La sete del cuore è dissetata da Dio, è la sintesi del Pontefice, e Sant’Agostino lo fa capire chiarisce che “l’oggetto della nostra speranza” non è la “terra”, né “qualcosa che deriva dalla terra, come l’oro, l’argento, l’albero, la messe, l’acqua”, cose che “piacciono, sono belle”, “buone”, ma non sono la speranza. “Ricerca chi le ha fatte, egli è la tua speranza”, diceva il vescovo di Ippona, che nelle Confessioni riconosce, rivolgendosi a Dio, “Tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo”. Riflessioni che riportano all’invito fatto da Papa Francesco durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, esattamente due anni fa. Leone la ripete in spagnolo quell’esortazione “a confrontarsi con grandi domande” compiendo “un viaggio”, superando sé stessi, andando “oltre”. La risposta è in Cristo, che “come diceva San Giovanni Paolo II, alla veglia di preghiera della XV Giornata Mondiale della Gioventù, quella del 2000, suscita il desiderio di fare della propria vita qualcosa di grande, per migliorare sé stessi “e la società, rendendola più umana e più fraterna”.
Il Papa mentre innalza l’Eucaristia (@Vatican Media)
Coltivare l’amicizia con Cristo
Da qui l’invito di Leone a tenersi “uniti” a Cristo, a rimanere “nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa, come ci hanno insegnato i beati Piergiorgio Frassati e Carlo Acutis”, e l’ultima importante raccomandazione ai giovani ad aspirare “a cose grandi”, “alla santità”, e a non accontentarsi “di meno”. A ragazzi e ragazze che ora si preparano a fare ritorno nei loro Paesi, infine, l’incoraggiamento a continuare “a camminare con gioia sulle orme del Salvatore” e
Contagiate chiunque incontrate col vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino!
02/08/2025
Tor Vergata 2025, il Papa e la lezione di “bellezza” dei giovani del mondo
Venticinque anni dopo lo storico evento con Giovanni Paolo II, all’alba del nuovo millennio, la spianata alla periferia di Roma si riempie di volti e di corpi, di colori e di…
Un pensiero a chi non ha potuto lasciare il proprio Paese
Il coro di “Papa Leone, Papa Leone” accompagna i saluti finali, con le mani del Successore di Pietro che stringono quelle di alcuni presenti e poi si muovono per dire “ciao” alla folla variegata che ha atteso questo momento per tutto un giorno e tutta una notte. Prevost, prima di salire sulla papamobile per un ultimo giro prima della partenza in elicottero, quasi a volersi trattenere ancora a lungo con questi “amici” torna al centro del palco ed esprime “un ultimo saluto”. “Grazie di nuovo a tutti voi”, afferma: grazie per la musica, per la preparazione da parte di tutti lungo questa settimana, grazie ai coreani che ospiteranno l’evento giovanile mondiale”.
Ma le ultime parole del Pontefice sono per gli assenti: “Chiedo che voi portiate un saluto anche a tanti giovani che non hanno potuto venire, stare qui con noi”, scandisce.
In tanti Paesi dove era impossibile uscire, ci sono posti dove i giovani non hanno potuto per le ragioni che conosciamo. Portate questa gioia, questo entusiasmo a tutto il mondo. Voi siete sale della terra, luce del mondo e portate questo saluto a tutti i vostri amici, a tutti i giovani che hanno bisogno di un messaggio di speranza. Grazie a tutti voi e buon viaggio!
Mosca ha celebrato la variante russa della festa del Battesimo della Rus’ di Kiev con il patriarca Kirill che ha ricordato anche il “credente ateista” Stalin per esaltare il “nuovo Battesimo” della Russia post-sovietica. Mentre il metropolita di Crimea Tikhon a Sebastopoli ha inaugurato una grande mostra dedicata al principe Vladimir presentandolo come un vero “museo universale del cristianesimo”.
Il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha celebrato la variante russa della festa del Battesimo della Rus’ di Kiev, due settimane dopo la data “gregoriana” osservata dall’Ucraina, esaltando la “russicità” dell’eredità battesimale, ma senza insistere sulla polemica con gli ucraini per l’attribuzione della scelta del gran principe Vladimir di Kiev. Al battezzatore “simile agli apostoli” è stato peraltro paragonato l’attuale padrone del Cremlino Vladimir Putin, in quanto “oggi a capo del nostro Stato c’è un uomo sinceramente ortodosso, non per convenienza politica, non per congiunture particolari, ma per propria libera scelta, in base alla propria fede profonda, ciò che si riflette sulla vita di tutto il nostro popolo”.
Il patriarca ha ricordato il detto che “la fede dello zar è la fede del popolo”, riferendosi al primo Vladimir e di riflesso anche all’ultimo Vladimir, passando per i tanti sovrani “sinceramente credenti” della storia russa, perfino durante il periodo sovietico. Ricordando le “varie leggende” che si tramandano riguardo al dittatore sovietico Josif Stalin, che Kirill ripercorre “senza commenti” sulla loro autenticità, il “padre dei popoli” georgiano incontrò nel 1943 l’allora Luogotenente patriarcale, il metropolita Sergij (Stragorodskij), rivolgendosi a “Vostra eccellenza” con il detto russo “Chi ricorda il passato perderà un occhio”, iniziando quindi “una nuova epoca dell’Ortodossia russa”. In effetti Stalin nominò Sergej patriarca, restaurando gran parte delle chiese e liberando molti vescovi dal lager, quindi anch’egli può a buon diritto essere inserito nella lista degli “eredi di Vladimir il Grande”.
Il ricordo del “credente ateista”, che usava la Chiesa per alimentare il culto della sua stessa personalità, serve al patriarca Kirill per dimostrare la continuità della fede in Russia anche attraverso la persecuzione sovietica, che “non è riuscita a sradicare l’Ortodossia dalle menti e dai cuori dei nostri uomini e donne”. Durante il dominio dell’ideologia ufficiale dei bezbožniki, i “senza Dio” comunisti, “c’erano ovviamente molte persone che rinunciavano alla fede in Dio per paura”, ma anche moltissimi che non rinunciavano ad esprimere la propria religiosità, anche se “non tutti avevano il coraggio di andare in chiesa”. Ricordando le sue stesse esperienze dei tempi sovietici, Kirill racconta che “alcuni invitavano segretamente il sacerdote a casa per la Pasqua”, e anche chi non faceva nulla di simile “rimaneva comunque un uomo credente”.
Quindi il patriarca assicura che “il Signore ha avuto misericordia della Russia, del popolo russo” nonostante le più terribili persecuzioni della storia contro la religione, grazie “alla fede dei nostri martiri e confessori, delle nostre nonne e madri, un po’ meno di quella dei nostri padri”, ma dopo la fine del regime ateista la Chiesa ortodossa ha ripreso il suo ruolo “civilizzatore”, che per secoli ne ha fatto la vera “forza istitutrice dello Stato”, un’espressione che risale al santo “martello degli eretici” di fine Quattrocento, Josif di Volokolamsk, a cui il patriarca ricorre molto spesso per dimostrare l’importanza della Chiesa nella storia russa.
Il “nuovo Battesimo” post-sovietico di trentaquattro anni fa è quindi il vero contenuto della festa dei 1073 anni di quello di Kiev, dimostrando che “gli eventi epocali e i mutamenti tettonici nella vita dello Stato non si sottomettono mai alla volontà dei politici, anche se questi cercano di dominarli, ma sono in realtà destinati a realizzare la volontà di Dio”, e quindi “noi siamo oggi eredi di questo miracolo divino, di questo dono della Sua misericordia”. Questo rinnova la vocazione della Russia a una missione universale per “scacciare il diavolo che intende separare l’uomo dal suo Signore e Salvatore”, proclama trionfalmente il patriarca.
Oggi invece la Russia vive “in condizioni molto favorevoli”, senza alcuna pressione nei confronti della Chiesa, e nessuno minaccia la vera fede, come accade invece in tanti altri Paesi del mondo. Oltre ai governanti ortodossi, anche l’intelligentsija “si è convertita” e la maggior parte dei migliori studiosi e specialisti nei vari settori della scienza “sono dei veri credenti”. Eppure la vera fede “richiede sempre grandi sacrifici”, ammonisce Kirill, ricordando il termine russo per l’ascesi, il podvig che presuppone lo dviženie, il “movimento” dello sviluppo interiore della personalità umana. “Non è possibile portare a termine il compito del lavoro e quello della guerra se l’anima è troppo debole, se non si afferma una giusta visione del mondo”, perché solo “quando l’anima è forte, allora sono forti anche le azioni”, ciò di cui oggi la Russia ha estremo bisogno, alludendo alla necessità di giungere alla vittoria nella guerra con l’Ucraina, pur senza nominarla esplicitamente.
Il rinnovamento della fede battesimale deve quindi “conservarsi e rigenerarsi sempre di più”, insiste il patriarca, poiché “la Russia è un grande Paese che esercita un enorme influsso sulla civiltà mondiale, e su tutto quello che avviene nel mondo”, allargando gli orizzonti ben oltre i confini del conflitto col vicino. Bisogna “saper coniugare la fede con la scienza, la tecnologia e ogni forma di sapere”, avendo particolari attenzioni per “coloro che vivono più a occidente di noi, che da tempo hanno rinunciato alla propria fede”. E questa testimonianza della Russia servirà anche a tutti gli altri popoli e alle altre religioni, per “riflettere adeguatamente sui destini degli Stati e delle regioni del mondo”.
Per questo la fede dei russi dev’essere sempre più autentica, conclude Kirill, “senza ipocrisie, senza limitarsi al formale adempimento dei propri compiti, senza avere paura dei poteri superiori, ma soltanto con il timor di Dio per essere dei buoni servitori dei Suoi piani per la Russia e per il mondo intero”, con la preghiera di tutti i santi e i martiri, dei Vladimir e dei sovrani ortodossi o pseudo-ortodossi “illuminatori della Russia”. A questi appelli patriarcali ha risposto subito con grande zelo l’altra personalità di primo piano della gerarchia ortodossa russa, il metropolita di Crimea Tikhon (Ševkunov), inaugurando in questi giorni la grande mostra dedicata al Krestnyj Otets, il “padrino di Battesimo” della Russia, il principe Vladimir il grande, che fu battezzato proprio a Chersoneso sulle rive della penisola sul mar Nero, prima di far immergere la popolazione di Kiev nelle acque del fiume Dnepr.
L’esposizione occupa la parte principale del grande museo del “Nuovo Chersoneso”, il complesso ecclesiastico-museale creato per iniziativa di Tikhon sulle rovine dell’antica città, nella periferia della capitale Sebastopoli. In essa si aprono sette grandi sale, con molti oggetti sacri e storici, ma anche grandi schermi e una sala-teatro con uno schermo a cupola per le proiezioni cinematografiche. Il metropolita ha invece nominato direttamente l’Ucraina, affermando che “il Battesimo è una festa di unione dei popoli, dei russi e degli ucraini e di tutti gli altri popoli che nella storia si sono uniti alla Russia”, e il museo di Sebastopoli non sarà soltanto una manifestazione limitata alla Russia, ma un vero “museo universale del cristianesimo”.
Rileggendo la storia millenaria, Tikhon afferma che “molte volte ci sono stati tentativi di distruggere e dividere la Russia, da parte di altri Stati, ma noi abbiamo sempre saputo superare e annientare questi complotti, anche versando il nostro sangue”. Egli ha ricordato gli scontri iniziati nel 1654, da lui definiti “la prima operazione militare speciale” per riunire l’Ucraina alla Russia, quando la rivolta dei cosacchi di Bogdan Khmel’nitskij separò i territori “ucraini” di confine dal regno di Polonia, sottomettendoli allo zar di Mosca Aleksij, il secondo zar della dinastia Romanov. Il metropolita ricorda che allora “furono necessari tredici anni di combattimenti”, alludendo alla necessità di andare fino in fondo anche nella guerra attuale, per quanti anni saranno necessari. Oggi per il metropolita “il sangue dei fratelli non soltanto divide, ma anche unisce, magari non subito, ma ci arriveremo, il tempo guarisce ogni cosa”.
Dopo la solenne liturgia nella cattedrale della Dormizione del Cremlino, il patriarca e tutti i metropoliti hanno guidato un solenne corteo, con le reliquie e l’icona del santo principe Vladimir per giungere alla piazza Borovitskaja, dove si erge il monumento al battezzatore eretto nel 2016, con la curiosità del cappello degli zar, la Šapka Monomakha di foggia tatara, che gli zar hanno adottato soltanto nel Cinquecento con l’incoronazione di Ivan in Terribile. Anche in questo si evidenzia la sovrapposizione delle figure storiche del Mondo Russo, dove non contano le date, ma le loro interpretazioni odierne.
Nella litania celebrativa è stata inserita la preghiera “per il nostro Paese da Dio custodito e per il suo presidente Vladimir Vladimirovič, le autorità e l’esercito vincitore, per poter vivere nella pace e nella purezza della fede”. Il Battesimo è un evento che si rinnova nella spiritualità e soprattutto nella ricostruzione di un mondo unitario, ciò che per i russi caratterizza veramente la dimensione politico-religiosa, essendo l’unico Paese al mondo in cui il sacramento diventa fondazione dello Stato, e proiezione di un impero universale.
«Le autorità stimano che nell’area di Tor Vergata e nelle aree limitrofe sia presente oltre un milione di persone», fa sapere la sala stampa vaticana
10:13 | 03 Agosto
Iniziato il deflusso sotto il controllo della sala della questura
Sono iniziati i primi deflussi dei pellegrini da Tor Vergata, dove è in corso il Giubileo dei giovani e la messa celebrata da Papa Leone XIV. I gruppi in uscita dall’area giubilare sono tenuti sotto controllo dalla sala Grandi eventi della questura di Roma, che sta gestendo l’arrivo alle fermate della metropolitana dove sono stati disposti servizi di accoglienza per i ragazzi in uscita.
10:11 | 03 Agosto
«Affacciamoci alla finestra per l’incontro con Dio»
Il Papa invita i giovani ad affacciarsi alla finestra dell’incontro con Dio: «Dopo la veglia vissuta ieri sera insieme ci ritroviamo per celebrare l’Eucarestia. Possiamo immaginare di ripercorrere in questa esperienza il cammino dei discepoli di Emmaus, che prima si allontanavano da Gerusalemme intimoriti e delusi, andavano via convinti che dopo la morte di Gesù non ci fosse più niente in cui sperare, e invece lo hanno accolto come compagno di viaggio e lo hanno riconosciuto, i loro occhi si sono aperti e l’annuncio gioioso della Pasqua ha trovato posto nel loro cuore. La liturgia odierna ci aiuta a riflettere sull’incontro con Cristo Risorto». E ancora il Santo Padre ricorda che «la fragilità di cui ci parlano» i discepoli di Gesù «è parte della meraviglia che siamo»: «Noi pure siamo fatti così, siamo fatti non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera nel dono e nell’amore, e costantemente speriamo in un di più, sentiamo una sete grande e bruciante che nessuna bevanda può estinguere. Di fronte ad essa non inganniamo il nostro cuore, cercando di spenderla con surrogati inefficaci, ascoltiamola e facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci alla finestra dell’incontro con Dio».
9:59 | 03 Agosto
La citazione di Francesco: «Se assetati, non siete malati ma vivi!»
Il Papa poi ricorda, parlando in spagnolo, le parole pronunciate da Papa Francesco alla Gmg di Lisbona: «Non allarmiamoci allora se ci troviamo interiormente assetati, inquieti, incompiuti, desiderosi di senso e di futuro. Non siamo malati, siamo vivi!». Poi in inglese ha aggiunto: «Nei giorni scorsi avete fatto molte belle esperienze. Vi siete incontrati tra coetanei provenienti da varie parti del mondo, appartenenti a diverse culture. Vi siete scambiati conoscenze, avete condiviso aspettative, avete dialogato con la città attraverso l’arte, la musica, l’informatica, lo sport. Al Circo Massimo, poi, accostandovi al Sacramento della Penitenza, avete ricevuto il perdono di Dio e avete chiesto il suo aiuto per una vita buona».
9:55 | 03 Agosto
«Contagiate chiunque incontrate con il vostro entusiasmo!»
Leone XIV ai giovani: «Tornando nei prossimi giorni nei vostri Paesi, in tutte le parti del mondo, continuate a camminare con gioia sulle orme del Salvatore, e contagiate chiunque incontrate con il vostro entusiasmo e con la testimonianza della vostra fede! Buon cammino!».
9:50 | 03 Agosto
«Fate cose grandi e non accontentatevi, come Frassati e Acutis»
«Fate grandi cose e non accontentatevi, se siete inquieti vuol dire che siete vivi. Sull’esempio anche dei santi, come i giovani Frassati e Acutis che saranno canonizzati il 7 settembre prossimo»: lo chiede il Papa ai giovani riuniti a Tor Vergata.
9:47 | 03 Agosto
«La pienezza della vita non dipende da ciò che accumuliamo»
Prosegue il pontefice: «La pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo né, come abbiamo sentito nel Vangelo, da ciò che possediamo. È legata piuttosto a ciò che con gioia sappiamo accogliere e condividere». Precisa: «Comprare, ammassare, consumare, non basta. Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle “cose di lassù”, per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, di perdono e di pace. In questo orizzonte comprenderemo sempre meglio cosa significhi che `la speranza non delude´».
9:38 | 03 Agosto
Il Papa: «Non spegniamo la nostra sete con surrogati inefficaci»
Siamo fatti «non per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore»: sono le parole di Papa Leone XIV nell’omelia della messa presieduta nella spianata di Tor Vergata, in conclusione del Giubileo dei Giovani. «Aspiriamo continuamente a un “di più” – prosegue – che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte a essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto!».
9:16 | 03 Agosto
Il saluto di Leone XIV: «Buongiorno a tutti, buona domenica!»
(Gian Guido Vecchi) «Buongiorno a tutti, buona domenica!». Prima della messa Leone XIV, vestito ancora in bianco senza i paramenti della celebrazione, saluta dal palco ragazze e ragazzi di Tor Vergata. Sono un milione e hanno passato la notte nella spianata ai piedi dei Castelli romani. Prevost lo ripete in spagnolo, in francese, in tedesco. «Spero che abbiate riposato un po’», dice in inglese: «Fra poco inizieremo la celebrazione della messa che è il più grande dono che Cristo ci ha lasciato, la sua stessa presenza reale nell’Eucaristia. Che Dio vi benedica tutti e che questa sia un’occasione davvero memorabile per ciascuno di voi. Quando siamo insieme come Chiesa di Dio , noi seguiamo, camminiamo insieme, viviamo con Gesù Cristo. Buona celebrazione a tutti!».
9:15 | 03 Agosto
I giovani del Giubileo
Hanno passato la notte tra le tende e i sacchi a pelo, le borracce e i rosari, alla vigilia della lunga veglia di preghiera e poi per la messa del mattino i giovani del Giubileo. Sono arrivati da 146 paesi e hanno raggiunto Roma in ogni modo per ascoltare le parole di Leone XIV e poi trovare, in qualche modo, una traccia di Cristo.
9:13 | 03 Agosto
Un milione a Tor Vergata
Le previsioni della vigilia sono state rispettate. E così la marea umana che ha animato, a Tor Vergata, il Giubileo dei Giovani ha fatto registrare un numero record: «Siamo un milione di giovani pellegrini da tutto il mondo», dicono. In serata il Papa ha lasciato la veglia come era arrivato, in elicottero.
di Fabrizio Roncone-Corriere della Sera – 3 Agosto 2025
Urla e applausi per Leone con la croce. E selfie con il sindaco Gualtieri Papa Leone XIV viene avanti con passo deciso: impugna forte una Croce, e la tiene ben alta. Un gesto simbolico che la folla coglie e sottolinea ondeggiando, dentro un tuono di urla e di applausi. Poi, il Santo Padre affronta, con una certa agilità, la scalinata del gigantesco altare. E da lassù ora ci osserva, per lunghi minuti, in silenzio, con un sorriso. Quel sorriso.
Adesso, però, aspettate.
Perché l’attesa è stata piena di immagini e sensazioni che vanno raccontate. Sono appunti mentali presi tra i giovani arrivati da tutto il mondo, nel più grande accampamento del mondo, sulla spianata di Tor Vergata, al tramonto, con il sole che sparisce lentamente dietro il profilo dei Castelli Romani, mentre si alternano, nell’intrattenimento, cantanti e gruppi musicali, c’è pure il Volo, ma poi chi se ne importa del Volo, perché i pellegrini della gioventù sono distratti dalla loro personale mistica allegria, dall’euforia di una fede senza sovrastrutture, senza deviazioni bigotte, travolti solo dalla contagiosa voglia di esserci ed è questa, in fondo, tra le tende e i sacchi a pelo, le borracce e i rosari, alla vigilia della lunga veglia di preghiera, l’impressione più forte e clamorosa: le chiese nel pianeta saranno pure mezze vuote, però è un fatto, è un dato certo che un formidabile popolo di ragazzi, giunto da 146 Paesi diversi, ha camminato sin qui per ascoltare le parole di Leone XIV e poi trovare, in qualche modo, una traccia di Cristo.
In questo tempo di guerra.
In questo tempo di TikTok.
Non è il momento di fare paragoni con quanto, proprio qui, accadde venticinque anni fa. È impietoso ripercorrere quei giorni adesso. Eravamo agli inizi di un nuovo millennio e i nostri animi erano attraversati da pensieri pieni di ottimismo, le Torri Gemelle erano ancora nel panorama felice di New York, l’Europa unita sembrava una possibilità di concreto e diffuso benessere: i Papaboys arrivarono cantando Jesus Christ you are my life e Giovanni Paolo II li accolse divertito, scherzando sul chiasso provocato, per poi distribuire parole di speranza, che davvero, come sappiamo, alimentarono la speranza (contribuendo, anche, alla costruzione del personaggio Wojtyla). Papa Prevost, l’altro giorno, nell’estemporaneo incontro avvenuto in piazza San Pietro, ha invece subito ribaltato il concetto, dicendo: «Siete voi la speranza».
Non è ovviamente semplice individuarla, decifrarla. Però ci sono delegazioni arrivate dall’Ucraina e da Gaza, dalla Siria e dal Myanmar. Si cammina tra i bivacchi, in circolo cantano accompagnati dalle chitarre. Sotto una tenda dormono tre ragazzi arrivati dall’Amazzonia. «Scherzi?», si scandalizzano Alejandro e Paloma, una coppia proveniente da Madrid, dalla parrocchia di San Jerónimo el Real. «Nessuno di noi oserebbe svegliarli… Erano stremati dalla fatica del viaggio». Santiago aggiunge che suo fratello maggiore, Pedro, partecipò — dodici anni fa — alla veglia dei giovani sulla spiaggia di Copacabana, alla fine del Gmg di Rio de Janeiro. «Era il primo viaggio di papa Francesco. Oh, quanto ci manca…». Se manca, non sembra. Poco evocato. Poche tracce. Sebbene la sua tomba, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, sia meta di continui pellegrinaggi, qui il Papa degli ultimi sembra lontano, già distante nella memoria.
Si tratta — ripeto — di impressioni, lampi. Ecco, poi c’è anche questo da dire: l’organizzazione sembra funzionare davvero bene. Parliamo di numeri importanti: siamo dentro un’area grande 96 ettari, con tre varchi di accesso, con 5 milioni di bottigliette che, da ore, vengono distribuite dai 3 mila volontari della Protezione civile. Gli steward sono 4.300, 500 gli addetti della Santa Sede, 6 mila gli uomini delle forze dell’ordine, che vigilano anche grazie all’aiuto di una sala operativa di 500 metri quadrati e 122 telecamere di videosorveglianza. Poco fa è comparso il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Accolto, come ormai accade di frequente, da applausi e richieste di selfie (è molto popolare sui social). E dice una cosa vera: «Questi ragazzi sono il popolo della pace, della solidarietà e della fraternità».
Guardate: in situazioni come questa, il rischio di scivolare nella pozzanghera della retorica è molto alto. Però, sul serio, stando insieme a questi giovani si subisce una straordinaria trasfusione di valori rari, di emozioni preziose. È qualcosa di inatteso. Ed è un segnale che non tutto — forse — per la loro generazione è andato perduto nelle ottuse autostrade del web, della rete percorsa con lo sguardo inchiodato sui cellulari. Perché questi ragazzi (aiutati anche dai missionari digitali) hanno deciso di partecipare fisicamente. Di esserci. Come se la loro spiritualità avesse bisogno di concretezza, di simboli, della confessione — tutti già confessati in massa, poche ore fa, al Circo Massimo — e di ascoltare, dal vivo, il Papa.
Ecco, appunto: tra quanto arriva? Un mantra, più che una domanda. Occhiate al cielo, dove anche le poche nuvole s’apprestano a svanire nel buio (giornata calda, non caldissima). Un ragazzo romano annuncia solenne che il Santo Padre arriverà tra mezz’ora. Lo sa, perché ha uno zio che lavora in Vaticano (succede sempre, a Roma, che si abbia uno zio molto informato).
L’attesa è elettrica perché appare chiaro a tutti che le parole di un Papa rivolte ai giovani sono destinate a segnarne il pontificato. Non solo: a questa folla — che sembra avere un livello di istruzione medio alto, tra loro ci sono numerosi universitari — non sfugge che si tratta del primo pontefice nordamericano. Né che abbia scelto un nome all’apparenza obsoleto, sperduto nel tempo, in realtà significativo: Leone, il nome del primo Papa a riconciliare, con la Rerum Novarum, la cristianità con la modernità. Un nome, quindi, che da una parte a questa gioventù militante promette una certa persistenza progressista, dall’altra lo inquadra in una prospettiva più ampia, di fatto lo incardina nella storia della Chiesa.
Anche di questo, parliamo. Mentre vengono distribuiti alcuni pasti freddi e due ragazze siciliane accendono con il Bluetooth una cassa portatile e così, in questo spicchio di accampamento, tutti cominciano a ballare Could You Be Loved di Bob Marley.
Dura poco.
Ecco l’elicottero dell’Aeronautica militare. Ecco Leone XIV che è già sulla Papamobile (gli lanciano una maglia della Roma, presa al volo da un uomo della scorta). E poi — ora indossa la stola rossa — eccolo sull’altare. Sta per rispondere alle domande di tre giovani pellegrini.
di Redazione Roma e Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera 2 AGOSTO 2025
I ragazzi arrivati da 146 Paesi del mondo: «Siamo quasi un milione». La Veglia di preghiera con Leone XIV: «Cari giovani, ci ritroviamo nella luce della sera che avanza»
Il Papa lascia Tor Vergata
È terminata la veglia di preghiera a Tor Vergata. Il Papa sta lasciando la spianata. Tornerà domani mattina per la messa.
22:10 | 02 Agosto
La buonanotte del Papa ai giovani: «Riposatevi, a domani»
Dopo l’esibizione musicale, Papa Leone XIV ha dato appuntamento a domani, giornata conclusiva dell’evento dedicato ai giovani che si aprirà con la Santa Messa celebrata dal Pontefice.
«Vorrei ringraziare il coro, la musica grazie per accompagnarci. Grazie a tutti voi! Mi raccomando riposatevi un po’, appuntamento a domani mattina per la Santa Messa!», ha detto dal palco.
22:04 | 02 Agosto
L’esibizione de Il Volo
Dopo la preghiera, la veglia è proseguita con l’esibizione del gruppo musicale «Il Volo». Il trio ha cantato il Magnificat davanti al Pontefice e ai pellegrini giuntini da tutto il mondo. Al termine, il Papa ha ringraziato: «Grazie, per accompagnarci!» I giovani hanno risposto con un lungo applauso: «Papa Leone, Papa Leone!», lo hanno incitato.
22:00 | 02 Agosto
Il ginocchio all’altare
La Veglia è proseguita con la lettura del Vangelo di Luca.
21:23 | 02 Agosto
Il Papa ha chiesto di pregare per le 2 pellegrine morte
Papa Leone ha chiesto ai giovani a Tor Vergata di pregare per due ragazze che volevano partecipare al Giubileo, morte in questi giorni. Maria, 20 anni, spagnola, e Pascale, 18 anni, egiziana, «entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani e la morte le ha accolte in questi giorni. Preghiamo insieme per loro. Preghiamo anche per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace del suo Regno». «E ancora vorrei chiedere le vostre preghiere per un altro amico, un ragazzo spagnolo Ignacio, ricoverato al Bambino Gesù. Preghiamo per lui, la sua salute».
21:18 | 02 Agosto
«Troviamo felicità quando doniamo noi stessi»
«Troviamo la felicità quando impariamo a donare noi stessi, donare la vita per gli altri». Rispondendo alla domanda di una ragazza italiana sul coraggio di scegliere, il Pontefice ha sottolineato le scelte «che danno senso alla nostra vita», «scelte radicali e piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro e la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici».
21:14 | 02 Agosto
«Il mondo ha bisogno di missionari di pace»
«Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza! Ecco, carissimi giovani, il compito che il Signore Risorto ci consegna». Così Papa Leone XIV, che ha risposto in lingua inglese alla terza domanda posta da un ragazzo statunitense, sul «richiamo del bene e valore del silenzio».
21:05 | 02 Agosto
«Cercate giustizia, costruite un mondo più umano»
«Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Adorate l’Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco», ha aggiunto Papa Leone XIV.
21:03 | 02 Agosto
«L’amicizia è la strada per la pace, può cambiare mondo»
«L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è la strada per la pace». Così Papa Leone XIV a braccio, rispondendo alla domanda sull’amicizia.
20:59 | 02 Agosto
«Il matrimonio scelta che dà senso alla vita»
Parlando coi giovani, il Papa ha detto: «Il matrimonio è una scelta che dà senso alla vita». «Ecco scelte radicali e piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro e la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male».
20:56 | 02 Agosto
«Il coraggio di scegliere viene dall’amore»
«La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare».
Così Papa Leone XIV rispondendo alla domanda di una ragazza italiana riguardo al «coraggio per scegliere». «La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere?», ha sottolineato il Pontefice. «Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla!», ha aggiunto Leone. «All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere». «Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. È Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona», ha proseguito.
20:54 | 02 Agosto
Miozzo: «Afflusso in crescita, forse sopra il milione»
«L’afflusso delle persone cresce ora dopo ora, già stasera, prima dell’arrivo del Papa, c’erano oltre oltre 800.000 giovani a Tor Vergata. È verosimile che si superi il milione. L’afflusso continua ininterrottamente anche in queste ore». Lo ha dichiarato Agostino Miozzo, Coordinatore dell’Accoglienza del Giubileo 2025.
20:51 | 02 Agosto
«Attenti alle ambiguità di Internet e social»
Internet e i social sono una opportunità di dialogo e incontro ma attenzione alla loro ambiguità. Papa Leone XIV, nel dialogo con i ragazzi, ha sottolineato l‘illusione dei social network citando (in spagnolo) ha citato le parole del suo predecessore Francesco che sottolineava come Internet e i media siano «diventati “una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza”».
«Questi strumenti risultano però ambigui – ha precisato Leone – quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze». «A proposito, Papa Francesco ricordava che talvolta i “meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo”», ha proseguito. «Allora le nostre relazioni diventano confuse, sospese o instabili. Quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona», ha aggiunto. Sul tema dell’amicizia Leone infine ha citato Sant’Agostino e il beato Pier Giorgio Frassati.
20:45 | 02 Agosto
Il Papa ai giovani: «Cercate con passione la verità»
Un invito a «cercare con passione la verità». Papa Leone XIV nel dialogo con i ragazzi partecipanti alla veglia a Tor Vergata, risponde alla domanda sull’amicizia posta da una giovane messicana.
Il Pontefice ha sottolineato (in spagnolo) che «la cultura svolge un ruolo fondamentale: è il codice col quale interpretiamo noi stessi e il mondo. Come un vocabolario, ogni cultura contiene sia parole nobili sia parole volgari, sia valori sia errori, che bisogna imparare a riconoscere. Cercando con passione la verità – ha precisato -, noi non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, stacca questi aspetti, generando confusione ed equivoco».
20:36 | 02 Agosto
«Cari Giovani, ci ritroviamo nella luce della sera che avanza»
«Cari Giovani – ha detto il pontefice dal grande palco che domani ospiterà la messa da lui presieduta – dopo aver camminato, pregato e condiviso questi giorni di grazia del Giubileo a voi dedicato, ci ritroviamo ora, nella luce della sera che avanza, per vegliare insieme. Nella certezza che Cristo ci è sempre accanto e cammina con noi, – ha poi pregato – invochiamo ora lo Spirito Santo, perché come i discepoli di Emmaus, anche i nostri cuori siano riscaldati dalla sua presenza e dalla sua Parola».
20:35 | 02 Agosto
Iniziata la veglia di preghiera
Papa Leone ha dato inizio alla Veglia di preghiera per il Giubileo dei Giovani a Tor Vergata. Il pontefice ha introdotto la Liturgia della Parola.
20:25 | 02 Agosto
Il Papa porta la croce del Giubileo sul palco
20:17 | 02 Agosto
Duecento giovani da tutto il mondo
Il Papa ha raggiunto il palco-altare a piedi, portando la croce del Giubileo, accompagnato da duecento giovani provenienti da tutto il mondo.
20:15 | 02 Agosto
La croce e la processione
Trenta minuti per raggiungere, dalla piazzola dove è atterrato in elicottero, il grande palco dove tra non molto inizierà la Veglia di preghiera per il Giubileo dei Giovani. Un tempo interamente dedicato, in papamobile, a salutare le centinaia di migliaia di giovani che hanno invaso la grande spianata di Tor Vergata. Sceso dal mezzo, il pontefice, con la croce del Giubileo, ha guidato una processione con giovani di diverse nazionalità.
20:12 | 02 Agosto
Il Papa saluta i giovani pellegrini
20:04 | 02 Agosto
Leone XIV sulla papamobile
19:55 | 02 Agosto
Bagno di folla per il Pontefice
Un pellegrino lancia la maglia della Roma al pontefice: presa al volo da un uomo della scorta
19:36 | 02 Agosto
L’arrivo del Papa a Tor Vergata
Bagno di folla, tra i giovani provenienti da tutto il mondo per il Giubileo, per Papa Leone che, dopo essere atterrato pochi minuti prima del 19.30 in elicottero a Tor Vergata proveniente dalla Città del Vaticano, ora sta effettuando alcuni giri in papamobile per un contatto diretto e un saluto alle centinaia di migliaia di giovani che lo hanno accolto con grande affetto e calore.
19:28 | 02 Agosto
Il Papa arrivato a Tor Vergata
Il Papa, a bordo di un elicottero dell’Aeronautica Militare, è arrivato a Tor Vergata per la Veglia del Giubileo dei Giovani. L’inizio è previsto per le 20.30.
Leone XIV è atterrato nella spianata con l’elicottero, poi saluterà i ragazzi, settore per settore, con un giro in papamobile. Successivamente comincerà la veglia ed è previsto che il Pontefice risponda ad alcune domande preparate dagli stessi giovani.
Papa Leone XIV arriva in elicottero a Tor Vergata
19:25 | 02 Agosto
Il questore di Roma: «Afflusso impressionante»
L’afflusso dei fedeli al Giubileo dei Giovani di Tor Vergata è «impressionante». Lo ha rilevato il questore di Roma, Roberto Massucci, parlando con i giornalisti nella Sala Grandi Eventi della Questura.
Un milione di fedeli al Giubileo dei Giovani, le immagini aree da Tor Vergata
18:56 | 02 Agosto
L’elicottero del Papa è decollato da San Pietro
L’elicottero del Papa è decollato da San Pietro. Alle 19.40 circa sarà sull’area di Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani.
18:41 | 02 Agosto
Arrivato il cardinale Becciu
A Tor Vergata, in attesa del Papa per la Veglia con i giovani, è arrivato anche il cardinale Angelo Becciu.
18:35 | 02 Agosto
Gli organizzatori: «Stiamo arrivando al milione»
«Stiamo arrivando ad un milione». Lo hanno annunciato gli organizzatori dal palco di Tor Vergata dove è atteso Papa Leone XIV. Il Pontefice dovrebbe arrivare alle 20.30.
18:21 | 02 Agosto
Ciciliano: «Ragazzi in cammino, code di 4 chilometri»
Il numero di presenze a Tor Vergata è in continuo aumento. Lo ha confermato Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile, durante il punto stampa con il sindaco Gualtieri al Centro operativo di Tor Vergata.
«Per darvi un’idea – ha sottolineato – in alcune zone di Roma ci sono ancora colonne di ragazzi in cammino: parliamo di circa quattro chilometri di fila in direzione dell’area. Quattro chilometri significano almeno due ore di cammino. Sono arrivi spontanei, a piedi, di gruppi che si sono staccati dai pullman o che non si sono fermati nei punti previsti». Ciciliano ha precisato come sia difficile al momento quantificare le presenze esatte: «Molti mezzi sono arrivati e hanno scaricato i ragazzi senza passare dai varchi ufficiali. Potremo quantificare in maniera precisa solo a posteriori, quando i flussi saranno conclusi. C’è una parte di popolazione che si muove autonomamente, sfuggendo ai meccanismi tradizionali di registrazione». La conclusione: «Stiamo arrivando a un milione» di partecipanti.
18:14 | 02 Agosto
Il sindaco: «Sono 360 i disabili assistiti durante l’incontro»
Il sindaco Roberto Gualtieri è presente nella sala di controllo del Giubileo dei giovani e sottolinea: «Un’attenzione particolare è dedicata all’assistenza e all’accoglienza delle persone con disabilità: sono 360 quelli assistiti direttamente dai nostri operatori».
17:46 | 02 Agosto
La conta ancora parziale, il sindaco Gualtieri: «Siamo 400mila»
Il sindaco Roberto Gualtieri interviene sulle presenze al Giubileo dei giovani a Tor Vergata: «Siamo arrivati alla cifra di 400mila». Gualtieri rende anche noto che ci sono stati 12 ricoveri, ma tutti casi non gravi.
Giubileo dei giovani, la festa dei fedeli a Tor Vergata: la diretta video
17:20 | 02 Agosto
Pellegrini da Gerusalemme: «Essere uniti in Cristo»
Pellegrini anche da Gerusalemme, sono arrivati in venticinque. «Dovevamo essere molti di più, da tutte le parrocchie ma molti, dopo la guerra di marzo, hanno cancellato il pellegrinaggio. Noi siamo qui», dice all’Ansa il frate che guida un gruppo di giovani, Jhonny Jallouf. È nato ad Aleppo, vive a Gerusalemme, ed è tutta la vita che confronta la sua fede con i conflitti del Medio Oriente. Suo fratello gemello George, anche lui frate, è anche lui a Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani. «Lui guida il gruppo dei siriani, sono in venti». Tutti giovani che si confrontano con un grande dolore, quello di vedere le loro terre divise e in conflitto da anni. «Dio è amore e l’amore non avrà mai fine», richiamano una frase di San Paolo. «Sono qui con Gaza nel cuore e soprattutto nelle preghiere» conclude padre Jallouf. La speranza è «essere uniti in Cristo».
16:08 | 02 Agosto
La Protezione civile: «Numeri impressionanti»
«Alle 15.30 di oggi abbiamo già registrato numeri impressionanti: oltre 190.000 passaggi alle stazioni della metropolitana, più di 20.000 pellegrini arrivati in treno, 2.200 stalli autobus prenotati – il che significa oltre 100.000 persone solo su gomma – e oltre 200.000 box lunch distribuiti».
Lo dichiara Fabio Ciciliano, capo del dipartimento della Protezione Civile, intervenendo a Tor Vergata nel cuore del Giubileo. Ciciliano ha sottolineato che non si è registrata alcuna «criticità». «Siamo in linea con le previsioni – ha aggiunto – il modello modulare prevede fino a 500.000 partecipanti, e tutto sta funzionando come pianificato. Parliamo di una città temporanea grande quanto una delle più grandi d’Italia, compressa in 105 ettari, ovvero 100 campi da calcio, con tutti i servizi necessari: sicurezza, pasti, acqua, bagni e presidio sanitario».
Balli e canti fra i giovani riuniti nella spianata di Tor Vergata per il Giubileo
15:43 | 02 Agosto
Il Papa ai compagni della 18enne morta: «Triste notizia»
«La nostra vita non è superficiale, né abbiamo il controllo sulla nostra vita, né conosciamo, come dice Gesù stesso, né il giorno né l’ora in cui, per qualche ragione, la nostra vita terrena finisce».
Lo ha detto Papa Leone XIV ricevendo in udienza i giovani pellegrini egiziani, compagni di scuola della giovane diciottenne Pascale Rafic, deceduta nel viaggio verso Roma dall’Egitto per partecipare al Giubileo dei Giovani.
«Questa mattina presto ho ricevuto la triste notizia di una vostra compagna che viaggiava con voi in pellegrinaggio, una vostra compagna di pellegrinaggio, una vostra sorella che è venuta a mancare inaspettatamente la scorsa notte, credo. E, naturalmente, la tristezza che la morte porta a tutti noi è qualcosa di molto umano e molto comprensibile, soprattutto essendo così lontani da casa e in un’occasione come questa in cui ci riuniamo davvero per celebrare la nostra fede con gioia» ha detto ancora Prevost ricordando che «in mezzo a questo dolore, che tutti voi sperimentate per la perdita della vostra amica» si crea «l’opportunità di riunirci per pregare, per rinnovare la nostra fede, e per chiedere a Dio sia per l’eterno riposo della nostra sorella, ma anche per il rafforzamento e la consolazione, il rafforzamento della nostra fede e per essere rinnovati nella speranza e come Chiesa».
15:29 | 02 Agosto
Malore per un giovane, soccorso dalla Croce Rossa
Malore per un ragazzo che partecipa al raduno a Tor Vergata. Il giovane è stato subito soccorso dalla Croce Rossa e trasportato in ambulanza dove sarà idratato. Nessun ricovero in ospedale.
15:11 | 02 Agosto
Santanchè: «Roma crocevia di una meravigliosa avventura»
«È un onore per l’Italia essere ancora una volta al centro di un evento così significativo, dove la nostra Capitale diventa crocevia di storie, culture e speranze. Roma, con la sua storia millenaria e la sua ricca cultura, è la cornice perfetta per celebrare questa meravigliosa avventura. Auguro a tutti i ragazzi un felice Giubileo dei giovani»: è il messaggio della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, rivolto ai partecipanti, con l’augurio che «questa esperienza possa ispirare la vita e contribuire a costruire un presente e futuro migliore per tutti»
Gallery: Le foto da Tor Vergata: ecco i giovani arrivati da 146 Paesi del mondo
14:51 | 02 Agosto
Leone XIV ha ricevuto nella Sala Clementina musicisti e attori
Papa Leone XIV ha incontrato nella Sala Clementina i musicisti, le attrici e gli attori, e i presentatori che animeranno l’attesa a Tor Vergata per la veglia serale con il Santo Padre. A riferirlo è Vatican News. Un incontro che il pontefice ha definito «familiare», e da lui voluto, sapendo «della bellezza, dell’arte, della musica che offrite al grande pubblico di questi giorni». L’attesa è di un milione di giovani, da tanti Paesi del mondo. «Per me è un privilegio, è una benedizione – ha aggiunto Papa Leone XIV – poter partecipare a questa missione, come vescovo di Roma, come Santo Padre».
14:42 | 02 Agosto
Sul palco di Tor Vergata anche Il Volo
È iniziata a Tor Vergata l’animazione sul palco dove sabato sera Papa Leone XIV guiderà la veglia di preghiera del Giubileo dei Giovani. Sul palco si alterneranno tanti artisti, tra questi Il Volo.
13:42 | 02 Agosto
Attesa per le parole che il Papa rivolgerà ai giovani
(Gian Guido Vecchi) «Le vostre grida saranno ascoltate fino ai confini del mondo». Ragazze e ragazzi hanno cominciato a raggiungere i 52 ettari di Tor Vergata, lo stesso luogo nel quale la generazione dei loro genitori incontrò Giovanni Paolo II25 anni fa, nella Giornata mondiale della gioventù di inizio millennio. Questa sera saranno almeno un milione, per la Veglia di preghiera con Leone XIV. Il «Papa nuovo», come lo chiamano, arriverà in elicottero verso le 19,30 e percorrerà la spianata ai piedi dei Castelli romani, tra il palco e la Vela di Calatrava, prima di rivolgersi ai giovani e rispondere alle loro domande.
Quindi il pontefice tornerà in Vaticano mentre ragazze e ragazzi passeranno la notte nei sacchi a pelo in attesa della Messa che Leone XIV celebrerà domattina a conclusione del Giubileo dei giovani.
I pellegrini arrivano da 146 Paesi di tutti i continenti, anche da zone di guerra come Libano, Israele, Siria, Iraq, Ucraina, Myanmar o Sud Sudan.
Del resto il tema del Giubileo è la speranza e la settimana dei giovani è il momento più importante dell’Anno Santo. Così ci saranno la pace e il valore dell’amicizia, in senso agostiniano, al centro delle parole di Leone XIV. «Il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti», ha detto Prevost all’inizio della settimana, salutando i giovani pellegrini in piazza San Pietro. «Il nostro grido deve essere anche per la pace nel mondo. Diciamo tutti: “Vogliamo la pace nel mondo!”».
Sono passati dodici anni da quando Francesco, eletto da pochi mesi, guidò la Veglia dei giovani sulla spiaggia di Copacabana, alla fine della Gmg di Rio de Janeiro. Era il primo viaggio internazionale del nuovo Papa e Bergoglio, davanti ai ragazzi, dispiegò quello che sarebbe stato l’essenziale del suo magistero: le Beatitudini, il capitolo 25 di Matteo con le parole di Gesù sul Giudizio universale, la «rivoluzione della tenerezza». Per questo la riflessione di stasera e l’omelia che Leone XIV pronuncerà domattina sono importanti: le parole di un Papa ai giovani sono destinate a segnarne il pontificato.
12:19 | 02 Agosto
Papa Leone XIV incontra i giovani artisti
«I giovani hanno bisogno di trovare la vera gioia, la vera felicità». Ha detto Papa Leone XIV sabato incontrando gli artisti che nel pomeriggio faranno animazione a Tor Vergata fino all’arrivo del Pontefice per la Veglia. «Ho voluto avere questo piccolo incontro familiare con voi proprio questa mattina – ha detto Leone XIV – sapendo della bellezza dell’arte, della musica, di tutti i vostri talenti che offrite a questo grande pubblico che abbiamo a Roma in questi giorni, più di mezzo milione, dicono forse un milione di giovani che sono venuti da tanti Paesi del mondo».
«Per me è un privilegio, una benedizione poter partecipare a questa missione come vescovo di Roma – ha proseguito il Pontefice – conoscendo soprattutto la fede, l’entusiasmo e la gioia che condividiamo e che dà voce a quello che abbiamo nel nostro cuore, che è soprattutto il desiderio di trovare felicità, gioia, amore, di sperimentare la fede anche con i doni che il Signore ci ha dato: la musica, il ballo e tante forme artistiche che voi condividerete questo pomeriggio con i giovani. È veramente un dono per noi e per tutta la Chiesa. Vi ringrazio sinceramente: grazie a voi per questo momento, e chiedo a Dio che vi benedica e vi aiuti ad accompagnare questi giovani, che hanno anche tanto bisogno di trovare la vera gioia, la vera felicità che troviamo tutti noi in Gesù Cristo».
11:58 | 02 Agosto
Il 70% dei partecipanti viene dall’Europa
Secondo i dati ufficiali diffusi dagli organizzatori, sono rappresentate ben 146 nazioni. Circa il 70% dei partecipanti proviene dall’Europa, ma non mancano delegazioni da paesi martoriati da guerre e crisi, come Gaza, Siria, Myanmar, Iran, Sud Sudan e Ucraina.
La presenza più numerosa tra quelle extraeuropee (non essendo una vera Gmg mancano i servizi statici offerti le altre volte dai collaudati organizzatori) viene dal Nord America, dove oltre 5.000 giovani si sono riuniti a Roma sotto la bandiera di un’unica festa continentale. Dall’Africa le presenze sono meno numerose ma ugualmente significative: dalla Tanzania ad esempio sono arrivati più di 200 ragazzi, molti dei quali per la prima volta fuori dal loro paese. Ma si registrano arrivi anche da villaggi remoti delle Filippine, da piccole diocesi dell’Amazzonia e da comunità cristiane del Medio Oriente.
11:54 | 02 Agosto
I varchi, la sicurezza e l’accoglienza
Le migliaia di pellegrini in arrivo a Tor Vergata devono superare quattro step all’ingresso. Il primo controllo è attraverso i portali metal-detector a passaggio multiplo. Per ciascun varco sono stati allestiti in media 40 portali che facilitano le verifiche attraverso un doppio step di controlli, assicurando l’ingresso di 1.500 persone per ciascun dispositivo. Quindi, i fedeli accreditati ritireranno i lunch box presso le postazioni che sono state allestite all’interno dell’area riservata a cura del Dicastero per l’Evangelizzazione. A riguardo, la distribuzione dei viveri – che verrà effettuata solo dopo le postazioni di controllo affidate alle Forze di polizia ed al personale addetto al servizio di stewarding – è stato concepito al fine di scongiurare l’ingresso di cibi non certificati. Così, nel segno delle misure organizzative adottate dalla società incaricata per i profili di safety, ai pellegrini verrà distribuito un braccialetto con chiusura di sicurezza, realizzato in diversi colori corrispondenti ai singoli settori, con la finalità di avere ancora un ulteriore check numerico sugli accessi e, quindi, sugli ingombri dei settori. L’indirizzamento dei flussi di pellegrini lungo gli itinerari di avvicinamento alla spianata di Tor Vergata è affidato principalmente agli operatori della Protezione civile che, in stretto raccordo con il Centro per la Gestione della Sicurezza dell’Evento attivo presso la Questura di Roma, assicurano in tandem con le Forze di polizia una gestione modulare dell’affollamento dei diversi varchi.
11:47 | 02 Agosto
La premier: «Fate chiasso come 25 anni fa»
«Tra poche ore Papa Leone XIV presiederà la grande veglia sulla spianata di Tor Vergata – ha detto in un video sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – nello stesso luogo dove 25 anni fa San Giovanni Paolo II ha radunato oltre due milioni di persone e pronunciato parole che sono rimaste nella storia. Quel giorno di 25 anni fa ha cambiato la vita di tantissimi. Ha lenito ferite, aperto gli occhi, indicato il cammino. Io non ho avuto la fortuna di vivere quella notte ma sono testimone di chi in quella notte ha trovato una risposta alle sue domande e ha capito quale dovese essere la direzione della sua esistenza». E poi: «In quella notte di preghiera e di fede e di amore e di grande emozione, milioni di sentinelle del mattino hanno accompagnato l’alba del nuovo millennio, hanno fatto sentire a Roma un chiasso che Roma non ha più dimenticato. Cari ragazzi è arrivato il momento di fare risentire a Roma quel chiasso».
11:36 | 02 Agosto
Meloni: «Benvenuti giovani, giornata storica»
«In questi giorni Roma – ha detto la premier Giorgia Meloni in un video sui social – è letteralmente invasa da centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che provengono da tutto il mondo per partecipare al Giubileo dei giovani. Camminando per Roma si incrociano bandiere di ogni nazione, ragazzi riuniti in preghiera che cantano, scherzano tra loro. festeggiano quando incrociano altri ragazzi che sventolano la stessa bandiera o parlano la stessa lingua: una festa straordinaria di fede, di gioia, di speranza che ci riempie il cuore e ci emoziona nel profondo». La presidente del consiglio prosegue: «Ecco perché voglio dare anche io il benvenuto a Roma a tutti i giovani che sono arrivati nella nostra capitale per partecipare a qualcosa di unico e che ricorderanno per tutta la vita». Il Giubileo dei giovani, «la giornata mondiale della gioventù – sottolinea la premier – tutto ciò che accade attorno a questi eventi non si dimentica facilmente è un’esperienza che rimane incisa nel cuore e può imprimere nella vita una direzione diversa». È il momento di «vivere una giornata che rimarrà della storia di questa città, ancora benvenuti a tutti, buon Giubileo».
Giorgia Meloni ai giovani del Giubileo 2025: «State realizzando qualcosa di unico»
11:33 | 02 Agosto
Morta diciottenne cardiopatica
Una 18enne egiziana arrivata in Italia per il Giubileo dei giovani, è morta nella notte per un arresto cardiaco in pullman. «Profondo dolore» le parole di papa Leone XIV rivolte alla giovane diciottenne che si chiamava Pascale Rafic. Il Pontefice – informa il Vaticano, «ha contattato mons. Jean-Marie Chami, Vescovo di titolare di Tarso e Ausiliare della Chiesa Patriarcale di Antiochia dei Greco-Melkiti per l’Egitto, il Sudan e il Sud Sudan, per esprimere la Sua spirituale vicinanza ai familiari della giovane e all’intera comunità. Nella tarda mattinata di oggi, incontrerà in Vaticano il gruppo di pellegrini, compagni di viaggio della giovane Pascale».
La giovane è arrivata in Italia con la delegazione Egitto sud-Sudan e pernottava con il suo gruppo nella parrocchia di Artena, comune in provincia di Roma. La 18enne, cardiopatica, da quanto si apprende, aveva già lamentato un lieve malore nella mattinata. Era stata soccorsa ma non erano state rilevate particolari criticità. Nella serata di ieri, al ritorno da un evento a Roma con il gruppo, si è sentita male durante il tragitto. Con il pullman si sarebbero recati autonomamente al Valmontone Hospital, dove hanno provato a rianimarla, senza successo. Quindi la chiamata al 118 per trasferirla a Colleferro. Trasportata in arresto cardiaco, non ha mai ripreso il battito, è deceduta a pochi metri dall’ospedale di Colleferro. Sul posto carabinieri della compagnia di Colleferro, il sindaco Pierluigi Sanna, il vescovo della diocesi di Velletri, e il parroco egiziano che accompagnava la ragazza.
Migliaia di giovani arrivano a Tor Vergata per il Giubileo. Il taglio del nastro per l’apertura dei varchi
11:31 | 02 Agosto
Le autorità
Per la gestione delle procedure di sicurezza a Tor Vergata a Roma in occasione dell’evento conclusivo del Giubileo dei giovani, sono presenti fin dalle prime ore del mattino il questore e il prefetto di Roma, Roberto Massucci e Lamberto Giannini, il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Marco Pecci. Nel pomeriggio sono attese le istituzioni locali, tra cui il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, intorno alle 17:00, e la vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, intorno alle 19:00. Dalle 15:00 è previsto un momento di festa con musica e testimonianze, dalle 20:30 alle 21:30 è programmata la veglia di preghiera con Papa Leone XIV. Successivamente i pellegrini pernotteranno con sacco a pelo nell’area di Tor Vergata in attesa della messa mattutina domenicale che si terrà alle 9:30 e che sarà presieduta dal Santo Padre. A termine delle celebrazioni sarà gestito il deflusso dall’area e il rientro dei giovani nelle strutture d’accoglienza e ai territori di provenienza.
11:30 | 02 Agosto
Aperti i varchi a Tor Vergata
Sono stati aperti alle 9 di sabato mattina i varchi d’accesso all’area di Tor Vergata a Roma in cui si terranno, oggi e domani, gli eventi conclusivi del Giubileo dei giovani. Presidiati dalle forze dell’ordine, anche con controlli anti-drone, tutti i luoghi sensibili della città, dalle stazioni ai cinque percorsi pedonali individuati per l’arrivo dei pellegrini. Il primo appuntamento con Papa Leone XIV è per stasera, con la veglia di preghiera. Domani mattina, domenica 3 agosto invece, si terrà la celebrazione domenicale. All’evento si sono registrati 500 mila giovani da 146 Paesi del mondo, ospitati in scuole, palestre, parrocchie e altri siti, come la Fiera di Roma, che hanno aperto le porte ai ragazzi. La stima è che si possa arrivare a un milione di transiti tra oggi e domani, considerato che molti affluiranno anche senza prenotazione
Circa un milione di ragazzi atteso per la Woodstock cattolica con papa Leone
La Repubblica – 02 Agosto 2025 alle 17:55 1 minuti di lettura
Giovani da tutto il mondo a Tor Vergata per il loro Giubileo. Stasera e domani le giornate clou della ‘Woodstock’ dei cattolici con papa Leone. Attesi un milioni di ragazzi e ragazze: provengono da 146 Paesi diversi. Ci saranno anche giovani da zone teatro di conflitto: dal Libano, dall’Iraq, dal Myanmar, dall’Ucraina, dalla Siria e dal Sud Sudan. Per l’accoglienza sono state mobilitate 270 parrocchie, 400 strutture scolastiche, 40 siti extra-scolastici, case della Protezione Civile, palazzetti dello sport. Stamani si sono aperti i cancelli di Tor Vergata, che sarà animata da varie band fino alle 20:30 quando inizierà la veglia con Leone. Il Pontefice arriverà in elicottero poi ci sarà il bagno di folla tra i giovani con la papamobile.17:54
Dodici ricoveri, ma tutti casi lievi
Sono solo 12 i ricoveri registrati durante la prima giornata del Giubileo dei Giovani, almeno fino ad ora. “Tutti lievi, per distorsioni o insolazioni”, ha precisato il sindaco Roberto Gualtieri.17:40
Ciciliano: “In città code di persone lunghe 4 chilometri”
“In alcune zone della città registriamo code di persone lunghe anche 4 km, che vuol dire 2 ore di passeggiata. E poi ci sono diverse centinaia di pullman arrivati che non si sono fermati agli stalli e hanno lasciato i pellegrini a piedi. Parliamo in generale di numeri importanti. Il sistema sta funzionando”. È quanto ha detto il capo della Protezione Civile nazionale , Fabio Ciciliano, facendo un primo punto della situazione sulla prima giornata del Giubileo della Gioventù nella control room. “L’afflusso sta procedendo in modo ordinato. Sta andando molto bene ma è molto intenso. I numeri stanno crescendo. Ci stiamo avvicinando ai 400mila. Molti altri stanno arrivando a piedi e il riempimento dei settori va bene: i primi due sono pieni e il terzo si sta riempiendo”, ha aggiunto il sindaco Roberto Gualtieri.
17:21
Protezione Civile: “Sono già oltre 300mila”
A Tor Vergata sono già arrivati oltre 300mila giovani pellegrini. Secondo il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, dall’apertura dei varchi, avvenuta questa mattina alle 9, sono già arrivati tra i 290mila e i 350mila ragazzi. Un numero in costante aumento che raggiungerà il picco questa sera. A monitorare costantemente il flusso dei pellegrini la sala grandi eventi della questura di Roma, che ha installato 131 telecamere nell’intera area.16:19
Marsela: “Tornata dall’Albania vent’anni dopo per rivivere la stessa emozione”
“No, non ci sono differenze tra l’atmosfera della Giornata mondiale dei Giovani del Giubileo del 2000 e quella che si respira oggi. C’è la stessa voglia di incontrare persone di tutto il mondo che condividono la stessa fede e le stesse idee. È bellissimo”. C’è anche Marsela tra le centinaia di migliaia di persone che stanno affollando Tor Vergata in queste ore. A distanza di 25 anni Marsela, una giovane donna albanese, è tornata a Roma per partecipare di nuovo all’Anno Santo. Allora il grande evento fu celebrato da Giovanni Paolo II, quello di oggi da Leone XIV. “Volevo rivivere la stessa emozione – ha confessato la donna – anche se per me, albanese arrivata da un Paese fino a pochi anni prima chiuso, l’entusiasmo di 25 anni fa è inarrivabile”.
16:12
Sessanta interventi medici dovuti al caldo
“A livello sanitario registriamo una sessantina di interventi dovuti essenzialmente al caldo. Qualche svenimento. Numeri nella norma vista la quantità di persone. Registriamo una buona sinergia con il 118 qui presente anche con il 118, sperando che non si debba alzare in volo”. È quanto ha appena detto Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, parlando dell’esplosione prime stime di afflusso al Giubileo dei Giovani di Tor Vergata.
16:02
Il Papa incontra gli amici della ragazza morta: “Umana la tristezza ma Gesù è resurrezione”
Il Papa ha incontrato i giovani pellegrini egiziani, compagni di scuola della giovane Pascale Rafic, morta all’improvviso in viaggio mentre stava arrivando a Roma per il Giubileo. “Questa mattina presto – ha detto Prevost parlando in inglese – ho ricevuto la triste notizia della vostra compagna che viaggiava con voi in pellegrinaggio, vostra sorella, che è morta inaspettatamente ieri sera. E certo, la tristezza che la morte porta a tutti noi è qualcosa di molto umano e molto comprensibile, soprattutto essendo così lontano da casa e in un’occasione come questa quando davvero siamo riuniti per celebrare la nostra fede con gioia.
E poi all’improvviso, ci viene ricordato in un modo molto potente che la nostra vita non è superficiale né abbiamo il controllo sulle nostre vite”. Ma Gesù “è vita e resurrezione. E così in un certo senso, mentre celebriamo questo anno giubileo di speranza, ci viene ricordato in un modo molto potente quanto la nostra fede in Gesù Cristo debba far parte di chi siamo, di come viviamo, di come ci apprezziamo e ci rispettiamo a vicenda, e soprattutto di come continuiamo ad andare avanti nonostante esperienze così dolorose”. 15:53
Le prime stime della Protezione civile: “Arrivate 300mila persone finora”
“Alle 15.30 si sono registrati 190mila passaggi nelle stazioni della metropolitana, 20mila alla stazione di Ciampino e sono stati prenotato 2200 stalli autobus che vuol dire più di 100mila pellegrini. Complessivamente si tratta di oltre 300mila persone fino ad adesso a cui si devono aggiungere quelli che stanno entrando ai varchi e che andranno conteggiati. Siamo assolutamente in linea con la stima di mezzo milione di persone, una piccola città stretta in uno spazio di 109 ettari”. È quanto ha appena detto Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, parlando delle prime stime di afflusso al Giubileo dei Giovani di Tor Vergata.
15:37
Il Papa utilizzerà l’ostensorio di Frassati
L’ostensorio che verrà utilizzato stasera, durante l’Adorazione eucaristica della veglia del Giubileo dei giovani con Papa Leone XIV, ha una lunga storia. Proviene da Torino, dalla Cappella dell’Adorazione perpetua della parrocchia Sant’Antonio Abate. Davanti a quell’ostensorio – spiega il sito del Giubileo della speranza- hanno pregato Gesù-Eucaristia il giovane Piergiorgio Frassati, che sarà canonizzato il prossimo 7 settembre, insieme a Carlo Acutis, anche lui apostolo dell’Adorazione eucaristica.
Sempre davanti all’ostensorio che oggi verrà utilizzato da Leone hanno pregato San Giovanni Bosco, apostolo dei giovani, fondatore della Congregazione Salesiana, oggi diffusa in tutto il mondo; San Giuseppe Benedetto Cottolengo, apostolo della carità, vicino agli ultimi, che ha dato vita ad un gran numero di opere caritative, nel nome di Dio-Amore; San Giuseppe Cafasso, definito da Papa Pio XI: “La perla del Clero italiano”, che spese la sua esistenza a confessare e formare buoni confessori. 15:36
Malore per un ragazzo, la Croce Rossa lo soccorre
Malore per un ragazzo che partecipa al Giubileo dei Giovani a Tor Vergata. Il ragazzo è stato subito soccorso dalla Croce Rossa e trasportato in ambulanza dove sarà idratato. Nessun ricovero in ospedale.14:36
Sul palco comincia a suonare l’Orchestra Pem, atteso Il Volo in serata
È iniziato sul palco, con le note dell’Orchestra Pem bresciana, l’intrattenimento musicale organizzato a Tor Vergata per il Giubileo dei Giovani. La scaletta prevede in serata i concerti del trio Il Volo e del gruppo The Sun. Attualmente, tra gli altri, si stanno alternando gruppi e cantanti come Diorama, Shekina, la Blind internazional orchestra o il Grande coro Hope. La musica proseguirà fino alle 17 per poi ripartire in serata a cavallo della veglia di preghiera intorno alle 20, quando a Tor Vergata arriverà per la prima volta Papa Leone XIV.14:01
Leone XIV: “Un privilegio e una benedizione essere qui”
“Più di mezzo milione, dicono, forse un milione di giovani che sono venuti da tanti paesi del mondo. Per me è un privilegio”. Lo ha detto papa Leone XIV, ricevendo in udienza gli artisti che animeranno l’incontro dei giovani a Tor Vergata. Per il pontefice “è una benedizione poter partecipare in questa missione, in questo servizio, come vescovo di Roma, come Santo Padre, conoscendo soprattutto la fede, l’entusiasmo e la gioia che condividiamo e che dà voce a quello che abbiamo nel nostro cuore, e che è soprattutto il desiderio di trovare la felicità, la gioia, l’amore; di sperimentare la fede anche con i doni che il signore ci ha dato: la musica, il ballo e tante forme artistiche che voi condividerete questo pomeriggio con i giovani”13:42
Tra i primi ad arrivare il gruppo da Brescello, il paesino di don Camillo
Tra i primi ad arrivare stamattina sulla spianata davanti al palco c’è un gruppo di Brescello, il noto paesello in provincia di Reggio Emilia famoso per essere stato la location dei racconti e dei film di Don Camillo. Capitanati dall’attuale parroco, don Giancarlo, sono arrivati al Roma una ventina di giovani partiti alle 4.30 del mattino dal loro campo base sulla Tuscolana. “Per arrivare davanti a tutti appena aperti i cancelli ci siamo messi a correre come per un concerto”. Tutti indossano una maglietta rosa con la scritta “Hula Hope”
13:21
“Esami medici in ritardo per far spazio ai pellegrini”. Interrogazione M5S
“Diversi cittadini mi hanno scritto per denunciare delle anomalie sulla gestione sanitaria dell’ospedale di Tor Vergata, dove sembra si stiano lasciando degli spazi vuoti nei reparti e ritardando gli esami a persone, anche in situazioni emergenziali, per poter accogliere possibili pellegrini venuti a Roma per il Giubileo dei giovani. A tal proposito depositerò una interrogazione parlamentare. Non è possibile che si definiscano pazienti di serie A e di serie B in base a categorie di appartenenza. Mi aspetto che vengano fornite rapide ed esaustive spiegazioni”. Così in una nota Francesco Silvestri, deputato M5S. 13:19
Nebulizzatori all’opera per rinfrescare i fedeli
Fa caldo a Tor Vergata. Una trentina di gradi circa, molto meno dalle temperature torride dell’anno scorso, quando negli stessi giorni si sfiorarono i 40 gradi. Ma per rinfrescare i fedeli diversi pickup dotati di nebulizzatori stanno effettuando dei giri tra la folla sparando vapore fresco sui presenti. Sulla spianata, poi, altri mezzi dell’Ama spruzzano acqua a terra, nelle vie di fuga dove non sono accampati i giovani, per abbassare la temperatura.
13:14
Molti giovani sono stesi sui teli cerati messi a disposizione nel kit del pellegrino
I ragazzi e le ragazze presenti arrivano da tutto il mondo. Subito dietro alle prime transenne che delimitano l’area dei giovani da quella riservata sono presenti alcuni gruppi di italiani, di Massa Carrara, Padova e della zona di Reggio Emilia. In molti ancora dormono e riposano sotto il sole, stesi sui teli cerati messi a disposizione nel kit del pellegrino della Cei o addormentati sotto piccole tende. Altri suonano e ballano. Tra le bandiere spiccano le tante italiane. Ma ce ne sono molte altre nelle prime file, di Equador, Messico, Albania, Cechia, Stati Uniti, Senegal, Francia, tantissime del Canada, Portogallo, Corea del Sud e l’immancabile bandiera sarda.
12:31
Arriva la delegazione dalla Corea del Sud
Sono già sicuramente decine di migliaia i ragazzi e le ragazze presenti sulla grande spianata di Tor Vergata dove tra oggi e domani, quando Papa Leone XIV celebrerà la messa conclusiva, si terranno le due giornate conclusive del Giubileo dei Giovani. Nell’area riservata, quella immediatamente sotto il palco, è entrata da alcuni minuti una larghissima delegazione di centinaia di fedeli della Corea del Sud. Occupano le primissime file in virtù del fatto che la prossima Giornata mondiale della Gioventù si terrà a Seul. Immediatamente dietro, dove inizia la spianata erbosa, sono presenti migliaia di tende e di giovani in arrivo da tutto il mondo.
12:16
Meloni: “Ragazzi, fate chiasso come 25 anni fa”
“Tra poche ore Papa Leone XIV presiederà la grande veglia sulla spianata di Tor Vergata nello stesso luogo dove 25 anni fa San Giovanni Paolo II ha radunato oltre due milioni di persone e pronunciato parole che sono rimaste nella storia. Quel giorno di 25 anni fa ha cambiato la vita di tantissimi. Ha lenito ferite, aperto gli occhi, indicato il cammino. Io non ho avuto la fortuna di vivere quella notte ma sono testimone di chi in quella notte ha trovato una risposta alle sue domande e ha capito quale dovese essere la direzione della sua esistenza”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video diffuso sui social in occasione del Giubileo dei giovani. “In quella notte di preghiera e di fede e di amore e di grande emozione, milioni di sentinelle del mattino hanno accompagnato l’alba del nuovo millennio, hanno fatto sentire a Roma un chiasso che Roma non ha più dimenticato. Cari ragazzi è arrivato il momento di fare risentire a Roma quel chiasso”. 12:08
Proseguono le operazioni di ‘filtraggio’ dei pellegrini
Stanno proseguendo con ordine le procedure di filtraggio delle migliaia di pellegrini che, a partire dalle 9 di questa mattina, hanno iniziato ad affollare i settori allestiti per il Giubileo dei Giovani nella spianata di Tor Vergata. Lo fa sapere la questura di Roma sottolineando che sono quattro gli step utili all’ingresso. I giovani cattolici devono infatti superare il primo controllo passando attraverso i portali metal-detector a passaggio multiplo. Per ciascun varco sono stati allestiti in media 40 portali che facilitano le verifiche attraverso un doppio step di controlli, assicurando l’ingresso di 1.500 persone per ciascun dispositivo. Quindi, i fedeli accreditati ritireranno i lunch box presso le postazioni che sono state allestite all’interno dell’area riservata a cura del Dicastero per l’Evangelizzazione.
11:51
Il cordoglio del Papa per la morte della giovane
“Il Santo Padre ha appreso con profondo dolore la notizia dell’improvvisa scomparsa della giovane diciottenne Pascale Rafic, in viaggio verso Roma dall’Egitto per partecipare al Giubileo dei giovani”. Lo fa sapere la segreteria di Stato del Vaticano. Papa Leone XIV – informa ancora il Vaticano, “ha contattato mons. Jean-Marie Chami, Vescovo di titolare di Tarso e Ausiliare della Chiesa Patriarcale di Antiochia dei Greco-Melkiti per l’Egitto, il Sudan e il Sud Sudan, per esprimere la Sua spirituale vicinanza ai familiari della giovane e all’intera comunità. Nella tarda mattinata di oggi, incontrerà in Vaticano il gruppo di pellegrini, compagni di viaggio della giovane Pascale”11:38
Un diciottenne egiziana muore dopo un malore
Una ragazza egiziana arrivata in Italia per il Giubileo dei giovani, è morta nella notte per un arresto cardiaco in pullman. Pascale Rafic era arrivata in Italia con la delegazione Egitto sud-Sudan e pernottava con il suo gruppo nella parrocchia di Artena, comune in provincia di Roma. La 18enne, cardiopatica, da quanto si apprende, aveva già lamentato un lieve malore nella mattinata. Era stata soccorsa ma non erano state rilevate particolari criticità. Nella serata di ieri, al ritorno da un evento a Roma con il gruppo, si è sentita male durante il tragitto. Con il pullman si sarebbero recati autonomamente al Valmontone Hospital, dove hanno provato a rianimarla, senza successo. Quindi la chiamata al 118 per trasferirla a Colleferro. Trasportata in arresto cardiaco, non ha mai ripreso il battito, è deceduta a pochi metri dall’ospedale di Colleferro. Sul posto carabinieri della compagnia di Colleferro, il sindaco Pierluigi Sanna, il vescovo della diocesi di Velletri, e il parroco egiziano che accompagnava la ragazza
10:59
Meloni: “Una festa straordinaria di fede, di gioia, di speranza che ci emoziona nel profondo”
“In questi giorni Roma è letteralmente invasa da centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che provengono da tutto il mondo per partecipare al Giubileo dei giovani. Camminando per Roma si incrociano bandiere di ogni nazione, ragazzi riuniti in preghiera che cantano, scherzano tra loro. festeggiano quando incrociano altri ragazzi che sventolano la stessa bandiera o parlano la stessa lingua: una festa straordinaria di fede, di gioia, di speranza che ci riempie il cuore e ci emoziona nel profondo”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video diffuso sui social. 10:44
Le Misericordie: “Un’occasione per incontrare una generazione in cammino”
Le Misericordie d’Italia sono a Tor Vergata per accogliere e assistere migliaia di giovani pellegrini giunti a Roma in occasione del Giubileo dei Giovani. Una mobilitazione che coinvolge ragazze e ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. I volontari stanno operando per garantire supporto sanitario, accoglienza e assistenza logistica in tutta l’area giubilare, in sinergia con le altre componenti del sistema nazionale di protezione civile. “Essere accanto ai giovani, soprattutto in momenti di fede e condivisione come questo, significa riscoprire il cuore della nostra vocazione, che è servire con umanità, ascolto e vicinanza concreta chiunque si trovi nel bisogno – ha dichiarato Domenico Giani, presidente della Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia – La partecipazione di questi ragazzi ci interpella profondamente: sono il presente vivo delle nostre comunità, già protagonisti di gesti di solidarietà e di impegno, e al tempo stesso il futuro verso cui tutti siamo chiamati a guardare con responsabilità e speranza. Il Giubileo è un’occasione preziosa per incontrare una generazione in cammino, alla ricerca di autenticità e spiritualità”.
Mons. Baturi con i giovani di fedi diverse
“Che la pace scoppi nei nostri cuori, nelle nostre relazioni, nel nostro stare qui insieme e possa irrigare le nostre comunità, le nostre realtà, le nostre chiese, le nostre tradizioni religiose. Pace, sorelle e fratelli!”. E’ con queste parole che i giovani partecipanti hanno concluso l’incontro interreligioso “Parole di speranza per l’umanità”, svoltosi al Convitto nazionale Vittorio Emanuele II che ospita nel quartiere Prati i volontari e le attività della Cei in occasione del Giubileo dei giovani. Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha voluto essere accanto ai giovani delle diverse confessioni religiose: Unione Buddhista Italiana, Giovani Musulmani d’Italia, Unione Induista Italiana, Amicizia Ebraico-Cristiana, Unione Giovani Ebrei Italiani, Bahàì, Agesci, Fuci, Acli, Comunione e Liberazione e l’Istituto Soka Gakkai. Tutti uniti, nel nome della speranza e del dialogo, in un momento di spiritualità e confronto09:55
Abodi: “Il Giubileo lascerà un ricordo indelebile nei cuori”
“Una meravigliosa Roma accoglie la gioventù del mondo che mostra il suo volto colorato, sorridente, positivo, generoso, civile, sensibile e umano. Non scompaiono i problemi, i limiti e le inquietudini, ma emerge la voglia di non subire il peggio, la rassegnazione e la marginalità sociale. È il volto della speranza di questo Giubileo dei giovani che sono certo lascerà il segno nei cuori e nelle coscienze, anche di chi ha una responsabilità pubblica. Nei miei, sicuramente”. Sono le parole di Andrea Abodi, ministro per lo Sport e giovani su X09:23
Alle 9 aperti i varchi a Tor Vergata
Il taglio del nastro per l’avvio dei controlli e dei varchi che consentono l’accesso ai settori allestiti all’interno dell’area riservata nella spianata di Tor Vergata in occasione del Giubileo dei giovani è scattato alle 9 di questa mattina, come da programma, con la stretta di mano del prefetto, del questore e dei comandanti provinciali agli uomini in campo per garantire il buon andamento del grande evento. Dalla mezzanotte, fa sapere una nota della questura, il dispositivo di sicurezza pianificato dalla questura ha maturato la proiezione massima con il presidio di tutti i siti sensibili e la vigilanza di tutti gli itinerari pedonali che consentono di raggiungere i settori. Forze di polizia, protezione civile, steward, vigili del fuoco e Ares 118 hanno dato vita al sistema sicurezza, accogliendo i pellegrini pronti ad attendere le liturgie che saranno celebrate a partire da questa sera dal santo padre.
Testate subacquee e tsunami radioattivi. Ora la partita atomica si gioca sotto gli oceani
(di Paolo Valentino) Nel settembre 1983, il tenente colonnello dell’Aeronautica sovietica Stanislav Petrov evitò l’Olocausto nucleare. Quando gli schermi della sala di controllo delle forze strategiche dell’Urss, a pochi chilometri da Mosca, segnalarono che gli Usa avevano appena lanciato un missile balistico intercontinentale, a Petrov rimasero pochi minuti per decidere se il suo Paese fosse sotto attacco o meno. Ma invece di far partire il protocollo della catena di comando che avrebbe potuto portare a una rappresaglia, Petrov decise di aspettare. Aveva ragione, era solo un falso allarme, qualcosa nel sistema di allerta non aveva funzionato. «Mi sono categoricamente rifiutato di essere colpevole di aver fatto iniziare la Terza Guerra mondiale», avrebbe dichiarato nel bel documentario del 2014, L’uomo che salvò il mondo. Trump ordina il riposizionamento dei due sottomarini nucleari
Il presidente Donald Trump ha ordinato il riposizionamento di due sottomarini nucleari statunitensi. La decisione di venerdì arriva dopo quelle che definisce «dichiarazioni altamente provocatorie» dell’ex presidente russo Dmitrij Medvedev. Medvedev e Trump hanno litigato online negli ultimi giorni. L’impatto dei sottomarini nucleari statunitensi, che pattugliano regolarmente i punti caldi globali, rimane poco chiaro. Ma la mossa potrebbe aumentare le tensioni tra Washington e Mosca in un momento delicato, mentre Trump minaccia nuove sanzioni nel tentativo di spingere la Russia verso un cessate il fuoco nella sua guerra con l’Ucraina. Trump ha dichiarato venerdì sera di «aver dovuto» riposizionare i sottomarini. Ha aggiunto che Medvedev ha fatto minacce «inappropriate» e che «quando si parla di nucleare, dobbiamo essere preparati».
5:20 | 02 Agosto
Trump sui sottomarini: «Risposto a una minaccia» «Dobbiamo solo stare attenti.
C’è stata una minaccia e non l’abbiamo ritenuta appropriata, quindi devo stare molto attento. Lo faccio per la sicurezza del nostro popolo. Una minaccia è stata fatta da un ex presidente della Russia, e noi proteggeremo il nostro popolo»: così Donald Trump ha risposto alla domanda di un reporter sul motivo del dispiegamento di due sottomarini nucleari dopo le provocazioni dell’ex presidente russo Dmitri M
di Antonio Polito – Corriere della Sera – 2 Agosto 2025
La città invasa dai «Papa-makers» diretti al Circo Massimo. Sotto le tende, mille sacerdoti raccolgono i pentimenti. Oggi la veglia con Prevost
Alejandro viene da Ibiza, e porta sulle spalle una bandiera con l’immagine della Madonna in campo azzurro, in braccio il Bambinello. La scritta dice: Santa Maria regnau en nostro cor. Lui e il suo gruppo di amici, tutti rivestiti del rosso e del giallo di Spagna, sono un po’ il simbolo del piccolo miracolo che sta colorando Roma in questi giorni: un esodo al contrario della gioventù. Mentre migliaia di coetanei, diciamo così secolarizzati, prendono un aereo per andare a peccare sulle spiagge delle Baleari, loro fanno il percorso inverso per venire a Roma a confessare i propri peccati.
Come tutti i ragazzi del Giubileo dei Giovani, Alejandro e i compagni stanno andando al Circo Massimo per la Giornata penitenziale: sotto le tende, mille sacerdoti li aspettano per raccoglierne il pentimento in dieci lingue diverse. Sono proprio «strani», questi giovani; così diversi da quelli che raccontiamo tutti i giorni sui media. Innanzitutto, sono giovani davvero. Giovani con l’acne, intendo; non i finti giovani ultratrentenni delle ospitate in tv. Poi cantano. Accompagnandosi con chitarre e bongo, ma anche con la base delle casse bluetooth che si sono portati appresso. Cantano di tutto. Il vasto repertorio dei neocatecumenali, ma anche Nomadi e Jovanotti,Ligabue e Modugno. Ho sentito perfino un coro di tifosi dell’Inter, e uno del Real.
È un caos organizzato, un chiasso strutturato. Cantano per tenersi insieme, in gruppo, mentre procedono in variopinte colonne occupando i vicoli del centro e scacciandone per qualche giorno quei lugubri «van» neri e tutti gli altri mercanti nel tempio del turismo di massa.
Gallery: Ecco i Papa-makers del Giubileo dei giovani: in migliaia si sono confessati al Circo Massimo
Canteranno anche stasera nel lungo cammino per arrivare sulla spianata di Tor Vergata, sotto la grande Vela di Calatrava, luogo della Veglia con il Papa: una notte tutti insieme in tenda o sacco a pelo, sotto un cielo di stelle. Fino al momento di silenzio, di preghiera, l’attimo più intenso e spirituale della kermesse.
Cinica e sorniona, Mamma Roma li osserva con stupore, ma anche con amore. Cercano ombra sotto le facciate barocche delle chiese, che qui certo non mancano: di solito deserte, in questi giorni sono diventate affollatissime oasi di frescura e ostelli dell’anima.
Indossano scarpe fatte per camminare: niente infradito, sabot, sneakers firmate o sandali finto monaco stile birkenstock. Invece dei trolley dei turisti, che ogni giorno strepitano e sobbalzano sui sanpietrini, portano zaini. Invece dei berretti da baseball alla moda, cappelli a tesa larga e bandane, per proteggersi dal sole. Non ho indagato oltre l’apparenza, ma non mi è parso di vedere nemmeno un tatuaggio. Tante bandiere nazionali invece, principalmente del Sudamerica: il Cile, il Perù, l’Ecuador, la Colombia. Lo spagnolo, anzi il «castigliano», sembra essere la lingua franca del grande raduno, e forse della Chiesa di oggi. Così deve aver pensato anche il Papa americano, quando l’altro giorno è apparso a sorpresa alla folla dei ragazzi in Piazza San Pietro, e ha subito switchato dall’inglese allo spagnolo: «Siete il sale della Terra, siete la luce del mondo». Ovazioni. È l’entusiasmo di questi giovani a fare di un Pontefice una rockstar. Più che «Papa-boys» sono «Papa-makers». Domani toccherà a loro intronizzare davvero Prevost.
Non era detto che anche questa volta sarebbe stato così: la stessa gioia, la stessa partecipazione di venticinque anni fa, al Giubileo di Giovanni Paolo II. «Allora tutto sorrideva, cominciava un nuovo millennio, era più facile aprirsi alla speranza. Oggi è tutto guerre e massacri, e nelle mani di questi ragazzi c’è un telefonino», dice don Giordano Goccini, il parroco di Novellara che sui miracoli delle GMG (le Giornate Mondiali della Gioventù) ha pubblicato una ricerca, «Sulle strade del rito». «I giovani rispondono ancora alla chiamata perché la loro spiritualità ha bisogno del rito; tutti gli altri, compresi quelli che si fanno in chiesa, non bastano. Ma se noi educatori che li accompagniamo, che li chiamiamo a questa sfida, alzati dal divano, alzati e cammina, prendi in mano la tua vita, lunedì sera saremo tornati al solito tran tran, loro torneranno su Instagram a postare le foto della serata di sushi».
Anche la Rete offre infatti un rito, seppur profano. E la Chiesa ne soffre la competizione. Per questo tra i giovani di Roma ci sono anche molti «missionari digitali», come Benedetta: «Portiamo la parola di Dio in terre straniere, l’evangelizzazione sui social, il Santo Rosario in diretta streaming, ci facciamo ispirare dallo Spirito Santo». Le vie del Signore sono infinite. Benedetta ebbe quella che chiama la sua «conversione» proprio nelle strade della Capitale, durante il Giubileo straordinario indetto da Francesco dieci anni fa. Quanti ragazzi ne avranno una tra oggi e domani? Non so se questi giovani, così diversi, salveranno il mondo. Forse no. Ma almeno stanno cercando una risposta diversa e migliore allo stesso problema che angoscia i loro coetanei, compresi quelli che stasera saranno invece a Ibiza: la paura di non essere adeguati, la paura di non poter più sperare. La loro speranza è invece così certa, «che è come se già fosse diventata realtà»
L’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova Fortunato Morrone, traccia un profilo del santo porporato inglese, che sarà proclamato Dottore della Chiesa
31/07/2025 Vatican News
Il cardinale Newman sarà proclamato Dottore della Chiesa
di Fortunato Morrone
John Henry Newman sarà dottore della Chiesa. Finalmente! Dopo la canonizzazione del beato cardinale, proclamata da Papa Francesco il 13 ottobre 2019, si attendeva che la Chiesa, nella persona del Santo Padre Leone XIV, riconoscesse in lui uno dei suoi dottori (da notare che nel 1879 era stato Leone XIII elevarlo alla porpora). Immagino, tuttavia, un Newman in qualche modo imbarazzato e sorpreso davanti a tali riconoscimenti da parte della Chiesa.
Cosciente dei suoi limiti caratteriali e culturali, ma anche delle sue notevoli possibilità intellettive e morali, Newman, avanti negli anni, in una corrispondenza, dopo aver elencato una serie di qualità e di doti specifiche necessarie che il teologo deve presentare, confidava: «Questo io non lo sono, né sarò mai. Come S. Gregorio di Nazianzo preferisco camminare per la mia strada e disporre del mio tempo […] senza pressanti impegni» (LD XXIV, 213).
In tal senso Newman è stato anzitutto un pastore e predicatore di rara finezza linguistica e comunicativa e un credente di notevole cultura e di raffinata intelligenza che — nella contingenza della polemica culturale o della difesa circostanziata di questa o di quella questione teologica o filosofica — ha saputo esibire in massimo grado i motivi della speranza cristiana, ma con uno stile e un’acutezza di riflessione che rivelano la grandezza del suo spirito, capace di elevare il tono del confronto religioso, sociale, educativo o culturale della disputa per dilatare l’orizzonte conoscitivo, razionale e credente dei lettori o dei suoi ascoltatori, fossero essi pro o contro di lui.
Ma la Chiesa non si sbaglia: Newman sarà doctor Ecclesiae poiché, per dirla con san Paolo VI, egli viene riconosciuto come «un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze del mondo moderno» (Discorso agli specialisti e agli studiosi del pensiero del Cardinale Newman, 7.04.1975).
Assiduo lettore e discepolo dei Padri, come loro Newman ha alimentato e motivato il suo esercizio e il suo ministero teologico, attingendo continuamente, nella preghiera, all’ascolto e allo studio della Scrittura. Se con la sua esistenza credente Newman ha testimoniato la bellezza e la praticabilità del Vangelo, con la sua riflessione teologica il presbitero anglicano e professore a Oxford prima, e oratoriano presbitero cattolico poi, ha offerto ragioni valide della credibilità, della sensatezza e della sapienza della fede.
«Genio complesso, poeta e mistico» (Bremond), leader del Movimento di Oxford nel periodo anglicano, Newman è stato riferimento teologico sicuro, nonostante gli anni della diffidenza dei suoi connazionali, della rinata comunità cattolica in Inghilterra dopo il suo sofferto ma lucido passaggio alla Chiesa di Roma. Difendendo la libertà di coscienza in nome di una fede aperta incondizionatamente alla «luce gentile» della Verità e misurandosi dialogicamente e criticamente con le correnti di pensiero religioso, filosofico e teologico dell’epoca vittoriana, Newman ha saputo coniugare magistralmente il rapporto tra fede e ragione, decisivo per il pensiero occidentale, con un approccio fenomenologico personalista più che metafisico, aprendo così nuovi sentieri alla ricerca teologica, chiamata a offrire ragioni della speranza che i credenti, specialmente i semplici, sono invitati a testimoniare, ieri come oggi, in questa umana storia amata da Dio. E ai semplici Newman ha dedicato la sua Grammatica dell’assenso (1870), che lo ha impegnato per tutta la vita, nelle linee programmatiche essenziali già tracciate nei Quindici sermoni universitari, tenuti tra il 1830 e il 1843.
Attualmente la sua opera, nell’orizzonte dell’amicizia tra le ragioni della fede, fondata nella Rivelazione, e le esigenze della ragione, ci offre una visione di una gioiosa fede che dà fiducia alla ragione di fronte al relativismo e allo scientismo odierno.
Tra le altre opere teologiche di Newman segnaliamo il Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (1845), terminato poco prima del suo passaggio al cattolicesimo, in cui viene posta in evidenza la categoria di Tradizione alla luce della vicenda secolare della Chiesa in chiave dinamica e creativa; l’Idea di Università (1854), frutto della sua esperienza di rettore del nuovo Ateneo di Dublino, opera nella quale i temi dell’unità, dell’interdisciplinarità e transdisciplinarietà dei saperi in dialogo con la teologia (cfr. Veritatis Gaudium 4, qui viene citato Newman insieme a Rosmini) sono come anticipati nel contesto del suo tempo. Ancora, Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina (1859), in cui la visione ecclesiologica — tracciata in The Prophetical Office, edito nel 1837 per offrire consistenza teologica all’anglicanesimo, ma ripreso e corretto nella Terza prefazione alla Via Media (1873) — aiuta oggi a comprendere la natura sinodale della Chiesa. E infine la Lettera al duca di Norfolk, sul delicato tema della coscienza, luogo del cuore nell’esperire se stessi e Dio (God and myself), ma colto all’interno dell’atto di fede del credente, come assunzione soggettiva e responsabile dell’oggettiva confessione di fede garantita dalla Chiesa.
Si tratta di testi ancora oggi di riferimento sia per l’ampio dibattito teologico contemporaneo, sia per la missione della Chiesa in questo mondo in continuo e veloce cambiamento, che presenta nuove sfide all’intelligenza della fede e opportunità inedite per l’annuncio del Vangelo, ma in una dinamica relazionale che nel soggetto credente coinvolge anzitutto il cuore che comunica al cuore (cor ad cor loquitur) e che certo implica l’intelligenza.
di Andrea Riccardi| 31 luglio 2025 – Corriere della Sera
La lettera del 1917 di Benedetto XV ai potenti della terra, l’intervento di Paolo VI all’Onu e il sogno di Papa Francesco: aboliamo la guerra
Più di cent’anni fa, il 1° agosto 1917, Benedetto XV inviava una lettera ai Capi di Stato belligeranti, chiedendo a governi e popoli in guerra di «tornare fratelli». È un documento ancora attuale e di riferimento. C’è in esso un’espressione, non invecchiata nonostante il tempo passato: «questa lotta tremenda, la quale apparisce ogni giorno di più inutile strage». La locuzione, «inutile strage», è transitata nel lessico corrente, come definizione tra le più appropriate della guerra. Il papa volle che fosse mantenuta, mentre la Segreteria di Stato del diplomatico card. Gasparri, ne voleva la soppressione.
La locuzione divenne subito popolare, alternativa alle propagande belliche, tanto che il papa fu accusato di disfattismo, incolpato — così dal generale Cadorna — della sconfitta di Caporetto. Gelida l’accoglienza dei cattolici francesi. Si passò all’insulto: Benedetto fu chiamato «crucco» (tedesco) o «Maledetto XV». Oggi, guardando al dramma di Gaza, bombardata e affamata, vediamo ancora un’«inutile strage». Non c’è ragione, se non quella della forza. E non è «inutile strage» il tributo di vite pagato ogni giorno dagli ucraini da tre anni e mezzo?
Quel 1917 fonda il «ministero» di pace dei papi, un filo rosso negli ultimi due secoli, delegittimando la guerra («non c’è guerra giusta», diceva Francesco) non solo religiosamente, ma per i mali provocati. Ancora Bergoglio: «Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato». L’autorità della Chiesa viene dalla memoria: parla di pace, perché ricorda le tante tragedie della guerra. All’ONU Paolo VI si presentò così: «Noi quali esperti di umanità». Poi lanciò la sfida: «Jamais plus la guerre!». L’autorità della Chiesa viene pure dal farsi voce della povera gente travolta dalla guerra: «voce dei morti e dei vivi», dice Paolo VI.
La Chiesa cattolica, un’internazionale di popoli, vive ogni conflitto, specie la guerra mondiale, come una lacerazione interna. Il papa si vuole «imparziale» tra i combattenti, impegnato per la pace e l’aiuto umanitario (così dal 1914). L’ideale è vivere insieme — scrive Benedetto — «con spirito conciliante, tenendo conto… delle aspirazioni dei popoli, e coordinando, ove occorra, i propri interessi a quelli comuni del grande consorzio umano». In questa visione s’inserisce oggi l’insistenza vaticana sui due Stati, israeliano e palestinese. Nel testo due punti sono decisivi per finire la guerra: l’arbitrato e il disarmo. Sul riarmo, il papato è stato sempre critico con un pensiero non lontano da un militare, il presidente Eisenhower: «Dobbiamo guardarci dalla conquista di un’influenza senza limiti… del complesso militare-industriale». L’arbitrato si sviluppa, nel tempo, nella fiducia nel dialogo e nelle istituzioni internazionali alla luce del necessario rispetto del diritto.
La lettera del 1917 non si ferma ai principi, avanza problemi da risolvere: la liberazione del Belgio dai tedeschi, la restituzione delle colonie alla Germania, il contenzioso tra Roma e Vienna, l’Armenia (il papa aveva difeso gli armeni, vittime del genocidio ottomano), la rinascita della Polonia e altro. Si evoca il diritto, ma non si esclude il compromesso «di fronte ai vantaggi immensi di una pace duratura con disarmo». Il valore degli interventi papali è presentare sempre, pure quando l’opinione generale è rigidamente divisa, l’alternativa della pace attraverso il negoziato.
Posizioni simili oggi poco ispirano gli attori internazionali. Siamo nell’età della forza, fuori dalla legalità internazionale, con il discredito della diplomazia e delle sedi internazionali. La politica della Santa Sede è invece per passare dall’età della forza a un’«età negoziale»: un «un moto negoziale della storia, che esige, a tutti i livelli, l’abbattimento dei muri e la sostituzione dei muri con i ponti», diceva La Pira.
Così si è espresso Leone XIV: «incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano». La storia conferma per la Chiesa (e non solo) che la guerra è un’inutile strage. Bisogna voltare pagina e inaugurare «un’età negoziale». La proposta nasce da un sogno, espresso da Francesco: «Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia».