"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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PENSIERO QUOTIDIANO

TROVI LE PUNTATE PRECEDENTI NELLA SEZIONE IL DIARIO DI PADRE LIVIO

53. Maria è una Madre che guida la Chiesa

La Regina della pace nei suoi messaggi, in tutto questo lungo arco di tempo, si propone come la nostra guida e non si stanca di invitaci a seguirla.

Non vuole sostituire i Pastori nel loro compito di pascolare il gregge, ma insegna loro col suo esempio che cosa sia la “sequela Christi”.

Nella sequela di Gesù il cristiano non potrebbe avere una guida più sicura di Maria. Lei è innanzi tutto la Madre che ha preparato il Figlio alla sua missione e poi l’ha seguito, con determinazione e coraggio, portando la croce, la più pesante dopo quella del Redentore.

 Maria ha perseverato fino alla fine, seguendo il Figlio fino alla cima del Calvario. La sua fede incrollabile è stata l’unica luce che è rimasta accesa nelle tenebre, intorno alla quale la piccola comunità dei discepoli si è raccolta.

Quando l’oscurità avvolge il mondo e la falsa luce acceca gli occhi, è difficile anche per i migliori andare avanti nella giusta direzione. Se non si cammina accanto alla Madre, lasciandoci dolcemente orientare dal suo sguardo luminoso, rischiamo di perderci nel buio impenetrabile delle notti infernali.

La Madonna è la guida più sicura nella sequela di Gesù perché è tutta orientata a Lui. Fin dal momento dell’annunciazione, quando il Verbo si è fatto carne nel suo grembo, gli occhi della Madre sono costantemente rivolti verso il Figlio.

Ogni battito del suo cuore è un sussulto di amore per Lui. L’intera sua vita è al servizio della missione del Figlio. Anche ora in cielo, nella gloria della Santissima Trinità, continua ad essere l’Ancella del Signore, cooperando con Gesù nell’opera della salvezza del mondo.

Per quanto la Madonna sia madre più di qualsiasi altra, tuttavia si distingue per il fatto che non trattiene mai i suoi figli per sé. Lei sa che di averli ricevuti in consegna dal Figlio morente sulla croce.

Lei conserva nel suo cuore quelle parole che mai passeranno: “Donna ecco tuo figlio” (Gv 19, 26). I figli di Maria sono un dono di Gesù. Suo compito materno, fino alla fine dei tempi, è quello di condurli a Lui.

“Ad Jesum per Mariam”, a Gesù per mezzo di Maria, è l’insegnamento costante della Chiesa. Il piano della divina Sapienza incanta per la sua mirabile semplicità.

Il Padre ci ha donato il Figlio per mezzo di Maria e il Figlio a sua volta vuole che sia Maria a condurci a Lui.

Nella pericolosa traversata attraverso l’oceano della vita, solo coloro che guardano alla stella che brilla nell’oscurità sono sicuri di arrivare sani e salvi al golfo di luce dell’eternità.

Leone XIV, Maria, aiutaci a non macchiare con il nostro peccato e la nostra miseria la santità della Chiesa

Papa Leone XIV prega la Madonna di Guadalupe, nel giorno della sua festa, nella omelia della Messa celebrata in san Pietro

Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano, venerdì 12 dicembre 2025, 16:34 (ACI Stampa).

Una lunga preghiera a Maria Madre dell’umanità. Papa Leone XIV prega la Madonna di Guadalupe nel giorno della sua festa nella omelia della messa celebrata in san Pietro.

La gioia che Maria riceve all’annuncio dell’ Angelo diventa la dinamica di chi lascia che la Parola di Dio entri nella sua vita e la trasformi. E così anche davanti alle domande di Juan Diego “in mezzo a conflitti senza fine, ingiustizie e sofferenze in cerca di sollievo, la Madonna di Guadalupe proclama il nucleo del suo messaggio: “Non sono forse qui io, che sono tua madre?” .

È la voce che risuona con la promessa della fedeltà divina, la presenza che sostiene quando la vita diventa insopportabile”. E così “Per tutta la sua vita, Maria porta questa gioia là dove la gioia umana è insufficiente” e risponde ai suoi figli.

“E come tuo figlio, ti chiedo: Madre, insegna alle nazioni che desiderano essere tuoi figli a non dividere il mondo in fazioni inconciliabili” e “istruisci i loro leader nel loro dovere di salvaguardare la dignità di ogni persona in ogni fase della vita” 

E poi il Papa chiede di sostenere i giovani “mostra loro che tuo Figlio cammina al loro fianco” e cerca “coloro che si sono allontanati dalla santa Chiesa” e “rafforza le famiglie: affinché, seguendo il tuo esempio, i genitori educhino i figli con tenerezza e fermezza, affinché ogni casa sia una scuola di fede” e “sostieni il clero e la vita consacrata nella loro fedeltà quotidiana e rinnova il loro primo amore”.

E per tutti il Papa chiede di imparare a custodire “il Vangelo nel cuore. Aiutaci a comprendere che, pur essendo destinatari, non siamo padroni di questo messaggio, ma, come San Juan Diego, ne siamo semplici servitori”, e “aiutaci a non macchiare con il nostro peccato e la nostra miseria la santità della Chiesa che, come te, è madre”.

 Infine il Papa chiede: “vieni in aiuto del Successore di Pietro, affinché confermi nell’unica via che conduce al Frutto benedetto del tuo grembo, tutti coloro che mi sono stati affidati. Ricordati di questo tuo figlio, «al quale Cristo ha affidato le chiavi del Regno dei cieli per il bene di tutti», affinché queste chiavi servano «a legare e sciogliere e a redimere ogni miseria umana» “.

La messa si è celebrata con i canti mariani dedicati alla Madonna di Guadalupe e in spagnolo.

Il Papa Oggi a Roma

A Città del Messico oggi

Sorpresa: la base trumpiana ama la Nato, non Putin

diFederico Rampini| 11 dicembre 2025- Corriere  della Sera 11 Dicembre 2025

L’opinione pubblica è più vicina alle idee del presidente Reagan che a quelle spesso espresse da Trump

Gli elettori repubblicani amano la Nato, non Putin. La nuova dottrina di politica estera enunciata nel controverso documento sulla National Security Strategy (NSS, la Strategia di Sicurezza Nazionale) non riflette le opinioni più diffuse nella base trumpiana. 

È una dottrina che riprende tutte le tesi già esposte dal vicepresidente JD Vance a febbraio alla conferenza strategica di Monaco, ma rimane minoritaria fra gli elettori americani. Questo induce alcuni osservatori a una previsione: l’attuale crisi nei rapporti transatlantici non durerà in eterno, ha una data di scadenza che coincide con la fine di questa Amministrazione nel 2028, o addirittura (per i più ottimisti) a fine 2026 se Trump incassa una sconfitta alle elezioni di metà legislatura.

Vi riferisco una posizione che è ovviamente di parte, e tuttavia autorevole: viene dalla destra non trumpiana, dai repubblicani che non si sono arresi all’egemonia di questo presidente sul loro partito. Ma è un’analisi suffragata dai fatti, in particolare da un recente sondaggio presentato in una sede emblematica: la biblioteca presidenziale di Ronald Reagan, il più amato di tutti i presidenti repubblicani del Novecento, il padre della rivoluzione neoliberista, nonché il vincitore della guerra fredda contro l’Unione sovietica.


A illustrare i risultati del sondaggio è Karl Rove, che fu lo stratega delle due vittorie elettorali di George W. Bush nel 2000 e nel 2004, in un articolo pubblicato oggi sul Wall Street Journal. Ne riporto qui alcuni estratti, i numeri che cita meritano attenzione.

«La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata dalla Casa Bianca riapre la domanda se gli americani stiano diventando isolazionisti. Un recente sondaggio suggerisce il contrario. Dal 2013, ogni anno i massimi comandanti militari del Paese, funzionari statunitensi, leader dell’industria della difesa e alcune delle migliori menti in materia di politica estera e sicurezza nazionale si riuniscono alla Ronald Reagan Presidential Library, in California. 

Lì esaminano la postura difensiva degli Stati Uniti e discutono del nostro mondo pericoloso, includendo negli ultimi anni anche un sondaggio condotto dal Ronald Reagan Institute sulle opinioni degli americani in materia di politica estera. Il sondaggio del 2025 ha prodotto risultati sorprendenti.

 Il 64% degli americani ritiene che sia meglio per gli Stati Uniti essere più impegnati e assumere un ruolo di guida. Solo il 33% pensa che il Paese debba essere meno coinvolto e limitarsi a reagire agli eventi. 

Anche la suddivisione partitica è controintuitiva. Il 79% dei repubblicani che si identificano con il movimento MAGA e il 57% dei democratici sostengono un maggiore impegno degli Stati Uniti. Neppure l’Europa e la Nato sono abbandonate dagli americani. Il 68% ha una visione favorevole dell’Alleanza Atlantica, la quota più alta da quando il Reagan Institute ha iniziato i sondaggi nel 2018. 

Ancora di più (76%) sostengono l’uso della forza militare statunitense se un alleato Nato fosse attaccato, in aumento rispetto al 71% di giugno. La maggioranza degli americani – il 59% – si oppone al ritiro dalla Nato. Solo il 34% sostiene l’uscita, e uno su cinque tra i favorevoli al ritiro cambia idea quando gli viene detto che gli alleati europei stanno aumentando la spesa militare. 

Vi è anche un ampio consenso sull’importanza che gli Stati Uniti dispongano delle forze armate più potenti al mondo. L’87% degli intervistati concorda sul fatto che ciò sia cruciale, e il 71% ritiene che il mondo abbia maggiori probabilità di raggiungere la pace quando gli Stati Uniti mantengono la forza militare più robusta a livello globale. 

Il 64% ritiene che le forze armate americane dovrebbero essere sufficientemente grandi da combattere guerre simultanee contro la Cina e un altro avversario — sia la Russia, sia un nemico più piccolo come l’Iran o la Corea del Nord. Gli americani hanno idee chiare anche su chi siano i nostri avversari. Quasi la metà indica la Cina come la minaccia più grave, seguita dalla Russia al 26%. La crescente cooperazione tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord preoccupa l’87% degli intervistati. Con un margine del 62% contro l’11%, gli americani vogliono che l’Ucraina vinca la sua guerra contro la Russia — inclusi il 57% dei repubblicani e il 72% dei democratici. 

Il sostegno alla vendita di armi ai Paesi europei affinché le forniscano a Kiev è ancora più alto, pari al 68% — con i repubblicani al 75% e i democratici al 67%. Solo il 28% degli intervistati si fiderebbe che la Russia rispetti un eventuale accordo di pace, mentre il 70% non si fiderebbe. 

A causa delle preoccupazioni riguardo alla Cina, cresce anche il sostegno verso Taiwan. Il 77% degli elettori — compresi l’81% dei repubblicani e il 78% dei democratici — afferma che l’isola è importante per gli Stati Uniti… 

Alcuni populisti, apologeti di Putin e neo-isolazionisti spingono affinché l’America si ritiri dal mondo, ignorando semplicemente le conseguenze che deriverebbero dall’avanzata dei nostri avversari su scala globale. È chiaro che non è questa la direzione voluta dagli americani. L’opinione pubblica è più vicina alle idee del presidente Reagan che a quelle spesso espresse dal presidente Trump — o almeno dai suoi consiglieri più isolazionisti.

Trump farebbe bene a imparare dal suo predecessore, uno dei più grandi presidenti repubblicani della storia, i cui principi di politica estera sono condivisi dalla maggioranza della base del Partito Repubblicano. Perfino i repubblicani MAGA, a ben vedere, sono piuttosto reaganiani».

Fin qui le parole di Karl Rove. Aggiungo una notazione di contorno. La visione «reaganiana» è ben presente non solo nella base, ma anche in alcuni esponenti al vertice dell’Amministrazione: il più importante è nientemeno che il segretario di Stato Marco Rubio. Il silenzio di Rubio sul documento strategico NSS è evidente. Quel documento non lo ha ispirato lui ed è molto distante dalle sue opinioni, per esempio su Putin e su Xi Jinping. 

È ragionevole affermare che la pensano come Rubio molti capi delle forze armate, dell’intelligence, della diplomazia americana. A prescindere se siano repubblicani, democratici, indipendenti, molti di loro si sono formati durante la guerra fredda o comunque ne hanno assorbito bene tutte le lezioni, e non sono pronti ad abbassare la guardia verso Russia e Cina.

Il documento NSS assomiglia al tentativo di imprimere una brusca sterzata a una portaerei: la politica estera e militare della superpotenza Usa è proprio come una grande nave, ha una forza inerziale che non si presta a cambi di rotta troppo repentini.

Una utile integrazione al sondaggio esposto da Rove la dà un altro esponente della famiglia repubblicana anti-trumpiana, quel Robert Zoellick che ebbe diversi incarichi di rilievo nell’Amministrazione Bush, fino alla presidenza della Banca Mondiale. Ecco la sua analisi sul documento NSS:

«La Strategia di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca per il 2025 è rivelatrice — soprattutto per quanto riguarda la visione del mondo del vicepresidente JD Vance. In termini pratici, il documento non limiterà l’ambizione di Donald Trump di diventare il «presidente della pace» attraverso accordi. 

Ma gli autori di questo documento — probabilmente guidati da Andy Baker, vice consigliere per la sicurezza nazionale ed ex collaboratore di Vance — hanno spiegato come intenderebbero creare un nuovo quadro strategico dopo la distruzione del vecchio ordine da parte di Trump. 

La strategia forgia uno strano miscuglio geopolitico-culturale fatto di equilibri regionali di potere e di appelli a un rinnovamento spirituale, familiare e di civiltà. Prefigura una competizione tra Stati-nazione con sfere d’influenza ed economie nazionalizzate — elementi che rendono il documento simile alla retorica precedente alla Prima guerra mondiale. 

La strategia regionale prende avvio dall’emisfero occidentale, invocando un «Corollario Trump» alla Dottrina Monroe, imitando la revisione di quella dottrina da parte di Theodore Roosevelt. La politica estera è collegata direttamente agli interessi interni del Paese, questi impongono di fermare la migrazione «destabilizzante» e di usare i militari contro i narcotrafficanti. Invece di fare affidamento sul potere di attrazione dell’economia statunitense e della democrazia, l’amministrazione imporrà costi economici per costringere i Paesi latinoamericani a collaborare. 

Non c’è alcun accenno ai piani dell’amministrazione per il Venezuela, se non per indicare che la strategia fissa una «soglia elevata» per qualsiasi intervento ed esprime un generico desiderio di evitare guerre. La politica europea rappresenta il cambiamento più radicale.

 L’Amministrazione sostiene che l’Europa affronta stagnazione economica e una «cancellazione della propria civiltà». Aborrisce la sovranità condivisa dell’Unione Europea. 

La fede di Vance nel populismo nazionale lo porta a criticare le risposte delle democrazie europee alle paure storiche circa l’estremismo politico e l’influenza russa.

 Il linguaggio riecheggia in modo inquietante le critiche di Vladimir Putin all’Europa. La strategia tratta Europa e Russia come equivalenti dal punto di vista politico. Il ruolo degli Stati Uniti sarà quello di mediare un ripristino della sicurezza stabile in Europa

L’Ucraina è vista come un fattore irritante che ostacola un accordo, senza alcun riconoscimento del fatto che la sottomissione dell’Ucraina da parte di Putin aumenterebbe i pericoli invece di garantire sicurezza. Sebbene alcuni alla Casa Bianca abbiano proclamato la sicurezza nell’Indo-Pacifico come priorità, la strategia per la regione appare poco ispirata, tranne che per il protezionismo economico. 

Il documento enfatizza la libertà di navigazione, in particolare per le catene di approvvigionamento. Il piano prevede di dissuadere la Cina pur riconoscendo i futuri «campi di battaglia economici». Taiwan resta in una situazione di attesa. Gli alleati americani dovranno ampliare i loro ruoli militari seguendo la linea di Washington su politica industriale e sicurezza economica. 

La strategia lascia spazio a una coesistenza economica con la Cina — commercio nei settori non sensibili — se i rapporti economici potranno essere riequilibrati. In Medio Oriente, gli autori sono ansiosi che Washington prosegua con il suo ritiro a lungo rinviato, anche se il presidente è impegnato nella regione mentre è alla ricerca frenetica di accordi di pace. 

La strategia si affida alle monarchie del Golfo affinché mantengano la sicurezza in qualche forma di associazione con Israele. La psicologia populista del vicepresidente sostiene queste strategie regionali. Egli fa appello ai risentimenti circa gli eccessi del passato, i fardelli ingiusti, gli stranieri inaffidabili, l’agenda woke, le élite — e soprattutto la migrazione. 

Il documento aggiunge una ideologia di protezione delle culture nazionali contro le influenze straniere e la migrazione. La «grandezza» americana di Trump dovrebbe essere una forma di soft power capace di guidare una rinascita culturale tra popoli diversi in tutto il mondo. 

La strategia si affida alla politica industriale, ai dazi e alla direzione della Casa Bianca per ottenere sicurezza economica… 

Nella migliore delle ipotesi, la nuova strategia imita il tentativo di Theodore Roosevelt di sfruttare l’influenza crescente dell’America per mediare equilibri di potere nell’Asia orientale e in Europa, mantenendo al contempo il dominio nel Nord America e nei Caraibi. 

Ma il nuovo documento ignora le lezioni del secolo successivo. Le guerre in Europa e nel Pacifico hanno minacciato direttamente gli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’America ha dovuto costruire alleanze per contrastare le minacce — compreso l’impero sovietico — e preservare la sicurezza nelle estremità occidentali e orientali dell’Eurasia…»

«Ecco l’offerta degli Usa alla Russia»: i punti del piano sull’Ucraina presentato al Cremlino, che Putin considera «timido» (e che per gli Usa sarebbe uno strappo storico)

di Federico Fubini – Corriere della Sera – 10 Dicembre 2025

Witkoff e Kushner hanno proposto a Putin il riconoscimento della sovranità russa su Crimea e Zaporizhzhia e la cessione da parte ucraina anche delle porzioni di Donetsk non ancora conquistate dai russi. Ma per Mosca non è ancora abbastanza

Steve Witkoff, al centro, e Jared Kushner, a destra, inviati di Trump al Cremlino il 2 dicembre scorso

Cessione da parte ucraina della porzione del Donetsk che la Russia non occupa già e riconoscimento americano, ufficiale, della sovranità russa sulla Crimea e la porzione della regione di Zaporizhzhia invasa dalla Russia (inclusa la centrale nucleare). 

Sarebbe questa l’offerta che Steven Witkoff e Jared Kushner avrebbero portato a Vladimir Putin all’incontro al Cremlino del 2 dicembre scorso, in veste di emissari di Donald Trump. Lo riferiscono osservatori con accesso diretto alle discussioni in corso all’interno dell’amministrazione americana. Questa offerta resterebbe una base di lavoro fra Russia e Stati Uniti

Non è assolutamente detto che un eventuale accordo, o congelamento del conflitto in Ucraina, possa arrivare su questi presupposti. Yury Ushakov, consigliere di politica estera del presidente russo ed ex ambasciatore di Mosca negli Stati Uniti, è uscito dalla riunione di Putin con gli emissari di Trump il 2 dicembre lasciando capire che non c’era accordo completo fra le due delegazioni. Sintomo, sicuramente, che il Cremlino chiederà ancora più concessioni

Nella prospettiva dell’amministrazione Trump, per Kiev cedere alla Russia quanto resta del Donbass (circa cinquemila chilometri quadrati nel Donetsk) in teoria non dovrebbe essere troppo doloroso. Si ritiene che in quella porzione di territorio non restino più di 100 mila abitanti, che dunque per la Casa Bianca dovrebbero essere spendibili da parte del governo di Kiev e consegnati alla Russia in cambio di un congelamento del conflitto.

Quanto ai riconoscimenti ufficiali della sovranità russa sulla Crimea e sulla parte di Zaporizhza già invasa, l’amministrazione americana si sarebbe detta pronta. L’intesa prevederebbe che gli Stati Uniti procederebbero al riconoscimento, mentre le Nazioni Unite, i Paesi dell’Unione europea e altri governi non farebbero altrettanto. Ciò permetterebbe alle imprese americane di investire in sicurezza in quei territori ora controllati dalla Russia.

Per gli Stati Uniti, si tratterebbe di una svolta storica. Sarebbe la prima volta dal 1945 che un’amministrazione americana riconosce come legittimo il controllo di un territorio che un Paese terzo ha ottenuto invadendo, bombardando indiscriminatamente la popolazione civile e persino attraverso i rapimenti di bambini della popolazione aggredita.

Sarebbe un atto di ripudio dei presupposti e dei principi sui quali l’Onu è stata formata proprio su spinta americana ottanta anni fa. Per esempio, sulla base dei principi della Carta dell’Onu, gli Stati Uniti e tutti i Paesi di Europa occidentale si rifiutarono sempre di riconoscere la sovranità sovietica sui Paesi baltici, dopo l’avanzata dell’esercito di Mosca alla fine della seconda guerra mondiale. Questa posizione ha facilitò poi il percorso di Estonia, Lituania e Lettonia verso l’indipendenza, l’autodeterminazione, la democrazia, l’ingresso nella Nato e nell’Unione europea.

Ora la Crimea e la regione di Zaporizhza dovrebbero avere la sorte opposta, secondo il piano americano.

È significativo tuttavia che Putin non l’abbia accettato in pieno. Dato che questa offerta molto audace sembra rappresentare solo l’apertura di un negoziato di merito, la Russia ha subito chiesto di più: fra gli altri punti, senz’altro una riduzione dell’esercito ucraino e una stretta limitazione di qualunque garanzia di sicurezza a favore dell’Ucraina

Ciò renderebbe una nuova aggressione più facile e probabile in futuro, dato che Putin non ha mai nascosto l’obiettivo di sottomettere l’intero Paese invaso. 

L’Immacolata vincitrice di tutte le eresie

10 Dicembre 2025 ore 09:43

di Roberto de Mattei

Chiesa cattolica | CR 1928

Parlare della Madonna non è mai ripetitivo. La speculazione intellettuale sulla sua grandezza è inesauribile per l’intelletto umano, perché Ella, pur essendo una creatura, è un perfetto riflesso della immensa grandezza di Dio. 

La verità dell’Immacolata Concezione fu proclamata come dogma infallibile della Chiesa dal beato Pio IX, l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, con la quale il Papa definisce che la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin da primo istante del suo concepimento. Il fondamento di questo privilegio mariano sta nell’assoluta opposizione, nella infinita inconciliabilità, tra Dio e il peccato.

All’uomo concepito nel peccato si contrappone Maria concepita senza ombra di peccato, purissima e senza macchia. E poiché il peccato è un disordine dell’intelligenza e della volontà, a Maria, in quanto Immacolata, è riservato di vincere ogni male, errore ed eresia che nasce e si sviluppa nel mondo come conseguenza del peccato. 

Nel momento in cui Maria fu concepita da san Gioacchino e sant’Anna, regnava l’imperatore romano Augusto e la Palestina era sotto il dominio del Re Erode il Grande, ma l’umanità era immersa nel peccato, a cominciare dal popolo ebraico. La nascita di Maria illuminò la storia e costituì la premessa della nascita della Civiltà cristiana. Per mezzo di Maria, infatti, venne al mondo, il Redentore dell’umanità e dal Suo sangue versato sul Calvario nacque, sulle rovine dell’Impero Romano, la Santa Chiesa Romana, madre della grande Civiltà cristiana medioevale. 

Quando, nel 1845, salì sul trono pontificio Pio IX, giungeva al suo acme una Rivoluzione plurisecolare, che aveva come fine la distruzione dell’ordine sociale cristiano. Uno dei suoi fondamenti ideologici era la negazione del peccato originale.  Il sistema naturalistico e razionalistico liberale e socialista riteneva infatti che la grandezza e il progresso dell’uomo fossero il fine supremo della storia e che l’uomo moderno dovesse diventare autosufficiente e “maggiorenne”, liberandosi dalla tutela finora ricevuta dalla Chiesa. 

Il grande pensatore spagnolo Juan Donoso Cortès, consultato, come tante altre personalità, da Pio IX, sull’opportunità di definire il dogma del peccato originale, gli aveva risposto in questi termini:

«La negazione del peccato originale è uno dei dogmi fondamentali della Rivoluzione. Supporre che l’uomo non sia caduto nel peccato originale significa negare, e si nega, che l’uomo sia stato redento. Supporre che l’uomo non sia stato redento significa negare, e si nega, il mistero della Redenzione e della Incarnazione, il dogma della personalità esteriore del Verbo e il Verbo stesso.

Supporre l’integrità naturale della volontà umana, da una parte, e non riconoscere, dall’altra, l’esistenza di altro male e di altro peccato che il male ed il peccato filosofico, significa negare, e si nega, l’azione santificante di Dio sull’uomo e con essa il dogma della personalità dello Spirito Santo

. Da tutte queste negazioni deriva la negazione del dogma sovrano della Santissima Trinità, pietra angolare della nostra fede e fondamento di tutti i dogmi cattolici» (Lettera al cardinal Fornari, 19 giugno 1852).

Cinquant’anni dopo, commemorando il «giorno d’incomparabile letizia» in cui Pio IX aveva promulgato la Ineffabilis Deus, il Papa san Pio X, nella sua magnifica enciclica Ad diem illum laetissimum del 2 febbraio 1904proporrà ancora una volta il dogma dell’Immacolata Concezione come straordinario antidoto alla «colluvie di errori» dei «nemici della fede», affermando:

«Negano essi che l’uomo sia incorso nella colpa, e che sia perciò caduto dal primitivo suo grado di nobiltà. Relegano perciò tra le favole il peccato di origine, ed i danni che ne provennero: la corruzione cioè dell’origine stessa dell’umano genere, la rovina quindi di tutta l’umana progenie, i mali introdotti tra i mortali, e la necessità imposta di un riparatore.

Ciò ammesso ognuno facilmente intende come non vi sia più posto per Cristo, né per la Chiesa, né per la grazia, né per un ordine qualsiasi che superi la natura; in una parola, tutto l’edificio della fede viene minato alla sua base. (…)

Orbene, credano invece i popoli e confessino apertamente che Maria Vergine, fin dal primo istante della sua concezione, fu esente da ogni macchia; con ciò stesso è necessario ammettere anche il peccato originale e la redenzione degli uomini per opera di Cristo, il Vangelo, la Chiesa, e perfino la legge stessa del dolore: con le quali cose, quanto sa di “razionalismo” e di “materialismo” verrà sradicato e distrutto, e rimane alla dottrina cristiana il merito di custodire e difendere la verità. 

Inoltre, tutti gli avversari della fede, soprattutto nella nostra età, per riuscire a svellere più facilmente dagli animi la stessa fede, rigettano e proclamano che si deve rigettare ogni soggezione ed obbedienza all’autorità della Chiesa anzi a qualsiasi autorità anche umana.

Di qui ha origine l’“anarchia”, di cui nulla è più contrario e pestifero all’ordine sia naturale come soprannaturale. Orbene anche questa peste, funestissima ugualmente per la civile e per la cristiana società, trova la sua medicina nel dogma dell’Immacolato Concepimento della Madre di Dio; dal quale siamo costretti a riconoscere nella Chiesa un potere cui bisogna sottomettere, non solo la volontà, ma anche l’intelletto; perché, per questa soggezione appunto dell’intelletto, il popolo cristiano inneggia alla Vergine: “Tutta bella sei, o Maria, e in te non vi è macchia originale”. 

E ancora sarà dimostrato che a ragione la Chiesa rende merito alla santa Vergine per aver distrutto, Ella sola, tutte le eresie nel mondo intero» (Enciclica Ad diem illum laetissimum, del 2 febbraio 1904).

La Madonna dunque, quale si staglia sullo sfondo grandioso della Ineffabilis Deus, è la «vincitrice gloriosa delle eresie» di cui parlano tutti i Pontefici e, nella contrapposizione tra la Vergine «tutta bella e Immacolata» e il «crudelissimo serpente» è ricondotto ai primi e fondamentali agenti l’antagonismo radicale tra la Chiesa e quella Rivoluzione dei tempi moderni che ha i suoi germi più attivi e profondi proprio nel disordine delle passioni e dell’intelletto, padre di ogni errore ed eresia e frutto del peccato dell’uomo decaduto. 

Su questo sfondo si situa la lotta tra la Chiesa e la Rivoluzione, che oggi divampa più violenta che mai e che si potrebbe chiamare lotta mortale, se uno dei contendenti non fosse immortale.

Papa Leone XIV a Piazza di Spagna, la preghiera dinanzi alla statua dell’Immacolata

Il Papa prima di lasciare Piazza di Spagna si è fermato a salutare i tanti malati accorsi per l’omaggio all’Immacolata. 

Di Marco Mancini

Roma, lunedì 8 dicembre 2025, 16:30 (ACI Stampa).

Come da tradizione ogni 8 dicembre, anche Papa Leone XIV – per la prima volta durante il suo pontificato – non ha voluto mancare all’appuntamento in Piazza di Spagna per l’atto di venerazione alla statua dell’Immacolata.

Il Papa, arrivato a bordo della papamobile scoperta, è stato accolto dal Cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, e dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Prima del suo arrivo in Piazza di Spagna il Pontefice ha sostato brevemente davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, dove  ha ricevuto  l’omaggio dell’Associazione Commercianti Via Condotti.

Dinanzi alla statua il Papa ha recitato una preghiera rivolta alla Vergine:

Ave, o Maria!

Rallegrati, piena di grazia,

di quella grazia che, come luce gentile, rende radiosi

coloro su cui riverbera la presenza di Dio.

Il Mistero ti ha avvolta dal principio,

dal grembo di tua madre ha iniziato a fare in te grandi cose,

che presto richiesero il tuo consenso,

quel “Sì” che ha ispirato molti altri “sì”.

Immacolata, Madre di un popolo fedele,

la tua trasparenza illumina Roma di luce eterna,

il tuo cammino profuma le sue strade più dei fiori che oggi ti offriamo.

Molti pellegrini dal mondo intero, o Immacolata,

hanno percorso le strade di questa città

nel corso della storia e in questo anno giubilare.

Un’umanità provata, talvolta schiacciata,

umile come la terra da cui Dio l’ha plasmata

e in cui non cessa di soffiare il suo Spirito di vita.

Guarda, o Maria, a tanti figli e figlie in cui non si è spenta la speranza:

germogli in loro ciò che il tuo Figlio ha seminato.

Lui, Parola viva che in ciascuno domanda di crescere ancora,

di prendere carne, volto e voce.

Fiorisca la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra,

speranza nel mondo nuovo che Dio prepara

e di cui tu, o Vergine, sei come la gemma e l’aurora.

Dopo le porte sante, si aprano ora altre porte

di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità,

si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione.

Venga il regno di Dio,

novità che tanto sperasti e a cui apristi integralmente te stessa,

da bambina, da giovane donna e da madre della Chiesa nascente.

Ispira nuove intuizioni alla Chiesa che in Roma cammina

e alle Chiese particolari che in ogni contesto raccolgono

le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce

dei nostri contemporanei, dei poveri soprattutto,

e di tutti coloro che soffrono.

Il battesimo generi ancora uomini e donne santi e immacolati,

chiamati a diventare membra vive del Corpo di Cristo,

un Corpo che agisce, consola, riconcilia e trasforma

la città terrena in cui si prepara la Città di Dio.

Intercedi per noi, alle prese con cambiamenti

che sembrano trovarci impreparati e impotenti.

Ispira sogni, visioni e coraggio,

tu che sai più di chiunque altro che nulla è impossibile a Dio,

e insieme che Dio non fa nulla da solo.

Mettici in strada, con la fretta che un giorno mosse i tuoi passi

verso la cugina Elisabetta

e la trepidazione con cui ti facesti esule e pellegrina,

per essere benedetta, sì, ma fra tutte le donne,

prima discepola del tuo Figlio,

madre del Dio con noi.

Aiutaci ad essere sempre Chiesa con e tra la gente,

lievito nella pasta di un’umanità che invoca giustizia e speranza.

Immacolata, donna di infinita bellezza,

abbi cura di questa città, di questa umanità.

Indicale Gesù, portala a Gesù, presentala a Gesù.

Dopo aver letto la preghiera Papa Leone XIV ha impartito la Benedizione Apostolica e prima di lasciare Piazza di Spagna si è fermato a salutare i tanti malati accorsi per l’omaggio all’Immacolata.

Papa Leone XIV: “Affidiamo all’intercessione dell’Immacolata la nostra costante preghiera per la pace”

Il Papa all’Angelus: “E’ grande il dono dell’Immacolata Concezione, ma lo è anche il dono del Battesimo che abbiamo ricevuto”

Di Marco Mancini

Città del Vaticano, lunedì 8 dicembre 2025, 12:12 (ACI Stampa).

Il Signore ha concesso a Maria la grazia straordinaria di un cuore totalmente puro, in vista di un miracolo ancora più grande: la venuta nel mondo, come uomo, del Cristo salvatore .La Vergine lo ha appreso, con lo stupore tipico degli umili”. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV, introducendo l’Angelus in occasione della Solennità dell’Immacolata Concezione.

“Il dono della pienezza di grazia, nella fanciulla di Nazaret – ha osservato il Papa – ha potuto portare frutto perché lei, nella sua libertà, lo ha accolto abbracciando il progetto di Dio. Il Signore agisce sempre così: ci fa grandi doni, ma ci lascia liberi di accettarli o meno”.

La festa odierna  che – ha aggiunto –“ci fa gioire per la bellezza senza macchia della Madre di Dio, ci invita anche a credere come lei ha creduto, dando il nostro assenso generoso alla missione a cui il Signore ci chiama”.

Il miracolo che per Maria è avvenuto al suo concepimento – ha spiegato ancora Papa Leone –  per noi si è rinnovato nel Battesimo: lavati dal peccato originale, siamo diventati figli di Dio, sua dimora e tempio dello Spirito Santo”.

“E’ grande – ha affermato il Pontefice – il dono dell’Immacolata Concezione, ma lo è anche il dono del Battesimo che abbiamo ricevuto! È meraviglioso il “sì” della Madre del Signore, ma può esserlo anche il nostro, rinnovato ogni giorno fedelmente, con gratitudine, umiltà e perseveranza, nella preghiera e nelle opere concrete dell’amore, dai gesti più straordinari agli impegni e ai servizi più feriali e quotidiani, così che ovunque Gesù possa essere conosciuto, accolto e amato e a tutti giunga la sua salvezza”.

Prima di concludere il Papa ha dato appuntamento per oggi pomeriggio a Piazza di Spagna dove – ha detto –  mi recherò per il tradizionale omaggio alla Madonna Immacolata: alla sua intercessione affidiamo la nostra costante preghiera per la pace”.

Le suore che costruiscono una chiesa in Siria tra gli spari

Foto di Andrea Prada Bianchi  

Reportage

Le suore che costruiscono una chiesa in Siria tra gli spari

Andrea Prada Bianchi – 08 dic 2025

A Fons Pacis, nell’ovest del paese, dove 20 monache Trappiste dicono: “Abbiamo paura. Che ci succederà domani?”

Andrea Prada Bianchi  08 dic 2025 il  foglio

A Fons Pacis, nell’ovest del paese, dove 20 monache Trappiste dicono: “Abbiamo paura. Che ci succederà domani?”

Nel monastero di Fons Pacis, arroccato su una collina della Siria occidentale, madre Marta Fagnani e le sue cinque consorelle pregano ogni giorno col rumore di spari in sottofondo. Mentre cantano i loro salmi durante le sette preghiere quotidiane di rito, sembrano non accorgersi delle raffiche di mitra. A volte, raccontano, i proiettili grandinano dal cielo danneggiando i pannelli solari del monastero. Madre Fagnani è in Siria da esattamente 20 anni, e nel 2008 era tra le quattro suore che arrivarono qui al confine con il Libano per piantare la croce di fondazione di Fons Pacis. Scelsero una collina tra il villaggio cristiano di Azer e il paese sunnita di al Halat, in una regione prevalentemente alauita, la setta sciita minoritaria associata all’ex presidente Bashar el Assad. Quando il cielo è terso, si intravede il Mediterraneo a ovest. Fagnani e le altre appartengono a uno degli ordini cattolici più esigenti, quello Trappista, e dedicano la loro vita alla contemplazione, al silenzio, alla preghiera e al lavoro. Tre anni dopo essere arrivate, proprio quando il monastero iniziava a prendere forma, la Siria precipitò nella guerra civile. Fagnani dovette sospendere i lavori e accontentarsi di una piccola struttura temporanea, dove ancora oggi vivono e pregano.

Nel 2022, quando la presa di Assad sulla Siria sembrava salda, le monache iniziarono a costruire il monastero che avevano ideato originariamente. Mai avrebbero potuto immaginare che lo scorso 8 dicembre il paese sarebbe caduto sotto il controllo di Hayat Tahrir al Sham (Hts), un gruppo ribelle un tempo affiliato ad al Qaeda. Il progetto di Fagnani, già ambizioso in un paese che i cristiani stanno abbandonando da decenni, sembra ora impensabile sotto un governo islamista non ancora in grado tenere a freno le sue fazioni più estremiste.

“E’ pura follia”, dice Fagnani parlando del monastero, “mi sento più insicura ora che durante la guerra. Allora avevamo paura delle bombe, ma non avevamo la sensazione di poter diventare un bersaglio”. A 64 anni, Fagnani è una donna robusta e pragmatica dall’accento lombardo, “non una suorina precisina a cui non piace sporcarsi le mani”. Camminando nello scheletro in cemento del futuro monastero, non riesce a fare a meno di sorridere mentre spiega la funzione di ogni stanza. Per quella che dovrebbe diventare la loro futura casa, le Trappiste hanno fatto le cose in grande.

Il complesso occupa un’area poco più grande di un campo da calcio. La chiesa è alta 12 metri, con tre navate e un’imponente facciata collegata a un chiostro su due piani con camere per ospitare 20 suore. Fagnani, così come gli operai cristiani di Azer, sa che un edificio di queste dimensioni potrebbe attirare attenzioni indesiderate dalle persone sbagliate. E sia lei sia i muratori sembrano pronti a correre il rischio. “Perché dobbiamo avere paura di costruire una bella chiesa?”, dice la monaca. “Ma abbiamo anche chiesto al nostro architetto di abbassarla un po’ rispetto al disegno originale. Gli abbiamo detto: ‘Senti, qua ci ammazzano…’”.

Durante la settimana che abbiamo trascorso a Fons Pacis, si è sentito sparare ogni giorno. La gente del posto e le suore – due italiane, due ecuadoriane, una angolana e una argentina – spiegano che spesso provengono da matrimoni e altre celebrazioni. Da quando è caduto il regime di Assad, tuttavia, vengono anche da scontri tra milizie sunnite rivali, operazioni legate al contrabbando e attacchi contro gli alauiti. A volte si sente solo qualche sparo, a volte intere raffiche. “La paura viene dal fatto che ora non sappiamo chi e perché stia sparando”, spiega Fagnani, azzittendosi un attimo per valutare una raffica insolitamente lunga. “Come faccio a sapere che non viene da un gruppo che ce l’ha con i cristiani?”. Quando le si chiede se ci si abitua agli spari, risponde semplicemente inarcando le sopracciglia e ondeggiando la mano: così così.

Prima della guerra, i cristiani costituivano circa il 10 per cento della popolazione siriana. Secondo alcune stime, la percentuale è scesa ora al 3 per cento. Hts prese di mira le proprietà cristiane già quando governava Idlib, la città nel nord della Siria da dove è partito il contrattacco al regime. A giugno, un attentato suicida nella chiesa di Mar Elias a Damasco ha ucciso 25 persone e ferite una cinquantina, tra cui la sorella di una delle lavoratrici di Fons Pacis. I cristiani sono stati presi di mira durante gli scontri a Suwayda e a ottobre due sono stati uccisi vicino al castello crociato di Krak dei Cavalieri. Nella stessa zona, a fine novembre, un gruppo di motociclisti ha sfilato sventolando bandiere jihadiste nella piazza dove si stava addobbando l’albero di Natale. Krak dei Cavalieri dista solo 13 chilometri in linea d’aria da Fons Pacis. Ahmed al Sharaa, nuovo presidente della Siria ed ex leader di Hts – fino al mese scorso nella lista dei terroristi degli Stati Uniti – ha espresso le sue condoglianze dopo l’attentato di Damasco, ma molti cristiani sono ancora scettici sul suo impegno nel proteggere le minoranze. Il governo ha chiesto alle donne di vestire in maniera modesta in spiaggia. Nella capitale, alcuni locali notturni sono stati presi di mira da uomini armati.

Nella zona di Fons Pacis, la tensione è alta. A Talkalakh, la città più vicina, posti di blocco si susseguono ogni poche centinaia di metri. La regione si trova ai margini del territorio costiero abitato dagli alauiti. Negli ultimi mesi, sono stati perseguitati in un’ondata di revanscismo da parte della maggioranza sunnita, anche nei pressi di Fons Pacis. In alcune occasioni, Fagnani ha ospitato alauiti che lavoravano al monastero perché avevano paura di tornare a casa la notte. Scontri tra fazioni sunnite rivali non sono rari e diverse milizie (siriane e straniere) hanno battuto la zona intorno a Fons Pacis. Gli abitanti di Azer ricordano con particolare timore una milizia cecena che ha operato nella zona dall’inizio dell’anno fino a luglio. Lo stesso custode del monastero, un uomo anziano e disarmato, racconta di essersi scontrato con due degli stranieri, che non parlavano arabo e gli hanno puntato contro i mitra. 

Fagnani e le altre ora non solo vivono con la costante paura che un gruppo estremista possa prenderle di mira, ma stanno anche costruendo una piccola cattedrale in un luogo dove sarà quasi impossibile trovare novizie. E non devono trovare suore qualsiasi, ma suore disposte a rimanere in clausura a vita. “Sì, questa è la vera follia”, ammette Fagnani, “perché siamo consapevoli della nostra precarietà e qui non ci sono quasi vocazioni”. 

Intorno allo scheletro del futuro monastero, tonnellate di pietre bianco-rosate sono accatastate in attesa di rivestire le mura ancora in calcestruzzo. Dopo la caduta di Assad, i lavori sono rallentati perché la scarsa sicurezza limita i movimenti delle varie ditte. Essendo l’unica che parla arabo, Fagnani è anche l’unica in grado di coordinare i lavori in cantiere. “Se tutto andasse liscio, potremmo finire in un paio d’anni”, spiega camminando tra le mura delle 20 celle preparate per le future  monache. “Dopodiché, dobbiamo solo trovare le suore”, aggiunge quasi con ironia.

Foto di Andrea Prada Bianchi     

Nei 20 anni trascorsi in Siria (quasi un terzo della sua vita), Fagnani è passata attraverso il regime, la guerra e il trionfo degli islamisti. Ha visto morire due delle quattro fondatrici arrivate ​​con lei nel 2005, scomparse a maggio proprio mentre il monastero iniziava a prendere forma. Ha conosciuto e incontrato religiosi come lei che sono finiti rapiti o uccisi, tra cui padre Paolo Dall’Oglio, e ha assistito all’esodo dei cristiani. Eppure, ha continuato a costruire.

L’idea di fondare un monastero in terra araba risale al 1996, quando sette monaci trappisti dell’abbazia di Tibhirine, in Algeria, furono rapiti e uccisi durante la guerra civile. A Fagnani, ai tempi monaca nel monastero di Valserena (Cecina), toccò il compito di leggere alle sorelle riunite in refettorio la notizia del ritrovamento delle teste dei monaci. Da allora, l’idea di continuare la loro missione non l’ha più lasciata. Quando l’ordine lanciò la chiamata di raccogliere l’eredità di Tibhirine, si offrì volontaria. Con tre sorelle, arrivò ad Aleppo nel 2005 senza parlare una parola di arabo e iniziò a cercare un terreno per la nuova fondazione, fino ad arrivare ad Azer.

Nel 2011, quando il progetto stava iniziando a prendere piede, il paese implose e nel 2013 la guerra raggiunse il monastero. Milizie provenienti dal Libano attraversavano il confine per unirsi ai ribelli contro l’esercito siriano nella zona di Fons Pacis. “Per fare la spesa, dovevamo attraversare strade prese di mira dai cecchini”, racconta Fagnani, “ e all’apice dei combattimenti aerei da guerra e razzi sorvolavano il monastero. Abbiamo imparato a riconoscere i diversi tipi di artiglieria. Nelle notti peggiori dormivamo in corridoio perché era più sicuro e per tre anni abbiamo tenuto una borsa pronta coi passaporti”. Sebbene in molti dicessero loro di lasciare il paese, non se ne sono mai andate. Alla fine degli anni 10, il regime di Assad aveva riconquistato gran parte del territorio siriano, confinando i ribelli a Idlib. La situazione nel paese sembrava abbastanza stabile per iniziare a costruire il monastero secondo il disegno originale, e nel 2023 Fagnani e le altre gettarono le fondamenta. Un anno dopo, quegli stessi ribelli di Idlib sono arrivati ai piedi del monastero.

Fons Pacis è collegato ad Azer da una strada a curve che dal villaggio sale sulla collina. All’inizio della strada, una sonnolenta stazione di polizia mantiene la sicurezza della zona. Le mura esterne recentemente ridipinte con la nuova bandiera siriana, ospitano una decina di uomini della sicurezza generale. Tre di loro, in uniformi raffazzonate, raccontano orgogliosi dei giorni della “rivoluzione” a dicembre. Sono uomini dell’ex Hts e hanno preso parte all’offensiva che in 11 giorni ha posto fine a 50 anni di regime di Assad. Sorseggiando una tazza di tè, il più giovane, Ali al Jaseem, dice di non aver ancora avuto l’“onore” di incontrare madre Fagnani. Cresciuto a Idlib, una città governata da islamisti per più di dieci anni, all’inizio di agosto si è ritrovato a proteggere una mezza dozzina di suore e un villaggio cristiano. Proprio come Fagnani, non sembra accorgersi dell’eco degli spari provenienti da fuori. “Le autorità ci rispettano, anche perché siamo straniere e ora vogliono stabilire relazioni con la comunità internazionale”, dice Fagnani, passeggiando sul tetto del monastero. “Ma domani? Una volta che il mondo si dimenticherà di nuovo della Siria?”.

L’Europa, il nuovo avversario degli Stati Uniti

IL FOGLIO – David Carretta – 08 dicembre 2025

La nuova dottrina di Washington segna la fine dell’illusione transatlantica: l’Europa scopre di essere sola proprio mentre Trump ne mette in discussione sicurezza, commercio e democrazia

Se ce ne fosse stato ancora bisogno, la pubblicazione da parte della Casa Bianca della nuova Strategia di sicurezza nazionale e la reazione americana alla multa inflitta dalla Commissione a X dimostrano che l’Amministrazione Trump non considera più l’Europa come un alleato, e nemmeno come un partner, ma semplicemente come un avversario, se non un nemico. I peggiori presentimenti dei leader europei sulla rottura della relazione transatlantica, che si erano accumulati negli ultimi dieci mesi, si sono trasformati in realtà nel corso di un fine settimana.

E la realtà è violenta. Perché, al di là dei documenti ufficiali o dei post virulenti su X, il tradimento dell’Europa prende la forma di un abbandono della sua sicurezza, compresa la difesa dell’Ucraina dall’aggressione della Russia, nel momento in cui Trump è sempre più vicino a imporre una capitolazione a Kyiv.

Restano dieci giorni ai leader europei per diventare adulti e smettere di cullarsi nell’illusione di non dover fare scelte difficili. Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, quando i capi di stato e di governo devono decidere su come garantire il finanziamento per permettere all’Ucraina di continuare a difendersi, sarà il banco di prova.

C’è una lezione sulla sequenza di eventi delle ultime settimane. Non basta scegliere l’asservimento, la lusinga e la docilità di fronte a Donald Trump per sperare nella sua clemenza. La strategia degli europei dal suo ritorno alla Casa Bianca è stata quella dell’appeasement. La Commissione di Ursula von der Leyen ha rinunciato alle ritorsioni commerciali dopo l’imposizione dei primi dazi di Trump a febbraio e marzo. A luglio von der Leyen si è piegata a un accordo fortemente penalizzante che impone dazi americani al 15 per cento sui prodotti europei e l’azzeramento dei dazi sui prodotti degli Stati Uniti. Alla Nato i leader europei hanno accettato di portare la spesa per la difesa al 5 per cento del pil.

Sull’Ucraina hanno acconsentito alla richiesta degli Stati Uniti di pagare per le armi necessarie a Kyiv per difendersi. La Commissione ha anche limitato l’applicazione delle regole europee sul digitale. La multa imposta a X venerdì di 120 milioni di euro è arrivata dopo che le indagini si sono trascinate per due anni ed è minima rispetto al tetto massimo del 6 per cento del giro d’affari globali di Elon Musk e del suo conglomerato.

L’appeasement dell’Ue finora ha solo alimentato l’appetito dell’aggressore. La dimostrazione è avvenuta in una riunione dei ministri del Commercio il 24 novembre, dove erano stati invitati a pranzo anche i due principali responsabili dell’Amministrazione Trump. Gli europei speravano di essere rassicurati da Howard Lutnick e Jamieson Greer sulla volontà degli Stati Uniti di ridurre i dazi sui prodotti derivati dell’acciaio e sui vini e gli alcolici, dato che l’Ue sta mantenendo la sua promessa di comprare centinaia di miliardi di euro di gas naturale liquefatto. Lutnick e Greer hanno risposto che avrebbero iniziato a discutere di nuove concessioni solo se (e quando) l’Ue avrebbe modificato la sua legislazione sul digitale per non colpire i giganti americani della Tech.

Tuttavia è illusorio sperare che questa Amministrazione Trump operi secondo i princìpi transazionali che il presidente americano predica con la sua “arte del deal”. Dietro alla sua ostilità verso l’Ue c’è molta più ideologia di quanto siano disposti a riconoscere i leader europei.

La Strategia di sicurezza nazionale pubblicata giovedì notte dalla Casa Bianca iscrive come politica ufficiale degli Stati Uniti un programma il cui fondamento ideologico è l’antitesi della democrazia liberale europea (e – per inciso – degli Stati Uniti fino al ritorno di Donald Trump al potere). Non è la libertà dell’individuo a essere al cuore della dottrina americana, ma lo stato-nazione contraddetto dalla struttura sovranazionale europea.

Non sono i diritti e la democrazia a guidare la politica estera americana, ma l’equilibrio tra grandi potenze che l’Ue rigetta nella sua essenza. Non è la Costituzione il cuore pulsante dell’Amministrazione, ma i diritti naturali concessi da Dio che mettono in discussione il principio stesso di una democrazia. Il Cremlino ha applaudito alla nuova Strategia di sicurezza nazionale, dato che rispecchia gran parte del suo pensiero ideologico e delle sue priorità geopolitiche. 

L’Unione europea è diventata il nemico di entrambi. Gli Stati Uniti incoraggeranno gli alleati ideologici di Trump, i sedicenti “Patrioti” che vogliono smantellare l’Ue, esattamente come ha fatto la Russia finora.

“La Strategia di sicurezza nazionale afferma ipocritamente che gli Stati Uniti non interferiranno più per promuovere la democrazia e i diritti umani in medio oriente, Asia e America latina, ma interferiranno nel processo democratico dei loro alleati europei per promuovere governi compatibili con Trump”, spiega su X Mujtaba Rahman, direttore per l’Europa di Eurasia Group.

E lo fà al fianco della Russia, che da anni cerca di destabilizzare i sistemi democratici europei attraverso la polarizzazione e la disinformazione a favore dei partiti antisistema di destra e di sinistra. Il documento americano “è una minaccia evidente a tutte le democrazie europee”. Eppure Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e gli altri leader europei “hanno scelto di rimanere silenti in pubblico sull’agenda anti europea dell’Amministrazione Trump”, dice Rahman.

Chi ha parlato, come l’Alto rappresentante Kaja Kallas, è apparso come un vecchio disco rotto. “Gli Stati Uniti sono ancora il nostro più grande alleato (…). Penso che non siamo sempre stati d’accordo su diversi argomenti, ma credo che il principio generale sia ancora valido. Siamo i più grandi alleati e dovremmo restare uniti”, ha detto Kallas durante un forum a Doha.
 

Martin Sandbu, commentatore del Financial Times, la scorsa settimana sosteneva che gli europei hanno urgentemente bisogno di un piano per disaccoppiarsi dagli Stati Uniti su commercio, finanza e difesa. Ma il primo passo deve essere riconoscere che gli Stati Uniti non sono più alleati.

 A giudicare dalla reazione della Commissione alla Strategia di sicurezza nazionale la lezione non è stata ancora appresa. “Accogliamo con favore la forte priorità che la Strategia attribuisce alla fine della guerra della Russia contro l’Ucraina”, ha detto un portavoce dell’esecutivo von der Leyen. “Prendiamo nota dell’attenzione che la Strategia dedica agli sviluppi nell’emisfero occidentale, fondamentali per la sicurezza degli Stati Uniti. Concordiamo pienamente sul fatto che ‘l’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti’ e che ‘il commercio transatlantico rimane uno dei pilastri dell’economia globale e della prosperità americana’” Sulla difesa “stiamo rafforzando le nostre capacità” ha detto la Commissione. “Il commercio e gli investimenti transatlantici rimangono una risorsa importante sia per l’economia europea che per quella statunitense”.

 Per Ursula von der Leyen, “il partenariato transatlantico è unico e, come sempre, gli alleati sono più forti insieme”. C’è da aspettarsi altro appeasement e altre illusioni.

DEDICATA A BERNADETTE

POESIA DI PADRE LIVIO

+Bernadette stella lucente

nel cielo azzurro dei Pirenei

risplendi ora come un sole

nella Chiesa del Signore

+La tua vita è un torrente

di acqua fresca e pura

che scorre tra le rocce aguzze

dell’aspra montagna.

+Il mare pacifico

dell’eterno amore

ti ha accolta vincitrice.

+Lo sguardo di Maria

si è posato,

colmo di ammirazione,

sul pane amaro

della tua umiliazione.

+Eri la fanciulla più ignorante,

più povera e dimenticata.

Dio sceglie le cose che non sono

per compiere le meraviglie

della sua Onnipotenza.

+In un angolo stretto e oscuro

di prigione abbandonata

ti ha raggiunto, ignara,

la chiamata del Cielo.

+Quel mattino uggioso

dell’ undici febbraio

il rustico caminetto

esalava i guizzi flebili

dell’ultima fiamma.

+La tua sollecitudine

di fanciulla premurosa

ti ha portata come d’incanto

alla grotta sconosciuta,

a cercare nuova legna

per ravvivare il fuoco.

+Te beata, piccola bimba,

che hai potuto contemplare

la luce sfolgorante

dell’eterna giovinezza

dell’Ancella del Signore!

+Il suo sorriso d’amore

ti ha rapito gli occhi

e riscaldato il cuore.

+Ma ancora più beata

per il tuo “sì” ardente

che la Madre di Dio

ha deposto sull’altare

della gloria celeste.

+La tua testimonianza,

limpida e schietta,

è un raggio di luce chiara

che illumina i sentieri

di questo mondo smarrito.

+Sul tuo volto sereno

di fanciulla innocente

è brillato il sorriso

di Colei che il nostro cuore

mai si sazia di cercare.

+Il tuo coraggio indomito

ha confuso i potenti

nei pensieri del loro cuore.

+A noi canne sbattute

dal vento del timore

dona l’audacia

del cammino controcorrente.

+Le tue mani pure

hanno scavato nel fango immondo

dell’umana iniquità.

+Una sorgente d’acqua limpida

che lava e disseta

è versata sulla terra arida

delle nostre anime morte.

+In un mattino di Marzo,

sfolgorante di luce,

la Piena di Grazia ha deposto

nello scrigno del tuo cuore

il tesoro nascosto

del suo Nome Immacolato.

+Era il giorno benedetto

In cui Gabriele annunciò

la salvezza del mondo.

+Tu hai portato alla Chiesa in festa

l’approvazione del Cielo

sul mistero inaccessibile

di santità e di grazia

di cui l’Altissimo ha rivestito

la Vergine Maria.

+Te, umile fiore di campo,

coltivato da Dio,

il palcoscenico del mondo

non ha mai attirato

con la sua falsa luce.

+Hai voluto restare povera

e, come fuoco che scotta,

hai prontamente rigettato

l’oro lucente e infido

che ti veniva donato.

+Come Abramo hai lasciato

la terra dove sei nata.

La tua casa, la tua grotta,

i tesori del tuo cuore,

interamente hai bruciato

nella fiamma viva

del sacrificio d’amore.

+Hai abbracciato la croce

sulla quale il tuo Sposo

dolcemente ti ha posato,

stringendoti forte

alla ferita del costato.

+Tu, martire crocifissa,

sei la forza dei malati.

In te contemplano la redenzione

che zampilla dal dolore.

+Col tuo volto sorridente

di eterna giovinetta

aiuta i nostri giovani

a guardare alla vita

con gli occhi della speranza.

+A questo mondo contaminato

dal fango del peccato

ottieni, fanciulla innocente,

la grazia della purezza

( Nel libro “Sui passi di Bernadette” di Padre Livio – ed Sugarco)

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