"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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LO SCAPOLARE  PER ABBREVIARE IL PURGATORIO

autore: Nicolas Mignard anno: 1644 titolo: La Vergine consegna uno scapolare a San Simone Stock luogo: Museo Calvet, Avignone

Nome: San Simone Stock

Titolo: Sacerdote

Nome di battesimo: Simon Stock

Nascita: 1165 circa, Aylesford, Inghilterra

Morte: 16 maggio 1265, Bordeaux, Francia

Ricorrenza: 16 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Nacque ad Aylesford nel 1165 circa, Simone Stock scelse di entrare a far parte dell’Ordine Carmelitano. Fu proprio in quest’ordine che riuscì ad ottenere l’importante carica di priore generale ed oggi è considerato il protettore dei Carmelitani.

Secondo alcune testimonianze Simone Stock, all’età di soli dodici anni, decise di ritirarsi sotto una quercia come eremita, dopo essersi allontanato dalla casa in cui viveva con i genitori. Questo episodio fu molto importante perché spiega l’origine del nome. Stock potrebbe derivare infatti dalla lingua inglese antica e potrebbe significare tronco d’albero.

La scelta di entrare a far parte dell’Ordine Carmelitano fu presa da Simone Stock dopo un pellegrinaggio in Terra Santa. Per portare a compimento questo desiderio, egli decise di terminare i suoi studi a Roma e di diventare un sacerdote. La carica di priore generale dell’ordine gli fu assegnata nel 1247 ed a lui si deve la riforma della regola dei Carmelitani, che con lui diventò un ordine mendicante.

Il culto di San Simone Stock prese piede nel XV secolo, quando nei Paesi Bassi iniziò a diffondersi una testimonianza – ritrovata su un antico documento – di una visione della Madonna che lo stesso Simone Stock avrebbe avuto durante una serata di preghiera intensa alla Vergine Maria. Durante la visione la Madonna gli rivelò il privilegio che avrebbero avuto coloro che sarebbero morti con lo scapolare indosso: il sabato successivo alla data della loro morte non avrebbero più sofferto le pene del purgatorio.

Morì nel 1265, durante una visita al convento carmelitano di Bordeaux.

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MEDJUGORJE 1986

Un documento prezioso sulla realtà dei primi anni

Crosetto: «Lo scontro totale è tra Usa e Cina, l’Europa è debole»

«Non siamo in una crisi: siamo in un cambio d’epoca. Il mondo non si allarga più: si restringe, e non ci sarà spazio per tutti. Lo scontro centrale è
tra Stati Uniti e Cina, e si combatterà su tecnologia, energia, dati, spazio e materie prime. Non è solo guerra militare: è guerra totale e ibrida».

Lo ha detto il Ministro della Difesa Guido Crosetto – da quanto si apprende – intervenendo al Cedacri Forum 2026 a Villa d’Este Cernobbio (Co). «L’Europa – ha osservato Crosetto – è oggi il terzo modello debole: lenta, disarmata, disunita. Eppure è l’unica alternativa possibile tra capitalismo oligarchico e autocrazie. Ma così com’è, perderà».

«Il futuro – ha proseguito il ministro- porterà meno lavoro, più disuguaglianza e sistemi sociali sotto pressione. Le democrazie stesse sono a rischio. La difesa non è più solo esercito: è cyber, infrastrutture, energia, informazione, mentalità collettiva. Da soli non ce la fa nessuno: né l’Italia né i singoli attori. Serve un patto totale tra politica, imprese, finanza e società, abbattendo barriere e lavorando insieme — anche tra concorrenti». 

«La vera sfida europea – ha sottolineato il titolare della Difesa – è costruire sovranità tecnologica e industriale, filiere strategiche e autonomia su risorse critiche. Non orizzontale, ma verticale, scientifica, ossessiva. Serve velocità: in questo mondo stare fermi significa correre, avanzare significa correre di più.

 La classe dirigente ha una responsabilità diretta: capire il mondo, anticiparlo e guidarlo. Non è più tempo di pensare al proprio interesse
individuale: chi lo fa è destinato a essere travolto. Il futuro non si improvvisa: si progetta. E oggi manca visione, coraggio e consapevolezza».

L’Europa, ha concluso, «può vincere solo se costruisce un modello che
unisca innovazione e valori, diventando attrattiva per le menti libere
del mondo. Nessuno è esonerato. Tutti sono responsabili. O si costruisce insieme un nuovo ruolo, o si viene esclusi dalla storia».

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Martedì 14 Aprile  2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

H. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 9.00 : EDITORIALE: Il Papa: “Il dolce Cristo in terra”

h. 10.00: Senza Dio non c’è futuro ( 10 )

Oriente | Occidente

Guerra nel Golfo, nuova fase

13 aprile 2026

Cosa significa il blocco delle navi iraniane

Federico Rampini / Corriere Tv

Anche l’America sposta la sua attenzione e le sue risorse militari sulla sfera della geo economia in Iran, e cioè dopo avere vinto sul terreno militare classico il confronto con l’Iran (ma ha perso quello economico con il blocco dello Stretto di Hormuz che ha creato una crisi energetica mondiale con ricadute soprattutto sui paesi asiatici, europei, ma in parte anche sugli Stati Uniti), ecco che adesso la risposta americana si adatta. 

Dunque non ci sarà un contro blocco dello stretto di Hormuz effettuato dagli americani, come aveva minacciato in una prima fase Trump. Ci sarà invece da parte della US Navy nel Golfo Persico un blocco contro le navi che escono dai porti iraniani e quindi quelle navi che tra l’altro sono in gran parte dirette verso l’Asia e prevalentemente verso la Cina, che in tempi normali comprava fino al 90% del petrolio iraniano.
quelle navi verranno bloccate dalla flotta militare americana. Ed è una novità grossa. Basta ricordare che fino a qualche tempo fa addirittura Trump aveva fatto l’esatto contrario, cioè aveva levato le sanzioni americane sul petrolio iraniano perché preoccupato di un eccessivo rialzo dei prezzi a livello mondiale. Adesso ci ha ripensato, è la sua risposta all’intransigenza iraniana a Islamabad, al fallimento del tentativo di mediazione Pakistan, al fatto che i rappresentanti del regime non hanno ceduto neanche sul nucleare.

E quindi la guerra non finisce, la guerra entra in una nuova fase dove l’aspetto energetico diventa ancora più centrale perché tutti e due gli avversari lo usano.

L’Iran probabilmente fin che può, continuerà a tentare di bloccare Hormuz, ma d’ora in avanti non potrà più far passare da Hormuz le sue navi dirette in Cina. Se è vero che la US Navy è in grado di bloccarle, questo significa che a questo punto lo strangolamento di Hormuz si accompagna a un altro strangolamento delle esportazioni energetiche iraniane.

Trump attacca il Papa: «È un debole, pessimo in politica estera». La replica di Leone: «Non ho paura del presidente Usa, continuerò a esprimermi contro la guerra»

di Gian Guido Vecchi, inviato, e Redazione Roma

In un lungo post su Truth, il presidente Usa ha attaccato frontalmente papa Leone, il primo pontefice statunitense della storia. La replica: non si può piegare il Vangelo ai propri interessi. Le parole del presidente della Conferenza episcopale statunitense e quelle della Cei

13 apr 2026

INVIATO
SUL VOLO PAPALE – Gli si chiede se ha paura dell’amministrazione Trump, come sosteneva il presidente americano, e lui sorride: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare, per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace».

Manca meno di un’ora ad Algeri, quando Leone raggiunge in fondo all’aereo i giornalisti che lo seguono nel viaggio in Africa. Inevitabile chiedergli dell’attacco scomposto di Trump, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì su Truth, la piattaforma dello stesso Trump. Il Papa è l’immagine della serenità: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore». 

Trump ha scritto i suoi commenti su «Truth» («Verità») e Prevost ha sorriso: «È ironico il nome stesso del sito. Non aggiungo altro». 

Poco dopo, arrivato in Algeria, il Papa ha detto che «un nuovo corso della storia» è oggi «più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del
diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali.
 Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo».

Che cosa ha scritto Trump contro il Papa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nelle scorse ore aveva avuto parole di fuoco per papa Leone XIV, in un insolito e diretto attacco al leader della Chiesa cattolica, che ha scatenato immediate reazioni di condanna da parte dei credenti e delle istituzioni ecclesiastiche. 

In quella che a tutti è sembrata una risposta alle crescenti critiche del pontefice al conflitto lanciato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e alle politiche migratorie molto rigide dell’amministrazione Trump, il presidente americano ha definito Leone XIV «debole contro la criminalità» e «terribile in politica estera». «Non voglio», ha detto, «un Papa che pensa che l’Iran possa avere l’arma atomica; non voglio un Papa che pensa che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che mandava massicce quantità di droga negli Stati Uniti e svuotava le proprie carcere mandando da noi assassini, spacciatori, killer. Non voglio un Papa che critica il presidente degli Stati Uniti perché sto facendo quel che avevo promesso di fare e per cui ho stravinto le elezioni». 

E ancora: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua elezione è stata una sorpresa: è stato scelto dalla Chiesa solo perché americano, e perché hanno pensato che lui fosse il modo migliore per avere a che fare con il Presidente Donald J. Trump. Se non fossi stato alla Casa Bianca, lui non sarebbe Papa».

Trump ha anche ha scritto che gli preferisce il fratello: «Mi piace molto di più suo fratello Louis rispetto a lui, perché Louis è totalmente Maga. Lui ha capito tutto, e Leo no!».

Trump attacca il Papa: «È un debole, pessimo in politica estera». La replica di Leone: «Non ho paura del presidente Usa, continuerò a esprimermi contro la guerra»

Le critiche a Trump del mondo cattolico

I cattolici sui social media hanno reagito criticando Trump per aver attaccato il leader della Chiesa. E l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, si è detto rattristato dalle dichiarazioni di Trump. «Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime», ha dichiarato in una nota ufficiale.

Robert Francis Prevost, originario di Chicago, è il primo papa statunitense. Trump ha sostenuto che è stato eletto proprio perché americano, anzi proprio perché alla Casa Bianca è tornato lui.

Conosciuto per la sua cautela nel linguaggio, nelle ultime settimane è diventato un critico esplicito del conflitto in Iran e ha denunciato la «follia della guerra» in un appello per la pace sabato. Lo scorso anno ha messo in dubbio che le politiche migratorie molto dure dell’amministrazione Trump fossero coerenti con l’insegnamento pro-vita della Chiesa. «Chi dice: “Sono contro l’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti”, non so se sia davvero pro-vita», aveva affermato il pontefice a settembre.

Trump ha scritto nel suo post di domenica che «Leone dovrebbe darsi una regolata come papa», dicendo poi ai giornalisti di non essere «un grande fan» del pontefice. Ha elogiato invece il fratello, da lui definito un vero Maga. L’attacco di Trump ha inoltre accusato Leone di essere «debole sul tema delle armi nucleari», pochi giorni dopo che il papa aveva definito «totalmente inaccettabile» la minaccia del presidente americano di distruggere la civiltà iraniana.

Che cosa ha detto il Papa sulla guerra

In un discorso nella Domenica delle Palme il mese scorso in Piazza San Pietro, il Santo Padre aveva sottolineato che Dio rifiuta le preghiere dei leader che scatenano guerre e hanno le mani «piene di sangue», definendo il conflitto in Iran «atroce». Leone XIV ha inoltre invitato Trump a trovare una «via d’uscita» per mettere fine al conflitto e «ridurre il livello di violenza».

Il Papa è partito oggi per un viaggio di 10 giorni in quattro Paesi africani. Leone XIV ha chiesto una «riflessione profonda» sul modo in cui i migranti sono trattati negli Stati Uniti.

Il suo appello per un approccio più compassionevole all’immigrazione rievoca una posizione espressa anche da diversi suoi predecessori, che è però in contrasto con quella di Trump, che sostiene che gli Stati Uniti debbano limitare l’immigrazione dai Paesi in via di sviluppo per ridurre la criminalità. «È una persona molto di sinistra ed è un uomo che non crede nel fermare il crimine», ha detto Trump ai giornalisti domenica sera. Trump aveva già avuto un rapporto difficile con il predecessore di Leone, Papa Francesco, che aveva criticato le sue proposte sull’immigrazione durante la sua prima campagna presidenziale e aveva suggerito che Trump non fosse «cristiano». Trump aveva definito Francesco «vergognoso» all’inizio del 2016.

Il viaggio di oggi del Papa

Leone XIV è arrivato nella terra di Agostino, uno dei giganti del pensiero occidentale, il più grande filosofo e teologo cristiano al quale Prevost si è formato. Per questo l’arrivo Papa agostiniano in Algeria, primo pontefice a visitare il paese, segna anche l’inizio del primo, vero viaggio di Leone XIV, undici giorni in Africa, 18 mila chilometri di spostamenti aerei quotidiani che proseguiranno in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale fino al 23 aprile, con venticinque discorsi pubblici. 

Il viaggio autunnale in Turchia per il 1700° anniversario del concilio di Nicea era già stato organizzato per Francesco, anche se Prevost ci aveva aggiunto con preveggenza il Libano, e nel principato di Monaco si è trattato di una visita di poche ore. Del resto «doveva essere il primo viaggio del pontificato, già l’anno scorso a maggio avevo detto il primo viaggio vorrei farlo in Africa», spiega in volo. 

Prevost ci era già stato due volte come padre generale degli agostiniani, ora ci torna da Papa: «Sono molto contento di visitare di nuovo la terra di Sant’Agostino. Agostino offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso, è molto amato nella sua terra, come vedremo. E allora l’opportunità di visitare i luoghi della vita di Sant’Agostino, dove lui era vescovo nella città di Ippona, Annaba oggi, è veramente una benedizione per me personalmente ma credo anche per la Chiesa e per il mondo, perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione. Questo viaggio rappresenta davvero una opportunità preziosissima per continuare con la stessa voce, con lo stesso messaggio, perché vogliamo promuovere la pace, la riconciliazione, il rispetto e la considerazione per tutti i popoli».

Papa Leone XVI: “Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”

Le parole del Papa in volo verso l’ Algeri

Papa Leone XIV |  | AcistampaPapa Leone XIV | | Aci stampa -13 Aprile 2026

Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano , lunedì, 13. aprile, 2026 10:54 (ACI Stampa).

“Penso che le persone che leggono potranno trarre le proprie conclusioni: io non sono un politico, non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui. Piuttosto cerchiamo sempre la pace e smettiamola con le guerre. Non ho paura della amministrazione Trump. Io parlo del Vangelo, non sono un politico. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato nel modo in cui alcune persone stanno facendo. Io continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra, a cercare di promuovere la pace, il dialogo multilaterale tra gli stati per cercare la giusta soluzione ai problemi. Il messaggio della Chiesa è il messaggio del Vangelo, beati i costruttori di pace : io non guardo al mio ruolo come un politico, non voglio entrare in un dibattito con lui. Troppa gente sta soffrendo nel mondo”.

Così Papa Leone XIV in volo verso Algeri risponde ai giornalisti che gli chiedono un commento al post di Trump.

Poi spiega il senso del suo viaggio:  Come sapete sono molto contento di visitare di nuovo, la terra di Sant’Agostino, Sant’Agostino che offre un ponte molto importante nel dialogo interreligioso è molto amato nella sua terra, come vedremo. E allora l’opportunità di visitare i luoghi della vita di Sant’Agostino, dove lui era vescovo.

Oggi è veramente una benedizione  per me personalmente, ma credo anche per la chiesa e per il mondo, perché dobbiamo cercare sempre ponti per costruire la pace e la riconciliazione. 

E allora questo viaggio rappresenta davvero una opportunità preziosissima per continuare con la stessa voce con lo stesso messaggio perché vogliamo promuovere la pace, la riconciliazione e il rispetto, la considerazione per tutti i popoli. Allora Benvenuti tutti.  Sono contento di salutarvi. 

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Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico, i vescovi USA rispondono a Trump

Un post aggressivo del presidente statunitense

Di Angela Ambrogetti

Città del Vaticano , lunedì, 13. aprile, 2026 8:30 (ACI Stampa).

In Italia e in Vaticano è notte mentre il presidente statunitense Donald Trump lancia uno dei suoi attacchi sui social e stavolta contro Papa Leone XIV.

La prima risposta arriva dai vescovi americani. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha rilasciato una breve dichiarazione in risposta: “Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.

Trump ha accusato Leone di essere troppo indulgente con l’Iran e ha criticato l’opposizione del Papa alle operazioni militari statunitensi. “Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare”, ha scritto il presidente. Papa Leone aveva definito la guerra tra Stati Uniti e Israele in Iran “ingiusta” e il 7 aprile ha definito la minaccia di Trump di distruggere un’intera “civiltà” in Iran “inaccettabile”.

Trump si è anche attribuito il merito dell’elezione di Leone XVI: “Non era in nessuna lista per diventare Papa, ed è stato nominato dalla Chiesa solo perché era americano”. Ha aggiunto: “Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Il post su Truth Social è apparso poche ore prima della partenza del Papa per l’ Africa.

Nei giorni scorsi alcune voci di stampa su un duro confronto tra l’amministrazione Trump e il Vaticano tramite il nunzio negli Usa il cardinale Pierre era stato smentito dal cardinale stesso.

Intanto all guida della ambasciata della Santa Sede negli Stati Uniti c’è un avvicendamento, ed è in arrivo monsignor Caccia, diplomatico di grande esperienza che già nei giorno scorsi era andato ad incontrare l’ ambasciatore Usa in Vaticano Brian Burch dichiaratamente cattolico.

Intanto oltre al Papa anche i vertici della Segreteria di Stato sono in volo verso l’ Algeria.

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