"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Il Papa ai trafficanti di vite umane: convertitevi! Verrà la giustizia divina

Leone XIV nell’incontro con le realtà di integrazione dei migranti a Tenerife, lancia un monito a chi si approfitta della disperazione di tanti, a chi trasforma “la sofferenza altrui in un affare”. “Dovrete comparire davanti alla giustizia divina”: afferma il Pontefice che esorta a riparare al male provocato, a “spezzare le catene” di chi è sotto scacco “perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito”

Benedetta Capelli – Vatican News, 12/06/2026

Fermatevi! Convertitevi! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui! Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro.

“Convertitevi”. Da Plaza del Cristo de La Laguna a Santa Cruz de Tenerife risuona quel grido che 33 anni fa scosse le coscienze di molti. Un anatema rivolto ai mafiosi, quello di San Giovanni Paolo II, che dalla Valle dei templi di Agrigento si levò come un vento impetuoso capace di agitare anche i cuori più duri. Il vescovo di allora, monsignor Carmelo Ferraro, raccontò che quelle parole arrivarono dopo i toccanti incontri del Papa con i famigliari di alcune vittime, tra queste il giudice Antonio Livatino, oggi beato perché martire in odium fidei.

Papa Leone fa suo quel grido, lo fa con forza accompagnato dagli applausi dei presenti, colpito probabilmente dalla violenza dei racconti ascoltati dalle voci dei migranti nei due giorni passati nelle Isole Canarie. Il racconto di un dolore pungente, costante che a volte è diventato lacrime, altre volte silenzio, isolamento, rabbia e che, grazie al lavoro di tanti “buon samaritani”, piano piano si è lenito. Nell’incontro con le realtà di integrazione dei migranti di oggi 12 giugno, ultimo giorno di viaggio, il Pontefice in spagnolo indica nel potere del denaro una delle cause di tanto male e dice “una parola chiara”…

a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare.

La giustizia divina

Quel male è impresso sui volti delle persone che ascoltano il Papa e che si sono salvate.

Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina.

Riparare e restituire

Ai trafficanti di morte il Vescovo di Roma rivolge un accorato appello.

Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione.

Gli occhi di Gesù

La porta stretta di cui Gesù parla nel Vangelo è dunque per il Papa fatta di “verità, giustizia e conversione”. È una porta che diventa ogni giorno la scelta di vivere allontanando il peccato e percorrendo la via del perdono. L’invito di Papa Leone è di avere un nuovo sguardo – Alzar la mirada – guardare al fratello considerato “uno scarto”.

Fratelli e sorelle, l’ultima parola non può averla la paura, né l’indifferenza, né la violenza di chi specula sulla vita umana. L’ultima parola spetta a Cristo, che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell’umanità e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato. Alziamo lo sguardo verso di Lui, senza distoglierlo da chi soffre; guardiamo al Signore per imparare a guardare con i suoi occhi i nostri fratelli.

Integrazione come lettura nuova della realtà

Il Papa guarda a San Cristóbal de La Laguna, dove arriva facendo un giro sulla golf-cart per salutare i tanti presenti. “Una città senza mura, una città aperta, così viene definita, il Pontefice si sofferma sulle barriere difficili da superare, che non so di pietra ma quelle della paura e dell’indifferenza soprattutto dinanzi alle storie di dolore. Ma in “una città senza mura, – sottolinea – anche il cuore è chiamato ad aprirsi per accoglierle”. Va imparato “il linguaggio della vicinanza, quello che si capisce più con le mani che con le parole”.

L’integrazione richiede di imparare a leggere in modo diverso. Ci sono sguardi che vedono e, tuttavia, non riconoscono; trasformano un volto in numero, una storia in fascicolo e una differenza in distanza. Per questo il Vangelo ci educa a una lettura più profonda della realtà: quella che nasce dalla vicinanza, dalla pazienza e da mani capaci di soccorrere, accompagnare, orientare, insegnare e aprire strade.

Ricostruire il futuro

Toccare la carne di Cristo riconosciuto “nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nel carcerato e nello straniero” vuol dire riconoscere la dignità altrui che va al di là della “concessione riduttiva o semplice atto di filantropia” perché nasce “dall’amore di Dio riversato nel cuore del credente”.

L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro.

Un cammino reciproco

Integrare, sottolinea il Papa, non vuol dire cancellare il passato, né creare “mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente” ma è “un cammino reciproco”. Alla società spetta il compito di scoprire che “la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri”, si tratta – afferma Leone – di “una preziosa forma di misericordia”.

A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni.

“La tua vita non è uno scarto”

“Parliamo, prima di tutto, – afferma il Pontefice – di persone create a immagine e somiglianza di Dio, prima che di categorie giuridiche o di problemi da gestire”. Persone che hanno il diritto di ricominciare e “di non rimanere rinchiusi per sempre nella condizione di vittime”

Dopo viaggi difficili e, a volte, diversi tentativi cercano qualcuno che dica loro, con i gesti prima che con le parole: la tua vita non è uno scarto, la tua sofferenza non è invisibile, la tua dignità non si è dissolta nelle acque che hai attraversato.

Lo straniero, il fratello di oggi

Da qui il ringraziamento del Papa per la Chiesa che si impegna a “camminare con quelli che camminano”, con chi si impegna a restituire quanto ha ricevuto. Fa riferimento ai migranti provenienti dall’America Latina, dalle Filippine e da altre latitudini.

Lasciatevi anche evangelizzare da loro, perché sicuramente portano con sé doni che la Provvidenza ha voluto farvi arrivare attraverso coloro che si integrano. Essi ricordano che integrare significa aprire spazi affinché una persona possa sentirsi corresponsabile. Così, lo straniero di ieri può essere il fratello e il vicino di oggi.

Il secondo naufragio silenzioso

Ai cattolici il Papa chiede che si offri a chi arriva una comunità capace di indicare percorsi per conoscere Cristo. “Una Chiesa che accoglie – sottolinea – è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri”. Non si può restare indifferenti di fronte ai cimiteri del mare.

Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana. Tuttavia, esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità. Integrare significa impedire questo secondo naufragio. Significa aiutare chi è arrivato ferito a non rimanere per sempre bloccato nel proprio dolore, ma a poter rimettersi in piedi, riconoscere i propri doni e offrirli alla comunità.

Un luogo dove tutti si sentano fratelli

Concludendo il suo discorso, il Papa fa riferimento alla Santa Famiglia di Nazaret, che dovette fuggire in Egitto per proteggere la vita del bambino Gesù, “modello e riparo di ogni famiglia rifugiata, di ogni migrante e di ogni persona costretta a lasciare la propria terra per paura, persecuzione o necessità”.

Possa essa sostenere il servizio che voi offrite e rendere questa terra un luogo dove tutti si riconoscano e si trattino come fratelli.

“Tutti fratelli e sorelle”

Al termine della Messa, dal balcone della casa vescovile, Papa Leone ha espresso il suo ringraziamento per la “splendida accoglienza” e per l’accoglienza riservata agli immigrati. “Tutti noi desideriamo essere riconosciuti nella dignità umana – ha affermato – che ci è stata donata al momento della nostra creazione. Siamo tutti fratelli e sorelle: alcuni peruviani, alcuni colombiani, alcuni venezuelani, alcuni di Tenerife. Siamo tutti un’unica famiglia”. Poi il Pontefice ha detto “grazie” a Dio perchè “ci ha dato la capacità di amare ed essere amati, ed è quando condividiamo con gli altri che scopriamo il vero senso delle nostre vite”. 

MOZAMBICO: 🙏VESCOVO CONDUTTORE DI RADIO MARIA UCCISO SABATO A QUELIMANE🙏

[09:49, 08/06/2026] 2 Red: Mons.Osório Citora Afonso, Vescovo di Quelimane,Amministratore Apostolico di Beira nostro conduttore ,è stato assassinato Sabato.
Amato conduttore di Radio Maria Mozambico, sottostazione di Quelimane,di un settimanale programma di catechesi.
Il mese scorso, ha partecipato alla nostra Mariatona. Preghiamo per il riposo della sua anima in Dio.
Mons.Osório Citora Afonso aveva lavorato al Vaticano prima di essere nominato vescovo in Mozambico.

Ecco il comunicato di Radio Maria Mozambico:

Nota de pesar

É com profundo pesar e espírito de fé na Ressurreição que comunicamos o falecimento de Sua Excelência Reverendíssima Dom Osório Citora Afonso, IMC.

Unidos na dor desta perda, elevamos as nossas preces a Deus, Senhor da vida, para que acolha o seu servo fiel na glória eterna e lhe conceda o descanso dos justos.

Dom Osório dedicou a sua vida ao serviço da Igreja, à evangelização do povo de Deus e à promoção da paz, da justiça e da esperança. O seu testemunho de fé, humildade e entrega permanecerá vivo na memória da Igreja e de todos aqueles que tiveram a graça de caminhar ao seu lado.

Neste momento de luto, manifestamos a nossa solidariedade à família, ao clero, aos religiosos e religiosas, bem como a todos os fiéis que partilham esta dolorosa despedida.

“Combati o bom combate, terminei a corrida, guardei a fé.” (2 Timóteo 4, 7)

Que a sua alma descanse em paz!
[09:50, 08/06/2026] 2 Red: “
È con profondo dolore e spirito di fede nella Resurrezione che annunciamo la scomparsa di Sua Eccellenza Reverendissima Don Osorio Citora Alfonso, IMC.

Uniti nel dolore di questa perdita, eleviamo le nostre preghiere a Dio, Signore della vita, affinché accolga il suo servo fedele nella gloria eterna e gli conceda il riposo dei giusti.

Don Osorio ha dedicato la sua vita al servizio della Chiesa, all’evangelizzazione del popolo di Dio e alla promozione della pace, della giustizia e della speranza. La tua testimonianza di fede, umiltà e consegna rimarrà viva nella memoria della Chiesa e di tutti coloro che hanno avuto la grazia di camminare al tuo fianco.

In questo momento di lutto esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia, al clero, ai religiosi e religiosi, nonché a tutti i credenti che condividono questo doloroso addio.

“Ho combattuto il buon combattimento, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. ” (2 Timoteo 4, 7)

Possa la sua anima riposare nella pace di Dio!

Radio Maria Mozambico

Pomeriggio insieme con Roberta: La fede insegnata ai figli

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La citazione del giorno – “Senza Dio non c’è futuro” – n°32

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LO SCAPOLARE  PER ABBREVIARE IL PURGATORIO

autore: Nicolas Mignard anno: 1644 titolo: La Vergine consegna uno scapolare a San Simone Stock luogo: Museo Calvet, Avignone

Nome: San Simone Stock

Titolo: Sacerdote

Nome di battesimo: Simon Stock

Nascita: 1165 circa, Aylesford, Inghilterra

Morte: 16 maggio 1265, Bordeaux, Francia

Ricorrenza: 16 maggio

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Commemorazione

Nacque ad Aylesford nel 1165 circa, Simone Stock scelse di entrare a far parte dell’Ordine Carmelitano. Fu proprio in quest’ordine che riuscì ad ottenere l’importante carica di priore generale ed oggi è considerato il protettore dei Carmelitani.

Secondo alcune testimonianze Simone Stock, all’età di soli dodici anni, decise di ritirarsi sotto una quercia come eremita, dopo essersi allontanato dalla casa in cui viveva con i genitori. Questo episodio fu molto importante perché spiega l’origine del nome. Stock potrebbe derivare infatti dalla lingua inglese antica e potrebbe significare tronco d’albero.

La scelta di entrare a far parte dell’Ordine Carmelitano fu presa da Simone Stock dopo un pellegrinaggio in Terra Santa. Per portare a compimento questo desiderio, egli decise di terminare i suoi studi a Roma e di diventare un sacerdote. La carica di priore generale dell’ordine gli fu assegnata nel 1247 ed a lui si deve la riforma della regola dei Carmelitani, che con lui diventò un ordine mendicante.

Il culto di San Simone Stock prese piede nel XV secolo, quando nei Paesi Bassi iniziò a diffondersi una testimonianza – ritrovata su un antico documento – di una visione della Madonna che lo stesso Simone Stock avrebbe avuto durante una serata di preghiera intensa alla Vergine Maria. Durante la visione la Madonna gli rivelò il privilegio che avrebbero avuto coloro che sarebbero morti con lo scapolare indosso: il sabato successivo alla data della loro morte non avrebbero più sofferto le pene del purgatorio.

Morì nel 1265, durante una visita al convento carmelitano di Bordeaux.

🟢IN RADIOVISIONE: L’UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO – PUNTATA 27: Gesù Re di misericordia – Catechesi giovanile 2008-2009 di P. Livio


La Fede insegnata ai figli (7)

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MEDJUGORJE 1986

Un documento prezioso sulla realtà dei primi anni

Crosetto: «Lo scontro totale è tra Usa e Cina, l’Europa è debole»

«Non siamo in una crisi: siamo in un cambio d’epoca. Il mondo non si allarga più: si restringe, e non ci sarà spazio per tutti. Lo scontro centrale è
tra Stati Uniti e Cina, e si combatterà su tecnologia, energia, dati, spazio e materie prime. Non è solo guerra militare: è guerra totale e ibrida».

Lo ha detto il Ministro della Difesa Guido Crosetto – da quanto si apprende – intervenendo al Cedacri Forum 2026 a Villa d’Este Cernobbio (Co). «L’Europa – ha osservato Crosetto – è oggi il terzo modello debole: lenta, disarmata, disunita. Eppure è l’unica alternativa possibile tra capitalismo oligarchico e autocrazie. Ma così com’è, perderà».

«Il futuro – ha proseguito il ministro- porterà meno lavoro, più disuguaglianza e sistemi sociali sotto pressione. Le democrazie stesse sono a rischio. La difesa non è più solo esercito: è cyber, infrastrutture, energia, informazione, mentalità collettiva. Da soli non ce la fa nessuno: né l’Italia né i singoli attori. Serve un patto totale tra politica, imprese, finanza e società, abbattendo barriere e lavorando insieme — anche tra concorrenti». 

«La vera sfida europea – ha sottolineato il titolare della Difesa – è costruire sovranità tecnologica e industriale, filiere strategiche e autonomia su risorse critiche. Non orizzontale, ma verticale, scientifica, ossessiva. Serve velocità: in questo mondo stare fermi significa correre, avanzare significa correre di più.

 La classe dirigente ha una responsabilità diretta: capire il mondo, anticiparlo e guidarlo. Non è più tempo di pensare al proprio interesse
individuale: chi lo fa è destinato a essere travolto. Il futuro non si improvvisa: si progetta. E oggi manca visione, coraggio e consapevolezza».

L’Europa, ha concluso, «può vincere solo se costruisce un modello che
unisca innovazione e valori, diventando attrattiva per le menti libere
del mondo. Nessuno è esonerato. Tutti sono responsabili. O si costruisce insieme un nuovo ruolo, o si viene esclusi dalla storia».

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

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