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Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 46 di 53
DOMENICA 31.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici, Buona domenica!
Che la luce di Cristo risorto illumini il cammino della nostra vita e il suo amore ricolmi di gioia i nostri cuori.
In prossimità della Festa di tutti i Santi e dei fedeli defunti, alziamo il nostro sguardo al Cielo, che è la meta alla quale dobbiamo tendere con tutte le nostre forze.
Mettiamo come impegno fondamentale della nostra vita cristiana quello di non mancare mai alla S. Messa domenicale, perché è il momento del nostro incontro con Cristo e la fonte inesauribile della grazia che ci rinnova.
La Parola di Dio e l’Eucaristia ci sono necessarie per vivere in questo mondo dove la tenebra e il male ci assediano da ogni parte con il rischio di travolgerci.
Il Vangelo ci racconta la straordinaria conversione di Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, al quale Gesù manifesta il desiderio di essere invito a tavola.
Il piccolo uomo mostra subito di avere un grande cuore decidendo di dare la metà dei suoi beni ai poveri e di restituire quattro volte tanto quello che aveva rubato.
Così Zaccheo ha ottenuto l’essenziale della vita, la fede e la salvezza. Un grande esempio per ognuno di noi.
Vostro Padre Livio
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 31 ottobre 201)
Cari fratelli e sorelle!
L’Evangelista san Luca riserva una particolare attenzione al tema della misericordia di Gesù. Nella sua narrazione, infatti, troviamo alcuni episodi che mettono in risalto l’amore misericordioso di Dio e di Cristo, il quale afferma di essere venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori (cfr Lc 5,32). Tra i racconti tipici di Luca vi è quello della conversione di Zaccheo, che si legge nella liturgia di questa domenica. Zaccheo è un “pubblicano”, anzi, il capo dei pubblicani di Gerico, importante città presso il fiume Giordano.
I pubblicani erano gli esattori dei tributi che i Giudei dovevano pagare all’Imperatore romano, e già per questo motivo erano considerati pubblici peccatori. Per di più, approfittavano spesso della loro posizione per estorcere denaro alla gente. Per questo Zaccheo era molto ricco, ma disprezzato dai suoi concittadini. Quando dunque Gesù, attraversando Gerico, si fermò proprio a casa di Zaccheo, suscitò uno scandalo generale. Il Signore, però, sapeva molto bene quello che faceva. Egli, per così dire, ha voluto rischiare, e ha vinto la scommessa: Zaccheo, profondamente colpito dalla visita di Gesù, decide di cambiare vita, e promette di restituire il quadruplo di ciò che ha rubato. “Oggi per questa casa è venuta la salvezza”, dice Gesù, e conclude: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”.
Dio non esclude nessuno, né poveri né ricchi. Dio non si lascia condizionare dai nostri pregiudizi umani, ma vede in ognuno un’anima da salvare ed è attratto specialmente da quelle che sono giudicate perdute e che si considerano esse stesse tali. Gesù Cristo, incarnazione di Dio, ha dimostrato questa immensa misericordia, che non toglie nulla alla gravità del peccato, ma mira sempre a salvare il peccatore, ad offrirgli la possibilità di riscattarsi, di ricominciare da capo, di convertirsi. In un altro passo del Vangelo, Gesù afferma che è molto difficile per un ricco entrare nel Regno dei cieli (cfr Mt 19,23).
Nel caso di Zaccheo, vediamo proprio che quanto sembra impossibile si realizza: “egli – commenta san Girolamo – ha dato via la sua ricchezza e immediatamente l’ha sostituita con la ricchezza del regno dei cieli” (Omelia sul salmo 83, 3). E san Massimo di Torino aggiunge: “Le ricchezze, per gli stolti sono un alimento per la disonestà, per i saggi invece sono un aiuto per la virtù; a questi si offre un’opportunità per la salvezza, a quelli si procura un inciampo che li perde” (Sermoni, 95).
Cari amici, Zaccheo ha accolto Gesù e si è convertito, perché Gesù per primo aveva accolto lui! Non lo aveva condannato, ma era andato incontro al suo desiderio di salvezza. Preghiamo la Vergine Maria, modello perfetto di comunione con Gesù, affinché anche noi possiamo sperimentare la gioia di essere visitati dal Figlio di Dio, di essere rinnovati dal suo amore, e trasmettere agli altri la sua misericordia.
DOMENICA 20.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici di Radio Maria ,
rallegriamoci in questo giorno benedetto nel quale Gesù è risorto e ci ha liberato dal potere delle tenebre, del male e della morte che affligge la nostra vita.
Apriamo i nostri cuori ed eleviamo gli occhi al Cielo che è la meta del pellegrinaggio della nostra vita. Camminando con Cristo risorto tutto diventa sopportabile e ogni istante del tempo che passa ci fa presagire la gioia dell’eternità.
Gesù ci attende in Chiesa per celebrare il sacrificio della Redenzione, per nutrirci con la sua Parola e fortificarci con L’Eucaristia.
Facciamo della partecipazione alla S. Messa domenicale il punto focale della nostra settimana.
Gesù nel vangelo ci racconta la parabola della preghiera del Fariseo e del pubblicano. Il primo, accecato dalla presunzione, loda se stesso dinanzi a Dio e disprezza gli altri.
Il secondo invece si batte il petto con la bella invocazione: O Dio , abbi pietà di me peccatore”.
E’ il pubblicano ad essere perdonato, perché “chi si esalta sarà umiliato e chi si umili sarà esaltato”
Vostro Padre Livio
DOMENICA 29.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici buona Domenica,
IL giorno del Signore illumini le nostre menti e rallegri i nostri cuori.
Questa sosta nel lavoro settimanale ci serva per ritemprare le forze del corpo e dello spirito, per dedicare più tempo ai rapporti famigliari e per partecipare alla vita della Chiesa, il cui Cuore è la celebrazione dell’Eucaristia.
Il momento storico che stiamo attraversando è un tempo speciale di Dio, che chiama l’umanità alla conversione attraverso Maria, più che mai presente in mezzo a noi per guidarci e per proteggerci.
Gesù nel Vangelo, con la parabola del Giudice iniquo, ci invita a una preghiera incessante e persino insistente, grazie alla quale ottenere che Dio intervenga a fare giustizia quelli che gridano a Lui.
Tuttavia alla fine si chiede: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
E’ un interrogativo che interpella in modo particolare la nostra generazione che ha rifiutato la Fede e la Croce.
Vostro Padre Livio
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VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,1-8
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
PAROLE DEL SANTO PADRE
Nel Vangelo di Luca, Gesù pone una domanda drammatica che sempre ci fa riflettere: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8), o troverà soltanto organizzazioni, come un gruppo di “imprenditori della fede”, tutti organizzati bene, che fanno della beneficenza, tante cose…, o troverà fede? «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Questa domanda sta alla fine di una parabola che mostra la necessità di pregare con perseveranza, senza stancarsi (cfr vv. 1-8). Dunque, possiamo concludere che la lampada della fede sarà sempre accesa sulla terra finché ci sarà l’olio della preghiera. La lampada della vera fede della Chiesa sarà sempre accesa sulla terra finché ci sarà l’olio della preghiera. È quello che porta avanti la fede e porta avanti la nostra povera vita, debole, peccatrice, ma la preghiera la porta avanti con sicurezza. È una domanda che noi cristiani dobbiamo farci: prego? Preghiamo? Come prego? (Udienza generale, 14 aprile 2021)
DOMENICA 28.M DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici, Buona Domenica!
Che la luce di Cristo Risorto avvolga la vostra anima e il suo amore ricolmi di gioia il vostro cuore.
Oggi qui è una giornata buia e piovosa, ma oltre le nuvole il sole come sempre risplende. Così è lo svolgimento della vita che alterna momenti agitati ad altri sereni nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo.
Gesù e Maria ci attendono alla Santa Messa domenicale per rinvigorire nostre forze con la Parola di Dio e il pane di vita dei quali non possiamo assolutamente fare ameno.
Il Vangelo ci racconta la guarigioni di Gesù fa di dieci lebbrosi invitandoli a recarsi dai sacerdoti del Tempio per avere il libello di guarigione.
Uno solo però ritorna a ringraziarlo ed era un samaritano, uno straniero.
Chiediamoci quante volte ringraziamo Dio per tutti i suoi doni, per la grazia della vita, della fede e di tutti i suoi interventi nella nostra vita quotidiana. Chi ringrazia ottiene nuove grazie.
A volte sono i più lontani che sentono il bisogno di ringraziare Dio perché li aiuta nonostante non lo meritano e per questo si riavvicinano a Lui, accogliendo la grazia della fede
Che la nostra vita sia un grazie quotidiano per l’amore senza limiti che Dio ci dona.
Vostro Padre Livio
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BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 14 ottobre 2007
Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di questa domenica presenta Gesù che guarisce dieci lebbrosi, dei quali solo uno, samaritano e dunque straniero, torna a ringraziarlo (cfr Lc 17, 11-19). A lui il Signore dice: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!” (Lc 17, 19). Questa pagina evangelica ci invita ad una duplice riflessione. Innanzitutto fa pensare a due gradi di guarigione: uno, più superficiale, riguarda il corpo; l’altro, più profondo, tocca l’intimo della persona, quello che la Bibbia chiama il “cuore”, e da lì si irradia a tutta l’esistenza. La guarigione completa e radicale è la “salvezza”. Lo stesso linguaggio comune, distinguendo tra “salute” e “salvezza”, ci aiuta a capire che la salvezza è ben più della salute: è infatti una vita nuova, piena, definitiva. Inoltre, qui Gesù, come in altre circostanze, pronuncia l’espressione: “La tua fede ti ha salvato”. È la fede che salva l’uomo, ristabilendolo nella sua relazione profonda con Dio, con se stesso e con gli altri; e la fede si esprime nella riconoscenza. Chi, come il samaritano sanato, sa ringraziare, dimostra di non considerare tutto come dovuto, ma come un dono che, anche quando giunge attraverso gli uomini o la natura, proviene ultimamente da Dio. La fede comporta allora l’aprirsi dell’uomo alla grazia del Signore; riconoscere che tutto è dono, tutto è grazia. Quale tesoro è nascosto in una piccola parola: “grazie”!
Gesù guarisce dieci malati di lebbra, infermità allora considerata una “impurità contagiosa” che esigeva una purificazione rituale (cfr Lv 14, 1-37). In verità, la lebbra che realmente deturpa l’uomo e la società è il peccato; sono l’orgoglio e l’egoismo che generano nell’animo umano indifferenza, odio e violenza. Questa lebbra dello spirito, che sfigura il volto dell’umanità, nessuno può guarirla se non Dio, che è Amore. Aprendo il cuore a Dio, la persona che si converte viene sanata interiormente dal male.