"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Categoria: PENSIERO FESTIVO Pagina 47 di 53

BUONA DOMENICA

DOMENICA 27.MA DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici, Buona Domenica!

Oggi  è  ‘ultimo giorno della settimana e sta  a  significare che,  dopo  il cammino nei sei giorni nel tempo che  passa,   il cammino umano, nella disposizione di Dio, è una entrata nell’eternità. 

Per  questo motivo dobbiamo mettere Dio al  primo posto, alzare  gli occhi al Cielo, che è la  meta della  nostra vita, aprire  il Cuore, ascoltare  la sua  Parola e nutrirci dell’Eucaristia.

Gesù nel Vangelo  ci esorta ad  avere  fede,  grazie  alla quale  possiamo compiere i più  grandi miracoli. Si  tratta della fede  in Lui, che   è  il  Signore e il Salvatore  del  mondo.

Nel  medesimo tempo ci richiama all’umiltà  nel servizio del suo Regno, perché senza Di Lui non possiamo fare nulla.

In questo mese di Ottobre  prendiamo in mano il  Rosario e preghiamo con fervore per  la pace.  Questa guerra potrebbe  finire se pregassimo  di più. 

Vostro Padre  Livio

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PAPA  FRANCESCO  – Angelus 6 Ottobre 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierna pagina evangelica (cfr Lc 17,5-10) presenta il tema della fede, introdotto dalla domanda dei discepoli: «Accresci in noi la fede!» (v. 5). Una bella preghiera, che noi dovremmo pregare tanto durante la giornata: “Signore, accresci in me la fede!”. Gesù risponde con due immagini: il granellino di senape e il servo disponibile. «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe» (v. 6). Il gelso è un albero robusto, ben radicato nella terra e resistente ai venti. Gesù, dunque, vuole far capire che la fede, anche se piccola, può avere la forza di sradicare persino un gelso. E poi di trapiantarlo nel mare, che è una cosa ancora più improbabile: ma nulla è impossibile a chi ha fede, perché non si affida alle proprie forze, ma a Dio, che può tutto.

La fede paragonabile al granello di senape è una fede che non è superba e sicura di sé; non fa finta di essere quella di un grande credente facendo a volte delle figuracce! È una fede che nella sua umiltà sente un grande bisogno di Dio e nella piccolezza si abbandona con piena fiducia a Lui. È la fede che ci dà la capacità di guardare con speranza le vicende alterne della vita, che ci aiuta ad accettare anche le sconfitte, le sofferenze, nella consapevolezza che il male non ha mai, non avrà mai, l’ultima parola.

Come possiamo capire se abbiamo veramente fede, cioè se la nostra fede, pur minuscola, è genuina, pura, schietta? Ce lo spiega Gesù indicando qual è la misura della fede: il servizio. E lo fa con una parabola che al primo impatto risulta un po’ sconcertante, perché presenta la figura di un padrone prepotente e indifferente. Ma proprio questo modo di fare del padrone fa risaltare quello che è il vero centro della parabola, cioè l’atteggiamento di disponibilità del servo. Gesù vuole dire che così è l’uomo di fede nei confronti di Dio: si rimette completamente alla sua volontà, senza calcoli o pretese.

Questo atteggiamento verso Dio si riflette anche nel modo di comportarsi in comunità: si riflette nella gioia di essere al servizio gli uni degli altri, trovando già in questo la propria ricompensa e non nei riconoscimenti e nei guadagni che ne possono derivare. È ciò che insegna Gesù alla fine di questo racconto: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”» (v. 10).

Servi inutili, cioè senza pretese di essere ringraziati, senza rivendicazioni. “Siamo servi inutili” è un’espressione di umiltà, disponibilità che tanto fa bene alla Chiesa e richiama l’atteggiamento giusto per operare in essa: il servizio umile, di cui ci ha dato l’esempio Gesù, lavando i piedi ai discepoli (cfr Gv 13,3-17).

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BUONA DOMENICA

DOMENICA 26.ma DEL TEMPO ORDINARIO

Cari  amici,

Buona Domenica  con Gesù  e Maria!

Oggi è  una Domenica  speciale perché  questa  sera  riceveremo  il messaggio della Regina della  pace  attraverso Marija di Medjugorje.

Grazie  alla  presenza  della  Madonna e ai suoi messaggi possiamo camminare con  sicurezza in questo tempo agitato e denso  di pericoli.

La Madonna  è qui da così tanto tempo  per  indicare all’ umanità smarrita   la luce  della  Verità  e   la via della  Pace.  

La Madre  dà  ai figli la certezza della sua  protezione e del trionfo del  suo Cuore Immacolato. Ci  chiede di seguirla con  impegno e con totale fiducia.

Questa sera  vi  aspettiamo alle h 21 su Radio Maria con Marija che ci trasmetterà  il messaggio e anche una sua breve esortazione spirituale.

Ave  Maria

Padre  Livio

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BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico, Castel Gandolfo
Domenica, 30 settembre 2007

Cari fratelli e sorelle!

Oggi il Vangelo di Luca presenta la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31). Il ricco impersona l’uso iniquo delle ricchezze da parte di chi le adopera per un lusso sfrenato ed egoistico, pensando solamente a soddisfare se stesso, senza curarsi affatto del mendicante che sta alla sua porta. Il povero, al contrario, rappresenta la persona di cui soltanto Dio si prende cura: a differenza del ricco, egli ha un nome, Lazzaro, abbreviazione di Eleazaro, che significa appunto “Dio lo aiuta”.

Chi è dimenticato da tutti, Dio non lo dimentica; chi non vale nulla agli occhi degli uomini, è prezioso a quelli del Signore. Il racconto mostra come l’iniquità terrena venga ribaltata dalla giustizia divina: dopo la morte, Lazzaro è accolto “nel seno di Abramo”, cioè nella beatitudine eterna; mentre il ricco finisce “all’inferno tra i tormenti”. Si tratta di un nuovo stato di cose inappellabile e definitivo, per cui è durante la vita che bisogna ravvedersi, farlo dopo non serve a nulla.

Questa parabola si presta anche ad una lettura in chiave sociale. Rimane memorabile quella fornita proprio quarant’anni fa dal Papa Paolo VI nell’Enciclica Popolorum progressio. Parlando della lotta contro la fame, egli scrisse: “Si tratta di costruire un mondo in cui ogni uomo … possa vivere una vita pienamente umana … dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco” (n. 47). A causare le numerose situazioni di miseria sono – ricorda l’Enciclica – da una parte “le servitù che vengono dagli uomini” e dall’altra “una natura non sufficientemente padroneggiata” (ibid.). Purtroppo certe popolazioni soffrono di entrambi questi fattori sommati. Come non pensare, in questo momento, specialmente ai Paesi dell’Africa subsahariana, colpiti nei giorni scorsi da gravi inondazioni?

Ma non possiamo dimenticare tante altre situazioni di emergenza umanitaria in diverse regioni del pianeta, nelle quali i conflitti per il potere politico ed economico vengono ad aggravare realtà di disagio ambientale già pesanti. L’appello cui allora diede voce Paolo VI: “I popoli della fame interpellano in maniera drammatica i popoli dell’opulenza” (Popolorum progressio, 3), conserva oggi tutta la sua urgenza. Non possiamo dire di non conoscere la via da percorrere: abbiamo la Legge e i Profeti, ci dice Gesù nel Vangelo. Chi non vuole ascoltarli, non cambierebbe nemmeno se qualcuno dai morti tornasse ad ammonirlo.

La Vergine Maria ci aiuti ad approfittare del tempo presente per ascoltare e mettere in pratica questa parola di Dio. Ci ottenga di diventare più attenti ai fratelli in necessità, per condividere con loro il tanto o il poco che abbiamo, e contribuire, incominciando da noi stessi, a diffondere la logica e lo stile dell’autentica solidarietà.

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BUONA DOMENICA

18  SETTEMBRE-  25.ma  DOMENICA  DEL TEMPO ORDINARIO

Cari amici, buona Domenica!

Che  la  luce di Cristo risorto illumini la vostra  vita e vi guidi nel  pellegrinaggio verso il Cielo, che è la  meta  alla  quale  dobbiamo tendere.

Non dobbiamo permettere che  la nostra vita sia vissuta come  una  clessidra che si svuota, lentamente ma  inesorabilmente, o  come una  candela  che si consuma fino a diventare un lucignolo fumigante.

Viviamo invece la vita come una   missione che Dio  ci ha affidato  per cooperare alla diffusione del suo Regno di giustizia, di amore e  di pace.

A  questa missione dedichiamo noi stessi con generosità , con creatività e con perseveranza perché alla fine tutto ciò che avremo  fatto nel tempo lo troveremo nei forzieri dell’eternità.

Nel  Vangelo di oggi Gesù  ci racconta la parabola dell’ amministratore disonesto che,  prevedendo il  licenziamento, si da fare per condonare denaro ai debitori del  padrone in modo da avere da essi un sostegno successivo.

Gesù osserva quello che osserviamo anche noi in noi stessi:  quando c’è da accumulare i beni effimeri o conseguire traguardi mondani non risparmiamo fatiche e  iniziative.

Al contrario quando si tratta di operare per  il Regno di Dio e di conseguire  i beni eterni siamo pigri e negligenti.

Per capovolgere la situazione è  necessaria  la grazia della conversione, che ci aiuti  a vedere la vanità di ciò che passa e la necessità  di impegnarsi e per  la  nostra salvezza eterna e  quella dei fratelli.

Preghiamo oggi anche  per  le popolazioni marchigiane  perché  Dio dia loro la forza di risollevarsi e di riprendere il cammino,

Vostro Padre Livio

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La riflessione di Benedetto XVI
“Raccontando la parabola di un amministratore disonesto ma assai scaltro, Cristo insegna ai suoi discepoli quale è il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, e cioè condividerli con i poveri procurandosi così la loro amicizia, in vista del Regno dei cieli…

Il denaro non è disonesto in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di conversione dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri…

Qui potrebbe aprirsi un vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, in cui si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato.

La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria”.
Benedetto XV

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BUONA DOMENICA

DOMENICA 23.ma  DEL  TEMPO  ORDINARIO

Cari amici, buona  Domenica!

Che la gloria del Signore  risorto illumini le  tenebre  del mondo e il  suo   amore   ricolmi di gioia i nostri cuori.

 Ogni Domenica è sempre nuova perché  apre  agli occhi del  nostro cuore gli orizzonti   dell’ eternità  che ci attende  al  termine del  nostro cammino.

Non siamo nati per  poi morire in questo angolo ristretto dell’universo, nel quale  non rimarrà  nessuna traccia di noi. Siamo nati per vivere eternamente grazie  alla  vittorio del Signore  Gesù sulla potenza del  male e  della morte.

Nel vangelo di oggi Gesù  ci ripete  ancora  una volta  che la via  sulla  quale egli cammina è ardua e stretta  ed  è lungo questa via  che  dobbiamo seguirlo.

E’ la via  della  rinuncia al  peccato e   alle  seduzioni del  mondo, è   la via della fatica  e della  sofferenza, è la  via della  Croc,   ma  nel  medesimo tempo è la via della libertà e  della  gioia.

Gesù ci ammonisce  che la sua  proposta di vita non   è  come quella degli influencer  del  mondo, dietro ai quali gli stolti accorrono a  milioni come  zanzare impazzite  che  si buttano  nel   fuoco.

Perciò  ci ammonisce di non prendere alla leggera  il  suo  invito a seguirlo, ma di ponderarlo con attenzione perché richiede un  cuore generoso e  leale.

L’amore  per  il  Maestro deve essere  totale e al  di sopra di ogni calcolo e  interesse.

Vostro Padre Livio

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