Programma di Padre Livio – Mercoledì 10 Giugno 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
In Cielo c’è una gioia senza fine
Coloro che muoiono nella grazie e nell’amicizia di Dio e sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo.
Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (1 Gv3,2), “faccia a faccia” (1 Cor. 13,12)
La gioia consiste in una comunione di vita e di amore con la SS. Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i santi.
Con la sua morte e resurrezione Cristo ci ha aperto il Cielo. “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1 Cor. 2,9).
Tutta la nostra vita deve essere un pellegrinaggio verso il Cielo.
h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (3)
Tratta dal Libro: Siate le mie mani di luce
h. 9.15: ATTUALITA’
+Perché la minaccia atomica è reale:
Ucraina – Medio Oriente – Giappone – Europa
+ La guerra fa il record: 65 conflitti nel mondo
h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
59. Il tempo dei Segreti è una scelta fra Dio e Satana
La profezia dei tre giorni prima confermerà i mariani nella fede
Per loro sarà la prova della presenza salvifica della Madonna
Sarà loro compito tendere la mano agli incerti e ai lontani dalle fede
Nel medesimo tempo la profezia dei tre giorni prima è un invito per i non credenti
Hanno a disposizione una insperata ancora di salvezza
L’indurimento del cuore porta inevitabilmente alla rovina
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATEHESI DI PADRE LIVIO
Scrivo a voi giovani perché siete forti
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h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 9.00: EDITORIALE
Medjugorje: lo scenario è apocalittico
h. 10.00: CATECHESI
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Ci chiediamo che cosa avviene nell’istante dopo la morte. La morte non è la fine della vita come la mentalità moderna materialista e atea ci propone; questa è una menzogna, fra l’altro una menzogna moderna, perché tutti i popoli dell’antichità hanno onorato i loro morti perché l’umanità in generale, in tutte le sue culture, quelle più elevate, più sofisticate, ma anche quelle più semplici, ha creduto nell’Aldilà, cioè ha creduto nella sopravvivenza delle anime. Oggi domina la mentalità materialista per cui, con la morte del corpo, muore l’uomo, si annienta, scompare l’essere umano. Questa affermazione lascia il tempo che trova perché nessuno di noi si identifica con il suo corpo; noi siamo dei soggetti e ci identifichiamo con la nostra anima, il corpo è un oggetto. La mentalità moderna ha negato la differenza fra soggetto e oggetto. Io sono un soggetto, sono un io che pensa e pensare è un’attività totalmente spirituale; sono un io che decide e la libertà è una caratteristica totalmente spirituale. Sono io morale e percepisco nel mio intimo il bene e il male. Quando faccio il bene sento di avere un’approvazione interiore, quando faccio il male sento di avere una disapprovazione interiore.
Sono le tracce evidenti dell’anima spirituale immortale che già l’antichità al riguardo ha prodotto dei grandi capolavori come il Fedone di Platone, 500 anni prima di Cristo, tutto dedicato alla razionale dimostrazione dell’immortalità dell’anima. Ebbene, la morte consiste nell’istante esatto in cui l’anima si distacca dal corpo. Ovviamente adesso poi si cerca di identificare la morte con gli strumenti materiali, perché ovviamente quando l’anima si stacca dal corpo anche il corpo ne risente subito. Quando l’anima si stacca dal corpo, il cervello non funziona più, l’encefalogramma è piatto, il cuore si ferma, il corpo diviene freddo, il corpo si decompone. Finché l’anima è unita al corpo, esso vive. Nell’istante in cui l’anima si stacca dal corpo viene immediatamente giudicata da Dio. Questo è un insegnamento della Chiesa chiaramente espresso nel Catechismo della Chiesa Cattolica che stronca tutti quelli dicono delle vere e proprie eresie, affermando che subito dopo la morte l’anima non viene giudicata, ma vaga nel mondo, o che anche dopo la morte può pentirsi. Sono tutte affermazioni eretiche che la Chiesa ha condannato nel tempo ed è per quello che il Catechismo della Chiesa Cattolica dice chiaramente che l’anima viene immediatamente giudicata da Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica usa proprio la parola immediatamente.
L’anima percepisce quando va verso il fine stesso della vita che è Dio, davanti al quale deve comparire per essere giudicata. Dio prepara le persone alla morte. Io come pastore di anime me ne sono accorto in diverse occasioni. Il momento in cui l’anima si stacca dal corpo, esce dalle trame del mondo, esce da questa vita ed entra in una dimensione totalmente diversa, è fondamentale, lo vivremo tutti. I pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta, nel momento della morte, mentre stavano per spirare, hanno visto la Madonna che veniva a prenderli per portarli in Cielo. Tante altre persone hanno fatto questa bellissima esperienza di trovare Gesù o Maria nel momento stesso che stavano uscendo dal mondo, che li portavano con sé in Paradiso. Che possa capitare anche a noi una cosa del genere, ma comunque la cosa importante è preparare il cuore.
Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1022: Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore».
Nel momento della morte, cioè l’istante dopo o nell’istante stesso in cui l’anima si stacca dal corpo, l’anima stessa viene giudicata da Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che l’anima è immortale, cioè non muore con il corpo; è spirituale e quindi è eterna, non morirà mai e quindi sarà eternamente felice in Cielo o eternamente perduta all’inferno. Non c’è ritorno. Mi ricordo quando Vicka spiegava i Messaggi dalla Madonna riguardanti l’inferno, diceva questa espressione in croato: “Nema izlaska”, cioè non c’è uscita dall’inferno. La Madonna ha incaricato proprio dei ragazzi che ha portato a vedere il Paradiso, l’inferno e il purgatorio di spiegare a questa generazione incredula queste Verità di fede.
L’anima è immortale e riceve in se stessa la retribuzione eterna, cioè il premio o il castigo. Verremo giudicati, come ha detto la Madonna in un Messaggio citando proprio l’Atto di fede; verremo giudicati secondo i meriti e di conseguenza avremo il premio o la pena eterna. Il Vangelo, quando Gesù muore in Croce, ci mostra che anche all’ultimo istante le persone si possono convertire come il buon ladrone. Prima di convertirsi non era un buon ladrone, era un condannato a morte perché aveva rubato o ammazzato; negli ultimi istanti della sua vita ha detto a Gesù: «Signore, accoglimi nel tuo regno» e Gesù ha risposto: «Oggi sarai con me in Paradiso».
Credo che siano tante le persone che si convertono negli ultimi istanti, grazie alle preghiere che si fanno per le anime che rischiano la perdizione eterna. Noi saremo giudicati personalmente, alla fine del mondo il Giudizio sarà Universale, riguarderà i popoli, l’umanità nel suo insieme. Nel momento della morte c’è proprio un giudizio particolare che riguarda ciascuno di noi e la nostra vita verrà messa in rapporto a Cristo: ciò che avremo fatto contro Cristo, ciò che avremo fatto per Cristo. Se anche noi moriremo bestemmiando Cristo come il cattivo ladrone, andremo nella perdizione eterna; se moriremo chiedendo Misericordia a Cristo, avremo la vita eterna. Tutta la vita deve essere improntata come un cammino seguito di Cristo, verso l’eternità, che poi diventa anche un cammino di gioia. Per quanto la via sia stretta in salita, è come quella della montagna, che più Sali e più godi il panorama. Così è la vita nel cammino di santità. Il giudizio consiste in questo: o il passaggio attraverso una purificazione, cioè l’anima che muore in stato di grazia di Dio, di fede in Dio, di amicizia con Dio, di pentimento dei propri peccati, ma ha ancora tante scorie di egoismo e di brutture dentro di sé, deve passare attraverso una purificazione. Questa purificazione si chiama purgatorio. Purgatorio vuol dire purificazione. Il purgatorio consiste in una pena tutta spirituale, anche se si parla del fuoco. L’anima, ardente di desiderio di unirsi a Dio, non lo può vedere, è ancora distaccata da lui, è ancora lontana da lui e questa sofferenza la purifica. È la sofferenza di essere lontani da Dio, la sofferenza del purgatorio. Ma nel medesimo tempo, come dice Santa Caterina da Genova, che è una teologa del purgatorio, possiamo dire che le anime del purgatorio da una parte soffrono, dall’altra sono felici perchè comunque sanno che la pena del purgatorio è transitoria e che se poi noi le aiutiamo con le nostre preghiere, con le Sante Messe, con le opere di carità in loro favore, abbreviamo la sofferenza del purgatorio. Beate quelle anime che hanno i loro cari che pregano per loro, che fanno celebrare delle Messe per loro. Uno dei più grandi atti di carità che noi possiamo fare è accorciare il purgatorio per le anime che conosciamo, quelle dei nostri cari, quelle dei nostri amici, quelle dei nostri conoscenti, specialmente per quelli che hanno avuto una vita un po’ lontana da Dio e che magari sono negli strati più profondi del purgatorio e che hanno molto da soffrire. Noi possiamo abbreviare la loro sofferenza con le nostre preghiere. Dio ha voluto questo atto di carità da parte nostra, da parte della Chiesa, proprio per abbreviare il tempo della purificazione.
Dopo il giudizio, allora, l’anima passerà attraverso una purificazione o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo, cioè entrerà direttamente in Paradiso. Quindi il momento della morte è il momento dell’abbraccio con Cristo. Pregate, preghiamo perché questo avvenga, perché la Madonna ci faccia purificare qui su questa Terra e non in purgatorio. La Madonna a Medjugorje ha detto che se noi sapessimo cos’è il purgatorio, faremmo di tutto per evitarlo, ma ha anche detto che oggi il maggior numero di anime quando muore va in purgatorio, solo un piccolo numero va direttamente in Paradiso e un numero ugualmente grande va all’inferno.
Purtroppo, ci sono anche le anime che muoiono e sono condannate alla perdizione eterna, si dannano immediatamente per sempre, cioè vanno per sempre all’inferno perché loro hanno voluto andarci. Questo lo ha detto la Madonna a Medjugorje, lo ha riportato la veggente Vicka. Vicka riporta un fatto che è accaduto ai ragazzi di Medjugorje nei primi mesi, quando la Madonna è apparsa a tutte i cinque i ragazzi che si trovavano a Medjugorje e a Mirjana, che si trovava invece a Sarajevo per gli studi; ha mostrato il Paradiso, l’inferno e il purgatorio. Con Mirjana è successo un fatto un po’ strano. Mirjana, dopo aver visto il Paradiso e il purgatorio, ha detto alla Madonna che non voleva vedere l’inferno e le ha chiesto: «Perché Dio è così duro di cuore da mandare la gente all’inferno?», la Madonna ha risposto: «Dio non manda all’inferno, siete voi che volete andarci».
Nell’istante in cui l’anima si stacca dal corpo viene immediatamente giudicata e quindi la sua vita viene paragonata a quella di Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. Questa è la dottrina del Vangelo, non ascoltiamo quelli che dicono che si salvano tutti, che c’è la Misericordia per tutti. Certamente c’è la Misericordia per tutti, ma una buona parte la rifiuta. Quelli che vanno all’inferno – e sono molte le anime che vanno all’inferno ha detto la Madonna a Medjugorje e anche a Fatima – rifiutano la Misericordia, Nella loro ottusità, nella loro durezza di cuore, vogliono stare dalla parte del diavolo. Già su questa Terra vediamo le persone che sono dei demoni incarnati, come li chiama Santa Caterina da Siena, che sono schierati dalla parte del diavolo, dell’angelo ribelle. Che non ci capiti di essere intrappolati in quella palude che ci inghiotte e poi si chiude e di noi si è persa ogni traccia.
Meditare i Novissimi ci fa bene, ci fa essere un po’ meno superficiali, ci fa pentire i nostri peccati, ci fa capire quanto è vana la vita dietro le cose mondane che passano e quanto sia ingannatore il diavolo che ci promette la felicità e ci porta all’eterna infelicità, all’eterno dolore. Il diavolo ci porta in quel luogo dove c’è scritto “Lasciate ogni speranza voi che entrate”, cioè lasciate ogni speranza di uscirne fuori voi che entrate. State attenti a non entrarci, perché anche se c’è chi dice che l’inferno non c’è, esiste lo stesso.
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h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
Dopo la morte il giudizio divino è immediato (Cat. C. C, 1022)
“Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna”
“…in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo”
“…per cui passerà o attraverso una purificazione”
“o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo,
“oppure si dannerà immediatamente per sempre” ( Cat C. C 1022),
h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (1)
Tratta dal Libro: Siate le mie mani di luce
h. 9.15: NOTIZIE DAL MONDO
Il Papa a Madrid con i giovani
La Santa Messa del Corpus Domini
h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
58. Il tempo dei Segreti appartiene all’escatologia
La storia della salvezza è entrata negli ultimi tempi
Le tre fasi degli ultimi tempi
I segni dati dalla Madonna al riguardo: Appare come la Donna del cap 12 dell’Apocalisse – Ha detto che queste sono le sue ultime apparizioni sulla terra.
Gli eventi degli ultimi tempi vanno collocati nell’escatologia biblica
L’escatologia è parte integrante della visione cristiana della storia
Questa fase ha come sbocco un tempo di pace prima dell’ultimo combattimento escatologico con la venuta di Cristo come giudice del mondo.
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATEHESI DI PADRE LIVIO
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Non dobbiamo dimenticare che nasciamo un po’ malati dal punto di vista esistenziale. Si tratta del male di vivere; proprio perché la nostra natura umana è stata ferita dal peccato originale, la vita è caratterizzata da sofferenza, dolore, oscurità, prove. Si parla del male di vivere come una condizione dell’esistenza, è uno dei tratti fondamentali della filosofia moderna, della poesia, della cultura mondiale, della religione nelle sue varie espressioni.
In un Messaggio dato in occasione di un’apparizione al veggente Ivan, la Madonna ha detto che la preghiera è la medicina che guarisce: «Pregate, cari figli, perché la preghiera è la medicina che cura» (9 settembre 1988). Quello che conforta è che chi lo ha sperimentato si rende conto che questa espressione è proprio vera. Per quanto la medicina abbia fatto grandi progressi nel tempo, sono state debellate diverse malattie, per molte di esse c’è una cura e l’aspettativa di vita mediamente è stata allungata di parecchio.
Il male di vivere accomuna un po’ tutti, ciascuno di noi è afflitto da sofferenze, angosce, sconfitte, crolli psicologici, depressioni. Per questa malattia non ci sono medicine efficaci, il male di vivere è una malattia incurabile. L’essere umano non si identifica con il suo corpo ma con il suo io spirituale dotato di intelligenza, di volontà, di libertà, di moralità, di capacità di trascendere la materia; non è autonomo dal corpo, è radicato in esso ma nel medesimo tempo ha una sua autonomia interiore. Soltanto l’amore di Dio può raggiungere queste profondità.
La preghiera è veramente una medicina che guarisce le situazioni più difficili, inguaribili. Molte sofferenze, soprattutto a livello esistenziale, sono malattie dell’anima, sono forme di debolezza che derivano dalla ferita del peccato originale. Molte volte ci si sente angosciati senza sapere perché e quello è il momento in cui sperimentare la grande grazia della preghiera. Nella Bibbia capiamo che la preghiera nasce da situazioni esistenziali di disagio, di disperazione, di debolezza e di malvagità. Ci rendiamo conto che poi la preghiera in quelle situazioni, se fatta con fede, diventa una medicina che guarisce perché Dio ci risponde, viene in nostro soccorso.
Il Santo Rosario inizia proprio con le parole O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto; è l’invocazione a Dio perché venga a salvarci nella situazione di sofferenza, di angoscia, nella quale ci troviamo. Molte volte vediamo nel sorriso dei malati i miracoli della preghiera che guarisce interiormente, la loro croce diventa leggera proprio perché offrono a Dio le loro sofferenze. La veggente Vicka ha dato una bellissima testimonianza di sofferenza offerta ha Dio; quando l’ho incontrata a casa sua a Medjugorje recentemente ha proprio detto che senza sofferenza non potrebbe andare avanti. In sé la sofferenza è distruttiva, ovviamente; con la preghiera essa si trasforma in gioia, in offerta a Dio che ricompensa dandoci nel profondo nel nostro cuore una grande pace.
Prima di arrivare alla gioia dell’offerta a Dio della propria sofferenza ci vuole ovviamente un cammino spirituale. Innumerevoli persone, però, possono testimoniare che la preghiera nella sofferenza ha dato loro pace, sollievo, forza per andare avanti, più di qualsiasi medicina. D’altra parte, lo sperimentiamo anche nella nostra vita quotidiana, quando siamo afflitti dal malessere esistenziale di cui non riusciamo a identificarne le cause. In quei momenti, anche una sola parola di conforto, per aiutarci a superare un po’ l’afflizione, ci fa sentire meglio. Qualcosa di ancora più grande accade nella dimensione soprannaturale, quando Dio stesso si china sulla nostra miseria e ci perdona; nell’abbraccio del Padre che perdona ci sentiamo creature nuove, accettati, benvoluti. Tutto questo provoca in noi un rinnovamento dell’anima per cui, dopo la preghiera, ci sentiamo forti e sereni.
Guardiamo a Gesù nel Getsemani, pregava e sudava sangue in un momento tremendo della sua vita terrena proprio perché vede il male del mondo, l’odio di chi lo rifiuta e lo vuole mettere a morte in croce. Chi guiderà il drappello dei soldati che vanno a prenderlo è proprio un suo Apostolo, Giuda Escariota. Nella sua sapienza divina sa che gli Apostoli fuggiranno nel momento della prova, andranno a nascondersi e lo rinnegheranno. Gesù, mentre prega e suda sangue, vede che nel corso della Storia molte anime non accoglieranno la Sua Parola di Salvezza, anzi la respingeranno. In quel momento di sofferenza Gesù, pregando, dice: «Abba, Padre, ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi». Subito dopo Gesù torna dagli Apostoli per chiedere loro una parola di conforto e li trova addormentati. Quando arrivano i soldati per catturarlo Gesù si alza con una forza interiore incredibile e dice loro con tono regale: «Chi cercate?»; gli rispondono: «Gesù di Nazaret» e Cristo risponde: «Io sono» richiamando le parole di Dio pronunciate nel roveto ardente davanti a Mosè e lasciandoli così sbigottiti. In un momento di angoscia inimmaginabile Gesù prega il Padre e suda sangue, dopo la preghiera affronta la Passione con signoria regale, senza nemmeno un momento di tentennamento; Gesù abbraccia con il suo cuore il mondo intero con il desiderio di poter versare il suo sangue per la salvezza del mondo.
Quando siamo depressi, stanchi, abbattuti, scoraggiati, pensiamo dimessamente di noi stessi, se ci mettiamo nell’atteggiamento di preghiera intima con Dio, parlandogli dal cuore a tu per tu, usciamo dalla preghiera rasserenati, fortificati, esistenzialmente guariti, capaci di aiutare anche gli altri. La preghiera è un’arma esistenziale formidabile per vincere la grande battaglia della vita.
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h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
La preghiera è la medicina che guarisce
Il male di vivere è una malattia incurabile
Invano cerchiamo di alleviarla con la mondanità
Il peccato, la sofferenza e la morte avanzano inesorabili
La Madonna ci propone la medicina della preghiera
Non un ripiegamento su sé stessi, ma una apertura a Dio nella fede
Nella preghiera invochiamo il perdono
Nella preghiera invochiamo l’amore
Nella preghiera invochiamo la pace
Nell preghiera troviamo Dio e la sua gioia senza fine.
h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (37)
Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro
h. 9.15: NOTIZIE DAL MONDO
la verità storica su S. Giovanna d’Arco contro le fake News
h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
56. Come prepararsi al tempo dei Segreti?
I Segreti e le apparizioni sono elementi ineliminabili dal piano di Maria.
La Madonna ha dato appuntamento alla Chiesa col terzo Segreto.
Ha anche detto che bisogna credere e convertirsi ora
Il tempo dei Segreti sarà un tempo di grandi prove
Accadrà come nel tempo della Passione: Molti vacilleranno
Resisteranno quelli che si sono purificati dalla mondanità
La Conversione va consolidata nell’attesa perseverante
Nel tempo delle prove si manifesteranno i Segreti di molti cuori
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATEHESI DI PADRE LIVIO
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La legge che domina nel mondo è quella della finitezza secondo la quale tutto ha un inizio e una fine; la vita umana su questa Terra ha una fine. Per i credenti, cattolici e di altre religioni, la vita umana continua anche dopo la morte. L’istante in cui finisce la vita sulla Terra è particolare, è decisivo, è il più importante perché è quello che determina la sorte dell’anima. Se nell’ultimo istante si è chiusi nei confronti di Dio, si rimane eternamente lontani da lui. Nell’istante della morte l’anima viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, o in purgatorio, o all’inferno.
Dobbiamo, allora, tenere presente la realtà della vita che scorre veloce come le acque di un fiume. Non sappiamo qual è il nostro ultimo istante, infatti una delle invocazioni della nostra tradizione spirituale è proprio: “Dalla morte improvvisa, liberaci, o Signore”. Proprio per fuggire alla morte improvvisa e quindi alla possibilità che nell’ultimo istante siamo impreparati, dobbiamo impostare la nostra vita santificandone ogni istante. Ogni momento della nostra vita deve essere orientato a Dio, in ogni istante dobbiamo chiedere perdono a Dio dei nostri peccati e aprirci al suo amore. Dobbiamo offrire ogni istante della nostra vita a Dio come un dono di amore, così che l’ultimo sia un istante di gloria.
Quando arriverà il momento in cui avremo intessuto la nostra vita di tempo irrorato dall’eternità, l’ultimo sarà l’istante della gloria perché il Signore giudica, apre le braccia e fa entrare in Paradiso, nella comunione eterna della Santissima Trinità. Di qui l’importanza di essere sempre preparati perché la morte non ci colga all’improvviso e per non cadere nella sciagura per eccellenza che è la morte lontani da Dio e la conseguente eternità all’inferno, dobbiamo temere di essere in quella situazione quando non ci sarà più tempo.
Ci sarà un momento in cui non ci sarà più tempo, dobbiamo allora tesaurizzare il tempo della vita. Il tempo della vita deve essere impiegato bene, deve essere impiegato per Dio, il tempo della vita deve essere santificato vivendo in grazia di Dio, facendo la sua volontà. Vivere la vita nell’amore per Dio e per il prossimo per noi cristiani è il Comandamento fondamentale. Esercitiamoci in questa visione della vita in cui il tempo scorre via, ma ogni giorno è un dono di Dio. Ogni giorno dobbiamo realizzare il piano che Dio ci ha affidato; santifichiamo ogni giorno con la preghiera, con le opere buone; non buttiamo via il tempo nelle mondanità, nelle cose che non servono a niente e che svaniscono nel nulla. Non sprechiamo il tempo della vita vivendo in uno stato di peccato mortale. Chi vive nel peccato mortale butta via il tempo della vita; il tempo che è un dono di Dio per fare il bene diventa una forma di schiavitù nelle grinfie di satana.
Dobbiamo riscoprire l’importanza di vivere il tempo della vita come un compito che ci viene affidato proprio come ci ricorda la Parabola dei talenti; i talenti sono il tempo della vita che ci viene donato da Dio e che dobbiamo impiegare bene, altrimenti buttiamo via noi stessi. Di qui, allora, l’importanza di fare un esame di coscienza su come stiamo vivendo la vita, se la viviamo davanti a Dio come creature che santificano ogni giornata come un suo dono oppure se la buttiamo rincorrendo le cose effimere.
Chi investe il tempo nel bene, nelle cose di Dio, lo investe nell’eternità beata. Chi butta via il tempo butta la possibilità di vivere eternamente con Dio e quindi si perde. Dobbiamo riflettere e darci da fare affinché la nostra vita sia un cammino verso quel momento particolare e decisivo in cui l’anima si stacca dal corpo e viene immediatamente giudicata da Dio. Dobbiamo tenere orientata la nostra vita proprio verso questo momento affinché dopo l’ultimo istante Gesù ci accolga in Paradiso, proprio come il buon ladrone che si è pentito e ha chiesto perdono a Cristo Crocifisso. L’altro ladrone ha perso l’occasione, è rimasto indurito nel suo cuore, non ha voluto entrare nel Regno di Dio e si è perso eternamente. Dobbiamo prepararci perché, quando arriverà quel momento, non dobbiamo farci prendere dalla paura ma affidarci ancora una volta a Dio e alla sua infinita Misericordia. Che il cammino della nostra vita sia un tragitto verso la porta del Cielo vissuto ogni giorno nella pace con Dio.