"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 32 di 1163

La disperazione del nostro tempo

La disperazione del nostro tempo

 9 Settembre 2026 ore 11:22

di Roberto de Mattei – Corrispondenza romana 1967

In questi giorni è assurta agli onori delle cronache la notizia dell’approvazione in Veneto di una legge volta a regolamentare, a livello regionale, il suicidio assistito. Il Veneto è la quarta regione ad approvare una normativa del genere, ma è la prima fra quelle governate dal centrodestra. Il fatto assume perciò un significato politico e culturale che va al di là dei confini regionali: mostra come il principio dell’autodeterminazione assoluta stia ormai penetrando in schieramenti che, almeno nominalmente, dovrebbero richiamarsi alla difesa della vita, della famiglia e dell’ordine naturale.

Il suicidio assistito consiste nella ricerca deliberata della morte da parte di chi, ritenendo di non avere più ragioni per vivere, chiede alle strutture pubbliche di aiutarlo a porre fine alla propria esistenza. La questione non riguarda dunque soltanto una decisione privata. Nel momento in cui interviene la legge, il suicidio cessa di essere considerato una tragedia da impedire e diviene una possibilità riconosciuta e organizzata dalla Regione o dallo Stato. Questa scelta viene presentata dai mezzi di comunicazione come l’esercizio di un diritto e come un nobile atto di autodeterminazione, che la legge non dovrebbe proibire né il giudizio morale censurare. Si parla di “libertà”, “dignità”, “scelta consapevole”, “diritto”, mentre si evita accuratamente di ricordare che ogni richiesta di suicidio contiene, prima ancora che una volontà di morire, un disperato grido di dolore.

  Se la morte volontaria viene descritta come una scelta coraggiosa e dignitosa, il messaggio che raggiunge il pubblico è devastante. L’anziano che si sente di peso, il malato che teme di essere abbandonato, il disabile che avverte su di sé il costo economico e psicologico dell’assistenza possono convincersi che morire sia un gesto di generosità verso i familiari o la soluzione più decorosa alla propria condizione. 

Si manifesta qui una profonda contraddizione. Quando una persona disperata tenta di togliersi la vita, la società mobilita medici, psicologi e forze dell’ordine per salvarla. Quando invece la stessa volontà viene espressa in determinate condizioni cliniche e tradotta in una procedura legale, essa viene celebrata come manifestazione di libertà. In un caso si afferma che la vita deve essere difesa dalla disperazione del momento; nell’altro si accetta quella stessa disperazione come fondamento di un diritto. 

Negli stessi giorni in cui è passata la legge regionale sul suicidio assistito le prime pagine dei giornali hanno riportato notizie di crimini efferati, consumati soprattutto all’interno del nucleo familiare: padri che sterminano i propri cari, madri che uccidono i figli, uomini che assassinano le mogli o le compagne e poi si tolgono la vita. Esiste certamente una differenza morale e giuridica tra chi uccide i propri familiari e chi chiede di essere aiutato a morire. Tuttavia, alle origini di entrambi i fenomeni si può riconoscere il medesimo sentimento di disperazione.

 La disperazione è l’assenza di ogni speranza. Essa costituisce una delle conseguenze più profonde del materialismo che domina la società contemporanea. Il materialismo non consiste soltanto nell’attaccamento al denaro o ai beni materiali. Esso è, più radicalmente, una concezione della realtà che riduce l’uomo alla sua dimensione biologica, economica e psicologica. In questa prospettiva, il valore della vita dipende dal piacere che procura, dall’autonomia che consente, dalla salute di cui si gode e dal successo che si consegue. Quando queste condizioni vengono meno, viene meno anche la ragione stessa di vivere. Nei casi più terribili, chi ha perduto ogni speranza non si limita a togliersi la vita, ma pretende di trascinare con sé coloro che considera parte del proprio destino. La famiglia, che dovrebbe essere il luogo della protezione e dell’amore, diviene allora il teatro di un’estrema volontà di dominio: «Se la mia vita non ha più senso, neppure la vostra dovrà continuare». È questo il rovesciamento demoniaco dell’amore, che non cerca più il bene dell’altro, ma vuole possederlo fino ad annientarlo.

La società contemporanea promette la felicità attraverso il benessere, il piacere, il successo e l’assenza di ogni limite. Ma proprio questa falsa promessa prepara la disperazione. Chi è stato educato a credere che la felicità coincida con la soddisfazione dei propri desideri non è preparato ad affrontare la malattia, la perdita, l’abbandono e la sconfitta. Se l’uomo considera la realtà materiale come l’unico orizzonte della propria esistenza, non è più in grado di dare un senso alla propria vita. Una civiltà che ha promesso all’uomo l’autonomia e l’appagamento di ogni desiderio, ma gli ha tolto Dio e la speranza della vita eterna, lo lascia inerme di fronte al dolore e alla morte. La disperazione è dunque ben più di uno stato psicologico individuale: è la malattia spirituale e sociale del nostro tempo.  Questo male profondo non si cura con strumenti giuridici o politici. Bisogna innanzitutto restituire all’uomo la vera speranza, che è quella soprannaturale, che non ha mai ingannato nessuno. Ma per restituire la speranza bisogna prima restituire all’uomo la fede, che della speranza è il fondamento e il presupposto. 

E quale fede, se non quella in Dio, Creatore e Signore della storia; in Gesù Cristo, Redentore e Salvatore dell’umanità; nella sua Croce, che ha vinto il peccato; nella sua Risurrezione, che ha sconfitto la morte? 

Chi abbraccia l’immensa e confortante visione della fede comprende di non essere il prodotto del caso, né un essere destinato al nulla, ma una creatura amata da Dio e chiamata alla vita eterna. La speranza, che nasce dalla fede, è la certezza che la vita non si conclude entro i confini angusti dell’esistenza terrena e che l’uomo è chiamato a possedere i beni eterni, anche quando tutto sembra crollare attorno a lui. 

La speranza cristiana non attenua la drammaticità delle prove. Essa insegna, però, che nessuna sofferenza accettata e offerta è inutile, che nessuna lacrima sfugge allo sguardo di Dio e che anche dalle più profonde oscurità la Provvidenza può trarre un bene più grande. Quando tutto sembra perduto sul piano umano, rimane aperto l’orizzonte dell’eternità. È questo orizzonte che impedisce alla disperazione di avere l’ultima parola.

🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Il libro: “Medjugorie, perché non ho dubbi”. 

Carissimo Padre Livio,
Le scrivo per ringraziarla del suo ultimo libro: “MEDJUGORIE, perché non ho dubbi”. Già sin dalle prime pagine si intuisce che è un testo interessante. Ho iniziato a leggerlo e voglio studiarlo bene per poter preparare alcune riflessioni da condividere con i miei gruppi parrocchiali.

Anche se in molti ambienti ecclesiastici sembra che Medjugorje non venga ancora accolta, né capita, ritengo ci sia un numero sempre crescente di persone che, visti i tempi difficili che stiamo vivendo, iniziano a manifestare un certo interesse per gli eventi di Medjugorje, in particolare riguardo ai dieci segreti.

Padre Livio, devo dire che sono molto edificato dalla sua testimonianza così decisa, che già è implicita nel titolo di quest’ultimo libro. Ma sono certo che anche lei, pur essendo uno studioso di questo fenomeno, che conosce tutti i minimi dettagli di questo piano di Maria sviluppatosi in un arco di tempo così lungo, rimarrà sorpreso dal modo con cui Dio, attraverso gli eventi dei segreti, mostrerà al mondo la gloria di Maria.

Difatti, lei stesso ha affermato più volte che “il soprannaturale sorprende sempre”.
Un fraterno abbraccio, e una preghiera “sempre” per lei.
Ave, Maria!

Donato da Milano


Caro Donato,

questo straordinario evento dura così a lungo perché la Madonna appare veramente e perché la sua presenza è l’unica ancora di salvezza che abbiamo.

Più il tempo passa e più la situazione si manifesta nella sua verità apocalittica.  Il mondo però non ha nessuna intenzione di ritornare a Cristo.

Quando incominceranno i segreti per molti sarà tardi, ha ammonito la Madonna. Facciamo tesoro di questo tempo di grazia e preoccupiamoci innanzi tutto della salvezza della nostra anima.

Purtroppo, i nostri cuori si sono induriti e anche i messaggi celesti non riescono a scuoterci.

È incredibile come la gente si sia rassegnata alla morte e alla fine di tutto.

Quando apriranno gli occhi vedranno tutto l’orrore del mondo senza Dio, propaggine dell’inferno, nel quale dovranno rimanere con satana in eterno.

Noi però dobbiamo reagire, pregando e testimoniando l’amore di Dio, che non ci abbandona e che ci tende la mano per portarci in salvo.  

Ave Maria

Padre Livio

I Sacramenti – 15. Assoluzione – Soddisfazione – Indulgenza

15. Assoluzione – Soddisfazione – Indulgenza

L’Assoluzione è la sentenza con cui il Sacerdote, in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al penitente. Il Catechismo di San Pio X da un’impostazione di giudizio al Sacramento della Confessione. È la rivelazione che alla fine della nostra vita saremo giudicati da Gesù Cristo. Avremo poi il Giudizio universale dove verranno giudicati tutti gli uomini di tutte le Nazioni. Nel Sacramento della Confessione vi è un’impostazione che richiama il giudizio di Dio. La differenza è che nel Sacramento della Confessione la sentenza è sempre di assoluzione. Nella Confessione il Giudice assicura l’assoluzione se vi è un sincero pentimento dei peccati. Questo è possibile perché i nostri peccati li ha già espiati Gesù Cristo al nostro posto e per nostro amore. Essendo già stati espiati basterà cercare nel cuore del penitente le due condizioni fondamentali per cui i peccati vengano rimessi e cancellati: il dolore dei peccati – il dolore di aver offeso Dio, infinitamente buono e degno di essere amato – e il proposito di non commetterne più. Ci vuole il dispiacere filiale di aver offeso Dio, lo stesso che provò il figliol prodigo nei confronti del padre al quale disse: “Padre ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono più degno d’essere tuo figlio” (Lc 15,18). Nel Sacramento della Confessione, anche se ci fosse solo la paura dell’inferno è sufficiente affinché l’assoluzione sia efficace, ovvero rimetta i peccati. Per l’assoluzione nonostante ci sia una struttura giudiziaria è comunque assicurata. L’importante è che il penitente sia veramente pentito, fa il proposito di migliorare e di compiere il combattimento spirituale per proseguire nel cammino della Santità che è il fine della nostra vita.

Al termine della Confessione il sacerdote dice: “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Questo fa capire cosa dà il carattere sacerdotale. Il Sacramento dell’Ordine fa sì che il sacerdote, nel Sacramento della Confessione e dell’Eucarestia, agisca in persona Christi, Cristo opera in lui e diventa suo strumento. Questo Sacramento si esprime soprattutto nell’assoluzione durante la Confessione e nella Consacrazione durante la Santa Messa. In quel momento è Gesù Cristo che parla attraverso il sacerdote e la sua Parola è efficace; perciò, per quanto riguarda l’assoluzione dei peccati, essi sono come cancellati. Se la Confessione è stata affrontata con molto fervore, non si affronterà nemmeno il purgatorio. Il dolore perfetto fa sì che le scorie di male che sono rimaste in noi vengano rimesse nel Sacramento della Confessione.

Anche l’Atto di dolore, se recitato con il cuore in caso di necessità, può rimettere i peccati gravi, rimanendo però l’impegno di confessarsi appena possibile. “Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”.

Focalizziamo la grandezza di questo Sacramento che anticipa il giudizio particolare. Di fronte a Gesù Cristo, con il cuore pentito, umiliato e aperto, con il desiderio di contraccambiare il Suo amore infinito, il Giudice diventa il buon Pastore. Egli accoglie come il padre accoglie il figliol prodigo, lo abbraccia e gli ridona l’anello e tutti i diritti che aveva come figlio primogenito.

Vi sono altri elementi importanti durante la Confessione, tra cui la Penitenza che viene data al termine di questo Sacramento. La penitenza molto spesso non corrisponde alla gravità del peccato. I peccati gravi possono essere l’omicidio, l’aborto, la bestemmia, i sacrilegi e molto altro, e anche quando abbiamo confessato tali peccati rimane sempre un piccolo debito da pagare da parte nostra. Questo avviene perché l’espiazione l’ha già pagata Gesù Cristo con la sua Passione; tuttavia, dobbiamo dare un piccolo contributo con la soddisfazione o penitenza che è imposta dal confessore. Questo debito serve per correggerci. La penitenza è sia a correzione del peccatore, ma anche per scontare quelle pene che se non scontassimo ora dovremmo farlo in purgatorio. Anche noi dobbiamo dare il nostro contributo alla nostra purificazione, che non è ovviamente paragonabile a quella di Cristo, che durante la Passione ha offerto un’espiazione radicale dei peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Gesù Cristo ha offerto un tale amore da bruciare tutti i peccati, gli egoismi, gli odi, le cattiverie, le malvagità di tutti gli uomini di tutti i tempi. Da parte nostra resta l’umiltà di accettare questo grandissimo dono. Lui è l’Agnello immolato grazie al quale siamo stati salvati.

Le indulgenze sono pratiche che servono per espiare in questa vita quelle pene e scorie di male causate dalle nostre affezioni al peccato e le possiamo applicare sia a noi stessi che ai defunti. L’indulgenza è una remissione di pena temporanea dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia. Le indulgenze sia plenarie che parziali devono essere fatte in grazia di Dio, per questo è molto importante confessarsi. Infatti, nell’indulgenza plenaria la prima condizione è la Confessione, le seconda è la Comunione e poi aggiungono delle preghiere o delle pratiche con le quali si prende l’indulgenza plenaria da applicare ai defunti. L’indulgenza plenaria toglie tutte le scorie di male e permette di andare in Paradiso senza dover passare per il purgatorio, mentre l’indulgenza parziale espia solo una parte della pena che si dovrebbe espiare in purgatorio. Per acquistare le indulgenze si richiede di essere in stato di grazia e di eseguire bene le opere prescritte. Significa che bisogna confessarsi e fare una Santa Comunione con il cuore ben disposto, successivamente compiere le opere prescritte.

Se siamo in peccato mortale dobbiamo affrettarci a chiedere perdono a Dio con un Atto di dolore perfetto e assicurarci di confessarci quanto prima. Vivere in uno stato di peccato mortale vuol dire che tutto il bene che si compie non contribuisce ai meriti del Paradiso, ma può contribuire alla propria conversione. Bisogna vivere in grazia di Dio con l’impegno di andare a confessarsi quanto prima qualora dovessimo trovarci in uno stato di peccato mortale. Questo fa sì che si riacquisti lo stato di grazia, ritornando ad essere il tempio della Santissima Trinità, un membro vivo del Corpo mistico di Cristo, un predestinato per il Paradiso.

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🟢CATECHESI DI P. LIVIO🟢 Medjugorje perchè non ho dubbi – Puntata 3 – Le apparizioni della Madonna a Medjugorje sono in prospettiva apocalittica

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VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 149

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Mercoledì 9 Settembre 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE

16. Estrema unzione – Odine -Matrimonio

+ L’assoluzione è la sentenza con cui il Sacerdote, in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al penitente.

+ La soddisfazione o penitenza sacramentale è l’opera buona imposta al confessore a castigo e a correzione del peccatore e a sconto della pena temporanea meritata peccando.

+ L’indulgenza è una remissione di pena temporanea dovuta per i peccati, che la Chiesa concede sotto certe condizioni a chi è in grazia.

+ L’indulgenza è di due specie: plenaria e parziale.

+ Per acquistare le indulgenze si richiede di essere in stato di grazia e di eseguire bene le opere prescritte.

h. 9.15: RITAGLI DI PAGINE INEDITE

Tratta dal Libro: Medjugorje perché non ho dubbi

h. 9.15: ATTUALITA’

+ La pace in Europa è in pericolo

h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

22. “Non abbiate paura, Io sono con voi” (2 Giugno 2007)

“Cari figli, anche in questo tempo difficile l’Amore di Dio mi manda a voi.

Figli miei, non abbiate paura, io sono con voi.

Con totale fiducia datemi i vostri cuori

perché io possa aiutarvi a riconoscere i segni di questi tempi nei quali vivete.

Io vi aiuterò a conoscere l’amore di mio Figlio.

 Io, attraverso di voi, trionferò. Vi ringrazio!”

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse


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🟢 PADRE LIVIO – GESU’ CI INSEGNA A VIVERE – Puntata 18

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