Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 33 di 1163
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〽️⭐️💐PREGHIERA DI SAN GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA
NATIVITÀ DELLA VERGINE MARIA
O Vergine nascente,
speranza e aurora di salvezza al mondo intero,
volgi benigna il tuo sguardo materno a noi tutti,
qui riuniti per celebrare e proclamare le tue glorie!
O Vergine fedele,
che sei stata sempre pronta e sollecita ad accogliere, conservare e meditare la Parola di Dio,
fa’ che anche noi, in mezzo alle drammatiche vicende della storia,
sappiamo mantenere sempre intatta la nostra fede cristiana,
tesoro prezioso tramandatoci dai Padri!
O Vergine potente,
che col tuo piede schiacci il capo del serpente tentatore,
fa’ che realizziamo, giorno dopo giorno, le nostre promesse battesimali, con le quali abbiamo rinunziato a Satana, alle sue opere ed alle sue seduzioni,
e sappiamo dare al mondo una lieta testimonianza della speranza cristiana.
O Vergine clemente,
che hai sempre aperto il tuo cuore materno alle invocazioni dell’umanità, talvolta divisa dal disamore ed anche, purtroppo, dall’odio e dalla guerra, fa’ che sappiamo sempre crescere tutti, secondo l’insegnamento del tuo figlio, nell’unità e nella pace, per essere degni figli dell’unico Padre celeste.
Amen!
21. «Guarderete con occhi diversi il mondo» (Messaggio del 2 maggio 2007)
«Cari figli, oggi vengo a voi con il desiderio materno che mi doniate i vostri cuori. Figli miei, fate questo con totale fiducia e senza paura. Io metterò nei vostri cuori mio Figlio e la sua misericordia. Allora, figli miei, guarderete con occhi diversi il mondo che è attorno a voi. Vedrete il vostro prossimo, sentirete i suoi dolori e le sue sofferenze. Non volgerete la testa da coloro che soffrono, perché mio Figlio volgerà la testa da quelli che fanno così. Figlioli, non esitate» (Messaggio del 2 maggio 2007).
I Messaggi della Madonna a Mirjana hanno lo scopo di forgiare gli Apostoli di Maria che guideranno sulla via della Conversione i non credenti.
L’impostazione dei Messaggi è teologica e discendente, ovvero la salvezza viene dall’Alto. Dobbiamo avere un atteggiamento interiore di piccolezza, di umiltà e di preghiera, perché siamo dei poveri peccatori. Siamo incapaci di fare il bene da soli, di desiderare il bene da soli, di amare Dio da soli. Però, con l’aiuto della Grazia possiamo farlo, come ci ha insegnato il Santo re Davide: “Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce” (Salmo 130).
La Madonna scende sulla Terra, viene in mezzo a noi e desidera i nostri cuori: «oggi vengo a voi con il desiderio materno che mi doniate i vostri cuori». Per comprendere questo Messaggio, dobbiamo fare riferimento al linguaggio degli innamorati che si scambiano il cuore. Questa è un’immagine bella dell’amore umano che la Madonna trasferisce al nostro rapporto con Lei e con Gesù. In un bellissimo Messaggio ha affermato: «Desidero che il mio Cuore e il Cuore di Gesù e il vostro cuore si fondano in un unico cuore di amore e di pace» (Messaggio del 25 luglio 1999). Questo significa creare un legame di amore con Gesù e con Maria soprannaturale. L’amore è la Grazia dello Spirito Santo.
Dando il cuore alla Madonna, diamo tutto il nostro amore come suoi figli. Maria non tiene i nostri cuori per sé, ma li dona a Gesù. La Gospa mette nei nostri cuori suo Figlio affinché noi lo amiamo sopra ogni cosa, così da diventare l’amore della nostra vita. In Paradiso la gerarchia dell’amore vedrà noi uomini nel cuore della Santissima Trinità. Saremo uniti a Gesù nell’amore per il Padre e nella Comunione dello Spirito Santo insieme a tutti i fratelli della fede: la circuminsessione dell’amore Trinitario alla quale noi partecipiamo per Grazia. Già in questa vita il primato dell’amore è per Dio e non per altre creature o fratelli e sorelle. L’amore di Dio ha un primato in Cielo perché l’amore che ci scambieremo fra di noi è l’amore di Dio stesso. Sulla Terra il primato è Dio perché è Colui che amiamo più di tutti. San Francesco quando è stato chiamato a giudizio perché aveva lasciato la famiglia, davanti al Vescovo si spoglia di tutte le vesti e afferma di essere figlio del Padre celeste. Tutto è strumento e chi ci ha creati, che ci fa sussistere e che ci ama è Dio. Il primato è amare Dio sopra ogni cosa.
La nostra capacità di amare è infinita e non è sufficiente una sola creatura a soddisfarla. Per poter soddisfare la fame di amore dobbiamo amare Dio che è una comunione eterna di amore.
La Regina della pace ci invita a donarle i nostri cuori: «Io metterò nei vostri cuori mio Figlio e la sua misericordia. Allora, figli miei, guarderete con occhi diversi il mondo che è attorno a voi. Vedrete il vostro prossimo, sentirete i suoi dolori e le sue sofferenze. Non volgerete la testa da coloro che soffrono, perché mio Figlio volgerà la testa da quelli che fanno così». Quando si ha l’amore di Dio nel cuore, come possiamo vedere nella vita dei Santi, guardiamo agli altri con cuore aperto. Sentiamo il dolore e le sofferenze degli altri, non voltiamo le spalle a chi è in difficoltà. Per coloro che distoglieranno lo sguardo da chi ha bisogno, lo stesso atteggiamento lo avrà Gesù quando lo invocheremo: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40). In un’intervista di Mirjana scrisse proprio questo: “Io credo che se tutti sapessero le stesse cose, ognuna di queste persone sarebbe scioccata e guarderebbe al nostro mondo in una luce completamente diversa”. Queste parole sono molto simili alle parole della Regina della pace: «Allora, figli miei, guarderete con occhi diversi il mondo che è attorno a voi». È molto importante riuscire a raggiungere questo obiettivo: guardare il mondo con occhi diversi, con gli occhi di Dio, di Gesù e di Maria.
14. Accusa dei peccati
Nell’ambito del Sacramento della Confessione affrontiamo un elemento importante che è l’accusa dei peccati. Si chiama accusa perché il Catechismo è impostato come un giudizio. Siamo chiamati a confessare e ammettere i nostri peccati. La bellezza di questo giudizio è che l’assoluzione è certa se c’è il pentimento e il proposito di non commetterne più. L’assoluzione viene data dopo l’accusa dei peccati che è il nostro tormento. Non tutti sono in grado di riconoscere i peccati più gravi; perciò, è importante la Confessione e l’aiuto del Confessore. Tuttavia, anche se si è impreparati, l’importante è che ci sia la volontà di tirare fuori il male che è dentro di noi. Il sacerdote può aiutare il penitente con il ripasso dei dieci Comandamenti.
Per poter affrontare l’esame di coscienza bisogna prima di tutto mettere a fuoco i peccati più gravi, rima i mortali e poi i veniali. L’accusa dei peccati è la manifestazione dei peccati fatta al sacerdote confessore e per avere l’assoluzione ci vogliono determinati presupposti: il pentimento, il proposito e un’accusa completa che comprenda tutti i peccati mortali, senza trattenerne nessuno, indicando la specie dei peccati e quante volte è stato compiuto. Per coloro che non si confessano da molti anni, il confessore in quel caso, guarda la disponibilità del penitente di svuotarsi di tutto il male che ha dentro. Il sacerdote, a seconda del penitente, cercherà di orientarlo nel modo migliore affinché al termine della Confessione si senta rasserenato e con la coscienza in pace.
Siamo obbligati ad accusarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male. I peccati che abbiamo confessato male o abbiamo tralasciato, dobbiamo riconfessarli. Il sacerdote si rende conto che alcune persone sono molto scrupolose; perciò, anche il confessore deve avere la capacità di capire lo stato d’animo del penitente. Giova però confessare anche i peccati veniali, soprattutto quelli più importanti e dei quali sentiamo il bisogno di eliminare dalla nostra vita.
Chi per vergogna tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona Confessione, ma commetterebbe un sacrilegio. Un tempo la Parrocchia era anche una comunità, il Sacerdote conosceva tutti e vi erano rapporti di vario genere. Confessarsi dal proprio parroco poteva comportare una certa vergogna. Oggi la situazione è molto diversa, poiché nel momento della confessione si potrebbe incontrare un Sacerdote che non si conosce. Bisogna avere uno sguardo di fede e vedere nel sacerdote la presenza di Cristo. Nel Sacramento dell’Eucarestia e della Confessione, il sacerdote agisce in persona cristi, pertanto bisogna parlare al confessore come se si stesse parlando a Gesù Cristo, confessando tutti i peccati commessi. Il Sacerdote deve vedere nel penitente la pecorella smarrita che ha fatto questo atto di umiltà: accostarsi al confessionale con uno sguardo di fede che aiuta a superare le vergogne. Cristo conosce tutti i nostri peccati, ma attende che il penitente li confessi per assolverlo. La vergogna di confessare un peccato mortale è un atteggiamento psicologico che va superato con un atto di fede e di realismo: riconoscere di avere bisogno dell’assoluzione per la salvezza dell’anima. Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi.
L’accusa dei peccati esige la massima sincerità, ma anche la massima semplicità. Come un malato va dal medico per ricevere delle medicine e guarire, così Gesù Cristo, confessando i nostri peccati, ci guarisce con il suo amore mediante l’assoluzione. Tutti i peccati commessi, anche mortali, che il penitente ha confessato e dei quali si è pentito, sono assolti e non esistono più, nel giorno del giudizio particolare non verranno più rievocati. Con l’assoluzione i peccati vengono cancellati. Potrebbero rimanere delle pene da purgare in purgatorio, perché non sempre si riesce a raggiungere la purezza dell’anima.
La Confessione è un Sacramento straordinario che la Madonna ha raccomandato almeno una volta al mese: «La confessione mensile sarà una medicina per la Chiesa d’Occidente. Se i fedeli si confesseranno una volta al mese, presto intere regioni potranno essere guarite» (Messaggio del 6 agosto 1982).
