14. Accusa dei peccati
Nell’ambito del Sacramento della Confessione affrontiamo un elemento importante che è l’accusa dei peccati. Si chiama accusa perché il Catechismo è impostato come un giudizio. Siamo chiamati a confessare e ammettere i nostri peccati. La bellezza di questo giudizio è che l’assoluzione è certa se c’è il pentimento e il proposito di non commetterne più. L’assoluzione viene data dopo l’accusa dei peccati che è il nostro tormento. Non tutti sono in grado di riconoscere i peccati più gravi; perciò, è importante la Confessione e l’aiuto del Confessore. Tuttavia, anche se si è impreparati, l’importante è che ci sia la volontà di tirare fuori il male che è dentro di noi. Il sacerdote può aiutare il penitente con il ripasso dei dieci Comandamenti.
Per poter affrontare l’esame di coscienza bisogna prima di tutto mettere a fuoco i peccati più gravi, rima i mortali e poi i veniali. L’accusa dei peccati è la manifestazione dei peccati fatta al sacerdote confessore e per avere l’assoluzione ci vogliono determinati presupposti: il pentimento, il proposito e un’accusa completa che comprenda tutti i peccati mortali, senza trattenerne nessuno, indicando la specie dei peccati e quante volte è stato compiuto. Per coloro che non si confessano da molti anni, il confessore in quel caso, guarda la disponibilità del penitente di svuotarsi di tutto il male che ha dentro. Il sacerdote, a seconda del penitente, cercherà di orientarlo nel modo migliore affinché al termine della Confessione si senta rasserenato e con la coscienza in pace.
Siamo obbligati ad accusarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati male. I peccati che abbiamo confessato male o abbiamo tralasciato, dobbiamo riconfessarli. Il sacerdote si rende conto che alcune persone sono molto scrupolose; perciò, anche il confessore deve avere la capacità di capire lo stato d’animo del penitente. Giova però confessare anche i peccati veniali, soprattutto quelli più importanti e dei quali sentiamo il bisogno di eliminare dalla nostra vita.
Chi per vergogna tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona Confessione, ma commetterebbe un sacrilegio. Un tempo la Parrocchia era anche una comunità, il Sacerdote conosceva tutti e vi erano rapporti di vario genere. Confessarsi dal proprio parroco poteva comportare una certa vergogna. Oggi la situazione è molto diversa, poiché nel momento della confessione si potrebbe incontrare un Sacerdote che non si conosce. Bisogna avere uno sguardo di fede e vedere nel sacerdote la presenza di Cristo. Nel Sacramento dell’Eucarestia e della Confessione, il sacerdote agisce in persona cristi, pertanto bisogna parlare al confessore come se si stesse parlando a Gesù Cristo, confessando tutti i peccati commessi. Il Sacerdote deve vedere nel penitente la pecorella smarrita che ha fatto questo atto di umiltà: accostarsi al confessionale con uno sguardo di fede che aiuta a superare le vergogne. Cristo conosce tutti i nostri peccati, ma attende che il penitente li confessi per assolverlo. La vergogna di confessare un peccato mortale è un atteggiamento psicologico che va superato con un atto di fede e di realismo: riconoscere di avere bisogno dell’assoluzione per la salvezza dell’anima. Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi.
L’accusa dei peccati esige la massima sincerità, ma anche la massima semplicità. Come un malato va dal medico per ricevere delle medicine e guarire, così Gesù Cristo, confessando i nostri peccati, ci guarisce con il suo amore mediante l’assoluzione. Tutti i peccati commessi, anche mortali, che il penitente ha confessato e dei quali si è pentito, sono assolti e non esistono più, nel giorno del giudizio particolare non verranno più rievocati. Con l’assoluzione i peccati vengono cancellati. Potrebbero rimanere delle pene da purgare in purgatorio, perché non sempre si riesce a raggiungere la purezza dell’anima.
La Confessione è un Sacramento straordinario che la Madonna ha raccomandato almeno una volta al mese: «La confessione mensile sarà una medicina per la Chiesa d’Occidente. Se i fedeli si confesseranno una volta al mese, presto intere regioni potranno essere guarite» (Messaggio del 6 agosto 1982).