"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Pagina 66 di 155

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla preghiera personale

Cari amici,

in questo tempo di ateismo diffuso, perfino in chiesa difficilmente si sente parlare di Dio. C’è un clima generalizzato di assenza di Dio e di indifferenza a Dio. La Regina della pace ha messo in evidenza questa situazione, soprattutto nei primi giorni delle apparizioni, quando ha detto che il peccato più grave del mondo è quello di essere indifferenti a Dio.

Questa realtà è andata consolidandosi nel tempo, fino a diventare un progetto di vita nuovo dove Dio è allontanato, emarginato, cancellato. L’uomo si è messo al posto il Dio.

In questo clima dove non si parla di Dio o se ne parla solamente per deriderlo e rinnegarlo, la cultura è immanentista e propone una visione della vita senza Dio, secondo cui l’uomo sarebbe un prodotto della terra.

Il mondo contemporaneo è molto affine alla caverna di Platone, l’uomo è rinchiuso nel buio e ha cacciato Colui che gli avrebbe indicato la via della luce e della libertà. Nel nostro cammino di fede, nel nostro incontro con Dio, comprendiamo perché la Madonna fin dall’inizio delle apparizioni a Medjugorje ha detto: «Pregate, pregate, pregate».

Tutti i messaggi della Regina della pace sono un invito alla preghiera. D’altra parte, anche la sua stessa presenza è l’apertura del Cielo sulla Terra e l’Aldilà viene ogni giorno da noi. La Vergine Maria viene ogni giorno sulla Terra a portare la preghiera del Cielo, la luce della Verità e le Parole di vita eterna.

Questa presenza così lunga e quotidiana ha una sua ragione: è il tentativo di impedire all’umanità di rinchiudersi nell’inferno. La totale esclusione di Dio è l’inferno. La Madonna scende dal Cielo ogni giorno sulla Terra per cercare di impedire al male di prevalere.

«La tenebra sempre più vuole afferrarvi» ha detto la Regina della pace il 2 marzo 2020.

Le tenebre della caverna in cui è immerso l’uomo, sono la negazione di Dio e di tutto ciò che emana, ovvero l’amore, la verità, la libertà.

In questa situazione la preghiera continua è necessaria. La preghiera sia l’architrave della nostra giornata.

La preghiera liturgica che ha formule fisse è fondamentale, è stata maturata all’interno della Chiesa ed è piena di verità universali ed esistenziali. Il Rosario detto col cuore, porta un arricchimento spirituale straordinario. Questo tipo di preghiera è necessaria, deve essere recitata ogni giorno anche scandendo le parole perché è un nutrimento fondamentale. Tuttavia, questo tipo di preghiera non è sufficiente oggi.

Oggi, come in tutti i tempi, è importante e necessaria la preghiera personale. Quel tipo di preghiera che significa ascoltare Dio col cuore e parlare a Dio col cuore. La preghiera dev’essere un “a tu per tu” con Dio. È fondamentale!

Dobbiamo impostare la nostra giornata in un dialogo continuo e sincero con Gesù e Maria, facendoci accompagnare da loro istante dopo istante.

Questo tipo di preghiera è un dialogo aperto, in cui parliamo con Maria e Gesù delle nostre preoccupazioni, delle nostre ansie, dei nostri peccati. È in questa preghiera che ci apriamo al ringraziamento e alla richiesta accorata di grazie, di sostegno, di accompagnamento.

Tutta la giornata, e perfino la notte, sia una presenza “a tu per tu”. Gesù e Maria sono vivi, attraverso la nostra preghiera personale possiamo dialogare con loro con la certezza che sono con noi e ci ascoltano!

Noi cristiani abbiamo questa immensa grazia grande di poter dialogare con Gesù e Maria ogni volta che vogliamo, con cuore aperto e sincero, sicuri di essere ascoltati.

Viviamo la nostra giornata con questa certezza e nel dialogo continuo con Gesù e Maria, affidando loro i nostri pensieri come dardi d’amore che si scagliano nel Cielo.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

 “L’INVIDIA – IL MORSO DEL DIAVOLO” – Puntata 25

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🌹STORIE DI MEDJUGORJE🌹

JIM CAVIEZEL

Senza Medjugorje non avrei potuto interpretare il ruolo di Gesù nel film “PASSION CHRISTI

Jim Caviezel, attore statunitense, figlio di un medico oriundo svizzero-slovacco e di una irlandese, è diventato famoso in tutto il mondo per aver interpretato il ruolo di Gesù nel film “Passion Christi” di Mel Gibson.

Le toccanti scene della flagellazione e della crocifissione di Gesù hanno originato molte discussioni sulla fede. 

In relazione a questo film si è parlato delle conversioni che hanno sperimentato alcuni spettatori.

Chi è questo Jim Caviezel che ha recitato in modo così toccante?

In una intervista, rilasciata alla rivista “Oasi della Pace”, ha dichiarato che senza le sue esperienze a Medjugorje, dove gli è stata donata una nuova dimensione della fede, non avrebbe potuto interpretare questo ruolo.L’attore, che nello scorso febbraio ha visitato Medjugorje per la sesta volta, di passaggio a Vienna, ha rilasciato al dott. Christian Stelzer l’ intervista qui di seguito riportata.

Jim, potresti raccontaci la tua esperienza a Medjugorje?

Mentre giravo in Irlanda il film “Montecristo”, mia moglie si recò a Medjugorje. Le cose non andavano tanto bene in quel momento anche se ogni settimana lavoravo sette giorni su sette.

Un giorno mi telefonò e io dalla sua voce avvertii che c’era stato un cambiamento in lei. Mi cominciò a raccontare di Medjugorje e disse che uno dei veggenti sarebbe venuto in Irlanda.

La interruppi con queste parole: “ Io ho un lavoro molto importante da fare. Non posso trovare il tempo per i veggenti” Per di più pensai che io, come cattolico, non dovevo necessariamente accettare né Fatima né Lourdes né Medjugorje.

Queste furono le mie riflessioni. E in più mi ricordai che avevo già sentito parlare delle apparizioni di Medjugorje quando frequentavo la scuola cattolica e che io e i miei compagni eravamo molto colpiti, ma, alla notizia che il vescovo del posto aveva dichiarato che le apparizioni non erano vere, avevamo perso ogni interesse.

Il veggente di Medjugorje, Ivan Dragicevic, venne in Irlanda.

Da parte mia ero certo che non avrei avuto tempo per lui poiché dovevo lavorare tutti i giorni.

E tuttavia un giovedì il mio partner nel film, Richard Harris, si sentì improvvisamente male ed io così fui libero per il resto della giornata.

Potei così assistere all’apparizione.

Stavo in fondo alla chiesa piena di gente e non avevo idea di ciò che sarebbe successo.

Nel momento dell’apparizione un uomo accanto a me si alzò dalla sua sedia a rotelle e si lasciò cadere in ginocchio; io fui molto colpito: “Questo invalido – pensai – nonostante il suo dolore, s’inginocchia sulle fredde pietre del pavimento per pregare!”

Oggi so che solo Dio poteva sapere esattamente quando e come afferrarmi. Anche se può sembrare assurdo, la domenica successiva inaspettatamente fui ancora libero e così potei incontrare il veggente, come tanto desiderava mia moglie.

Durante l’apparizione, inginocchiato accanto a lui, dissi nel mio cuore: “OK, sono qui.Sono pronto. Fai di me quello che vuoi.”

In quello stesso momento sentii che qualcosa penetrava in me ; era una sensazione semplice eppure unica.

Quando mi rialzai gli occhi mi si riempirono di lagrime e cominciai a piangere con tutto il cuore.

Con Medjugorje avevo cominciato a credere che Gesù è veramente presente nell’Eucarestia e che perdona i miei peccati.

Ivan mi disse: “Jim, l’uomo ha tempo per ciò che ama. Se uno che non ha tempo, improvvisamente incontra una ragazza e se ne innamora, allora lo trova il tempo per lei. Chi non ha tempo per Dio è perché non Lo ama.”

Mi domandai impressionato se io avessi tempo per Dio.Ivan continuò: ”Dio ti chiama e ti invita a pregare con il cuore”.

“Come si fa?” gli chiesi. “Comincia a pregare e vedrai”.

In quel momento si aprì una finestra nel mio cuore. Mai prima di allora avevo pensato che potesse essere possibile.

Andammo poi in un ristorante e devo confessare che il cibo ed il vino non mi sono mai più così piaciuti come quella sera.

In me qualcosa cominciò a cambiare.

Varie volte mia moglie aveva provato a coinvolgermi nella recita del rosario, ma io mi ero rifiutato.

Adesso però lo volevo recitare, anche se non sapevo esattamente come si faceva.

Avevo l’impressione che il mio cuore si era aperto solo per questo.

Un giorno mi rivolsi all’autista, che ogni giorno mi portava sul set, dicendogli: ”Non so come voi la pensiate, ma io desidero recitare il rosario.” Con mia sorpresa ricevetti questa risposta: “OK, lo facciamo”.Alla debole luce di questo amore, che ora sentivo in me, cominciai a riconoscere dove io veramente stavo, quante tentazioni avevo, dov’erano i miei sentimenti, come io ero fragile e come giudicassi dentro di me gli altri.

In quale anno sei andato per la prima volta a Medjugorje?

Dopo le ultime riprese del film, che si svolsero a Malta, mi decisi ad andare a Medjugorje.

Dentro di me ero pieno di aspettative. All’età di venti anni c’era stata come una voce dall’intimo che mi aveva detto che sarei stato un attore.

Quando, a quell’epoca, lo raccontai a mio padre ebbi da lui questa risposta: “Se Dio vuole da te qualcosa, allora l’unica cosa certa è che diventerai prete. Perché dovresti diventare un attore?” Neanche io lo capii a quell’epoca.

In questo momento mi posi di nuovo la domanda se la volontà di Dio su di me fosse quella di diventare attore e pertanto quella di guadagnare tanto denaro e diventare ricco.

Mi rendevo conto della disuguaglianza nel mondo tra quei pochi che hanno fin troppo e quei tanti che non hanno il sufficiente per vivere ed ero sicuro che Dio non volesse ciò e che dovevo dunque decidere chi volessi servire o la ricchezza che non può darmi una felicità durevole o Dio che voleva guidare la mia vita.Medjugorje mi richiamò alla mente Betlemme e pensai che, come Gesù aveva voluto nascere in un piccolo villaggio, così la Madonna appariva qui, in questo povero paese “in mezzo alle montagne”.(Questa è la traduzione dal croato del nome Medjugorje)

All’inizio fui sorpreso vedendo quanto tempo qui era dedicato alla preghiera. Feci un parallelo con un campo di basket e pensai che anche lì non si gioca una sola volta al giorno, ma continuamente.

E tutto sommato anche nella scuola non si legge una volta al giorno, ma continuamente.

Durante i primi giorni a Medjugorje dentro di me ero irrequieto durante la preghiera poiché non ero abituato a pregare così tanto e perciò pregai Dio di aiutarmi.

 Dopo quattro giorni non volevo far altro che pregare poiché nella preghiera mi sentivo in comunione con Dio.

E’ questa una tale esperienza che non posso far altro che augurarla ad ogni cattolico. Forse l’avevo già avuta da bambino e poi l’avevo dimenticata; ora mi veniva di nuovo donata.

Questa esperienza è continuata anche a casa. In famiglia partecipiamo insieme ai sacramenti.

Mentre accompagno i figli a scuola recito con loro il rosario e, se a volte non inizio subito, comincia mio figlio a pregare.

La seconda volta che andai a Medjugorje cercai di ripetere la stessa esperienza della prima visita.

Questa volta, però, fu differente. Un giorno, dopo pranzo, un gruppo di pellegrini mi invitò ad andare a Siroki Brijeg per visitare Padre Jozo Zovko. Era proprio quello che più desiderava mia moglie.

Non conoscevo Padre Jozo, ma lo sentii dire alcune cose che mi commossero molto.

Andai verso di lui ed egli mi pose le mani sulle spalle, così anche io feci lo stesso sulle sue.

Poi mi impose le mani sul capo e anche io feci altrettanto sul suo. In quel momento io sentii dentro di me queste parole: ” Ti voglio bene, fratello. Quest’uomo ama Gesù.”

Padre Jozo si rivolse allora all’interprete chiedendo in croato chi fossi e dicendo che voleva parlare con me. Questo fu l’inizio di un’amicizia che dura ancora.“

Quando sentii Papa Giovanni Paolo II esortarci a non aver paura, pensai che tutto per me andava bene e che io non avevo motivo di avere paura.

Durante le riprese della “Passione di Cristo” cominciai, però, a comprendere che oggi più che mai la figura del Cristo è controversa.

Quando avevo appena concluso le riprese della “Passione di Cristo” dovetti sperimentare più volte varie forze che volevano distogliermi dal girare quel film.

Puoi raccontarci perché hai vissuto così questa esperienza e che rapporto c’è tra il film e Medjugorje?

Tu forse conosci il detto “passare il Rubicone”, che significa che non puoi più tornare indietro.

Ecco, per me il film “La Passione di Cristo” è stato questo. Avevo 33 anni quando è iniziata la lavorazione del film, cioè tanti quanti ne aveva Gesù quando fu crocifisso.

Mi veniva sempre il dubbio se ero degno di interpretare Gesù. Ivan Dragicevic mi incoraggiava e diceva che Gesù non sempre sceglie i migliori e che lui stesso era la prova di questo.Senza Medjugorje, che ha aperto il mio cuore alla preghiera e ai sacramenti, non avrei interpretato questo ruolo.

Sapevo che, se volevo rappresentare Gesù, dovevo essere vicinissimo a lui. Ogni giorno mi confessavo ed adoravo il SS Sacramento.

Anche Mel Gibson partecipava alla messa, se era celebrata in latino, e questo fu un bene per me poiché imparai il latino.

Sempre mi venivano tentazioni dalle quali mi dovevo difendere e in questa lotta sperimentavo una grande pace interiore.

Per esempio nella scena dove Maria, la Madonna, si imbatte in Suo Figlio mentre porta la croce, io dovevo dire la seguente battuta: ”Guarda, io faccio ogni cosa nuova” Abbiamo ripetuto questa scena quattro volte, ma io sentivo che c’ero sempre io in primo piano.

Poi qualcuno urtò contro la croce ed io sentii la mia spalla sinistra uscire dall’articolazione.

Quel subitaneo tremendo dolore mi fece perdere l’equilibrio e caddi pesantemente a terra. Sbattei il viso sulla terra polverosa e mi uscì il sangue dal naso e dalla bocca.

Ripetei le parole alla Madre: ”Guarda, io faccio ogni cosa nuova”. Il dolore alla spalla era indescrivibile mentre lentamente abbracciavo la croce ed io sentivo che la scena era di grande impatto.

Io avevo cessato di recitare ed era Gesù che si vedeva. La scena era venuta fuori quasi come risposta alla mia preghiera: “Voglio che gli spettatori vedano te, Gesù, non me”.

Durante le riprese non so quanti rosari recitai e questo mi fece vivere in un’atmosfera particolare.

Mi rendevo conto che non potevo bestemmiare o lasciarmi andare, se volevo comunicare qualcosa alla troupe dei miei collaboratori.

Erano attori famosi, che nella maggior parte dei casi non conoscevano Medjugorje, e noi eravamo felici di averli.

Come avrei potuto trasmettere loro qualcosa di Medjugorje se non con la mia stessa vita?

Medjugorje significa per me vivere, attraverso i sacramenti, in unità con la Chiesa.Con Medjugorje avevo cominciato a credere che Gesù è veramente presente nell’Eucarestia e che perdona i miei peccati.

Con Medjugorje ho sperimentato quanto è potente la preghiera del rosario e quale dono rappresenta la Messa quotidiana.

Come posso aiutare le persone, se non credendo in Gesù? Ho idea che questo possa accadere quando Gesù Eucarestia è in me e quando le persone, attraverso la mia vita, scorgono Gesù.

Quando girammo la scena dell’ultima cena, io avevo, in tasche speciali all’interno della mia veste, alcune reliquie di santi e anche un pezzetto della croce di Cristo.

Era così grande il mio desiderio che Gesù fosse presente che pregai un sacerdote di esporre il Santissimo. Sulle prime rifiutò, ma io lo pregai insistentemente perché ero convinto che, se io avessi fissato Gesù, gli spettatori avrebbero riconosciuto Lui in me.

Il sacerdote, con l’Ostia consacrata nelle mani, si mise poco dietro il cameramen e insieme a lui si avvicinava a me.

Quando gli spettatori vedono la luce nei miei occhi non si rendono conto che quello è il riflesso dell’Ostia nelle mie pupille e pertanto essi, in realtà, vedono Gesù.

Anche durante la scena della Crocifissione, mentre io pregavo ininterrottamente, il sacerdote era presente con il SS Sacramento nelle sue mani.

La sfida più grande per me, in questo film, non è stato, come all’inizio avevo pensato, l’imparare a memoria i testi in latino, aramaico e ebraico, ma piuttosto le fatiche fisiche cui dovetti far fronte.

Nell’ultima scena, per esempio, quando fui inchiodato sulla croce, avevo una spalla lussata che usciva ogni volta.

Durante la flagellazione fui colpito due volte dalla sferza e ne risultò una ferita sulla schiena lunga 14 centimetri, inoltre mi presi un’infiammazione ai polmoni che si riempirono di liquido.

Oltre a ciò bisogna calcolare la cronica mancanza di sonno: per mesi mi dovetti svegliare alle tre del mattino per il trucco che richiedeva almeno otto ore.

Un’altra sfida fu anche rappresentata dal freddo che, soprattutto durante la crocifissione, mi fece quasi venir meno; ero vestito solo con una sottile veste di lino e la temperatura esterna era di appena qualche grado sopra lo zero.

Quando girammo l’ultima ripresa c’era una fitta coltre di nuvole e un fulmine colpì la croce dove io ero legato.

 All’improvviso tutto fu silenzio intorno a me e io sentii i miei capelli rizzarsi sul capo.

Circa 250 persone che stavano intorno a me videro come il mio corpo all’improvviso emanò luce e videro un fuoco alla destra e alla sinistra della mia testa. Parecchi, a questa vista, subirono uno schock.

So che “La Passione di Cristo” è un film straordinariamente grande sull’amore, forse uno dei più grandi.Mai come oggi la figura di Cristo è motivo di controversie. Il creato è oggi minacciato da tanti fattori eppure la fede in Gesù è la fonte della felicità.Penso che Dio, in questo nostro tempo, ci chiami in modo particolare e che noi perciò dobbiamo dare una risposta nel nostro cuore e con la nostra vita.L’intervista con Jim Caviezel è stata realizzata da Christian Stelzer ed è stata pubblicata nel numero di marzo 2010 della rivista “Oasi della pace”, pubblicata a Vienna.



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“L’INVIDIA – IL MORSO DEL DIAVOLO” – Puntata 24

UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla nostra libera scelta

Cari amici,

il messaggio del 25 del mese è sempre ricco di spunti di riflessione. Ogni parola della Madonna è come un giardino fiorito.

C’è un’espressione abbastanza ricorrente nei messaggi del 25 del mese e che è presente anche nell’ultimo: «Perciò mi ha inviato per istruirvi che senza Dio non avete futuro». La comprensione di questa affermazione la si può vedere solamente con la divina Rivelazione: noi esistiamo perché Dio ci ha creati dal nulla. Dio ci mantiene nell’essere istante dopo istante. Non possiamo sussistere senza Dio.

L’espressione teologica “Dio crea a conserva” esprime proprio questo concetto: Dio mantiene nell’essere e nella bontà. Il male è una corrosione dell’essere, il bene è una maturazione dell’essere fino a quella potenzialità che Dio ha messo in ogni creatura. Se Dio ci mantiene nell’essere e noi esistiamo perché Dio ci fa esistere, ne consegue che noi, in quanto creature libere, nel tempo della vita siamo chiamati a decidere se accettare o meno questa dipendenza da Dio. Siamo chiamati ad aprirci a Dio e ad accettare il suo amore che ci eleva fino a Lui, oppure a voltargli le spalle e fare a meno di Lui.

Siamo come dei rami di un albero che hanno il potere di staccarsi da soli dal tronco, con la presunzione di poter sussistere da soli. Gesù stesso ha detto che un tralcio staccato da Lui è un ramo secco e quindi è buono solo per essere gettato nel fuoco. Il tralcio che rimane unito alla vite, invece, dà molto frutto.

Se diciamo “sì” a Dio sussistiamo, cresciamo, andiamo verso il compimento della sua meravigliosa opera che è quella di far sì che le creature libere possano unirsi a Lui nel cuore stesso della Santissima Trinità grazie al mistero dell’Incarnazione per cui il Verbo si è fatto carne.

Con l’Incarnazione del Verbo, la natura umana è stata resa partecipe di Dio che è bontà, bellezza, verità, amore, libertà. Dio è vita perfetta!

Dio ci ha creato e ci fa esistere. Se diciamo “sì” a Dio e al suo progetto di unirci a Lui in un vincolo di amore eterno, siamo immersi nel mare della vita, della verità e dell’amore.

Se decidiamo di staccarci da Dio, non abbiamo futuro. È come se la Madonna dicesse che senza Dio il nostro futuro è la morte perché siamo come tralci recisi dalla vite. Per “morte” non si intende la dissoluzione dell’essere, ma la perversione del nostro essere, per cui se Dio è verità, senza Dio si è menzogna; se Dio è bene, senza Dio si è male; se Dio è bontà, senza Dio si è malvagità.

Siamo liberi di scegliere: rimaniamo attaccati alla vite o ci lasciamo recidere?

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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UNO SGUARDO DI FEDE SULL’ATTUALITA’

Pensiero Spirituale sulla Commemorazione dei fedeli defunti

Cari amici,

la liturgia oggi commemora tutti i fedeli defunti. La Chiesa peregrinante sulla Terra volge lo sguardo sull’eternità e prega per tutti i fedeli defunti che sono in attesa in purgatorio per il tempo necessario per la loro purificazione.

Oggi è una giornata dedicata anche alla visita dei cimiteri, una grande tradizione religiosa cristiana. I cimiteri sono il segno della pietà popolare ma anche della fede nella resurrezione.

Oggi è inevitabile meditare sul senso della morte e quindi sul senso della vita così come viene rischiarato dall’annuncio cristiano. L’evento cristiano da cui è nata la Chiesa è proprio la resurrezione di Cristo, che è una resurrezione gloriosa, è una nuova umanità non più soggetta al dolore, al male, alla morte, alla cattiveria. È una condizione esistenziale riscattata. La sua umanità glorificata è per noi la fonte della grazia e della salvezza.

Con la vittoria di Cristo sul male e sulla morte, la nostra esistenza è stata riscattata. In Cristo Risorto la morte è vinta, le anime entrano nella luce della resurrezione e, a suo tempo, anche i corpi risorgeranno.

In questa giornata approfondiamo la visione di noi stessi nella luce dell’eternità, del destino ultimo della nostra vita che non è la morte ma è la vita eterna. Alla fine del mondo i nostri corpi risorgeranno a immagine di Cristo Risorto. Questa prospettiva della vita cristiana ci rallegra ed è vera! Il segno è il Sepolcro vuoto di Cristo, la sua presenza nel corso della Storia e la presenza di Maria, Assunta in Cielo col suo corpo glorioso.

Dobbiamo metterci nella prospettiva della condizione umana redenta, in questo modo non avremo più paura della morte e capiremo che il cammino della vita serve per conquistare l’eternità, per avere il dono dell’immortalità che ci viene da Cristo Risorto.

Cari amici, in questa prospettiva vediamo anche diversamente il rapporto con i nostri cari che non ci sono più e che, nella luce della fede, potremo ritrovare un giorno in Paradiso. In modo particolare oggi, preghiamo con questa intenzione. Per i fedeli defunti le nostre preghiere sono molto importanti perché abbreviano il tempo della loro purificazione in purgatorio. Entriamo in questa luce secondo la quale potremo rincontrare anche chi abbiamo perso, in una dimensione di gioia e di gloria che non avrà fine.

Le nostre preghiere sono per le anime del purgatorio, quelle del Paradiso non hanno bisogno di preghiere nostre. Sono i Santi che aiutano noi nei nostri bisogni. Le nostre preghiere aiutano quelle anime ancora imperfette che si stanno purificando dai peccati (non gravi) e sono morte nella fede e nella speranza.

L’incontro con Cristo avviene quando viene completata la purificazione in purgatorio, l’incontro con lo Sposo deve essere perfetto, l’anima non può che essere candida. Il purgatorio ha una dimensione purificatrice, c’è una sofferenza misteriosa che purifica e che avvicina sempre di più l’anima all’incontro con Cristo.

La sofferenza del purgatorio è una sofferenza d’amore perché l’anima del purgatorio sa che si sta preparando all’incontro con Cristo e deve attendere. L’attesa dell’incontro provoca una sofferenza purificatrice e questo è il dolore delle anime del purgatorio, accanto al quale c’è una grande gioia perché man mano che la sofferenza purifica, queste anime sono sempre più vicine al momento dell’incontro con Cristo. C’è quindi la componente della sofferenza per la lontananza da Cristo e la componente della gioia per la prospettiva dell’incontro.

Preghiamo allora per le anime del purgatorio, aiutiamole ad avvicinarsi sempre di più all’abbraccio con il Signore Risorto.

Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”

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