Autore: Padre Livio Pagina 59 di 155
Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Seconda tappa: rientra in te stesso

Cari amici,
in vista del Santo Natale continuiamo il nostro cammino per accogliere Gesù Bambino in una degna culla nel nostro cuore. Il passo di oggi è quello di rientrare in noi stessi.
Per vivere la vita di ogni giorno siamo fuori di noi stessi perché siamo impegnati in moltissime cose. La quotidianità è una rete di incontri, di impegni, di doveri, di cose da fare che talvolta non ci lascia tranquilli nemmeno quando dormiamo.
Rientrare in se stessi significa riscoprire la nostra interiorità, il nostro “io” spirituale e averne cura.
Purtroppo, accade oggigiorno che la maggior parte delle persone sia più preoccupata di curare il corpo che l’anima. Ovviamente il corpo non è da disprezzare che è uno strumento che ci lega all’universo perché Dio ci ha voluto differenti dagli angeli. Difatti, chi risorgendo parteciperà alla gloria del Cielo, riavrà il proprio corpo glorioso.
Rientrare in noi stessi significa rientrare in quella realtà che non è palpabile ma è sperimentabile e che è la nostra interiorità, il nostro “io”, l’essere trascendente. Questa interiorità è un abisso misterioso del quale la Madonna ha detto che è il posto che Dio si è riservato in ciascuno di noi.
Dio si è riservato questo posto in ogni anima per stringere con noi un’amicizia, una vita insieme.
L’impegno di oggi è quello di scoprire questa parte di noi stessi che Dio si è riservato per sé, per vivere con noi una comunione profonda che è poi quella per cui Dio ci ha creati: per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita e poi partecipare del Suo amore per sempre, in Paradiso.
Rientriamo in noi stessi, scopriamo questa parte profonda del nostro cuore di cui ne percepiamo la presenza, per esempio, quando sentiamo la voce della nostra coscienza. La coscienza è il mezzo attraverso il quale Dio parla al cuore di ogni uomo in ogni parte del mondo.
Questa divina dimora la percepiamo nei nostri desideri più belli, più profondi: il desideri di immortalità, di santità, di amore infinito. I nostri desideri più grandi, che trascendono il limite naturale, vengono tutti da questa profondità dove risplende l’immagine divina.
Rientrare in noi stessi, in questo luogo in cui Dio ha deciso di incontrarci, che è la nostra anima spirituale immortale nella sua profondità. In questo fondo dell’anima in cui Dio abita, dobbiamo entrare e guardare nella Sua luce la nostra situazione davanti a Lui.
Per guardare lo stato della nostra anima ci vogliono sicuramente coraggio, libertà e umiltà. Gli uomini sono dei bravissimi ingannatori di loro stessi e coprono il male che hanno dentro, lo nascondono.
Oggi dobbiamo avere il coraggio di guardarci dentro, vedere lo stato della nostra anima, aprirci alla luce di Dio che ci fa vedere nitidamente le nostre sporcizie e poi, una volta fatte le dovute pulizie, rientrare in noi stessi per poter accogliere Gesù Bambino in un cuore pulito e degno del Salvatore.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Prima tappa: fermati!

Cari amici,
in vista del Santo Natale vorrei delineare le tappe del nostro cammino di conversione in preparazione a questo grande evento, che è molto più di una ricorrenza commemorativa, è un evento di grazia che si ripete nel corso della Storia con la differenza che Gesù desidera nascere nei cuori degli uomini, di generazione in generazione, fino alla venuta del Suo regno celeste.
Si tratta di vivere l’evento del Natale personalmente e come evento dell’Incarnazione in noi. Il Verbo si fa carne nel grembo della Vergine Maria e, nel medesimo tempo, tutti siamo chiamati a entrare nel mistero dell’Incarnazione come membra del Corpo mistico di Cristo.
Con l’Incarnazione il Verbo ha dato la possibilità a tutta la natura umana (che è stata creata proprio in vista dell’unione con Dio) di diventare una sola cosa in Cristo, figli nel Figlio, partecipi della natura divina.
La tappa su cui vorrei soffermarmi a meditare è il dono di grazia della pace che ci porta Cristo, il cui annuncio è risuonato nei Cieli nella Notte Santa. Questa è la pace di Dio, è il bene più desiderabile qui sulla Terra.
È la pace con Dio, con noi stessi e con gli altri. Non si sente il rimorso della coscienza, ci fa sentire amati, perdonati, accolti dall’amore di Dio.
La pace nei nostri cuori diventa pace familiare, pace con gli altri.
L’obiettivo del cammino verso il Natale è arrivare con il cuore disposto a ottenere la pace di Dio, sperimentarla, avere questo dono prezioso. Sarebbe bello arrivare a Natale cambiati. Che al posto dell’agitazione, delle delusioni, delle inquietudini e delle cattiverie ci sia questo fascio di luce del Cielo che abbraccia, illumina e conduce avanti nel cammino di conversione.
Per raggiungere questa pace in Dio, ovvero convertire pienamente il proprio cuore, bisogna affrontare delle tappe.
La prima cosa da fare è sicuramente fermarsi.
Questo mese è quello più caotico, forsennato, impegnativo e stressante. Gli impegni sono molti, incombono scadenze e c’è la corsa ai regali e ai preparativi. Senza dubbio si tratta di impegni belli perché il Natale è un richiamo allo stare bene in famiglia, al calore umano, ma siamo tutti più trafelati del solito.
Il mio consiglio è quello di fermarsi e ritagliarsi del tempo per ascoltare quello che il cuore dice. È importante prendersi del tempo e ascoltare cosa c’è nel nostro cuore, sia pure scoraggiamento, paura, angoscia, rabbia e delusione.
Mettiamoci in ascolto delle acque agitate del nostro cuore e, nella tempesta, sentiremo una voce rassicurante e paterna, la voce di Dio.
In questo momento di introspezione spirituale, chiediamo a Dio la grazia di udire della voce della coscienza che troppo spesso cerchiamo invece di silenziare.
Guardiamo, consideriamo, valutiamo quale strada stiamo percorrendo. Siamo sulla via della vita o su quella della morte?
Le strade sono due. L’umanità ha scelto la strada della morte, del mondo senza Dio, della vita senza un traguardo.
Fermiamoci e guardiamoci dentro. Quale strada stiamo percorrendo? Se siamo su quella della morte dobbiamo fare il possibile per rimetterci sulla retta via.
La chiesa è il luogo migliore in cui rifugiarsi per passare del tempo con noi stessi per scrutare nel nostro cuore in cerca di risposte. Inginocchiamoci davanti al Tabernacolo, con gli occhi fissi a quel lumicino che indica la presenza di Cristo, vivo e vero, che allarga le braccia, ci stringe a sé e ci dona la Sua pace.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”
Pensiero Spirituale sulla speranza cristiana

Cari amici,
nel messaggio del 25 novembre la Regina della pace ha detto che Dio è la nostra speranza. Questa affermazione è, allo stesso tempo un’esortazione ma anche una consolazione.
La speranza cristiana, rispetto a quella umana, è ben diversa perché è nutrita dalla stessa certezza della fede. La speranza cristiana è la fede in ciò che accadrà, è la fede in ciò che Dio ci ha rivelato riguardo al futuro, è la fede nel progetto di Dio e nella sua opera di Salvezza.
Per sua natura la speranza cristiana è certa, significa credere fermamente in tutto ciò che Dio ha rivelato riguardo il futuro come la resurrezione della carne e nella gloriosa venuta di Cristo.
La speranza è una delle tre virtù teologali che sono quasi sempre menzionate nei messaggi della Regina della pace: fede, speranza e carità. La speranza è una virtù da coltivare perché acquisisca la certezza e la luminosità della fede.
La speranza nella vita eterna è ciò che sorregge il cammino cristiano. La vita, nella luce della divina rivelazione, è un cammino verso Dio e verso la felicità eterna. La fede in questa mèta della vita si chiama, appunto, speranza.
La Madonna ci dice che Dio è la nostra speranza e lo fa proprio in questo momento storico caratterizzato dalla sua presenza. Forse non ci siamo ancora resi conto del tutto dell’importanza della sua presenza da così tanto tempo, benché ce lo abbia ripetuto più volte.
La Regina della pace instancabilmente ci ha svelato il piano di satana che è quello di distruggere le nostre vite e il pianeta sul quale viviamo e portare le anime nella perdizione eterna. Lei è qui per salvarci.
La Madonna è qui per impedire a satana di portare a compimento il suo piano di distruzione e di morte spirituale. La speranza cristiana è la certezza della salvezza che viene da Dio.
La speranza dei cristiani è proprio nell’intervento di Dio. I miracoli che Dio compie nella Storia, soprattutto a sostegno dei piccoli, di quelli che credono in Lui, sono la manifestazione della Sua onnipotente preghiera e alimentano la speranza dei cristiani.
Dio è Colui che viene in soccorso dei suoi figli, non li abbandona, rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili.
La speranza cristiana ha un suo culmine che è la salvezza che viene da Gesù Cristo. Non si tratta di una salvezza solamente storica che riguarda l’umanità e il cammino dell’umanità nella Storia, è una salvezza anche personale, esistenziale. Come umanità e come singoli ci troviamo in una situazione drammatica quando entriamo in questo mondo perché siamo in balìa delle onde minacciose che potrebbero travolgerci da un momento all’altro. Inoltre, siamo soggetti al male, al dolore, alla morte, alle tentazioni. La nostra situazione esistenziale è di grande precarietà, dalla quale l’uomo non potrebbe mai uscire fuori da solo.
Dal mondo non viene nessuna salvezza, le promesse di salvezza che vengono dalle trasformazioni del mondo e dalla natura umana, sono tutte forme nuove di schiavitù.
La vera salvezza viene da Dio. Coltiviamo la speranza cristiana nella certezza che Dio ci ama e ha mandato la Madonna per chiamarci alla conversione e per fermare il piano di satana.
Non perdiamo mai la vera speranza, Dio ci salverà.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”