Pensiero Spirituale sul cammino verso il Natale. Prima tappa: fermati!

Cari amici,
in vista del Santo Natale vorrei delineare le tappe del nostro cammino di conversione in preparazione a questo grande evento, che è molto più di una ricorrenza commemorativa, è un evento di grazia che si ripete nel corso della Storia con la differenza che Gesù desidera nascere nei cuori degli uomini, di generazione in generazione, fino alla venuta del Suo regno celeste.
Si tratta di vivere l’evento del Natale personalmente e come evento dell’Incarnazione in noi. Il Verbo si fa carne nel grembo della Vergine Maria e, nel medesimo tempo, tutti siamo chiamati a entrare nel mistero dell’Incarnazione come membra del Corpo mistico di Cristo.
Con l’Incarnazione il Verbo ha dato la possibilità a tutta la natura umana (che è stata creata proprio in vista dell’unione con Dio) di diventare una sola cosa in Cristo, figli nel Figlio, partecipi della natura divina.
La tappa su cui vorrei soffermarmi a meditare è il dono di grazia della pace che ci porta Cristo, il cui annuncio è risuonato nei Cieli nella Notte Santa. Questa è la pace di Dio, è il bene più desiderabile qui sulla Terra.
È la pace con Dio, con noi stessi e con gli altri. Non si sente il rimorso della coscienza, ci fa sentire amati, perdonati, accolti dall’amore di Dio.
La pace nei nostri cuori diventa pace familiare, pace con gli altri.
L’obiettivo del cammino verso il Natale è arrivare con il cuore disposto a ottenere la pace di Dio, sperimentarla, avere questo dono prezioso. Sarebbe bello arrivare a Natale cambiati. Che al posto dell’agitazione, delle delusioni, delle inquietudini e delle cattiverie ci sia questo fascio di luce del Cielo che abbraccia, illumina e conduce avanti nel cammino di conversione.
Per raggiungere questa pace in Dio, ovvero convertire pienamente il proprio cuore, bisogna affrontare delle tappe.
La prima cosa da fare è sicuramente fermarsi.
Questo mese è quello più caotico, forsennato, impegnativo e stressante. Gli impegni sono molti, incombono scadenze e c’è la corsa ai regali e ai preparativi. Senza dubbio si tratta di impegni belli perché il Natale è un richiamo allo stare bene in famiglia, al calore umano, ma siamo tutti più trafelati del solito.
Il mio consiglio è quello di fermarsi e ritagliarsi del tempo per ascoltare quello che il cuore dice. È importante prendersi del tempo e ascoltare cosa c’è nel nostro cuore, sia pure scoraggiamento, paura, angoscia, rabbia e delusione.
Mettiamoci in ascolto delle acque agitate del nostro cuore e, nella tempesta, sentiremo una voce rassicurante e paterna, la voce di Dio.
In questo momento di introspezione spirituale, chiediamo a Dio la grazia di udire della voce della coscienza che troppo spesso cerchiamo invece di silenziare.
Guardiamo, consideriamo, valutiamo quale strada stiamo percorrendo. Siamo sulla via della vita o su quella della morte?
Le strade sono due. L’umanità ha scelto la strada della morte, del mondo senza Dio, della vita senza un traguardo.
Fermiamoci e guardiamoci dentro. Quale strada stiamo percorrendo? Se siamo su quella della morte dobbiamo fare il possibile per rimetterci sulla retta via.
La chiesa è il luogo migliore in cui rifugiarsi per passare del tempo con noi stessi per scrutare nel nostro cuore in cerca di risposte. Inginocchiamoci davanti al Tabernacolo, con gli occhi fissi a quel lumicino che indica la presenza di Cristo, vivo e vero, che allarga le braccia, ci stringe a sé e ci dona la Sua pace.
Da “La Lettura cristiana della cronaca e della Storia”