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Papa Leone dovrà fare la chemioterapia? C’è il rischio di metastasi? Domande e risposte sul tumore del Pontefice

di Vera Martinella- Corriere della sera 15 Ottobre 2026

Quanto è alto il rischio che la malattia si ripresenti o che dia metastasi? E quanto invece si può sperare nella guarigione? Le risposte dell’oncologa Silvia Novello, fra i maggiori esperti internazionali

LaPresse

Il primo bollettino medico sulla salute del Pontefice dice quello che pochi si sarebbero aspettati che fosse reso noto: papa Leone XIV ha un tumore ai polmoni. Un «adenocarcinoma polmonare», nello specifico.
Una notizia che, dal punto di vista medico, è solo il primo passo per capire 
cosa succederà nel prossimo futuro. 

La realtà è che della malattia di Leone XIV sappiamo, per ora, molto poco.
Il Santo Padre dovrà fare altre terapie? Se sì, quali? Si tratta di un tumore aggressivo? Quanto è alto il rischio che si ripresenti o che dia metastasi? E quanto invece si può sperare che l’iter di cure sia già finito e possano bastare solo degli esami di controllo?

Silvia Novello, direttrice della Scuola di specializzazione di Oncologia medica all’Università di Torino, responsabile dell’Oncologia toracica all’AOU San Luigi Orbassano, presidente dell’associazione no profit WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe) è fra i maggiori esperti italiani e internazionali sul cancro ai polmoni. Ed la coordinatrice delle linee guida dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) per il cancro ai polmoni, il documento di riferimento per la terapia di questa neoplasia nel nostro Paese.
Cerchiamo di capire con lei quali informazioni mancano per avere un quadro chiaro della situazione.

Professoressa Novello, cosa bisogna sapere per stabilire i prossimi passi da fare?
«L’adenocarcinoma è la forma più frequente di tumore polmonare, ma ormai dare “un nome” al tumore non è più sufficiente: serve conoscere se e quali alterazioni genetiche sono presenti per capire quale sottogruppo di adenocarcinoma si ha di fronte (EGFR mutato, Alk riarrangiato, KRAS mutato, ROS1, eccetera) perché è proprio in base al cosiddetto “profilo molecolare” del tumore che possiamo scegliere le cure più efficaci caso per caso. E serve l’espressione di PDL1 che fornisce informazioni sull’assetto immunitario delle cellule tumorali presenti nel tumore del singolo paziente».

A cosa servono queste informazioni?
«Sembrano “sigle” incomprensibili, che hanno invece un valore decisivo per i malati: danno informazioni che hanno un ruolo determinante e proprio in base alla presenza o assenza di queste sigle si possono oggi utilizzare nuovi farmaci, che hanno aperto speranze, fino a pochi anni fa non immaginabili».

Che esami servono per capire quale sottotipo è presente nel singolo paziente?
«Parliamo di test genetici che possono verificare un singolo gene oppure una batteria di geni con quella che viene definita NGS (Next Generation Sequencing). Questo esame viene fatto sullo stesso materiale che ha condotto alla diagnosi istologica (ovvero sul pezzo di tessuto asportato durante l’operazione): identificare un’alterazione molecolare è come identificare un bersaglio su cui meglio direzionare la cura. L’espressione di PDL1 è invece un’analisi immunoistochimica che guida un altro approccio terapeutico: l’immunoterapia».

Quanto tempo serve per avere i referti?
«Le tempistiche possono variare da un centro all’altro, ma solitamente i risultati si ottengono in una settimana lavorativa. Questa tempistica è dettata da tempi tecnici di lavorazione, che non possono essere accelerati».

Come si fa a capire quanto è alto il rischio che il tumore si ripresenti o che dia metastasi?
«Mettendo insieme tutti gli elementi clinici (età del paziente, condizioni generali, presenza di altre patologie rilevanti) che per il Pontefice sono tutti favorevoli: è un uomo di 71 anni, in buona salute, che si è già dimostrato capace di un rapido recupero dopo l’operazione.
Poi servono i dati legati alla malattia per avere la «carta d’identità» della neoplasia: sappiamo il tipo di cancro (adenocarcinoma), mancano le caratteristiche molecolari e lo stadio di malattia, che viene stabilito definitivamente sul pezzo operatorio asportato. Anche l’informazione sui linfonodi prelevati dal chirurgo dice molto: se sono “puliti” significa che la malattia non si è estesa nelle zone vicine al tumore».

Qual è lo scenario migliore possibile?
«L’opzione migliore è che il tumore asportato fosse in uno stadio davvero precoce (tecnicamente lo stadio I) che comporta unicamente controlli periodici: solitamente una visita oncologica e una TAC ai polmoni all’anno per almeno 5 anni dopo l’intervento chirurgico». 

Altrimenti?
«Qualora la malattia radicalmente operata sia invece inquadrata definitivamente in stadio più avanzato (per esempio stadio II), il profilo molecolare e l’espressione di PDL1 servono proprio per capire come procedere: con un trattamento a base di farmaci (terapie a bersaglio molecolare o immunoterapia) e in alcuni casi anche con delle sedute di radioterapia, terminati i quali si intraprende l’iter dei controlli».

Quali terapie si possono prescrivere per un adenocarcinoma polmonare?
«Innanzitutto la cura viene stabilita da un gruppo multidisciplinare di esperti (chirurgo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo e altri ancora) che in caso di un adenocarcinoma radicalmente operato, come quello del Pontefice, può decidere per: un trattamento chemioterapico (che resta un’opzione ancora molto utile ed efficace, quasi sempre prescritta) combinato (in modo concomitante o sequenziale) con le terapie a bersaglio molecolare e con l’immunoterapia. Il radioterapista valuta quando e se proporre il trattamento radiante, solitamente sulla base dell’interessamento dei linfonodi asportati dal chirurgo. Tutte queste cure complementari hanno l’obiettivo di guarire definitivamente il paziente (o di migliorare il dato di sopravvivenza) e di ridurre il tasso di recidiva di malattia rispetto alla sola chirurgia».

«Capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto»: il viaggio in Sudamerica di Papa Leone si allontana

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 15 Ottobre 2026

Gemelli, i medici: decorso post-operatorio regolare. La presidente del Perù Fujimori: «Capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita»

CITTA’ DEL VATICANO – Leone XIV «è di buon umore», i medici del Gemelli fanno sapere che gli esami del sangue e la radiografia del torace compiuti ieri mattina confermano «un decorso post-operatorio regolare», poiché «i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito», e insomma tutto procede come previsto dopo la rimozione del tumore maligno al polmone destro, martedì pomeriggio, con l’asportazione del lobo inferiore. Però sarà una faccenda lunga, e basterebbero le parole della presidente del Perù, Keiko Fujimori: «Aspettiamo qualsiasi comunicazione del Vaticano perché capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita».

Il sesto viaggio internazionale del Papa è organizzato da tempo, dodici giorni dal 6 al 17 novembre tra Uruguay, Argentina e infine Perù, il Paese in cui ha vissuto vent’anni come missionario e poi vescovo.
  

Prevost ci tiene e ancora domenica, all’Angelus, dopo aver annunciato l’operazione ai fedeli, aveva salutato un gruppo di peruviani: «Grazie della vostra preghiera per la visita che compirò in Perù».

Il Pontefice ci contava ma la prospettiva di partire tra una ventina di giorni si fa assai ardua, considerata la lunghezza del viaggio e il programma serrato: 31 mila chilometri, una ventina di trasferimenti tra aerei ed elicotteri e tappe come quella di Cuzco, sulle Ande peruviane, a 3.400 metri di altitudine. Più vicino, ma tra soli dodici giorni e altrettanto difficile, ci sarebbe anche l’incontro interreligioso di Assisi per la pace, il 27 ottobre. Di certo, dopo l’operazione, in Vaticano sono più prudenti, «vedremo», anche se per ora resta la previsione di una degenza di «circa una settimana dal ricovero».

Intanto Leone XIV ha passato una prima notte tranquilla, consumato la colazione come più tardi il pranzo e la cena, concelebrato la messa e mosso qualche passo nella stanza prima di iniziare la fisioterapia respiratoria.
Il secondo bollettino, con le comunicazioni firmate dal dottor Luigi Carbone e dal professor Stefano Margaritora, conferma la svolta comunicativa voluta dallo stesso Papa, che domenica aveva spiegato con chiarezza ai fedeli di avere «un nodulo al polmone», seppure «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato». Si era deciso di intervenire subito dopo una broncoscopia robotica con biopsia, una tac toracica con contrasto e una pet.

Che fosse un tumore maligno era più che sospetto: per questo il primo bollettino diceva che l’esame istologico aveva «confermato» la diagnosi di «adenocarcinoma polmonare». Non ci si limita più alle notizie filtrate dalla comunicazione vaticana, come durante i ricoveri di Francesco, niente più dettagli di «colore» come la pizza in camera. I bollettini chiamano le cose con il loro nome. Se Bergoglio era un paziente più imprevedibile, Prevost si informa con attenzione dai medici e ne segue con scrupolo le indicazioni. I risultati delle analisi e ulteriori esami definiranno le terapie necessarie e quindi i tempi di convalescenza e recupero.

Ieri sera è stato diffuso il messaggio di Leone XIV ai vescovi che hanno concluso un incontro sulla famiglia in Vaticano. «A suo tempo offrirò le mie riflessioni», ha scritto, prima di concludere: «Vi chiedo di pregare per me, come io faccio per voi».

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 15 Ottobre 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre canale 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)

h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE

I cinque minuti dello Spirito Santo

h. 8.55 – 9.10 ALMANACCO DELLA FEDE:

SANTISSIMA TRINITÀ

1. Dio è uno solo?

Dio è uno solo, ma in tre Persone uguali e distinte, che sono la Santissima Trinità

h. 9.10: RITAGLI DI PAGINE INEDITE

Tratta da Roberta dal libro: Medjugorje perché non ho dubbi

h. 9.20 – ATTUALITÀ

La salute di Papa Leone

h. 9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensiero sulla grandezza dell’umiltà

h. 9.45 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA

31. “In Gesù mio Figlio riconoscete la vittima di espiazione per i peccati di tutto il mondo” (2 Marzo 2008)

“Cari figli, vi prego specialmente in questo tempo di quaresima di rispondere alla bontà di Dio perché Lui vi ha scelti e mi ha mandato in mezzo a voi.

Purificatevi dai peccati e in Gesù, mio Figlio, riconoscete la vittima di espiazione per i peccati di tutto il mondo.

Che Lui sia il senso della vostra vita e che la vostra vita sia un servizio all’amore divino di mio Figlio.

Grazie figli miei”.

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO

Medjugorje perché non ho dubbi – La Madonna ha rivelato l’Apocalisse

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Il 13 ottobre e la guarigione delle nostre ferite

Il 13 ottobre e la guarigione delle nostre ferite

14 Ottobre 2026 ore 15:22

di Roberto de Mattei -CR 1982

Lo storico che, tra cinquanta o cento anni, volesse fissare in un’istantanea la giornata del 13 ottobre 2026, centonovesimo anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, si troverebbe davanti a questo quadro.

Il 14 ottobre papa Leone XIV avrebbe dovuto chiudere, nella basilica di San Pietro, l’incontro internazionale dedicato al decimo anniversario dell’esortazione di papa Francesco Amoris laetitia. Ma, dopo aver annunciato, durante l’Angelus dell’11 ottobre, di avere un nodulo al polmone, il 13 ottobre il Pontefice è stato ricoverato al Policlinico Gemelli, dove è stato operato il giorno stesso.

L’annullamento della solenne Messa che il Papa avrebbe dovuto celebrare mercoledì alla presenza di 250 vescovi convenuti da tutto il mondo, da una parte conferma l’urgenza attribuita all’intervento chirurgico, dall’altra lascia sprofondare nell’indeterminatezza le conclusioni dell’incontro con i vescovi. 

Ora tutti i fedeli cattolici pregano per la salute del Papa, ma alla rappresentazione mediatica di un uomo energico, capace di sostenere con vigore un’agenda impegnativa, si affianca quella di una persona indebolita da una malattia di cui non si conosce ancora il possibile decorso. Questa constatazione ha un significato che supera la cronaca sanitaria e ci aiuta a ricordare verità dimenticate dal mondo. La Chiesa vive della grazia di Cristo e la sua indefettibilità non dipende dalle condizioni di salute di un Pontefice. Il Papa ha bisogno delle preghiere dei fedeli proprio perché il suo ufficio non lo sottrae alla sofferenza, che è, con la morte, la conseguenza del peccato originale. Ma eventi come una malattia improvvisa ci aiutano a riflettere sulla precarietà della vita umana, sul destino ultraterreno dell’uomo e sull’esistenza di un Dio remuneratore, nel tempo e nell’eternità. 

Donald Trump, Vladimir Zelensky, Xi Jingping e tutti i potenti della terra vivono nella medesima condizione di imponderabilità, in cui oggi si trova il Papa, esposti, come ogni uomo, alla sofferenza e alla morte. A Washington, in questi giorni, la fragilità assume una forma politica. Il presidente Trump si avvicina alle elezioni di metà mandato del 3 novembre con il rischio di una pesante sconfitta, dopo che i suoi annunci di pace in Ucraina e in Medio Oriente sono stati ancora una volta smentiti dai fatti. Il risultato delle elezioni resta aperto, ma si è dissolta l’immagine di un presidente capace di risolvere ogni crisi attraverso la propria volontà, 

In Ucraina, l’annuncio americano di una tregua energetica si scontra con la realtà dei crescenti attacchi russi alle infrastrutture di Kiev. Anche in Medio Oriente la pace continua a essere una prospettiva incerta. La distanza tra le parole e i fatti, tra le assicurazioni pubbliche e la realtà della distruzione e del sangue, resta drammatica. Gli annunci diplomatici corrono veloci sui mezzi di comunicazione, ma la sofferenza umana si prolunga, giorno dopo giorno, tra le macerie.

Le tensioni internazionali incidono sulle forniture energetiche e sui prezzi, mentre l’Europa si prepara alla stagione fredda con margini di sicurezza ridotti. Le conseguenze ricadono sulle famiglie, attraverso le bollette, e sulle imprese, attraverso i costi di produzione. Un continente che dipende da decisioni prese altrove scopre quanto sia difficile difendere la propria autonomia senza basi economiche e materiali adeguate. Su questo terreno cresce il malessere sociale e si allarga la sfiducia nelle istituzioni pubbliche. Alla vulnerabilità energetica si aggiunge una crisi più profonda: lo smarrimento dei valori, l’oblio delle proprie radici e la riduzione della vita quotidiana alla ricerca di un interesse personale immediato e puramente materiale.

La data del 13 ottobre invita a rileggere questo panorama alla luce di Fatima. Nel 1917 l’Europa era devastata dalla guerra e la rivoluzione bolscevica stava per aprire una nuova epoca. Il messaggio affidato ai tre pastorelli richiamava alla preghiera, alla penitenza e alla conversione. Nell’ultima apparizione alla Cova da Iria, la Vergine Maria si presentò come la Madonna del Rosario, chiedendo che si continuasse a recitarlo ogni giorno e annunciando la prossima fine della guerra. Il collegamento tra la pace e la recita del Rosario percorre tutto il messaggio di Fatima. Dopo il colloquio i pastorelli videro accanto al sole san Giuseppe con Gesù Bambino e la Madonna vestita di bianco, con un manto azzurro; san Giuseppe e il Bambino benedivano il mondo tracciando con la mano il segno della croce.  La visione della Sacra Famiglia appare come un’immagine paradigmatica dell’ordine cristiano. La pace delle nazioni affonda le sue radici in quest’ordine, non nella sua distruzione sistematica da parte del processo rivoluzionario che aggredisce la civiltà cristiana.   

In questa prospettiva, le sofferenze materiali e morali, individuali e collettive, ci aiutano a restituire alla vita la sua misura eterna. Soltanto la considerazione dei supremi destini dell’uomo può darci la vera pace, quam mundus dare non potest (Gv 14,27): quella pace che un mondo lontano da Dio non potrà mai dare. Nessun accordo politico o diplomatico può, da solo, guarire il disordine morale dal quale nascono le guerre. La pace tra le nazioni richiede giustizia, e la giustizia esige uomini disposti a riconoscere una legge naturale e divina superiore ai propri interessi contingenti.

Dio che è il padrone della storia, può mutare i destini del tempo, anche grazie alle preghiere che gli vengono rivolte quando l’orizzonte si oscura. «Possa la mano dei chirurghi di Papa Leone essere guidata da Gesù Cristo, il medico divino», ha detto il presidente della Conferenza episcopale statunitense mons. Paul S. Coakley. Possa la mente e il cuore del Pontefice essere guidata, anche dopo la auspicabile guarigione, da Colui, che sana ogni ferita dell’anima e del corpo. Cristo, medico divino, assume infatti su di sé il peso dei nostri peccati, offrendo la propria vita per salvarci. «Dalle sue piaghe siete stati guariti» (1 Pt 2,24), dice l’apostolo Pietro, di cui Leone è il successore. Preghiamo affinché l’azione risanatrice di Cristo si estenda a tutti coloro che, cum Petro et sub Petro, guidano oggi la Chiesa, guarendo le loro ferite, che sono anche le nostre (1 Pt 2,24).

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Incontro per gli studi mobili di Radio Maria della provincia di Como

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MARTEDÌ 20 OTTOBRE

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🔵Introduzione agli Studi mobili:
la nostra missione, aspetti organizzativi, aspetti tecnici

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Papa Leone, il bollettino: «Si è alzato, ha mangiato e fatto fisioterapia». Bruni: «Sta bene e l’umore è buono. Tre esami hanno portato all’intervento»

Il bollettino del Gemelli su Papa Leone: «Decorso post operatorio regolare. Ha iniziato a camminare e l’umore è buono». I tre esami eseguiti prima dell’operazione

di Ester Palma e Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 14 Ottobre 2026

Gli aggiornamenti dalla Sala stampa vaticana, in diretta

CITTA’ DEL VATICANO – Prima notte al Gemelli dopo l’operazione per Papa Leone XIV. Il Pontefice, fa sapere oggi, mercoledì 14 ottobre, la Sala stampa della Santa Sede, ha passato una notte «tranquilla». 

Nuovo aggiornamento alle 14: «Questa mattina il Santo Padre ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento», hanno scritto il dottor Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora. «Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito». Leone XIV «ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza. Ha ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. Il decorso procede secondo quanto previsto».

«Il Papa sta bene, l’umore è buono» ha detto il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Per quanto riguarda il decorso post-operatorio, ha proseguito Bruni, si conferma il tempo di «una settimana». Una tempistica compatibile con il viaggio in Sudamerica, previsto dal 6 al 17 novembre: «Il desiderio e l’intenzione del Papa è quella di andare» ha confermato il direttore della sala stampa vaticana. 

La Santa Sede ha poi dettagliato gli esami che il Pontefice ha eseguito prima dell’operazione: «Una broncoscopia robotica con biopsia, una tac al torace con contrasto e una Pet».

«Rimosso il tessuto canceroso»

Papa Leone ha un «adenocarcinoma polmonare» e per questo, ieri, ha subìto «l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro». Il bollettino delle 22 di ieri recitava che l’intervento «è riuscito e non ci sono state complicanze». domenica dopo l’Angelus ha annunciato di avere un nodulo circoscritto al polmone, è stato operato per l’asportazione di un «adenocarcinoma polmonare». Il Papa è rimasto in sala operatoria per tre ore, l’operazione è durata novanta minuti. In sala operatoria, oltre all’equipe medica e al suo dottore, Luigi Carbone, anche il capo della gendarmeria Gianluca Gauzzi Broccoletti. Oggi sul Pontefice saranno effettuati gli esami post operatori. I medici, secondo fonti vaticane,  hanno sottolineato che il tessuto canceroso «è stato rimosso completamente» e che i medici, almeno per il momento, non parlano di chemioterapia. 

Dal Gemelli nomina due vescovi, in Slovacchia e in Brasile

Due nomine autorizzate da Papa Leone, ricoverato al Gemelli di Roma. Il Pontefice ha nominato il nuovo vescovo di Kosice (Slovacchia), monsignor Marek Forgac e il nuovo arcivescovo metropolita di Cuiaba’ (Brasile), monsignor Wellington de Queiroz Vieira. Lo rende noto un Bollettino della sala stampa della Santa Sede.

L’omelia preparata e letta da Tagle: «Le famiglie preghino insieme»

Intanto in mattinata in piazza San Pietro è stato il cardinale Luis Antonio Tagle, neo decano del Collegio cardinalizio, a celebrare la Messa conclusiva dell’incontro internazionale sulla famiglia per i 10 anni di «Amoris laetitia», l’Esortazione apostolica di Papa Francesco. Tagle ha letto l’omelia che Leone XIV aveva preparato: «La carità, l’amore per gli altri di cui parla Gesù nel Vangelo, è fondamentale per il nostro stesso esistere e stare insieme come esseri umani. E’ dove affondano poi le loro radici anche i valori dell’apertura e del rispetto verso la vita, dal concepimento al termine naturale. Di tali valori la famiglia è depositaria per eccellenza, come faro per il bene dell’umanità».

Ma il Papa avverte: «Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire. La famiglia è luogo privilegiato di preghiera, ma purtroppo oggi, in molte parti del mondo, si è indebolita l’abitudine a pregare insieme tra le mura domestiche. Perciò esorto calorosamente tutti a riscoprire e promuovere questa pratica».

A Pomeriggio Insieme con la nostra Robi: Suor Chiara – testimonia la vita sotto il regime comunista in Albania, collegata alla testimonianza di Don Ernest Simoni oggi cardinale

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